L’arrivo della cosiddetta intelligenza artificiale nella scuola pubblica
non è un evento né casuale né improvviso. Si tratta di un processo in atto da
anni e che riguarda non solo la tecnologia e la didattica ma soprattutto il
valore politico di ciò che facciamo a scuola.
La storia è ovviamente complessa ed è difficile scegliere un vero un punto
di inizio. Ma visto che da qualche parte bisognerà pur cominciare a raccontare
questa storia, allora scelgo io e vi riporto a qualche anno fa, quando eravamo
tuttə in un brutto momento.
Prologo
L’11 marzo 2020, nel pieno della pandemia da Covid-19, l’unica cosa
che viene in mente a chi ci governa è di fare la didattica a distanza,
nome altisonante per dire lezioni frontali online. Il ministero dell’istruzione
(all’epoca non aveva ancora il merito…) aveva un sito dove consigliava le piattaforme da usare nelle scuole. Le
piattaforme erano solo: Google, Microsoft, Amazon, Facebook. Così,
mentre il coronavirus si insinuava tragicamente nei nostri corpi, allo stesso tempo
lasciavamo immergere le Big Tech sotto la pelle della scuola pubblica.
Un finto pappagallo
Nel 2020 le Big Tech della Silicon Valley stanno già sviluppando da un pezzo
algoritmi di cosiddetta Intelligenza Artificiale (IA) ovvero
algoritmi capaci di imparare in modo statistico un linguaggio da un grosso
insieme di dati di partenza e capace di produrre testi originali sempre in
modo del tutto statistico. Quindi si tratta di un algoritmo in grado di
riconoscere dei pattern, non di pensare. Insomma, un software che non è così
intelligente perché tecnicamente non sa quello che dice: mette in fila le
parole in modo puramente probabilistico per generare un testo coerente. Per
questo motivo d’ora in poi la chiamerò Finta Intelligenza Artificiale
(FIA) seguendo il consiglio Richard Stallman, fondatore
del GNU Project (in inglese lui dice API, Artificial Pretend Intelligence). Un celebre articolo scientifico del
2020, infatti, paragona la FIA a un pappagallo probabilistico.
Inoltre, nell’articolo si evidenziano tutti i potenziali rischi dell’uso delle
FIA, tra cui i pregiudizi e i costi in termini di sfruttamento delle
risorse naturali (energia, materiali, acqua) in un pianeta infuocato
dal cambiamento climatico, come riporta l’ONU.
Tra le autrici dell’articolo c’è anche Tmint Gebru che nel 2020 lavora per
Google. Quando l’azienda legge l’articolo le chiede di ritirarlo. Ma lei non lo
fa e per questo Google ha “gentilmente” accompagnato Gebru alla porta.
Un PNRR per ghermirli
Ma noi in Italia in quel momento abbiamo altri pensieri. Dopo aver dato le
chiavi della scuola pubblica a Google con lo scoppio della pandemia, nel
2021 arrivano i soldi del PNRR. In particolare, a pagina 190 l’investimento 3.2 denominato “Scuola 4.0 - scuole innovative,
nuove aule didattiche e laboratori” prevede “[…] la trasformazione degli
spazi scolastici affinché diventino connected learning environments adattabili,
flessibili e digitali, con laboratori tecnologicamente avanzati e un processo
di apprendimento orientato al lavoro”.
Primi passi verso la FIA, anche se non esplicitamente nominata, e il legame
con il mercato del lavoro. Il 21 luglio 2022, tre quarti dei
docenti sono in ferie e un quarto è disoccupato perché precariə. Tuttavia,
secondo il ministero dell’istruzione (ma ancora non del merito, per ora) è il
momento giusto per pubblicare il Piano Scuola 4.0., parte del PNRR: si parla di formare
adolescenti per le “professioni del futuro”, di “competenze digitali” e
ovviamente di (finta) intelligenza artificiale anche se in modo ancora molto
fumoso. Il ministero insiste, insomma.
Arriva ChatGPT
La finta intelligenza artificiale, fino a quel momento tecnologia lontana
dalle nostre vite quotidiane, il 30 novembre 2022 arriva a
miliardi di persone: l’azienda OpenAI rilascia ChatGPT, un chatbot,
ovvero un software in grado di generare testo e contenuti multimediali a
partire da un input testuale dell’utente. Da quel momento cambia tutto.
Le altre Big Tech cercano di tenere il passo di OpenAI. Qualche mese dopo,
il 21 marzo 2023, anche Google lancia pubblicamente la sua finta
intelligenza artificiale Bard, che poi l’8 febbraio 2024 cambierà
nome e diventerà Gemini. In seguito arrivano anche altri chatbot,
come Microsoft Copilot, Anthropic Claude, DeepSeek, Meta
AI (presente in ogni chat Whatsapp...).
In un lago di sangue detto libertà
Nel 2021, ad aprile, Google e Amazon firmano un accordo con Israele per
fornire infrastrutture tecnologiche non ben specificate alle forze militari per
il Progetto Nimbus. I lavoratori di Google e Amazon protestano
e chiedono pubblicamente il ritiro dall’accordo. Un anno dopo, a luglio
2022 alcune inchieste giornalistiche svelano il lato nascosto: Google
starebbe vendendo a Israele proprio strumenti di FIA.
Nel 2024 crescono ancora le proteste dellə lavoratorə di Google contro
il Progetto Nimbus e l’uso della FIA nelle campagne di Israele
a Gaza e in Cisgiordania. Solo che stavolta Google ci va pesante e licenzia impiegatə e ingegnerə coinvoltə.
Un ulteriore conferma di questi loschi affari arriva poi il 2
luglio 2025, quando viene pubblicato il report di Francesca
Albanese, relatrice speciale dell’ONU per i territori occupati palestinesi,
sull’economia del genocidio. In questo rapporto si evidenziano
ancora una volta tutte le connessioni tra Google e Amazon e Israele per quanto
riguarda il genocidio del popolo palestinese.
Tutte queste informazioni non sconvolgono più di tanto dalle nostre parti.
Anzi. Il treno della FIA è a piena velocità, senza freni. Il 13 giugno
2024 l’Unione Europea pubblica l’AI Act per tentare di regolamentare la FIA; il ministero dell’istruzione e,
stavolta, pure del merito, a settembre 2024 decide di lanciare
una sperimentazione biennale in 15 classi in tutta Italia. In
queste classi si sta usando un tutor virtuale didattico basato
sulla finta intelligenza artificiale di Google, sì, quella coinvolta nel
Progetto Nimbus. Non si hanno, al momento, notizie di come stia andando la
sperimentazione se non grazie ad articoli online pubblicati casualmente che intervistano qualche
dirigente scolastico coinvolto. Infine, il ministero va avanti e il 9
agosto 2025 pubblica le linee guida per “l’introduzione dell’Intelligenza
Artificiale nelle Istituzioni scolastiche”.
Intanto gli Stati Uniti e Israele bombardano l’Iran il 28 febbraio
2026 e lo fanno usando anche la finta intelligenza artificiale. Pochi giorni dopo,
il 2 marzo 2026 OpenAI pubblica sul proprio sito un comunicato
in cui spiega perché l’azienda ha firmato un contratto con il dipartimento
della guerra (sic) degli USA. Dicono che lo hanno fatto perché ritengono “che le forze armate statunitensi abbiano bisogno di
modelli di IA solidi per sostenere la propria missione, soprattutto alla luce
delle crescenti minacce rappresentate da potenziali avversari che stanno
integrando sempre più tecnologie di IA nei loro sistemi”. Prima di OpenAI, va detto, il contratto con il
dipartimento di guerra USA lo aveva anche Anthropic per l’uso del suo chatbot
Claude.
La profezia che si auto-avvera
Il cerchio infine si chiude il 22 aprile 2026, quando il
ministero pubblica la bozza delle nuove indicazioni nazionali per i licei. Ci sarebbe molto da dire su questo
testo, sull’idea di adolescente che trasuda dalle parole della bozza ma
focalizziamoci un attimo sulla FIA, come si legge nelle Premesse del documento:
“il Liceo integra l'IA non come un contenuto separato, ma
come una lente critica attraverso cui rileggere le discipline e
promuovere un uso etico, antropocentrico e trasparente della
tecnologia, affinché essa rimanga un presidio di democrazia e non un
dispositivo di opacità decisionale” (grassetto mio). In che senso
“integra” e come deve cambiare la didattica secondo il ministero? Come si
rileggono le discipline con la FIA? E soprattutto, alla luce di tutto ciò che
abbiamo visto, si può davvero fare un uso etico della FIA a scuola?
Oggi la FIA ci viene presentata come inevitabile, nella società e a scuola,
con la scusa che lə studenti ormai già la usano e quindi amen. Vero, ma perché
la usano? Lo dicono loro: perché il carico di lavoro a scuola è molto alto e la (presunta) IA
permette loro di fare meno sforzo.
E noi docenti? Anche noi la usiamo per preparare verifiche, lezioni,
materiale: insomma, come gli studenti usiamo la FIA perché riteniamo che il
carico di lavoro sia altrettanto alto. Docenti e studenti insomma, per motivi
diversi, cercano di non affogare nella realtà quotidiana frammentata e divisiva
delle proprie relazioni. Non riuscendo a venirne fuori ci affidiamo tuttə alla
FIA, che è già lì pronta ad attenderci e noi ad accoglierla a braccia aperte
con l’illusione che possa aiutarci a risolvere problemi che potremmo affrontare
solo con una profonda riflessione collettiva per capire come
dovremmo cambiare la scuola.
Se non lavoriamo in questa direzione, allora la presunta inevitabilità
della FIA sarà una profezia che si auto-avvera, perché l’unica vera
argomentazione che ci propinano per farci usare la FIA a scuola non è
didattica, bensì, come riportato nel PNRR e nel Piano Scuola 4.0., l’obiettivo
è creare una scuola orientata esclusivamente al mondo del lavoro,
un mondo dove le aziende che ci sono là fuori non vedono l’ora di usare
l’intelligenza artificiale per ridurre i costi e tagliare posti di lavoro come già hanno annunciato (e, a quel punto, che ne sarà di noi
docenti?).
Conservare lo status quo
La FIA infatti è una tecnologia di potere: inventata da miliardari
maschi bianchi per generare ancora più miliardi solo per loro. Come? Con l’assuefazione di
persone obbligate a farsi un account Google oppure OpenAI sin dall’adolescenza
e poi eventualmente pagare il servizio da adulti. Con l’economia di guerra con
cui queste aziende trovano finanziamenti grazie alla vendita di tecnologia
militare. Con lo sfruttamento delle risorse naturali in un
mondo devastato dal cambiamento climatico. Con la discriminazione di
minoranze per cui c’è scarsità di dati usati nella fase di
addestramento.
In pratica la FIA è una tecnologia che è perfetta per riprodurre lo status
quo diseguale in cui viviamo. Tutto questo ci sta già cadendo sulla testa ormai
da tempo e adesso arriverà sempre più rapidamente in collegio docenti, in dipartimento,
in aula.
Ma noi, esattamente, come ci comporteremo davanti a tutto ciò?
Allenteremo la presa per merito di chi ci consola ed esorta alla rinuncia
oppure aspetteremo il momento per un migliore slancio?
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