La Libertà Non Sta Nello Scegliere Tra Bianco E Nero, Ma Nel Sottrarsi A Questa Scelta Prescritta. (Theodor W.Adorno)
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giovedì 14 aprile 2016
Cesoie – Erri De Luca
Medici
Senza Frontiere pensa di offrire ai profughi delle cesoie contro i reticolati
che li respingono. Sono strumenti di prevenzione infortuni, perché scavalcano
ugualmente, ferendosi. Le cesoie sono democratiche, permettono a tutti il
passaggio, non solo agli atleti. La specie umana forse proviene dal mare, ma
diversamente dai pesci non si fa ostacolare né irretire da barriere.
Il 17 aprile, referendum contro le trivellazioni petrolifere marine a vista
spiaggia, è utensile democratico simile alle cesoie. Serve per tagliare le reti
delle concessioni a prezzi stracciati, recidere i reticolati degli interessi
loschi tra pubblici poteri e privati petrolieri. Sette Regioni d’Italia
hanno messo in mano ai cittadini un buon paio di cesoie per liberare il mare
dai suoi guastatori. Tagliare concessioni che si rinnovano per inerzia anche
dopo scadute, tagliare la strafottenza con cui si lasciano 64 piattaforme
esaurite, a marcire in mare. Tagliare l’arroganza che dichiara strategica la
svendita di beni primari: mare, acqua, pubblica salute. Le cesoie stanno
diventando simbolo di riscatto, presto saliranno sulle bandiere e sui simboli
dei movimenti nuovi. Sventoleranno libertà.
Cosa si conta domenica prossima – Alessandro Gilioli
Astenersi
dal voto in democrazia è pieno diritto.
Ci si
astiene per i più svariati e spesso fondati motivi. Non solo l'impedimento
fisico al voto (tipo se ci si trova lontani dal Comune di residenza o se si è
malati) ma anche altri. Ci si astiene ad esempio per incertezza. Per
disinteresse. Perché "per me pari sono". Per mandare un messaggio di
rabbia o sfiducia ai rappresentanti - che peraltro di solito se ne fottono e il
giorno dopo stanno a litigare sui resti, altro che astensione.
Comunque, da
giovane scrutatore, anch'io trovai una volta nella scheda la famosa fetta di
prosciutto con la scritta "mangiatevi anche questa". Un modo lecito,
per quanto inutile, di esprimere il proprio dissenso. In effetti, ridendo, uno
scrutatore un po' goliardico se la mangiò, dopo una breve ispezione olfattiva.
Di solito
questo astensionismo - per impedimento fisico o per consapevole decisione -
viaggia tra il 20 e il 30 per cento. Un po' di più, di recente, per via della
crisi della rappresentanza, della disaffezione verso i partiti. Così
ultimamente è attorno al 40 per cento. È quella che viene chiamata
"astensione fisiologica". Propria cioè di chi o non può andare alle
urne o deliberatamente sceglie di non scegliere.
Al
referendum del 17 aprile, così come a quello sulla fecondazione assistita del
2005, c'è invece un altro tipo di astensione.
È
l'astensione di chi, se giocasse lealmente, voterebbe No. Invece ha paura che
votando No non vincerebbe. Perché potrebbe essere in minoranza. Quindi assomma
la propria astensione a quella fisiologica di cui sopra, sperando di vincere
così.
Curioso no?
In democrazia di solito vince chi è maggioranza tra quanti scelgono di
scegliere. In questo caso non è detto che accada, invece: proprio come nel
2005, quando i vescovi vinsero assommarono il No di una minoranza - i cattolici
più integralisti contrari alla fecondazione assistita - all'astensione
fisiologica. E vinsero. Anche se la maggioranza di chi aveva un'opinione sul
merito li avrebbe fatti perdere.
Fu una
sconfitta, per i referendari, sì. Ma fu soprattutto una sconfitta per la
democrazia. Perché fu deformata: da una parte si contarono i
favorevoli alla procreazione assistita; dall'altra, i contrari più l'astensione
fisiologica. Da soli, i contrari non ce l'avrebbero fatta.
Chi il 17
aprile è per il No e invece non va alle urne, non è propriamente un
astensionista. È più un giocatore di frodo. Un ciclista che si dopa mentre gli
altri no. Uno che vince un concorso perché ha lo zio in commissione. Uno che
con gli specchi vede le carte dell'avversario a poker.
Nel mondo
anglosassone, dove una cosa così sarebbe motivo tale di vergogna da non dirlo
nemmeno in famiglia, si definirebbe semplicemente unfair. Niente di
più, niente di diverso.
Da noi
invece c'è chi se ne vanta, senza un briciolo di vergogna, né di stima di sé.
Dopo tutto
questo, credo che il 17 aprile forse non si voti nemmeno più sulla durata delle
concessioni alle trivelle: questione di rilevanza non epocale, con tutto il
rispetto dei referendari. Si vota soprattutto per contarsi fra giocatori di
frodo e no. Tra deformatori della democrazia e no.
Il 17 aprile
ci si conta sulla nostra lealtà, sulla nostra onestà nel confrontarci e
contarci. Sul nostro rispetto di noi stessi e del giocare leali in democrazia.
Sullepratiche, quindi, prima ancora che sui contenuti. In buona
sostanza, tra chi pensa che il fine giustifichi ogni mezzo e chi crede invece
siano i mezzi a qualificare il fine.
Ah, fra
l'altro. Ricordo il primo referendum che ho vissuto da ragazzo, nel 1974. Era
quello sul divorzio. La consultazione era proposta dai cattolici integralisti,
per abolirlo. I laici - noi laici - eravamo quindi per il No. Ma a nessuno
della nostra parte - Berlinguer, Nenni, La Malfa, gente così - venne in mente
l'arzigogolo bizantino di assommare l'astensione fisiologica ai No, boicottando
la conta reale tra favorevoli e contrari al divorzio. Proprio a nessuno. Si
andò invece tutti lealmente a votare, rischiando molto. Era la democrazia. È la
democrazia.
da
qui
martedì 12 aprile 2016
finalmente l’Italia ha un presidente - bortocal
e non parlo del fantasma trasparente che sta al
Quirinale.
parlo del Presidente della Corte Costituzionale che,
nel silenzio assordante di quell’inquilino portato lì dal geniale Bersani (che
vittoria!), ha ricordato poche cose essenziali.
che, per prima cosa, la fanno finita col
machiavellismo da strapazzo di coloro che puntano a vincere i referendum non
nel leale confronto delle opinioni, ma alleandosi a coloro che si
disinteressano della vita pubblica.
. . .
è bastato al nostro Presidente Grossi leggere l’art.
48 della Costituzione, ad esempio:
c. 2 Il voto è personale ed eguale, libero e
segreto. Il suo esercizio è dovere civico.
commento di Grossi:
Partecipare al voto significa essere pienamente
cittadini.
Fa parte della carta d’identità del buon cittadino.
. . .
capito? è un dovere civico votare.
sempre.
la Costituzione non dice che votare ai referendum non
è un dovere civico.
o che si può scegliere a quali consultazioni votare e
a quali no.
. . .
per questo un Presidente del Consiglio che invita il
popolo a NON VOTARE è uno scandalo.
perché` ha giurato fedeltà` alla Costituzione.
e un vero Presidente dovrebbe richiamarlo, se invita
il popolo a non rispettare la Costituzione.
. . .
meno male che, se Mattarella neppure ci pensa,
provvede Grossi.
Al referendum di domenica prossima sulle trivelle
è giusto votare, perché «la partecipazione al voto fa parte della carta
d’identità del buon cittadino». Così ha
risposto il presidente della Corte
costituzionale, Paolo Grossi, durante la conferenza stampa annuale al Palazzo
della Consulta. La domanda riguardava la legittimità degli appelli
astensionisti, che sono giunti nei giorni scorsi anche dal presidente del
Consiglio. Grossi ha dato una risposta che, nella sostanza, non si discosta
affatto da quanto stabilisce la Carta della Repubblica all’articolo 48 secondo
comma: «Il voto è personale ed eguale, libero e segreto. Il suo esercizio è
dovere civico». Un dovere di ogni buon cittadino, appunto. Poi, precisa Grossi,
una volta nella cabina elettorale «ognuno è libero di esprimere il proprio
convincimento. Ma credo che al voto si debba partecipare, in quanto il
referendum è per noi, è per ciascuno di noi…
da
quiieri Crozza prendeva in giro Renzi per il non voto al referendum del 17 aprile (qui)
lunedì 14 marzo 2016
La sirenetta e Moby Dick - Savina Dolores Massa
La Sirenetta e Moby Dick il mare lo conoscono da decenni. Si incontrano spesso in acque prive di muri o fili spinati. Si trovano e parlano ma non della fama che ha reso loro immortali, no.
No, anche se in troppe giornate nelle quali provano a portare a riva i disperati in fuga dalle guerre, dalle carestie, o per il semplice diritto a calpestare ogni angolo di terra sopra questa sfera rotante, si dicono – occhi amari contro occhi amari – “siamo nati invano”.
È inutile piangere dentro il mare: nessuno saprebbe distinguere una lacrima sottomarina da un vento d’acqua provocato dal nervosismo di un corallo. Non è corallo.
È una mano lavata dalle correnti.
Scarnificata, baciata, nel saluto ultimo: ora è innocenza sporcata quanto il fondale che le è tomba.
Piangono, la sirena al profumo di scorie e la balena mai più bianca nel corpo, lo zampillo in petrolio.
Una volta era urlo di libertà nel salto. Una festa.
Infettata nel respiro è la balena più grande del mondo.
Piangono le stelle marine desiderandosi farfalle se mai più potranno danzare tanghi su una rena mortificata da cento lame rotanti.
Chiasso, in fondo al mare, paura per la manta che chiama a raccolta ogni conchiglia e anemone e pesce.
Meduse meduse meduse. Ectoplasmi neri.
… Una volta
vissero Andersen e Melville…
Accorrono e parlano, tutti assieme gli abitanti del mare.
Dalle loro memorie, in voci diverse, emergono mormorii. Una voce di delfino soffia “vi racconto la fiaba di Noé”.
Silenzio.
Ha bisogno di silenzio la culla più bella mai vista, e di rispetto obbligato. Ogni onda.
Ogni onda capace di regalarci il sogno non merita stupro. Saprebbe adirarsi, ma è stanca
ferita
ammalata per ogni forma di insulto.
Ogni onda ogni
è sgomenta di fronte all’ingordigia umana. Ogni è dire tutto.
Parlò per ultima la Balena Bianca, “sarò per voi come Noè”.
Fu lei a decidere, “andremo via, sconfitti, liberando il mare. Ci sia concesso almeno il libero arbitrio su come morire. Nel vuoto più scuro e profondo potranno trivellare ogni, ogni granello di sabbia. Stanno rubando l’onore del mare, la vita stessa del creato, compresa la propria.
Andremo
via,
e quando poi
su una sponda qualsiasi
si troveranno a passeggiare, si cerchino il cuore,
osservando un mare assassinato. E fu per denaro”.
La Sirenetta aggiunse
affogando affogando volando nell’aria “che nessuno osi più cantare una storia
nominando il mare”.
Referendum 17 aprile 2016, dire Sì contro “Ogni”.
(*) «Vi ricordate quel 18 aprile?» era una vecchia (del 1948, altri tempi) canzone popolare. In questo 2016… ci ricordiamo del 17 aprile? Un referendum importante. Da quattro giorni qui in “bottega” proviamo a ragionarne con un post ogni 24 ore. L’opposto insomma di ciò che fanno i “media di regime” (cioè quasi tutti). Oggi c’è una pagina su «Il fatto quotidiano» e l’invito – in prima pagina a votare sì: una voce fuori dal silenzio. Si può arrivare al 51 per cento ma bisogna che ognuna/o in questo mese circa faccia la sua parte e ricordi, informi, racconti in giro cosa accadrà se non si raggiunge il quorum – il piano di Renzi e dei suoi tanti fans è quello – o se si perde il referendum (in teoria possibile, praticamente impossibile). Contro la «dittatura del petrolierato», contro chi vuole giocare con le nostre vite. Aiutateci mandando alla “bottega” informazioni, storie, vignette, immagini… Noi posteremo tutto.
(**) Savina Dolores Massa partecipa alla campagna per il sì il 17 aprile a suo modo, cioè con un racconto-poesia. Se non la conoscete, guardate qui in “bottega” alcuni suoi scritti e le recensioni dei suoi libri, uno più bello dell’altro. (db)
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