Il governo dovrebbe smetterla di chiamare con l’appellativo di “Piano Mattei” il suo programma per la strategia energetica e la collaborazione con i Paesi africani. Lo ha chiesto formalmente Pietro Mattei, il nipote dello storico fondatore dell’Eni, con una mail pec inviata il 27 marzo scorso all’indirizzo della presidenza del consiglio dei ministri. La missiva digitale “diffida all’utilizzo del nome di Enrico Mattei in relazione al cosiddetto Piano Mattei”, come riportato dal quotidiano La Stampa, che pubblica ampi stralci. Enrico morì nel 1962 in un tragico incidente aereo ancora avvolto nel mistero. Era sposato ma senza figli, solo nipoti tra gli eredi incluso Pietro, 8 anni al momento del decesso dello zio.
Pietro
Mattei è pronto a portare palazzo Chigi in tribunale, secondo il
quotidiano torinese: “Faremo causa, civile e penale. Stanno vendendo una
scatola vuota”. Al momento il Piano Mattei resta legato al programma gestito
dalla struttura di coordinamento a Palazzo Chigi guidata dal consigliere
diplomatico di Meloni, Fabrizio Saggio. La decisione della diffida è giunta
dopo tre anni di governo e due dall’avvio del Piano, perché “Mattei aveva
sfidato gli americani, non era il loro servo. E secondo alcune tesi potrebbe
essere stato ucciso proprio per questo”. Il fondatore dell’Eni, nel secondo
dopoguerra, aveva sfidato le sette sorelle (il cartello petrolifero americano)
firmando accordi con i Paesi africani più redditizi per loro, ma vantaggiosi
anche per l’Italia. In questo modo, Mattei gettava le basi per slegarsi dagli
Usa che non gradirono affatto. Secondo il nipote Pietro, “il contrario di
quello che sta facendo Meloni. All’inizio ho detto ‘vediamo che fanno’. Ma
adesso trovo veramente inaccettabile le politiche del governo.
Sull’immigrazione, sui costi dell’energia, sui rapporti con gli Stati Uniti.
(…) Meloni invece non compra gas dai russi perché deve comprarlo da Washington
e assiste inerme a un genocidio in Palestina. Se lo immagina Mattei di fronte a
questo?”. Invece di perseguire “la sovranità energetica nazionale” il governo
mostra “una marcata subordinazione agli interessi degli Usa”. Secondo Pietro,
l’uso del nome sarebbe solo “finalizzato a scopi di propaganda”, con il rischio
di “distorcere” la memoria storica di Enrico Mattei. Il nipote prende le
distanze anche dalle politiche sull’immigrazione, distanti dalla visione dello
zio: Mattei “selezionava i giovani locali, li formava nelle scuole dell’Eni e
li rimandava nei loro Paesi. Un approccio lontano dall’attuale utilizzo del
tema migratorio per fini politici”.
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