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giovedì 10 luglio 2025

Dick il precursore - Amedeo Spagnuolo

 

Uno dei libri più belli e interessanti di Philip Dick è sicuramente Ma gli androidi sognano pecore elettriche? dal quale è stato tratto il film Blade Runner di Ridley Scott, considerato dai cinefili un cult – movie.

In esso si narra la vicenda di un gruppo di androidi che sfuggono al controllo dell‘uomo che li ha creati e che tentano in tutti i modi di sopravvivere alla data di morte sancita dal crudele ingegnere elettronico che gli ha dato la vita.

Memorabile la scena finale nella quale l‘attore Rutger Hauer che impersona uno degli androidi, salva la vita a Harrison Ford, l‘altro attore protagonista, nonostante questi, avesse il compito di eliminarlo appartenendo a un dipartimento della polizia che aveva proprio il compito di neutralizzare questi androidi. Il capo del gruppo di Androidi, impersonato dal compianto Rutger Hauer, è innamorato della vita, ma non solo della sua, bensì della vita in generale ed è proprio questo che lo spinge a salvare colui che fino a qualche istante prima ha tentato di eliminarlo.

L‘uomo dunque che riceve dalla macchina umanizzata un insegnamento profondo: bisogna rispettare la vita di tutti, anche di quelli che, paradossalmente, attentano alla nostra incolumità. Dick è ormai universalmente considerato un grande scrittore, ma la sua genialità lo ha portato anche a sviluppare sorprendenti capacità previsionali, ad esempio il tema del film descritto in precedenza, quello cioè della macchina che sviluppa capacità emozionali sembra trovare parziale conferma nelle teorie degli studiosi che si raccolgono sotto la definizione di scienziati dell‘Intelligenza Artificiale.

Il tema è oggi di estrema attualità e pone conflitti e discussioni molto ampie e articolate, tutte argomentazioni che Dick, in embrione, aveva affrontato già alla fine degli anni Sessanta con il suo bellissimo libro. Partendo dalle osservazioni di Dick, proviamo a elencare rischi e benefici dell’IA in modo tale da tentare di assumere una posizione equilibrata nei confronti del problema in questione.

Cominciamo con i vantaggi che può apportare l’IA alla vita quotidiana, e non solo, delle comunità umane. Iniziamo da due settori strategici che riguardano l’attività economica dell’uomo ovvero l’automazione e la produttività. Per quanto riguarda l’automazione l’IA è molto efficace soprattutto nella riduzione dei tempi per tutto ciò che riguarda l’espletamento di compiti ripetitivi come ad esempio il cosiddetto “data entry“ o per essere più chiari, l’inserimento e la gestione di quantità enormi di dati all’interno di sistemi informatici.

Anche la produttività trae beneficio dall’uso dell’IA poiché è evidente che essa aumenta in maniera sostanziale soprattutto in settori come la logistica, i servizi e l’attività industriale in generale. Pensiamo poi ai miglioramenti che si possono ottenere nel settore dell’assistenza al pubblico e del supporto. Ormai siamo abituati da anni a poter usufruire di assistenti virtuali h24 quindi senza limiti temporali per cui se abbiamo bisogno di qualche informazione importante o di risolvere qualche problema tecnico, possiamo, in ogni momento, contattare questi assistenti dalla voce metallica, ma a volte anche molto sensuale e gentile, che ci guidano verso la soluzione del problema.

Come non fare riferimento poi a strumenti che sono diventati quasi necessari come i software di traduzione, sintesi vocale e riconoscimento d’immagini che facilitano non solo la nostra vita quotidiana ma anche quella lavorativa. Nel campo medico i progressi già compiuti e le prospettive che si stanno delineando sono veramante impressionanti, proviamo a pensare, per esempio, alle diagnosi rapide e accurate che può fornirci l’IA parallelamente alla capacità di analizzare enormi quantità di dati con i quali è possibile trovare nuove cure e farmaci. La “personalizzazione“ è un altro concetto che sta trovando terreno molto fertile nelle attività tipiche dell’IA. Ad esempio, oggi è possibile realizzare campagne pubblicitarie su misura per ogni singolo utente oppure svilupparee esperienze personalizzate in ambito educativo. Anche il settore della sicurezza sta beneficiando dei progressi dell’IA come nel caso della cosiddetta “sorveglianza intelligente“, il rilevamento delle frodi informatiche e la sicurezza informatica avanzata.

Questi gli aspetti positivi, purtroppo, però, dobbiamo fare i conti con l’altra faccia della medaglia ovvero i rischi dell’IA. Innanzitutto pensiamo alla conseguenza più devastante, dal punto di vista economico – sociale, ovvero la perdita di posti di lavoro determinata dal fatto che molte mansioni, prima svolte da umani, saranno sostituite da sistemi automatizzati soprattutto in quei lavori caratterizzati da una forte ripetitività e da una bassa specializzazione.

La discriminazione è un altro elemento critico che appartiene all’IA, infatti, questi sistemi possono riprodurre o addirittura amplificare pregiudizi presenti nei dati con i quali sono stati addestrati. Molte preoccupazioni suscita anche la tutela della privacy e il pericolo della “sorveglianza“.

La raccolta di una quantità tanto vasta di dati personali porta, inevitabilmente, a pericolose violazioni della privacy così come avere il controllo dei dati può generare un rischio di sorveglianza di massa con inevitabili esiti autoritari. Sicuramente l’IA può migliorare la vita dell’uomo sotto molti punti di vista ma il suo utilizzo deve essere regolato da principi etici e controlli efficaci.

Insomma non siamo ancora agli androidi descritti da Dick ma l’impressione è che la distanza da essi si stia assottigliando sempre di più.

“Una delle più grandi benedizioni di Dio è che ci tiene perennemente nascosto il futuro.” Philip Dick

da qui

martedì 9 luglio 2024

Philip Dick lo aveva detto - Amedeo Spagnuolo

 

Potrebbe anche essere il risultato di una riflessione come la mia condizionata in misura notevole dalle innumerevoli delusioni politico – sociali che hanno caratterizzato gli ultimi decenni della mia vita soprattutto se confrontate con le tante speranze di “un mondo nuovo” che negli anni della mia giovinezza ancora resistevano.

Però non credo di sbagliarmi nell’affermare che siamo caduti in un baratro dal quale stentiamo ad uscire e che si caratterizza per alcuni aspetti molto inquietanti che si possono riassumere nella consapevolezza di essere entrati nell’era dell’insensatezza e del disordine del mondo. Come spiegare altrimenti la deriva politica che, per esempio, sta interessando il nostro paese nel quale si scopre che proprio quelli che sono maggiormente danneggiati dal neofascismo mascherato che ci governa si rivelano poi come i sostenitori più decisi e convinti del ritorno di una figura autoritaria, inevitabile premessa all’instaurazione di un devastante regime neofascista.

Un autore molto sottovalutato ma che dal mio punto di vista può essere definito assolutamente un genio della letteratura mondiale che ha anticipato con la sua fantascienza i temi di cui si parlava in precedenza, è sicuramente Philip Dick. Infatti, non crediamo di esagerare quando affermiamo che quell’ordine e quel senso del mondo Dick lo cercò per tutta la sua vita. Bisogna dire che in questa sua ricerca Dick non raggiunse mai una visione “stabile” del mondo per cui la sua inquietudine interiore rimase inalterata ma proprio per questo motivo riuscì a descrivere molto bene la realtà paranoica, diciamo pure da incubo, della realtà politico – sociale che si andava sviluppando soprattutto nella seconda metà del Novecento.

Infatti Dick è fortemente legato alla contingenza storica al punto che in molte sue opere si evidenziano situazioni politiche tipiche del suo periodo storico che però anticiperanno anche eventi che si realizzeranno in futuro. Il magma letterario nel quale si mosse Dick spiega anche perché la sua letteratura favorì interpretazioni molto diverse tra loro come ad esempio l’interpretazione rigorosamente marxista che faceva di lui uno scrittore antiborghese e anticapitalista, per passare poi all’interpretazione di Jean Baudrillard che vedeva nella sua tematica del simulacro un’anticipazione di quel concetto di “iperrealtà” conseguenza dell’identificazione tra realtà e immaginazione.

Andando più nel dettaglio, relativamente alle capacità previsionali di Dick, cercherò di elencare alcuni aspetti molto attuali e discussi oggi di cui Dick aveva già parlato nelle sue opere oltre cinquant’anni fa. Partiamo da “Minority Report” uno dei romanzi di Dick reso famoso dall’omonimo film di Steven Spielberg. In quest’ opera Dick immagina una società del futuro nella quale le forze di polizia sono in possesso di strumenti tecnologici talmente sofisticati che gli consentono di prevedere e quindi prevenire in anticipo reati di varia natura prima che questi accadano. Quando fu scritto il libro tutto questo appariva come fantascienza oggi però gli algoritmi di predizione, l’intelligenza artificiale e i big data vengono usati massicciamente dalle aziende per fini commerciali ma anche dalle forze dell’ordine.

L’uso di queste nuove tecnologie da parte delle forze di polizia che in qualche modo osservano e analizzano i nostri comportamenti in modo da poter anticipare le nostre azioni, sollevano seri problemi a riguardo del diritto alla privacy e delle libertà individuali. Un altro aspetto del quale si è interessato Dick nella sua produzione letteraria è quello che riguarda la realtà simulata. In particolare ci sono due libri nei quali questi argomenti vengono trattati stupendamente, uno è “Ubik” e l’altro è “La svastica sul sole”. In entrambi il tema della distorsione della realtà è centrale.

Sembra incredibile, ma nella nostra realtà queste previsioni sembrano sulla via di avverarsi, basti pensare ai software di realtà virtuale e realtà aumentata che stanno diventando sempre più sofisticati e sempre più presenti nella vita quotidiana, per esempio, dei nostri giovani che vedono assottigliarsi sempre di più il confine tra il reale e il virtuale determinando rischi notevoli per ciò che riguarda la possibile visione distorta della realtà che già sta condizionando la vita di tanti adolescenti. Per non parlare di alcuni giochi immersivi capaci di creare mondi paralleli nei quali tanti di noi rischiano di perdersi, insomma proprio l’allarme lanciato dalla letteratura di Dick alcuni decenni fa.

Un tema di forte attualità riguarda la possibilità che le macchine possano riprodurre la coscienza umana e dunque creare seri problemi nel cercare di distinguere ciò che è umano dal non umano. Nell’opera intitolata “Anche gli androidi sognano pecore elettriche?”, dal quale. è stato tratto il film – cult “Blade Runner”, Dick si occupa del confine sottile che separa gli androidi dagli umani. Nel mondo contemporaneo, lo sviluppo vertiginoso della robotica e dell’intelligenza artificiale, ci pone proprio di fronte a questi problemi di cui Dick si preoccupava molto prima di noi. Un tema di stretta attualità è la manipolazione della realtà che si è diffusa oggi in maniera esponenziale nelle nostre società grazie soprattutto al potere dei media, la proliferazione delle fake news, la manipolazione delle informazioni attraverso i social media. La difficoltà sempre più diffusa nel riuscire a distinguere la realtà dalla manipolazione è il tema centrale del libro di Dick intitolato “Ubik”, ma lo stesso tema è presente in tante opere del geniale scrittore americano con la non trascurabile differenza che tali affermazioni Dick le aveva fatte oltre cinquant’anni fa.

Dunque Philip Dick non era solo un autore di fantascienza bensì un autore – visionario che è riuscito ad anticipare di decenni le implicazioni etiche, sociali e politiche che lo sviluppo tecnologico ha determinato nel nostro mondo, insomma basta pensare all’inquietante mutazione che sta subendo il capitalismo contemporaneo che da finanziario si sta trasformando in tecnocapitalismo intendendo con questo termine l’uso strumentale che il capitale fa della tecnologia per continuare a dominare le masse che vivono ai margini di questo nostro povero mondo sbranato senza pietà da un gruppo ristretto di umani voraci che vogliono accumulare altra ricchezza a scapito della maggioranza della popolazione mondiale che continua a impoverirsi.

da qui

giovedì 21 maggio 2020

Contro la scuola della mediocrazia


  
Una Relazione per l’Accademia, Rapporto di Minoranza, Analisi e una Modesta proposta

(premetto che la mia esperienza è solo di 35 anni, scuole superiori, istituti tecnici e professionali)

In tanti anni di insegnamento ho visto cose che voi umani non insegnanti potete solo immaginare, se avete un smisurata fantasia.
Da quando insegno ho cercato di lavorare cercando di far crescere gli studenti, di elevarli rispetto al punto di partenza.
Piano piano scopri che è una vita difficile quella di insegnare per elevare gli studenti, te ne accorgi quando sempre più i presidi (adesso dirigenti scolastici) ti chiedono perché dai qualche insufficienza (e sempre più devi giustificarti), mai ho sentito un dirigente chiedere come mai in certe materie tutti hanno voti non inferiori a otto o nove. Il sottinteso è che se gli studenti sono bravi il merito è degli studenti e, forse, dei professori, se un gruppo non va bene la colpa è sempre del professore.
In questi anni sempre più si parla di successo formativo, che nel concreto può significare che le scuole più “brave” sono quelle con più promossi.
Mutatis mutandis, ho letto che anche in certi ospedali i reparti dove i pazienti tornano a casa più in fretta, o muoiono di meno in quel reparto sono i migliori. E anche che per raggiungere certi obiettivi di efficienza a volte si manda a casa la gente più in fretta del necessario, o i casi più gravi si spostano in altri reparti, ma non ci voglio credere.
Non ho mai letto che i migliori esaminatori per la patente siano quelli che promuovono più aspiranti patentati.
Gli obiettivi della scuola sono una cosa strana, se un docente vuole 100 dai suoi alunni e mediamente si fermano a 70 ha raggiunto il 70% dell’obiettivo, se un docente, a parità di tutte le condizioni, vuole solo 50, e non 100 come il primo, dai suoi alunni e mediamente questi si fermano a 40 ha raggiunto l’80% dell’obiettivo; se si abbassano gli obiettivi gli studenti diventano più bravi e così i loro insegnanti.
Mutatis mutandis, se si cambiano i valori obiettivo delle sostanze presenti nell’acqua, per magia questa può trasformarsi da dannosa a potabile.
Un’altra cosa di cui si parla in questi anni, sempre di più, è di quella parola magica che si chiama recupero, quando uno studente in una parte del programma o in certe prove non va bene, si deve recuperare, recuperare, recuperare. Molte volte si tratta di chi non ha studiato, ma non si può dire per non passare per reazionario. A quale insegnante non è capitato il caso di qualche studente che ti dice, a me non me ne importa niente, vengo a scuola perché mi mandano?
Nello sport è diverso, se uno perde una partita non deve rigiocare di nuovo quella partita, o rifare quella gara, magari la prossima settimana o mese uno si allena di più e meglio, e magari deve volerlo fare, di sicuro i suoi risultati saranno migliori. Se uno passa il tempo senza neanche mettersi le scarpe sportive, in un angolo, giocando col telefonino, chi darebbe la colpa all’allenatore? Pochi, forse. Se succede una cosa simile a scuola quasi tutti attribuiscono la colpa all’insegnante.
E possiamo evitare di parlare delle competenze, altra parola magica, che più uno la usa più sembra bravo? Da sempre la scuola doveva trasmettere, fornire, insegnare le conoscenze, poi era lasciata all'abilità dello studente (o della persona che imparava) farle fruttare, in un ordine logico, fondazioni e piano terra le conoscenze, primo piano le abilità. Da un po' di anni qualcuno ha introdotto le competenze (leggi qui), cosa buona e giusta, il secondo piano di una costruzione. Il problema è che si è gettato fango, non tutti, non sempre, sulle conoscenze, equiparandole al nozionismo. Il paradosso è che spesso a chi non ha conoscenze, o le ha limitate, vengono riconosciute delle competenze sufficienti, perché poverino/a... Ma si può costruire una casa senza fondazioni? Chi andrebbe da un dentista che non sa i nomi dei denti? Chi cercherebbe un elettricista per un lavoro se costui ignorasse cos'è l'elettricità? Diremmo che quelle conoscenze sono nozionismo? A scuola sì.
E quest’anno è apparsa la ministra Azzolina, con le sue parole, a marzo, “nessuno perderà l’anno” e poi la didattica a distanza nella forma delle videolezioni, a me è venuta in mente una canzone, so che è un sacrilegio, ma mi è venuta in mente quella canzone (L'anno vecchio è finito ormai, Ma qualcosa ancora qui non va…Sarà tre volte Natale e festa tutto il giorno…Anche i muti potranno parlare, Mentre i sordi già lo fanno...).
E che dire della novità di quest’anno, occorre l’unanimità dei voti dei docenti del consiglio di classe, affinché uno studente non venga ammesso alla classe successiva.
Non stiamo parlando della sedia elettrica, solo di ripetere un anno scolastico. E come non trovare un insegnante che non sarà d’accordo per la bocciatura, dai, si trova, utilizzerà, quell’insegnante, la formula “ma con me un sei l’ha preso” o una competenza ce l'ha, o la parola magica, ”poverino/a”, per presunti studenti, che hanno l’età per potersi drogare, per guidare un veicolo, per stare svegli fino alle cinque di mattina col telefono cellulare, per poter prendere a parolacce i genitori, per scegliere di entrare in coma etilico (capirete che eccedo, sono cose che non succedono) ma non hanno la forza di volontà di togliere la polvere dai libri.
Mi viene da pensare che c'è una cosa peggiore dell'essere bocciati all'esame della patente ed è quella di essere promossi senza saper guidare. Tutti si indignerebbero perchè se uno guida e non sa guidare può uccidere chiunque, è cosi che quell'indignazione diventa collettiva.
A scuola non funziona così, purtroppo: chi viene promosso senza merito è un furbo, ed è impossibile che l'indignazione di qualcuno, un compagno che ha dato l'anima per essere promosso, per esempio, diventi collettiva,
E che dire dell’alternanza scuola-lavoro, io pensavo a un mese in Sudafrica in miniera, trattato come un nero, o, in alternativa, se non ci sono soldi per i viaggi in aereo, pensavo a un mese nella raccolta dei pomodori, dall’alba al tramonto, con un litro d’acqua, anche due, siamo generosi, per 25 euro al giorno,
Al ritorno tutti sarebbero diventati migliori studenti, ringraziando ogni giorno la possibilità di andare a scuola per studiare.
Una frase che si sente spesso a scuola è “venire incontro agli studenti”, la traduzione è che se alla domanda “quanto fa 2+2” uno risponde sei, l’insegnante dice quattro, con la risposta cinque ci troviamo a metà strada, si è andati incontro agli studenti (1).
Passiamo alla videolezione, per alcuni l'unica declinazione della didattica a distanza.
Quello che poteva e doveva essere un dialogo educativo con moltissimi studenti diventa un monologo (educativo?, purtroppo succede anche nella scuola vera) e un imbroglio, quando gli esercizi e le domande, se un docente (con sprezzo del pericolo) prova a farle, e il dialogo educativo (ormai estinto) si trasforma nell'aiuto da casa (se uno ricorda il gioco televisivo "Chi vuol essere milionario" capisce tutto).
E che dire dell'insistenza dei genitori, che fanno stalking al docente, perchè la valutazione delle prove dell'erede deve essere proporzionata al tempo che dedicano al figlio/a, al costo delle inutili lezioni private, una specie di doping, che scade in fretta.
Come vorrei essere un allenatore di boxe, stalkerato dal giovane pugile e dai suoi genitori per farlo combattere, nonostante capacità e preparazione inadeguate, e mandarlo sul ring, e vedere cosa ne resta.
È inimmaginabile lo squallore di queste cose, beato chi non le prova.

E dopo l’analisi (parziale, naturalmente) vorrei ipotizzare una modesta proposta.

A differenza del medico di famiglia, che viene frequentato solo da chi sta male, la scuola viene frequentata (parlo sempre per le scuole secondarie superiori) da chi non vuole studiare, sempre più, da chi ha qualche difficoltà (a volte sono troppi, leggi qui e qui, esiste il virus della diagnosite), senza dimenticare i molti, sempre più, troppi affetti da nomofobia, leggi qui) e sempre meno da chi vuole studiare (all’inizio ne hanno voglia, ma poi visto l’andazzo, per molti quella voglia scema).
Un enorme problema, sottovalutato nella scuola, è quello di dedicare molto tempo e grandi energie alle prime categorie di studenti, di cui solo una piccola parte non ce la fa e ha bisogno d’aiuto (per questo esistono gli insegnanti di sostegno), e l’ultima categoria di studenti viene trascurata, o, peggio, viene risucchiata nella mediocrità.
Per questo la proposta è indirizzata a tutti, per risolvere il problema degli studenti (uso un eufemismo) pigri.
C’è stato un periodo in cui, ingiustamente, la scuola trascurava gli ultimi della classe, adesso, ingiustamente, chi vuole studiare.

La modesta proposta (di fantascuola, ma non troppo) è la seguente.
Lo Stato offra agli studenti della scuola superiore la possibilità di frequentare cinque anni di scuola dalla prima alla quinta.
Per coloro i quali non hanno voglia, ma è necessario che vadano a scuola, sia per l’obbligo scolastico, sia perché i genitori non vogliono lasciarli soli, visto che si deve andar a lavorare, si rilascerà un certificato di frequenza, se vengono a scuola, e una votazione finale all’esame, anche se non scriveranno niente, o non apriranno bocca, di 60/100 (già oggi quel voto viene attribuito a coloro i quali meriterebbero di essere non promossi, ma per un malinteso senso di bontà vengono promossi, o magari per amore delle belle statistiche).
Se chiunque prendesse il voto minimo garantito ci sarebbe tempo e modo per provare a coltivare chi ha voglia di studiare.
Diceva Antonio Gramsci
«Occorre persuadere molta gente che anche lo studio è un mestiere, e molto faticoso, con un suo speciale tirocinio, oltre che intellettuale, anche muscolare-nervoso: è un processo di adattamento, è un abito acquisito con lo sforzo, la noia e anche la sofferenza.»
Questo deve essere l’obiettivo per ogni scuola, per ciascun docente, per ogni studente, ma se quello studente (o studentessa) ha una botta di vita e solleva la testa poggiata sul banco, a volte con un cappuccio, solo alla terza ora, perché si va a comprare il panino, è giusto che l’attenzione del docente stia dietro quasi esclusivamente a chi ha come unico interesse quello di mangiare il panino di ricreazione, o cerca, in tutte le ore, con mille sotterfugi, di stare connesso a Tik Tok, Telegram, Instagram o Merdagram?
E’ come se la scuola portasse una classe al cinema a vedere un film, e molti passassero il tempo o in bagno, o connessi al mondo esterno con lo smartphone; cosa si fa, si porta la classe di nuovo a riguardare quel film?
Se la scuola pubblica offre cinque anni gratuiti d’istruzione superiore, se uno non li sfrutta al meglio saranno persi per sempre, non si recupera per tutto il tempo dell’anno scolastico.
D’estate si aprirebbero corsi per il recupero, a scuola, ma non dieci ore (che danno l’illusione, altra finzione didattica, a chi ci crede, che in dieci ore si recupera quello che non si è fatto in, diciamo, sessanta ore), per lo stesso numero di ore trascurate nell’anno (due materie che “valgono” 100 ore durante l’anno, vanno recuperate, per 100 ore, d’estate, con frequenza obbligatoria).
Senza dimenticare l’alternanza scuola-lavoro, quella della raccolta dei pomodori, da svolgersi obbligatoriamente d’estate, come rinforzo verso lo studio.
Bisognerebbe essere responsabili, per studenti e famiglie che giustificano a oltranza i loro figli, ma se lo si facesse solo per convenienza andrebbe bene lo stesso, rendiamo conveniente essere responsabili.
Un ottimo effetto collaterale è che non si potranno più comprare gli anni nei diplomifici, che moriranno, senza rimpianto, e pace all’anima loro, se le scuole dessero il 60 garantito (che sarebbe come un’elemosina, ma non lo diciamo).


NOTA
(1) QUI potete vedere un bel cortometraggio "scolastico" (ci sono i sottotitoli in italiano)

AVVERTENZE
(1) - Ogni riferimento a persone esistenti o a fatti realmente accaduti è solo cronaca, e se uno si riconosce è lui (o lei).
(2) – In queste pagine spesso si dice, per esempio, studenti, è sottinteso che si parla di tutti, lo stesso vale per insegnanti, genitori, professori, è da estendere a tutti i sessi, a scanso di equivoci.
(3)ripropongo qui le parole della premessa, che - visto la posizione - sono una conclusione: la  mia esperienza è solo di 35 anni, scuole superiori, istituti tecnici e professionali

BIBLIOGRAFIA
nel 2003 Paola Mastrocola ha scritto “Una barca nel bosco”, praticamente un libro dell’orrore della scuola, cercatelo e soffritene tutti.

APPENDICE
scriveva Antonio Gramsci in quinta elementare:
“Carissimo amico,

Poco fa ricevetti la tua carissima lettera, e molto mi rallegra il sapere che tu stai bene di salute. Un punto solo mi fa stupire di te; dici che non riprenderai più gli studi, perché ti sono venuti a noia. Come, tu che sei tanto intelligente, che, grazie a Dio, non ti manca il necessario, tu vuoi abbandonare gli studi? Dici a me di far lo stesso, perché è molto meglio scorrazzare per i campi, andare ai balli e ai pubblici ritrovi, anziché rinchiudersi per quattro ore al giorno in una camera, col maestro che ci predica sempre di studiare perché se no resteremo zucconi. Ma io, caro amico, non potrò mai abbandonare gli studi che sono la mia unica speranza di vivere onoratamente quando sarò adulto, perché come sai, la mia famiglia non è ricca di beni di fortuna. Quanti ragazzi poveri ti invidiano, loro che avrebbero voglia di studiare, ma a cui Dio non ha dato il necessario, non solo per studiare, ma molte volte, neanche per sfamarsi. Io li vedo dalla mia finestra, con che occhi guardano i ragazzi che passano con la cartella a tracolla, loro che non possono andare che alla scuola serale. Tu dici che sei ricco, che non avrai bisogno degli studi per camparti, ma bada al proverbio “l’ozio è il padre dei vizi”. Chi non studia in gioventù se ne pentirà amaramente nella vecchiaia. Un rovescio di fortuna, una lite perduta, possono portare alla miseria il più ricco degli uomini. Ricordati del signor Francesco; egli era figlio di una famiglia abbastanza ricca; passò una gioventù brillantissima, andava ai teatri, alle bische, e finì per rovinarsi completamente, ed ora fa lo scrivano presso un avvocato che gli da sessanta lire al mese, tanto per vivacchiare. Questi esempi dovrebbero bastare a farti dissuadere dal tuo proposito. Torna agli studi, caro Giovanni, e vi troverai tutti i beni possibili. Non pigliarti a male se ti parlo col cuore alla mano, perché ti voglio bene, e uso dire tutto in faccia, e non adularti come molti. Addio, saluta i tuoi genitori e ricevi un bacio dal tuo aff.mo amico Antonio.

martedì 12 maggio 2020

Il simulacro degli esami di Stato



È uscita la bozza dell’Ordinanza concernente gli esami di Stato nel secondo ciclo di istruzione per l'anno scolastico 2019/2020.
Provo a tradurla per le mie studentesse e studenti.
L'Ordinanza inizia con una quarantina di visto/ vista relativa a quaranta leggi, decreti, ecc.
Poteva, come in Gran Bretagna e Paesi Bassi, avere un unico articolo (1), e questo poteva essere il primo comma:
"Visto che quest’anno scolastico, per cause di forza maggiore, non si è concluso  regolarmente, l’esame di stato nel secondo ciclo di istruzione per l'anno scolastico 2019/2020 non potrà essere sostenuto."

All’art.3, c.2, si dice “L’esito della valutazione è reso pubblico, riportando all’albo dell’istituto sede d’esame il voto di ciascuna disciplina e del comportamento, il punteggio relativo al credito scolastico dell’ultimo anno e il credito scolastico complessivo, seguiti dalla dicitura “ammesso””.
Vuol dire che appariranno i voti veri di ciascuna disciplina, o no?

All’art. 4, c.3, punto 4, è scritto “l’ammissione dei candidati esterni all’esame di Stato è disposta anche in mancanza dei requisiti...”.
Che bello!

All’art.5, c.2, si legge: “Ai candidati esterni che hanno compiuto il percorso formativo in scuole non statali e non paritarie o in corsi di preparazione, comunque denominati, è fatto divieto di sostenere l’esame in scuole paritarie che dipendono dallo stesso gestore o da altro gestore avente comunanza di interessi.”
E se ci sono i prestanome va bene lo stesso? Leggendo con attenzione si può capire che esistono scuole paritarie che hanno interessi o addirittura gestiscono, per interposti soggetti. scuole non statali e/o non paritarie, evidentemente. Una norma per cui a chi gestisce una scuola paritaria sia vietato avere interessi e/o gestire scuole non statali e/o non paritarie sarebbe troppo contrario alla libertà d’impresa (o di malaffare)? O vale solo per un giorno all'anno? Tutti sanno che si possono comprare anni di corso, due, tre, quattro, chissà, tutti in un anno, cambiano le migliaia di euro da pagare, da decenni, e nessuno fa niente. 

All’art.9,c.1 si dice che “entro il 30 maggio 2020 il consiglio di classe elabora, ai sensi dell’articolo 17, comma 1, del Decreto legislativo, un documento...”
che cosa strana, il documento del 15 maggio, rito e tradizione degli esami degli ultimi anni, adesso si elabora entro il 30 maggio (come dire che quest’anno il Natale del 25 dicembre si sposta al 28 dicembre, non cambia niente, no?)

All’art.9 c.2 si legge che “Al documento possono essere allegati atti e certificazioni relativi alle prove effettuate e alle iniziative realizzate durante l’anno in preparazione dell’esame di Stato”
Chi va a scuola sa che le prove effettuate durante l’anno in preparazione dell’esame di Stato che di chiamano prove simulate, si fanno a partire da marzo, e sono in preparazione a prove scritte che non ci saranno. Il senso del comma 2 è misterioso.

All’art.9, c.4 è scritto “Il documento del consiglio di classe è immediatamente pubblicato all’albo dell’istituto”
Cioè il documento del 30 maggio si pubblica il 30 maggio, ci potrebbe essere un'alternativa? o in quel comma c’è un significato esoterico per gli iniziati?

All’art. 17, c.1 è scritto: "...L’argomento è assegnato a ciascun candidato su indicazione dei docenti delle discipline di indirizzo medesime entro il 1° di giugno. L’elaborato è trasmesso dal candidato ai docenti componenti la sottocommissione per posta elettronica entro il 13 giugno.”
Due cose folli:
la prima è che per la prima volta un esame inizia prima che inizi l’esame, come se una partita di calcio iniziasse un quarto d’ora prima del fischio d’inizio, in confronto la fisica quantistica è di una semplicità da scuola elementare;
la seconda è che ogni candidato si potrà far compilare quell’elaborato da chiunque, anche questo è un rito di passaggio, nuovo e antico, si chiama rito delle tre carte, gli ultimi saranno i primi, dev’essere la meritocrazia.

buona fortuna a tutti noi!

PS: Una domanda, per chi può rispondere:
Lucia Azzolina esiste davvero o è un personaggio di Sabina Guzzanti?



(1)   So che potrà sembrare strana una norma composta da un unico articolo, ma c’è un precedente che pesa come un macigno, la legge n.107 del 2015 (che istituisce quella che alcuni chiamano “la buona scuola” e che altri chiamano “la pessima scuola”), composta da un solo articolo e 212 commi. Che i giuristi (e gli azzeccagarbugli) dormano sonni tranquilli, si può fare.

 (di Francesco Masala)



L’Esame di Stato in presenza rischia di trasformarsi in un incubo. Parla un’artista e docente - Monica Biancardi

Da giorni rifletto su come potrebbe essere l’esame di maturità in presenza. L’ipotesi mi è talmente chiara che non posso che rifiutarla, perché mi figuro una scena che non riesco a condividere. L’attività quotidiana del mio lavoro, sia da artista che da docente, consiste nel produrre e dispensare immagini attraverso la pratica artistica e i suoi innumerevoli mezzi, fissandole su vari supporti per renderle fisiche. Sono tante le tipologie d’immagini: fisse, in movimento, a colori, bi o tridimensionali, riflesse, ecc., ma, in questo articolo, quella su cui v’invito a riflettere è l’immagine del ricordo.
Chi di noi non ricorda nitidamente il colloquio sostenuto all’Esame di Stato? L’immagine fissata è indelebile, forse anche più forte della discussione sostenuta alla tesi di laurea.
Quest’immagine la si vuole ripetere a tutti i costi anche quest’anno, segnato dolorosamente da un avvenimento unico nella storia dell’umanità dove la realtà, è proprio il caso di dire, ha superato l’immaginazione.
Se a partire da queste prime aperture si superasse la fase di prova, riuscendo a garantire poi la massima prudenza attraverso adeguate misure precauzionali, il rituale dell’Esame di Stato comunque non potrebbe essere salvato “in presenza”, come sostiene il fisico-scrittore Paolo Giordano. Al contrario, lo si ammazzerebbe una volta per tutte.
Perché? Perché il candidato, in mascherina e guanti, a sua volta di fronte a degli adulti in mascherina e guanti (molti già minacciano di presentarsi in visiera di plexiglass e vestiti in tuta), e a una distanza di sicurezza di circa 2 metri (fra i docenti) e, stando alle ultime notizie, a una distanza di 5 metri da chi deve sostenere l’esame, traduce un’immagine che è quella di 6 docenti, più il presidente di commissione 7, allineati su circa 14 metri, al cui centro vi sarebbe chi deve sostenere l’esame. Il che significherebbe che i docenti collocati alle due estremità distanzierebbero circa 8 metri dal soggetto in questione. E ancora più distante (dove?) ci sarebbe anche l’unico testimone ammesso a partecipare alla seduta.
Provate a immaginare il caldo che c’è nelle aule o nelle palestre a metà giugno, e cosa provocherebbe a tutti i malcapitati bardati in quel modo, in particolare a colei o a colui che deve sostenere il colloquio. E poi una volta terminato: la stretta di mano con i guanti di lattice la si dà o no? (auguriamoci che quelli di colore nero vengano vietati per l’occasione!)
Mentre i genitori e gli amici, anch’essi in veste da chirurghi, faranno probabilmente il tifo a un’adeguata distanza gli uni dagli altri, con mazzi di fiori e dolci da consumare rigorosamente all’interno del proprio nucleo famigliare. Addio agli scambi e agli abbracci.

La fotografia che si realizzerebbe di questo rito di passaggio, più che da un romanzo di Dick, sembra uscire da un fumetto di Bilal: un esercito di chirurghi che, per forza maggiore, a voce sostenuta, interrogano la persona che dev’essere esaminata, alla quale è concesso abbassare la mascherina per pronunciarsi, anche se, in preda a possibile e comprensibile ansia, le verrà chiesto di “alzare la voce”.
Non è sano restituire un simile ricordo ai ragazzi, e non lo è neanche per gli insegnanti che li hanno accompagnati durante questi anni. Questo non è un rito di passaggio, è un incubo.
Al di là dei tanti problemi (primo su tutti la rigorosa sanificazione, poi l’età media dei docenti coinvolti, molti dei quali affetti da varie patologie, il pendolarismo e vari protocolli di sicurezza), non ritengo opportuno restituire ai nostri ragazzi un simile ricordo. E a coloro che trovano l’esame online “meno importante” rispondo che si sbagliano.
Durante questi mesi di video-lezioni si sono svolti regolarmente i programmi, con un riscontro da parte degli studenti superiore alle aspettative, anche perché si tratta del loro momento di socialità quotidiana, dove incontrano chi li ascolta con molta attenzione.
Pur convinti e ripetendo in continuazione che questo modo di fare lezione non è normalità, docenti e studenti hanno profuso in questo periodo lo stesso impegno di sempre e, azzarderei, persino in misura maggiore. Pertanto il lavoro svolto dovrebbe essere preso in grande considerazione, così come prenderemo “sul serio” gli esaminati, dando loro il giusto valore, sia dal vivo che online.
La maggior parte dei cittadini italiani s’interessa alla scuola solo durante gli anni in cui i figli la frequentano. Oppure in una situazione eccezionale come queste, che è un errore. La maggior parte dei cittadini italiani non sanno che cosa è stato provocato da (nell’ordine): l’accorpamento, la mutazione delle discipline, l’ASL che ha cambiato acronimo in PCTO  e tanto altro.  E invece della Scuola se ne dovrebbe parlare sempre perché è l’ossatura di un Paese e, di conseguenza, la sua futura economia.
Infine mi permetto un consiglio: per ogni occasione occorre rispettare un’adeguata immagine, soprattutto se si svolgono determinate mansioni, come quella di stare alla guida di un Paese. In questo momento, più che mai, se non si è capaci di presentarsi in pubblico truccati a dovere, sarebbe giusto farsi consigliare da esperti della comunicazione.