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lunedì 20 gennaio 2025

Il vero obiettivo di Facebook - Silvia Ribeiro

 

Musk, Zuckerberg e Bezos sono tre dei dieci uomini più ricchi del mondo. Si oppongono sempre più ferocemente a qualsiasi regolamentazione delle loro attività. Per questo cercano di far apparire come censura qualsiasi forma di controllo indipendente, quando il problema reale e urgente è il ruolo straordinariamente dannoso che i titani della tecnologia hanno nella definizione, a livello globale, di discorsi pubblici parziali basati sulla discriminazione

 

Qualche giorno fa Mark Zuckerberg, proprietario di Facebook e Instagram (entrambi della società Meta), ha annunciato che avrebbe smesso di verificare i dati pubblicati su queste reti, seguendo il modello di X, la rete acquistata da Elon Musk. È una pubblicità con molti spigoli e tutti negativi.

In precedenza, anche Jeff Bezos, proprietario di Amazon e del Washington Post, aveva detto che stava modificando quella che chiamano “moderazione dei contenuti” nei media da lui controllati. Affermano in modo fuorviante che ciò avviene in nome della “libertà di espressione”.

Al contrario, si tratta di una nuova ondata di censura selettiva. Sia X che Facebook e Instagram hanno cancellato arbitrariamente contenuti che i loro proprietari non vogliono diffondere; un caso drammatico è quello delle informazioni sul genocidio di Israele contro la Palestina. Sebbene Zuckerberg lo neghi, un articolo di ricerca della BBC del dicembre 2024 mostra come Facebook e Instagram abbiano limitato le notizie che i giornalisti palestinesi pubblicano da Gaza e dalla Cisgiordania.

Già dall’ottobre 2023, dopo l’attacco di Hamas contro i cittadini israeliani, Facebook ha limitato le notizie provenienti dai giornalisti palestinesi, oltre a cambiare l’algoritmo in modo che i commenti sui palestinesi fossero più aggressivi, ad esempio aggiungendo la parola “terrorista” “nelle traduzioni. Un ingegnere di Meta ha espresso preoccupazione per “l’introduzione di un nuovo pregiudizio contro gli utenti palestinesi”. Meta ha confermato di aver effettivamente modificato l’algoritmo, ma per rispondere a quello che ha definito un “aumento del contenuto di odio” proveniente dai territori palestinesi (Cómo Facebook e Instagram restringen las noticias que los periodistas palestinos publican desde Gaza).

Inoltre, la rete X di Musk ha abbondanti casi di censura e discriminazione selettiva, incluso il blocco degli account degli utenti su questo e altri argomenti, a seconda delle preferenze politiche o commerciali di Musk (Musk, X y el control del mundo).

Un articolo di Sheera Frenkel e Kate Conger sul New York Times ha mostrato come i discorsi di odio, razzisti, omofobici, misogini e neonazisti siano aumentati in modo esponenziale dopo che Musk ha acquistato Twitter e ribattezzato la rete X nel 2022. “Elon Musk ha inviato il bat-segnale a tutti tipi di persone razziste, misogine e omofobe che Twitter era aperto agli affari e hanno risposto”, ha detto Imran Ahmed, direttore del Centro per contrastare l’odio digitale.

Mentre l’industria della digitalizzazione mette in crisi molti mezzi di informazione, miliardi di persone si rivolgono ai social network come principale fonte di informazione. Sebbene la verifica dei dati di Facebook e Instagram – che si riferiva al lavoro di associazioni indipendenti di verifica dei dati – non fosse una garanzia che tutte le informazioni su queste reti fossero affidabili e verificate, quello che ora c’è è un appello aperto a discorsi razzisti, sessisti e odiosi. Nel suo annuncio, Zuckerberg fornisce come esempio che i contenuti relativi alla migrazione e al genere non saranno più moderati, sostenendo che questi criteri sono “fuori contatto con il discorso dominante” e sono stati usati per “far tacere opinioni e persone con idee diverse”.

Zuckerberg ha annunciato che sostituirà il fact-checking con le “community note”, che in realtà sono commenti di altri utenti, solitamente modi per moltiplicare esponenzialmente gli stessi pregiudizi, senza fonti e senza alcuna reale trasparenza sull’origine dei commenti. Ciò replica il contesto che hanno imposto i programmi di ricerca più utilizzati su Internet, che forniscono come prima opzione informazioni generate automaticamente da algoritmi di intelligenza artificiale, senza fornire fonti, senza contrasti e sostanzialmente riproducendo all’infinito le parzialità di discriminazione e altri errori che sono la maggioranza nella media delle comunicazioni nelle reti elettroniche.

Musk, Zuckerberg e Bezos sono tre dei dieci uomini più ricchi del mondo. Ognuno di loro ha più denaro personale di diverse dozzine di paesi messi insieme. È chiaro che il loro obiettivo principale è lavorare su modi per aumentare ulteriormente le proprie fortune, controllando utenti, mercati e istituzioni. Tutti stanno seguendo da vicino l'”esperimento Musk” di andare oltre il lobbying e altre forme di influenza (dovute o indebite) per ottenere un seggio diretto nel governo, decidendo su milioni di persone che non hanno nemmeno votato per lui.

Con l’enorme potere della loro ricchezza e della manipolazione delle informazioni e degli utenti dei social media, si oppongono ferocemente a qualsiasi regolamentazione delle loro attività. Per questo motivo, cercano di far apparire come censura qualsiasi forma di controllo indipendente o di controllo pubblico, quando il problema reale e urgente è il ruolo straordinariamente dannoso che i titani della tecnologia hanno nella definizione di discorsi pubblici parziali basati sulla discriminazione e sull’odio, a livello globale. Allo stesso tempo controllano sempre più settori industriali e anche aspetti tecnologici chiave che garantiscono loro una dipendenza sempre maggiore dai governi stessi.

da qui

mercoledì 28 luglio 2021

Per aspera (nostra) ad astra (sua) - Rostrum

 

Ieri, poco dopo le 15 ora italiana, il noto imprenditore e sovrano dell’impero di Amazon, Jeff Bezos, a bordo della navicella New Shepard della Blue Origin, è asceso fin quasi agli spazi siderali per vivere l’inebriante avventura della percezione di assenza di gravità determinata dal volo in caduta libera. A detta di molti gazzettieri, tutto ciò è bello, è grandioso, è sublime.

Che dire? È confortante constatare che, nello squallore di una modernità priva di slanci ideali, l’eroismo e lo spirito pionieristico non sono completamente estinti. Al contrario, ci viene ripetuto, a dire il vero con grande insistenza, che questi nobili sentimenti oggi vivono nelle poderose imprese dei coraggiosi capitani d’industria, degli avventurosi intraprenditori, degli spiriti creatori, dei produttori di ricchezza, dei managers e degli AD. Questi titani dell’economia mondiale, moderni rappresentanti della sana razza dei Carnegie, dei Morgan, dei Rockefeller, dei Jay Gould, dei Vanderbilt e dei Ford, hanno, con tutta evidenza, le migliori qualità che la specie umana sia stata in grado di sviluppare in circa duecentomila anni di evoluzione: intelligenza, competenza, cultura, amore del bello, creatività, intraprendenza, dedizione, coraggio, generosità.

E queste sono solo alcune delle pregevoli qualità che possono affermare a buon diritto di possedere, dal momento che le hanno acquistate pagandole, come ritengono, al loro “giusto prezzo” con il lavoro abilmente estorto a milioni di lavoratori. L’intelligenza e la competenza degli ingegneri, degli scienziati, dei tecnici che hanno il privilegio di lavorare per loro; la cultura a cui hanno attinto dalle vette – inaccessibili ai più – dei migliori colleges e delle migliori università del mondo; lo squisito gusto estetico dei migliori esperti d’arte a cui commissionano l’acquisto di impareggiabili capolavori di tutte le epoche, da conservare nelle loro collezioni private; la creatività e l’intraprendenza di tutta una gioventù ambiziosa, pronta a piegare le proprie facoltà psico-fisiche alla ricerca appassionata e infaticabile di nuove e vincenti strategie di mercato; la dedizione di milioni di dipendenti in ogni angolo del pianeta, impegnati in un quotidiano sforzo produttivo; il coraggio di chi viene retribuito per difendere, con ogni mezzo, da mani rapaci le legittime pertinenze di questi moderni feudi della superiorità spirituale; la generosità, questa spesa di rappresentanza mai a fondo perduto, questo titolo ad alto rendimento di immagine che è possibile acquistare con relativamente modeste, filantropiche donazioni, fortunatamente detraibili dalle tasse.

Immenso, ineguagliabile potere del denaro. Il potere di avere ciò che non abbiamo o di averne più di quanto la natura, a volte avara, ci conceda. Il potere di assorbire, introiettare, assimilare dagli altri ciò di cui gli altri, senza di esso, non possono adeguatamente fruire a proprio vantaggio. Il potere supremo, il potere di essere tutto perché il denaro può avere tutto. Quella di fare denaro non è in fondo la capacità assoluta, l’unica capacità? La capacità che trasforma tutte le altre capacità in incapacità, se non sono capaci di produrre denaro, e tutte le incapacità in capacità, a patto di produrne. Cosa c’è di più sublime? Di più giusto? Di più razionale?

Jeff Bezos è un prime mover, un motore primario della società, un ingegnere sociale, un imprenditore, un filosofo, un genio se vogliamo. Alto, dalla plastica e agile corporatura che sollecita inevitabilmente al paragone con la perfezione classica delle antiche statue greche, dalla testa levigata e aerodinamica, dallo sguardo che promana sicurezza e soggezione, dalla prominente e volitiva mascella quadrata. Anche anatomicamente, la sua divina bellezza marca la distanza antropologica che lo divide dalle masse malnutrite e deformate – nel fisico come nello spirito – dalla condanna del lavoro. È un individuo completo, il ricco frutto della migliore istruzione e un punteggio al test del quoziente intellettivo pari solo al palmares delle vittorie in tutti i nobili sport in cui eccelle senza sforzo. L’universale uomo rinascimentale fuso in una sola persona con la belva superumana di Nietzsche. Il miglior pedigree genetico unito alle più scrupolose attenzioni riservate all’allevamento di razza.

Stando a quanto leggiamo in data odierna sul sito tech.fanpage.it, nella conferenza stampa successiva al suo ritorno su questo povero, insufficiente, deludente pianeta abitato da miseri subumani, Jeff – certamente non si risentirà se lo chiamiamo confidenzialmente per nome – indossando il suo cappello da allevatore di bovini delle praterie nordamericane, ha voluto esprimere un pensiero gentile: “Voglio ringraziare ogni dipendente di Amazon e ogni cliente di Amazon, perché voi avete pagato tutto questo”.

Qualcuno ha detto che si è trattato di una gaffe, di una inopportuna battuta di spirito. Probabilmente in rapporto a quella lunga storia di sfruttamento dei lavoratori con ritmi estenuanti – che lo scorso marzo a Las Vegas hanno portato un dipendente di 48 anni, Paul Vilscek, al suicidio; a quella lunga storia di negazione di garanzie contrattuali e di agibilità sindacali che contraddistingue l’azienda di cui Jeff è fondatore e attualmente presidente esecutivo del consiglio di amministrazione.

Ora, non vogliamo metterci a fare i conti in tasca a Jeff, ad un “eroe del nostro tempo”, ma se volessimo esaminare la vicenda più da vicino ci accorgeremmo che, “a naso”, i milioni di dollari “impiegati” per trasportare per 11 minuti le augustee terga del magnate di Albuquerque a oltre 100 km nello spazio suborbitale a vedere da un oblò la curvatura del pianeta, emanano cattivo odore. Precisamente l’odore dell’urina delle centinaia di migliaia di operai della Amazon, costretti a mingere in bottigliette di plastica per non indulgere in pause fisiologiche che aumenterebbero i tempi di consegna, ridurrebbero la produttività e condurrebbero il lavoratore alla velocità di quel razzo intergalattico chiamato “licenziamento” sull’inospitale pianeta “disoccupazione”. I milioni di minuti risparmiati dai lavoratori al prezzo delle loro vesciche gonfiate si sono condensati negli 11 minuti in cui una vescica gonfiata ha galleggiato nello spazio. Sublime.

Intendiamoci, quello che molti non capiscono è che la possibilità di utilizzare il plusvalore estorto alla classe operaia in favore di quest’ultima non è, e non sarà mai, argomento sufficiente a fare sì che la classe dei capitalisti possa anche solo lontanamente ritenere degna di riflessione la prospettiva di una limitazione del proprio piacere di accumulare o di accumulare piaceri, sollazzi, avventure mozzafiato. Non illudiamoci al riguardo. Quello che possiamo fare – e nel dirlo siamo tanto impudenti da credere di interpretare l’interesse di classe di tutti i dipendenti di Mister Amazon e del proletariato in generale – è impegnarci, a partire da subito, nel creare almeno una piccola parte delle premesse che renderanno possibile il giorno – ci auguriamo non molto lontano – in cui il controllo dei lavoratori sulle proprie condizioni di vita e di produzione permetta di sollevare dalle proprie estenuanti fatiche gli appartenenti alla classe dei capitalisti, di affrancarli dal peso della corona e, perché no – nel caso non debbano sentirsi troppo a loro agio in un mondo che si è accorto di poter fare a meno dei loro preziosi servigi – fornirli di un servizio navicella verso gli immensi spazi interplanetari. Con un biglietto di sola andata.

da qui