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giovedì 27 ottobre 2016

Fate (voce del verbo fare) - Pabuda

una neuropoesia di PABUDA per chi a Goro… fa schifo

fate schifo, è un dato di fatto:   
cine-ripreso, audio-registrato,
tele & radio documentato.
suona male stare a dirvelo?
io credo
sarebbe molto meno fraterno
e amichevole
lasciarvi tra le nebbie dei distinguo,
lasciarvi indecisi
tra gli apparenti opposti:
– da un lato – l’apologia
che del vostro schifo fanno
i seminatori d’odio professionisti
e – dall’altro – la relativizzazione,
la beneducata disinformazione,
la pelosa & democratica
presa di distanza
con annessa demagogica
parziale giustificazione
(per capirci…
si legga Mauro su “Repubblica”)
congegnata per sortire,
alla fine della fiera,
una generale e italianissima
autoassoluzione.
ma voi, da qualche parte
(su un quaderno,
su un bloc notes, su un diario,
o su un foglietto)
per non dimenticarlo, segnatevelo:
fate schifo: è un dato di fatto:
non conta quel ch’eravate,
dicevate, facevate sino all’altro ieri:
conta quel ch’adesso
avete pensato, avete detto,
avete fatto.
a quanto pare, a cose fatte,
neppure vi vergognate.
è un peccato, davvero:
non dovreste vergognarvi
di provar vergogna,
(e, magari, di chiedere scusa
a ciascuna di loro e al mondo intero):
è un peccato non vi passi neppure
per la testa
perché, di fatto, è l’ultima chance
che vi resta:
la vergogna potrebbe essere un aiuto,
una spinta, un punto di partenza,
per pensare allo schifo nauseante
ch’avete messo in piazza
e cominciare a provare, anche voi,
l’unico senso giusto:
l’istintivo, primordiale, umano disgusto.
ma manco un leggero rossore
sulle vostre guance vedo.
fate schifo – il concetto, a questo punto,
dev’essere chiaro, credo –
ma fate anche un po’ paura:
siete un segnale, un allarme che urla
e rompe i timpani:
perché di gente che coi mezzi più vari
(più discreti e astuti dei vostri, magari)
fa lo schifo che fate voi
ce n’è un’enormità:
ce n’è nelle campagna e nelle città,
tra il popolino arricchito, indebitato, ignorante
e tra l’oligarchia milionaria e potente,
tra gli analfabeti e tra i laureati,
tra i rimbecilliti che si cuociono il cervello
davanti alla tv
e tra i rimbecilliti che s’inventano
e ammanniscono programmi e notiziari,
quiz, concorsi, cronache sportive
e documentari…
dentro alla tv.
ce n’è: nell’elettorato e tra gli eletti,
tra gli atei e tra i baciapile,
tra gli accattoni disperati
e tra i vescovi ingioiellati,
tra gli operai e nei consigli
d’amministrazione:
ce n’è per ogni dove:
tra i liberali e tra gli ex comunisti,
tra gli eterni democristiani e – ovviamente –
tra i fascisti e i nazionalisti
(quelli neri, i rosso-bruni, gli azzurri e i verdi).
per ora, schifoso popolo
di qualche centinaio d’italiani fieri
e fiere italiane
che t’ammazzi di lavoro
per tener ben sopra il rosso, in banca, il conto
e fai quelle cose schifose
senza vergognartene punto,
per ora, popolo obbrobrioso,
ti crogioli abbastanza tranquillo
nella melma catodica maleodorante
delle tue coraggiose imprese
per tenere dodici donne emigrate e senza casa
alla larga dal tuo paese…
perché la sai lunga
e perché ti trovi in abbondante compagnia:
con te c’è buona parte della triste e piccola
borghesia
ma pure ci son certe stelle
della moderna aristocrazia.
e t’illudi che tra schifosi siete tutti uguali:
sgobboni e magnati,
politici razzisti e razzisti popolani, alla pari.
palle! popolo minaccioso, allevatore d’odio
e, all’occorrenza, di redditizi molluschi bivalvi
quando sarai veramente,
seriamente nella merda –
alla prossima crisi globale
verticale
dello spaghetto allo scoglio –
i tuoi compagni virtuali,
giornalistici e mediatici, di bravate xenofobe
t’abbandoneranno:
altri e più preziosi frutti di mare
ed (e)lettori
e inquilini, e correntisti e alcolisti
e dipendenti
e consumatori e radio-telespettatori
da spolpare
facilmente si procureranno:
abbandonandoti al tuo misero, fetente, destino:
in una scarpata, una trincea,
una bancarotta fraudolenta, un ospizio,
un pollaio industriale,
un manicomio, una cella, una sala operatoria,
un sottomarino alla deriva.

martedì 25 ottobre 2016

gli eroi di Gorino

non sanno che frugando nel sito http://www.ellisisland.orgnel quale sono registrati gli ingressi, solo negli Usa – tralasciando dunque il Sudamerica – nell’isola di Ellis Island (per ricordare, o sapere, si può iniziare dal bel film di Emanuele Crialese «Nuovomondo», del 2006), fra il 1892 e il 1924, nei molti milioni di emigranti (allora avevano la e davanti) italiani ci sono 399 Bossi, 128 Salvini, 196 Maroni.
oggi i loro discendenti affonderebbero volentieri le navi nelle quali gli emigranti con il loro nome viaggiavano in terza classe o li rimanderebbero indietro, a casa loro, a morire di fame, senza neanche perdere qualche minuto a parlarci. 
gli eroi di Gorino fanno le barricate per non ospitare 11 donne di un altro colore.
chissà se qualche illustre abitante di Goro e Gorino nel secolo scorso è stato in Libia, Etiopia, Eritrea o Somalia a portare la civiltà.