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martedì 19 agosto 2025

Sicurezza: gli ultimi danni di Veltroni - Livio Pepino

Ci risiamo. Di fronte a un drammatico fatto di cronaca (la morte, a Milano, di una donna investita da un’auto guidata da un bambino rom) non c’è solo Salvini che invoca ruspe e carcere. Anche la sinistra moderata e moderna si accoda. Comincia l’immancabile Veltroni che, in un articolo sul Corriere della sera del 13 agosto, dopo essersi lanciato in un estemporaneo elogio del sistema maggioritario, sentenzia che «è sbagliato ignorare la sicurezza». L’ex sindaco di Roma ed ex segretario del Pd non ha dubbi: «Mai la percezione di insicurezza su tutti i fronti [è] stata così alta […]. La vita degli italiani è attraversata da una crescente sensazione di ansia e di disagio per l’incolumità delle persone e dei loro beni». La ragione è presto detta: «i furti negli appartamenti e nei negozi, le aggressioni a donne, le truffe agli anziani, la violenza efferata di tanti fatti di cronaca, il ritorno delle armi da fuoco nelle grandi città, i delitti compiuti da giovanissimi». La conclusione è perentoria: «Quello della sicurezza è un tema complesso, che – la sinistra dovrebbe finalmente capirlo – riguarda gli strati più deboli della popolazione: gli anziani, chi vive nelle periferie, chi prende i mezzi pubblici. […] Per la sinistra la parola sicurezza dovrebbe smettere di essere un tabù». A Veltroni – superfluo dirlo – si accodano subito vecchi e nuovi notabili del Pd.

Se ne potrebbe discutere, se non ci fosse un conto (anzi il conto fondamentale) che non torna. Cosa deve riscoprire la sinistra, almeno quella a cui fa riferimento Veltroni, se la sicurezza e le politiche sicuritarie sono state – e restano – la sua stella polare da almeno 30 anni, da quando, in particolare, Luciano Violante scrisse per MicroMega l’articolo-manifesto “Apologia dell’ordine pubblico” e gli antenati del Pd sposarono il verbo di Tony Blair (secondo cui «le riforme [della sinistra] comprenderanno la pubblicizzazione di precedenti condanne, il ricorso più esteso al valore probatorio del sentito dire, il cambiamento alla legge sui recidivi, l’introduzione di nuove procedure di detenzione»), dopo avere flirtato non poco addirittura con la “tolleranza zero” di Rudolph Giuliani e della destra americana? Cose deve riscoprire, sul punto, la sinistra, se, a partire dalle elezioni politiche del 2001, ha regolarmente rincorso la destra (in quella tornata elettorale con enormi manifesti contenenti slogan, perfettamente sovrapponibili a quelli di Berlusconi, come “Città più sicure” e “La sicurezza è un diritto di tutti”)? Quali virate in chiave sicuritaria deve ancora effettuare dopo aver dato i natali alla detenzione amministrativa (con la legge Turco-Napolitano), dopo avere varato le ordinanze sindacali contro senza tetto e mariginali (con assessori “simbolo”, come quel Graziano Cioni, impegnato, a Firenze, in una battaglia campale contro i lavavetri), dopo avere prodotto “pacchetti sicurezza” contenenti nuove fattispecie di reati e aumenti di pena, zone rosse e militarizzazione del territorio e dopo avere regalato al Paese un ministro dell’Interno come Marco Minniti? Quali inasprimenti di pena deve sollecitare se, negli ultimi 35 anni, le presenze in carcere sono raddoppiate (e non certo per la presenza di “colletti bianchi”…)? Se questa è stata, nel nuovo millennio, la politica della sinistra a trazione Pd – e non si vede come lo si possa negare – è a dir poco curioso chiederle di riscoprire la sicurezza.

Il punto è, dunque, un altro e si sostanzia in una domanda ineludibile: perché, nonostante la pratica ininterrotta di politiche sicuritarie e repressive da parte di tutti gli ultimi governi (di destra e di sinistra), l’insicurezza – come scrive Veltroni – è incombente come non mai? Perché la continua introduzione di nuove ipotesi di reato, l’incremento abnorme delle pene, la dilatazione del carcere, le zone rosse, la militarizzazione del territorio, le mille ordinanze di prefetti e sindaci e via elencando, lungi dall’attenuarle, hanno accresciuto, nella società, paura e insicurezza? Se la sinistra si facesse questa domanda, le scelte sarebbero opposte a quelle sollecitate da Veltroni… Conviene andare con ordine.

PrimoLa paura collettiva è in gran parte un sentimento indotto, non giustificato dalla situazione reale. I delitti, soprattutto quelli più efferati, sono da tempo in diminuzione nel nostro Paese, seguendo un trend regolare negli anni legato ai grandi cambiamenti sociali della fine del Novecento. In alcuni settori c’è addirittura un crollo: basti pensare agli omicidi volontari, passato dai 1.938 del 1991 ai 314 del 2024 (per di più con una incidenza rilevante di fatti avvenuti tra le mura domestiche: particolarmente odiosi ma, di per sé, non direttamente collegati con l’insicurezza collettiva). Ancora nel dossier di Ferragosto del ministero dell’Interno di pochi giorni fa si precisa che nei primi sette mesi del 2025 ci sono state meno violenze sessuali, meno rapine, meno furti e meno denunce. Le statistiche non bastano a rassicurare chi ha paura (a cui non serve dire che “non deve averla”), ma aiutano a comprendere che le ragioni dell’insicurezza non stanno in un inesistente aumento dei reati ma altrove, non ultimo in una rappresentazione mediatica scandalistica e falsata (evidenziata da una ricerca dell’Osservatorio di Pavia, che dimostra come il principale TG nazionale italiano dedichi oltre il 58% dello spazio a fatti legati alla criminalità e a notizie che hanno a che fare con tematiche “ansiogene” e soltanto il 4,4% a informazione su crisi, impoverimento e perdita di lavoro, mentre il dato è, rispettivamente, del 5% e del 58% nel principale telegiornale pubblico del Regno Unito, del 16% e del 33% in quello tedesco, del 13% e del 19% in quello francese e del 51% e del 19% in quello spagnolo.

SecondoLe ragioni della paura sono molte e crescenti: la crisi economica, la povertà crescente, l’incertezza sul futuro proprio e dei propri figli, la guerra, il clima che si fa irrespirabile (come tocchiamo con mano in questi giorni), le malattie, l’insicurezza del e sul lavoro… Ma, soprattutto quando non le si sanno/vogliono affrontare, la criminalità e l’immigrazione diventano il capro espiatorio ideale: in particolare se c’è chi soffia sul fuoco. A fronte di ciò è bene ricordare che, nella storia, il circuito paura/repressione ha spesso creato i mostri. È da quel continuum che sono nati carcere, manicomio, inferiorizzazione dei diversi, persecuzioni e orrori. La paura e l’insicurezza sono sentimenti e concetti ambigui che vanno “maneggiati con cura”. Come tutti i dati di realtà vanno affrontate, evitando sottovalutazioni e rimozioni che – ingiuste in sé – hanno effetti distorcenti sulla convivenza sociale. Ma ancor più grave è cavalcarle amplificandole e teorizzare l’inimicizia con alcune categorie “pericolose”. L’Europa liberale, avvelenata dalle paure, è stata il laboratorio e l’incubatrice delle violenze del Novecento.

Terzo. Sembra paradossale ma, quando i livelli di repressione e di controllo superano gli standard ordinari, la paura e l’insicurezza, anziché diminuire, aumentano. È quanto emerge da numerosi studi condotti negli Stati Uniti sulle politiche urbane che hanno introdotto, in alcune grandi città, quartieri blindati e separati per le classi medio alte. Questa scelta non solo ha determinato il permanere, negli abitanti dei quartieri residenziali, di una paura diffusa di aggressioni esterne ma ne ha prodotto la crescita con aumento della blindatura degli spazi di vita. Il rilievo trova numerose ed eterogenee conferme. Sempre negli Stati Uniti i vissuti di insicurezza aumentano parallelamente all’aumento dei tassi di carcerazione, cresciuti di cinque volte negli ultimi 50 anni (con attuale sottoposizione a qualche forma di controllo da parte delle agenzie correzionali del 3 per cento della popolazione), e il boom della vendita di armi per difesa personale produce effetti boomerang, rendendo il cittadino armato sempre più insicuro.

Quarto. La violenza, anche quella legale, genera violenza. Soprattutto se sproporzionata. Lo dimostrano, tra l’altro, le sempre più frequenti rivolte di città e banlieues, in America come in Europa, di fronte a episodi (anche limitati) di violenze poliziesche. È un circolo vizioso esplosivo: le forze di polizia (le istituzioni) considerano criminali tout court i marginali, i migranti, i ribelli che, a loro volta, individuano nella polizia il nemico in una spirale senza uscita. Non per caso, ché i comportamenti delle persone e dei gruppi non nascono in vitro ma sono frutto di relazioni, di azioni e reazioni che si influenzano e determinano a vicenda. E – come è stato scritto con riferimento al diritto ma con una valenza estesa alla politica e a ogni attività di governo – «un diritto penale che vede nemici ogni dove rischia di accreditare l’immagine di una società percorsa da una generalizzata guerra civile, contribuendo così a fomentare una conflittualità, anzi uno spirito sociale d’inimicizia, che è del tutto contrario alla sua vera missione di stabilizzazione e pacificazione della società».

L’insicurezza e la paura collettiva sono, dunque, in buona parte conseguenza proprio delle politiche sicuritarie, approntate per contenerle. Incrementare queste politiche, come fa la destra e come propone Veltroni, non può che peggiorare la situazione. Né si dica – come fa l’ex sindaco di Roma – che bisogna incrementare, insieme alla repressione, anche il welfare, ché la storia insegna che si tratta di politiche alternative (per una ragione ideale oltre che per mancanza di risorse). Ma se è così – ed è davvero difficile contestarlo – la ricetta di Veltroni (e dei suoi compagni di strada, dentro e fuori il Pd) è non solo sbagliata ma anche controproducente.

Ciò introduce l’ultima, decisiva, domanda: c’è un’altra via per affrontare insicurezza e paura? La risposta è: sì, esiste e ci sono importanti esperienze che lo dimostrano, come più volte documentato anche su queste pagine (si veda, per esempio, https://volerelaluna.it/controcanto/2023/09/14/per-contenere-il-disagio-educare-la-citta-unesperienza/). Ma la definizione di quest’altra via non appartiene alla criminologia o al diritto bensì alla politica. Lo snodo fondamentale è quello dell’inclusione. Le attuali politiche criminali e penali sono lo specchio di una società ingiusta, disuguale e, per questo, insicura. Anziché avallarla, occorre ribaltarla immaginando e realizzando un diverso modello di società. Nel nostro Paese, almeno a sinistra – come sottolineava Massimo Pavarini – «per lungo tempo i sentimenti collettivi di insicurezza hanno avuto modo di esprimersi come domanda politica di cambiamento e di più intensa partecipazione democratica». Occorre riprendere quella strada e abbandonare il mito sicuritario comune a destra e sinistra (produttivo esso stesso di ansia e di paura). Il senso di insicurezza non è una variabile indipendente, ma il frutto di politiche economiche, sociali, culturali. Il suo ruolo e la sua stessa esistenza sono destinati a cambiare con il mutare di queste politiche. La società inclusiva non è il paradiso terrestre ma è cosa diversa dalla società della paura. Sta nella capacità di investire su questi temi lo specifico di una politica di sinistra (intesa come arte di organizzazione della società e della convivenza).

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giovedì 10 luglio 2025

Il governo vuol continuare con riarmo e catastrofe ambientale: popolo italiano, se ci sei batti un colpo - Fabio Marcelli

 

Fa caldo, il cambiamento climatico avanza, la guerra si avvicina e chi sta male sta sempre peggio. Fatalità? Assolutamente no, esiti necessari collegati alle precise scelte di favorire la sopravvivenza di questo sistema marcio spazzando via in nuce ogni possibile alternativa.

Non è solo la pur pessima Meloni. Il Fatto Quotidiano ha illustrato in modo convincente le contraddizioni e l’incoerenza di Lega e Partito democratico, pacifinti della domenica, usi a dichiarazioni demagogiche sul riarmo, puntualmente smentite dalla prassi parlamentare sia italiana che europea.

Non contenti di questo vaniloquio e di questa vergognosa incoerenza di alleati e finti oppositori, che continua a spianarle autostrade di consenso in un elettorato sempre più disgustato e disorientato dalla ”politica”, intesa come l’ignobile teatrino quotidiano di lorsignori, incapaci di articolare una parola chiara su di un tema qualsivoglia, Meloni e i suoi scherani, in prima fila Piantedosi e Nordio, affilano le armi della repressione, casomai ci fosse qualcuno non disposto ad essere narcotizzato da Schlein & C.

Il Servizio Penale dell’Ufficio del Massimario e del Ruolo della Corte di Cassazione, destando le ire di Nordio, ha sottoposto ad acuta e dettagliata disamina il Decreto Legge impropriamente intitolato alla Sicurezza, ravvisandovi una nutrita serie di illegittimità costituzionali a cominciare dall’adozione stessa dello strumento del decreto in evidente assenza dei requisiti necessari di necessità ed urgenza.

Nel merito il Decreto in questione si caratterizza per un’abnorme estensione della sfera penale, inventando nuove fattispecie volte a colpire la mobilitazione sociale e il dissenso, anche non violento, attuando anche forme vere e proprie di criminalizzazione del libero pensiero. Altro che garantismo, di cui si riempiono spesso la bocca lo stesso Nordio e settori forzaitalioti e non solo. Per loro garantismo significa impunità assoluta della classe politica e imprenditoriale e dei ricchi in genere, la cui altra faccia è costituita dalla spietata persecuzione dei meno abbienti, anche in quanto tali, ma soprattutto se ardiscono prendere consapevolezza della propria condizione e organizzarsi in quanto tali.

Si delinea insomma una giustizia sempre più di classe, cui va opposto un garantismo che, per essere davvero tale, deve essere anch’esso necessariamente di classe.

L’ampio strumentario contenuto nel suddetto decreto vuole consentire una navigazione tranquilla al governo Meloni verso i lidi della catastrofe ambientale, del riarmo, della guerra sempre più probabile e della continuazione del sostegno al governo israeliano impegnato nel genocidio e nella soluzione finale della questione palestinese.

La possibilità di infiltrare agenti, anche con ruolo direttivo, nelle organizzazioni politiche antagoniste, corona un vecchio sogno dell’eversione antidemocratica e golpista che ha avuto in Licio Gelli l’esponente più noto. Evidentemente Meloni e Piantedosi ambiscono a controllare tutta l’opposizione, compresi i suoi settori più combattivi e genuini, tanto per il Pd non serve, data la folta presenza al suo interno di pinepicierno e simili che rivestono in modo egregio il ruolo di agenti del governo e del capitale senza necessità di investire risorse umane ad hoc.

Da qui la gravissima infiltrazione di un numero ancora imprecisato di agenti dell’”antiterrorismo” dentro Potere al Popolo e con ogni probabilità altre organizzazioni della vera sinistra.

Messi alle strette dalle interrogazioni parlamentari, Piantedosi & C. farfugliano e balbettano, data la loro evidente incapacità di giustificare simili mostruosità, come pure il proliferare delle intercettazioni telefoniche autorizzate o meno. Il tutto configura una crescita di apparati paralleli e incontrollati, magari a volte anche in conflitto tra loro. A quando sparizioni e torture, caro Piantedosi e cara Meloni?

Nell’inquietante panorama caratterizzato da una finta opposizione, compresa quella sindacale, votata all’incoerenza, all’inconcludenza e all’impotenza, il governo Meloni ci vuole trasformare, in accordo alle peggiori tradizioni nazionali, in un popolo di servi privi di ogni più elementare sentimento della dignità e della vergogna, pronti ad applaudire alle nozze dei potenti che, come Bezos, usano Venezia e i suoi oltre 1500 anni di storia gloriosa come scenario per il suo pacchiano e sfarzoso matrimonio.

E, ben più grave, a subire passivamente il riarmo a beneficio esclusivo del complesso militare industriale, sia esso yankee o germanico, con le appendici nostrane tipo Leonardo. Ovvero a tollerare il sostegno concreto e fattivo del genocida Netanyahu che ha già sterminato finora, secondo le credibili stime dell’Università di Harvard, circa 377mila Palestinesi, la metà dei quali bambini, e continua a farlo ogni giorno sotto gli occhi complici e compiaciuti della madre cristiana Giorgia Meloni, nel totale e vergognoso silenzio di gran parte della politica e dei giudici che pure abbiamo più volte sollecitato.

Riuscirà questo governo, col determinante appoggio dei suoi numerosi e potenti infiltrati nel Partito democratico, a portare a compimento il genocidio morale del popolo italiano? Ne riparleremo a aettembre, o forse anche prima. Popolo italiano, se ci sei batti un colpo.

da qui

lunedì 7 luglio 2025

L’eterna risposta di Giorgia Meloni

un’intervista (immaginaria) al Presidente del Consiglio, che ringraziamo per la sintesi nelle risposte, a cura di Francesco Masala

Intervistatore – Presidente Meloni, ha letto che la Cassazione individua almeno 33 punti problematici. Tra i più gravi: l’estensione dell’impunità per gli agenti dei servizi segreti, anche quando promuovano gruppi eversivi o terroristici “a fini investigativi”. Un potere che scavalca ogni controllo democratico.

Poi c’è il reato di “terrorismo della parola”: punibile diventa anche il semplice possesso di “materiale propedeutico”, senza che sia chiarito cosa significhi. Una norma che sposta la soglia della punibilità prima dell’azione, prima dell’intenzione, prima del contesto.

Altre norme colpiscono chi manifesta. Le aggravanti per “luogo e contesto” – scioperare in stazione o in metropolitana può costare anni di carcere – non hanno nulla a che fare con la sicurezza, e tutto con il controllo sociale. Anche i nuovi reati di “rivolta carceraria” e “resistenza passiva” nei Cpr servono più a criminalizzare la disperazione che a tutelare l’ordine.

Particolarmente gravi, secondo i giudici, sono le norme che colpiscono le detenute madri, giustificate con la dottrina del “diritto penale d’autore”: punire non la condotta, ma l’identità. Sei povera, sei straniera, sei madre? Sei pericolosa.

Infine, le misure antimafia: si depotenziano le interdittive, si introduce la possibilità per il prefetto di sospenderle in nome del “sostentamento del nucleo familiare”. E si prevede il licenziamento in tronco per chi abbia parentele con mafiosi condannati: colpevolezza per legami di sangue, come nel codice penale borbonico…(da qui)

Presidente Meloni: Me ne frego!

 

Intervistatore – Presidente Meloni, i rilievi della Cassazione nel merito sono numerosissimi: il «rischio di colpire eccessivamente gruppi specifici, come minoranze etniche, migranti e rifugiati» con connesse «discriminazioni e violazioni di diritti umani»; la violazione dei principi costituzionali di materialità, determinatezza, offensività, uguaglianza, ragionevolezza e libertà di manifestazione del pensiero, per esempio nel caso di alcune aggravanti applicate solo se il reato viene commesso in un determinato luogo (stazioni o convogli), da una specifica categoria di persone (i detenuti) o in un contesto particolare (come le manifestazioni); la disparità di trattamento nei reati di resistenza o volenza a pubblico ufficiale a seconda che la persona offesa sia un agente di pubblica sicurezza o un altro pubblico ufficiale; la violazione del principio di proporzionalità nella previsione come delitto di comportamenti di resistenza passiva in carcere; la mancanza di qualsivoglia «plausibile ratio politico-criminale» nella autorizzazione agli operatori di polizia ad usare armi diverse da quelle d’ordinanza senza licenza; l’irrazionalità dell’estensione dello scudo penale agli agenti dei servizi che creano o dirigono gruppi eversivi o terroristici; la violazione delle norme europee sulla libera circolazione delle merci insita nel divieto alla commercializzazione della cannabis «non essendovi evidenze scientifiche che provino che le infiorescenze di canapa e i derivati di varietà di canapa con un contenuto di Thc inferiore allo 0,3% siano una minaccia per la sicurezza e la salute pubblica» e molto altro ancora. (da qui)

Presidente Meloni; Me ne frego!

 

Intervistatore – Presidente Meloni, dice il prof. Orsini: “Meloni e Tajani fanno vergognare gli italiani con il loro sostegno al genocidio” (da qui)

Presidente Meloni: Me ne frego!

 

Intervistatore – Presidente Meloni, mentre continua l’offensiva di Tel Aviv nella Striscia di Gaza, crolla il sostegno per Israele nell’opinione pubblica dell’Europa occidentale, raggiungendo il livello più basso mai registrato. È quanto emerge da un sondaggio di YouGov condotto in sei Stati europei (Gran Bretagna, Francia, Italia, Spagna, Germania e Danimarca), secondo il quale meno di un quinto degli intervistati nei sei Paesi ha un’opinione favorevole su Israele. Tra l’altro, i giudizi più negativi sono quelli dei cittadini italiani…(da qui)

Presidente Meloni: Me ne frego!

 

Intervistatore – Presidente Meloni, Retrocessa di un livello come Argentina, Costa Rica, Georgia, Mauritania, Niger e Panama. I diritti delle lavoratrici e dei lavoratori italiani peggiorano, secondo l’Indice dei diritti globali della Confederazione sindacale internazionale. Un “allarme chiaro e preoccupante”, avvisa la Cgil che rilancia il report pubblicato nelle scorse ore e che verrà presentato il 10 giugno a Ginevra durante la Conferenza internazionale del lavoro all’Oil. Per il sindacato, quello dell’Italia è un “caso emblematico di deriva autoritaria” e un “risultato diretto delle politiche neoliberiste e autoritarie” del governo Meloni che ha “ha intrapreso un percorso di sistematica repressione delle libertà sindacali e dei diritti collettivi”…(da qui)

Presidente Meloni: Me ne frego!

 

Intervistatore – Presidente Meloni, oltre 2.000 ricercatrici e professori dell’università hanno firmato in pochi giorni il documento intitolato La ricerca è lavoro: i rapporti di lavoro nella ricerca abbiano diritti e tutele. Il documento prende le distanze dall’emendamento Occhiuto-Galliani-Cattaneo per ribadire appunto che “la ricerca è un lavoro e quindi  qualunque rapporto di lavoro per ricercatrici e ricercatori a termine o a progetto non può che essere inquadrato in un normale rapporto di lavoro a tempo determinato, con tutte le relative tutele (maternità, malattia, ferie, contributi previdenziali adeguati, ecc.)”…(da qui)

Presidente Meloni: Me ne frego!

 

Intervistatore – Presidente Meloni, …Come spiega a Pressenza il giornalista Antony Loewenstein, autore del libro Laboratorio Palestina: “sfruttando il marchio Idf (Israel Defence Force, esercito israeliano), le aziende di sicurezza israeliane dominano a livello globale dopo aver testato metodi di sorveglianza e spionaggio in Palestina. L’Italia, come innumerevoli altri Paesi, è da tempo interessata all’acquisto di armi e strumenti di sorveglianza ritenuti efficaci contro i nemici percepiti. È anche un modo solido per mostrare solidarietà con lo Stato ebraico, un baluardo del colonialismo occidentale nel cuore del Medio Oriente”.(da qui)

Presidente Meloni: Me ne frego!

 

Intervistatore – Presidente Meloni, Rahma Nur, da insegnante che lavora sul campo, ha ricordato che dobbiamo “prestare attenzione al fatto che certi ragazzi e ragazze hanno un profondo senso di vergogna e inadeguatezza, perché non sono realmente ‘visti’, ma ritenuti alunni che non possono fare più del minimo che si chiede loro. Se non prendiamo consapevolezza di tutto questo, come possiamo aiutare i nostri studenti a sentirsi al sicuro in classe, sentirsi soprattutto in diritto di imparare in modo egualitario? Non sorprendiamoci se poi loro si ‘autosegregano’ perché cercano semplicemente un posto sicuro in cui poter esprimere se stessi, la loro diversità, senza essere giudicati, e l’autosegregazione diventa un semplice ‘meccanismo di difesa per proteggersi dall’essere umiliati’”.

La percentuale di dispersione scolastica delle ragazze e ragazzi con background migratorio è ancora doppia rispetto a quella dei loro compagni. Ecco allora che ragionare sulla cittadinanza come insieme di diritti e sulla necessità di riformare le leggi che ne regolano l’accesso coinvolge questioni educative e culturali di grande rilievo a cui non ci possiamo sottrarre. (da qui)

Presidente Meloni: Me ne frego!

 

Intervistatore – Presidente Meloni, Hanno suscitato abbastanza scalpore le “Nuove Indicazioni 2025” per la revisione dell’insegnamento nelle scuole dell’infanzia e del primo ciclo di istruzione – vale a dire elementari e medie -. L’Opposizione Studentesca di Alternativa (OSA) aveva già pre-denunciato la natura dei lavori che stava portando avanti la Commissione tecnica indicata dal ministro Valditara.

Per il problema di comprendere quale scuola (classista e infestata dagli interessi privati) per quale società (in crisi e indirizzata sul crinale della guerra) rimando perciò agli approfondimenti fatti da chi la scuola la vive. Qui mi voglio soffermare solo sul messaggio che emerge da una delle selezioni del documento appena pubblicato: quella sulla Storia.

In quanto storico, non posso fare finta di niente di fronte alle aberrazioni scritte in quelle pagine…(da qui)

Presidente Meloni: Me ne frego!

 

Intervistatore – Presidente Meloni, non solo fino al 7 ottobre 2023 e non solo componenti e armamenti non utilizzati nella guerra a Gaza, come aveva dichiarato il governo Meloni con il ministro della Difesa, Guido Crosetto, e quello degli Esteri, Antonio Tajani. L’Italia ha continuato finora e continua tuttora a esportare verso Tel Aviv sistemi d’arma e tecnologie militari tra cui droniradar e componenti per uso bellico. Anche nei primi mesi del 2025. Tra gennaio e febbraio di quest’anno, infatti, sotto la categoria generica di “armi, munizioni e loro parti e accessori” dall’Italia sono partite armi dirette a Israele per oltre 128mila euro, di cui solo 47.249 rilevati dall’Istat.

Il report sulle esportazioni italiane a Tel Aviv – A dirlo è un’analisi delle esportazioni italiane costruita incrociando i dati del Sipri, dell’Istat e della Relazione del governo sull’export di armamenti, elaborata dall’Istituto Iriad di Archivio Disarmo. Incrociando i dati, il documento mette in fila non solo le autorizzazioni all’esportazione di grandi sistemi d’arma a Israele tra il 2019 e il 2023 per 26,7 milioni di dollari (23,4 milioni di euro) – nel dettaglio si tratta di 12 elicotteri AW 119 Koala della Leonardo Spa e 4 cannoni navali da 76mm Super Rapid, prodotti rispettivamente a Vergiate (Va) e La Spezia, a cui si aggiunge una cooperazione stabile nel programma degli aerei F-35, con componentistica prodotta in Italia e destinata ai velivoli israeliani – ma evidenzia anche le esportazioni più recenti, che “mostrano una cooperazione ancora più strutturata tra Italia e Israele”, si legge nel report…(da qui)

Presidente Meloni: Me ne frego!

 

Intervistatore – Presidente Meloni, L’arte e la scienza sono libere e libero ne è l’insegnamento”: quante volte abbiamo citato il primo comma dell’art. 33 della Costituzione, nella consapevolezza che in queste parole è racchiuso il fondamento stesso della libertà della cultura nell’ordinamento repubblicano? Ebbene, nelle ultime settimane in Piemonte la libertà di manifestazione del pensiero e la libertà d’insegnamento sono state sottoposte a uno specifico attacco, autoritario e aggressivo, da parte di esponenti di Fratelli d’Italia facenti parte del Consiglio e della Giunta regionali.

Oggetto dell’attacco: l’Istituto di Istruzione Superiore “Aldo Moro” di Rivarolo Canavese. In questa scuola il Dipartimento di Storia e Filosofia, che rappresenta un’articolazione permanente del Collegio dei docenti, aveva organizzato, per l’11 marzo, una conferenza di Eric Gobetti con l’obiettivo approfondire la tematica delle foibe coinvolgendo uno storico di sicura competenza. Tutto procedeva nei corretti e istituzionali binari dell’autonomia scolastica e gli studenti si stavano preparando a dialogare e a confrontarsi liberamente con lo studioso…(da qui)

Presidente Meloni: Me ne frego!

 

Intervistatore – Presidente Meloni, qualche giorno fa Salvatore Cannavò faceva notare i suoi notevoli cambi di opinione su diversi temi, come sulla web tax:

Era gagliardamente all’opposizione quando intervenendo alla Camera, con lo stile da sfottò romanesco, rimproverava i deputati della sinistra colpevoli di ipotizzare una Web tax del 3%:
“La sinistra dice ‘prima gli italiani’ solo quando si tratta di far pagare le tasse. Non ci andiamo a pestare i piedi ai grandi colossi del Web: in quel caso nulla, zitti”.
Come le ha fatto notare Giuseppe Conte, allo scorso G7 è stato raggiunto un accordo per evitare che le più grandi aziende statunitensi debbano pagare più imposte societarie all’estero. “L’accordo formalizzato in sede G7 sulla global minimum tax è un compromesso onorevole”, ha dichiarato il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti. Meglio del 3% tanto vituperato c’è quindi lo zero.
 (da qui)

Presidente Meloni: Me ne frego!

 

Intervistatore – Presidente Meloni, qualche giorno fa Tomaso Montanari scriveva che l’infiltrazione della polizia di Stato nei collettivi studenteschi ha ufficialmente lo scopo di prevenire eventuali derive violente o addirittura terroristiche, ma sostanzialmente serve invece a intimidire lo sviluppo della più autentica missione dell’università, cioè quella di costruire pensiero critico. Un grande liberale come Luigi Einaudi scriveva, nel 1910, che “Lo Stato stipendia i professori non perché gli siano fedeli politicamente, ma perché insegnino quella che essi, e soltanto essi, ritengono la verità … L’unica guarentigia del progresso scientifico sta nella assoluta libertà, anche nella libertà, nel campo del pensiero, della ribellione a tutti i principi universalmente accolti ed a tutte le istituzioni esistenti”. Se l’università funziona, se l’università è se stessa, allora i suoi studenti e le sue studentesse non possono che essere intellettualmente e politicamente ribelli (in modo del tutto nonviolento, sia ben chiaro): e lo Stato (e in mondo tutto speciale il suo governo, e ancor più la sua polizia) devono fare solo una cosa, tenersi più alla larga possibile da questo laboratorio di libertà. (da qui), vuole rispondere alle sue argomentazioni?

Presidente Meloni: Me ne frego!


https://www.labottegadelbarbieri.org/leterna-risposta-di-giorgia-meloni/