Visualizzazione post con etichetta referendum trivelle. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta referendum trivelle. Mostra tutti i post

giovedì 14 aprile 2016

La Libertà - Giorgio Gaber

Cesoie – Erri De Luca

Medici Senza Frontiere pensa di offrire ai profughi delle cesoie contro i reticolati che li respingono. Sono strumenti di prevenzione infortuni, perché scavalcano ugualmente, ferendosi. Le cesoie sono democratiche, permettono a tutti il passaggio, non solo agli atleti. La specie umana forse proviene dal mare, ma diversamente dai pesci non si fa ostacolare né irretire da barriere.
Il 17 aprile, referendum contro le trivellazioni petrolifere marine a vista spiaggia, è utensile democratico simile alle cesoie. Serve per tagliare le reti delle concessioni a prezzi stracciati, recidere i reticolati degli interessi loschi tra pubblici poteri e privati petrolieri. Sette Regioni d’Italia hanno messo in mano ai cittadini un buon paio di cesoie per liberare il mare dai suoi guastatori. Tagliare concessioni che si rinnovano per inerzia anche dopo scadute, tagliare la strafottenza con cui si lasciano 64 piattaforme esaurite, a marcire in mare. Tagliare l’arroganza che dichiara strategica la svendita di beni primari: mare, acqua, pubblica salute. Le cesoie stanno diventando simbolo di riscatto, presto saliranno sulle bandiere e sui simboli dei movimenti nuovi. Sventoleranno libertà.


Cosa si conta domenica prossima – Alessandro Gilioli


Astenersi dal voto in democrazia è pieno diritto.
Ci si astiene per i più svariati e spesso fondati motivi. Non solo l'impedimento fisico al voto (tipo se ci si trova lontani dal Comune di residenza o se si è malati) ma anche altri. Ci si astiene ad esempio per incertezza. Per disinteresse. Perché "per me pari sono". Per mandare un messaggio di rabbia o sfiducia ai rappresentanti - che peraltro di solito se ne fottono e il giorno dopo stanno a litigare sui resti, altro che astensione.
Comunque, da giovane scrutatore, anch'io trovai una volta nella scheda la famosa fetta di prosciutto con la scritta "mangiatevi anche questa". Un modo lecito, per quanto inutile, di esprimere il proprio dissenso. In effetti, ridendo, uno scrutatore un po' goliardico se la mangiò, dopo una breve ispezione olfattiva.
Di solito questo astensionismo - per impedimento fisico o per consapevole decisione - viaggia tra il 20 e il 30 per cento. Un po' di più, di recente, per via della crisi della rappresentanza, della disaffezione verso i partiti. Così ultimamente è attorno al 40 per cento. È quella che viene chiamata "astensione fisiologica". Propria cioè di chi o non può andare alle urne o deliberatamente sceglie di non scegliere.
Al referendum del 17 aprile, così come a quello sulla fecondazione assistita del 2005, c'è invece un altro tipo di astensione.
È l'astensione di chi, se giocasse lealmente, voterebbe No. Invece ha paura che votando No non vincerebbe. Perché potrebbe essere in minoranza. Quindi assomma la propria astensione a quella fisiologica di cui sopra, sperando di vincere così.
Curioso no? In democrazia di solito vince chi è maggioranza tra quanti scelgono di scegliere. In questo caso non è detto che accada, invece: proprio come nel 2005, quando i vescovi vinsero assommarono il No di una minoranza - i cattolici più integralisti contrari alla fecondazione assistita - all'astensione fisiologica. E vinsero. Anche se la maggioranza di chi aveva un'opinione sul merito li avrebbe fatti perdere.
Fu una sconfitta, per i referendari, sì. Ma fu soprattutto una sconfitta per la democrazia. Perché fu deformata: da una parte si contarono i favorevoli alla procreazione assistita; dall'altra, i contrari più l'astensione fisiologica. Da soli, i contrari non ce l'avrebbero fatta.
Chi il 17 aprile è per il No e invece non va alle urne, non è propriamente un astensionista. È più un giocatore di frodo. Un ciclista che si dopa mentre gli altri no. Uno che vince un concorso perché ha lo zio in commissione. Uno che con gli specchi vede le carte dell'avversario a poker.
Nel mondo anglosassone, dove una cosa così sarebbe motivo tale di vergogna da non dirlo nemmeno in famiglia, si definirebbe semplicemente unfair. Niente di più, niente di diverso.
Da noi invece c'è chi se ne vanta, senza un briciolo di vergogna, né di stima di sé.
Dopo tutto questo, credo che il 17 aprile forse non si voti nemmeno più sulla durata delle concessioni alle trivelle: questione di rilevanza non epocale, con tutto il rispetto dei referendari. Si vota soprattutto per contarsi fra giocatori di frodo e no. Tra deformatori della democrazia e no.
Il 17 aprile ci si conta sulla nostra lealtà, sulla nostra onestà nel confrontarci e contarci. Sul nostro rispetto di noi stessi e del giocare leali in democrazia. Sullepratiche, quindi, prima ancora che sui contenuti. In buona sostanza, tra chi pensa che il fine giustifichi ogni mezzo e chi crede invece siano i mezzi a qualificare il fine.
Ah, fra l'altro. Ricordo il primo referendum che ho vissuto da ragazzo, nel 1974. Era quello sul divorzio. La consultazione era proposta dai cattolici integralisti, per abolirlo. I laici - noi laici - eravamo quindi per il No. Ma a nessuno della nostra parte - Berlinguer, Nenni, La Malfa, gente così - venne in mente l'arzigogolo bizantino di assommare l'astensione fisiologica ai No, boicottando la conta reale tra favorevoli e contrari al divorzio. Proprio a nessuno. Si andò invece tutti lealmente a votare, rischiando molto. Era la democrazia. È la democrazia.
da qui

martedì 12 aprile 2016

finalmente l’Italia ha un presidente - bortocal


e non parlo del fantasma trasparente che sta al Quirinale.
parlo del Presidente della Corte Costituzionale che, nel silenzio assordante di quell’inquilino portato lì dal geniale Bersani (che vittoria!), ha ricordato poche cose essenziali.
che, per prima cosa, la fanno finita col machiavellismo da strapazzo di coloro che puntano a vincere i referendum non nel leale confronto delle opinioni, ma alleandosi a coloro che si disinteressano della vita pubblica.
. . .
è bastato al nostro Presidente Grossi leggere l’art. 48  della Costituzione, ad esempio:
c. 2 Il voto è personale ed eguale, libero e segreto. Il suo esercizio è dovere civico.
commento di Grossi:
Partecipare al voto significa essere pienamente cittadini.
Fa parte della carta d’identità del buon cittadino.
. . .
capito? è un dovere civico votare.
sempre.
la Costituzione non dice che votare ai referendum non è un dovere civico.
o che si può scegliere a quali consultazioni votare e a quali no.
. . .
per questo un Presidente del Consiglio che invita il popolo a NON VOTARE è uno scandalo.
perché` ha giurato fedeltà` alla Costituzione.
e un vero Presidente dovrebbe richiamarlo, se invita il popolo a non rispettare la Costituzione.
. . .
meno male che, se Mattarella neppure ci pensa, provvede Grossi.

Al referendum di domenica prossima sulle trivelle è giusto votare, perché «la partecipazione al voto fa parte della carta d’identità del buon cittadino». Così ha
risposto il presidente della Corte costituzionale, Paolo Grossi, durante la conferenza stampa annuale al Palazzo della Consulta. La domanda riguardava la legittimità degli appelli astensionisti, che sono giunti nei giorni scorsi anche dal presidente del Consiglio. Grossi ha dato una risposta che, nella sostanza, non si discosta affatto da quanto stabilisce la Carta della Repubblica all’articolo 48 secondo comma: «Il voto è personale ed eguale, libero e segreto. Il suo esercizio è dovere civico». Un dovere di ogni buon cittadino, appunto. Poi, precisa Grossi, una volta nella cabina elettorale «ognuno è libero di esprimere il proprio convincimento. Ma credo che al voto si debba partecipare, in quanto il referendum è per noi, è per ciascuno di noi…
da qui

ieri Crozza prendeva in giro Renzi per il non voto al referendum del 17 aprile (qui)

lunedì 14 marzo 2016

La sirenetta e Moby Dick - Savina Dolores Massa

La Sirenetta e Moby Dick il mare lo conoscono da decenni. Si incontrano spesso in acque prive di muri o fili spinati. Si trovano e parlano ma non della fama che ha reso loro immortali, no.
No, anche se in troppe giornate nelle quali provano a portare a riva i disperati in fuga dalle guerre, dalle carestie, o per il semplice diritto a calpestare ogni angolo di terra sopra questa sfera rotante, si dicono – occhi amari contro occhi amari – “siamo nati invano”.
È inutile piangere dentro il mare: nessuno saprebbe distinguere una lacrima sottomarina da un vento d’acqua provocato dal nervosismo di un corallo. Non è corallo.
È una mano lavata dalle correnti.
Scarnificata, baciata, nel saluto ultimo: ora è innocenza sporcata quanto il fondale che le è tomba.
Piangono, la sirena al profumo di scorie e la balena mai più bianca nel corpo, lo zampillo in petrolio.
Una volta era urlo di libertà nel salto. Una festa.
Infettata nel respiro è la balena più grande del mondo.
Piangono le stelle marine desiderandosi farfalle se mai più potranno danzare tanghi su una rena mortificata da cento lame rotanti.
Chiasso, in fondo al mare, paura per la manta che chiama a raccolta ogni conchiglia e anemone e pesce.
Meduse meduse meduse. Ectoplasmi neri.
… Una volta
vissero Andersen e Melville…
Accorrono e parlano, tutti assieme gli abitanti del mare.
Dalle loro memorie, in voci diverse, emergono mormorii. Una voce di delfino soffia “vi racconto la fiaba di Noé”.
Silenzio.
Ha bisogno di silenzio la culla più bella mai vista, e di rispetto obbligato. Ogni onda.
Ogni onda capace di regalarci il sogno non merita stupro. Saprebbe adirarsi, ma è stanca
ferita
ammalata per ogni forma di insulto.
Ogni onda ogni
è sgomenta di fronte all’ingordigia umana. Ogni è dire tutto.
Parlò per ultima la Balena Bianca, “sarò per voi come Noè”.
Fu lei a decidere, “andremo via, sconfitti, liberando il mare. Ci sia concesso almeno il libero arbitrio su come morire. Nel vuoto più scuro e profondo potranno trivellare ogni, ogni granello di sabbia. Stanno rubando l’onore del mare, la vita stessa del creato, compresa la propria.
Andremo
via,
e quando poi
su una sponda qualsiasi
si troveranno a passeggiare, si cerchino il cuore,
osservando un mare assassinato. E fu per denaro”.
La Sirenetta aggiunse
affogando affogando volando nell’aria “che nessuno osi più cantare una storia
nominando il mare”.

Referendum 17 aprile 2016, dire Sì contro “Ogni”.
(*) «Vi ricordate quel 18 aprile?» era una vecchia (del 1948, altri tempi) canzone popolare. In questo 2016… ci ricordiamo del 17 aprile? Un referendum importante. Da quattro giorni qui in “bottega” proviamo a ragionarne con un post ogni 24 ore. L’opposto insomma di ciò che fanno i “media di regime” (cioè quasi tutti). Oggi c’è una pagina su «Il fatto quotidiano» e l’invito – in prima pagina a votare sì: una voce fuori dal silenzio. Si può arrivare al 51 per cento ma bisogna che ognuna/o in questo mese circa faccia la sua parte e ricordi, informi, racconti in giro cosa accadrà se non si raggiunge il quorum – il piano di Renzi e dei suoi tanti fans è quello – o se si perde il referendum (in teoria possibile, praticamente impossibile). Contro la «dittatura del petrolierato», contro chi vuole giocare con le nostre vite. Aiutateci mandando alla “bottega” informazioni, storie, vignette, immagini… Noi posteremo tutto.
(**) Savina Dolores Massa partecipa alla campagna per il sì il 17 aprile a suo modo, cioè con un racconto-poesia. Se non la conoscete, guardate qui in “bottega” alcuni suoi scritti e le recensioni dei suoi libri, uno più bello dell’altro. (db)