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mercoledì 4 marzo 2020

e quindi


“Nessuna decisione sulle scuole è stata presa, non c’è la chiusura al momento. Abbiamo chiesto al Comitato tecnico-scientifico una valutazione, un parere se lasciare aperte le scuole o se chiuderle che sia proporzionale allo scenario epidemiologico del paese in questo momento. Questa decisione arriverà nelle prossime ore”. Ad affermarlo è stato il ministro dell’Istruzione, Lucia Azzolina, al termine di un incontro svoltosi a palazzo Chigi.


Al comitato tecnico scientifico nominato dalla Protezione civile, con esperti di ministero alla Salute, Istituto superiore di sanità e Consiglio superiore di sanità, l'idea della chiusura delle scuole non piaceva. Gli esperti sanitari, interpellati oggi dal governo riguardo appunto allo stop di dieci giorni delle lezioni dall'asilo all'università, hanno infatti fatto notare che c'è una limitata evidenza scientifica sull'efficacia di una misura del genere.
Non esistono al momento dati che indirizzino verso una capacità della chiusura di ridurre la circolazione del virus. Solo alcuni modelli predittivi indicano una moderata efficacia ma tra l'altro, è stato fatto notare nello stringato parere del comitato, la si otterrebbe esclusivamente con una chiusura assai più prolungata, addirittura di due mesi. Non è stata una bocciatura, perché il parere espresso formalmente non è negativo (e neanche positivo) ma è come se gli esperti, all'unanimità, avessero detto al governo: fate voi ma sappiate che secondo noi non è efficace agire in questo modo.

mercoledì 24 agosto 2016

Prima vittima della chiamata diretta dei dirigenti scolastici

La prima vittima della chiamata diretta dei dirigenti scolastici è un professore di letteratura inglese, dai metodi poco ortodossi.
Pare che la rete WhatsApp dei dirigenti abbia diffuso, in maniera riservata, ad uso e consumo dei dirigenti, le informazioni sul professor Keating, gli utenti e le loro famiglie possono stare al sicuro.

Grazie ad un hacker, che vuole restare anonimo, e lo capiamo, sappiamo quello che hanno scritto e diffuso in maniera capillare i dirigenti scolastici.

Ecco il testo apparso su WhatsApp dei dirigenti:

Il professor Keating fa strappare le pagine dei libri di testo:

 


Il professor Keating fa salire gli alunni sulla cattedra:



Il professor Keating porta gli alunni in cortile a passeggiare durante le ore di lezione:



Il professor Keating dice cose strane, confonde gli alunni:



Il professor Keating insegna agli studenti a non rispettare l'autorità:



Bisogna liberarsi di gente così, come avrà fatto a passare il concorso, gente così non deve neanche entrare nelle aule.
Nessuno di noi lo chiamerà, ma non diventerà un martire, ci penserà il Miur a dargli una stanzetta, per qualche attività inutile, presso la direzione scolastica regionale, per metterlo in condizione di non nuocere.
E vai con la libertà d'insegnamento, sempre sia benedetta, bisogna dirlo sempre, non dimentichiamocelo.



Noi dirigenti seguiremo sempre il fulgido esempio del grande Dirigente Vitous Gambrinus:
“Non per vantarmi, scrive il preside con orgoglio, ma il nostro è un corpo (insegnante) selezionato con cura, quanto di più spiacevole e scostante offra il mercato. Non un solo corpo simpatico, tutti corpi pedagogici, e le poche volte che mi trovo ad assumere un insegnante giovane, faccio sempre in modo che abbia una caratteristica repellente.
I nostri insegnanti sono i migliori cervelli della capitale, non ce n’è uno che abbia un’idea sua. Se solo a qualcuno dovesse venirgliene una, ci penserei io a far sloggiare l’ideatore. Sono nullità innocue, solo quello che c’è nei programmi scolastici! Nessun pericolo che gli venga un’idea originale.

Non c’è nulla di peggio di un insegnante simpatico, specie poi se provvisto di opinioni personali. Solo un professore veramente noioso è capace di instillare negli allievi una bella immaturità, quella simpatica inefficienza e inettitudine, quell'insipienza della vita tipica della gioventù, in modo che noi, veri pedagoghi per vocazione, possiamo farne il nostro campo d’azione. Solo con l’aiuto di un personale veramente adeguato possiamo riuscire a purificare il mondo.” (*)

Naturalmente siete, e siamo, tenuti al segreto professionale, nessuno deve sapere quali informazioni ci scambiamo, meglio essere prudenti, anche se comunque non ci succederà niente, statene pur certi.

Buon lavoro a tutti noi, splenda sempre il successo formativo.

(*) tratto da Ferdydurke (di Witold Gombrowicz)




sabato 11 giugno 2016

I test Invalsi e il metodo Ludovico

Al Miur e all'Invalsi (Istituto nazionale per la valutazione del sistema educativo di istruzione 
e di formazione) non ne possono più di leggere ancora sulla libertà di non somministrare o addirittura di non svolgere i test Invalsi.
Ecco cosa ancora si legge in internet, su queste presunte libertà impunite, e a cosa si ispirano in quegli alti istituti culturali per attivare contromisure definitive per sottoporre tutti ai test.
E' ora di fare un salto di qualità, i tempi sono maturi e favorevoli.




…Ben ricordando che " In nessun caso può essere sanzionata, ne' direttamente ne indirettamente, la libera espressione di opinioni correttamente manifestata e non lesiva dell'altrui personalità ". Questo è quanto si legge nell'articolo 4 comma 4 del   DECRETO DEL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA 24 giugno 1998, n. 249 noto come regolamento recante lo statuto delle studentesse e degli studenti della scuola secondaria. In tale atto si legge anche che " La scuola e' luogo di formazione e di educazione mediante lo studio, l'acquisizione delle conoscenze e lo sviluppo della coscienza critica". Ma anche che la scuola "e' una comunità di dialogo, di ricerca, di esperienza sociale, informata ai valori democratici e volta alla crescita della persona in tutte le sue dimensioni. In essa ognuno con pari dignità e nella diversità dei ruoli, opera per garantire la formazione alla cittadinanza, la realizzazione del diritto allo studio, lo sviluppo delle potenzialità di ciascuno e il recupero delle situazioni di svantaggio, in armonia con i principi sanciti dalla Costituzione e dalla Convenzione internazionale sui diritti dell'infanzia, fatta a New York il 20 novembre 1989, e con i principi generali dell'ordinamento italiano". Lo studente dunque è un soggetto attivo nella vita scolastica, ed ha pieno diritto alla partecipazione attiva e responsabile  alla vita della scuola .
Nello Statuto si legge anche che “I dirigenti scolastici e i docenti, con le modalità previste dal regolamento di istituto, attivano con gli studenti un dialogo costruttivo sulle scelte di loro competenza in tema di programmazione e definizione degli obiettivi didattici, di organizzazione della scuola, di criteri di valutazione, di scelta dei libri e del materiale didattico. Lo studente ha inoltre diritto a una valutazione trasparente e tempestiva, volta ad attivare un processo di autovalutazione che lo conduca ad individuare i propri punti di forza e di debolezza e a migliorare il proprio rendimento”.
Ma anche che “gli studenti hanno diritto alla libertà di apprendimento ed esercitano autonomamente il diritto di scelta tra le attività curricolari integrative e tra le attività aggiuntive facoltative offerte dalla scuola. Le attività didattiche curricolari e le attività aggiuntive facoltative sono organizzate secondo tempi e modalità che tengono conto dei ritmi di apprendimento e delle esigenze di vita degli studenti”.
Ora, è più che evidente, che circolari minacciose, che prevedono sanzioni disciplinari nei  confronti  degli studenti, che legittimamente decidono di sottrarsi alle prove dell'Invalsi, prove che non sono esami di Stato e non concorrono neanche alla valutazione personale dello studente, e non sono attività essenziale per la scuola, ma semplice attività ordinaria, sono fuorvianti, illegittime,  perché  contrastano pienamente con i principi fondamentali come brevemente ora ricordati e scritti nello Statuto degli studenti e delle studentesse, atto avente forza di legge, e non semplice carta straccia. 

…"La Buona scuola ha esteso il modello Invalsi introducendo classifiche e selezioni per scuole, docenti e studenti - dichiara Danilo Lampis, Coordinatore Nazionale dell'Unione degli Studenti - Noi crediamo che i test Invalsi siano dannosi e che creino discriminazioni. Valutare non può significare schedare, mettere in classifica, favorire la competizione tra scuole e studenti, indirizzare e svilire la didattica rendendola un semplice bagaglio di nozioni da digerire per affrontare i test. La valutazione è parte integrante del percorso formativo, non è il fine. Per questo proponiamo modelli di valutazione narrativa, ossia una descrizione che motivi il voto per aiutarci a comprendere cosa migliorare nelle singole materie, ed una nuova valutazione di sistema campionaria, indipendente e partecipata".
"L'idea che si possa produrre un'istantanea della scuola pubblica senza tener conto delle specificità di ogni contesto e della processualità della valutazione non è solo deleteria ed errata, ma tende ad appiattire verso il basso la didattica, svilendo anche il lavoro dei professori - continua Lampis - Il Governo continua a procedere in maniera antidemocratica sul tema quando invece dovrebbe ascoltare le varie voci di protesta che si levano da tanti anni. Per questo oggi boicotteremo le Invalsi scrivendo Studenti non numeri sulle prove, leggendo dei libri durante la somministrazione della prova. In molte città organizzeremo cortei, flash mob, lezioni di piazza. I test non sono obbligatori per gli studenti, ma spesso vengono imposti con la minaccia della valutazione degli stessi come compiti in classe veri e propri. Da domani sarà operativo il nostro sportello contro le illegittime sanzioni disciplinari a chi sceglie di boicottare".



giovedì 31 marzo 2016

La furia censoria di Erdogan emigra in Germania. Che imbarazzo a Berlino - Marco Bascetta



(ci sono i sottotitoli in inglese)

L’avversione del Sultano di Ankara per la libertà di stampa è cosa nota. Ma fino a oggi il governo turco non aveva ancora avanzato la pretesa di estendere la censura fuori dai confini del paese, fino nel cuore di quell’Europa nella quale la Turchia aspira ad entrare. Sarà perché ospita la più grande comunità turca del Vecchio continente, sarà perché Berlino si propone di guidare la politica migratoria europea, è proprio la Germania il primo bersaglio della furia censoria di Erdogan in versione sovranazionale.
La storia ha inizio il 17 marzo scorso, ma precipita in questi giorni. E ha al suo centro la satira, sempre più spesso nell’occhio del ciclone. In quella data l’emittente Ndr manda in onda nel suo magazine extra 3 una canzoncina sul Sultano che mette insieme la sua mania di grandezza, la repressione del dissenso, l’attacco alla libertà di stampa, l’ambigua gestione della guerra in Siria. Non manca, nel video, l’immagine di una misera tenda bianca, piantata nel bel mezzo di un deserto, con sovraimpresso il prezzo: 6 miliardi di euro, quanto Ankara esige per “sistemare” i profughi diretti in Europa, togliendo, in un modo o nell’altro, le castagne dal fuoco ad Angela Merkel. La canzoncina stile Walt Disney, della durata di due minuti, si intitola ErdowieErdowoErdogan, (Erdocome, Erdodove, Erdogan) e ha mandato su tutte le furie il governo turco. Il quale ha convocato l’ambasciatore tedesco ad Ankara Martin Erdmann (che già aveva irritato le autorità turche presenziando al processo contro i due giornalisti di Cumhuriyet accusati di spionaggio) perché trasmetta al suo governo la pretesa turca di censurare lo spot.
Sull’episodio Berlino mantiene un imbarazzato silenzio. E la cosa innervosisce parecchio la stampa tedesca che riferisce con grandissimo risalto l’intera faccenda. Il silenzio della Cancelleria induce immediatamente il sospetto che il governo tedesco si sia messo nella spiacevole condizione di farsi ricattare da Ankara, la quale già al vertice di Bruxelles aveva messo in chiaro come il suo intervento nella “crisi dei migranti” non sarebbe stato a basso costo e non solo in termini finanziari. Ma ora che vedono messe in questione le proprie prerogative i media insorgono all’unisono. E si chiedono quanto sia sensato affidarsi alla megalomania di un autocrate ossessionato dalla sua “lesa maestà” su una questione delicata come quella dei rifugiati, che si vorrebbero rispedire in un paese nel quale lo stato di diritto appare sempre più pericolante. Puntare tutto sull’accordo con la Turchia si sta rivelando un grande azzardo.
Certo, l’improntitudine di Erdogan è in questo caso talmente evidente da consentire a Berlino di cavarsela con qualche affermazione generica sulla tradizione liberale europea. Che, in ogni caso, non si è ancora ascoltata. Ma il segnale sulla natura poco presentabile dell’interlocutore turco, sull’imbarazzo o il cinismo del governo tedesco è arrivato forte e chiaro. Intanto la canzoncina imperversa sulla rete sospinta da quella stupidità del potere che della satira è da sempre il principale nutrimento.

sabato 19 marzo 2016

L’Unità d’Italia non ha mai fine



Qualche giorno fa, il 17 marzo 2016, in un teatro di Cagliari, è stata celebrata la “Giornata dell’Unità nazionale, della costituzione, dell’inno e della bandiera” (qui)
Il titolo della manifestazione era “L’Unità d’Italia non ha mai fine”.

Chissà le risate di Carlo V*, degli imperatori cinesi**, di quelli giapponesi***, di Carlo Magno, di Adolf Hitler, dell’imperatore Augusto (e gli altri****), dei califfi*****, che anche oggi hanno chiesto a Léo Ferré di cantare “Avec le temps”.



*Sul mio impero non tramonta mai il sole”
**qui
***qui
****qui
*****qui


domenica 6 marzo 2016

In prigione, in prigione!

Venerdì sera si è tenuto un incontro presso l’università di Cagliari, dal titolo: “Libertà costituzionali – Pensiero unico – Criminalizzazione e repressione del dissenso”.



Nella locandina si informava della “partecipazione e del contributo al dibattito di gruppi e persone che sono attuale bersaglio politico della repressione”.
Non c’è stato il comunicato del Rettore che invitava a far partecipare anche i repressori, per la completezza del dibattito (vedi qui), ma in compenso c’è stato nella notte l’intervento dei carabinieri, a carico di “tre giovani antimilitaristi indagati per “rivelazione ed utilizzazione di segreti di ufficio” e “vilipendio della Repubblica, delle istituzioni costituzionali e delle forze armate” (da qui).

(ecco il sito incriminato: https://nobordersard.wordpress.com/)

Due cose, fra le altre, nellincontro sono state evidenziate: la persecuzione verso chi lotta per la pace e la tranquilla attività di chi produce e vende bombe, in partenza da Elmas, verso paesi che le usano in guerra (la legge lo vieterebbe, se fosse applicata) e il silenzio assordante delle istituzioni, e non solo, verso questi fatti.

Per finire, vorrei segnalare due persone, straniere, per giunta, che vilipendono le forze armate, bisogna prendere dei provvedimenti adeguati, in prigione, in prigione devono finire, questi cattivi maestri. leggete quello che scrivono:

L'intelligenza militare è una contraddizione in termini – Groucho Marx

Disprezzo dal più profondo del cuore chi può con piacere marciare in rango e formazione dietro una musica; soltanto per errore può aver ricevuto il cervello; un midollo spinale gli basterebbe ampiamente - Albert Einstein



Con Mauro e contro la repressione - Ilmanifestosardo

Da almeno un anno a Cagliari si respira una brutta aria, almeno da quando il questore di Cagliari ha deciso di ignorare la costituzione italiana e costruire attorno al movimento pacifista e contro le basi militari quell’atmosfera di tensione e violenza che contraddistingue ogni manifestazione e iniziativa democratica di dissenso all’occupazione militare della Sardegna.
Da oggi a farne le spese non sono solo gli attivisti antimilitaristi ma tutti coloro che frequentano la dimensione delle loro vite, familiari, amicizie e coinquilini, addirittura circoli privati. L’azione delle 6:30 di stamattina è molto lontana dai compiti delle forze dell’ordine di un Paese civile ma ricorda molto da vicino dinamiche repressive e intimidatorie utilizzate dalla polizia politica durante le dittature sudamericane.
Oggi all’alba, Mauro, attivista del movimento contro le basi è stato portato in caserma dai carabinieri con la surreale accusa di vilipendio alle forze armate. Sono stati sequestrati i suoi oggetti personali, i pc, manifesti e locandine di serate musicali ed eventi, non solo di Mauro ma anche dei suoi coinquilini che si trovavano in casa con lui. Successivamente c’è stata anche la perquisizione nel circolo ricreativo Defoult di Via Molise e altrettanti sequestri.
Le forze dell’ordine di un Paese democratico, che rispetta la sua carta costituzionale, dovrebbero prima di tutto garantire la sicurezza e dell’incolumità pubblica delle cittadine e dei cittadini, senza limitare le loro libertà e i loro diritti civili. Curioso notare come la repressione subita in queste ore da attivisti contro le basi militari accada mentre siamo di nuovo in procinto di innescare un’altra guerra in Libia.
La trasformazione di una manifestazione pacifica in un campo di battaglia con cariche e manganellate, gli episodi di oggi, sono il frutto di un clima di violenza gratuita che dovrebbe preoccupare e allarmare ogni persona sensibile all’azzeramento delle garanzie costituzionali e delle libertà individuali. Fino a quando dovrà durare questo clima?

 

«Vilipendio delle forze armate». Blitz e accuse contro gli antimilitaristi – Costantino Cossu


Ci sono notizie che quando emergono dal brusio continuo della comunicazione ti lasciano, per un attimo, un po’ sospeso. Le leggi, stai per passare alla prossima news ma ti fermi, colpito da un che di stonato. Torni indietro per vedere meglio e ti accorgi che la notizia è di quelle che non sembrerebbe possibile leggere mai e che invece è lì, autentica: un ragazzo denunciato dai carabinieri per «vilipendio delle forze armate». Un reato quasi dimenticato, che ormai il codice penale sanziona con multe di poche migliaia di euro.
È successo l’altro ieri a Cagliari quando, nel cuore della notte, i carabinieri del Nucleo di polizia militare hanno fatto irruzione nell’appartamento dove abitano tre giovani militanti di un’organizzazione antimilitarista, hanno sequestrato il loro computer, manifesti, volantini e persino magliette con slogan contro le basi militari. Al termine del blitz, i ragazzi sono stati accompagnati in caserma e interrogati. Dopo circa un’ora e mezza, sono stati rilasciati. Solo uno di loro è stato formalmente accusato, appunto, per «vilipendio della Repubblica e delle forze armate» e per «rivelazione ed utilizzazione di segreti di ufficio».
È dalla manifestazione contro le basi militari che si è svolta a Teulada il 3 novembre delle scorso anno che la procura della Repubblica, la questura di Cagliari e i carabinieri tengono nel mirino le organizzazioni antimilitariste che, in quell’occasione, arrivarono a bloccare, con un corteo che riuscì ad entrare dentro il poligono, un’imponente esercitazione Nato in corso sulle coste sud-occidentali della Sardegna. Già prima della manifestazione ad alcuni militanti la questura aveva consegnato un foglio di via per tenerli lontani da Cagliari e da Teulada. Ora scatta un blitz che, vista l’entità delle accuse, evidentemente derivata dall’inconsistenza delle prove raccolte, ha più che altro il sapore di un’intimidazione.
«Mentre lo Stato, nel totale disprezzo delle sue stesse leggi costitutive, si prepara – scrive il Comitato studentesco contro l’occupazione militare in un documento diffuso ieri – a una nuova guerra di aggressione nei confronti della Libia, i suoi organi repressivi hanno deciso, attraverso fermi, perquisizioni e sequestro di numeroso materiale, di colpire una parte del movimento che si batte per la chiusura delle basi militari in Sardegna».
«Le accuse rivolte agli attivisti – prosegue il documento – sono ridicole: “vilipendio della Repubblica, delle istituzioni costituzionali e delle forze armate” e “rivelazione ed utilizzazione di segreti di ufficio”. La prima si riferisce alle critiche rivolte a un ufficiale dell’esercito che, dopo la manifestazione dello scorso 3 novembre al poligono di Teulada che portò alla sospensione delle esercitazioni Nato, dichiarò che quel giorno le esercitazioni erano già terminate alle 12.30, prima dell’ingresso dei manifestanti nella base e, quindi, non per effetto della nostra azione di lotta. Su www.facebook.com/progresTV.net/videos/931917670189217/ è possibile vedere un nostro video che smaschera queste affermazioni». «La seconda accusa – prosegue il documento del Comitato studentesco contro l’occupazione militare – si riferisce invece alla pubblicazione su internet del programma delle esercitazioni in Sardegna. Basta leggere l’articolo 326 del codice penale per capire come queste accuse siano prive di ogni fondamento. Sono rilievi che possono essere mossi soltanto a un pubblico ufficiale che, violando i suoi doveri, rivela notizie d’ufficio che devono rimanere segrete. Il programma delle esercitazioni, invece, era pubblico, visibile a tutti, facilmente reperibile sul web».
«È chiaro – concludono gli antimilitaristi – che il blitz dei carabinieri non è altro che un atto intimidatorio, volto a far desistere dal proseguimento della lotta chi si batte per liberare la nostra terra dal peso delle servitù militari. Ma le accuse sono patetiche e presto o tardi cadranno. Se c’è qualcuno che vilipende non soltanto la Repubblica ma anche la dignità umana, questi sono i militari, sempre pronti a esportare morte e distruzione in giro per il mondo. Le minacce però non ci fermeranno; sono anzi la prova che siamo sulla strada giusta».

COMUNICATO STAMPA COMITATO SARDO GETTIAMO LE BASI
CAGLIARI 6 MARZO 2016

RIVELAZIONE SEGRETI MILITARI, ACCUSA AI TRE GIOVANI: ANCHE CAPITANERIE ED ENAV DIFFONDONO STESSI "SEGRETI". OSCURIAMO LORO SITI? 
Sollecitiamo Procura della Repubblica e forze dell'ordine a oscurare e a sequestrare i siti delle Capitanerie di porto, le NOTAM, Notice to airmen dell'Ente aviazione civile, gli “Avvisi ai naviganti”, per violazione di segreti militari, gli stessi che avrebbero diffuso i tre giovani indagati a Cagliari. Da oltre mezzo secolo, infatti, queste fonti pubblicano e per di più diffondono a mezzo stampa, radio e Tv il calendario delle esercitazioni militari.
Gli inquirenti non sanno o fingono di non sapere che il calendario addestrativo delle forze armate è pubblico e deve essere portato a conoscenza della popolazione? Quale è l’ipotesi peggiore?
Oltre lo smaccato tentativo di reprimere l’opposizione popolare alla schiavitù militare imposta alla Sardegna, nei fatti di questi giorni legati all'accusa di rivelazione di segreti militari ai tre giovani del circolo cagliaritano, s’intravede un disegno più pericoloso e più subdolo: intimidire, imbavagliare il Comitato misto paritetico, Comipa, per erodere il diritto, di legge, della Regione Sardegna, quindi del popolo sardo, all’informazione sull’uso che le forze armate fanno della nostra isola. Un diritto inviolabile a tutela della collettività basato sulla trasparenza, prerogativa piuttosto sconosciuta nel mondo con le stellette.


giovedì 18 febbraio 2016

Lo strano caso del papa Jekyll e del vescovo di Roma Hyde

"Ho detto ai vescovi: il Papa è per tutti e non può mettersi in politica"

"Io non ho invitato il sindaco Marino, chiaro? Ho chiesto agli organizzatori e neanche loro lo hanno invitato".
“Lui si professa cattolico: è venuto spontaneamente"
da qui

martedì 29 dicembre 2015

Esercizi di immaginazione

1) Immaginate che un bel giorno i Carabinieri siano diventati una società per azioni e che in un secondo momento lo Stato abbia dismesso più del 90% delle azioni, che vengono acquisite da alcuni soci, chiamati partecipanti.
I Carabinieri hanno vari compiti, tra cui quello della Vigilanza su persone fisiche e giuridiche che hanno sede in Italia, tra cui i soci.
Pare che, a volte, alcune indagini su soggetti che sono partecipanti non vadano avanti, e che la Vigilanza in generale non riesca a ottenere dei risultati in fase ex-ante, quando i danni si possono evitare, ma solo ex-post, quando i danni sono avvenuti e sono già di dominio pubblico, i danneggiati non avranno giustizia e i colpevoli non verranno perseguiti.
Una sentenza ha deciso che i Carabinieri sono un servizio pubblico, anche se le assunzioni avvengono per chiamata diretta o attraverso commissioni concorsuali gestite dai soci. A qualcuno sorge il dubbio che il carattere pubblico dei Carabinieri stia nel fatto che gli stipendi dei dipendenti e tutte le altre spese gravano sul bilancio pubblico.

2) Immaginate che un bel giorno la Banca d’Italia sia diventata una società per azioni e che in un secondo momento lo Stato abbia dismesso più del 90% delle azioni, che vengono acquisite da alcuni soci, chiamati partecipanti.
La Banca d’Italia ha vari compiti, tra cui quello della Vigilanza su persone fisiche e giuridiche che hanno sede in Italia, tra cui i soci.
Pare che, a volte, alcune indagini su soggetti che sono partecipanti non vadano avanti, e che la Vigilanza in generale non riesca a ottenere dei risultati in fase ex-ante, quando i danni si possono evitare, ma solo ex-post, quando i danni sono avvenuti e sono già di dominio pubblico, i danneggiati non avranno giustizia e i colpevoli non verranno perseguiti.
Una sentenza ha deciso che la Banca d’Italia è un servizio pubblico. A qualcuno sorge il dubbio che il carattere pubblico della Banca d’Italia stia nel fatto che gli stipendi dei dipendenti e tutte le altre spese gravano sul bilancio pubblico, mentre gli utili vanno ai soci partecipanti.

Uno dei due esercizi di immaginazione è già realtà, leggi qui e qui (dove si potrà leggere che “tra i sottoscrittori della BCE, tre stati, Svezia, Danimarca ed Inghilterra, che non hanno adottato come moneta l’euro, ma che, in virtù delle loro quote, più del 20% del totale, possono influire sulla politica monetaria dei paesi dell’euro”, ma questo è un altro discorso, o forse no)

Qualcuno pensa che l’Arma dei Carabinieri, scusate, la Banca d’Italia si possa rinazionalizzare in modo semplice, chiedendo ai partecipanti al capitale sociale se preferiscono cedere gratuitamente le loro quote al Tesoro, farebbero una bella figura se scegliessero quest’opzione, oppure se preferiscono che le loro quote siano espropriate (per un interesse pubblico superiore), o ricomprate dal Tesoro, attraverso l’imposizione di una tassa sulle transazioni finanziarie a carico delle banche.

Chissà se una piccola proposta come questa è nell’agenda politica di qualche gruppo politico.

lunedì 14 dicembre 2015

I soldi sono finiti

Nell’ultimo consiglio dei Ministri è stata presentato il primo articolo di una legge che dovrà entrare in vigore il primo del mese di aprile del 2016.

“Art.1
In tutte i consigli di amministrazione (cda) di aziende pubbliche (statali, regionali, comunali, consortili, e così via) saranno ridotti della metà il numero dei consiglieri e saranno ridotti della metà gli emolumenti di ciascuno di loro.
Altrettanto avverrà per tutte le aziende nei cui cda sieda almeno un consigliere di parte pubblica.”

Il panico si è diffuso fra i ministri e i sottosegretari, ma il presidente ha zittito tutti ed è stato inflessibile:
“In un momento difficile, nel quale salviamo le banche dal fallimento a spese dei risparmiatori, non è più possibile stare in silenzio, sappiamo che i consiglieri dei cda li abbiamo messi noi, sono quelli come noi, e siamo legione, sappiamo che gli avidi risparmiatori adesso piangono miseria, qualcuno arriva addirittura a suicidarsi (si legga qui la difesa e l’attacco del fornitore di strumenti finanziari tossici), qualcuno ricorda gli emolumenti che scorrono nelle vene dei cda (si legga qui), qualcuno a cui viene tolta la casa si suicida (si legga qui), e notate che ho citato solo articoli di un giornale non pregiudizialmente avverso all’operato del governo.

È necessario contrattaccare e introdurre qualche misura forte che nessuno ha il coraggio di proporre, e neanche di pensare. Noi tutti dovremmo sapere che gli strumenti finanziari introdotti negli ultimi 50 anni sono criminali e criminogeni, nessuno lo dice a voce alta, non lo faremo noi, facciamo finta, come tutti, che sia il mercato, gioie e dolori.

È un sacrificio per tutti noi, ma non possiamo toccare la finanza, chi paga tutte le nostre fondazioni? Qualcuno parla adesso di conflitto d’interessi, noi insisteremo sulla temporanea coincidenza d’interessi. Le parole lotta e conflitto devono essere bandite dal lessico corrente, e dai dizionari, sono parole da gufi.

La mossa sui cda, che approveremo oggi, il tempismo è tutto, ci darà respiro, e vi assicuro che la decisione di cambiare tutto è il miglior modo per non cambiare niente, e immaginate la potenza del fare finta, abbiate fiducia, siete qui a questo tavolo solo perché l’ho deciso io, non eravate nessuno, adesso siete qualcuno, ricordatevene.”

Dopo il discorso del presidente, senza nessun altro intervento, l’articolo è stato approvato all’unanimità.