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giovedì 30 luglio 2020

Per il nuovo direttore dei musei in Sardegna i Savoia non si toccano - Francesco Casula


Bruno Billeci dal primo giugno scorso ha formalmente assunto l’incarico di Direttore della Direzione Regionale Musei Sardegna.
Come Soprintendente all’Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per le province di Sassari e Nuoro, si è opposto, sistematicamente, a tutte le proposte dei Consigli comunali che avevano deliberato di “cancellare” le vie dedicate ai tiranni sabaudi e loro compari.
Ricordo il caso di Tula: su proposta dell’Assessore Elia Puddu il Consiglio comunale decide di sostituire i nomi delle vie dedicate ai Savoia con nomi di sardi illustri. E a marzo scorso, in piena pandemia arriva la lettera di Billeci per negare la sovranità popolare e il diritto dei Sardi a decidere a chi intitolare le Vie.Ricordo il caso di Mamoiada: nel 2019 su proposta dell’assessora Patrizia Gungui, il Comune aveva deliberato di sostituire alcune vie principali dedicate ai Savoia per sostituirle con sardi che hanno dedicato la loro vita per il bene della Sardegna. Il Billeci interviene per dare ugualmente parere negativo. Alla base delle motivazioni c’è sempre – scrive LIBERU, l’organizzazione indipendentista cui appartiene l’assessora Gungui – “il fatto che i nomi delle vie non possono essere cambiati perché sostanzialmente, l’odonomastica è costruita seguendo una «geometria» che ricollega i fondatori della patria”.
Ricordo infine il caso di Bonorva che è il più clamoroso. L’Amministrazione comunale decide di dedicare la Via ora intitolata a Margherita di Savoia, alla memoria di Virgilio Tetti, studioso, ex sindaco del paese e cittadino illustre. Billeci si oppone.
Le motivazioni? Si stravolgerebbe un presunto equilibrio toponomastico e urbanistico basato sul fatto che “La via è situata nel centro storico di Bonorva, nei pressi della chiesa parrocchiale e della Piazza Santa Maria; al capo opposto della piazza, rispetto alla via Regina Margherita, si pone Corso Umberto I, che prosegue poi con Corso Vittorio Emanuele III. È evidente che tale rispondenza non è casuale dal momento che Umberto I e Margherita di Savoia regnarono insieme sino al 1900, anno in cui Umberto venne assassinato, e prese il suo posto appunto il figlio Vittorio Emanuele III. La disposizione delle due vie alle estremità opposte della piazza sulla quale si affaccia la Parrocchiale – prosegue la nota – dimostra la chiara volontà di rappresentare, in concreto sul piano urbanistico, i due poteri di riferimento, quello politico e quello religioso, lo Stato e la Chiesa”.
Dopo queste precisazioni, dal Soprintendente arriva anche una difesa d’ufficio dei Savoia stessi: “Non va trascurato che, fermo restando il giudizio storico sulla famiglia reale italiana, Margherita di Savoia fu tuttavia una figura particolarmente cara alle popolazioni locali, nonché un personaggio che ebbe con la Sardegna particolare legame, dal momento che fu in stretti rapporti di affettuosa amicizia con la nobile famiglia Pes di Villamarina”.
Bene. Ma chi può riferire a Bruno Billeci che siamo in uno Stato repubblicano, fin dal 1946? E per di più laico? E quindi parlare di equilibrio urbanistico, fra Monarchia e Chiesa è per lo meno fuori luogo e fuori tempo massimo?
E ancora: chi può rammentare al nuovo Direttore che siamo nel 2019 e «il potere» di opporsi alla volontà popolare degli abitanti di Bonorva gli deriva dal Regio Decreto n° 1158 del 1923, firmato da Vittorio Emanuele III. (alias Sciaboletta), figlio della Margherita di Savoia di cui si chiede la rimozione della Via a lei dedicata?
In merito poi a Margherita di Savoia non si tocca perché “particolarmente cara alle popolazioni locali”.
C’è da chiedersi: in virtù di quali azioni e comportamenti? Da quali misteriosi archivi ha tratto questo suo giudizio?
La storia ci dice ben altro: fu un personaggio nefasto per la Sardegna (e l’Italia tutta): profondamente reazionaria, fu una nazionalista convinta e sostenne la politica imperialista e coloniale delirante di Francesco Crispi. Come sostenne la repressione delle rivolte popolari, specie quelle avvenute nei moti di Milano del 1898 (8 e 9 maggio), quando le truppe del generale Fiorenzo Bava Beccaris, con i cannoni, spararono sulla folla inerme uccidendo 80 dimostranti e ferendone più di 400.
Il re Umberto I (suo marito), ribattezzato dagli anarchici Re mitraglia, forse per premiare il generale stragista per la portentosa «impresa» non solo lo insignì della croce dell’Ordine militare di Savoia ma in seguito lo nominerà senatore!
Ma non basta. Sosterrà le scelte più nefaste e infami del figlio Sciaboletta (alias Vittorio Emanuele III) e fu una convinta sostenitrice del Fascismo.
Per l’esimio soprintendente fu “cara alle popolazioni locali”!
Un altro grande merito della Regina Margherita,sarebbe stato, sempre a parere del Soprintendente, quello di essere stata “in stretti rapporti di affettuosa amicizia con la nobile famiglia Pes di Villamarina”. Capperi! Bel merito! Si tratta di una delle famiglie «nobili» sarde più ascare, più corrive e complici con tutte le politiche di sfruttamento e di repressione dei tiranni sabaudi.
Dei ricchissimi Marchesi di Villamarina, baroni di Quartu e signori dell’Isola Piana, ricordo un famigerato discendente,Giacomo Pes di Villamarina, vissuto fra il 1750 e il 1827. Fu colonnello, comandante della Piazza militare di Cagliari, intimo amico di Carlo Felice e capo riconosciuto della reazione ai moti antifeudali e antipiemontesi, che volle reprimere con inaudita e burocratica ferocia.

giovedì 7 febbraio 2019

Una Sardegna alla “morienza” - Francesco Casula



Decenni di (s)governo da parte dei partiti e delle coalizioni italiche, di centro destra come di centro sinistra, ci consegnano una Sardegna alla “morienza”.
Se nelle prossime elezioni regionali del febbraio prossimo non ci sarà una svolta, un cambio radicale di passo, sarà inevitabile un ulteriore (e forse definitivo) sfascio economico e produttivo, politico sociale e culturale. E persino antropologico.
Per questo è necessario che si affermino forze nuove e rinnovatrici, identitarie, libere e indipendenti dai cappi italici e italo centrici, capaci di rispondere ai bisogni e agli interessi dei sardi piuttosto che agli ordini e ai voleri dei gerarchi romani o dei “capitani” milanesi.
Forze politiche e movimenti che siano realmente “organici” al popolo sardo e non succubi e subalterni a partiti, non solo estranei al popolo sardo ma ostili e nemici. Storicamente. E oggi ancor più.
A fronte di una legge elettorale, impudicamente truffaldina, costruita esclusivamente per difendere e conservare lo status quo dei vecchi partiti dominanti, dubito che nuove forze possano entrare nel Consiglio regionale. Anche perché si presentano divise e frammentate: ma almeno occorrerà tentarci, con tutte le forze, da parte di tutti i Sardi liberi. Ovvero non legati alle clientele pluridecennali. Agli interessi inconfessabili nel settore energetico, edilizio, bancario.
Alle consorterie di potere. Alle grandi e potenti famiglie – di Cagliari in primis – che da decenni gestiscono il potere economico, finanziario e mediatico in Sardegna.
Alla commistione invereconda fra pubblico e privato: pensiamo solo alla sanità. Viepiù disastrata e liquidata, quella pubblica intendo, a favore di quella privata. Specie con gli strali mortiferi della recente controriforma.
Se continuassero a vincere ed affermarsi le coalizioni italiote, il malgoverno continuerebbe a trionfare. “Liquidando” di fatto la nostra Isola. La Sardegna, più di quanto non lo sia oggi, sarebbe ridotta a forma di ciambella, con uno smisurato centro abbandonato, spopolato e desertificato: senza più uno stelo d’erba. Con le comunità di paese, spogliate di tutto, private dei servizi essenziali, abbandonate e in via di sparizione.
Di contro, con le coste sovrappopolate e ancor più inquinate e devastate dal cemento e dal traffico. Con i sardi ridotti a lavapiatti e camerieri. Con i giovani senza avvenire e senza progetti. Di nuovo sulla strada del disterru e della deportazione. E questa volta sos istudiaos. I laureati. Le eccellenze. A impoverire ulteriormente, la nostra Terra. Economicamente e culturalmente.
Col tentativo di liquidare l’agricoltura e interrare la pastorizia: eliminando i pastori insieme alla loro cultura etnica resistenziale.
Con i sardi senza più un orizzonte né un destino comune. Senza sapere dove andare né chi siamo. Girando in un tondo senza un centro: come pecore matte.
Una Sardegna ancor più colonizzata e dipendente. Una Sardegna degli speculatori, dei predoni e degli avventurieri economici e finanziari di mezzo mondo, di ogni risma e zenia. Nuovi aga khan: ma peggiori e più famelici dei vecchi. A gestire turismo, sanità, pale eoliche et similia.
Una Sardegna buona solo per ricchi e annoiati vacanzieri, da dilettare e divertire con qualche ballo sardo e bimborimbò da parte di qualche “riserva indiana”, peraltro in via di sparizione.
Una Sardegna che si ridurrebbe a un territorio anonimo: senza storia e senza radici, senza cultura, e senza lingua. L’attuale Giunta Pigliaru è riuscita, nella Finaziaria del 2018, a dedicare alla lingua sarda la portentosa e fantasmagorica percentuale dello 0.0201%!
Si ridurrebbe a un’Isola disincarnata e sradicata. Ancor più globalizzata e omologata. Senza identità. Senza popolo. Senza più alcun codice genetico e dunque organismi geneticamente modificati (OGM). Ovvero con individui apolidi.
Cloroformizzati e conformisti.
Una Sardegna uniforme. In cui a prevalere sarebbe l’odiosa, omogenea unicità mondiale: come l’aveva chiamata David Herbert Lawrence in Sea and Sardinia.
Si avvererebbe la profezia annunciata da Eliseo Spiga, che nel suo potente e suggestivo romanzo Capezzoli di pietra scrive: “Ormai il mondo era uno. Il mondo degli incubi di Caligola. Un’idea. Una legge. Una lingua. Un’eresia abrasa. Un’umanità indistinta. Una coscienza frollata. Un nuragico bruciato. Un barbaricino atrofizzato. Un’atmosfera lattea. Una natura atterrita. Un paesaggio spianato. Una luce fredda. Villaggi campagne altipiani livellati ai miti e agli umori di cosmopolis”.
Sarebbe un etnocidio: una sciagura e una disfatta etno-culturale e civile,prima ancora che economica e sociale.
Apocalittico e catastrofista? Vorrei sperarlo

venerdì 2 novembre 2018

4 novembre: Centenario della Vittoria. Ma vittoria di chi e di che? - Francesco Casula



Temo e sospetto che in occasione del 4 novembre come e più che nel passato anche quest’anno – in cui ricorre il Centenario – si scateneranno le fanfare della retorica, patriottarda e militarista, con eventi, manifestazioni, raduni d’arma, conferenze e cerimonie solenni in molte città italiane. Senza alcun pudore. Infatti non c’è proprio niente da celebrare e tanto meno festeggiare alcuna vittoria. Infatti: vittoria di che e di chi? Quella guerra fu semplicemente una inutile strageuna gigantesca carneficina come la definì il Papa Benedetto XV in una enciclica del 1914 (Ad Beatissimi Apostolorum Principis),.
Una guerra contro il volere della larga maggioranza dello stesso Parlamento, imposta dal re Vittorio Emanuele III (più noto come Sciaboletta, che firmò l’Atto di ingresso), con la complicità del primo ministro (Salandra) e il responsabile degli Esteri (Sonnino). Voluta dai grandi Gruppi industriali (in primis dalla FIAT e dall’Ansaldo di Genova, guidata dai fratelli Pio e Mario Perrone) che non a caso finanziarono i giornali nazionalisti e guerrafondai, ad iniziare dal Popolo d’Italia,fondato da Benito Mussolini. Essa rappresenterà – è il grande storico Enzo Gentile, a scriverlo – “oltre che il tramonto della Bella Epoque, il naufragio della civiltà moderna. Una guerra nuova, completamente diversa da quelle fino ad allora combattute: per l’enormità delle masse mobilitate, per la potenza bellica e industriale impiegata, per l’esasperazione parossistica dell’odio ideologico” 1. Una guerra – scrive Freud – “che ha rivelato, in modo del tutto inaspettato, che i popoli civili si conoscono e si capiscono tanto poco da riguardarsi l’un l’altro con odio e con orrore” 2.
Una vera e propria catastrofe annientatrice d’ogni forma di vita e civiltà, trasformate in cumuli di rovine: riducendo l’Europa a “un’oasi estinta e sterile” scrive il tedesco Ernst Jünger, “dove non c’è segno di vita per quanto lontano possa spingersi lo sguardo e sembra che la morte stessa sia andata a dormire”3. Con centinaia di città sistematicamente distrutte, completamente cancellate dalla faccia della terra. Ma soprattutto con un ingentissimo numero di soldati sacrificati inutilmente: la sola la Italia ebbe 650 mila morti e 2 milioni tra feriti e mutilati. E insieme alla carneficina di vite umane, la devastazione e distruzione della natura. A descriverla in modo suggestivo è il romanziere francese Henri Barbusse, combattente sul fronte occidentale, che parla del Nuovo mondo costruito dalla guerra nel Continente europeo: “un mondo di cadaveri e di rovine ”terrificante, pieno di marciumi, terremotato” 4.
Ma c’è di più: nuove e ancor più drammatiche conseguenze si profileranno all’orizzonte con la fine dei combattimenti e il Trattato di Versailles. Con il ridisegno dell’intera geografia europea secondo la volontà dei vincitori, si ponevano infatti le premesse per altre tragedie: la corsa al riarmo e la militarizzazione di massa della società che saranno alla base dei regimi totalitari come il fascismo e il nazismo. I 650 mila morti e i più di 2 milioni di feriti e di mutilati erano costituiti soprattutto da contadini, operai e giovani mandati al macello nelle trincee del Carso, sul Piave, a Caporetto e nelle decimazioni in massa ordinate dagli stessi generali italiani. Carne da macello fornita soprattutto dai meridionali siciliani, calabresi, campani, lucani e sardi, mentre i settentrionali per lo più erano produttivamente impegnati nelle fabbriche di armi e di cannoni.
Sardi soprattutto, almeno in proporzione agli abitanti: alla fine del conflitto la Sardegna avrebbe infatti contato ben 13.602 morti (più i dispersi nelle giornate di Caporetto, mai tornati nelle loro case). Una media di 138,6 caduti ogni mille chiamati alle armi, contro una media “nazionale” di 104,9. E a “crepare” saranno migliaia di pastori, contadini, braccianti chiamati alle armi: i figli dei borghesi, proprio quelli che la guerra la propagandavano come “gesto esemplare” alla D’Annunzio o, cinicamente, come “igiene del mondo” alla futurista, alla guerra non ci sono andati. La retorica patriottarda e nazionalista sulla guerra come avventura e atto eroico, va a pezzi. Abbasso la guerra, “Basta con le menzogne” gridavano, ammutinandosi con Lussu, migliaia di soldati della Brigata Sassari il 17 Gennaio 1916 nelle retrovie carsiche, tanto da far scrivere in Un anno sull’altopiano allo stesso Lussu: Il piacere che io sentii in quel momento, lo ricordo come uno dei grandi piaceri della mia vita. In cambio delle migliaia di morti, – per non parlare delle migliaia di mutilati e feriti – ci sarà il retoricume delle medaglie, dei ciondoli, delle patacche. Ma la gloria delle trincee – sosterrà lo storico sardo Carta-Raspi – non sfamava la Sardegna.
Sempre Carta Raspi scrive: ”Neppure in seguito fu capito il dramma che in quegli anni aveva vissuto la Sardegna, che aveva dato all’Italia le sue balde generazioni, mentre le popolazioni languivano fra gli stenti e le privazioni. La gloria delle trincee non sfamava la Sardegna, anzi la impoveriva sempre di più, senza valide braccia, senza aiuti, con risorse sempre più ridotte. L’entusiasmo dei suoi fanti non trovava perciò che scarsa eco nell’isola, fiera dei suoi figli ma troppo afflitta per esaltarsi, sempre più conscia per antica esperienza dello sfruttamento e dell’ingratitudine dei governi, quasi presaga dell’inutile sacrificio. Al ritorno della guerra i Sardi non avevano da seminare che le decorazioni: le medaglie d’oro. d’argento e di bronzo e le migliaia di croci di guerra; ma esse non germogliavano, non davano frutto” 5C’è da festeggiare per questo dramma immane? Magari spendendo soldi in parate militaresche?
O non ha forse ragione il sindaco indipendentista di Bauladu, Davide Corriga, che per la ricorrenza del 4 novembre organizzerà – come negli anni passati – una contro celebrazione, senza il tricolore, con il gonfalone del paese oristanese, a significare il rifiuto della retorica patriottarda? Certo – ha dichiarato – “È un giorno di commemorazione anche per noi indipendentisti.
Ma non dobbiamo dimenticare che i nostri caduti non persero la vita per l’unità d’Italia, la persero lasciando la nazione sarda orfana di figli, padri e fratelli in nome di un riscatto, in nome della libertà per la nostra terra.”

domenica 16 settembre 2018

contro l'Isis, in Kurdistan, perquisizioni in Sardegna, che strano!






Gli indipendentisti sono terroristi? - Francesco Casula
La stampa, ieri 15 settembre, ha dato questa notizia: ”In Sardegna sono scattate delle perquisizioni nei confronti di un foreign fighter italiano e di altri due soggetti, sempre italiani, tutti residenti in Sardegna, nell’ambito di un’indagine dell’Antiterrorismo della Polizia e della Digos di Nuoro sulle attività di combattimento all’estero.
Il foreign fighter è Pierluigi Caria e ha combattuto con le milizie curde: nei suoi confronti è scattato anche il sequestro preventivo del passaporto in quanto dalle indagini, coordinate dalla Dda di Cagliari, è emerso che l’uomo stava per ripartire per l’Iraq per poi raggiungere la Siria”.
A Caria indipendentista e sardo (e non italiano, preciso io), viene contestato il 270 bis, l’associazione con finalità di terrorismo. La notizia ha dell’incredibile: siamo di fronte a un capovolgimento brutale della realtà: viene sospettato di terrorismo chi, con un atto di altruismo e generosità il terrorismo dell’ISIS, è andato a combatterlo, a fianco dei Kurdi.
Nel manifestare la piena vicinanza e solidarietà a Caria, voglio riportare, pressoché integralmente il Comunicato di Sardigna Natzione, – che condivido in toto – a firma del suo segretario Bustianu Cumpostu: “Pier Luigi Caria foreign fighter in Kurdistan ? SNI non ha elementi per confermarlo e non ci interessa neanche cercarli prima di manifestare la ferma solidarietà all’indipendentista Luiseddu Caria, figlio del compianto Angelo Caria, fondatore di Sardigna Natzione. Non ci interessa cercare verifiche in merito, perché riteniamo che per un indipendentista sardo sia normale appoggiare qualunque lotta di liberazione nazionale dei popoli oppressi come riteniamo legittimo che ogni indipendentista scelga la forma con la quale espletare tale dovere.
SNI è comunque solidale con Luiseddu Caria, siamo certi della sua buona fede, della sua onestà politica, della sua capacità di valutare le proprie scelte, della sua generosità, del suo impegno nella lotta per la libertà e per i diritti dei popoli e degli individui. Non ci sono dunque nè SE e nè MA, siamo a fianco di Luiseddu e lo sosterremo in tutto quello che sarà necessario perché non solo sia liberato da qualsiasi restrizione ma gli sia riconosciuto il merito per il suo alto impegno per la libertà e per la difesa dei diritti primari, dei popoli e delle persone. Anche nella guerra di Spagna la Sardegna era l’unica nazione senza stato con una propria brigata in difesa della democrazia, nulla di strano, anzi un onore, se nella guerra per la liberazione nazionale del Kurdistan ci fosse un novello Dino Giacobbe”.
Ciò premesso, mi domando: non saremmo di fronte al deja vu, ovvero alla vieta e trita equazione: Indipendentista =terrorista? Conosciamo infatti e non da oggi l’accusa di terrorismo rivolta, agli Indipendentisti sardi nel passato, anche recente. Rammento la farsa del “complotto separatista” del 1981. Una farsa però con risvolti drammatici per chi – come Bainzu Piliu e Oreste Pili, tanto per ricordare due miei amici – patirono, innocenti, la tragedia immane del carcere, insieme a Doddore Meloni, ahimè, “ucciso dallo Stato”, l’anno scorso.
Ricordo ancora che alla fine degli anni ’80, il nuovo gerarca dell’Italia, Ciriaco De Mita, etichettò come “mezzoterroristi” i Sardisti. E più recentemente, nel 2006 l’Operazione “Arcadia” con l’arresto di Bruno Bellomonte, un dirigente del Movimento indipendentista “A Manca” e altri 10 indipendentisti. Bellomonte, dopo circa due mesi di carcere fu rimesso in libertà, in quanto nel periodo incriminato si trovava all’estero, e quindi era estraneo ai fatti contestatigli.
Ma fu di nuovo arrestato nel 2009 e sconterà ben 29 mesi di carcerazione preventiva. Sarà assolto dall’accusa di terrorismo dalla prima Corte d’Assise di Roma perché “il fatto non sussiste”. Il Pubblico Ministero aveva addirittura chiesto 10 anni e 7 mesi di reclusione. Bene. Oggi la repressione statale colpisce nuovamente un indipendentista.
Lungi da me teorie complottiste. Ma è possibile che carsicamente, venga rivolta al Movimento indipendentista. senza uno straccio di prova, l’accusa infamante di terrorismo? Non sanno o, meglio, fanno finta di non sapere, evidentemente, che chi, come gli Indipendentisti sardi, si batte per la liberazione della Sardegna dall’oppressione coloniale e statale e dunque chi combatte per cambiare lo stato delle cose presenti, considera il terrorismo un nemico, di qui il rifiuto netto e inequivocabile della violenza: per una pluralità di motivi.
Il terrorismo, – tale è stato quello italiano – disumano e crudele nella sua barbara ferocia, con l’assimilazione di tratti tipici dello Stato (la violenza, il disprezzo della vita), espropria la gente delle decisioni e delle lotte. Vorrebbe sostituirsi a queste per combattere in una guerra privata lo Stato e le sue articolazioni o i suoi simboli. Non capendo che la lotta per bande, magari uguali e contrapposte, è la negazione di una battaglia civile contro lo Stato, centralista e colonialista.
Il terrorismo anzi, lungi dal colpire lo Stato, lo rafforza, e ne giustifica e ne sollecita la repressione e le campagne d’ordine, magari attraverso leggi speciali e liberticide: e non sto parlando di ipotesi ma di una realtà storica che abbiamo già vissuto alla fine degli anni ‘70. Quando uno poteva essere fermato, interrogato, intercettato, non per il sospetto di un reato ma, come sostenne allora un brillante e insigne giurista, il Prof. Luigi Ferraioli dell’Università di Camerino, per il “reato di sospetto” E c’è di più: come e più dello Stato, il terrorismo cerca di liquidare ogni dissenso e ogni opposizione democratica, pacifica, non violenta, di massa: esso infatti con la sua logica di distruzione semina paura, panico, disorientamento, tensione. Spingendo alla passività, alla rinuncia, alla delega, alla privatizzazione della politica.
Il movimento indipendentista, nazionalista e sardista non vuole indossare alcun elmetto: perché l’elmetto è fuori e contro la cultura e la civiltà sarda, pacifica e pacifista. L’elmetto e le armi, gli eserciti e i terroristi – che non a caso giocano la loro partita sul terreno militare – appartengono alla civiltà dell’ordigno e della morte.
Appartengono alla civiltà urbana e metropolitana, non a caso si chiamavano «Br-guerriglia metropolitana». Duncas, andade-bo-che a su corru de sa furca e limbas malas apazis, terroristas de cale-si-siat ispessia e zenia! E Istadu italianu, lassa-nos in paghe!

Questa mattina in Sardegna sono scattate perquisizioni nei confronti di un foreign fighter nuorese e di altri due sospetti, tutti residenti in Sardegna – tra Cagliari e Nuoro-  nell’ambito di un’indagine dell’Antiterrorismo della Polizia e della Digos di Nuoro sulle attività di combattimento all’estero. Il nuorese Pierluigi Caria (noto Luisi Caria e Luiseddu), 33 anni, che ha combattuto con le milizie curde è considerato il foreign fighter. Nei suoi confronti è scattato  il sequestro preventivo del passaporto in quanto dalle indagini, coordinate dalla Dda di Cagliari, è emerso che l’uomo stava per ripartire per l’Iraq per poi raggiungere la Siria. Si tratta dell’unico provvedimento preso nei sui confronti insieme al divieto di espatrio. Non vi sarebbe nessuna fattispecie di cellula eversiva e viene solo ipotizzato ma non ancora contestato il reato di partecipazione ad organizzazione terroristica. Una delle altre perquisizioni è stata effettuata nei confronti del presidente dell’Asce (Associazione Sarda Contro l’Emarginazione), Antonello Pabis. Lo fanno sapere in una nota i portavoce del movimento indipendentista ‘Caminera Noa’ parlando  di Pabis come di un “sostenitore” della loro formazione politica.
Il riconoscimento dalla foto con la bandiera dei 4 mori.  Le indagini nei confronti dei tre sono partite dalla diffusione in rete di una foto in cui si vedono due miliziani, in tuta mimetica e con il volto travisato, uno armato di kalashnikov l’altro con il pugno sinistro alzato, dietro a due bandiere. Una della Bretagna antifascista l’altra con il simbolo dei quattro mori della Sardegna. I due militanti sono stati identificati e sono il bretone Olivier Francois Jean Le Clainche (conosciuto col nome di battaglia Kendal Breizh), morto in combattimento il 18 febbraio scorso e, appunto, Caria. Quest’ultimo era già stato in Siria e Iraq per combattere con le Ypg, le Unità di protezione del Popolo curde, e l’International Freedom Battalion, la brigata composta da militanti stranieri che affianca i curdi nella lotta all’Isis. Entrambe le sigle sono vicine al Partito dei lavoratori del Kurdistan, il PKK – ritenuto dalla Turchia e anche dalla Ue un’organizzazione terroristica ma da sempre in prima linea contro l’Isis. A Caria viene contestato il 270 bis, l’associazione con finalità di terrorismo. 
Le indagini e le perquisizioni su due cagliaritani. Le altre perquisizioni riguardano due giovani (uno è Antonello Pabis) che potrebbero essere collegati alla rete dei foreign fighter (soprattutto nello scenario Siria-Iraq). La prima perquisizione è scattata alle 6, seguita da un altro intervento in un altro appartamento. Ora le indagini e i controlli si sono allargate a tutta l’isola, e riguarderebbero le persone che negli ultimi mesi sono state in contatto con Caria, considerato una figura centrale. Un’operazione estesa – al di là dei due casi cagliaritani – anche a diversi paesi della Sardegna.
La solidarietà su Facebook, dagli indipendentisti e dal Manifesto sardo. Sul profilo Facebook del giovane Caria attivista indipendentista, figlio di Angelo Caria (fondatore di Sardigna Natzione) dal momento della diffusione della notizia si sono diffusi numerosi messaggi di solidarietà. Alcuni in sardo lo definiscono “patriotu sardu” e fanno riferimento alla sua lotta in supporto dei curdi. E molti chiedono: “Ma i terroristi non erano quelli dell’Isis?”. Anche la redazione de Il Manifesto sardo esprime vicinanza a Caria e attacca il modo in cui è stata diffusa la notizia. Così si legge in un post, sempre sui social: “Come redazione de Il manifesto sardo sappiamo riconoscere chi difende l’umanità dalla barbarie attraverso la solidarietà internazionale e non abbiamo nessuna intenzione di delegare la ricerca della verità e della giustizia ai comunicati stampa delle questure”. Il riferimento è alla militanza di Caria contro l’Isis, organizzazione terrorista di matrice islamica. Ancora più dure le parole di Liberu,  Lìberos Rispetados Uguales che diffonde attraverso Pier Franco Devias una nota di solidarietà incondizionata al “compagno indipendentista” (leggi qui). Stessa posizione per Sardigna Natzione che, attraverso le parole del leader Bustianu Cumpostu non ha dubbi sulla posizione di Caria: “Foreign fighter in Kurdistan? Non ci interessa cercare verifiche sull’ipotesi, perché riteniamo che per un indipendentista sardo sia normale appoggiare qualunque lotta di liberazione nazionale dei popoli oppressi come riteniamo legittimo che ogni indipendentista scelga la forma con la quale espletare tale dovere”. Da qui solidarietà a vicinanza a Luiseddu Caria, figlio del compianto Angelo, cresciuto in una famiglia di fede indipendentista (anche i suo fratelli Ines e Efis sono attivisti). “Siamo certi della sua buona fede, della sua onestà politica, della sua capacità di valutare le proprie scelte, della sua generosità, del suo impegno nella lotta per la libertà e per i diritti dei popoli e degli individui – aggiunge -. Non ci sono dunque né se e né ma, siamo a fianco di Luiseddu e lo sosterremo in tutto quello che sarà necessario perché non solo sia liberato da qualsiasi restrizione ma gli sia riconosciuto il merito per il suo alto impegno per la libertà e per la difesa dei diritti primari, dei popoli e delle persone”.
da qui


C’è anche il nome di Antonello Pabis, 72 anni, cagliaritano, attivista molto noto in Sardegna per il suo impegno per i diritti umani e presidente dell’Asce Sardegna (associazione contro l’emarginazione), tra i nomi delle persone coinvolte nell’indagine dell’Antiterrorismo della Polizia e della Digos di Nuoro sulle attività di combattimento all’estero. Ieri mattina le forze dell’ordine avevano perquisito la casa di Pierluigi ‘Luisi’ Caria, indipendentista e figlio di Angelo, fondatore di Sardigna Natzione. Nella stessa mattina è stata perquisita anche la casa di Pabis, a Selargius, ed è scattato il sequestro del suo telefono cellulare.
Nei confronti di Caria e di Pabis, per ora, non è stato notificato nessun atto di accusa. La Polizia è ancora alla ricerca di prove nell’ambito di un’inchiesta sui combattimenti di italiani all’estero in forze al Ypg, le Unità di protezione del popolo curdo. Il Ypg è legato al partito Pkk, considerato da Turchia, Stati Uniti e Unione Europea un’organizzazione terroristica nonostante dal 2014 i militanti di Ypg stiano combattono in Siria l’avanzata dell’Isis e siano riusciti a fermare i terroristi dello Stato islamico nella loro avanzata in Siria.
Da ieri sono tantissimi i movimenti, le associazioni, i gruppi e gli esponenti politici che hanno manifestato solidarietà a Luisi Caria e Antonello Pabis: tra tutti Il Manifesto sardo, Liberu, Bustianu Cumpostu.
Tra le ultime note, quella del Cagliari Social Forum, che ricorda l’attività dei combattenti curdi nella lotta all’Isis: “Organi di informazione ci fanno sapere che un ‘indipendentista sardo’ è stato fermato, perquisito e gli è stata negata la possibilità di recarsi oltre i confini nazionali. Nell’ambito della stessa operazione è stata perquisita l’abitazione di un nostro caro compagno, Antonello Pabis, di cui conosciamo l’impegno e la dedizione che ha prodigato e continua a prodigare nei confronti dei soggetti più deboli quale presidente dell’Asce e l’impegno che dimostra per la causa kurda. Non sappiamo se le motivazioni che vengono rivolte verso ‘l’indipendentista sardo’ siano veritiere o meno, non sappiamo cioè se corrisponde al vero che egli abbia combattuto a fianco delle brigate Ypg, una cosa balza, comunque, agli occhi: qualora egli lo abbia fatto non potrebbe essere additato come ‘Foreign fighter’ visto che questo termine viene usato per indicare i mercenari che si recano in Siria (e non solo) per combattere a fianco dei terroristi dell’Isis. Il compagno in questione, invece, ha scelto di stare dalla parte di chi l’Isis lo combatte, e combatte per la liberazione dei popoli. Pensiamo che questa operazione, e la sua tempistica, non siano frutto del caso ma rispondano ad una precisa logica: tenere buoni rapporti con la Turchia e Erdogan, per il quale, non dimentichiamo il Pkk continua ad essere una ‘associazione terroristica’ e che in virtù di leggi antiterrorismo fatte ad hoc continua a tenere in carcere migliaia di persone oltre che il leader riconosciuto del Popolo kurdo Ocalan e l’Arabia Saudita e il Qatar sponsor e finanziatori, nemmeno tanto occulti, dell’esercito Isis. Dimostrando noi la nostra solidarietà ai compagni, chiediamo che l’agenda dei pubblici ministeri non venga dettata da ‘difensori dell’ordine pubblico’ alla Erdogan, che l’Italia tolga dalla lista nera del terrorismo il Pkk, che si adoperi per la liberazione del leader Ocalan e di tutti i prigionieri politici in Turchia. Che si attui un serio embargo, militare, politico, commerciale, culturale nei confronti di nazioni che finanziano, armano e sostengono organizzazioni terroristiche come l’Isis, Turchia, Qatar ed Arabia Saudita in testa. Chiediamo – conclude la nota di Cagliari Social Forum – che l’attenzione della stampa si rivolga con correttezza e puntualità anche alle operazioni repressive che la magistratura e le forze dell’ordine attuano, ingiustamente, da molti anni nei confronti delle compagne e dei compagni che si impegnano sul campo dell’antimilitarismo, della difesa delle minoranze e dei popoli oppressi, contro il fascismo dilagante anche istituzionale e non si limitino alla diffusione di notizie farraginose e confusionarie prodotte in altri luoghi”.
Sconcerto sull’inchiesta e le perquisizioni verso Luisi Caria e Antonello Pabis anche dalla rete antimilitarista A Foras: “Rimaniamo quanto meno basiti nell’apprendere di un’azione antiterroristica eseguita nei confronti di chi quel terrore, arrivato sino in Europa, si presume lo abbia combattuto sul campo al costo della propria vita. Se aggiungiamo che la Turchia è nota finanziatrice delle bande di jihadisti tutt’ora presenti in Siria e che parallelamente stringe solidi rapporti economici e politici con l’Italia e l’Unione Europea (soprattutto per quanto riguarda i migranti) allora il quadro ci sembra molto più chiaro. Per questo portiamo solidarietà a tutti gli indagati ed in particolare a due di essi impegnati con A Foras nella lotta contro l’occupazione militare della Sardegna, un’occupazione per mano dello stato italiano che negozia con i veri terroristi”.
Solidarietà anche dal movimento Caminera Noa: “Non ci interessa verificare la veridicità delle accuse mosse dalle veline diramate dalle questure perché riteniamo legittima la lotta ai fanatici fascisti di Daesh che dal 2012 hanno insanguinato il nord della Siria, condannando migliaia di persone alla fuga e alla disperazione, distruggendo le loro case e strappandole alle loro terre. Sono stati proprio i curdi dell’Ypg, perdendo centinaia se non migliaia di uomini e donne, ad aver contribuito più di tutti alla disfatta dell’Isis in Siria. Riteniamo dunque che l’accusa di terrorismo vada non solo respinta con sdegno e preoccupazione in quanto del tutto infondata ma che rappresenti l’ennesima operazione repressiva nei confronti di chi da sempre si batte per affermare il diritto alla libertà, alla democrazia e all’indipendenza del Kurdistan.Non ci sorprende affatto che simili accuse vengano fatte alla vigilia delle elezioni regionali poiché è chiaro l’intento di inquinare il dibattito politico e nascondere ai sardi la natura dei loro problemi, a cominciare dall’occupazione militare, dalle devastazioni ambientali e dalla produzione e il traffico d’armi che interessa l’isola e che vede da sempre contrapposti coloro che si battono nelle file del movimento per l’emancipazione nazionale e sociale del popolo sardo. Caminera Noa ribadisce quindi il suo sostegno e la sua vicinanza ai combattenti per la libertà e la democrazia che, con estrema generosità e anche a rischio della propria vita, si sono battuti contro i terroristi dell’Isis ed ogni forma di fascismo e fanatismo, condannando con forza la natura intimidatoria delle perquisizioni che hanno colpito in queste ore oltre che Luisi Caria, il presidente dell’Asce e sostenitore di Caminera Noa”.
Nella mattinata di domenica arriva anche la solidarietà di Claudia Zuncheddu, di Sardigna Libera. “Gli indipendentisti sardi non possono essere, ancora una volta, criminalizzati con l’alibi di ‘presunto terrorismo internazionale’ solo perché lottano per la giustizia e la libertà dei popoli oppressi e contro i terroristi dell’Isis in Medio Oriente. Sardigna Libera esprime la propria solidarietà a Luigi Caria e ad Antonello Pabis, perseguiti ingiustamente da azioni poliziesche tendenti a creare confusione ed intimidazione nella scena politica sarda. Con l’accusa di “partecipazione a organizzazioni internazionali terroriste” si vorrebbe mettere sullo stesso piano chi lotta in Kurdistan contro l’Isis alla stessa stregua dei reali terroristi dell’Isis. E’ come dire che le truppe americane, che hanno appoggiato le organizzazioni del popolo Kurdo sostenendole contro il terrorismo jihadista dell’Isis, siano anch’essi terroristi. Non vorremo che questi “interventi pasticciati” da parte degli organismi dello Stato, siano frutto del clima sociale e politico che si sta creando volutamente in Italia. Il Ministro dell’Interno Salvini, leader del cosiddetto “governo del cambiamento” Lega-M5S, ha promosso una feroce campagna razzista e xenofoba contro tutti i diversi, dai migranti agli occupanti di case per necessità, giustificando tutto con l’alibi della Sicurezza. Gli avvenimenti di razzismo e di fascismo di questi ultimi tempi, hanno generato un clima di odio razziale e di violenza tanto che gli stessi organismi dell’ONU hanno messo sotto osservazione la situazione antidemocratica creatasi in Italia. L’antifascismo che è alla base della Costituzione italiana, a cui i governi si dovrebbero attenere, è stato il principio della lotta contro la dittatura fascista e nazista che privava della libertà ed opprimeva con la violenza armata il popolo dell’Italia, della Sardegna e di tutta l’Europa”.


Dalla sigla indipendentista Liberu (Lìberos Rispetados Uguales) arriva piena solidarietà a Pierluigi Caria, il giovane nuorese al centro di un’inchiesta per terrorismo internazionale considerato un foreign fighter. Oggi è scattato il sequestro preventivo del passaporto e alcune perquisizioni tra Cagliari e Nuoro su altri due sospetti (indagini della Polizia e della Digos di Nuoro, coordinate dalla Dda di Cagliari). Così si legge in una nota diffusa su Facebook: “Liberu esprime sdegno e preoccupazione per l’ennesima azione repressiva della polizia politica italiana a danno di indipendentisti e di antimperialisti. Nello specifico, come si apprende da fonti giornalistiche, un indipendentista sardo, Pierluigi Caria, sarebbe stato accusato assieme ad altre due persone di aver sostenuto i combattenti curdi dell’YPG”. Liberu contesta la ricostruzione della Polizia e della Digos di Nuoro che segue l’inchiesta con il coordinamento della Dda di Cagliari: “Ma in Sardegna si conoscono bene i sommari metodi investigativi della polizia politica e l’abitudine di spacciare le ipotesi per “prove”, per cui innanzitutto dubitiamo fortemente della stessa fondatezza dell’accusa ed esprimiamo sconcerto per l’imputazione di “terrorismo” che viene mossa. Noi crediamo che sia assurdo accusare una persona, chiunque essa sia, di “terrorismo” per l’ipotesi che abbia potuto aiutare i curdi che a migliaia hanno perso la vita combattendo contro i terroristi dell’Isis”. Da qui addirittura, secondo il partito “lo sconfinamento nell’assurdo”. In chiusura: “A questo punto pare di capire che la repressione politica sposti l’asse dalla consueta pratica dell’illazione, a quella dell’assurdo: si accusano di terrorismo i nemici dei terroristi, si colpisce chi colpisce i terroristi”.

L’opinione di Claudia Zuncheddu
Gli indipendentisti sardi non possono essere, ancora una volta, criminalizzati con l’alibi di “presunto terrorismo internazionale” solo perché lottano per la giustizia e la libertà dei popoli oppressi e contro i terroristi dell’Isis in Medio Oriente.
Sardigna Libera esprime la propria solidarietà a Luigi Caria e ad Antonello Pabis, perseguiti ingiustamente da azioni poliziesche tendenti a creare confusione ed intimidazione nella scena politica sarda.
Con l’accusa di “partecipazione a organizzazioni internazionali terroriste” si vorrebbe mettere sullo stesso piano chi lotta in Kurdistan contro l’Isis alla stessa stregua dei reali terroristi dell’Isis.
E’ come dire che le truppe americane, che hanno appoggiato le organizzazioni del popolo Kurdo sostenendole contro il terrorismo jihadista dell’isis, siano anch’essi terroristi.
Non vorremo che questi “interventi pasticciati” da parte degli organismi dello Stato, siano frutto del clima sociale e politico che si sta creando volutamente in Italia.
Il Ministro dell’Interno Salvini, leader del cosiddetto “governo del cambiamento” Lega-M5S, ha promosso una feroce campagna razzista e xenofoba contro tutti i diversi, dai migranti agli occupanti di case per necessità, giustificando tutto con l’alibi della Sicurezza.
Gli avvenimenti di razzismo e di fascismo di questi ultimi tempi, hanno generato un clima di odio razziale e di violenza tanto che gli stessi organismi dell’ONU hanno messo sotto osservazione la situazione antidemocratica creatasi in Italia.
L’antifascismo che è alla base della Costituzione italiana, a cui i governi si dovrebbero attenere, è stato il principio della lotta contro la dittatura fascista e nazista che privava della libertà ed opprimeva con la violenza armata il popolo dell’Italia, della Sardegna e di tutta l’Europa.
Il movimento indipendentista Sardigna Libera, notoriamente antifascista, pacifista, antirazzista ed internazionalista, ribadendo la propria solidarietà a Luigi Caria e ad Antonello Pabis, esprime preoccupazione per il clima di repressione che si vuole adottare forzatamente contro ogni forma pacifica di dissenso.
Non vorremo che in prossimità delle elezioni Regionali, ancora una volta, si creassero provocazioni contro i movimenti indipendentisti ed identitari sardi, che non sono né agli ordini, né allineati con i blocchi vecchi e nuovi dei partiti italiani.

giovedì 16 novembre 2017

L’Onu contro Madrid? - Francesco Casula

 

La nota contro Madrid giunge da Ginevra, cuore della Riforma protestante, di libertà di coscienza e di fede; simbolo di tolleranza e di democrazia federalista, anti savoiarda. Parlo del documento siglato dall’avvocato Alfred de Zayas il 25 ottobre scorso e diffuso in questi giorni sulla Rete ma non sui grandi giornali italiani ed europei che si guardano bene dal pubblicarlo: intenti come sono, pisciatinteris e cialtroni legulei, a osannare il franchismo di Rajoy. Zayas, americano, attualmente professore di diritto internazionale presso la Scuola di Diplomazia di Ginevra, ha esercitato la propria professione in diritto societario e diritto di famiglia a New York. Dal 2012 ricopre il ruolo (nominato dall’ONU) di “Esperto Indipendente per la promozione di un ordine internazionale democratico ed equo”. Il documento, moderato, sorvegliato e compassato nella forma, è netto e duro nella sostanza e demolisce, facendoli a pezzi, tutto l’armamentario giuridico e la paccottiglia politica messa in campo ed esibita dal Governo centrale di Madrid contro la Catalogna. Ad iniziare dal mito e dal tabù sacrale del principio della “integrità territoriale”. Confermando quanto già detto dalla Corte Internazionale di giustizia dell’Aja, (nel suo pronunciamento del luglio 2010, sulla dichiarazione unilaterale di indipendenza del Kosovo, di 2 anni prima), afferma a questo proposito che “il principio dell’integrità territoriale è importante, come è stato inteso in molte delle risoluzioni delle Nazioni Unite, incluse le risoluzioni 2625 e 3314 dell’Assemblea Generale”. Esso cioè prosegue Zayas “è destinato ad essere applicato esternamente, per vietare minacce straniere o incursioni nell’integrità territoriale degli Stati sovrani” Dunque “Questo principio non può essere invocato per sviare il diritto di tutte le persone, garantito dall’articolo 1 dei Patti internazionali sui diritti dell’uomo, a esprimere la loro voglia di controllare il loro futuro. Il diritto all’autodeterminazione è un diritto dei popoli e non prerogativa degli Stati di concedere o negare. In caso di conflitto tra il principio dell’integrità territoriale e il diritto umano all’autodeterminazione, quest’ultima prevale”. Chiaro? In altre parole il principio di integrità territoriale degli Stati, va inteso esclusivamente come divieto di intaccarla tramite minacce, incursioni o altre azioni belliche ad opera di Stati stranieri; mentre é del tutto legittima – e tutelata da vari trattati internazionali – se origina dall’interno, come espressione democratica da parte della popolazione di un territorio. E’ il caso dei Catalani: che attraverso il voto nelle elezioni della Comunità autonoma, attraverso il Referendum e – perché non dirlo e sottolinearlo? – attraverso una massiccia, democratica, non violenta, gioiosa, partecipazione popolare di massa, hanno inequivocabilmente, nella stragrande maggioranza, scelto l’opzione dell’Autogoverno, dell’Autodeterminazione e dell’Indipendenza. Anche l’incipit del documento era stato chiaro e netto: “Deploro la decisione del governo spagnolo di sospendere l’autonomia catalana. Questa azione costituisce una regressione nella tutela dei diritti umani, incompatibile con gli articoli 1, 19, 25 e 27 del Patto internazionale sui diritti civili e politici. Ai sensi degli artt. 10, n. 2, e 96 della Costituzione spagnola, i trattati internazionali costituiscono la legge del Paese e, di conseguenza, la legge spagnola deve essere interpretata conformemente ad essi”. Fuori legge, secondo l’esperto dell’ONU, è dunque Rajoy e non i dirigenti catalani. E prosegue: “Negare ad un popolo il diritto di esprimersi sulla questione dell’autodeterminazione, negando la legittimità di un referendum, usando la forza per impedire l’organizzazione di un referendum e annullare l’autonomia di un popolo per punizione, costituisce una violazione dell’Articolo 1 del Patto internazionale sui diritti civili e politici e del Patto internazionale sui diritti economici, sociali e culturali. In alternativa, affrontare l’aspirazione dei popoli all’autodeterminazione in modo tempestivo è un’importante misura di prevenzione dei conflitti, come dimostrano le innumerevoli guerre che si sono verificate dal 1945 che hanno trovato la loro origine nel rifiuto dell’autodeterminazione. Occorre incoraggiare il dialogo e la negoziazione politica per prevenire la violenza”. Dialogo e negoziazione dunque: che i Catalani hanno sempre sostenuto. Non manganelli, galera, repressione: come ha praticato Madrid. ”Naturalmente – scrive ancora Zayas – ci sono molti popoli in tutto il mondo che aspirano all’autodeterminazione, sia interna a forma di autonomia che esterna in forma di indipendenza. E mentre la realizzazione dell’autodeterminazione non è automatica o auto-esecutiva, è un diritto umano fondamentale che la comunità internazionale dovrebbe aiutare ad attuare. Anche il diritto internazionale dell’autodeterminazione è andato ben oltre la semplice decolonizzazione. Applicando i 15 criteri contenuti nel mio rapporto del 2014 (paragrafi 63-77), è evidente che nessuno Stato può utilizzare il principio dell’integrità territoriale per negare il diritto di autodeterminazione, e che gli argomenti sulla legittimità delle azioni intraprese dal parlamento eletto in Catalogna sono immateriali. Tali argomenti non annullano il carattere ius cogens dell’autodeterminazione. L’unica soluzione democratica per uscire dall’attuale vicolo cieco, è sospendere le misure repressive e organizzare un referendum per determinare i veri desideri della popolazione interessata. Tale referendum dovrebbe essere monitorato dagli osservatori UE, OSCE e privati, compreso il Centro Carter “. Bene. E’ quello che vuole la Catalogna. Dopo questo autorevole pronunciamento li voglio proprio vedere i “democratici” (europei, italici e nostrani) schierarsi ancora con il franchismo e con Rajoy, leader del Partito più corrotto del mondo. Li voglio proprio vedere schierarsi a favore di provvedimenti liberticidi: arresti, esautoramento del legittimo e popolare governo catalano, abolizione dell’Autonomia e delle conquiste democratiche, imposizione delle elezioni. La voglio proprio vedere l’Europa “dei diritti” a fianco di una Restaurazione forcaiola, che utilizza tutto l’armamentario repressivo, poliziesco e militare per far ripiombare la Catalogna in un passato illiberale, autoritario e fascista, che pensavamo morto e sepolto. Gli uomini liberi, i sardi liberi, non possono che sostenere la sacrosanta battaglia dei Catalani e il loro diritto all’Autodeterminazione.