giovedì 23 febbraio 2012

Lettera aperta di Mikis Theodorakis

Esiste un complotto internazionale che ha l'obiettivo di cancellare il mio paese. E’ iniziato nel 1975 opponendosi alla civiltà neo-greca, è continuato con la distorsione sistematica della nostra storia contemporanea e della nostra identità culturale e adesso sta cercando di cancellarci anche materialmente con la mancanza di lavoro, la fame e la miseria.
Se il popolo greco non prende la situazione in mano per ostacolarlo, il pericolo della sparizione della Grecia è reale. Io lo colloco entro i prossimi 10 anni.
Di noi, resterà solo la memoria della nostra civiltà e delle nostre battaglie per la libertà.
Fino al 2009 il problema economico non era grave. Le grandi ferite della nostra economia erano laspesa esagerata per la difesa del paese e la corruzione di una parte dei politici e dei giornalisti. Per queste due ferite, però, erano corresponsabili anche dei paesi stranieri. Come la Germania, la Francia, il Regno Unito e gli Stati Uniti che guadagnavano miliardi di euro da noi con la vendita annuale di materiale bellico. Questa emorragia continua ci metteva in ginocchio e non ci permetteva di crescere mentre offriva grandi ricchezze ai paesi stranieri. Lo stesso succedeva con il problema della corruzione. La società tedesca Siemens manteneva un dipartimento che si occupava della corruzione dei nostri politici, per poter piazzare meglio i suoi prodotti nel mercato greco. Di conseguenza, il popolo greco è stato vittima di questo duetto di ladri, Greci e Tedeschi, che si arricchivano sulle sue spalle.
È evidente che queste due ferite potevano essere evitate se i due partiti al potere (filo americani) non avessero raccolto tra le loro fila elementi corrotti, i quali, per coprire l’emorragia di ricchezze (prodotte dal lavoro del popolo greco) verso le casse di paesi stranieri, hanno sottoscritto prestiti esagerati, con il risultato che il debito pubblico è aumentato fino a 300 miliardi di euro, cioè il 130% del Pil.
Con questo sistema, le forze straniere di cui ho detto sopra, guadagnavano il doppio. Dalla vendita di armi e dei loro prodotti, prima; dai tassi d’interesse dei capitali prestati ai vari governi (e non al popolo), dopo. Perché come abbiamo visto, il popolo è la vittima principale in ambedue i casi. Un esempio solo vi convincerà. I tassi d’interesse di un prestito di 1 miliardo di dollari che contrasse Andreas Papandreou nel 1986 dalla Francia, sono diventati 54 miliardi di euro e sono stati finalmente saldati nel…2010!

Accad(d)e in Italia

L'uso della tortura negli anni di piombo - Adriano Sofri


A prima vista, la notizia è che negli anni ´70 e ´80 ci fu un ricorso non episodico a torture di
polizia nei confronti di militanti della "lotta armata" – e non solo. È quello che riemerge da libri
(Nicola Rao, Colpo al cuore), programmi televisivi ("Chi l´ha visto"), articoli (come l´intervista del
Corriere a Nicola Ciocia, già "professor De Tormentis", questore in pensione). Non è una notizia
se non per chi sia stato del tutto distratto da simili inquietanti argomenti. Nei primi anni ´80 le
denunce per torture raccolte da avvocati, da Amnesty e riferite in Parlamento furono dozzine.    
  
A volte la cosa "scappava di mano", come nella questura di Palermo, 1985. Oscar Luigi
Scalfaro, che era allora ministro dell´Interno, dichiarò: "Un cittadino è entrato vivo in una stanza
di polizia e ne è uscito morto". Era un giovane mafioso, fu picchiato e torturato col metodo della
"cassetta": un tubo spinto in gola e riempito di acqua salata. Gli sfondò la trachea, il cadavere fu
portato su una spiaggia per simularne l´annegamento in mare. Alla notte di tortura
parteciparono o assistettero decine di agenti e funzionari. Avevano molte attenuanti: era stato
appena assassinato un valoroso funzionario di polizia, Beppe Montana, "Serpico". All´indomani
della denuncia di Scalfaro, e delle destituzioni da lui decise, la mafia assassinò il commissario
Ninni Cassarà e l´agente Roberto Antiochia. Una sequenza terribile, ma le attenuanti si
addicono poco al ricorso alla tortura, il cui ripudio è per definizione incondizionato. Repubblica
sta ricostruendo la tremenda vicissitudine di Giuseppe Gulotta, "reo confesso" nel 1976
dell´assassinio ad Alcamo di due carabinieri, condannato all´ergastolo e detenuto per 22 anni:
finché uno dei torturatori, un sottufficiale dei carabinieri, ha voluto raccontare la verità.
L´elenco di brigatisti e affiliati di altri gruppi armati sottoposti a torture è fitto: va dal nappista
Alberto Buonoconto, Napoli 1975 (si sarebbe impiccato nel 1981) a Enrico Triaca, Roma 1978,
a Petrella e Di Rocco (ucciso poi in carcere a Trani da brigatisti), Roma 1982, ai cinque autori
del sequestro Dozier, Padova 1982…
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giovedì 16 febbraio 2012

Il nuovo inquilino - Javier Cercas


avevo letto “i soldati di Salamina”, un libro potente, questo l’ho preso dalla biblioteca, fiducioso, sono arrivato fino all’ultima pagina, per vedere dove andava a parare.
una pena, imbarazzante per chi l’ha scritto e per chi lo pubblica.
evitatelo, se vi volete bene – franz


...Probabilmente forte dei precedenti successi Guanda ha ritenuto di ripescare, tradurre e pubblicare questo romanzetto del 1989. Meglio fosse rimasto in fondo a un cassetto.Cercas gioca a fare il Kafka o meglio ancora il Buzzati, senza però riuscirci. La storia è ambientata nell’Istituto di fonologia di una università americana del Midwest (dove l’autore ha effettivamente lavorato per un paio di anni). Tra i docenti e i ricercatori ci sono parecchi europei. Il protagonista è vittima di una distorsione durante una seduta di jogging. Per una settimana, durante la quale è costretto a bendaggio e stampella, tutta la sua vita si gira al contrario. E tutto ritorna alla normalità non appena guarito. Trama banalotta. Mi stupisce la definizione di Roberto Bolaño in copertina “Un romanzo splendido” !...

mercoledì 15 febbraio 2012

notte stellata


Starry Night (interactive animation) from Petros Vrellis on Vimeo.

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viva Sean Penn

"È impensabile che il Regno Unito possa prendere la decisione consapevole di schierare un principe tra i militari alle Malvinas, sapendo della grande sensibilità emotiva di madri e padri britannici e argentini che persero figli e figlie nella guerra sulle isole". Lo ha detto Sean Penn, in Uruguay per incontrare il presidente José Mujica, riferendosi alla disputa sulle isole Falkland tra Argentina e Regno Unito. Il principe è in missione come pilota della Royal Air Force sulle isole. Già ieri l'attore si è schierato dalla parte dell'Argentina e della sua apertura ai colloqui sponsorizzati dalle Nazioni Unite...
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martedì 14 febbraio 2012

noblesse oblige




Non si può certo definire un errore di misura quello dal dischetto di Gustavo Mendez, calciatore della formazione Under 20 dell'Estudiantes, squadra messicana. Il suo è uno dei peggiori rigori mai tirati. Eppure il tiro completamente sballato è stato accolto, sul web, da migliaia di applausi virtuali. Mendez infatti ha sbagliato appositamente il penalty su indicazione del suo allenatore Mauricio Gallaga. L'Estudiantes, sotto di 3 gol contro il Pachuca, si era guadagnato la massima punizione approfittando di una palla a due che in realtà avrebbe dovuto restituire agli avversari. E così il tecnico ha dato l'ordine di calciare a lato. Lo splendido episodio di fair play ha fatto il giro del mondo grazie al web.
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lunedì 13 febbraio 2012

La Grecia crolla e ci travolge - Loretta Napoleoni

...Dopo l'avvento del Governo tecnico e l'approvazione della finanziaria, è opinione diffusa che l'Italia adesso sia al sicuro. E' davvero così? 

"Secondo me la situazione italiana non è cambiata molto. Permane un problema enorme di crescita: se l'Italia paga un tasso di interesse tra il 5 e il 6% per il il titolo di Stato decennale, dovrà chiaramente crescere tra il 5 e il 6% per poterlo pagare, se cresce sotto di questa soglia, come sta accadendo, le previsioni sono per una crescita negativa. Si dovrà in un modo o nell'altro trovare la differenza per poter pagare il tasso di interesse, a meno che non si voglia aumentare il rapporto tra il Pil e il debito pubblico. Quale sarà la politica del Governo Monti per spingere una crescita che deve essere 'sostenuta'? La verità è checi troviamo ancora nella stessa situazione, è cambiato solo l'andamento dei mercati, ma è un fatto temporaneo. In più, se la Grecia fosse costretta ad uscire dall'Euro, noi saremmo travolti dall'effetto domino. Ritengo che questo ottimismo sia veramente prematuro." 

Considerate le piazze agitate, c'è il rischio che questa crisi possa tradursi in una sconfitta della democrazia? 

"Questa secondo me è una crisi potenzialmente democratica, si sta imponendo all'intera popolazione europea, dunque anche ai Paesi ricchi, di pagare per il deficit accumulato dai Paesi periferici, quindi c'è una crisi di democrazia, uno scollamento tra la classe politica e la popolazione. Il 2012 e il 2013 saranno anni elettorali in Europa: secondo me vedremo grossi cambiamenti da parte proprio dell'elettorato in Grecia, in Francia e a seguire molto probabilmente anche in Italia." ...

Il gatto di Natale - Robert Westall



indubbiamente in Inghilterra sono bravi a scrivere storie per bambini,
qui ce n'è due, una bambina ospite di uno zio prete e un bambino in una miniera.
sono racconti  per bambini con meno di 10 anni, è scritto in copertina, ma i due racconti non mi hanno fatto male. - franz

domenica 12 febbraio 2012

Spezzeremo le reni alla Grecia

Affermai cinque anni fa: spezzeremo le reni al Negus. Ora, con la stessa certezza assoluta, ripeto assoluta, vi dico che spezzeremo le reni alla Grecia – Benito Mussolini

 l’Europa ha dichiarato guerra alla Grecia e la Grecia sta morendo senza che nessuno si opponga. Il paese è condannato a non riprendersi mai più, perché con queste misure economiche non c’è resurrezione possibile.
Che colpa hanno dunque i greci? Non esiste nessun altra strategia politica ed economica se non quella di annientare la vita di milioni di persone? Una volta le forze della sinistra si caratterizzavano per la loro capacità di allargare gli orizzonti dell’analisi e comprendere in una lettura complessiva anche avvenimenti e situazioni lontane da noi. C’è qualcuno in Italia che da sinistra si sta opponendo al massacro greco? Non mi risulta.
E non è solo un fatto di solidarietà. Qui si tratta di salvare l’idea solidaristica dell’Europa, e di impedire che scelte sciagurate (perché sostanzialmente inutili) e in malafede (come l’imponente piano delle privatizzazioni: un paese spolpato dalle multinazionali) vengano messe a punto in Grecia per poi essere esportate in altri paesi “in crisi”. Come, ad esempio, l’Italia…

Mentre i mercati seguono le loro traiettorie a zig-zag, le misure draconiane restano. Un disciplinamento di massa viene imposto a un'intera popolazione per guadagnare qualche numero percentuale in meno di uno spread che niente e nessuno può garantire però dal successivo rialzo. Non c'è sintesi migliore dell'assoluta, cieca, irrazionale, impotenza della direzione politica di questo ceto di funzionari del capitale finanziario trans-nazionale. Non c'è altra prospettiva che quest'inascoltabile "non c'è alternativa"
Ma proprio l'altalena sempre discendente di questa crisi sta invece insegnando a decine di milioni di persone quanto l'Economia non sia (e non potrà mai essere) quella scienza dura ed esatta vantata dall'ortodossia neoliberista (quella stessa che ci ha scaraventati in questo baratro) ma una scienza inesatta, storicamente determinata e criticabile…

sabato 11 febbraio 2012

una scuola necessaria

A giugno «Hand in Hand» ospitò, sotto i riflettori delle televisioni di mezzo mondo, una stella della musica mondiale del calibro di Shakira. Tre giorni fa la scuola arabo-ebraica di Gerusalemme, ha ricevuto una «visita» molto meno prestigiosa e sicuramente meno gradita. Attivisti dell’estrema destra israeliana sono entrati nel campo sportivo dell’istituto scolastico e hanno lasciato sui muri una scritta fin troppo eloquente: «Morte agli arabi».
Un’azione compiuta dallo stesso gruppo, legato al movimento dei coloni israeliani, che da mesi marchia luoghi sacri islamici e cristiani in Cisgiordania, Gerusalemme e Galilea, ed edifici pubblici, non solo palestinesi, con slogan razzisti. E’ il «price tag», il prezzo che i palestinesi e i loro amici, devono pagare per il solo fatto di reclamare i loro diritti o quando un avamposto colonico in Cisgiordania viene evacuato (molto di rado) dall’esercito.
Nella stessa notte dell’attacco alla «Hand in Hand», slogan anti-cristiani sono stati tracciati a Gerusalemme sulle mura esterne del monastero della Croce, un imponente edificio del XI secolo costruito nel terreno dove, si dice, crebbe l’albero con cui fu realizzata la croce di Gesù Cristo. «Morte ai cristiani», il messaggio lasciato sulle mura esterne del monastero da coloro che bonariamente i mezzi d’informazione israeliani definiscono «vandali». In passato slogan anti-cristiani erano comparsi anche in un cimitero greco-ortodosso di Giaffa. E’ chiaro che dietro queste azioni c’è sempre la stessa mano, che agisce da nord a sud di Israele oltre che nei Territori occupati. Ma la polizia «brancola nel buio»...

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sette anni per una poesia

È l’ora
È l’ora, popolo cinese!
È l’ora
La piazza è nostra
I piedi sono nostri
È l’ora di usare i nostri piedi per andare
In piazza e scegliere.

...Zhu, 58 anni, di Hangzhou, Sud della Cina, era stato arrestato in aprile per «incitamento alla sovversione del potere dello Stato», un'accusa spesso utilizzata contro i critici del Partito comunista. Non è ancora stata fissata la data del processo, secondo quanto dichiarato ai media dal suo avvocato.
POESIA DURANTE LA PRIMAVERA IN MEDIO ORIENTE. «La ragione principale da cui dipende l'imputazione è una poesia che Zhu aveva scritto chiedendo alle persone di manifestare. Aveva scritto la poesia nel momento in cui si stavano sviluppando le rivolte in Medio Oriente», ha specificato il suo avvocato. «Lui crede nella libertà di espressione», ha chiosato il legale.
TEMPO DI RIVOLTA IN PIAZZA. Le autorità hanno comunicato la decisione di perseguire Zhu quasi un anno dopo la scrittura della poesia dal titolo «È il momento». Il South China Morning Post, mercoledì 18 gennaio, riporta alcuni versi del componimento di Zhu: «È tempo cinesi / La piazza è di tutti / È il momento di muoversi e scendere in piazza per fare una scelta!». La poesia era stata pubblicata su internet.
I gelsomini e la loro paventata rivoluzione in Cina colpiscono ancora: il punto in comune tra tutti i recenti arresti è proprio quel momento dello scorso anno cinese. L'adesione, più o meno formale, a una rivolta che però non è mai avvenuta.
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Appello al premier Monti per invitare le sue ministre ad astenersi dal dire sciocchezze - Marco Vitale

Signor Presidente del Consiglio, lei è andato al governo con un largo credito ed alimentando una grande speranza. Qualcuno di noi ha scritto: con il governo Monti la competenza è ritornata al governo e questo è il mutamento fondamentale. Molte delle cose fatte confermano questo credito e questa speranza. Soprattutto siamo grati a lei per aver riportato l’Italia, con dignità, sui tavoli internazionali che contano, dai quali era stata allontanata, con ignominia, che gravava, come una grande tassa patrimoniale, su tutto il Paese.

Ma questo credito e questa speranza si vanno squagliando. Perché la politica è composta non solo di fatti ma anche di parole che, talora, sono importanti come, se non più, dei fatti. Omero, in un canto dell’Iliade, per descrivere un grande capo Acheo dice: “Sapeva fare fatti e dire parole”. Non basta dire parole giuste se non seguono i fatti, non basta fare fatti se non si sanno pronunciare parole giuste. Per favore, fermi il parlare a vanvera delle sue ministre. Non sarebbe meglio se in un Paese, già così teso e nervoso, le sue ministre si astenessero dal dire sciocchezze su temi che ignorano o che non rientrano nei loro compiti?
Non sarebbe un Paese tanto migliore il nostro se i ministri lavorassero in silenzio e ci parlassero solo delle cose che stanno facendo e dei risultati da loro raggiunti, invece di sparare chiacchiere da bar sui temi più disparati? Non sarebbe meglio se il ministro degli Interni ci parlasse dei suoi programmi per affrontare le battaglie criminali che insanguinano Roma, delle misure per contrastare la corruzione che sta affondando il Paese tra i peggiori della terra, per contrastare la penetrazione, sempre più incisiva, della ‘ndrangheta nel Nord, per accelerare l’utilizzo produttivo dei beni confiscati ai mafiosi, invece di dire parole in libertà sui giovani mammoni, offendendo impunemente un’intera generazione? Certo, anche il ministro degli Interni può sfogarsi sui mammoni quando è al bar o al circolo della caccia a giocare a canasta. Ma non quando parla come ministro degli Interni...

giovedì 9 febbraio 2012

Beatitudini - Christian Raimo (2007)

Beati quelli che precipitano dal tetto di un capannone che cede all'improvviso, beati quelli che vengono schiacciati dal carrellino elevatore che stavano guidando, beati coloro che vengono investiti da frane di materiale edilizio nei cantieri abusivi, beati coloro che vengono trascinati e stritolati dai nastri trasportatori, beati i camionisti che rimangono ustionati mentre controllano l'olio, quelli schiacciati tra la motrice e il proprio mezzo, beati coloro che scendono nei pozzi per lo scarico delle acque reflue e soffocano a causa delle esalazioni tossiche, beati i soffocati da un incendio improvviso in una fabbrica-garage di materassi, beati i bruciati vivi, beati gli affogati in una tramoggia di olio di sansa, beati quelli che non entrano nelle statistiche perché muoiono per incidenti stradali avvenuti per la stanchezza conseguente al lavoro appena finito, beate le vittime di esposizioni ad agenti cancerogeni e tossici, beati quelli sopravvissuti miracolosamente a scariche di ventimila volt sprigionatesi da cavi elettrici pendenti, beati coloro che mentre montano luminarie per una festa paesana sfiorano i fili dell'alta tensione, beati coloro che muoiono all'istante, beati quelli per cui sono inutili tutti i tentativi di rianimazione, beati coloro che issati con un argano su un silos alto venti metri precipitano nel vuoto, beati quelli con fratture e lesioni diffuse su tutto il corpo, quelli che si spengono durante il tragitto in ambulanza, beati quelli con il torace schiacciato, beati i licenziati per «eccesso di infortuni», beati coloro che scivolano mentre stavano riparando una grondaia, beati gli schiacciati dal proprio trattore, beati quelli contro i quali si aprono all'improvviso portelloni d'acciaio, beati i colpiti da un cilindro idraulico, beati coloro che rimangono asfissiati in laboratori colmi di materiali sintetici, stoffe e solventi, beati quelli che vengono travolti da un'ondata di acqua e liquami mentre riparano un guasto alla rete fognaria, beati coloro che esplodono in una fabbrica di fuochi d'artificio, beati quelli che mentre cercavano di disincastrare i cavi che tenevano fermo il carico cadono dal portabagagli del proprio furgone e battono la testa sul selciato, beati gli agonizzanti tra i carrelli del reparto lamieratoio, beati coloro che vengono estratti troppo tardi, beati quelli che vengono sbalzati contro le pareti da uno spostamento d'aria, beati gli investiti dai muletti in retromarcia, beati coloro che controllavano il carico quando il cavo della gru a cui era fissata la piattaforma si è spaccato, beati coloro che stavano pulendo le canalette sull'autostrada quando sono stati investiti da un autoarticolato, beati quelli che vengono sbattuti a terra dalla sovrappressione delle camere stagne della cisterna che stavano testando, beati coloro che erano intenti a riparare le infiltrazioni d'acqua di un campanile quando sono scivolati a causa dell'inclinatura del carrello della gru che non era chiuso con l'apposito fermo, beati quelli travolti da un enorme ponteggio di ferro e cemento crollato da venti metri d'altezza, beati coloro che rimangono incastrati con il giaccone a un gradino mentre scendevano dal locomotore di un treno merci, beati coloro che vengono trovati sotto tre casse di lastre di vetro del peso complessivo di sei tonnellate, beati coloro che cadono in due tempi: prima sul tetto dello spogliatoio della fabbrica e quindi sull'asfalto, beati quelli con un polmone perforato da una scheggia di metallo schizzata da una tagliatrice, beati coloro che pulivano lo scivolo in cui viene versata la malta quando un carrello per il trasporto del materiale li ha colpiti alle spalle, beati coloro che si trovavano all'interno della fabbrica di acetilene al momento della deflagrazione, beati coloro che si occupano della demolizione degli impianti dismessi e vengono ricoperti all'improvviso da travi staccatesi dal soffitto e pezzi di solaio, beati coloro che cadono nel vano ascensore durante gli usuali lavori di manutenzione, beati coloro che vengono infilzati da un pistone partito dal macchinario sul quale stavano sistemando del silicone, beati quelli il cui braccio rimane intrappolato tra i rulli di una macchina raffinatrice per impasti, beati gli infartuati in un cantiere per un'insolazione, beati coloro che restano ustionati al volto dall'esplosione del quadro elettrico, beati quelli che stavano in bilico su una serie di balle di tessuto da cinquecento chili l'una, beati coloro che finiscono sotto le ruote gemellari del rimorchio di una gru, beati quelli colpiti alla nuca dal braccio di una pala meccanica, beati quelli con un quadro clinico da subito critico, beati quelli che stavano lavorando alla sostituzione di un impianto di refrigerazione, beati i rimasti sepolti vivi dentro la fossa nella quale stavano lavorando, beati i rumeni morti sul colpo scivolando dal tetto alle 14 e 30 del primo giorno di lavoro mentre stavano operando in un capannone da mettere in sicurezza nella frazione dei Quercioli a Massa, che sarebbero rimasti a lavorare nella provincia apuana per circa due anni, per mandare soldi alla famiglia, moglie e tre figli, moglie e figli ancora in attesa dei risultati dell'inchiesta della magistratura.

martedì 7 febbraio 2012

I tecnici di cui abbiamo bisogno - Paolo Cacciari

dice Albert Einstein: "Follia è fare sempre la stessa cosa e aspettarsi risultati diversi"
dice qualcun altro: quando la teoria e la realtà sono molto diverse, forse (è un eufemismo) la teoria non va bene.
in Italia si applica la ricetta ultraliberista che in Grecia è (stata) un fallimento totale - franz



E’ vero: abbiamo un gran bisogno di tecnici, esperti, sapienti. Non se ne può più di politici generici, buoni solo per i talk-show. Basta chiacchiere, al governo servono persone che sappiano il fatto loro. Ma tecnici di che?
Innanzitutto tecnici contro il più evidente, tragico e paradossale spreco di risorse: il lavoro.  Incominciando dal 30 e oltre per cento di giovani che non trovano lavoro a fronte di immensi bisogni sociali insoddisfatti: cura delle persone, del territorio, del patrimonio storico e culturale. Sì, ma come remunerare questi lavori socialmente utili se soldi non ce ne sono? Serve allora un tecnico alla circolazione della moneta: il denaro non va più dato per pagare rendite finanziarie, ma solo a chi lavora.
Obiezione: se non si pagano più gli interessi sul debito pubblico (il 50%  dei titoli sono posseduti da istituti finanziari esteri e il 50% del restante da istituti finanziari italiani. Solo un quarto è risparmio vero di persone fisiche) nessuno più ci farà credito e la bancarotta sicura.
Per liberarci dal ricatto di strozzini e speculatori che chiedono interessi sempre più alti (spread) dobbiamo allora riuscire a fare a meno dei loro pelosi servigi (prestiti). Serve quindi un tecnico al bilancio che sappia tenere le poste in equilibrio, che sappia cioè spendere solo quello che incassa. Per raggiungere l’ “attivo primario” del bilancio dello stato non manca poi molto. Qualche sforzo lo potrebbe fare se tagliasse spese assurde (spese militari, grandi opere inutili, privilegi di caste varie, ecc.) e se facesse una riforma fiscale vera (evasioni, proporzionalità, trasparenza, ecc.).
Obiezione: per liberarci dalla morsa del debito non basta tenere in equilibrio le spese pubbliche, è necessario tenere in equilibrio anche la bilancia commerciale: siamo bravi ad esportare (made in Italy, piccole imprese, ecc.) e a incassare valuta estera (turismo, rimesse degli emigrati, ecc.), ma spendiamo sempre troppo per le importazioni.
Serve allora un tecnico all’economia reale che sia capace di combattere il secondo più grande e costoso spreco di risorse che appesantisce la bilancia commerciale: l’energia fossile e le materie prime. Immaginare un’economia post-oil e sempre più “dematerializzata” è oggi possibile: risparmio energetico, efficienza, rinnovabili, studio del ciclo di vita dei materiali, riuso, riciclo, recupero, allungamento della durata delle merci… insomma: green economy. Le tecnologie già sono a disposizione ed è qui che si gioca la vera “competitività strategica” tra i sistemi industriali nel mondo.
Obiezione: è vero, ma per compiere questa conversione ecologica degli apparati produttivi e di consumo serve investire in ricerca vera, sperimentare ed innovare non solo i sistemi produttivi e le tecnologie (imparando dai cicli naturali), ma cambiare anche comportamenti e stili di vita. E’ evidente, infatti, che se i risparmi che si ottengono con l’efficienza vengono impiegati per consumare di più, il bilancio globale energetico e dei materiali rimarrà in deficit (paradosso di Jevons).
Serve allora un altro tecnico: ai saperi, che sappia cioè liberare quel che rimane dei centri di ricerca, delle università,delle scuole di ogni ordine e grado dalla coltre di ignoranza con cui sono stati coperti da uno stato insipiente. E questo, sicuramente, è il tecnico più difficile da trovare: un tecnico del pensiero, che sappia liberarlo dalla dominazione dei tecnici delle scienze applicate dominanti ad incominciare dall’economia, per arrivare all’ingegneria, passando per la farmacologia, le scienze agrarie, la sociologia… e chi si sente escluso dall’asservimento alla logica sviluppista, produttivistica, della accumulazione e del profitto, si faccia da parte.

lunedì 6 febbraio 2012

Gatto Tigrato e Miss Rondinella - Jorge Amado

a volte capitano dei libri che ti stupisci, non lo hai letto da bambino, non lo hai letto da grande, non lo leggerai mai.
ma questo cercalo e leggilo, almeno due volte, per non dimenticarlo.
non te ne pentirai, promesso.
se ti lascia indifferente, forse sei già morto, cerca il numero di un'agenzia di onoranze funebri, provvederanno a tutto loro - franz


...Gatto Tigrato e Miss Rondinella è più di un libro per bambini.
E’ una metafora della vita, un inno alla diversità e all’amore in tutte le sue forme.
Lo consiglio vivamente sia come lettura per i bambini, che lo troveranno divertente e un po’ strano.
Ma, soprattutto, come piccolo manuale per gli adulti…giusto per ricordare, ogni tanto, che chi additiamo come diverso, in fondo, ci somiglia tanto.

sabato 4 febbraio 2012

i cinque più grandi rimpianti della vita

un'infermiera che lavora con le persone al tramonto della vita dice che i rimpianti più grandi che sente sono:
1 - avrei voluto avere il  coraggio di vivere la vita che volevo, non quella che gli altri si aspettavano da me
2 - avrei voluto non (dover) lavorare così tanto
3 - avrei voluto avere il coraggio di esprimere i miei sentimenti
4 - avrei voluto stare più in contatto con i miei amici
5 - avrei voluto essere più felice
(scusate la traduzione - franz)


For many years I worked in palliative care. My patients were those who had gone home to die. Some incredibly special times were shared. I was with them for the last three to twelve weeks of their lives.
People grow a lot when they are faced with their own mortality. I learnt never to underestimate someone's capacity for growth. Some changes were phenomenal. Each experienced a variety of emotions, as expected, denial, fear, anger, remorse, more denial and eventually acceptance. Every single patient found their peace before they departed though, every one of them. 


When questioned about any regrets they had or anything they would do differently, common themes surfaced again and again. Here are the most common five: 


1. I wish I'd had the courage to live a life true to myself, not the life others expected of me. 


This was the most common regret of all. When people realise that their life is almost over and look back clearly on it, it is easy to see how many dreams have gone unfulfilled. Most people had not honoured even a half of their dreams and had to die knowing that it was due to choices they had made, or not made. 


It is very important to try and honour at least some of your dreams along the way. From the moment that you lose your health, it is too late. Health brings a freedom very few realise, until they no longer have it.




2. I wish I didn't work so hard. 


This came from every male patient that I nursed. They missed their children's youth and their partner's companionship. Women also spoke of this regret. But as most were from an older generation, many of the female patients had not been breadwinners. All of the men I nursed deeply regretted spending so much of their lives on the treadmill of a work existence. 


By simplifying your lifestyle and making conscious choices along the way, it is possible to not need the income that you think you do. And by creating more space in your life, you become happier and more open to new opportunities, ones more suited to your new lifestyle. 




3. I wish I'd had the courage to express my feelings.


Many people suppressed their feelings in order to keep peace with others. As a result, they settled for a mediocre existence and never became who they were truly capable of becoming. Many developed illnesses relating to the bitterness and resentment they carried as a result. 


We cannot control the reactions of others. However, although people may initially react when you change the way you are by speaking honestly, in the end it raises the relationship to a whole new and healthier level. Either that or it releases the unhealthy relationship from your life. Either way, you win. 




4. I wish I had stayed in touch with my friends. 


Often they would not truly realise the full benefits of old friends until their dying weeks and it was not always possible to track them down. Many had become so caught up in their own lives that they had let golden friendships slip by over the years. There were many deep regrets about not giving friendships the time and effort that they deserved. Everyone misses their friends when they are dying. 


It is common for anyone in a busy lifestyle to let friendships slip. But when you are faced with your approaching death, the physical details of life fall away. People do want to get their financial affairs in order if possible. But it is not money or status that holds the true importance for them. They want to get things in order more for the benefit of those they love. Usually though, they are too ill and weary to ever manage this task. It is all comes down to love and relationships in the end. That is all that remains in the final weeks, love and relationships. 




5. I wish that I had let myself be happier. 


This is a surprisingly common one. Many did not realise until the end that happiness is a choice. They had stayed stuck in old patterns and habits. The so-called 'comfort' of familiarity overflowed into their emotions, as well as their physical lives. Fear of change had them pretending to others, and to their selves, that they were content. When deep within, they longed to laugh properly and have silliness in their life again. 


When you are on your deathbed, what others think of you is a long way from your mind. How wonderful to be able to let go and smile again, long before you are dying. 




Life is a choice. It is YOUR life. Choose consciously, choose wisely, choose honestly. Choose happiness.
da qui

giovedì 2 febbraio 2012

Alain e i Rom - Emmanuel Guibert, Alain Keler, Frédéric Lemercier

fotografia e fumetto insieme per un racconto dei Rom oggi, gli ultimi degli ultimi.
un libro che serve e non lascia indifferente - franz


I Rom sono la prima minoranza etnica del continente europeo. Dovunque vivono, quasi sempre sono considerati miserabili e indesiderabili. Sono discriminati, o più semplicemente abbandonati. Come fotografo mi sono spesso occupato di temi tragici, ma credo di aver sempre cercato in ognuno un pizzico di felicità”. _ Alain Keler

Per dieci anni il fotografo Alain Keler ha girato i campi Rom di mezza Europa. Dal Kosovo alla Serbia, dal sud della Francia alla Repubblica Ceca, fino al grande ghetto a cielo aperto di Lamezia Terme, in Calabria. Dovunque ha fotografato i volti, scattato immagini della vita in roulottes e villaggi di baracche e raccolto le storie e le testimonianze dei nomadi, documentando le loro difficili condizioni di vita, la povertà, la costante minaccia delle espulsioni e il confronto quotidiano con i muri dell’ostilità e dei pregiudizi, uguali sotto ogni cielo. Ma anche narrando con le foto la cultura di un popolo, i mestieri, le feste e la musica. La fatica e la gioia di vivere, nonostante tutto…

Alain e i Rom mostra come si possa usare la narrazione per immagini disegnate per contestualizzare le immagini fotografiche senza ricorrere né all’ossessione ritmica dell’alternanza foto-didascalia, né all’inevitabile marginalizzazione della foto quando il testo verbale diventa un’esposizione continua, racconto o saggio che sia.
Il disegno accorcia la distanza tra ciò che il fotografo ha visto e testimoniato e l’evento dell’andare, entrare in contatto, vedere e testimoniare, ciò che, insomma, veniva inevitabilmente delegato alla sola parola. Il reportage a fumetti (alla Joe Sacco) ha reso possibile anche questo formato misto, in cui il disegno racconta e la foto testimonia e le parole, che inevitabilmente ci sono, si trovano in una relazione con ciò che si vede che è più simile a quella che intrattengono nel mondo di tutti i giorni, nel mondo reale...

ricordo di Wislawa Szymborska

Il gatto in un appartamento vuoto

Morire - questo a un gatto non si fa.
Perché cosa può fare il gatto
in un appartamento vuoto?
Arrampicarsi sulle pareti.
Strofinarsi tra i mobili.
Qui niente sembra cambiato,
eppure tutto è mutato.
Niente sembra spostato,
eppure tutto è fuori posto.
E la sera la lampada non brilla più.
Si sentono passi sulle scale,
ma non sono quelli.
Anche la mano che mette il pesce nel piattino
non è quella di prima.
Qualcosa qui non comincia
alla sua solita ora.
Qualcosa qui non accade
come dovrebbe.
Qui c'era qualcuno, c'era,
e poi d'un tratto è scomparso,
e si ostina a non esserci.
In ogni armadio si è guardato.
Sui ripiani è corso.
Sotto il tappeto si è controllato.
Si è perfino infranto il divieto
di sparpagliare le carte.
Cos'altro si può fare.
Aspettare e dormire.
Che provi solo a tornare,
che si faccia vedere.
Imparerà allora
che con un gatto così non si fa.
Gli si andrà incontro
come se proprio non se ne avesse voglia,
pian pianino,
su zampe molto offese.
E all'inizio niente salti né squittii.

mercoledì 1 febbraio 2012

Kesaj Tchave



zingari nel pallone

Da sempre emarginati, cacciati e perseguitati, sono costretti a vivere nell'ombra, ai gradini più bassi della società. Rom, sinti e "zingari" in generale quando riescono ad emergere tendono a nascondere le proprie origini per la paura di subire discriminazioni o quasi se ne vergognano... loro, l'unico popolo a non aver mai fatto la guerra a nessuno!
Tanti personaggi famosi hanno queste origini; nel mondo del calcio un nome su tutti: è il campione del Mondo e capitano della nazionale italiana Andrea Pirlo che per la precisione è un sinto italiano ma c'è anche Ibrahimović, rom khoraxay con genitori croato-bosniaci trasferiti in svezia negli anni '70 e che origini credete abbiano anche ad esempio Mihajlović e Savicević? E Cantona, Quaresma e González?
Insomma, finchè segnano e ti fan vincere coppe e scudetti va tutto bene ma se son dei poveracci meglio dargli la caccia ed il tutto con la scandalosa complicità dei mass-media.