Dopo Anna oltre il muro, in Vent’anni Maria Rita Contu racconta un’altra storia che inizia e finisce a Tertenia, questa volta segue le tracce di una famiglia che emigra in Lombardia e poi la storia di Arturo, un ragazzo che sceglie di diventare militare, e muore in un incidente aereo, con tanti morti, non troppo lontano dal punto in cui sono morti i passeggeri del Moby Prince, pochi decenni dopo.
La storia è raccontata
con gli occhi e le parole di Marina, la sorella minore di Arturo, che spiega la
gioia, per quanto possibile, di avere una nuova vita lontano da casa, e però
dopo pochi anni il lutto per la morte del fratello oscura la vita della
famiglia e spinge nel dolore senza vie d’uscita i suoi genitori.
Il dolore per la
perdita di un genitore è poca cosa rispetto a quello di in genitore che perde
un figlio, è contro la natura delle cose umane.
Maria Rita Contu ci
mostra anche le fotografie di quella famiglia e del dramma di Arturo, non c’è
niente d’inventato, ma non è un semplice documentario,
la scrittrice entra nella storia, si immedesima in Marina, partecipa nelle
vicende piene di futuro della famiglia Deiana, ma nessuno viene trascurato,
neanche Giovannino Caria, il sommozzatore che muore nell’intento di recuperare dalle
profondità del mare i corpi delle vittime.
E poi, come in un coro greco,
silenziosa, ma presente, è la comunità di Tertenia.
Anche la seconda prova di Maria Rita
Contu è positiva, col suo stile investigativo, senza effetti speciali,
giustamente ritenuti non necessari.
ps: roprio in questi mesi un altro sommozzatore che cercava di recuperare cinque vittime italiane da una grotta, nelle isole Mauritius. Si chiamava Mohamed Mahudhee. La scrittrice ricorda commossa Giovannino Caria, ma nel nostro paese nessuno si ricorda di Mohamed Mahudhee.
I morti continuano a vivere finchè c'è chi li ricorda, Maria Rita Contu li ricorda e ce li fa ricordare.
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