Tutti i redditi del presidente. Ogni mese Donald Trump, 80 anni, incassa 6.484 dollari di pensione dalla Screen Actors Guild, il sindacato degli attori da cui ha dato le dimissioni nel 2021 dichiarando di non volervi più essere associato. Una pensione guadagnata grazie a una comparsata del 1992 in “Mamma, ho perso l’aereo 2” e ad alcuni camei televisivi. Questa pensione sindacale compare nel suo bilancio insieme a oltre due miliardi di dollari di entrate provenienti da altre fonti.
Office of
Government Ethics
A rivelarlo
è la divulgazione annuale obbligatoria dei redditi presidenziali, pubblicata
dall’Office of Government Ethics, che copre il 2025, primo anno del secondo
mandato di Trump, e si estende su 927 pagine: la più lunga mai presentata da un
presidente americano. La lunghezza da sola è già una storia: la disclosure di
Barack Obama era di 8 pagine, quella di Joe Biden di 11. Il dato chiave del
documento è la ‘svolta crypto’ del 47° presidente, sottolinea Marina Catucci.
Trump, che fino al 2024 aveva definito le criptovalute «una truffa», ha
cambiato idea e nel 2025 ha incassato oltre 1,4 miliardi di dollari dal mondo
digitale. Il singolo accordo più redditizio è stato un contratto di licenza con
“Celebration Coins” per il suo «$TRUMP», lanciato tre giorni prima del suo
insediamento che gli ha portato 635 milioni di dollari. A questi si aggiungono
oltre 526 milioni dalle vendite legate a World Liberty Financial, la società
crypto co-fondata dai figli Eric e Donald Jr. Le sole entrate da criptovalute
del 2025 hanno più che raddoppiato l’intero patrimonio netto che, nel 2024, gli
era stato attribuito da Forbes. Oggi Forbes stima il suo patrimonio netto a 6
miliardi di dollari.
6 miliardi,
ma sempre ‘palazzinaro’
Il business
tradizionale ha comunque continuato a girare: le proprietà immobiliari, i golf
club e i resort hanno generato complessivamente oltre 500 milioni, con un
aumento del 15% rispetto all’anno precedente. La sola Mar-a-Lago ha incassato
77 milioni, contro i 50 del 2024. Ai profitti immobiliari si sommano 52 milioni
in diritti di licenza per l’uso del nome Trump su proprietà estere, soprattutto
in Medio Oriente, un business che Trump aveva congelato durante il primo
mandato ma non nel secondo. Tra le voci minori, ci sono 4,7 milioni in
royalties per i “Trump Watches”, 208mila dollari per la Bibbia a marchio
presidenziale e oltre 86 milioni in accordi stragiudiziali con aziende
mediatiche come Abc, Cbs, Meta e YouTube.
Conflitti di
interesse
Richard
Painter, già consigliere etico alla Casa Bianca sotto George W. Bush, ha
dichiarato che «questo è il primo presidente dai tempi precedenti alla Guerra
Civile con un conflitto di interessi sostanziale rispetto ai propri doveri
ufficiali», sottolineando che il presidente è esentato per legge dalle
principali norme sui conflitti di interesse. Il problema strutturale è
evidente: mentre decideva le politiche Usa sulla crypto, Trump deteneva
partecipazioni enormi nel settore. Quando ha firmato il Genius Act, la legge sulle
stablecoin, ovvero una criptovaluta a valore fisso, la sua famiglia ne
controllava già una, l’Usd1, emessa da World Liberty Financial. Uno dei
maggiori investitori di World Liberty Financial è Justin Sun, un miliardario
cinese della crypto che all’epoca era sotto indagine federale: il caso è stato
poi archiviato.
Il
sospettabilissimo insospettabile
Il 18 agosto
2025 il documento registra tre operazioni consecutive su Apple, Microsoft e
Nvidia, ciascuna tra 5 e 25 milioni di dollari. L’acquisto di azioni Nvidia è
arrivato esattamente una settimana dopo che Trump aveva annunciato l’accordo
che ha permesso all’azienda di vendere chip H20 alla Cina, riaprendo un flusso
di ricavi fondamentale per il titolo. La Casa bianca ha risposto con una
dichiarazione della portavoce Anna Kelly: «Né il presidente né la sua famiglia
si sono mai impegnati, né mai si impegneranno, in conflitti di interesse».
Trump, interrogato dai giornalisti, ha risposto scrollando le spalle: «Ho dei
fondi che gestiscono i miei soldi. Non mi occupo dei miei affari personali». E
ha aggiunto: «Sto guadagnando perché il mercato azionario sale. Tutti stanno
guadagnando. Grazie, presidente Trump». Amen.
La minaccia
comunista
«Siamo il Paese più forte e potente della terra e, per grazia di Dio, gli
Stati Uniti sono la nazione di maggior successo, dai risultati più straordinari
e più apprezzati che siano mai esistiti nella storia dell’umanità. Ed è un
onore essere vostro presidente». Donald Trump, al Mount Rushmore, in South
Dakota, per i 250 anni della Dichiarazione d’Indipendenza. E il richiamo al
patriottismo: «L’identità americana è sotto un nuovo attacco di radicali ed
estremisti interni e, per questo, possiamo perdere le elezioni di metà mandato
solo se ci comportiamo da stupidi».
«Il Partito Comunista è composto da immigrati clandestini, criminali e da
chiunque non debba lavorare. Il comunismo è un fallimento. Lo è sempre stato e
lo è tuttora». Per fortuna c’è la redenzione Usa tra qualche contraddizione:
«Tutti gli uomini sono creati uguali e possiedono il diritto sovrano alla Vita,
alla Libertà e al perseguimento della Felicità». Tutti ma con abbondanti
eccezioni che Trump non si stanca mai di sottolineare.
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