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lunedì 13 novembre 2023

L'era della menzogna manipolativa e le coscienze dei giovani - Andrea Zhok

 

"Venuta la sera, mi ritorno a casa ed entro nel mio scrittoio; e in sull'uscio mi spoglio quella veste cotidiana, piena di fango e di loto, e mi metto panni reali e curiali; e rivestito condecentemente, entro nelle antique corti delli antiqui huomini, dove, da loro ricevuto amorevolmente, mi pasco di quel cibo che solum è mio e ch’io nacqui per lui; dove io non mi vergogno parlare con loro e domandarli della ragione delle loro azioni; e quelli per loro humanità mi rispondono; e non sento per quattro hore di tempo alcuna noia, sdimentico ogni affanno, non temo la povertà, non mi sbigottisce la morte: tutto mi transferisco in loro."

(Niccolò Machiavelli)


Stavo pensando al continuum di bugie, manipolazioni, finzioni strumentali in cui siamo immersi.

Nel dibattito pubblico e nei giornali il tentativo di fare spazio a posizioni plurali, documentate e dialettiche è sostanzialmente estinto.

I giornali non ci provano neppure a dare informazioni di prima mano: ricevono i comunicati di una manciata di agenzie di stampa internazionali a guida Nato e ci fanno sopra una poesia gradita all'azionista di maggioranza.

I talk show invece che essere esercizi dialettici sono apparati di costruzione del consenso a colpi di battute ad effetto e stategie registiche.

Ma questo è noto e piuttosto palese. Poi c'è tutto il resto.

Le produzioni cinematografiche propongono continue ricostruzioni artificiali del passato in forme che si confanno al gusto politicamente corretto di alcune lobby; le fiction propongono una modellistica di mondo con una distribuzione dei buoni e dei cattivi secondo la manualistica della NSA; dominano rappresentazioni proiettive di rapporti psicologici ed emozionali di nicchia, che vengono presentati come la forma normale dell'umanità.

E poi la pubblicità, onnipresente forma di menzogna strumentale istituzionalizzata, in cui qualcuno con parole suadenti, volto sincero, nel nome di ideali suggestivi, magari con un capolavoro musicale in sottofondo, ti racconta torrenti di balle per indurti a trasferirgli i tuoi maledetti soldi per acquistare la qualunque.

Poi c'è tutto il mondo virtuale delle autorappresentazioni telematiche, in cui ci si mette in vendita recitando sé stessi (dalle chiareferragni ad Onlyfans).

Ecc. ecc.

Ciò che mi chiedo, e che mi angoscia, è quale forma debba prendere una coscienza, soprattutto giovanile, in questo contesto di manipolazione e menzogna ininterrotte.

Spesso lamentiamo nelle nuove generazioni apatia, rassegnazione e quando c'è un sussulto di reazione, confusione estrema.

Ma quello che mi chiedo è come crediamo sia possibile qualcosa di diverso.

Come immaginiamo sia possibile crescere in un mondo in cui le voci ufficiali e la rappresentazione del discorso pubblico sono sistematicamente veicoli di manipolazione e frode, di persuasione interessata, di imbroglio mercenario?

Per chi ha avuto la fortuna di costruirsi in passato un retroterra fondato, esiste un modo per sottrarsi - sia pure a fatica - da questa falsificazione sistematica del mondo, ma per gli altri rimane solo un incubo infinito di bugie a breve termine tra cui divincolarsi in una condizione di perenne provvisorietà.

Di fronte all'era della menzogna manipolativa ci si può ancora rifugiare forse solo nei testi di epoche più o meno remote, che non conoscevano quest'ipertrofia della manipolazione. Per chi non vi ha accesso il residuo terreno della fiducia nel mondo viene divorato ogni giorno, ricadendo nel nulla.

da qui

mercoledì 28 giugno 2023

I 10 rifugiati più celebri della letteratura e dell’arte

 

Il 20 giugno si celebra la Giornata Mondiale del Rifugiato. Per l'occasione, vi proponiamo una lista di letterati, filosofi e artisti che hanno segnato la storia letteraria e artistica lontano dai rispettivi Paesi d'origine.

 

Oggi come ieri, quello dei rifugiati è un tema di stretta attualità. Nel corso della storia individui o intere popolazioni hanno dovuto abbandonare le loro case per sfuggire a persecuzioni, guerre e violenze. Tra loro sono numerosi anche i personaggi celebri che durante la loro vita sono stati costretti a cercare rifugio lontano dal loro Paese di origine per sfuggire a persecuzioni, per lo più politiche e/o razziali. Per comprendere meglio il presente, ripercorriamo anche stavolta la storia attraverso l’esperienza dei grandi personaggi: vediamo la storia di questi letterati, filosofi e artisti che hanno segnato la storia letteraria e artistica lontano dai rispettivi Paesi d’origine.

I 10 rifugiati più celebri della letteratura e dell’arte:

 

Isabel Allende

Nipote del presidente cileno Salvador Allende, fu esiliata dopo che lo zio venne deposto dalle forze golpiste di Pinochet nel 1973, la scrittrice iniziò a ricevere minacce di morte e venne presa di mira dal regime. Decise così di trasferirsi prima in Venezuela. Ha sempre continuato la sua carriera da giornalista anche in esilio collaborando con il giornale (El Nacional). Le sue novelle e i suoi romanzi, tradotti in tutto il mondo, spesso raccontano della sua esperienza di esilio. Nel 1985 si è trasferita negli Stati Uniti e nel 1990, quando è stata ristabilita la democrazia in Cile, è ritornata, dopo 15 anni di assenza, per ricevere il premio “Grabiela Mistral”.

 

Sigmund Freud

 

Il grande psicologo austriaco era di origini ebraiche. Quando nel 1938 l’Austria, paese in cui viveva, venne annessa al Terzo Reich, per Freud iniziarono i problemi. Nel 1933 le sue opere furono bruciate e la casa editrice che pubblicava i suoi libri fu occupata dai nazisti. Il figlio Martin fu arrestato e dopo una settimana anche la figlia Anna portata via. Li rilasciarono quasi subito, ma Freud, sconvolto, si vide costretto all’esilio. Ottenne un visto d’entrata in Inghilterra grazie alla fama di cui godeva in quel Paese. Gli venne concesso di migrare dalla Germania, previo il pagamento di tasse. Venne privato della cittadinanza austriaca e divenne apolide. Accompagnato dalla moglie Martha e dalla figlia Anna partì per Londra, dove ottenne lo status di rifugiato politico. Cinque anni dopo, le sue quattro sorelle, rimaste a Vienna, vennero arrestate e uccise in un campo di concentramento.

 

Pablo Neruda


Stabilitosi in Spagna nel 1934, lavorò al seguito dell’ambasciata cilena. La guerra civile e il suo temperamento drammatico lo spinsero sempre più a precisi impegni politici che tanta parte hanno avuto poi nella sua vita e in tutta la produzione posteriore. Dopo ancora qualche anno di servizio diplomatico, nel 1944 N. tornò in Cile, e fu eletto senatore, ma un’accusa di tradimento lo costrinse ben presto a esulare in Messico. Non potendo tornare nella sua terra d’origine, compì lunghi viaggi in Europa (Parigi, Polonia, Ungheria). Nel 1951 visitò l’Italia e la Cina. Nel 1952 fu ancora in Italia, da dove venne mandato in esilio ancora una volta, espulso come straniero indesiderabile. Tuttavia, a seguito di un movimento d’opinione pubblica, il decreto fu revocato, e poté trascorrere un lungo periodo a Capri. Nel 1953 tornò in patria, nel suo rifugio di Isla Negra presso Valparaíso. Con l’avvento alla presidenza della Repubblica di S. Allende (1970), fu nominato ambasciatore a Parigi. Nel 1972, gravemente malato, tornò in Cile, mentre il governo Allende era in crisi.

 

Niccolò Machiavelli


E’ indubbiamente uno dei più importanti personaggi della storia della letteratura. Inizia la sua carriera politica in seno al governo della repubblica fiorentina alla caduta di Girolamo Savonarola. Il ritorno dei Medici dopo diciotto anni di esilio significò per Machiavelli, inviso per i suoi ideali repubblicani e l’amicizia con Soderini, l’esonero dall’incarico, il confino per un anno entro il territorio del dominio e, nel 1513, il carcere e la tortura perché sospettato di aver preso parte alla congiura antimedicea di Boscoli e di Capponi. Proprio in esilio scrisse la sua opera più importante: Il Principe. L’intenzione era di dedicare l’opera al detentore del potere nella famiglia Medici, con la speranza di riacquistare l’incarico di Segretario della Repubblica.

 

Marc Chagall

 

Il pittore bielorusso naturalizzato francese era di origini ebraiche. Per questo motivo venne perseguitato sotto il regime dello zar. Una volta divenuto noto come artista, lasciò San Pietroburgo per stabilirsi a Parigi.
Quando le potenze dell’Asse arrivarono a Parigi e poco prima che si stabilisse la Repubblica collaborativa di Vichy, fuggì dalla capitale francese e si nascose con la famiglia nei pressi di Marsiglia. Successivamente si trasferì negli Stati Uniti.

 

Victor Hugo


Figlio di un generale dell’esercito napoleonico. Divenne ben presto scrittore e poeta ed è passato alla storia come padre del Romanticismo in Francia. Nel 1845 venne nominato da Luigi Filippo Pari di Francia, nel 1848 deputato all’Assemblea Costituente, dove fu uno dei più fieri avversari del presidente Luigi Bonaparte. Ma il colpo di stato del 1851 segnò per lui l’inizio dell’esilio. Inizia qui a prendere forma la sua mitica figura poetica e ideale di “Padre della patria in esilio”, periodo durante il quale comincerà la sua produzione letteraria satirica nei confronti dello stato. Rientrò a Parigi dopo il crollo del III impero, entrò nel Senato nel 1876 e morì il 22 maggio 1885. Le sue esequie furono un’apoteosi; la sua salma fu lasciata per una notte sotto l’Arco di Trionfo dei Campi Elisi e vegliata da dodici poeti.

 

Bertolt Brecht


Importante drammaturgo e poeta tedesco aderì fin da giovane al movimento marxista così, quando Hitler salì al potere nel 1933 fu costretto a lasciare la Germania per paura della propria incolumità. Da questo momento la produzione letteraria e teatrale avviene su diversi suoli esteri. Peregrina per 15 anni attraverso molti paesi ma dopo il 1941 si stabilisce negli Stati Uniti. Alla fine del conflitto mondiale, diventato sospetto alle autorità americane per le sue polemiche politiche e sociali, lascia gli Stati Uniti e si trasferisce nella Repubblica Democratica Tedesca, a Berlino, dove fonda la compagnia teatrale del ”Berliner Ensemble”, tentativo concreto di realizzare le sue idee. In seguito, l'”ensemble” diventerà una delle più affermate compagnie teatrali.

 

Milan Kundera


Critico e saggista ceco naturalizzato francese, ha contribuito a diffondere la cultura e gli autori più interessanti del suo Paese nell’occidente europeo. Iscritto al partito comunista, nel ’48 fu espulso a causa delle sue idee che non seguivano le linee ufficiali del partito. Inoltre, la sua partecipazione al movimento di riforma della “Primavera di Praga” gli costò la cittadinanza cecoslovacca e il licenziamento. Espulso dal suo Paese, si è trasferito in Francia, dove ha insegnato all’Università di Rennes e a Parigi, dove tuttora vive e lavora. Ha comunque continuato a scrivere in ceco (a parte gli ultimissimi romanzi), nonostante che le sue opere fossero proibite in patria, fino al crollo del regime filo-sovietico.

 

Hanna Arendt


La filosofa tedesca, pur non avendo ricevuto un’educazione religiosa di tipo tradizionale, non negò mai la propria identità ebraica, professando sempre la propria fede in Dio. Questo quadro di riferimento è estremamente importante, perché Hannah Arendt dedicò tutta la vita allo sforzo di comprendere il destino del popolo ebraico e si identificò totalmente con le sue vicissitudini.

Dopo l’avvento al potere del nazionalsocialismo e l’inizio delle persecuzioni nei confronti delle comunità ebraiche, La Arendt abbandona la Germania nel 1933 attraversando il cosiddetto “confine verde” delle foreste della Erz. Passando per Praga, Genova, Ginevra e infine Parigi. Ma gli sviluppi storici del secondo conflitto mondiale la portano a doversi allontanare anche dal suolo francese. Internata nel campo di Gurs dal governo Vichy in quanto “straniera sospetta” e poi rilasciata, dopo varie peripezie riesce a salpare dal porto di Lisbona alla volta di New York dove ottenne la cittadinanza americana nel 1951. La lotta ai totalitarismi continua coraggiosa anche in esilio concretizzatisi da una parte con il libro-inchiesta su Adolf Eichmann e il nazismo: “La banalità del male” e, nel 1951, con il fondamentale “Le origini del totalitarismo”, frutto di una accurata indagine storica e filosofica.

 

Dante Alighieri


La vita di Dante Alighieri è strettamente legata agli avvenimenti della vita politica fiorentina. All’epoca di Dante il partito guelfo era diviso in due fazioni: i bianchi e i neri. Quando, nel 1295, Dante cominciò la propria carriera politica, aderì ai guelfi bianchi perché era in contrasto con la politica dei neri che appoggiavano l’espansionismo di papa Bonifacio VIII. Dante fu anche il promotore di molte leggi che ostacolavano il pontefice. Per questo motivo Bonifacio VIII lo prese di mira. Nel 1301, infatti, quando i neri si impadronirono di Firenze con l’appoggio papale, l’Alighieri fu coperto di accuse infamanti, e nel 1304 fu condannato all’esilio. Proseguì il suo esilio nel Veneto e poi in Lunigiana. Poiché il poeta si sentiva completamente innocente, non accettò di sottoporsi a una simile umiliazione e scelse di restare in esilio. Trascorse gli ultimi anni della propria vita a Verona e infine a Ravenna, dove morì nella stima del signore della città e 
tra l’affetto dei propri cari il 14 settembre 1321. La tomba di Dante si trova proprio a Ravenna.

 

da qui

sabato 3 marzo 2018

pensieri elettorali


La differenza tra una democrazia e una dittatura è che in una democrazia prima voti e poi prendi ordini; in una dittatura non devi perdere tempo a votare. (C. Bukowski)

Alle prossime elezioni voterò Bakunin, che purtroppo non è in lista. (Luciano Bianciardi, 8 marzo 1971)

Se votare cambiasse qualcosa, sarebbe illegale. (Emma Goldman)

Ogni candidato si comportava bene nella speranza che lo si giudicasse degno di elezione. Tuttavia, questo sistema divenne un disastro allorché la città  era diventata corrotta. Poiché allora non era il più virtuoso, ma il più potente che si candidava alle elezioni e i deboli, perfino i virtuosi, erano troppo impauriti per candidarsi. (Niccolò Machiavelli)

Se fai parte di una società  che vota, allora vota. Forse non ci saranno candidati e decisioni per cui votare... ma senza dubbio ce ne saranno di quelli contro cui vorrai votare. Nel dubbio, vota contro. Seguendo questa regola sbaglierai di rado. Se ti pare una cosa troppo alla cieca per i tuoi gusti, consulta qualche sciocco benintenzionato (ce n'è sempre qualcuno in giro) e chiedi il suo consiglio. Poi vota in modo opposto. Questo ti consente d'essere un buon cittadino (se ci tieni) senza sprecare quell'enorme quantità  di tempo richiesta da un esercizio veramente intelligente del diritto di voto. (Robert A. Heinlein, Lazarus Long l'Immortale)

La democrazia è due lupi e un agnello che votano su cosa mangiare a pranzo. La libertà  un agnello bene armato che contesta il voto. (Benjamin Franklin)

La competizione elettorale è la continuazione del tifo sportivo con altri mezzi. (Ario Libert)


mercoledì 6 dicembre 2017

Machiavelli, invitato d’onore al Summit - Mauro Armanino


Adesso i Paesi africani devono fare la loro parte riprendendosi i migranti. L’Alto rappresentante dell’Unione Europea per la politica estera, Federica Mogherini, ha sintetizzato assai bene la sostanza della “nuova” pagina aperta con il Summit di Abidjan. Una pagina nuova? I governi e i funzionari europei come quelli africani e i rappresentanti dell’Onu riuniti a quel tavolo sono artisti consumati che recitano copioni ingialliti dal tempo e imparati a memoria nei palazzi del potere. E’ l’antica lezione di Niccolò Machiavelli, consigliere dei prìncipi e maestro della separazione della politica dall’etica. Il banchetto di quel tavolo asimmetrico è apparecchiato da una parte sola, la solita. I poveri sono tenuti lontano, dietro la porta, possono sperare, come sempre, tutt’al più negli avanzi poco prima che si buttino via

In Africa si trova bene come a casa sua. Machiavelli Niccolò, mentore di prìncipi e ispiratore di re, in Africa si trova a suo agio. Per lui era cominciata bene con Macron, il presidente banchiere della Francia che finge di prendere le distanze dall’Africa. Ascoltato da 800 universitari scelti, preparati e soprattutto addomesticati per acclamare l’oratore. Pagati fino alla vergogna di applaudire l’insulto fatto al loro presidente, nel Burkina Faso, paragonato ad un agente dell’ente dell’energia elettrica che non funziona. Machiavellico il discorso, populista quanto basta per offrire le briciole di stoltezza imparata a memoria dalle banconote e dal gruppo di potere Bilderberg, che lo ha accolto come membro onorario. E non parliamo poi del Summit di Abidjan, in Costa d’Avorio, che metteva attorno allo stesso tavolo l’Europa, l’Africa e le Nazioni Unite in delegazione. Tutti allo stesso tavolo ma con porzioni differenti.
Machiavelli ha consigliato il principe sul modo di governare e sull’arte della guerra senza fine come principio politico. Nella separazione tra etica e politica ha finalmente trovato la quadratura del cerchio che nessuno aveva mai osato realizzare prima. L’applicazione del principio funziona soprattutto per quelli dell’altra parte del tavolo, che decidono il menu e gli invitati sostenibili al banchetto. Gli invisibili ’Lazzaro’, che sono moltitudini, buttati fuori, detenuti da qualche parte dietro un reticolato che li separa. La CNN che in Libia ha mostrato al mondo ciò che il mondo ben sapeva, è riuscita a rendere pubblico e riprovevole ciò che tutti amministravano. Artisti consumati dalle frequentazioni di copioni imparati a memoria nei palazzi del potere. Sapevano tutti degli schiavi, in Libia, nel Maghreb, tra le famiglie ‘bene’ delle capitali, nei centri di identificazione e espulsione, a Ventimiglia, Calais, Ceuta, Melilla, Nouadibou e Agadez per conoscenza.
Il piano è riuscito a perfezione e ben oltre le aspettative. Si avvicinava il Summit, bisognava pur giustificare le misure di salvezza dei migranti, vittime di schiavisti, scafisti, mafiosi, umanitari e politici in cerca di voti a buon mercato. Ce l’hanno fatta e hanno messo pure l’Africa (i politici indegni di questo continente) nell’operazione. Liberare i migranti e (solo?) quelli che vorranno saranno rimpatriati grazie alla solerzia della citatissima e sacralizzata Organizzazione Internazionale delle Migrazioni, OIM per i complici e amici del capitale (umano beninteso). La perfidia machiavellica del piano è apparsa in piena luce con la dichiarazione finale congiunta. Le solite cose che mettono l’economia al primo posto e soprattutto affermano che il Summit ha saputo ‘ascoltare’ i giovani. Peccato che la società civile, africana ed europea, in riunione e in procinto di organizzare una marcia di protesta ad Abidjan, sia stata sciolta a colpi di manganello e con l’aiuto di un’auto pick- up targata ‘dono della comunità europea’, nuova di zecca.
Nicolò di Bernardo dei Machiavelli, storico, filosofo, scrittore e drammaturgo, ha saputo dare alla politica dei prìncipi e dei capi quanto fino ad allora mancava. L’assenza di vergogna del termine machiavellico, che indica intelligenza acuta e spregiudicata. La morale è una finzione letteraria e soprattutto sta al servizio del potere di coloro che hanno occupato il tavolo e ciò che ci sta sopra. Lui, Machiavelli, in Africa, nei regimi fantoccio condotti da presidenti corrotti dai mandati elettorali senza fine, si trova da re, anzi da ‘principe’. Il Summit di Abidjan lo ha confermato come ospite d‘onore. Soprattutto al momento di domandarsi il perché, in questo tavolo asimmetrico, il menu e il banchetto sono da una parte sola. I poveri sono tenuti lontano, dietro la porta e al massimo sperano negli avanzi che si buttano via. Per i migranti in Libia il tavolo del banchetto è diventato un gommone che naviga sulla sabbia, innocente, del futuro.
Niamey, dicembre 017
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