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mercoledì 18 agosto 2021

il 19 agosto del 1977 moriva Groucho Marx

come possiamo non dirci marxisti? 


un ricordo con una lettera, un articolo e alcune citazioni


Groucho Marx

 
Cari Fratelli Warner,

evidentemente ci sono molti modi di conquistare una città e di conservarne il dominio. Per esempio, quando questo film era ancora in fase di progetto non avevo idea che la città di Casablanca appartenesse esclusivamente alla Warner Brothers. E invece, solo pochi giorni dopo aver pubblicato il nostro annuncio, riceviamo la vostra lunga, ominosa missiva che ci intima di non usare il nome Casablanca. Sembra che nel 1471 Ferdinando Balboa Warner, il vostro bis-bis-bisavolo, mentre cercava una scorciatoia per la città di Burbank capitasse per caso sulle coste dell’Africa e, levando in aria il suo Alpenstock (barattato poi con un centinaio di acri di terra), battezzasse quel luogo Casablanca.
Non riesco proprio a capire il vostro comportamento. Anche se intendete rispolverare il vostro film, sono sicuro che col tempo lo spettatore medio imparerà a distinguere Ingrid Bergman da Harpo. Io non so se ci riuscirei ma di sicuro mi piacerebbe provarci.
Voi sostenete di essere i proprietari di Casablanca e vietate a chiunque di usare questo nome senza il vostro permesso. Ma come la mettiamo con “Warner Brothers”?
E’ vostro anche questo?
Probabilmente avete il diritto di usare il nome Warner, ma Fratelli? Professionalmente, noi siamo fratelli da molto più tempo di voi. I Marx Brothers se la sgambettavano in giro per i teatri quando il Vitaphone era ancora un sogno proibito nella mente del suo inventore, e del resto prima di noi ci sono stati altri fratelli: i Fratelli Lumière, i Fratelli Karamazov, Dan Fratelli, un esterno che giocava nel Detroit, e la canzone “Fratello, ti avanza un nichelino?” ma siccome un nichelino era da pidocchi hanno buttato fuori un fratello e dato tutto all’altro.
E tu, Jack? Credi che il tuo nome sia un nome originale? Ebbene, non lo è.
Si usava molto prima che tu nascessi. Lì per lì mi vengono in mente due Jack: quello di Jack e la pianta di fagioli e Jack lo squartatore, una figura di portata storica veramente incisiva.
Quanto a te, Harry, probabilmente firmi i tuoi assegni nella ferma convinzione di essere il primo Harry di tutti i tempi; gli altri sarebbero impostori. Ma io ricordo due Harry che ti hanno preceduto. C’era Harry del faro, di rivoluzionaria memoria, e un Harry Appelbaum che abitava all’angolo tra la Novantatreesima strada e Lexington Avenue.L’ultima volta che ho sentito parlare di lui vendeva cravatte da Weber & Heilbroner.
E veniamo allo studio Burbank. E’ così che voi fratelli chiamate la vostra sede, mi pare.
Il vecchio Burbank non c’è più, forse vi ricordate di lui. Era un asso del giardinaggio; sua moglie soleva ripetere che Luther aveva dieci pollici verdi. Che donna spiritosa doveva essere! Burbank era il mago che a forza di incrociare frutti e verdure li rendeva talmente scombinati e nevrotici che non sapevano mai se entrare in sala da pranzo sul piatto dei contorni o su quello del dessert.
E’ solo una congettura, s’intende, ma chissà, forse i discendenti di Burbank non vedono di buon occhio quella fabbrica che si è messa a sfornare pellicole cinematografiche nel territorio della loro città, appropriandosi del nome Burbank e usandolo come copertura. E’ perfino possibile che la famiglia Burbank vada più orgogliosa della patata prodotta dal vecchio che non dei vostri Casablanca o magari Gold Diggers of 1931.
A quanto pare mi è venuta fuori una bella filippica, ma vi assicuro che non ne avevo l’intenzione. Io adoro la Warner. Alcuni dei miei migliori amici sono nella Warner Brothers. E’ perfino possibile che io stia commettendo un’ingiustizia nei vostri confronti e che voi, poverini, siate estranei a questo comportamento da botoli ringhiosi. Non mi sorprenderebbe affatto scoprire che i capi del vostro ufficio legale sono all’oscuro di questa assurda diatriba, giacchè io sono in buoni rapporti con molti di loro e si tratta di brave persone con i ricci neri, i completi doppiopetto e un amore per il prossimo che è più saroyaniano di Saroyan.
Ho la sensazione che questo tentativo di impedirci di usare il titolo sia stato partorito dalla mente di qualche azzeccagarbugli dal musetto aguzzo, che sta svolgendo un breve apprendistato nel vostro ufficio legale. Lo conosco bene, quel genere: fresco fresco di università, affamato di successo e troppo ambizioso per seguire le naturali leggi della promozione. Questo scellerato causomane ha probabilmente istigato i vostri avvocati (che sono perlopiù brave persone con i ricci neri, i completi doppiopetto ecc.ecc.) a tentare la diffida.
Ebbene, non la passerà liscia! Gli daremo battaglia fino all’ultimo appello! Nessun esangue avventuriero legale riuscirà a spargere zizzania fra i Warner e i Marx! Dentro di noi siamo tutti fratelli e rimarremo in armonia fino a che l’ultima bobina di “Una notte a Casablanca” avrà terminato di svolgersi sul suo rullo.

Ossequi,
Groucho Marx

 
Per qualche strana ragione questa lettera parve sconcertare l’ufficio legale della Warner Brothers, che, in tutta serietà, rispose ai fratelli Marx chiedendo lumi sulla trama del loro film. La lettera lasciava intendere che si poteva arrivare ad un accordo. Perciò Groucho replicò:
 
Cari Warner,

sulla trama del film non posso dirvi molto. Io faccio la parte di un Dottore in Teologia che somministra conforti spirituali agli indigeni e, nel part-time, piazza apriscatole e giacche marinare ai selvaggi della Costa D’Oro africana.
Quando incontro Chico per la prima volta lui lavora in un saloon dove vende spugne ai beoni che non reggono l’alcool. Harpo è un caddie arabo che abita dentro una piccola urna greca un po’ fuori mano.
All’inizio del film Porridge, zuccherosa indigena, affila un po’ di frecce per la caccia. Paul Sbevazza, il nostro eroe, continua ad accendersi due sigarette alla volta. Evidentemente non sa che le sigarette scarseggiano qui.
Ci sono Molti Millimetri di Magnificenza, Acerrimi Contrasti in un’Orgia Lussureggiante di Colore, Colore è un fattorino abissino. L’Orgia, non so se ci siete mai stati, è un piccolo night club appena fuori città.
Potrei dirvi ben altro, ma non voglio guastarvi la sorpresa. Il tutto ha ricevuto l’approvazione del Hays Office, di “Tuttouncinetto” e dei superstiti dei moti di Haymarket; e se i tempi sono maturi, questo film potrebbe essere la scintilla che farà scoppiare un nuovo disastro mondiale.

Cordialmente
Groucho Marx

 
Invece di rabbonire gli avvocati, questa lettera pare sconcertarli ancorq di più; risposero che continuavano a non capire il succo della vicenda, e che sarebbero stati grati al signor Marx se questi avesse voluto diffondersi maggiormente in particolari. Groucho si disimpegnò come segue:
 
Cari Fratelli,

mi spiace dirlo, ma dall’ultima volta che vi ho scritto nella trama del nostro ultimo film Una notte a Casablanca sono sopraggiunti alcuni cambiamenti. Nella nuova versione io sono Bordello,la fiamma di Humphrey Bogart, Harpo e Chico sono venditori ambulanti di tappeti i quali stufi di srotolarli, entrano in un monastero così per sport. Ma sono loro a rimanere giocati, perché in quel luogo non si pratica nessuno sport, solo ritiri.
Sul porto a un tiro di sasso dal monastero c’è un albergo straripante di rubiconde donzelle; molte di loro sono state censurate dallo Hays Office per adescamento, Nella quinta bobina Gladstone pronuncia un discorso che mette in subbuglio la Camera dei Comuni e il re chiede le sue dimissioni seduta stante. Harpo sposa il detective di un albergo; Chico gestisce un allevamento di struzzi. La ragazza di Humphrey Bogart, Bordello, finisce per diventare una bacall-girl, e morta lì.
Come vedete si tratta proprio di un sunto a grandi linee. Potremo salvarci dall’estinzione soltanto se la pellicola continuerà a scarseggiare.

Vostro affezionatissimo
Groucho Marx

 
Dopo questa lettera, i fratelli Marx non ebbero più notizie dall’ufficio legale della Warner Brothers.
 
 
Groucho Marx
New York, 2 ottobre 1890 – Los Angeles, 19 agosto 1977 ]
da Le lettere di Groucho Marx
Traduttore: D. Tortorella
1997
Adelphi
  

da qui




Il marxista tendenza Groucho - Valter Vecellio

 

Leggenda vuole che sui muri di Parigi, nel '68, sia comparsa la scritta: "Je suis Marxiste, tendance Groucho". Del resto negli anni Cinquanta, con quel cognome, Groucho era incappato nella morsa del maccartismo e il suo film dei cinque fratelli viene riscoperto proprio dai giovani sessantottini europei, che vedono in Groucho l'emblema della ribellione

 

Si racconta che la battuta sia comparsa su un muro di Parigi, nei giorni esaltanti e tumultuosi del ’68: “Sono marxista, tendenza Groucho”. Sarà vero?  La risposta non può che essere quella che il direttore del giornale dà al senatore che, in The Man Who Shot Liberty Valance di John Ford, racconta come sono andate veramente le cose: “Here we are in the West, where if the legend becomes fact, win the legend…”.

Una bella leggenda. Groucho Marx lascia questo mondo, questa vita, il 19 agosto di quarant’anni fa. Quel giorno pochi ci fanno caso, sono tutti “distratti” dalla morte, tre giorni prima, di Elvis Presley. Si chiama Julius Henry Marx; “Groucho” deriva da grouchy, “brontolone”. New-yorchese, annata 1890, è il terzo di sei figli, nati da una coppia di ebrei tedeschi immigrati. Inconfondibile la sua fisionomia: occhiali spessi, naso pronunciato, baffoni neri, eterno sigaro eternamente pendolare: bocca mano, mano bocca. Comico della migliore tradizione: irriverente nei confronti di ogni potente; potente di turno, con i fratelli Chico, Harpo, Gummo, Zeppo forma una irresistibile squadra. Lui, Groucho, è il leader: grande affabulatore, sommerge di frasi e parole che non hanno apparentemente senso; se guardate Animal Crackers, La guerra lampo dei Fratelli Marx, Una notte all’opera, Un giorno alle corse, Una notte a Casablanca, Una notte sui tetti, non potete che restare incantati e affascinati (oltre che storditi) dalla girandola di irresistibili slapstick. Comincia con la radio, Groucho, con la televisione sfonda. Conduce You bet your life, uno dei più grandi successi dell’epoca. E’ anche scrittore fecondo, la sua autobiografia Groucho e io, e Le lettere di Groucho Marx, sono ancora dei long-sellers.

Negli anni Cinquanta, con quel cognome, Groucho incappa nella morsa del maccartismo. L’House Committee on Un-American Activities lo prende di mira, i film vengono radiografati con pignoleria; l’FBI “sorveglia” gli show televisivi, sul conto del solo Groucho costruisce un archivio di oltre duecento pagine. Piovono le denunce anonime: “Suggerisco che Groucho Marks debba essere indagato perché comunista”; oppure: “Ieri sera nel suo programma sia io che mio marito abbiamo sentito pronunciare gli United States come United Snakes (Serpenti Uniti)”. Poi, la prova regina: in You Bet Your Life un ospite parla russo. La madre degli imbecilli è incinta i ogni tempo. A dirigere le indagini su Groucho, John Edgar Hoover in persona, il potente direttore dell’FBI. Sedici pagine di quell’enorme archivio sono tutt’ora riservate “nell’interesse della difesa nazionale e della politica estera”. In effetti, Groucho è personaggio sospetto: si impegna contro la dittatura di Franco in Spagna; si batte per la liberazione dell’attivista socialista Tom Mooney accusato di un attentato a San Francisco; partecipa ad alcune iniziative del National Council of American-Soviet Friendship (l’associazione di amicizia USA-URSS); aderisce ad attività antifasciste; si oppone, in pieno maccartismo, all’uso della delazione ed alla persecuzione di artisti che hanno fatto parte del Partito Comunista.

Federico Fellini lo cerca per il suo Satyricon; rifiuta: non se la sente di trascorrere tre mesi a Roma. Scoppia il ‘68. Groucho diventa l’emblema della ribellione. I film dei cinque fratelli vengono riscoperti. La loro dissacrante comicità anima le università di mezza Europa. Lo sberleffo del potere e della guerra di Duck Soup dà forza ai movimenti pacifisti che si oppongono alla guerra in Vietnam. Sui muri di Parigi compare la scritta “Je suis Marxiste, tendance Groucho”. Il 1971 per Groucho è l’anno maledetto: è colpito da un ictus feroce ictus. Si riprende, riesce ad andare in Francia per ricevere l’onorificenza di “Cavaliere dell’Ordine delle Arti e delle Lettere”: è il terzo non francese ad esserne insignito, dopo Alfred Hitchcock e Charlie Chaplin. Tre anni dopo, dalle mani di un emozionato Jack Lemmon e tra il tripudio generale, riceve un meritatissimo Oscar alla carriera. Pronuncia un breve discorso: “Vorrei solo che Harpo e Chico avessero potuto essere qui e Margaret Dumont, che non ha mai capito nessuna delle nostre battute. Lei mi diceva sempre ‘Julie, per cosa stanno ridendo?’. Ma era una grande spalla e io le volevo bene. Poi mi piacerebbe ringraziare mia madre, senza la quale saremmo stati un vero fallimento. E, per ultimo, mi piacerebbe ringraziare Erin Fleming che ha reso la mia vita degna di essere vissuta e che capisce tutte le mie battute”.

Alle 19.30 del 19 agosto 1977 Groucho muore, vittima di una polmonite. Ora riposa nell’Eden Memorial Park. Gli altri fratelli: Chico e Gummo sono sepolti nel Freedom Mausoleum del Forest Lawn Memorial Park Cemetery, a Glendale. Le ceneri di Harpo e Zeppo sono state disperse. Ha detto Bob Hope: “Tutti i comici, me incluso, sono apertamente e chiassosamente invidiosi di Groucho Marx”. Le citazioni in film e cartoni animati sono sterminate. Federico Fellini trasforma Giulietta Masina in Harpo nel film La strada (1954). Una quantità di attori e di attrici si sono truccati da fratelli Marx: Rock Hudson, Robert Redford, Terry Jones, Woody Allen, Barbra Streisand, Bette Davis, Peter Sellers, Leslie Lielsen… Walt Disney li disegna in Mickey’s Gala Premiere; il solo Harpo in “compare” in La squadra di polo di Topolino, e in Paperino a caccia di autografi. Chico, Harpo e Groucho li si trova in Mamma oca va a Hollywood; Zeppo viene aggiunto in The Vird Store. Anche Bugs Bunny è dichiaratamente ispirato a Groucho. Non si contano citazioni in film; una per tutte in Indiana Jones e l’ultima crociata di Steven Spielberg. I fratelli Marx hanno ispirato Woody Allen, Mel Brooks, Marty Feldman, i Monty Phyton. La loro è una comicità diversa, basata sull’assurdo, sul pazzesco, sull’irrazionale.

Si può chiudere con alcune sue battute:

“Trovo la televisione molto educativa: appena qualcuno l’accende vado in un’altra stanza, a leggere un libro”.

“Nella vita ci sono cose ben più importanti del denaro. Il guaio è che ci vogliono i soldi per comprarle!”.

“Questi sono i miei principi, e se non vi piacciono ne ho degli altri”.

“Parlare di intelligenza militare è una contraddizione in termini”.

“All’infuori del cane, il libro è il migliore amico dell’uomo. Dentro il cane è troppo scuro per leggere”.

“Eravamo in tre e lavoravamo come un sol uomo. Cioè due di noi poltrivano sempre”.

“Grazie, ho trascorso una serata veramente meravigliosa. Ma non è questa”.

“Il matrimonio è la causa principale del divorzio”.

“L’unico modo infallibile per provare una nuova gag era quello di provarla su Zeppo. Se gli piaceva, la scartavamo”.

“Non eravamo poveri. È solo che non avevamo un soldo”.

“Non vorrei mai far parte di un club che accettasse tra i suoi soci uno come me”.

“Il matrimonio è un istituto meraviglioso, ma chi vorrebbe vivere in un istituto?”

“La commedia non mi è piaciuta, però l’ho vista in condizioni sfavorevoli: il sipario era alzato”.

“Non dimentico mai una faccia, ma nel tuo caso farò un’eccezione”.

da qui




martedì 26 marzo 2019

a cosa serve il numero chiuso?


In Sardegna nei prossimi sei anni potrebbero mancare 1154 medici (1)
In Molise si richiamano a lavorare i medici in pensione (2)
In Italia i medici che potrebbero andare in pensione nei prossimi tre anni sono 23000 (3)
E intanto migliaia di medici (e infermiere/i) abbandonano l’Italia per andare e lavorare in Europa, e non solo (4)
Il rettore dell’università di Ferrara propone l’abolizione de numero chiuso (5)

Anche Salvini è d’accordo, contro il numero chiuso, strano, ma anche un orologio rotto segna due volte al giorno l’ora giusta, diceva Groucho Marx; il ministro non sempre dice cazzate, ma fra il dire e il fare c’è di mezzo il mare, le priorità sono altre; a proposito di mare, i porti devono restare chiusi, Riace viene chiuso, i centri di accoglienza per i migranti vengono chiusi, c’è, nel governo molto interesse per le case chiuse (6)
Sul numero chiuso i governi non decidono di cambiare, e quindi sostengono il numero chiuso.

Il numero chiuso è un imbroglio, un dogma, solo ideologia,  è diventato un tabù, lo si associa al concetto di meritocrazia, altro imbroglio, e allora tutti si inchinano davanti alle parole dell’imperatore, per quanto possano essere castronerie (7).

C’è bisogno di un certo numero di medici, e infermieri, ogni anno.
Ma se questo bisogno non riesce a essere soddisfatto, possibile che nessuno dei gestori della cosa pubblica, e della sanità, abbia pensato all’abolizione del numero chiuso o di un raddoppio dei posti della lotteria del numero chiuso?
Dicono, se accogliamo più studentesse e studenti cala la qualità.
Certo, se le strutture restano le stesse, sia nelle facoltà che nei corsi di specializzazione, si impara male.
Se un ristoratore ha molti clienti e pochi tavoli, fa sedere le persone strette strette? Se non è deficiente comprerà qualche tavolo in più, se serve prenderà qualche cameriere e personale di cucina in più.
Anche chi ha un bar in spiaggia lo capisce.
Allo stesso modo le facoltà di medicina dovrebbero aumentare aule e professori, mancano i soldi, si dirà. Si trovano per la tav, per il reddito di cittadinanza, per pagare l’abbonamento Twitter a Salvini, per aspettare 80 anni per la restituzione di 49 milioni rubati dal partito più amato dagli italiani (8) ,e per mille altre cose.

Oppure mettiamo un ristoratore al MIUR.

Ps: succede anche cose strane, meglio, non strane, sono la normalità, in questo piccolo mondo antico che fa schifo, gestito da corrotti, incapaci o peggio.
A chi conviene il dissanguamento della sanità pubblica?
Come in tutti i delitti seguire l’odore dei soldi aiuta.
E la puzza fa vomitare.
“…Qui da noi, nel sassarese intendo, si chiude una struttura di eccellenza, leggi Policlinico Sassarese (ma potremmo citare altre realtà locali che erano dei veri gioielli del territorio), e se ne apre miracolosamente un'altra, sempre privata, ad Olbia sulla quale brilla il Santo Sigillo del Vaticano (Deus bò s'appada in sos bratzòs suos pro bòs traghettare in su chelu celeste...) e del Qatar insieme. Amorevolmente e fraternamente uniti dall' amore per la Sanità Privata a spese di quella Pubblica. Il Popolo bue può aspettare e, a questo punto, può benissimo mettersi in macchina e recarsi, per alcune visite specialistiche convenzionate, ad Olbia che potrà sostituire, con merito e titolo questa volta, il Villaggio di Sassari come Città Capoluogo nonché come punto di riferimento certo per l' intera economia del territorio…“




lunedì 18 settembre 2017

Chi è più “magico”: un romanzo fantasy o uno smartphone? – Gianfranco De Turris*


Il grave problema che si pone, anzi l’angoscioso dilemma, è il seguente: il massimo del disimpegno, della evasione, del relax, del divertimento purosono un romanzo o un film fantasy, oppure uno smartphone di ultima generazione con le sue mille strabilianti app che lo fanno assomigliare alla Lampada di Aladino? E’ meglio stare in bus o in metro con un libro di questo genere fra le mani, oppure con questi mini-pc? E magari, ingobbiti su di essi, camminare, attraversare la strada, passare con il semaforo rosso, guidare auto e moto? E’ meglio affidare ad un bimbo di cinque o sei anni, o magari di due, addirittura in carrozzina, una meraviglia tecnoscientifica come un iPad e simili tanto per farlo stare tranquillo, oppure leggergli o fargli leggere Il Signore degli Anelli o Harry Potter? Con lo smartphone si evolverà verso la razionalità e con i libri di Tolkien e della Rowling si dirigerà inesorabilmente verso la totale de-responsabilizzazione? Invece di ascendere alle vette della ragion pura cadrà nel baratro senza fondo della irragionevolezza?
 Sono queste le domande che ci si deve porre dopo aver letto l’articolo Contro il fantasy a firma di Edoardo Boncinelli apparso su La Lettura, supplemento del Corriere della Sera, il 25 giugno scorso, ma sempre attualissimo. L’illustre genetista infatti ha lanciato un  preoccupatissimo grido di allarme nei confronti dei gravi pericoli connessi al dilagare del fantasy in tutti i mass media, e da qui in sostanza la sua paura che prevalga l’irrazionalismo, cioè la preferenza a non pensare con criteri logici, non affidandosi invece alla ragione nell’agire personale e ad accettare soluzioni e spiegazioni “magiche” per ogni cosa. Nella conclusione dell’articolo, a riprova di ciò, si mescolano al fantasy anche il culto delle reliquie dei santi, la preferenza per le “medicine alternative”, la propensione al complottismo universale per spiegare la realtà (manca la credenza negli UFO, però). Cose invece fra loro assai diverse.
Come tutti gli scienziati “puri”, il professor Boncinelli, le cui critiche sono speculari a quelle che certi ambienti cattolici facevano al fantasy, teme l’irrazionalismo che vede per ogni dove. Ma il concetto si evolve. Una volta, molti decenni fa, era rappresentato dalla fantascienza, detta fantascemenza, che era nel mirino loro e degli intellettuali più impegnati, per gli stessi motivi. Oggi, 2017, invece, il professor Boncinelli la assolve e se la prende con il fantasy, che non è affatto nato all’epoca della Prima Guerra Mondiale, come egli scrive, in quanto genere letterario, ma è solo il modo in cui, a partire dal 1970, viene definito così in Italia il fantastico, per poi diventare con l’uso identificativo di quello alla Tolkien. Un nuovo bau-bau per i razionalisti duri e puri che ne negano le qualità positive. 
In realtà la risposta a questo falso problema se la dà lo stesso Boncinelli quando cita, in apertura dell’articolo, una sua frase di quindici anni fa, e cioè: gli effetti pratici della scienza sono circonfusi di mistero e di magia. La persona comune anche di media cultura non si pone affatto il problema di sapere né di capire, secondo l’esempio di Boncinelli, perché in orbita vi sia zero gravità. Lo accetta e basta, e non pensa né alla magia né al sovrannaturale. Non gli interessa sapere nemmeno perché premendo un interruttore si accende la luce! Lo stesso, e peggio, è per lo smartphone che ha tra le mani ormai praticamente sempre: lo usa, sempre più compulsivamente, e non si pone il problema perché tramite questa scatoletta possa raggiungere certi “magici” risultati. Ritenere che debba per forza razionalizzare sempre tutto è una deformazione professionale di certi illustri scienziati. E ciò sarebbe un esempio di impegno e responsabilità intellettuale e culturale rispetto al divertimento puro del fantasy? Suvvia!

Caro professor Boncinelli, se fossi in lei mi preoccuperei soprattutto se i suoi nipotini avessero fin da piccolissimi tra le mani un gioiello della scienza razionale come un un iPad o un iPhone con cui giocherellare, che non Lo Hobbit o Harry Potter e la pietra filosofale. Meglio entrare in questi mondi irrazionali, o meglio entrare nella razionalità che passa attraverso gli smartphone, simbolo principe della nostra era della scienza positiva dominante e pervadente?
da qui


*per completezza (e per chi non lo sapesse): Gianfranco De Turris è fascista (vedi qui e qui), e sapete non ci piacciono i nazisti dell'Illinois e i fascisti italiani (ma anche gli altri).
in questo caso abbiamo fatto un'eccezione perché, come dicono Herman Hesse e Groucho Marx, 
Anche un orologio fermo segna l'ora giusta due volte al giorno.

domenica 12 febbraio 2017

una lettera di Groucho Marx

Un'anno dopo l'uscita del famosissimo film "Casablanca", i fratelli Marx annunciarono l'uscita del loro nuovo film: "Una notte a Casablanca".
La Warner Brothers li diffidò dall'usare quel titolo per il loro film, visto che all'interno dello stesso era presente il nome "Casablanca".
Di seguito la lettera che Groucho Marx spedì come risposta direttamente a Harry e Jack Warner.
Che razza di geniale mentecatto!

Cari Fratelli Warner,
evidentemente ci sono molti modi di conquistare una città e di conservarne il dominio. Per esempio, quando questo film era ancora in fase di progetto non avevo idea che la città di Casablanca appartenesse esclusivamente alla Warner Brothers. E invece, solo pochi giorni dopo aver pubblicato il nostro annuncio, riceviamo la vostra lunga, ominosa missiva che ci intima di non usare il nome Casablanca. Sembra che nel 1471 Ferdinando Balboa Warner, il vostro bis-bis-bisavolo, mentre cercava una scorciatoia per la città di Burbank capitasse per caso sulle coste dell'Africa e, levando in aria il suo Alpenstock (barattato poi con un centinaio di acri di terra), battezzasse quel luogo Casablanca.
Non riesco proprio a capire il vostro comportamento. Anche se intendete rispolverare il vostro film, sono sicuro che col tempo lo spettatore medio imparerà a distinguere Ingrid Bergman da Harpo. Io non so se ci riuscirei ma di sicuro mi piacerebbe provarci.
Voi sostenete di essere i proprietari di Casablanca e vietate a chiunque di usare questo nome senza il vostro permesso. Ma come la mettiamo con "Warner Brothers"?
E' vostro anche questo?
Probabilmente avete il diritto di usare il nome Warner, ma Fratelli? Professionalmente, noi siamo fratelli da molto più tempo di voi. I Marx Brothers se la sgambettavano in giro per i teatri quando il Vitaphone era ancora un sogno proibito nella mente del suo inventore, e del resto prima di noi ci sono stati altri fratelli: i Fratelli Lumière, i Fratelli Karamazov, Dan Fratelli, un esterno che giocava nel Detroit, e la canzone "Fratello, ti avanza un nichelino?" ma siccome un nichelino era da pidocchi hanno buttato fuori un fratello e dato tutto all'altro.
E tu, Jack? Credi che il tuo nome sia un nome originale? Ebbene, non lo è.
Si usava molto prima che tu nascessi. Lì per lì mi vengono in mente due Jack: quello di Jack e la pianta di fagioli e Jack lo squartatore, una figura di portata storica veramente incisiva.
Quanto a te, Harry, probabilmente firmi i tuoi assegni nella ferma convinzione di essere il primo Harry di tutti i tempi; gli altri sarebbero impostori. Ma io ricordo due Harry che ti hanno preceduto. C'era Harry del faro, di rivoluzionaria memoria, e un Harry Appelbaum che abitava all'angolo tra la Novantatreesima strada e Lexington Avenue.L'ultima volta che ho sentito parlare di lui vendeva cravatte da Weber & Heilbroner.
E veniamo allo studio Burbank. E' così che voi fratelli chiamate la vostra sede, mi pare.
Il vecchio Burbank non c'è più, forse vi ricordate di lui. Era un asso del giardinaggio; sua moglia soleva ripetere che Luther aveva dieci pollici verdi. Che donna spiritosa doveva essere! Burbank era il mago che a forza di incrociare frutti e verdure li rendeva talmente scombinati e nevrotici che non sapevano mai se entrare in sala da pranzo sul piatto dei contorni o su quello del dessert.
E' solo una congettura, s'intende, ma chissà, forse i discendenti di Burbank non vedono di buon occhio quella fabbrica che si è messa a sfornare pellicole cinematografiche nel territorio della loro città, appropriandosi del nome Burbank e usandolo come copertura. E' perfino possibile che la famiglia Burbank vada più orgogliosa della patata prodotta dal vecchio che non dei vostri Casablanca o magari Gold Diggers of 1931.
A quanto pare mi è venuta fuori una bella filippica, ma vi assicuro che non ne avevo l'intenzione. Io adoro la Warner. Alcuni dei miei migliori amici sono nella Warner Brothers. E' perfino possibile che io stia commettendo un'ingiustizia nei vostri confronti e che voi, poverini, siate estranei a questo comportamento da botoli ringhiosi. Non mi sorprenderebbe affatto scoprire che i capi del vostro ufficio legale sono all'oscuro di questa assurda diatriba, giacchè io sono in buoni rapporti con molti di loro e si tratta di brave persone con i ricci neri, i completi doppiopetto e un amore per il prossimo che è più saroyaniano di Saroyan.
Ho la sensazione che questo tentativo di impedirci di usare il titolo sia stato partorito dalla mente di qualche azzeccagarbugli dal musetto aguzzo, che sta svolgendo un breve apprendistato nel vostro ufficio legale. Lo conosco bene, quel genere: fresco fresco di università, affamato di successo e troppo ambizioso per seguire le naturali leggi della promozione. Questo scellerato causomane ha probabilmente istigato i vostri avvocati (che sono perlopiù brave persone con i ricci neri, i completi doppiopetto ecc.ecc.) a tentare la diffida.
Ebbene, non la passerà liscia! Gli daremo battaglia fino all'ultimo appello! Nessun esangue avventuriero legale riuscirà a spargere zizzania fra i Warner e i Marx! Dentro di noi siamo tutti fratelli e rimarremo in armonia fino a che l'ultima bobina di "Una notte a Casablanca" avrà terminato di svolgersi sul suo rullo.

Ossequi,
Groucho Marx

domenica 6 marzo 2016

In prigione, in prigione!

Venerdì sera si è tenuto un incontro presso l’università di Cagliari, dal titolo: “Libertà costituzionali – Pensiero unico – Criminalizzazione e repressione del dissenso”.



Nella locandina si informava della “partecipazione e del contributo al dibattito di gruppi e persone che sono attuale bersaglio politico della repressione”.
Non c’è stato il comunicato del Rettore che invitava a far partecipare anche i repressori, per la completezza del dibattito (vedi qui), ma in compenso c’è stato nella notte l’intervento dei carabinieri, a carico di “tre giovani antimilitaristi indagati per “rivelazione ed utilizzazione di segreti di ufficio” e “vilipendio della Repubblica, delle istituzioni costituzionali e delle forze armate” (da qui).

(ecco il sito incriminato: https://nobordersard.wordpress.com/)

Due cose, fra le altre, nellincontro sono state evidenziate: la persecuzione verso chi lotta per la pace e la tranquilla attività di chi produce e vende bombe, in partenza da Elmas, verso paesi che le usano in guerra (la legge lo vieterebbe, se fosse applicata) e il silenzio assordante delle istituzioni, e non solo, verso questi fatti.

Per finire, vorrei segnalare due persone, straniere, per giunta, che vilipendono le forze armate, bisogna prendere dei provvedimenti adeguati, in prigione, in prigione devono finire, questi cattivi maestri. leggete quello che scrivono:

L'intelligenza militare è una contraddizione in termini – Groucho Marx

Disprezzo dal più profondo del cuore chi può con piacere marciare in rango e formazione dietro una musica; soltanto per errore può aver ricevuto il cervello; un midollo spinale gli basterebbe ampiamente - Albert Einstein



Con Mauro e contro la repressione - Ilmanifestosardo

Da almeno un anno a Cagliari si respira una brutta aria, almeno da quando il questore di Cagliari ha deciso di ignorare la costituzione italiana e costruire attorno al movimento pacifista e contro le basi militari quell’atmosfera di tensione e violenza che contraddistingue ogni manifestazione e iniziativa democratica di dissenso all’occupazione militare della Sardegna.
Da oggi a farne le spese non sono solo gli attivisti antimilitaristi ma tutti coloro che frequentano la dimensione delle loro vite, familiari, amicizie e coinquilini, addirittura circoli privati. L’azione delle 6:30 di stamattina è molto lontana dai compiti delle forze dell’ordine di un Paese civile ma ricorda molto da vicino dinamiche repressive e intimidatorie utilizzate dalla polizia politica durante le dittature sudamericane.
Oggi all’alba, Mauro, attivista del movimento contro le basi è stato portato in caserma dai carabinieri con la surreale accusa di vilipendio alle forze armate. Sono stati sequestrati i suoi oggetti personali, i pc, manifesti e locandine di serate musicali ed eventi, non solo di Mauro ma anche dei suoi coinquilini che si trovavano in casa con lui. Successivamente c’è stata anche la perquisizione nel circolo ricreativo Defoult di Via Molise e altrettanti sequestri.
Le forze dell’ordine di un Paese democratico, che rispetta la sua carta costituzionale, dovrebbero prima di tutto garantire la sicurezza e dell’incolumità pubblica delle cittadine e dei cittadini, senza limitare le loro libertà e i loro diritti civili. Curioso notare come la repressione subita in queste ore da attivisti contro le basi militari accada mentre siamo di nuovo in procinto di innescare un’altra guerra in Libia.
La trasformazione di una manifestazione pacifica in un campo di battaglia con cariche e manganellate, gli episodi di oggi, sono il frutto di un clima di violenza gratuita che dovrebbe preoccupare e allarmare ogni persona sensibile all’azzeramento delle garanzie costituzionali e delle libertà individuali. Fino a quando dovrà durare questo clima?

 

«Vilipendio delle forze armate». Blitz e accuse contro gli antimilitaristi – Costantino Cossu


Ci sono notizie che quando emergono dal brusio continuo della comunicazione ti lasciano, per un attimo, un po’ sospeso. Le leggi, stai per passare alla prossima news ma ti fermi, colpito da un che di stonato. Torni indietro per vedere meglio e ti accorgi che la notizia è di quelle che non sembrerebbe possibile leggere mai e che invece è lì, autentica: un ragazzo denunciato dai carabinieri per «vilipendio delle forze armate». Un reato quasi dimenticato, che ormai il codice penale sanziona con multe di poche migliaia di euro.
È successo l’altro ieri a Cagliari quando, nel cuore della notte, i carabinieri del Nucleo di polizia militare hanno fatto irruzione nell’appartamento dove abitano tre giovani militanti di un’organizzazione antimilitarista, hanno sequestrato il loro computer, manifesti, volantini e persino magliette con slogan contro le basi militari. Al termine del blitz, i ragazzi sono stati accompagnati in caserma e interrogati. Dopo circa un’ora e mezza, sono stati rilasciati. Solo uno di loro è stato formalmente accusato, appunto, per «vilipendio della Repubblica e delle forze armate» e per «rivelazione ed utilizzazione di segreti di ufficio».
È dalla manifestazione contro le basi militari che si è svolta a Teulada il 3 novembre delle scorso anno che la procura della Repubblica, la questura di Cagliari e i carabinieri tengono nel mirino le organizzazioni antimilitariste che, in quell’occasione, arrivarono a bloccare, con un corteo che riuscì ad entrare dentro il poligono, un’imponente esercitazione Nato in corso sulle coste sud-occidentali della Sardegna. Già prima della manifestazione ad alcuni militanti la questura aveva consegnato un foglio di via per tenerli lontani da Cagliari e da Teulada. Ora scatta un blitz che, vista l’entità delle accuse, evidentemente derivata dall’inconsistenza delle prove raccolte, ha più che altro il sapore di un’intimidazione.
«Mentre lo Stato, nel totale disprezzo delle sue stesse leggi costitutive, si prepara – scrive il Comitato studentesco contro l’occupazione militare in un documento diffuso ieri – a una nuova guerra di aggressione nei confronti della Libia, i suoi organi repressivi hanno deciso, attraverso fermi, perquisizioni e sequestro di numeroso materiale, di colpire una parte del movimento che si batte per la chiusura delle basi militari in Sardegna».
«Le accuse rivolte agli attivisti – prosegue il documento – sono ridicole: “vilipendio della Repubblica, delle istituzioni costituzionali e delle forze armate” e “rivelazione ed utilizzazione di segreti di ufficio”. La prima si riferisce alle critiche rivolte a un ufficiale dell’esercito che, dopo la manifestazione dello scorso 3 novembre al poligono di Teulada che portò alla sospensione delle esercitazioni Nato, dichiarò che quel giorno le esercitazioni erano già terminate alle 12.30, prima dell’ingresso dei manifestanti nella base e, quindi, non per effetto della nostra azione di lotta. Su www.facebook.com/progresTV.net/videos/931917670189217/ è possibile vedere un nostro video che smaschera queste affermazioni». «La seconda accusa – prosegue il documento del Comitato studentesco contro l’occupazione militare – si riferisce invece alla pubblicazione su internet del programma delle esercitazioni in Sardegna. Basta leggere l’articolo 326 del codice penale per capire come queste accuse siano prive di ogni fondamento. Sono rilievi che possono essere mossi soltanto a un pubblico ufficiale che, violando i suoi doveri, rivela notizie d’ufficio che devono rimanere segrete. Il programma delle esercitazioni, invece, era pubblico, visibile a tutti, facilmente reperibile sul web».
«È chiaro – concludono gli antimilitaristi – che il blitz dei carabinieri non è altro che un atto intimidatorio, volto a far desistere dal proseguimento della lotta chi si batte per liberare la nostra terra dal peso delle servitù militari. Ma le accuse sono patetiche e presto o tardi cadranno. Se c’è qualcuno che vilipende non soltanto la Repubblica ma anche la dignità umana, questi sono i militari, sempre pronti a esportare morte e distruzione in giro per il mondo. Le minacce però non ci fermeranno; sono anzi la prova che siamo sulla strada giusta».

COMUNICATO STAMPA COMITATO SARDO GETTIAMO LE BASI
CAGLIARI 6 MARZO 2016

RIVELAZIONE SEGRETI MILITARI, ACCUSA AI TRE GIOVANI: ANCHE CAPITANERIE ED ENAV DIFFONDONO STESSI "SEGRETI". OSCURIAMO LORO SITI? 
Sollecitiamo Procura della Repubblica e forze dell'ordine a oscurare e a sequestrare i siti delle Capitanerie di porto, le NOTAM, Notice to airmen dell'Ente aviazione civile, gli “Avvisi ai naviganti”, per violazione di segreti militari, gli stessi che avrebbero diffuso i tre giovani indagati a Cagliari. Da oltre mezzo secolo, infatti, queste fonti pubblicano e per di più diffondono a mezzo stampa, radio e Tv il calendario delle esercitazioni militari.
Gli inquirenti non sanno o fingono di non sapere che il calendario addestrativo delle forze armate è pubblico e deve essere portato a conoscenza della popolazione? Quale è l’ipotesi peggiore?
Oltre lo smaccato tentativo di reprimere l’opposizione popolare alla schiavitù militare imposta alla Sardegna, nei fatti di questi giorni legati all'accusa di rivelazione di segreti militari ai tre giovani del circolo cagliaritano, s’intravede un disegno più pericoloso e più subdolo: intimidire, imbavagliare il Comitato misto paritetico, Comipa, per erodere il diritto, di legge, della Regione Sardegna, quindi del popolo sardo, all’informazione sull’uso che le forze armate fanno della nostra isola. Un diritto inviolabile a tutela della collettività basato sulla trasparenza, prerogativa piuttosto sconosciuta nel mondo con le stellette.


mercoledì 11 novembre 2015

le esercitazioni militari sono fondamentali per evitare gravi lutti





Parlare di intelligenza militare è una contraddizione in terminiGroucho Marx

"La stupidità militare e l'immensità del mare
sono le due sole cose che sappiano dare un'idea d'infinito" - Fred Vargas



Leggo che un generale dice che "le esercitazioni militari sono fondamentali per evitare gravi lutti" (qui), rileggo la frase ancora.
Pensavo che le esercitazioni dei vigili del fuoco o quelle della protezione civile avessero questo obiettivo, quelle dei militari no, dev’essere il linguaggio del Grande Fratello (quello di Orwell), la guerra si sarebbe chiamata missione di pace, o intervento umanitario (e ormai molte persone usano queste espressioni, come se non fossero espressioni politicamente corrette di una politica corrotta e menzognera)
Immagino che il senso possa essere: gentili cittadini non rompete troppo le scatole, ammazziamo qualche migliaio di persone, magari più, se necessario, per evitare che moriate voi, noi ci esercitiamo per ammazzare meglio (parlano come la nonna di Cappuccetto Rosso) e salvarvi.
Come, quando, perché, da chi e da cosa salvarci non viene mai detto, tanto nessuno lo chiede, e se qualcuno lo chiede in conferenza stampa va via la corrente che alimenta quel microfono, che sfortuna, se si decide di essere democratici, e capita che la corrente elettrica non vada via, allora si risponde parlando d’altro, sorridendo, sorridendo per favore (qui un esempio)
Capita anche che qualche anarco-insurrezionalista voglia manifestare davanti alla base pacificamente, ma anche polizia e carabinieri si esercitano, manganello manganello delle mie brame, con dolcezza e affetto, non dimentichiamoci che ci guardano, si colpisca con il sorriso.
E intanto partono i fogli di via preventivi, come solo il fascismo sapeva fare, quando passava Mussolini anarchici, comunisti e rompicoglioni non sarebbero stati nel pubblico osannante, qualche giorno in località di villeggiatura, e poi di nuovo a casa.
E intanto Voltaire, quello che dice Non sono d'accordo con quello che dici, ma difenderò fino alla morte il tuo diritto a dirlo (in realtà pare che la frase corretta di Voltaire sia Non ho mai approvato né gli errori del suo libro, né le verità banali che afferma con enfasi. Però ho preso fortemente le sue difese, quando uomini assurdi lo hanno condannato, leggo qui, ma non è importante adesso) guarda sorridendo e commenta: ah, les italiens, non cambiano mai.

Poi leggo che “le esercitazioni sono fondamentali per garantire la sicurezza degli uomini. Siamo come un'azienda, se non avessimo la possibilità di preparare i soldati potrebbero esserci gravi lutti”(qui).
Rileggo, e capisco una cosa sola. Questi guerrafondai non si esercitano per ammazzare sempre di più e meglio, no, mettono a ferro e fuoco un bel pezzo di Sardegna, lasciando macerie, rovine, inquinamento, malattie, fogli di via, solo perché i poveri soldati non muoiano in guerra.

Io non sono un soldato, ma se qualcuno di loro passa di qui potrebbe leggere qualche verso di Bertolt Brecht:
Al momento di marciare
molti non sanno
che alla loro testa marcia il nemico.
La voce che li comanda
è la voce del loro nemico.
E chi parla del nemico
è lui stesso il nemico.

E ascoltare Gian Maria Volontè (qui).

E magari potrebbe leggere, visto che ancora non è vietato, che sia Colin Powell che Tony Blair (qui) hanno detto una bugia sapendo di dirla, quando l’Italietta si è accodata al convoglio degli invasori. Loro si sono pentiti, poverini, tanto non costa niente, mica come in Giappone, dove ancora si pratica il seppuku, per cose così.

E se non fosse troppo confuso per il troppo leggere parole troppo anarcoinsurrezionalistiche potrebbe conoscere la storia di un soldato speciale (qui), Fernando José Salgueiro Maia, un soldato e un uomo da ammirare per l’eternità.