Visualizzazione post con etichetta No Tap. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta No Tap. Mostra tutti i post

giovedì 1 novembre 2018

Sul TAP è ‘nascondino geopolitico’ - Ennio Remondino



Di Maio in peggio

Sul TAP è ‘nascondino geopolitico’. Alberto Negri, vecchio reporter di trascorsi economici al Sole24, di questa cose se ne intende e sul Manifesto adesso, si stupisce: ma che mistero e mistero sul gasdotto Tap, bastava una telefonata alla Snam, afferma. «Gli italiani sono azionisti del gasdotto, visto che Snam è una controllata di Cassa depositi e prestiti». Anche se, rispetto al dietrofront del Di Maio, lo stesso Negri riconosce che questo «non può certamente tranquillizzare la popolazione salentina interessata da un tubo che ha soltanto un metro e venti di diametro ma con molti risvolti locali, nazionali e di geopolitica». Ben oltre la partita politica italiana tra Lega e 5Stelle, oltre alla figuraccia di un vice premier di passaggio, c’è ben altro dietro, prova a spiegare chi sa.



La guerra dei tubi

Il Tap è uno dei capitoli più scottanti della «guerra dei tubi», accompagnata da guerre vere che coinvolgono da anni Europa, Usa, Russia, Mediterraneo, Medio Oriente, Caucaso e le vie di rifornimento energetico, riassume Alberto Negri per gli assenti, e «Ogni metro di tubo trasporta con il gas una goccia di sangue e di soldi». Il consorzio Tap, il Trans Adriatic Pipeline ha sede a Baar, in Svizzera, ci viene ricordato. E se mai dovessero esserci dei contenziosi a lavori in corso – e qui la malizia dell’autoConte paga pegno e diventa trasparente – «ci si può sempre rivolgere alla Swiss Chamber, che da sempre svolge funzione arbitrale il cui regolamento è stato messo a punto da una commissione guidata dal professore Guido Alpa, il méntore accademico del premier Giuseppe Conte».


Conte paga pegno

In realtà il premier Conte entra direttamente nella questione Tap per un motivo ben più importante degli arbitrati: «A luglio durante la sua visita a Trump negli Stati Uniti ha impegnato il governo a realizzare il gasdotto, che aggira la Russia, in cambio dell’appoggio Usa alla conferenza sulla Libia del 12 novembre a Palermo». Insomma, amici salentini a feroce giramento di stelle, il dietro front sul Tap non è legato a ipotetici rimborsi stellari ma ad impegni segreti presi. Una partita geopolitica di primo piano che viene così descritta: «La protezione americana a questo esecutivo. Gli Stati Uniti, tanto meno quelli di Trump, non danno niente gratis». Argomenti per diffusi e interessanti dibattiti politici interni al Movimento5Stelle nel confronto ormai aperto in casa e nei confronti della Lega piglia tutto.



Penali e gas quali costi?

Gli azionisti del progetto Tap – copiamo brutalmente da Negri – sono l’italiana Snam (20%), l’inglese BP (20%) l’azera SOCAR (20%), la belga Fluxys (19%), la spagnola Enagás (16%), la svizzera Axpo (5%). Il Tap trasporterà dall’Azerbaijan circa 10 miliardi di metri cubi all’anno di gas naturale. Tutti i 10 miliardi di metri cubi di gas trasportati in Italia o in parte resteranno in Turchia o nei Balcani e nell’Est Europa? E quando la portata verrà aumentata a 20 miliardi di metri cubi? Le eventuali penali riguardano gli azionisti del Tap e le aziende coinvolte nella sua realizzazione. Dunque cosa che riguarda la Snam e quindi non dovrebbe poi essere così difficile sapere di costi di fornitura ed eventuali penali, aggiunge Alberto Negri. «In poche parole gli italiani sono azionisti del Tap: se non sappiamo quanto costa, qual è il prezzo del gas e quali sono le penali questo significa che in questo Paese la mano destra non sa cosa fa la sinistra». «Oppure qualcuno, e più di uno, ci sta giocando sopra».

lunedì 18 dicembre 2017

No Tap: la testimonianza di Valentina detta ‘Terrore’

Lecce 9 dicembre 2017.
Tutti a raccontare ciò che non hanno vissuto… ma chi c’era?!
Sono Valentina, detta “terrore” anche dalla digos e dai questurini di Lecce e non…
Sono tra i 50 ‘violentissimi e pericolosissimi delinquenti’ che passeggiavano nelle campagne salentine, fermati a ridosso della zona rossa.
Per molti giornalisti, cittadini e per la questura sono una persona pericolosa per l’ordine e la sicurezza pubblica, ma in realtà pochi sanno che nella vita vera realizzo giocattoli e accessori per bambini.
Eh sì, delusi vero?! Dai racconti in giro vi aspettavate una terrorista?
Spiacente, mettete fiori nei vostri cannoni.
Da mesi spendo la mia vita opponendomi alla costruzione del gasdotto Tap.
E si, mi è stato contestato anche questo nel verbale della questura…
Gasdotto che anche ora ritengo illecito, con intrighi loschi e una speculazione di denaro pubblico senza precedenti.
Considero tutt’ora le aziende collaboratrici, gli emissari, i difensori e i fan, complici e colpevoli quanto la stessa multinazionale, di questo malaffare.
E mi spiace per il prefetto o per il questore, ma, non accolgo il loro “invito” a cambiare condotta (sempre citato nel lungo verbale di oltre 10 pagine) perché non ritengo assolutamente che io, difendendo il territorio, sia dalla parte sbagliata del sistema, anzi, colgo l’occasione come ieri sera a invitare i lorsignori a cambiare punto di vista… e di vita. Molto meglio essere liberi, che servi!
Detto questo, noi 50 che passeggiavamo a ridosso della zona rossa…
Zona che per me non dovrebbe esistere, perché non dovrebbe essere limitata la libertà umana solo per affari privati ed economici, non lo trovate anche voi abbastanza squallido?! Beh, noi quella libertà l’abbiamo chiesta, l’abbiamo urlata, l’abbiamo pretesa e ieri l’abbiamo fatta nostra.
È stata un’emozione vedere la torre dove sventolava la nostra bandiera, dove per tante notti abbiamo guardato un manto di stelle nel silenzio assordante; è stato un’emozione vedere quel fico che ogni giorno ci regalava frutti succosi e dolcissimi, momenti che regalavano a tutti quel sorriso solidale e forte.
E nelle mie vene ha iniziato a scorrere la forza della vittoria, della libertà!
E poi?!
Poi, l’orrore.
L’elicottero basso sulle nostre teste, l’agitazione, una marea di caschi blu con scudi e manganelli pronti.
Da lì tutto è cambiato, non dovevamo salvare: dovevamo salvarci.
Ed è iniziata la corsa, la paura, ma allo stesso tempo la forza data uno con l’altro.
Chi con i polmoni forti che si fermava e aiutava chi non ce la faceva più; occhi avanti, occhi dietro, occhi ovunque: e quella marea blu che continuava ad avvicinarsi minacciosa e assetata di sangue.
E poi ecco lì, un dolore lancinante alla testa, le mani che la prendono forte e quel colpo che ti fa cadere a terra.
Alzi gli occhi sperando stiano tutti bene e boom, un altro dolore lancinante al fianco. E ancora. Ancora. Ancora.
Finché non senti un abbraccio amico che cerca di proteggerti e altrettanto senti i colpi su di lui.
E ti ritrovi con la faccia schiacciata tra terra, rovi e sassi, con le mani dietro la schiena e le manette ai polsi strette, mentre qualche Simpaticone ogni tanto si diverte ad avvicinarsi e dare qualche tallonata ai fianchi, tanto, tu sei inerme, dolorante e spiaccicata a terra.
Da lì il teatrino: “siete tutti in arresto! Portateli tutti via! Questi non devono parlare e finiscono in galera!
Con questi ci divertiamo!

Funzionari, a mio avviso, troppo esaltati. E sempre ammanettata neanche fossi la peggio criminale di sto mondo, vengo trascinata o spinta, a scavalcare muretti, camminare su un terreno pieno di rovi e poco scorrevole, a raggiungere assieme ai miei compagni una zona dove ad attenderci c’erano i blindati.
E lì, come fossimo la peggio specie sulla terra, veniamo fatti inginocchiare per quasi un’ora, sul terreno pieno di pietre, freddo e umido, con rimproveri e minacce se ci avvicinavamo uno all’altro.
Abbiamo cercato di contattare i nostri avvocati, ma l’azione è risultata poco piacevole ai funzionari, che ci hanno fatto sequestrare borse, zaini, marsupi e cellulari.
Ciao ciao diritti!!
Nel blindato vi risparmio i commenti sessisti che siamo state costrette ad ascoltare, vi dico solo che l’uomo di Neandertal sarebbe stato più evoluto…
E poi, l’arrivo in questura: la loro falsa agitazione davanti ad un paio (?!) di giornalisti chiamati da loro stessi probabilmente: “facciamoli entrare da dietro“, “non sappiamo quanti sono“, “che ne facciamo di loro” e così, rimaniamo chiusi in una piccola cella che loro chiamano “stanza dei fermati” per 8, quasi 9 lunghissime ore.
Da lì, perquisizioni, battutine sull’intimo indossato, battutine sul ciclo mestruale, momenti privati al bagno da condividere con i poliziotti dietro le porte, assenza di rispetto e dignità, assenza di buonsenso e cuore.
Ma soprattutto: assenza di carta igienica in tutta la questura di Lecce!
(Un’appello a tutti quelli che ci regalavano carta igienica al presidio, portatene anche lì o ce la portiamo noi)
Chiamata ai famigliari? Negata.
Chiamata agli avvocati? Negata.
Notizie sui compagni? Negato.
Verbali su verbali, carte su carte, giri su giri…
Per cosa?! Per niente!
Perché è così che si conclude la mia serata: con un foglio di via da Lecce, marine e frazioni per tre anni. Foglio di via da Melendugno, frazioni, marine e qualche paese d’intorno per tre anni. E una serie di denunce e contestazione di vari articoli…
Beh, Terrore non potrà andare a Lecce, non potrà andare a Melendugno: ma tutto il mondo è paese!
E se sei Notap, lo sei ovunque!