Lo scorso 11 febbraio una studentessa turca
di 20 anni, Özgecan Aslan, è stata rapita e uccisa a Mersin, nell’Anatolia
meridionale, dal conducente di un minibus. Dopo aver cercato di resistere allo
stupro con una bomboletta spray al peperoncino, la ragazza è stata
accoltellata, picchiata e bruciata: il suo corpo è stato gettato in un fiume e
ritrovato due giorni dopo. Anche se il primo ministro turco Ahmet Davutoğlu ha
promesso di «trovare i responsabili e punirli», in molti e molte hanno ritenuto
la risposta del governo insufficiente, viste anche le frequenti dichiarazioni
del presidente turco Edogan e dei rappresentanti del governo stesso contro le donne e i loro diritti.Dopo
l’uccisione di Özgecan Aslan migliaia di donne in tutto il paese hanno
organizzato una serie di proteste e cortei, sostenute anche
da diversi uomini che hanno sfilato al loro fianco dimostrando la loro
solidarietà: indossavano delle minigonne, come la maggior parte delle loro
compagne, e hanno condiviso le loro foto sui social network con l’hashtag #ozgecanicinminietekgiy (“indossa
una minigonna per Özgecan”)...