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mercoledì 24 novembre 2021

Totem e tabù

Sottotitolo: Decrescìta o barbarie

 

Crescita

Dice Antoine Lavoisier: Nulla si crea, nulla si distrugge, tutto si trasforma”.

Tutti sono d’accordo, a parte i pazzi, che il petrolio, il ferro o il carbone non si creano (se non in milioni di anni), e che il loro consumo si trasforma in inquinamento (con conseguenze sul clima, ci dicono gli scienziati).

 

E tutti possono capire quest’altro concetto, in parole semplici: “La terra è un sistema chiuso, le risorse sono limitate, gli attuali ritmi di sviluppo dell'umanità stanno rapidamente distruggendo il capitale naturale e, se non verrà invertita la rotta, l'esito inevitabile sarà il collasso”. (da qui)

 

Proprio quando all’inizio degli anni ’70 del secolo scorso l’Earth Overshoot Day (QUI, in italiano Giorno del Superamento Terrestre, del sovrasfruttamento della Terra o dello sforamento) ha iniziato ad avere valori preoccupanti, sempre più preoccupanti, tanto che ormai si arriva ormai a consumare ogni quasi due volte le risorse disponibili sul pianeta, nel 1972 anche il Club di Roma (qui i dubbi sulle motivazioni dei loro lavori) scriveva “I limiti alla crescita” (in italiano, chissà perché, la parola crescita è stata sostituita con sviluppo).

 

Se spiegassi a uno che non capisce d’economia la crescita direi che è come un palloncino o un pallone che se viene gonfiato troppo scoppia, esattamente quello che sta succedendo al pianeta pallone Terra.

 

La crescita, oltre certi limiti, è una malattia, si pensi alla crescita di peso di chi mangia troppo (stile McDonald, grassi, grassi e grassi) o alla crescita delle cellule tumorali, per fare un paio d’esempi.

 

Se oggi volessimo trovare un’immagine che possa sintetizzare come siamo messi con l’Earth Overshoot Day in tempi di capitalismo - che se non è il pensiero unico, è comunque il sistema economico unico - sarebbe quella qui sotto.

 


 

Fino a che l’Earth Overshoot Day restava su valori “sostenibili” nessuno (o quasi) criticava la crescita, la crescita era (ed è ancora) il Totem dell’umanità, oggetto del desiderio di governi, imprese, sindacati, lavoratori, il numeretto che misura la crescita si chiama PIL.

Negli ultimi 50 anni tanti hanno criticato il Pil e la crescita che misura, proponendo altri indici per misurare il benessere delle persone e del pianeta, la felicità, la sostenibilità dell’economia (per esempio qui se ne trovano alcuni).

 

Ricordo il motto dei Giochi Olimpici, dal 1924, Citius altius fortius (è un'espressione latina che significa "più veloce, più alto e più forte"), elogio delle “magnifiche sorti e progressive”, di cui Leopardi già diffidava nel 1836.

 

Gli antichi Greci avevano una parola, hỳbris, che è la “personificazione della prevaricazione dell’uomo contro il volere divino: è l’orgoglio che, derivato dalla propria potenza o fortuna, si manifesta con un atteggiamento di ostinata sopravvalutazione delle proprie forze, e come tale viene punito dagli dèi direttamente” (qui)

 

Non c’è una parola più chiara per descrivere il comportamento economico dell’umanità da quando il capitalismo è la religione più diffusa urbi et orbi (leggi qui)

 

Se oggi volessimo trovare un’immagine simbolo della crescita, un totem a cui inchinarsi, oggetto del desiderio, potrebbe essere questa:

 


nave da crociera, a Venezia, un’imbarcazione citius altius fortius.

 

Se volessimo misurare il settore delle crociere non solo dai profitti di quelle imprese (cioè il mondo del PIL) sarebbe importante tenere in conto un dato come questo:

“…la flotta di 47 navi della Carnival Corporation,(prima compagnia di navi da crociera al mondo, che include tra le altre anche Costa Crociere) emette ogni anno una quantità di ossidi di zolfo (SOx) 10 volte superiore all'intero parco auto circolante in Europa (oltre 260 milioni di veicoli)...” (da qui)

 

Sarà chiaro che siamo messi male, o meglio, il pianeta per come lo abbiamo conosciuto, anzi, le popolazioni a rischio, soprattutto i poveri, sono e saranno messi male, NON siamo tutti sulla stessa barca, alcuni stanno sulla nave da crociera, molti su una barchetta in balia delle onde (leggine qui)

 

Lo capiscono anche i bambini, se si gonfia troppo un pallone alla fine scoppia, e il pallone Terra sta scoppiando.

Stiamo usando quasi due pianeti all’anno, da molti, troppi anni, vuol dire consumare le risorse naturali, che da beni comuni da rispettare e proteggere, da usare in modo sostenibile, sono diventate sempre più risorse economiche privatizzate, da usare in modo insostenibile (nel senso di consumo e distruzione irreversibile).

 

Decrescita

Esiste un’alternativa al motto olimpico, che Alex Langer (qui) ha pronunciato: lentius, profundius, suavius ovvero più lento, più profondo, più dolce, che dal punto di vista economico non è altro che la decrescita.

Per chi negli ultimo 50 anni era distratto rimando alla pagina di wikipedia, su cosa è la decrescita.

Chi l’ha messa al centro del dibattito economico, ignorato dal mainstream neoliberale, sostenitore a oltranza della crescita, è Serge Latouche, economista eretico, meriterebbe il premio Nobel per l’Economia, qui una scheda su di lui.

 

Come avete capito il tabù è la decrescita (qui ne parla Lorenzo Guadagnucci).

 

La differenza rispetto agli scorsi decenni (nei quali la decrescita veniva considerata un capriccio dei radical-chic europei) è che sempre più la decrescita viene vista come unica via d’uscita (cito cinque articoli che solo negli ultimi giorni sono stati pubblicati, a sostegno della decrescita)

https://jacobinitalia.it/ecosocialismo-e-decrescita-parliamone/,

https://comune-info.net/la-decrescita-necessaria-2/,

https://volerelaluna.it/in-primo-piano/2021/11/15/la-decrescita-e-possibile-e-necessaria/,

https://comune-info.net/chi-ha-paura-della-decrescita/

https://comune-info.net/leconomia-e-lultimo-giro-di-giostra/

 

Così come il rimedio all’essere grassi è dimagrire, il rimedio alla pazza crescita è la decrescita, ormai anche i giovani lo capiscono (o forse solo loro?)

 

 

Lo stato delle cose

Con Thatcher e Reagan, ma definitivamente dopo il crollo del muro di Berlino e lo scioglimento dell’Unione Sovietica il neoliberalismo la fa da padrone. In quasi tutte le università in quasi tutto il mondo da 30 anni si formano ormai solo economisti che si muovono all’interno del pensiero unico neoliberale, meno pubblico e più privato, privatizzazioni prima di tutto.

 

Contemporaneamente dal punto di vista politico i poteri degli stati, in Europa di sicuro, sono stati ridotti e svuotati, con una serie di trattati severissimi e spesso irreversibili, svilendo il valore delle Costituzioni, in Italia di sicuro, a pezzi di carta sempre più vuoti, e anzi cambiandone i contenuti (si veda l’introduzione del pareggio di bilancio).

 

Segnalo che nel 2004 fu pubblicato “Confessioni di un sicario dell’economia”, di John Perkins, libro nel quale l’autore spiega in dettaglio, in prima persona, come costringere gli stati a vendersi e svendersi (qui un documentario tratto dal libro di Perkins).

 

Dal punto di vista fiscale i poteri degli stati sono stati svuotati, con la possibilità di pagare le imposte (che per gli stati sono le risorse per finanziare la spesa pubblica) dove si vuole, naturalmente per (grandi) imprese e persone fisiche ricche. Quella che viene definita come una rivoluzione straordinaria, il fatto di pagare imposte al 15% per le multinazionali, in Europa è una misura regressiva, dal punto fiscale, visto che l’aliquota minima Irpef per i lavoratori italiani è il 23%, cioè i lavoratori più poveri sono gravati da un’aliquota molto superiore a quella che si applicherà alle multinazionali. (ricordo che l’art.53 della Costituzione italiana impone imposte progressive, articolo da cancellare a breve, troppo comunista, peccato d’invidia dei poveri contro i ricchi, si cancellerà anche questo, tanto si applica poco o niente, si legga qualcosa qui).

 

 

Che fare???

 

Come passare alla decrescita, senza perdere tempo (sapendo che questo passaggio non sarà un pranzo di gala)?

 

Non avverrà per un regalo di quei ricchi che stanno distruggendo il pianeta (qui), di quei ricchi che non pagano le tasse, sfruttano i lavoratori e nel tempo libero fanno viaggi nello spazio (misteri del plusvalore).

 

È necessaria una lotta fortissima.

Esistono tante lotte, in tutto il mondo, importanti, necessarie, eroiche, ammirevoli, da sostenere (faccio solo pochi esempi: Extinction Rebellion, NoTav, contro le basi militari, ci vorrebbe una lista lunghissima).

 

Ecco il modello di sviluppo perseguito dal sistema economico che si chiama capitalismo, un tempo i confini, adesso i muri:

 

 

Ormai i padroni del mondo hanno svuotato i poteri dei Parlamento sequestrando le vite degli esseri umani. È necessario far nascere strutture, partiti, movimenti, che siano universali, non solo per un unico obiettivo, con programmi davvero alternativi, che riescano ad entrare nelle stanze dei bottoni, con idee davvero forti, senza farsi comprare, come è successo troppo spesso, troppi nascono incendiari e muoiono pompieri.

Quello che sta succedendo è che le questioni ambientali e l’ambiente vengono gestiti da chi l’ha distrutto, che la decrescita verrà gestita dai sostenitori della crescita, senza regole è meglio.

 

Sarà necessario fare la conta di chi vuol cambiare lo stato di cose presente, il capitalismo, e poi iniziare il cambiamento, studiare strategie e tattiche per conquistarlo, non l’ennesimo PNRR concesso, con cavallo di Troia incorporato.

 

Serve gente molto antipatica, a loro, uno come Varouakis è il primo che mi viene in mente, ma ce ne saranno migliaia, milioni, ma occorre unirsi, è un’impresa da far tremare i polsi, ma non c’è altra scelta.

 

Qualche idea?

 

 

sabato 8 agosto 2020

RICORDANDO ALEX LANGER E PAOLO FINZI - Peppe Sini

 

COSTRUTTORI DI PONTI, COMBATTENTI NONVIOLENTI PER LA LIBERAZIONE DELL'UMANITA'

 

A distanza di tanti anni l'una dall'altra due persone valorose, che per noi sono stati anche due amici molto cari, oltre che maestri e compagni di lotte, ci hanno lasciato nel piu' tragico dei modi, ponendo volontariamente fine ai propri giorni.
Il 3 luglio del 1995 Alex Langer, nella campagna fiorentina; era nato nel 1946.
Il 20 luglio 2020 Paolo Finzi, lungo la linea ferroviaria nei pressi di Forli'; era nato nel 1951.
Non sono le sole persone della cui generosa vicinanza e benevolenza abbiamo avuto la fortuna e il privilegio di fruire che hanno cessato di vivere con un gesto volontario, che anch'esso ci interpella nel profondo, come nel profondo le loro vite, le loro esperienze e riflessioni, ci hanno interpellato e vieppiu' persuaso all'impegno comune per il bene comune dell'umanita'.
Ma in Alex e in Paolo vi erano alcune qualita' comuni che sempre ci hanno commosso: la mitezza che ascolta e comprende ed accoglie e lenisce il dolore e umanizza la vita, la virtu' dialogica e maieutica, l'essere costruttori di ponti tra diversi, l'essere combattenti nonviolenti per la liberazione dell'umanita', il loro urgente incessante assoluto schierarsi dalla parte delle vittime e contro tutti i poteri oppressivi.
Persone cosi' e' naturale che vivano nel conflitto, che sperimentino quotidianamente l'incomprensione, lo scacco, l'angoscia, e non di rado la persecuzione; che agiscano in contesti critici, nel vivo delle lotte, tra le contraddizioni piu' laceranti; e che sperimentino i limiti piu' dolorosi, le prove piu' incerte; e che nei loro esperimenti di verita', nel loro operare per la condivisione del bene e dei beni, debbano incontrare sovente la banalita' del male e il male radicale che sono una stessa cosa.
Eppure sono persone entusiaste della vita, della bellezza del mondo, sempre pronte ad andare dove vengono chiamate, sia per prendere parte a una lotta, sia per partecipare a un incontro di convivialita' nel senso forte che Ivan Illich attribuiva a questa parola, sia per recare una testimonianza, una parola saggia e sapiente, o la memoria di ferite che non si rimarginano.
E nel loro andare, nel loro tessere relazioni e confortare animi, chiarire situazioni ed esortare al vero e al giusto e al bene, nel loro ricordare, nel loro condividere, nel loro lottare, sempre portano la luce dell'ironia (soprattutto dell'autoironia) e della pazienza; ma un'ironia che non e' mai ne' futile ne' gratuita; e una pazienza che non e' mai corriva o rassegnata; no, la loro era l'attitudine di quel verso di Franco Fortini: "ironia che resiste, e contesa che dura".
*
Poi, naturalmente, c'erano anche le differenze, e tutto cio' che connota l'esistenza di un essere umano che non si svolge mai "in vitro" ma sempre tra i turbini e le lacerazioni, tra i limiti e le contraddizioni, nelle scelte impegnative e nelle decisioni irreversibili da prendere sempre senza il tempo necessario, da prendere sempre sotto la pressione degli eventi, da prendere sempre nella coscienza della complessita' delle situazioni, tra le perplessita' e le incertezze, e sovente senza la possibilita' di avvalersi del vecchio principio di precauzione, perche' la violenza, la menzogna e la barbarie dei poteri oppressivi, schiavisti e sterministi sempre preme ed e' sul punto di dilagare, e allora qui e adesso tu, proprio tu devi opporti, tu, proprio tu, devi essere l'argine. Cosciente di correre il rischio che quella pressione, quel peso insostenibile, quella macchina divoratrice, quel vuoto orrore affamato di vite umane, ti spezzi, ti spazzi via, e la tua azione resistente, la tua azione misericorde, la tua azione generosa e doverosa sia stata vana.
Alex Langer era cresciuto in un ambiente multietnico e multiculturale tra vivi attriti e vivi incroci, cattolico come don Milani, militante della nuova sinistra nel decennio fiammeggiante e corrusco, aggettante e tragico, a cavallo tra la fine degli anni Sessanta e la fine degli anni Settanta, fu poi tra i fondatori del movimento dei Verdi, e tenne insieme le ragioni della liberazione dell'umanita', della difesa dei diritti umani di tutti gli esseri umani, della convivenza e della condivisione del bene e dei beni, della difesa della natura, negli ultimi anni della sua vita lottando con tutte le sue forze contro i poteri totalitari e genocidi che menavano strage nel cuore d'Europa nell'indifferenza generale.
Paolo Finzi, figlio di resistenti antifascisti, giunto giovanissimo all'ideale anarchico, compagno di lotta di Pino Pinelli, fu il piu' giovane degli anarchici perseguitati dopo la strage di piazza Fontana; fondo' ed e' stato lungo cinque decadi lo "spiritus rector" di "A. Rivista anarchica", che e' una delle piu' belle riviste di politica e cultura che esistono in Italia; impegnato in tutte le riflessioni e ricerche libertarie, in tutte le lotte anarchiche e nonviolente, ha scritto libri (e poi anche altre pubblicazioni multimediali) su due figure luminose dell'anarchia: Errico Malatesta e Alfonso Failla, sulla Resistenza di Matilde Bassani Finzi sua madre; sul popolo rom e sul suo sterminio da parte dei nazisti; su Fabrizio De Andre' di cui fu amico ed esegeta; e sia su "A" sia in dossier e altri testi specifici molto ha scritto sul contributo anarchico alla Resistenza, su Pino Pinelli e sulla strage di Stato, su molti temi e molte figure che insieme costituiscono una costellazione di studi e ricerche di vastita' e profondita' tali da meravigliare chi non immagina che si possa essere insieme uno strenuo militante nel vivo delle lotte ed uno studioso e un suscitatore di studi cosi' aperto, ad un tempo rigoroso e poliedrico, capace di dare sensibile ascolto - e restituire fedele rappresentazione ed aggettante interpretazione - ad ogni esperienza e riflessione che arricchisse la teoria e le pratiche libertarie, solidali, di difesa nitida e intransigente - e di comprensione accurata e accudente - della dignita' umana e del mondo vivente.
*
L'ecologista per antonomasia Alex Langer e l'anarchico per antonomasia Paolo Finzi.
Ma abbiamo la convinzione che certi epiteti stereotipati non rendessero loro piena giustizia.
L'ecologia integrale (equosolidale, sociale e nonviolenta) di Alex, e l'anarchia integrale (di opposizione a tutti gli stati, a tutte le chiese, a tutti i poteri) di Paolo, non configurano due universi di discorso separati ed incomunicabili, ma al contrario sono esperienze fortemente intrecciate, costantemente aperte e reciprocamente attrattive, come tutte le esperienze e riflessioni femministe, ecologiste, socialiste, libertarie, antispeciste, nonviolente, che tutte convergono in una speranza e prospettiva di umanesimo integrale, di liberazione comune, di convivenza solidale, di relazione universalmente rispettosa e accudente fra tutti gli esseri umani, e fra gli esseri umani e gli altri esseri viventi e l'intero mondo vivente.
Noi crediamo che molte differenze tra le persone, i movimenti, le organizzazioni e finanche le istituzioni orientate in modo rigoroso alla resistenza contro ogni oppressione, alla condivisione di tutto il bene e di tutti i beni, alla liberazione dell'umanita', alla difesa dei diritti umani di tutti gli esseri umani e alla difesa e all'accudimento della biosfera, siano piu' di linguaggio che di sostanza: e che figure come quella di Alexander Langer e quella di Paolo Finzi siano illuminante testimonianza di questa profonda unita' d'intenti e di orientamento verso il bene comune che unisce i soggetti individuali e collettivi che sull'umana esistenza ragionano con visione non offuscata, con non alienata coscienza, con viva empatia e nitida intellezione. Come ci hanno insegnato Simone Weil e Hannah Arendt, Rosa Luxemburg e Virginia Woolf.
Capita raramente tra gli uomini: cosi' forte e' il peso e lo stigma di millenni di tradizione oppressiva maschilista e patriarcale; solo il pensiero delle donne, il movimento di liberazione delle donne costituiscono la corrente calda e il massimo inveramento storico della nonviolenza in cammino, di tutte le esperienze e riflessioni intese a promuovere la liberazione dell'umanita' e la salvezza dell'intero mondo vivente.
Tra i non molti uomini postisi concretamente, esistenzialente, empaticamente alla scuola del pensiero e delle lotte delle donne Alex e Paolo sono stati un esempio e un appello.
Nel loro sentire ed agire non li guastava la presunzione ne' il rancore, che pure offuscano tante persone dotate di buone qualita'; preferivano subire ingiurie anziche' commettere torti; e sceglievano comunque di opporsi sempre ad ogni abuso, ad ogni oppressione, ad ogni iniquita', sceglievano comunque di essere sempre realmente, pienamente solidali con le vittime, con tutte le vittime. Erano parte del movimento delle oppresse e degli oppressi, sapevano di avere un ruolo anche - per cosi' dire - pedagogico, ma della loro autorevolezza intellettuale e morale non abusarono mai per imporre un'autorita' personale, ne' per ottenere privilegi o gratificazioni.
*
Chi materialmente scrive queste righe, che ha cercato di vivere secondo quel consiglio di Epicuro ("lathe biosas") pur avendo dedicato - nei limiti delle sue capacita' e possibilita' - alla lotta politica contro l'oppressione e l'ingiustizia l'intera vita, tante volte resto' sorpreso ricevendo da entrambi un'affettuosa, generosa attenzione (visite e abbracci, lettere e telefonate, pubblicazioni in dono, inviti a prendere parte a iniziative); e sentiva che uguale attenzione sapevano riservare a tutte le persone che avevano incrociato lungo i sentieri delle loro vite; persone che ricordavano una per una e che tenevano insieme in una trama relazionale che prefigurava l'internazionale futura umanita', la civile convivenza, la societa' universale in cui da ciascuno sia donato secondo le sue capacita' e a ciascuno sia donato secondo i suoi bisogni: il sogno e il programma della prima Internazionale allo stato nascente, e di ogni autentico movimento di liberazione, di ogni persona che si ferma a pensare e nella sua mente, nel suo cuore, riscopre la regola aurea di ogni morale decente: agisci nei confronti delle altre persone cosi' come vorresti che le altre persone agissero verso di te; sii tu l'umanita' come dovrebbe essere.
Li ricordiamo quindi come si deve ricordare ogni persona, e massime le persone amate: per l'insieme della vita (in cui, certo, c'e' anche il momento della morte, ma che quel momento non fagociti e non annichilisca il senso e il valore dell'intero cammino percorso e degli ideali affermati e vissuti fino all'estremo), per quanto di buono hanno saputo donare, per l'esempio e le seminagioni e le sementi che lasciano.
Ricordandoli cosi', Alex Langer e Paolo Finzi, ci esortano ancora alla lotta nonviolenta per la liberazione comune e per l'accudimento dell'intero mondo vivente; ci esortano ancora ad opporci al fascismo ed a tutti i poteri oppressivi.
Tessitori di pace, intransigenti difensori dei diritti umani di tutti gli esseri umani - il diritto alla vita, alla dignita', alla solidarieta', a una sobria felicita', alla condivisione del bene e dei beni -; persuasi della nonviolenza concretamente agita nel conflitto necessario; li ricordiamo e li salutiamo ancora una volta con gratitudine che non si estingue. Ed ai loro familiari ed amici e compagni una volta ancora attestiamo la nostra vicinanza.
*
Ed e' anche nel ricordo della loro lotta, del loro esempio, del loro lascito, naturalmente senza la pretesa di interpretarli e di rappresentarli e sapendo che su alcune nostre proposte di riflessione e d'iniziativa potevano ovviamente avere opinioni diverse e fin opposte, che ancora una volta riproponiamo ad ogni persona di volonta' buona quattro impegni su cui da anni - da decenni - veniamo insistendo:
1. riconoscere a tutti gli esseri umani in fuga da fame e guerre, da devastazioni e dittature, il diritto di giungere in salvo nel nostro paese e nel nostro continente in modo legale e sicuro, ove necessario mettendo a disposizione adeguati mezzi di trasporto pubblici e gratuiti; e' l'unico modo per far cessare la strage degli innocenti nel Mediterraneo ed annientare le mafie schiaviste dei trafficanti di esseri umani;
2. abolire la schiavitu' e l'apartheid in Italia; riconoscendo a tutti gli esseri umani che in Italia si trovano tutti i diritti sociali, civili e politici, compreso il diritto di voto: la democrazia si regge sul principio "una persona, un voto": un paese in cui un decimo degli effettivi abitanti e' privato di fondamentali diritti non e' piu' una democrazia;
3. abrogare tutte le disposizioni razziste ed incostituzionali che scellerati e dementi governi razzisti hanno nel corso degli anni imposto nel nostro paese; si torni al rispetto della legalita' costituzionale, si torni al rispetto del diritto internazionale, si torni al rispetto dei diritti umani di tutti gli esseri umani;
4. formare tutti gli appartenenti alle forze dell'ordine alla conoscenza e all'uso delle risorse della nonviolenza; poiche' compito delle forze dell'ordine e' proteggere la vita e i diritti di tutti gli esseri umani, la conoscenza della nonviolenza e' la piu' importante risorsa di cui hanno bisogno.
Il razzismo e' un crimine contro l'umanita'.
Siamo una sola umanita' in un unico mondo vivente.
Ogni vittima ha il volto di Abele.
Salvare le vite e' il primo dovere.
Abolire le guerre e le armi, abolire ogni struttura oppressiva, abolire ogni schiavitu', riconoscere l'umanita' di ogni essere umano.
Oppresse e oppressi di tutti i paesi, unitevi nella lotta per la liberazione dell'umanita' e la salvezza dell'intero mondo vivente.
La nonviolenza e' in cammino. La nonviolenza e' il cammino dell'umanita' verso l'universale solidarieta'.

 

Il "Centro di ricerca per la pace, i diritti umani e la difesa della biosfera" di Viterbo

 

Viterbo, 8 agosto 2020

mercoledì 16 aprile 2014

“Lentius, profundius, suavius”, dice Alex Langer


a volte capita di scoprire (o riscoprire) parole importanti, di qualcuno che è mancato troppo presto - franz

Parlando di un possibile futuro amico vorrei sottoporvi soprattutto due aspetti che penso siano importanti per renderci più amichevole, meno ostile, più vivibile il futuro e forse anche il presente.
Dei grandi impegni, delle grandi cause credo che quella per la riconciliazione con la natura, sicuramente abbia oggi un posto importantissimo. Anni fa il verde andava di moda; non c’era pubblicità che non avesse bisogno di sottolineare la qualità ecologica dei prodotti che cercava di propinarci: la macchina ecologica, il cibo ecologico, i materiali ecologici e così via. Dieci anni fa, per avere il consenso della gente bisognava dire: quello che noi vi proponiamo, quello che noi vi vendiamo fa bene non solo a voi ma fa bene anche alla natura”. Questa moda per l’aspetto che era moda è rapidamente conclusa; purtroppo questa moda è passata anche a livello della grande politica. Vi ricorderete, due anni fa, il grande vertice mondiale di Rio de Janeiro, dove Nord e Sud del mondo dovevano trovarsi insieme per stabilire come usare insieme, in modo giudizioso e riguardoso, le risorse di tutta l’umanità, di tutto il pianeta? Ebbene il Nord, che avrebbe dovuto tirare un po’ la cinghia, ha semplicemente detto che questo non interessava e il vertice salvo con alcune promesse generiche (sporcare meno, tagliare meno alberi, sterminare meno specie viventi) in realtà si è concluso senza grandi impegni.
Allora mi sembra che oggi ci sia bisogno che tra coloro che non cercano un impegno semplicemente effimero, che gridano libertà quando tutti gridano libertà, che gridano giustizia nel momento in cui tutti gridano giustizia, che gridano magari anche pace nel momento in cui tutti gridano pace o democrazia o solidarietà, che una attenzione particolare e anche contro corrente, anche al di fuori della moda, vada all’integrità del creato, se volete, alla reintegrazione della biosfera.

Una vita semplice

Molti possono chiedersi: ma reintegrazione, riconciliazione con la natura, cosa vuol dire? quali precetti devo seguire? chi mi dà le indicazioni affidabili, su che cosa fare, per quali animali in pericolo di estinzione bisogna battersi? quali alberi preservare?
Io credo che il messaggio di fondo della riconciliazione con la natura che noi oggi dobbiamo proporci e possiamo proporre, senza tema di essere smentiti, è sostanzialmente uno, cioè quello della vita più semplice.
Quando quasi duecento anni fa Kant si preoccupava che tipo si messaggio morale trovare per tutti, credenti o non credenti, cioè che tipo di regola dare o formulare perché fosse valida per tutti, fosse indiscutibile, ha trovato alla fine questa regola: cerca di comportarti in modo tale che i criteri che ispirano la tua azione possano essere gli stessi criteri che ispirano chiunque altro. Questa è stata alla fine la formulazione più laica e più universale che ha trovato.
Se noi guardiamo oggi la situazione del mondo, un mondo popolato da più di 5 miliardi di persone, dovremmo per lo meno dire che i criteri che ispirano il nostro agire, siano moltiplicabili per 5 miliardi; cioè cercate di sporcare quanto 5 miliardi di persone potrebbero permettersi di sporcare; cercate di consumare energia quanto 5 miliardi di persone possono consumare; cercate di deforestare quanto 5 miliardi di persone possono permettersi di deforestare.

Diversi noi

Quindi credo che il primo e fondamentale messaggio ecologico che oggi si possa dare è semplicemente quello di una vita semplice, di una vita che consumi poco, di una vita che abbia grande rispetto di tutto quello con cui abbiamo a che fare, compresi gli animali, comprese le piante, comprese le pietre, compreso il paesaggio, cioè tutto quello che ci è stato dato in prestito e che dobbiamo dare agli altri.
Un secondo aspetto che mi permetto di offrirvi come possibile contributo a un futuro amico ha a che fare anch’esso con la conciliazione o con la convivenza. Ed è non la convivenza con la natura ma la convivenza tra culture, la convivenza tra diversi noi, cioè tra gruppi di persone che non si identificano, pur vivendo nello stesso territorio.
Oggi in Europa e in particolare nelle grandi città la compresenza di persone, di lingua, di cultura e di religione, spesso di colore della pelle diversa, sarà sempre meno l’eccezione e sarà sempre più la regola.
Io credo che abbiamo, semplificato, due scelte: una è quella che ultimamente è diventata famosa col termine epurazione etnica, cioè ripulire ogni territorio dagli altri, rendere omogeneo, rendere esclusivo, etnicamente esclusivo un territorio e quindi dire che chi li non diventa uguale agli altri, perché vuole coltivare la sua diversità o chi semplicemente viene cacciato da lì, cioè non gli viene neanche permesso di integrarsi, se ne vada, con le buone o le cattive, fino allo sterminio.
L’altra possibilità è quella che ci attrezzammo alla convivenza, che sviluppiamo una cultura, una politica, un’attitudine alla convivenza, cioè alla pluralità, al parlarsi, all’ascoltarsi. Ora credo che finché non costava, finché era una moda, il plurietnico, il pluriculturale era anche vello, faceva chic; per esempio l’Italia era un paese in cui tutti i grandi giornali erano pieni di sdegno sulla xenofobia altrui: gli svizzeri hanno fatto un altro referendum xenofobo, in Germania ci sono stati episodi di intolleranza xenofoba, in Francia ecc. Oggi ci accorgiamo che questo diventa tragicamente realtà anche da noi; forse per la semplice ragione che prima gli altri non li avevamo tra noi e quindi era facile sopportarli finché stavano lontani; una volta che ci sono, diventa meno facile. Allora io credo che, promuovere una cultura, una legislazione, un’organizzazione sociale, per la convivenza pluriculturale, plurietnica, diventa, oggi, uno dei segni distintivi della qualità della vita, una delle condizioni per poter avere un futuro vivibile.
Visto che abbiamo parlato di comunicazione interculturale io credo che essa non debba avvenire in modo volontaristico e quasi a denti stretti come un obbligo, ma diventare anche un piacere. Penso che nella convivenza tra diversi noi sia molto importante che ognuno di questi noi non si senta in pericolo, cioè non si senta minacciato. Quando si sente minacciato è vicina la tentazione della violenza e non c’è conflitto più coinvolgente di quello etnico o razziale o religioso, che subito forma fronti, schieramenti difficilissimi poi da riconciliare. Quindi io credo che oggi uno dei grandi compiti di chiunque abbia voglia di un futuro amico sia proprio quello di diventare in qualche modo, nel suo piccolo, pontiere, costruttore di ponti del dialogo, della comunicazione interlculturale o interetnica. Se non c’è comunicazione interculturale, credo che andiamo incontro a una Jugoslavia generalizzata, per dirla con un telegramma forse un po’ pessimista ma temo non lontano dalla realtà.

Criteri per un futuro amico

Questi sono due aspetti che io volevo sottoporvi per un futuro amico. Vorrei adesso diversi brevemente quattro piccole modalità che possono aiutare in questo.
La prima riguarda la credibilità delle parole. Io credo che oggi ci sia pochissima fede, giustamente, nelle parole, perché è difficile distinguere la notizia dalla pubblicità, la realtà dalla fandonia, che se ripetuta autorevolmente e televisivamente diventa realtà essa stessa.
È credibile chi può dire “Vieni e vedi”; è credibili chi ha un’esperienza da offrire alla quale ognuno può partecipare, che ognuno può condividere. Dove non c’è un “vieni e vedi” io sarei molto diffidente. In questo senso la televisione, è un vedi sì, ma è un vedi mediato, tanto che non ha nessuna verifica possibile.
Un secondo criterio, lo chiamerei il criterio dei cinque giusti e si rifà alla trattativa sulla distruzione di Sodoma e Gomorra. Vi ricorderete che Abramo tentava di non far distruggere Sodoma e Gomorra sostenendo che tanti giusti sarebbero morti nella catastrofe insieme ai malvagi. Allora comincia una lunga trattativa perché gli angeli dicono: forniscici un elenco credibile dei giusti almeno cinque tirali fuori, fuori i nomi perché altrimenti non ci crediamo.
Penso che se noi non vogliamo diventare prigionieri delle nostre illusioni, almeno una minima verifica sui cinque giusti dovremmo farla; una verifica se anche altri ritengono importanti le cose che a ognuno di noi sembrano importanti e mettersi insieme con altri che le condividano, prima di andare a urlare in televisione.
Un’altra modalità per costruire un futuro amico e paritario è quello di concludere anche magari molto formalmente dei patti. Io credo che oggi ci siano molte forme di patto, molte forme di alleanza che possono essere concluse e che restituiscono anche dignità e giustizia a chi apparentemente è il ricevente. Pensate alla grandiosa esperienza di Emmaus, dove dei cosiddetti scarti umani delle comunità di Emmaus, considerati tali da molti hanno imparato a restituire prima dignità agli scarti, ai rifiuti raccogliendoli, separandoli, riutilizzandoli, mettendoli in circolo, e quindi riguadagnando dignità anche loro. Credo che oggi il modello dell’alleanza del patto di una reciprocità, sia non solo una condizione molto importante ma possa essere perseguita molto concretamente perché siamo a un livello della comunicazione facilitata.
L’ultimo aspetto che oggi vedo molto sottovalutato riguarda la relazione tra nord del mondo rispettivamente col sud e con l’est. Oggi chi è di sinistra è molto tifoso del Terzo Mondo; chi viceversa viene da una tradizione più di destra, è invece più attento all’est perché è stato a lungo educato alla solidarietà con chi era oppresso dal comunismo.
Quindi oggi rischiamo di riprodurre, anche dopo la caduta del comunismo, queste solidarietà su binari differenziati o col sud o con l’est. Parlando di alleanze, di patti, credo che sarebbe una buona strada da seguire che noi, nelle cose che facciamo, cercassimo di avere partner all’est e al sud e che li facessimo anche conoscere tra di loro, anche perché spesso sono in competizione, perché entrambi ci corteggiano.
Sono arrivato alla chiusura e vorrei tentare il riassunto, con una variazione su un motto molto conosciuto. Voi sapete il motto che il barone De Coubertain ha riattivato per le moderne Olimpiadi, prendendolo dall’antichità: il motto del citius, più veloce, altius, più alto, fortius, più forte, più possente. Citius altius e fortius era un motto giocoso di per sè, era un motto appunto per le Olimpiadi che erano certo competitive, ma erano in qualche modo un gioco. Oggi queste tre parole potrebbero essere assunte bene come quinta essenza della nostra civiltà e della competizione della nostra civiltà: sforzatevi di essere più veloci, di arrivare più in alto e di essere più forti. Questo è un po’ il messaggio cardine che oggi ci viene dato. Io vi propongo il contrario, io vi propongo il lentius, profundius e soavius, cioè di capovolgere ognuno di questi termini, più lenti invece che più veloci, più in profondità, invece che più in alto e più dolcemente o più soavemente invece che più forte, con più energia, con più muscoli, insomma più roboanti. Con questo motto non si vince nessuna battaglia frontale, però forse si ha il fiato più lungo.
* dall’intervento al Convegno giovanile di Assisi 1994


qui una lettera bellissima di Maria D’Asaro ad Alex Langer, e bellissima è dire poco.