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domenica 30 agosto 2020

Misfatti NATO: l’uranio contro i civili - Gregorio Piccin (*)

 

Un avvocato italiano e il suo collega serbo insieme nel difendere le vittime civili e militari dell’uranio impoverito utilizzato alla fine degli anni ’90 dalla Nato nell’ex Jugoslavia

 

La responsabilità istituzionale per le «vittime interne» dell’uranio impoverito impiegato nelle «guerre umanitarie» della Nato nell’ex Jugoslavia è stata dimostrata inequivocabilmente dalla relazione finale della IV Commissione parlamentare d’inchiesta presieduta dall’onorevole Gianpiero Scanu e dalle 170 cause di servizio risarcitorie e indennitarie a favore di altrettanti ex militari strappate nei tribunali al ministero della Difesa dall’avvocato Angelo Fiore Tartaglia. Per le responsabilità individuali delle alte cariche istituzionali dovremo invece attendere gli esiti delle indagini aperte dalla procura della Repubblica di Roma e dalla procura Militare grazie ad un esposto depositato recentemente dal generale Roberto Vannacci e supportato dalle dichiarazioni del colonnello Fabio Filomeni.

MA QUELLA che si prospetta come una spallata definitiva al muro di gomma (nazionale ed internazionale) sull’affaire uranio impoverito è la inedita saldatura tra le vittime militari dei Paesi che parteciparono all’aggressione e quelle civili dei Paesi aggrediti.

GLI INCONTRI alla base di questa iniziativa epocale si svolgono da oltre un anno, con molta discrezione, nello studio romano di Angelo Tartaglia. L’eco dei ripetuti successi dell’avvocato italiano, che non pochi grattacapi ha procurato e sta procurando al ministero della Difesa, hanno raggiunto il suo collega serbo Srdjan Aleksic il quale, accompagnato da Domenico Leggiero dell’Osservatorio militare, ha voluto assolutamente incontrarlo.

OGGI SONO PRONTI a rendere pubblica, in esclusiva per il manifesto, la loro strategia che punta ad ottenere verità e giustizia ai massimi livelli. «Ho incontrato il mio collega Srdjan Aleksic per la prima volta presso il mio studio», spiega Tartaglia. «Mi raccontò di aver perso la madre a causa dell’uranio impoverito. È uno dei più autorevoli avvocati dei Balcani e si è subito creato fra di noi una grande intesa professionale ed umana. È arrivato il tempo di affrontare questa tematica che in Italia ha colpito e continua a colpire i nostri militari reduci da queste aree contaminate, ad un livello più alto. Affrontare la questione nei tribunali in Serbia significa entrare nel cuore giuridico del problema. Non risparmierò le mie energie, dedicherò tutto me stesso e con me il mio collega finché non avremmo raggiunto lo scopo di tutelare tutti. Mai più un danno così enorme alle persone inermi ed al territorio….».

ALEKSIC è infatti molto noto in Serbia: da anni organizza presso l’università di giurisprudenza di Niš simposi internazionali sull’uranio impoverito coinvolgendo massimi esperti da Russia, Giappone, Francia, Belgio, Germania e Cina.
«Il problema delle conseguenze dei bombardamenti è stata la mia ossessione per parecchi anni» spiega Aleksic – «Non solo per la tragedia che ha colpito la mia famiglia ma anche per i contatti personali quotidiani con i miei concittadini e con le persone del sud di Serbia. Il carcinoma ed altre malattie gravi con aumento di mortalità hanno segnato gli anni dopo l’aggressione criminale della Nato. Anzi, queste malattie sono diventate sinonimo dell’aggressione stessa. Grazie all’esperienza accumulata dal mio collega Tartaglia, faremo partire in autunno a Niš, Kragujevac, Belgrado, Vranje e Novi Sad altrettante cause risarcitorie. Si tratta di cause a favore dei malati di carcinoma, con incontestabili prove mediche che la malattia e’ provocata dall’uranio impoverito sparso durante i bombardamenti della Nato».

OLTRE alla sua esperienza l’avvocato Tartaglia ha messo a disposizione le perizie di istituzioni di riferimento che in Serbia non esistono come la Clinica Universitaria La Sapienza di Roma, l’Istituto di nanotecnologia di Milano e il Politecnico di Torino. «E comunque le cinque cause saranno solo il primo passo», continua Aleksic. «Nel mio ufficio adesso ho più di duemila casi di persone malate che in quel periodo lavoravano in Kosovo e Metohija. Dobbiamo radunare tutti i malati di carcinoma e altre malattie causate dall’uranio perché ogni singolo caso possa essere giustamente risarcito. Ciò vale anche per le famiglie dei morti che possiedono documentazione medica adeguata con prova della causa di morte. Verificheremo ogni singolo caso presso l’Istituto di nanotecnologia in Italia, presenteremo ogni singolo caso nei tribunali in Serbia e tramite le migliaia di cartelle cliniche chiederemo all’Onu di inviare ispettori indipendenti per fare verifiche sulla contaminazione dei territori a distanza di 21 anni dai bombardamenti. Poi ci rivolgeremo alla Corte dei diritti dell’uomo a Strasburgo e informeremo il Parlamento europeo. Il nostro obiettivo è che in tali processi siano chiamati in causa anche i Paesi che hanno partecipato direttamente o indirettamente ai bombardamenti Nato del 1999 anche mettendo a disposizione le loro basi. Questi Paesi, per la quasi totalità europei, dovranno farsi carico della bonifica totale dell’uranio impoverito presente sui nostri territori”.

Mentre la relazione finale della IV Commissione parlamentare d’inchiesta è stata depositata dallo stesso Scanu presso la presidenza del Parlamento europeo, l’internazionalismo giuridico che gli avvocati Tartaglia ed Aleksic stanno mettendo in campo varca i confini del legittimo risarcimento per le vittime militari e civili di questo maledetto metallo pesante ed assume chiari contorni politici: ristabilire finalmente quel diritto internazionale ed umanitario espropriato e fatto a pezzi dalla Nato.

 

(*) pubblicato ieri sul quotidiano “il manifesto”


http://www.labottegadelbarbieri.org/misfatti-nato-luranio-contro-i-civili/

martedì 4 giugno 2019

Morti da uranio impoverito, guerra sporca e menzogne da vergogna - Ennio Remondino



Uranio impoverito
la merda diventa oro
e se chi tocca muore zitti!
Morti da uranio impoverito, guerra sporca e menzogne da vergogna
Scusate la volgarità della espressione, ma questo è il segreto inconfessabile che si nasconde dietro la vergogna Uranio Impoverito. Uno scarto dell’arricchimento dell’uranio per bombe atomiche o centrali nucleari che ti costava un occhio della testa immagazzinare e proteggere come dovuto. Poi negli Usa scoprono che un po’ di quella porcheria, rende i proiettili come dei fulmini di Giove, in grado di fondere corazze d’acciaio senza bisogno di tanto esplosivo per frantumarle.
·         Ordigni all’uranio impoverito usati per la prima volta in Iraq, esclusiva Usa, e in Europa e come armamento Nato, sulla Bosnia, 1995, contro i serbo bosniaci di Karadzic, e poi, senza risparmi, contro l’esercito jugoslavo di Milosevic nella campagna per il Kosovo 1999.
·         Soldati italiani operativi nell’aerea senza alcun avvertimento di rischio né indicazioni di prudenza, mentre ad esempio di Kosovo, altri militari Nato che si muovevano tra i relitto militari colpiti, usando tute e mascherine.
·         Sospetti immediati di scienziati serbi, tra loro uno strano suicidio, il professor Predrag Polić, affogato nelle acque del Danubio su cui stava indagando.
·         Terre presumibilmente contaminare raccolte nascostamente e altrettanto segretamente portate in Italia, le prima analisi sempre ufficiose, i dati di radioattività da paura con la prima denuncia pubblica, allora in una sala del Senato.
·         Poi le prima morti per leucemia tra quei soldati inconsapevoli comandati alla morte da industrie di armamenti assassine, e successivamente da ufficiali (alti comandi che dovevano sapere) incapaci o irresponsabili.
·         Questo è contributo diretto di Remocontro, (Ennio Remondino, se serve per qualche querela), perché dietro quella sporca storia noi abbiamo lavorato per anni e da subito.
·         Eravamo la, sotto le bombe, e dopo. Con quei primi scienziati serbi che indagavano anche contro Milosevic, e l’amico Predrag ‘suicidato’, il mio personale sospetto. A cercare un po’ di verità quando ancora non si poteva immaginare certo la dimensione del dramma che avrebbe colpito anche in casa nostra.

Ora la cronaca di altri
«Uranio impoverito e militari colpiti da tumori, qualcosa si muove», titola l’Avvenire con la cronaca di Luca Liverani venerdì 31 maggio.
«L’uranio impoverito uccide ancora», il titolo secco del manifesto di martedì 28 a firma di Nicole Corritore, citando ‘OBC Transeuropa’, il vecchio e noto Osservatorio Balcani e Caucaso.
Nicole parte con i numeri. «366 i militari italiani morti. Allarme tumori in Serbia colpita dalle bombe Nato nel 1999: sono 7.500 i nostri soldati che si sono ammalati dopo le missioni in Bosnia (1995) e in Kosovo (1999), ma è silenzio sui civili contaminati nelle zone bombardate. Sempre più evidente la correlazione tra questo componente dei proiettili e l’insorgenza di tumori tra i soldati italiani nei teatri di guerra. E anche tra la popolazione civile».
Poche righe, detto tutto, salvo dettagli da raccapriccio, da indignazione. Prendiamo un po’ dall’uno e dall’altra.

Metalli pesanti nel midollo osseo
«Il militare italiano morto suicida a ottobre, che era stato in Serbia nel 1999, aveva nel midollo osseo metalli pesanti. Come la popolazione civile serba che ha vissuto sotto i bombardamenti Nato a Belgrado. Ennesima conferma, sostiene Domenico Leggiero del comitato Osservatorio Militare, della correlazione tra l’uranio impoverito dei proiettili e l’insorgenza di tumori tra i soldati italiani nei teatri di guerra. Ad oggi 366 i decessi – afferma l’Osservatorio – e 7.500 i malati. Correlazione finora negata dalle Forze Armate, nei processi per richieste di risarcimento. «Già 130 le sentenze che riconoscono il nesso di causalità», afferma l’avvocato Angelo Fiore Tartaglia, legale di molti dei militari colpiti.
«A soli due giorni dalla morte di Daniele Nuzzi un altro militare ci lascia…». È Domenico Leggiero dell’Osservatorio Militare ad annunciarlo sulla pagina Facebook «Vittime dell’uranio impoverito» il 18 aprile scorso. È la 366esima vittima per uranio impoverito tra i militari italiani, la cosiddetta «Sindrome dei Balcani». […] Daniele Nuzzi, deceduto il 15 aprile a 48 anni, aveva prestato servizio in diverse missioni in territori bombardati con il DU e al rientro in Italia si era ammalato. Come dichiarato dall’Osservatorio Militare nel giorno del suo decesso, «gli era stato negato dall’amministrazione militare il riconoscimento di vittime del dovere, ottenuto solo dopo qualche anno».

Dal 2001 è una vera battaglia
Battaglia per la vita dei circa 7500 militari malato della stessa malattia, chiamiamolo cancro del sangue, per semplificare, 366 sconfitte, soldato morti, e battaglia legare tra chi nega l’esistenza di una correlazione tra esposizione al DU e malattia, e chi sostiene il contrario con numeri di morti e malati alla mano e sentenze di condanna a carico del ministero della Difesa. 119 sentenze di condanna a carico della Difesa e 352 quelle in corso di giudizio, ma ancora non si riconosce l’evidenza.
Nel 2000 la Commissione Mandelli e tra il 2005 e il 2018, ben quattro Commissioni parlamentari sull’utilizzo del DU nelle missioni all’estero e nei poligoni e nelle installazioni militari in Italia. Relazione finale dell’ultima Commissione, d15 febbraio 2018, ribadito il «nesso di causalità tra l’accertata esposizione all’uranio impoverito e le patologie denunciate dai militari».
La novità, rispetto al passato, è che la relazione è stata consegnata a marzo 2018 da Gian Piero Scanu, presidente dell’ultima Commissione, a Darko Laketic, presidente della neonata Commissione di indagine sulle conseguenze del bombardamento Nato del 1999 sui cittadini della Serbia. La messa a conoscenza delle indagini parlamentari italiane ha spinto poi la Serbia a istituire una commissione.
Sulla parte balcanica Nicole Corritore
«Secondo le dichiarazioni di Laketic alla Rtv (le televisione pubblica serba) lo scorso 19 marzo, la commissione ha già realizzato un’indagine medico-scientifica con la collaborazione dell’Istituto “Milan Jovanovic Batut” di Belgrado, centrata sui soggetti nati dopo il 1999 in Serbia centrale: «Dai primi risultati, emerge che nella fascia d’età 5-9 anni si ha una maggiore e significativa percentuale di malati rispetto ad altre fasce di età, oltre a una maggiore disposizione a contrarre nel tempo malattie tumorali maligne del sangue».

Guerra chimica su Belgrado con Pancevo che bruciava
«Sappiamo inoltre che sull’insorgere delle neoplasia ha influito un fattore tossico, ma non sappiamo quale dei tanti (…). Nel dibattito pubblico è dominante l’uranio impoverito, ma devo ricordare che il DU rappresenta solo la punta dell’iceberg. A causa del bombardamento sono state rilasciate nell’ambiente molte e diverse sostanze cancerogene».

Depleted Uranium e allarme chimico
Dai dati Nato, senza possibilità di riscontro, risultano essere 112 i siti colpiti con DU, di cui 1 in Montenegro, 10 in Serbia e 85 in Kosovo. Tra questi, le città di Pancevo e Kragujevac. Pancevo, il cui distretto industriale comprende anche un petrolchimico e una raffineria, è stata bombardata a partire dal 24 marzo, quando ormai non c’era più nulla da distruggere, salvo far volere per aria diossine e scaricare veleni nel Danubio.

Notizia di Remocontro,
allarme attacco chimico
A Belgrado suona per la prima e unica volta l’allarme attacco chimico. Per aria una nube unica, non si respirava. La radio di Stati che consiglia, chiudetevi in casa e fazzoletti bagnati alla bocca. Con la bomba Pancevo e irrorarci di veleni alle porte della capitale, evacuazione di Belgrado e resa di fatto? Quando la vittima diventa complice di chi la colpisce. Da allora, mai più un allarme di attacco chimico, tutti a respirare veleni, per gli altri tre mesi di bombardamenti che dovevano ancora venire. Tutto questo fu denunciato in diretta tv allora, ma scopro un mondo di distretti.

Zastava, bandiera, automobili e armi
Kragujevac è stata colpita tra il 9 e il 12 aprile. La fabbrica automobilistica “Zastava” di Kragujevac e il nascosto settore militare, kalashnikov e armi leggere – colpita anche con proiettili al DU – è stata subito ripulita da decine di operai della fabbrica per ripartire prima possibile con la produzione. Neoplasie maligne e molti operai deceduti negli anni successivi. 1500 operai della Zastava definiti «casi a rischio». Solo il 17 aprile scorso la commissione di Laketic ha incontrato a Kragujevac una rappresentanza degli operai coinvolti nella bonifica dai quali si è fatta consegnare documentazione medica.
Prima della Serbia la Bosnia, la parte serba alle porte di Sarajevo, ad esempio, dove aveano la loro caserme le forze armate di Karadzic. Bombardamenti pesanti all’uranio impoverito, ma poi, popolazione serba in fuga da pulizia etnica volontaria, e nessuna statistica medica possibile.
Torniamo a Nicole Corritore: «Come mai in Bosnia Erzegovina, a seguito di indagine governativa nel 2004, i cui risultati non sono stati poi resi pubblici, vige il silenzio? Perché non si parla dei civili in Kosovo, bombardato con 25mila dei 31mila proiettili usati nel 1999? Ed infine: viste le conferme scientifiche delle devastanti conseguenze su popolazioni e ambiente, perché non viene bandito l’uso di questi proiettili? Uno scandalo, vergognosamente attuale».