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mercoledì 23 febbraio 2022

Eppure non si muove neanche una mosca per la guerra nel Tigray, mentre per l’Ucraina... – Marco Barone

 

 

Forse non sono situazioni comparabili, forse sono due situazioni completamente diverse, ma in comune hanno l’odore, la puzza, la violenza, della guerra. Nel mondo ci sono guerre e guerre. Guerre che non interessano e non sconvolgono l’umanità, guerre che fanno perdere il sonno all’umanità. Dipende. Da una molteplicità di fattori, di interessi, in campo. Nel Tigray, dal un paio d’anni, si stanno registrando dei massacri enormi. Conflitto iniziato dopo che il TPLF (Tigray People’s Liberation Front) ha vinto elezioni definite illegale nella regione del Tigray.


Ed il presidente etiope, premio nobel per la pace, che dovrebbe restituire, Ahmed, dopo aver definito come illegale quel governo, che si è costituito con delle elezioni contestate, ha scatenato una durissima repressione militare. E come in tutte le guerre, non si salva nessuno. Atrocità avvengono su entrambi i fronti come denuncia l’ultimo rapporto pubblicato da Amnesty International. 

In tutto ciò, nonostante a fasi alterne qualche media si ricorda di quanto lì sta accadendo, per poi spegnere nuovamente i riflettori, il mondo teme uno scoppio di una guerra come se queste già non ci fossero. Come se nel mondo non ci fossero guerre. Nel Donbass dal 2014 ci sono state quasi 15 mila vittime, tra militari e civili. Si rischia uno scontro militare tra NATO e Russia come mai successo nella storia, vero. Ognuno avrà le sue ragioni, o torti, come sempre, la Russia di non voler essere assediata dalla NATO e di volere una zona cuscinetto, la NATO, che ha ritrovato un proprio senso di esistenza, sostiene che la Russia è una minaccia per l’Occidente, e nel mentre di tutto ciò, tra forze nazionaliste reazionarie che si fronteggiano, come sempre, chi ci va di mezzo, sono i civili e la povera gente.

Nel mondo non tutte le guerre hanno lo stesso peso, la stessa valenza, dipende se si combatte sotto casa o meno in una società che continua a ripetere sistematicamente sempre gli stessi errori, sarà forse perché alla fine siamo maledettamente diabolici.

da qui

mercoledì 4 maggio 2016

bisogna solamente dire grazie a chi sciopera contro l'INVALSI - Marco Barone

Più di dieci anni di prove INVALSI più di dieci anni di scioperi. La punta massima degli scioperi contro le prove dell'INVALSI si è verificata nel 2015, in virtù dell'onda contro la "buona scuola". Ogni anno si ripresentano sempre le medesime problematiche, con scuole che cercano di riorganizzare il servizio, si sospende l'ordinaria attività didattica, si lavora per un soggetto terzo gli studenti sono soggetti a stress significativo, ed il tutto per un sistema che è stato fallimentare fin dalla sua concezione, e che a sua volta, al suo interno, vive continue lamentazioni di carenze di fondi, di precariato e così via discorrendo. Dieci anni e più di INVALSI hanno comportato solo una grande situazione di conflitto nelle scuole, di perdita di tempo se non anche di soldi. Si deve dire grazie ai docenti che sciopereranno anche per più di un giorno contro queste prove. Grazie perché con la loro azione si battono per la tutela dei diritti dei lavoratori, visto che si lavora gratis e per un soggetto terzo, per la difesa della libertà professionale e d'insegnamento, visto che queste prove determinano e condizionano fortemente ciò, per la difesa di una scuola critica che non ti addestri alle risposte preconfezionate e come decise dal sistema, per una scuola che sappia lavorare con la giusta lentezza e non con le prove a cronometro,per la scuola dell'inclusione e non dell'esclusione, visto quello che accade a chi verrà escluso da queste prove, per una scuola che rifiuti la logica della competizione, del solo saper fare, per una scuola semplicemente pubblica, che poi altro non è quella della nostra Costituzione. Ecco, a queste persone, ai nostri lavoratori, alle nostre lavoratrici che sciopereranno si deve dire semplicemente grazie.