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sabato 22 febbraio 2025

Il treno dei bambini - Viola Ardone

quando c’erano i comunisti l’Italia era un paese migliore di adesso, tutti lo sanno, a parte i fascisti.

il libro di Viola Ardone, che racconta un fatto del dopoguerra. lo dimostra.

dall’Italia del sud molti bambini poveri e poverissimi furono ospitati da molte famiglie dell’Emilia Romagna, che gli fecero dimenticare per un’estate la povertà e le difficoltà della vita.

il protagonista del libro è Amerigo, un bambino napoletano che sale sul treno, ma è una storia collettiva, una storia d’amore e di solidarietà, di donne e bambini.

un libro che riesce a commuovere e a far pensare, almeno così è successo a me.

 

  

Diviso in due parti, di cui la seconda, pur necessaria, forse più debole della prima, il romanzo sa coniugare bene passato e futuro, universale e particolare, ambivalenze che ben riprendono l’anima divisa in due di un bambino “costretto a scegliere” tra l’affetto rude di una madre lontana e quello più caloroso della famiglia che lo accoglie al nord.

La prima parte è più un documento di storia italiana romanzata, ma che sa come funzionare al meglio scegliendo un tono mai sdolcinato. La seconda parte, quando il narratore (Amerigo, il bambino) è maturo e professionalmente realizzato, è invece più un’opera (parallela) di sottile indagine psicologica, che calca la mano su sentimenti forti intorno alle due famiglie, quella di ieri e quella di domani, quella originaria e quella d’adozione, quella vera e quella acquisita.

Insomma, Il treno dei bambini è un libro importante, scritto con quella maestria che sa come non farsi pesare alla lettura, raccontando una storia di ladruncoli di mele e di affetto che ci prende al cuore, ce lo stringe e non ce lo restituisce più…

da qui

 

Viola Ardone ha creato in poche pagine, che si leggono in un soffio, un piccolo capolavoro, uno spaccato d'Italia visto con gli occhi di un bimbo di appena sette anni ma che sembra avere alle spalle già una vita intera. E con una lettura un poco più attenta non è difficile cogliere sfumature molto interessanti, come i simboli che accompagnano tutto il racconto. Il gioco delle scarpe che fa Amerigo, dando un punteggio a seconda del loro stato, è una vera e propria analisi sociologica ed economica; o ancora la piccola mela annurca che mamma Antonietta lascia al figlio come ultimo e unico dono prima di partire, tanto bella e perfetta che il bambino non avrà mai il coraggio di mangiarla lasciandola marcire sulla scrivania, è il simbolo di quell'amore materno mai del tutto concretizzato e lasciato lì a guastarsi.
Il tutto è raccontato proprio come lo farebbe un bambino, con leggerezza e stupore continui, rendendo in questo modo il racconto più intenso e intimo.

da qui

 

…Il treno dei bambini è un romanzo che scorre veloce sotto gli occhi del lettore. È finito e non te ne sei nemmeno accorto di quante cose belle hai letto. A posteriori ci pensi a quanto è vero tutto quello che è stato raccontato. A quanto, l’eco di quelle memorie apparentemente lontane, riecheggi ancora nella vita di tutti i giorni. Chi tra di voi è napoletano può capirlo ancora meglio, perché riconoscerà i termini dialettali, le ninna nanne, le strade e i vicoli.

Il treno dei bambini è un romanzo sensibile, è un romanzo vero. Dovremmo tutti ringraziare Viola Ardone per averci raccontato questa storia che, seppur frutto della fantasia, è più vera di molte realtà.

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sabato 21 dicembre 2024

Grande meraviglia - Viola Ardone

il dottor Meraviglia segue le tracce del dottor Basaglia, gli interessano i malati più della malattia.

il romanzo racconta la vita professionale e familiare di Fausto Meraviglia e del suo rapporto speciale con Elba, che ha vissuto in manicomio dalla nascita.

il libro è molto coinvolgente, non riesci a smettere, tutti i personaggi sono persone che fa proprio piacere conoscere.

cercatelo e godetene tutti.

buona lettura.

ps1: il libro me l'ha consigliato la direttrice (Nives) della banca dove ho il conto, grazie a lei per il consiglio di lettura.

ps2: una figlia di Fausto si chiama Vera, Vera Meraviglia si lamenta col padre per la scelta del nome; quando ero bambino ricordo un ragazzo un po' più grande che si chiama (o chiamava, chissà) Vero Porcu. I genitori dovrebbero stare più attenti alla scelta del nome dei figli.



 

 

…Leggere Grande Meraviglia scatena emozioni contrastanti.
Da un lato c’è la rabbia nel prendere coscienza dei trattamenti disumani effettuati all’interno del manicomio, come l’elettroshock e la violenza verbale, oppure per le cause fasulle di internamento che sono state accettate per tutto il ‘900. Sì, perché un uomo o una famiglia potevano decidere di far internare le donne per qualsiasi motivo: se parlavano troppo o quasi per niente, se mangiavano troppo o troppo poco, se tradivano o se i mariti volevano una scusa legale per divorziare. Questa non è finzione, tutt’altro. È una realtà esistita per decenni nel nostro paese. Pensate, quante donne hanno sofferto e sono state abbandonate all’interno dei manicomi solo perché desideravano esprimersi ed essere libere?

Noi matte siamo piante con le radici in vista, le dico, tutto quello che è sotto si vede da fuori: se abbiamo fame ne abbiamo troppa, se non ne abbiamo non mangiamo più, se siamo contente cantiamo e balliamo, se siamo tristi è come se fossimo morte da un pezzo. Se abbiamo un sospetto è già diventato realtà, se abbiamo paura, la paura è una porta spalancata sul vuoto. Se abbiamo voglia di parlare, le parole diventano un fiume, come me in questo momento. E se non ne abbiamo più voglia, allora punto e basta

Dall’altro lato c’è la tenerezza, perché nel libro traspaiono anche una gentilezza e un’umanità enorme. Elba è la vittima innocente di questa storia, nata e cresciuta in un manicomio nonostante fosse sana e indipendente. Lei non conosce il giudizio o la cattiveria, è un’anima pura e curiosa di tutto. È una figlia che ama la sua mamma incondizionatamente e che non si arrende mai nella sua ricerca per ritrovarla.

Il dottor Meraviglia incarna la volontà, l’intraprendenza e la bontà nonostante la sua grande dose di egocentrismo e stakanovismo (che causa l’allontanamento della sua famiglia). Meraviglia rappresenta il progresso per portare la libertà nella società, per liberare i “matti” dalla follia della reclusione e per iniziare la lotta contro la stigmatizzazione sulla salute mentale.

Essere capaci di cambiare qualcosa è un po’ come essere liberi.

Ciò che resta alla fine del romanzo è un insegnamento fondamentale: è importante riconoscere l’altro, sentire che esiste così come esistiamo noi e mettersi in ascolto. Perché infondo ogni storia e ogni vissuto meritano di essere ascoltati, senza giudizio. Solo così si può accedere alla grande meraviglia dell’umanità…

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esistono i matti e i «mica-matti», ovvero coloro che non sanno di esserlo. Attraverso la sua immaginazione reinventa, con filastrocche e giochi di parole, lo spazio che la circonda, dando a ogni cosa e persona un nome che la identifichi: «”suor Nicotina”, “Lampadina”, “Mastro Lindo”, “Mazzadiscopa”», e così via. L’unica occasione in cui scopre il mondo «al di là» del manicomio è quando a nove anni viene mandata a studiare dalle «Suore Culone» – come le chiama lei –, ma una volta ottenuta la licenza media, Elba decide di ritornare al Fascione per ricongiungersi con la madre, che però non la trova lì ad attenderla. La vita di Elba si intreccerà ben presto con il secondo protagonista di questo romanzo, Fausto Meraviglia, giovane e rampante psichiatra, d’ispirazione basagliana, che una volta arrivato al Fascione vorrà tirarla fuori di lì, insieme a tutte le altre pazienti internate, sostituendo ai metodi brutali della psichiatria tradizionale, l’interazione e l’inclusione sociale. Attraverso salti temporali, che ci condurranno sino al 31 dicembre 2019, e un’alternanza di prospettive e voci, quella di Elba e poi di Fausto, seguiremo il personale e intimo percorso di rivoluzione che ha, per entrambi, come unico vero scopo e traguardo la libertà…

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…Alcune pagine sono amare e dolorose, sebbene il romanzo non perda il carattere mite, tenue, delicato. Gli episodi sono osservati talvolta con ironia, altre con partecipazione, altre ancora con compassione… Mentre vediamo Elba e Meraviglia lottare, ognuno a suo modo, ci domandiamo: dov’è la follia? Qual è la soglia della libertà che non nuoce agli altri? Quanto siamo disposti a sacrificare per inseguire ciò in cui crediamo?

Due principi mi sono rimasti particolarmente impressi e condivido pienamente. Il primo prende in considerazione l’amore degli altri: non dobbiamo pensare che dipenda unicamente da noi. È una responsabilità che non possiamo avere, almeno non interamente.  La seconda riflessione è che cercare di salvarsi non può essere una colpa; ognuno di noi ha parti oscure, episodi difficili, idiosincrasie non risolte, sensi di colpa o vergogne. Vivere e cercare di essere felici, trovare la propria strada nel mondo, non è una mancanza verso coloro che non ce la fanno…

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