La miseria morale è una condizione in cui un individuo o un’istituzione mostra, in modo intenzionale o meno, una grave mancanza di valori etici fondamentali, come il senso di giustizia e il rispetto per il prossimo. Più in concreto si ha una condizione di miseria morale quando: si agisce considerando solo il bene di alcuni e non di altri, si perde la capacità di distinguere tra ciò che è giusto e ciò che è sbagliato, manca il senso di responsabilità rispetto alle conseguenze delle proprie azioni.
In Italia, il livello di miseria morale ha raggiunto
livelli talmente alti che probabilmente si è creata una condizione di
assuefazione diffusa e molte decisioni sono prese ormai senza alcuna
valutazione degli effetti che possono apportare sul piano della fiducia nei
confronti delle istituzioni.
Temo che la grazia concessa a Nicole Minetti per
‘straordinari motivi umanitari’, scoperta da una trasmissione tv, non aiuti
purtroppo a ridurre la sensazione che il paese sia finito in un buco nero in
cui non c’è più alcuna remora, né accortezza nel compiere azioni che dispiegano
conseguenze devastanti sul piano della tenuta dei valori che
tengono insieme una società.
Minetti, ex igienista dentale di Berlusconi, dopo rapidissima carriera
politica tra le file dell’allora Popolo delle Libertà, si è distinta per
comportamenti gravemente deplorevoli ed è stata giudicata in
via definitiva colpevole di reato di favoreggiamento della
prostituzione con condanna di due anni e dieci mesi e ha patteggiato
una condanna di peculato per uso illecito di fondi pubblici.
La grazia è una libera decisione del Presidente della Repubblica prevista
dall’articolo 87 della Costituzione e non si può contestare. Essa va intesa
come un atto di clemenza eccezionale concesso in casi rari e
straordinari, quando applicare rigidamente la norma porterebbe a un risultato
ingiusto o disumano.
Se nulla si può obiettare al presidente che ha assunto una decisione nel
legittimo esercizio delle sue prerogative costituzionali, si può ed è doveroso
dire però qualcosa sull’opportunità di ‘premiare’ qualcuno e non qualcun
altro. Il motivo per cui Minetti è stata
graziata è la necessità inderogabile di
un’assistenza oltreoceano di un minore con gravi compromissioni di salute di
cui la condannata è fondamentale figura di riferimento.
Si tratta di una condizione veramente eccezionale? Oppure anche
molti altri condannati potrebbero beneficiare di una decisione assunta nel
rispetto del principio di equità e non discriminazione che anche sottende i
dettami della nostra Costituzione?
Un paio di anni fa un conoscente di gioventù, tossicodipendente cronico,
era stato messo in carcere per una sommatoria di condanne relative a piccoli
reati. La madre che aveva all’epoca più di 80 anni era gravemente malata e il
figlio pur con tutte le sue vicissitudini la accudiva. L’anziana donna rimasta
da sola dopo l’incarcerazione del figlio era stata ricoverata in ospedale per
uno stato di gravissima denutrizione ed era deceduta poco
dopo.
Le carceri italiane sono piene di poveri cristi imprigionati per reati
minori che hanno figli da accudire, genitori anziani o famigliari malati. In
molti casi i carcerati sono gli unici portatori di reddito di famiglie
deprivate e sono costretti a vivere in condizioni vergognose per una
società civile in carceri fatiscenti dove ogni tre giorni qualcuno si suicida.
Quando il vecchio Mattarella decide di graziare una persona che ha contribuito
a creare una delle situazioni più penose della politica
italiana degli ultimi cento anni, favorendo la conoscenza di giovani donne
disponibili a offrire il loro corpo a un satiro in cambio di favori materiali,
bisogna ricordare che le decisioni non sono mai neutre e hanno tutte un valore
simbolico.
Ogni decisione, e tanto più quelle di impatto mediatico, comunica messaggi,
esprime valori (o disvalori) e può diventare un esempio o un segnale per una
comunità. Trovo che la decisione di ‘premiare’ Minetti, sia essa coscientemente
valutata o dettata da sincero sentimento di pietà umana, sia un segnale chiarissimo da
questo punto di vista, che comunica all’opinione pubblica in modo
inequivocabile che chi ha potere, denaro e affiliazioni ha più
possibilità di accedere a privilegi rispetto a chi non ne ha.
Quando i giovani non hanno più fiducia nelle istituzioni, fanno le valigie
e se ne vanno dall’Italia, bisognerebbe sempre chiedersi il perché questo
accade. Molti cercano un futuro migliore senza dovere pagare il pegno di essere
amici degli amici, o senza dovere essere sfruttati da un mercato del lavoro
sempre più ingiusto e opprimente. Altri lo fanno anche perché si
vergognano del paese in cui sono nati e cresciuti, e sono
terribilmente dispiaciuti di essere finiti in una condizione di miseria morale
dilagante.
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