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venerdì 12 settembre 2025

Due potenti e un genocidio - Paola Caridi, Tomaso Montanari

«Il Sommo Pontefice, Sovrano dello Stato della Città del Vaticano, ha la pienezza dei poteri legislativo, esecutivo e giudiziario». L’articolo 1 della Legge fondamentale dello Stato della Città del Vaticano esprime in forma ufficiale ciò che resta del potere temporale dei papi. È l’ultima traccia di quella doppia natura del papato, autorità religiosa e morale da una parte, signoria mondana dall’altra. Questa doppia natura, ci si è sempre chiesti, è coerente col comandamento del Signore circa l’essere «nel mondo, ma non del mondo», o invece non lega i successori di Pietro alla logica dei principati e dei regni, quelli che il diavolo promette a Gesù nelle tentazioni, ritenendoli suoi? In altre parole, il papa-sovrano che accetta la logica del potere mondano è il san Pietro che ama il Signore, o quello che lo tradisce?

A questa discussione secolare, papa Francesco aveva dato una risposta scardinante: quella della profezia. Un papa non secondo il mondo, ma secondo il Vangelo: capace di spiazzare ogni suo interlocutore perché la profezia e la potestà papale non avevano forse mai coinciso, nella storia bimillenaria della Chiesa. Il suo parlare era sì, sì, no, no: così contravvenendo alla prima regola del potere terreno, quella di una sistematica menzogna. Leone XIV non è, con ogni evidenza, un profeta: con lui il papato torna nell’alveo ordinario dell’esercizio del potere. Fin qui, purtroppo, nulla di strano: ‘strano’ era Francesco.

Ma l’udienza concessa al capo dello Stato di Israele, Isaac Herzog, non è ordinaria nemmeno per la tradizione spregiudicata del potere papale: non ha la prudenza né la saggezza. La bandiera israeliana nel cortile di San Damaso, gli onori militari resi dalla Guardia svizzera, la stretta di mano davanti ai fotografi, lo scambio dei doni, il tenore del comunicato stampa: ognuna di queste cose è uno scandalo (cioè, letteralmente, una pietra d’inciampo: specie per i cristiani). Perché Herzog rappresenta uno stato genocida: e papa Francesco – in sintonia con la scienza giuridica e la coscienza del mondo – chiamava ‘genocidio’ quello in corso a Gaza. E le parole e le azioni personali del presidente sono tra le prove del genocidio. Fu Herzog, tra l’altro, a dire: «è un’intera nazione là fuori che è responsabile. Questa retorica sui civili non consapevoli, non coinvolti, non è assolutamente vera». È a questo che papa Leone ha dato legittimità morale: quella stretta di mano è una assoluzione in mondovisione.

Nella ‘giornata particolare’ in cui Hitler venne a Roma, nel 1938, Pio XI fece sbarrare financo i Musei Vaticani, e si ritirò a Castel Gandolfo. Il sovrano pontefice rendeva evidente il suo sdegno nei confronti di chi si apprestava a compiere il genocidio della Shoah. La scala era tale, che non si poteva tacere: il Vangelo prendeva il sopravvento sulla ragion di Stato, in una scheggia di profezia. E ora?

Alla fine dell’incontro, Herzog ha tra l’altro detto: «L’ispirazione e la leadership del Papa nella lotta contro l’odio e la violenza e nella promozione della pace in tutto il mondo sono apprezzate e fondamentali. Attendo con interesse di approfondire la nostra cooperazione per un futuro migliore all’insegna della giustizia e della compassione». Un abbraccio mortale, sul piano morale. Aver permesso al capo dello stato genocida di Israele di mentire così efferatamente, e di farlo sulla tomba di san Pietro, è una macchia, grave, che rimarrà sulla storia della Chiesa.

E il punto di vista del papa, affidato a un comunicato ufficiale della Sala stampa della Santa Sede, lascia interdetti: «Nel corso dei cordiali colloqui con il Santo Padre e in Segreteria di Stato, è stata affrontata la situazione politica e sociale del Medio Oriente, dove persistono numerosi conflitti, con particolare attenzione alla tragica situazione a Gaza. Si è auspicata una pronta ripresa dei negoziati affinché, con disponibilità e decisioni coraggiose, nonché con il sostegno della comunità internazionale, si possa ottenere la liberazione di tutti gli ostaggi, raggiungere con urgenza un cessate-il-fuoco permanente, facilitare l’ingresso sicuro degli aiuti umanitari nelle zone più colpite e garantire il pieno rispetto del diritto umanitario, come pure le legittime aspirazioni dei due popoli. Si è parlato di come garantire un futuro al popolo palestinese e della pace e stabilità della Regione, ribadendo da parte della Santa Sede la soluzione dei due Stati, come unica via d’uscita dalla guerra in corso. Non è mancato un riferimento a quanto accade in Cisgiordania e all’importante questione della Città di Gerusalemme. Nel prosieguo dei colloqui, si è convenuto sul valore storico dei rapporti tra la Santa Sede e Israele e sono state affrontate anche alcune questioni riguardanti i rapporti tra le Autorità statali e la Chiesa locale, con particolare attenzione all’importanza delle comunità cristiane e al loro impegno in loco e in tutto il Medio Oriente, a favore dello sviluppo umano e sociale, specialmente nei settori dell’istruzione, della promozione della coesione sociale e della stabilità della regione». Cordiali colloqui con il garante di un genocidio in corso? Rispetto del diritto umanitario, e non del diritto internazionale? Aiuti solo nelle zone «più colpite»? Israele che garantisce un futuro al popolo che sta massacrando, nel più terribile colonialismo, e in spregio alle sanzioni dell’Onu? Nessuna presa d’atto che i ‘due stati’ sono ormai impossibili per il furto di territori perpetrato dai coloni israeliani? E, soprattutto, come è possibile chiamare ‘guerra’ un genocidio? Questa non è diplomazia, questo è un tradimento morale di proporzioni enormi.

Gaza è più sola, la Santa Sede più debole e meno credibile. Solo Israele trae vantaggio da questa visita, che rimarrà come una pagina nera: come il Giovanni Paolo II ospite di Pinochet. E anche peggio, perché il genocidio di Gaza è un evento spartiacque nella storia umana, come si vedrà presto.

È mancata la prudenza, è mancata la semplicità («siate prudenti come serpenti, semplici come colombe», comanda il Signore ai suoi). È mancata la parresia ed è mancata la carità. Pochi giorni fa, suor Giovanna della Piccola Famiglia dell’Annunziata, fondata da Giuseppe Dossetti, si era detta profondamente addolorata nel «vedere una Chiesa quasi silente» su Gaza, e aveva chiesto ai religiosi e alle religiose di andare «in piazza San Pietro, con cartelli semplici, diretti, che chiedano al Papa di muoversi: di andare a Gaza; di condannare pubblicamente Israele; di lanciare appelli incessanti perché i Paesi occidentali si mobilitino per fermare il genocidio».

Domandiamoci ancora: il papa-sovrano che accetta la logica del potere mondano è il san Pietro che ama il Signore, o quello che lo tradisce? La risposta è arrivata: con papa Leone XIV, la Chiesa del potere torna ad essere «del mondo». Ed è nella Chiesa di suor Giovanna, la Chiesa dei senza potere, che, «nel mondo», rimane accesa la fiammella del Vangelo.

Singolare, peraltro, la parabola del presidente israeliano.

“Il percorso che lo ha portato dall’essere un pilastro del partito laburista centrista israeliano sino a diventare un apologeta di una guerra brutale che ha ucciso oltre 65.000 palestinesi e ha portato la Striscia a condizioni di fame sempre più gravi, è davvero sorprendente”, dice ad esempio con estrema durezza sul Guardian uno dei giornalisti che meglio conosce la regione, Peter Beaumont, forte di un’esperienza di decenni. La durezza di Beaumont su Isaac Herzog è amplificata anche dal fatto che il presidente israeliano ha in programma di visitare il Regno Unito. Un’altra tappa – oltre quella in Vaticano – inserita in una offensiva diplomatica che a qualcosa, per Tel Aviv, deve pur servire. Un’offensiva inusitata, in pieno genocidio.

A cosa serve il periplo occidentale di Herzog? A far probabilmente masticare e digerire, ai governanti occidentali che non hanno l’abilità politica di fermare Israele, l’ipotesi dell’espulsione dei palestinesi da Gaza.  E nel caso vaticano, a far digerire l’espulsione della comunità cristiana da Gaza, nonostante la presa di posizione comune – e contraria formalmente all’espulsione – del patriarca latino Pierluigi Pizzaballa e del patriarca greco-ortodosso Teofilos. I rapporti tra Vaticano e Israele non mai stati semplici, da sempre, ma ora c’è un genocidio. E la Santa Sede non può continuare ad agire come prima, quando le frizioni e le pressioni avevano come campo d’azione le questioni fiscali e dell’educazione. Ora c’è un genocidio e il tentativo di portare a compimento la Grande Israele. C’è la piccola comunità palestinese di fede cristiana che non vuole andarsene dalla parrocchia di Gaza, e c’è la Collina del Papa. La Collina del Papa, di cui nessuno parla, e che è invece l’ultimo ostacolo al compimento del distacco forzato di Gerusalemme dalla Cisgiordania, dopo l’ultima ruberia: quella attuata dal ministro Bezalel Smotrich con la colonia da costruire in zona E1, staccando cioè Ramallah da Betlemme. La Collina del Papa, donata da re Hussein di Giordania a papa Paolo VI, è l’ultimo lembo rimasto a impedire la conquista definitiva da parte di Israele. Cosa succederà ora? Verrà ceduta?

L’ipotesi dell’espulsione dei palestinesi cristiani da Gaza (crimine a sua volta) che serpeggia con sempre maggior forza dietro le quinte, e che troverebbe in Herzog l’unico esponente israeliano con qualche chance dal punto di vista diplomatico. Benjamin Netanyahu ha un mandato di cattura emesso dal più alto tribunale internazionale che si occupa dei crimini commessi da individui, la Corte Penale Internazionale. Su Herzog non pende un mandato di cattura, almeno per il momento, ed è dunque colui che può più impegnarsi in un’offensiva diplomatica che la prossima settimana lo porterà nel Regno Unito. Questo non significa, però, che Herzog possa chiamarsi fuori dal genocidio che Israele sta compiendo sui palestinesi. È il presidente, la più alta carica dello stato. Appoggia le decisioni del governo, come ha confermato nel suo discorso più recente.

“Non c’è dubbio che in questa campagna militare siano state prese decisioni coraggiose e importanti in materia di sicurezza dalla leadership politica, che detiene l’autorità e le cui decisioni vengono attuate dal livello esecutivo”,  ha detto, pochi giorni fa a Gerusalemme, alla cerimonia per lo Israel Defence Prize. Un colpo al cerchio e un colpo alla botte, a dire il vero. È l’esecutivo che decide la campagna militare. E un presidente sta a guardare?

È in parte il gioco che ha fatto Herzog, figlio dell’aristocrazia sionista che ha fondato lo stato di Israele. Presidente figlio di presidente, una vita tutta dentro il partito laburista, almeno sino alla consunzione di un partito su cui si era retta la storia israeliana. Herzog è questo, cioè quello che si legge in tutte le biografie. È anche, però, colui che è stato eletto a stragrande maggioranza, alla prima votazione, con 87 voti sui 120 membri della Knesset, in un momento di crisi estrema di Israele. Era l’inizio di giugno del  2021, e Netanyahu aveva perso per pochissimo le elezioni. Ed è vulgata comune che Herzog – proprio Herzog, il laburista soft e gentile, è stato eletto, con la forza dei numeri e dell’aritmetica, con il fondamentale contributo dei voti del Likud di Netanyahu.

La politica interna israeliana è complicata. E così Herzog deve a Netanyahu la sua elezione, ed è apparso tutto chiaro nei primi nove mesi del 2023, in cui il sesto governo guidato da Bibi Netanyahu, con il fondamentale appoggio dell’estrema destra, ha tentato il golpe giudiziario.  Herzog non ha fermato Netanyahu, nonostante alcune dichiarazioni contro la ‘riforma’ (il coup) giudiziaria che avrebbe distrutto l’architettura sionista di Israele. E dopo il 7 ottobre, ha sostenuto la linea Netanyahu (se linea c’è stata), andando anche oltre.

Quella famigerata e oscena firma, con un pennarello, delle bombe che sarebbero state sganciate su Gaza dicono due cose di Herzog. L’assoluta imperdonabile distanza tra un gesto (e tutti ricordiamo il sorriso sul suo volto mentre firmava) e l’effetto devastante, criminale delle bombe sui palestinesi a Gaza. E l’adesione totale a ciò che in Israele la maggioranza pensa, non solo dal 7 ottobre. Che i palestinesi siano tutti responsabili di tutto: un corpo unico che è responsabile di non essersi arreso, soprattutto. Di non aver lasciato campo libero alla “affermazione” dello stato sionista sulla terra di Palestina. Solo così si può interpretare l’altro gesto, l’altra frase imperdonabile e oscena. Tanto imperdonabile da essere andata a finire nel dossier che il Sudafrica ha presentato contro Israele alla Corte Internazionale di Giustizia nel dicembre 2023, accusandolo di rischio genocidiario.

È “l’intera nazione palestinese a essere responsabile”, aveva appunto detto Herzog.  Colpa collettiva, punizione collettiva. E neanche la retromarcia che fece Herzog gli toglie la responsabilità di aver sempre appoggiato il governo israeliano, non solo a Gaza, ma anche sulla Cisgiordania. Dicendo, in sostanza, ciò che tutti sapevamo, sulla posizione laburista, la posizione di un partito che, al governo sino al 1977, è stato il primo a dare il via libera alle colonie illegali israeliane in Cisgiordania. Ora, dopo tanti decenni di costruzioni, occupazione, apartheid, distruzione del paesaggio palestinese della Cisgiordania, Herzog dice anche che lo smantellamento delle colonie illegali e il ritiro dei 700mila israeliani che ci vivono non è realistico. Dunque? Realistica l’annessione della Cisgiordania a Israele? Realistico il voto della Knesset contro qualsiasi ipotesi di Stato palestinese?

Questo è il protagonista dell’offensiva diplomatica israeliana, il presidente Isaac Herzog. Colui a cui papa Leone ha stretto la mano e accolto con tutti (tutti) gli onori possibili.

da qui

giovedì 23 settembre 2021

La clericalata della settimana, 37: l’AGCOM contro la serie animata “I Griffin”

 

Ogni settimana pubblichiamo una cartolina dedicata all’affermazione o all’atto più clericale della settimana compiuto da rappresentanti di istituzioni o di funzioni pubbliche. La redazione è cosciente che il compito di trovare la clericalata che merita il riconoscimento sarà una impresa ardua, visto l’alto numero di candidati, ma si impegna a fornire anche in questo caso un servizio all’altezza delle aspettative dei suoi lettori. Ringraziamo in anticipo chi ci segnalerà eventuali “perle”.

La clericalata della settimana è dell’AGCOM che

ha sanzionato Walt Disney Company Italia, editore del canale Fox, per aver trasmesso un episodio della serie animata I Griffin, giudicato blasfemo perché tratta in chiave dissacrante la natività di Gesù.

Il caso era stato sollevato dai parlamentari leghisti Roberto Calderoli e Daniele Belotti con un esposto all’Autorità per «offesa ai sentimenti religiosi». Il risultato? Multa di 62.500 euro per aver mandato in onda, durante la fascia protetta, un episodio che sarebbe «nocivo allo sviluppo fisico, psichico o morale dei minori». Giova ricordare che l’AGCOM, così solerte nel sanzionare presunte “offese” alla religione cristiana, d’altro canto non accolse i rilievi dell’Uaar che contestavano il capillare confessionalismo della tv pubblica.

A seguire gli altri episodi raccolti questa settimana.

Il leader della Lega Matteo Salvini è stato accolto in Vaticano per incontrare il segretario pontificio per i rapporti con gli Stati, l’arcivescovo Richard Gallagher, sebbene non abbia incarichi ministeriali. Proprio Salvini aveva nei mesi scorsi plaudito all’ingerenza vaticana contro il ddl Zan sulle discriminazioni.

Il coordinatore di Forza Italia Antonio Tajani ha festeggiato l’8 settembre la “nascita” della Beata Vergine Maria e proclamato che le “radici cristiane” sarebbero il fondamento dell’unione europea poiché le 12 stelle della bandiera dell’Ue rappresenterebbero “le 12 tribù d’Israele che cingono la testa dell’Assunta, mentre il blu richiama il mantello della Madonna”.

La ministra della Giustizia Marta Cartabia, nota per la vicinanza alle gerarchie ecclesiastiche e le posizioni confessionaliste, sebbene tuttora in carica ha accettato la nomina di membro ordinario della Pontificia Accademia delle Scienze Sociali.

L’eurodeputato di Fratelli d’Italia Raffaele Fitto ha così commentato sui social la recente sentenza sul crocifisso della Cassazione: “Chi arriva in Italia e appartiene a una religione diversa deve rispettare i nostri simboli cristiani”.

Il consigliere della Regione Toscana Francesco Gazzetti ha partecipato in rappresentanza dell’istituzione a una messa celebrata dal vescovo di Livorno Simone Giusti per le vittime dell’alluvione di Livorno, prendendo poi parte anche alla commemorazione laica.

Il sindaco di Pagani (SA) Lello De Prisco ha partecipato con fascia tricolore alla messa per consacrare la cittadina a Gesù Bambino di Praga e per consegnare al suo idolo le chiavi della città.

A Pratola Peligna (AQ) per l’inaugurazione di una nuova scuola assieme alle autorità locali era presente anche il vescovo Michele Fusco.

A Moraro (GO) due candidati a sindaco hanno partecipato alla locale processione della Madonna, accompagnandone il simulacro.

Mattia Santori, animatore del movimento delle Sardine e candidato per il Pd alle comunali di Bologna, ha deciso di trasferirsi nel convento di Ronzano per la campagna elettorale.

Francesca Benevento, consigliera del Municipio XII di Roma e attualmente candidata alle comunali per una lista civica a sostegno di Enrico Michetti, è tornata agli onori delle cronache con una serie di dichiarazioni complottiste sui vaccini. Dal canto suo Michetti, candidato sindaco per il centrodestra, ha preso le distanze.

https://blog.uaar.it/2021/09/13/la-clericalata-della-settimana-37-agcom-contro-serie-animata-griffin/

lunedì 2 agosto 2021

mercoledì 23 giugno 2021

il Vaticano e Sodoma – bortocal


non è soltanto vero che si deve parlare come si mangia; come si parla rivela anche come si mangia.

e come si mangia allora in Vaticano? come si parla…

porge distinti ossequiall’Ecc.ma Ambasciataha l’onore di fare riferimentosi avvale della circostanza per rinnovare i sensi della sua alta considerazione.

ma come osano parlare di sensi costoro che hanno giurato di essere casti?

lo spagnolesco fra noi.

il testo della lettera del Vaticano sul Disegno di Legge Zan è questo e fa rabbrividire.

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La Segreteria di Stato, sezione per i Rapporti con gli Stati, porge distinti ossequi all’Ecc.ma Ambasciata d’Italia e ha l’onore di fare riferimento al disegno di legge N.2005, recante «misure di prevenzione e contrasto della discriminazione e della violenza per motivi fondati sul sesso, sul genere, sull’orientamento sessuale, sull’identità di genere e sulla disabilità», il cui testo è stato già approvato dalla Camera dei Deputati il 4 novembre 2020 ed è attualmente all’esame del Senato della Repubblica.

Al riguardo la Segreteria di Stato rileva che alcuni contenuti dell’iniziativa legislativa — particolarmente nella parte in cui si stabilisce la criminalizzazione delle condotte discriminatorie per motivi «fondati sul sesso, sul genere, sull’orientamento sessuale, sull’identità di genere» — avrebbero l’effetto di incidere negativamente sulle libertà assicurate alla Chiesa cattolica e ai suoi fedeli dal vigente regime concordatario. Ci sono espressioni della Sacra Scrittura e delle tradizioni ecclesiastiche del magistero autentico del Papa e dei vescovi, che considerano la differenza sessuale, secondo una prospettiva antropologica che la Chiesa cattolica non ritiene disponibile perché derivata dalla stessa Rivelazione divina.

Tale prospettiva è infatti garantita dall’Accordo tra la Santa Sede e la Repubblica italiana di Revisione del concordato lateranense, sottoscritto il 18 febbraio 1984. Nello specifico, all’articolo 2, comma 1, si afferma che «la Repubblica italiana riconosce alla Chiesa cattolica la piena libertà di svolgere la sua missione pastorale, educativa e caritativa, di evangelizzazione e di santificazione. In particolare è assicurata alla Chiesa la libertà di organizzazione, di pubblico esercizio del culto, di esercizio del magistero e del ministero spirituale, nonché della giurisdizione in materia ecclesiastica». All’articolo 2, comma 3, si afferma ancora che «è garantita ai cattolici e alle loro associazioni e organizzazioni la piena libertà di riunione e di manifestazione del pensiero, con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione».

La Segreteria di Stato auspica pertanto che la Parte italiana possa tenere in debita considerazione le suddette argomentazioni e trovare una diversa modulazione del testo normativo in base agli accordi che regolano i rapporti tra Stato e Chiesa e ai quali la stessa Costituzione Repubblicana riserva una speciale menzione.
La Segreteria di Stato, Sezione per i Rapporti con gli Stati, si avvale della circostanza per rinnovare all’Ecc.ma Ambasciata d’Italia i sensi della sua alta considerazione.

Dal Vaticano, 17 giugno 2021.

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il testo originale è molto peggiore delle anticipazioni circolate ieri sulla stampa: non ci sono riserve sulla Giornata contro l’o­mofobia, la lesbofobia, la bifobia e la transfobia (discutibile, ma per diversi, anzi opposti motivi) né un tentativo di tutela delle cosiddette scuole cattoliche.

peggio, molto peggio, e inevitabilmente peggio: è il concetto di base del disegno di legge Zan che non può essere accettato, proprio quello che comunque lo giustifica, aldilà degli errori evidenti che contiene (a mio giudizio).

qualcuno che si ricorda che papa Bergoglio è un gesuita arriva a supporre che questa lettera sconsiderata è in realtà una mossa ben calcolata a favore di una levata di scudi che porti all’approvazione della legge; ma io non ci credo.

la Chiesa pensa davvero che coloro che esercitano comportamenti sessuali non allineati con le prescrizioni della Chiesa devono continuare ad essere discriminati, additati al pubblico disprezzo e maltrattati, per non dire puniti.

perché ci sono espressioni della Sacra Scrittura e delle tradizioni ecclesiastiche del magistero autentico del Papa e dei vescovi, che considerano la differenza sessuale, secondo una prospettiva antropologica che la Chiesa cattolica non ritiene disponibile perché derivata dalla stessa Rivelazione divina.

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ovviamente, al momento, nessuno di noi ritiene che tali espressioni ricadano nei comportamenti puniti dalla legge, perché sono semplicemente punti di vista, non istigazioni dirette alla violenza capaci di produrre effetti concreti (e la legge si occupa soltanto di punire questi).

anzi, la loro divulgazione non può che far bene, perché in realtà sono poco conosciuti, ed è bene che si senta la puzza di retrivo e di marcio che esce da queste vetuste parole putrefatte.

perché come negare che la Chiesa considera Rivelazione divina frasi come quelle che ora citerò? come negare la costante linea di negazione di ogni sessualità non finalizzata alla procreazione che attraversa la Bibbia ebraica?

la parola stessa sodomia nasce dalla Bibbia ebraica e dalla distruzione della città in punizione dei comportamenti di alcuni abitanti, là dove il pio e santo seguace di Jahvé, Lot, offre agli infoiati concittadini le due figlie vergini, purché risparmino gli ospiti (Genesi, 19) – che sono poi angeli mandati da Jahvé, giusto per avere un pretesto per la distruzione della città i cui abitanti peccavano molto (Genesi, 13).

20 Disse allora il Signore: «Il grido di Sòdoma e Gomorra è troppo grande e il loro peccato è molto grave. 21 Voglio scendere a vedere se proprio hanno fatto tutto il male di cui è giunto il grido fino a me; lo voglio sapere!».

e lo sa bene, perché dopo che Lot è fuggito dalla città, messo in guardia dagli angeli, 24 […] il Signore fece piovere dal cielo sopra Sòdoma e sopra Gomorra zolfo e fuoco provenienti dal Signore. 25Distrusse queste città e tutta la valle con tutti gli abitanti delle città e la vegetazione del suolo. 26Ora la moglie di Lot guardò indietro e divenne una statua di sale. 27Abramo andò di buon mattino al luogo dove si era fermato alla presenza del Signore; 28contemplò dall’alto Sòdoma e Gomorra e tutta la distesa della valle e vide che un fumo saliva dalla terra, come il fumo di una fornace.

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ma fino a qui siamo ad un racconto mitico; ma che dire delle prescrizioni legali e religiose assieme contenute nel libro Levitico?

“Se un uomo giace con un maschio come fa con una donna, hanno commesso tutti e due un abominio: saranno messi a morte entrambi. Il loro sangue ricadrà su di loro” 20, 13.

non c’è discussione possibile.

15L’uomo che si accoppia con una bestia dovrà essere messo a morte; dovrete uccidere anche la bestia. 16Se una donna si accosta a una bestia per accoppiarsi con essa, ucciderai la donna e la bestia; tutte e due dovranno essere messe a morte: il loro sangue ricadrà su di loro.

ma neppure questo basta; in questo stesso libro, che rappresenta una specie di codice penale per estratto, sta scritto:

10 Se uno commette adulterio con la moglie del suo prossimo, l’adultero e l’adultera dovranno esser messi a morte.

18Se uno ha un rapporto con una donna durante le sue mestruazioni e ne scopre la nudità, quel tale ha scoperto il flusso di lei e lei ha scoperto il flusso del proprio sangue; perciò tutti e due saranno eliminati dal loro popolo.

ma il vero problema sta nel fatto che la chiesa non pensa certo più di punire l’adulterio con l’uccisione degli adulteri, da sempre, direi; e addirittura oggi consiglia i rapporti sessuali durante le mestruazioni, come forma di controllo delle nascite; ma allora perché non ha trovato assurdo punire col rogo i sodomiti scoperti sul fatto, per secoli e secoli?

e ancora oggi sente di non poter abbandonare l’orrore per i comportamenti sessuali non conformi alle sue norme morali, che è diventato poi, semplicemente, orrore per il sesso e per le emozioni sessuali?

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per la verità, lasciatemelo dire da persona che studia da qualche tempo questi testi, non pare che questo riguardi direttamente la figura di quel Jeshuu che salvò dalla morte come suo secondo miracolo il servo molto amato da un centurione romano e che si preparò alla morte cenando col discepolo che amava di più (Lazzaro!) mentre questo teneva la testa appoggiata sul suo petto; per non dire che con lui, secondo un passo del Vangelo secondo Marco che fu poi eliminato, aveva trascorso poco prima una notte nudo con nudo, orribile a dirsi!

ma il passo è riportato, tra molte perplessità, da un illustre cristiano del secondo secolo, e c’erano allora correnti cristiane che giustificavano l’omosessualità, poi diventata di nuovo un abominio.

e, nella tradizione alla fine vincente del cristianesimo, questo stesso orrore, che era degli ebrei, entrò a caratterizzare la nuova religione: del resto di se stessi gli ebrei raccontavano che, quando occuparono la Palestina, distrussero i templi pagani dove donne e uomini esercitavano la prostituzione sacra come forma di onore dedicata ai loro dei.

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basterà un esempio solo fra i tanti:

7Così Sòdoma e Gomorra e le città vicine, che alla stessa maniera si abbandonarono all’immoralità e seguirono vizi contro natura, stanno subendo esemplarmente le pene di un fuoco eterno. 8Ugualmente anche costoro, indotti dai loro sogni, contaminano il proprio corpo, disprezzano il Signore e insultano gli angeli. Lettera di Giuda.

il cristianesimo stesso nasce dall’orrore per l’omosessualità e per ogni altra forma di sessualità non destinata alla procreazione matrimoniale.

forse è proprio questo l’elemento fondamentale e veramente irriducibile che lo distingue dal paganesimo, che invece la accettava, sia nel mondo greco, sia in quello latino, ma perfino nel mondo germanico.

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quindi, quando parliamo delle radici ebraico-cristiane della cultura europea, di che cosa stiamo parlando se non dell’orrore per l’omosessualità e ogni altra manifestazione sessuale, anche fra i due sessi, che non serva a procreare?

e, allora, la chiesa cattolica sta lottando per se stessa e per la sua stessa storia (rinunciando a storicizzarla e a reinterpretarla, se possibile – ma non ne sono sicuro).

la sua è davvero una lotta per la vita: per la sua vita.

compatiamola.

però leggete bene il titolo: non ho scritto Il Vaticano è Sodoma; perché, sapete, la vita è beffarda e se una proibizione diventa un’ossessione, è poi facile cascarci dentro.

ho avuto un amico, anni dopo, che a vent’anni andava con una banda a picchiare i gay nei loro luoghi di ritrovo ed è morto a cinquant’anni di aids dopo avere convissuto per vent’anni col suo amante, che fece la stessa fine, ma almeno era sempre stato buddista.

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apprendo, a post finito, che Draghi ha detto alla Camera che il nostro è uno stato laico, non è uno stato confessionale. Quindi il Parlamento è libero di discutere”.

posso dirgli bravo, almeno, questa volta?

da qui

martedì 1 dicembre 2015

la canèa contro un dirigente scolastico serio e l'inquisizione al lavoro

ci sono voluti un paio di giorni perché si iniziasse a scrivere le cose come veramente sono, intanto la maggior parte delle persone si ricorderà i titoli e le invettive dei primi giorni, non le rettifiche e le analisi posteriori (qui) nell'assenza di scuse degli inquisitori della prima ora).



addirittura si è scomodato Renzi: “Il Natale è molto più importante di un preside in cerca di provocazioni - ha osservato il Presidente del Consiglio - se il preside pensava di favorire integrazione e convivenza in questo modo, mi pare abbia sbagliato di grosso. Confronto e dialogo non vuol dire affogare le identità in un politicamente corretto indistinto e scipito. L’Italia intera, laici e cristiani non rinuncerà mai al Natale. Con buona pace del preside di Rozzano” (da qui)

dal Partito Democratico ha parlato il sottosegretario all’Istruzione Davide Faraone che ha definito la scelta del preside una “decisione miope, presa da chi ancora confonde l’inclusione con il quieto vivere”. Durissimo poi l’attacco della Lega con Matteo Salvini: “Secondo me dovrebbero essere licenziati quegli insegnanti e quei presidi che cancellano il Natale, chi cancella il presepe e la storia di Natale non è adatto a fare quel lavoro”. Sulla stessa linea il forzista Gasparri: “Giannini allontani dalle scuole chi cancella il Natale”.

IL COMMENTO DI SALVINI: "UNA C....TA GALATTICA" - Matteo Salvini ha attaccato la scelta del preside, intervenendo su radio Padania: "e' chiaro che le emergenze sono altre. E se non invertiamo la rotta siamo allo sfacelo. Cambiare la festa di Natale in festa di inverno e' una cazzata galattica". "A qualcuno - ha aggiunto Salvini - può dare fastidio Gesù bambino? Il problema è qualcuno che abbiamo in casa che è più tarato dei tarati. Questo succede in una scuola, luogo che dovrebbe educare e far conoscere. Invece nel nome della laicità si sradicano le tradizioni facendo così un favore ai terroristi". "In quella scuola ci sono mamme che stanno raccogliendo firme perché il Natale sia Natale. La chiameranno 'Festa d'inverno', 'per evitare strumentalizzazioni', ma anche i genitori musulmani, secondo me, sarebbero solo contenti di festeggiare il Natale", ha concluso Salvini.
ALTITONANTE E FERRETTI (FI): "VERGOGNOSO REPRIMERE NOSTRE TRADIZIONI" - «Cancellare le nostre tradizioni non significa aprirsi alle altre culture, ma bensì rinunciare a noi stessi, a quello che ci è stato trasmesso sia dai nostri cari, alla nostra storia. È vergognoso che chi dovrebbe forgiare la mente dei nostri figli, cerchi invece di reprimerli, eliminando addirittura la magia del Natale». È il commento del Consigliere Regionale di Forza Italia, Fabio Altitonante, e del Capogruppo di Forza Italia a Rozzano, Gianni Ferretti, alla decisione del preside dell'Istituto Garofani di Rozzano cancellare la Festa di Natale, sostituendola con la Festa di Inverno. «La laicità dello Stato e la libertà di culto non sono messe in discussione – sottolinea Altitonante – al contrario, in questo momento l’unica religione attaccata e “messa al bando” è proprio quella cristiana. Ricordo al Ministro Giannini che addirittura la nostra Costituzione dedica un articolo specifico ai rapporti con la Chiesa cattolica, non perché sia superiore alle altre, ma perché storicamente in Italia ha avuto un ruolo predominante rispetto alle altre confessioni religiose». «La politica rozzanese – aggiunge Ferretti – deve prendere una posizione netta rispetto a questa vicenda, al di là dell’appartenenza partitica, nell’interesse dei nostri ragazzi». «Non possiamo appellarci al Prefetto, perché a Milano non c’è, visto che il Governo Renzi è incapace di decidere. Auspichiamo almeno che il Ministro Giannini intervenga al più presto affinché ai nostri bambini non sia “rubato” il Natale. Come Forza Italia ci mobiliteremo per attestare la nostra solidarietà alle famiglie di Rozzano» concludono i due esponenti di Forza Italia.
GELMINI: "MINISTRO INTERVENGA SUBITO" -  Sull’episodio di Rozzano, dove il preside dell’istituto Garofani, Marco Parma, ha sospeso una festa natalizia, Mariastella Gelmini, coordinatrice lombarda di Forza Italia, ha postato su Facebook: “Provveditore e ministro dell’Istruzione intervengano subito. Il preside dell’Istituto Garofani di ‪‎Rozzano, che ha sospeso la festa di ‪Natale, è inadatto alla guida di una scuola. Bisogna confermare subito l’iniziativa natalizia a Rozzano e, se sono presenti ragazzi di altre fedi religiose, vanno rispettate anche le loro ricorrenze. Tolleranza e dialogo non vogliono dire la rinuncia alle nostre radici”.
DE CORATO: INTERROGAZIONE IN REGIONE E INTERVENTO DEL PREFETTO" - “Interrogazione in Regione e richiesta di intervento da parte dell’Ufficio scolastico provinciale e del Prefetto: questo quello che farò dopo che in una scuola di Rozzano è stato rimosso il crocefisso e cancellata la festa di Natale 'in nome della laicità' - così Riccardo De Corato, vice-presidente del Consiglio comunale e capogruppo di Fratelli d’Italia–Alleanza Nazionale in Regione -. Quello che è successo all'Istituto comprensivo Garofani di Rozzano è gravissimo. Siamo ancora in Italia, non a Baghdad, e la religione cattolica è la nostra fede tradizionale, oltre ad essere riconosciuta coi Patti Lateranensi: eliminare il Natale vuol dire oltraggiare la festa più importante della nostra religione. Chiedo l’intervento del Prefetto, in qualità di massima autorità di governo qui, e del direttore dell’Ufficio scolastico provinciale, che non può far passare sotto silenzio una cosa del genere. Inoltre presenterò in Regione un’interrogazione all’assessore Aprea. Dobbiamo intervenire, non possiamo lasciar distruggere così le nostre tradizioni e la nostra religione”.
FRASSINETTI (PDL): "DECISIONE INACCETTABILE" - "La decisione del preside dell'Istituto Garofani di Rozzano è inaccettabile", lo dichiara Paola Frassinetti, coordinatrice regionale di Fratelli d'Italia, riguardo la decisione del preside di cancellare la Festa di Natale, sostituendola con la Festa di Inverno, censurando quindi ogni riferimento alla festa religiosa. "Non è accettabile che nelle scuole si imponga un'idea di laicità che al posto di valorizzare la religione, la cancelli, in virtù di un furore ideologico che non vuole integrare, ma cancellare ogni traccia delle nostre radici. Questi interventi da parte di presidi e professori ideologizzati non hanno alcun senso, se non di offendere gli alunni e le famiglie cristiane. Va inoltre sottolineato che molti immigrati sono cristiani, dunque le argomentazioni di questi signori non sussistono". Fratelli d'Italia, come partito, "è attivo da sempre sul fronte della difesa delle feste religiose dallo scempio che ogni anno viene fatto nelle scuole. Al riguardo Giorgia Meloni ha proposto di mandare a lavorare il 25 dicembre coloro che si distinguono per avversione particolare al Natale". "Ritengono offensivo Adeste Fideles, ma non ritengono offensive le vacanze".
BORDONALI: "STRANIERI SI ADEGUANO O SE NE VADANO" - Integrare significa inserire gli stranieri nel nostro sistema di valori, non significa concedere terreno. Chi arriva dall'estero si deve adeguare alle nostre regole, altrimenti può scegliere di andare in un altro Paese". Lo ha detto l'assessore regionale alla Sicurezza, Protezione civile e Immigrazione Simona Bordonali, commentando la notizia secondo la quale il preside dell'Istituto 'Garofani' di Rozzano avrebbe deciso di sostituire la festa di Natale con quella di inverno per non urtare la suscettibilità di alcuni genitori. "Appiattirsi verso il basso - ha concluso Bordonali - è segno di estremismo, non di integrazione. Le scelte di alcuni dirigenti scolastici sono provocazioni politiche che vanno estirpate perché si riversano sull'educazione dei bambini. Le festività sono natalizie e cattoliche. Se al dirigente di Rozzano non va bene, lavori anche il 25 e il 26 dicembre. Cultura e tradizioni non si toccano. In Lombardia si fa il presepe, si festeggia il Natale e c'è il crocifisso nelle aule".
ROSARIA IARDINO: "NON E' COSI' CHE SI FA INTEGRAZIONE" - “Non è rimuovendo un crocifisso o annullando un concerto di Natale che si fa integrazione e si rispettano i diritti degli altri. Al contrario una comunità… ogni comunità, deve avere facoltà di celebrare le proprie feste e i propri santi. Non è vietando che si migliora la convivenza tra le persone”. Così la Consigliera comunale e Delegata della Città Metropolitana di Milano, Rosaria Iardino, e il Consigliere regione Massimo D’Avolio, entrambi del Pd. “La laicità proseguano Iardino e D’Avolio, nel loro comunicato congiunto – usata per giustificare le decisioni, non può essere elemento discriminatorio nello stabilire cosa è opportuno e cosa non è opportuno fare. Al centro c’è la libertà dei cittadini di esprimere liberamente il proprio credo religioso e il diritto della maggioranza di una cittadinanza, quella rozzanese, di proseguire le proprie tradizioni. Non possiamo rispondere - terminano Iardino e D’Avolio - all’oscurantismo ed alle barbarie di alcuni, vietando o limitando il diritto spirituale di molti altri. E’ una questione di civiltà”.


Caso Fittipaldi e Nuzzi: c'era una volta la rivoluzione di Bergoglio - Federico Tulli

Un processo penale che arriva a sentenza in due settimane. Può sembrare un miracolo, poiché c'è di mezzo la Chiesa cattolica, ma non lo è. Stiamo parlando del giudizio nei confronti dei due giornalisti Emiliano Fittipaldi e Gianluigi Nuzzi - autori rispettivamente di Avarizia (Feltrinelli) e Via Crucis (Chiarelettere) -, che a quanto pare si concluderà entro l'8 dicembre. Giusto in tempo per il taglio del nastro del Giubileo straordinario della Misericordia indetto da papa Francesco.
Qualcuno ha fatto notare la curiosa coincidenza. E in effetti non si può escludere che, una volta condannati dalla corte vaticana (i rumors vanno in questa assurda direzione), il capo supremo della Santa Sede decida di pronunciare l'ultima parola sul caso concedendo la grazia. Anzi la Misericordia.
Del resto non sarebbe una novità. Già Paolo Gabriele detto “il corvo”, il maggiordomo di Benedetto XVI che nel 2012 ha dato il via a Vatileaks 1, dopo la veloce condanna è stato graziato e in tempi brevi. Bene, anzi, male. Fittipaldi e Nuzzi, giornalisti italiani, rischiano addirittura fino a 8 anni di carcere e sono alla sbarra del tribunale pontificio per aver svolto, in Italia, un lavoro che, in Italia, è tutelato dall'articolo 21 della Costituzione. Vale a dire la pubblicazione, in Italia, in un libro, di notizie documentate da fonti certe.
Oltre allo sconcertante silenzio da parte del governo e del parlamento italiano, non si può non evidenziare che in maniera molto diversa si è svolto l'iter processuale di mons. Wesolowsky. Ridotto nel 2014 allo stato laicale per pedofilia da parte della Congregazione per la dottrina della fede, l'ex nunzio vaticano in Rep. Dominicana venne rinviato a giudizio nel marzo del 2015 dalla magistratura penale al termine di oltre quattro mesi di un'istruttoria che si è svolta nel più totale segreto. L'annuncio del processo, il primo del genere in Vaticano per di più nei confronti di un alto prelato, fu accolto dai media nostrani come un segnale evidente della discontinuità di papa Bergoglio rispetto ai suoi predecessori e della sua concreta volontà di estirpare la pedofilia dal clero cattolico.
Peccato però che quel processo non si è mai svolto. Wesolowsky è morto alla fine di agosto 2015 senza essere mai comparso davanti ai suoi giudici. Il monsignore, ricercato dall'Interpol con l'accusa di aver stuprato bambini in Santo Domingo e il forte sospetto di aver già colpito in tutti e tre i continenti nei quali aveva svolto in precedenza la sua opera pastorale e diplomatica per la Santa Sede, è morto d'infarto oltre cinque mesi dopo il rinvio a giudizio mentre si trovava ai domiciliari, davanti alla tv.
Dunque, ricapitolando, da un lato abbiamo la criminalizzazione di un diritto. Con un processo che in 30 giorni dalla divulgazione delle notizie incriminate si concluderà a tempo record con una (molto probabile) condanna per due degli imputati che secondo le norme di qualsiasi Paese civile e democratico hanno svolto il loro mestiere facendo peraltro un servizio alla comunità. E dall'altro c'è la tutela di un criminale. Con un pedofilo ricercato in tutto il mondo civile che la Santa Sede, in oltre un anno, non ha fatto a tempo a portare nemmeno una volta in tribunale.
È lecito pensare che c'è qualcosa che non torna riguardo le priorità nell'agenda del cosiddetto “papa rivoluzionario”?
da qui

sabato 16 maggio 2015

Non siate troppo entusiasti del riconoscimento dello stato Palestinese che ha fatto il Vaticano – Miko Peled (trad. Gianni Lixi)

Questo è un articolo di Miko Peled comparso sul suo blog (originale più sotto) e che ho tradotto. Il tweet che rimandava all’articolo aveva il titolo che compare qui sopra ma il pezzo è stato scritto prima del riconoscimento dello stato palestinese da parte del vaticano.  Miko lo ha riteewttato perché gli argomenti che inducevano alla prudenza quando è stato scritto (dopo il riconoscimento della GB e della Svezia) sono forse ancora più attuali dopo l’adesione del Vaticano. Buona lettura e scusate gli eventuali errori.  Gianni Lixi (un consiglio in particolare a chi ha qualche mal di pancia quando parla un Israeliano, sopratutto figlio di un Generale:leggete l’articolo sino alla fine).

Il riconoscimento da parte dei paesi europei di un cosiddetto “Stato Palestinese”, sta mettendo sempre più in evidenza che questo non è altro che un vecchio trucco del colonialismo spolverato e riutilizzato. Il fatto che gli ipocriti scrittori Sionisti (liberali?) Amos Oz e David Grossman sono entusiasticamente d’accordo la dice lunga sulla iniziativa . Nei rapporti triangolari tra gli europei, il regime coloniale in Palestina (Israele), ed i  palestinesi, tutto rimane lo stesso.
Come al solito, per interessi europei , ad Israele è consentito di continuare il suo brutale regime coloniale sulla Palestina, ed i palestinesi sono sempre lasciati soli. Il riconoscimento dello “Stato di Palestina” non è altro che quello che Franz Fanon chiama “la farsa dell’indipendenza nazionale” (Franz Fanon, “I dannati della terra”). Esso assicura ad  un selezionato gruppo di palestinesi l’illusione del potere con titoli come “presidente” “ministro” “ambasciatore”, insieme al solito titolo più ambito di tutti che rimane sempre  “Responsabile della Sicurezza”,  ed assolve gli europei dalla loro complicità con Israele.
Per alcuni paesi europei ora la Palestina è uno stato . Per paesi come la Gran Bretagna, la Svezia e gli altri che si sono aggiunti (ora anche il Vaticano ndt) hanno anche un “Presidente!”. Non importa che nulla sia  cambiato. Gaza è ancora sotto assedio senza che in vista ci sia una soluzione, i prigionieri palestinesi si consumano nelle carceri dei colonizzatori, bande di  israeliani armati e l’organizzazione terroristica conosciuta come l’IDF (l’esercito israeliano ndt) stanno terrorizzando i palestinesi, nella Knesset vengono approvate leggi sempre più razziste, e a nessun  rifugiato è permesso il diritto al ritorno. Dovremo tutti aprire gli occhi e ricordarci che nella storia   il riconoscimento di uno “Stato” che non esiste non è una novità ed ha il solo scopo  di delegittimare la resistenza ad un regime coloniale razzista. E’stato utilizzato dagli europei in Africa nelle ex colonie ed in altre parti del mondo ed è una soluzione che è stata sempre accolta con entusiasmo dai colonialisti liberali.
I“Liberal” israeliani che  godono dei privilegi del regime razzista in Palestina, citano persone come mio padre, il generale in pensione Matti Peled, e altri come lui, che nonostante non sconfessino il sionismo chiedono che sia concesso ai  palestinesi il diritto all’autodeterminazione, ma solo all’interno di un piccola zona, definita naturalmente da Israele, in modo da poter mantenere il nostro regime razzista ed allo stesso tempo mostrarsi di vedute aperte.
Questo è quello che pensano quegli israeliani che pur condannando le politiche israeliane  continuano a vedere  lo stato di Israele come parte della soluzione. Credono che la soluzione dei “due Stati” sia il primo passo verso una singola  democrazia unificata, una dichiarazione che dimostra solo l’ignoranza di queste persone.
Per i Palestinesi  non ha  più senso esprimersi a parole contro l’ingiustizia. Ed in realtà questo non è mai stato sufficiente. Come persone di coscienza dobbiamo agire per la rimozione dell’ingiustizia e la sua sostituzione con un sistema democratico libero. Ma molti dimenticano che questo  obiettivo può essere raggiunto solo attraverso una lotta. Non una versione intellettualizzata di una lotta, come spesso suggerito da alcuni liberali israeliani, ma una vera e propria lotta che è l’unico modo per sconfiggere i regimi razzisti coloniali.
Sia i Sionisti liberal (? ossimoro ndt), e anche alcuni considerati  progressisti sono convinti che la soluzione si possa trovare continuando a parlare ed a dibattere con discussioni infinite. Ed è per questo che organizzazioni come l’Autorità Palestinese, o anche alcune organizzazioni non governative che sono fiorite in Palestina sono molto apprezzate da questi israeliani. Riducono la lotta ad un  dibattito filosofico – politico sui temi dei diritti umani e dell’autodeterminazione. Consentono alle persone di vivere nell’illusione che il colonialismo può essere risolto al tavolo dei negoziati. Promuovono l’inganno che, se solo i giovani ragazzi e ragazze palestinesi potessero incontrarsi e giocare con ragazzi e ragazze israeliani in un campo estivo, poi un giorno tutto si risolverà. Ma i giovani israeliani ritornano e servire il brutale esercito del regime coloniale ed i giovani palestinesi ritornano ai campi profughi, ai vari campi di concentramento e alle prigioni a cielo aperto che Israele ha creato per loro, e ad essere residenti indesiderati nella propria terra.
Ma, come Franz Fanon scrive in “I dannati della Terra”, “Il colonialismo non è una macchina in grado di pensare, un corpo dotato di ragione. E ‘ la violenza nuda e cede solo quando si confronta con una violenza maggiore” . Mio padre e gli altri sionisti liberali sbagliavano allora ed i loro successori sbagliano adesso. Perchè non c’è modo di fermare la macchina coloniale una volta avviata. Non si può contenere la sua fame insaziabile, la sua sete di potere e la sua forza brutale. Questo è il motivo per cui un “campo della pace sionista” è una farsa, è per questo che non vi è alcuna possibilità di pace con il regime dell’apartheid noto come Israele.
I governi europei hanno sempre storicamente disprezzato le persone che non erano bianche e cristiane come loro. La loro è  una storia di colonialismo brutale, di furto di terre e di risorse e ci si chiede se l’Africa e parte del Medio Oriente non sarebbero adesso delle prosperose democrazie se non fosse stato per le politiche avide ed assassine dei colonizzatori del passato. Quelli di noi che hanno a cuore e anzi lottano per la giustizia in Palestina sarebbe bene che non cadano  nei vecchi trucchi coloniali. Piuttosto dovremmo richiedere che si riconosca che Israele è terra occupata della Palestina, che tutte le città israeliane sono insediamenti illegali, e che è il momento di liberare la Palestina e il suo popolo dal regime coloniale illegittimo noto come Israele.