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lunedì 3 giugno 2024

4 3 2 1 - Paul Auster

Paul Auster segue le vite di quattro Ferguson, ognuno con la sua vita possibile, negli anni '50-'60 del secolo scorso, nel New Jersey.

Ferguson ama il cinema, i libri, l'arte, Ferguson, come abbiamo fatto noi, cresce con i film, i libri, l'arte, scopre il mondo.

uno dei grandi amori è quello per Stan Laurel e Oliver Hardy (come noi, quando apparivano in tv, Oggi le comiche si chiamava il programma, tutti eravamo davanti alla tv, a casa di chi ce l'aveva, a ridere come pazzi) e poi il grande cinema europeo e indipendente Usa (noi lo vedevamo in qualche cineforum, diversi da quelli di Ferguson, ma non troppo).

e poi Ferguson scopre anche l'Amicizia e l'Amore, ai tempi del Vietnam.

la calamita Europa attira Ferguson, poteva non farlo?

De te fabula narratur, diceva Orazio, Ferguson c'est moi, direbbe Flaubert Auster (e noi con lui).

leggete 4321, un non tascabile da 900 pagine da non perdere, nessuno se ne pentirà


ps: la storiella dei nomi strani a Ellis Island non è troppo lontano dal vero, vedi qui i registri, a volte ci sono errori di trascrizione, chiamiamoli così.

 

 

  

Ci sono libri che riempiono di silenzio. Cubi di Rubik colorati e complessi che si prendono tutta la concentrazione e l’attenzione che si ha a disposizione per il tempo in cui li hai tra le mani. Non è il silenzio attonito di fronte alla tragedia, e nemmeno quello annoiato di quando ci si ritrova il pensiero azzerato davanti al nulla o a un’estrema superficialità. Sono personaggi, quelli di Auster, che mi rifiuto di credere esistenti solo sulla carta e tra i pensieri di qualcuno. Da quando li ho incontrati me li sento scivolare accanto, quotidianamente. In fila alla cassa del supermercato, mentre carico la lavatrice o sul sedile posteriore della macchina, mentre cerco parcheggio in centro. Si muovono con me nel mondo e, talvolta, mi sorridono lievi. E questo rende il mio mondo migliore. Lo consiglio assolutamente.

da qui

 

Sinceramente 2000 caratteri non basterebbero a descrivere questo capolavoro. Dentro c'è tutto: amore; odio; scrittura; una sconfinata quantità di citazioni di altre opere; ma soprattutto il Caso, le minuscole e incontrollabili situazioni che possono fare della vostra vita qualsiasi cosa. Essendo appunto un romanzo sulla vita, non troverete una trama vera e propria, sarà sicuramente lento e per l'impostazione del romanzo stesso alcune cose potrebbero risultare ripetitive. Detto questo il mio consiglio è: prendetelo e leggetelo. Se vi piace, avrete tra le mani uno dei romanzi migliori degli ultimi vent'anni; se non vi piace, pazienza, valeva la pena tentare.

da qui

 

Sliding Doors. La stessa persona, 4 vite diverse (con alcuni inquietantemente stabili punti) che si dividono fin dall'infanzia soprattutto (è il caso di sottolineare) per scelte altrui. Il romanzo è scorrevole, veloce e coinvolgente. Si arriva a fare il tifo per il nostro protagonista in ogni sua realtà e a sentirsi parte delle sue scelte, che comunque saranno condizionate in parte dai primi cambiamenti. Fino a che i 4 sentieri si assottigliano e scompaiono, e torna un'unica strada maestra. Al di là della storia in sé (sorprendente nonostante parli di vite normali) un esercizio stilistico entusiasmante.

da qui

 





lunedì 7 novembre 2022

Elogio ai migranti economici


I migranti economici sono quelle persone che abbandonano il loro paese (sperando un giorno di tornarci) per cercare un lavoro che permetta di vivere e mandare un po’ di soldi a casa.

Mio nonno era un migrante economico, all’inizio del ‘900 ha lavorato in Francia, in Algeria (quando era una colonia francese) in miniera, a Genova all’Ansaldo, voleva andare negli Stati Uniti, anni di pacchia, senz’altro.

A Ellis Island (chi non sa veda questo film) c’è un database (ecco il sito: https://www.libertyellisfoundation.org/passenger) con i nomi di decine di milioni di persone passate per quell’isoletta, vicino alla Statua della Libertà.

In Brasile e in Argentina sono arrivati qualche altro milione di italiani, fra gli altri, e qualche italiano, mi sembra, è andato in Francia, Belgio, Paesi Bassi, in Gran Bretagna, in Spagna, anche adesso.

Ma restiamo a Ellis Island: ho provato a frugare solo in quel database e ho trovato che sono stati registrati

Meloni 479 persone

Salvini 255 persone

Butti 240 persone

Fazzolari 232 persone

Musumeci 460 persone

Locatelli 557 persone

Nordio 113 persone

Crosetto 102 persone

Giorgetti 550 persone

Urso 1246 persone

Calderone 1362 persone

Bernini 174 persone

Schillaci 562 persone

 

Delle due l’una: o quei melonisalviniursogiorgetti erano tutti rifugiati e perseguitati politici come Pertini, i fratelli Rosselli, Gobetti oppure erano, udite, udite, che SCANDALO, che ORRORE, erano MIGRANTI ECONOMICI.

I melonisalviniursogiorgetti che governano l’Italia dovrebbero chiedere l’espulsione, e il rimpatrio in Italia di tutti i melonisalviniursogiorgetti (e i loro discendenti) che popolano il mondo, indegni migranti economici.

Se non lo faranno mi viene in mente quel pensiero sintetico ed efficace di Boris Vian (lo indirizzava al dottor Schweitzer), che con mio nonno migrante economico (morto da molti anni, ma sarebbe d’accordo, lo so) potremo indirizzare ai signori salvinidimaioconte (e a tutti quelli che disprezzano i migranti economici), parole semplici e chiare: CI FATE CACARE!


da qui

martedì 3 luglio 2018

Elogio dei migranti economici


I migranti economici sono quelle persone che abbandonano il loro paese (sperando un giorno di tornarci) per cercare un lavoro che permetta di vivere e mandare un po’ di soldi a casa.

Mio nonno era un migrante economico, all’inizio del ‘900 ha lavorato in Francia, in Algeria (quando era una colonia francese) in miniera, a Genova all’Ansaldo, voleva andare negli Stati Uniti, anni di pacchia, senz’altro.

A Ellis Island (chi non sa veda questo film) c’è un database (ecco il sito: https://www.libertyellisfoundation.org/passenger) con i nomi di decine di milioni di persone passate per quell’isoletta, vicino alla Statua della Libertà.
In Brasile e in Argentina sono arrivati qualche altro milione di italiani, fra gli altri, e qualche italiano, mi sembra, è andato in Francia, Belgio, Paesi Bassi, in Gran Bretagna, in Spagna, anche adesso.
Ma restiamo a Ellis Island: ho provato a frugare solo in quel database e ho trovato che sono stati registrati 255 volte Salvini, 1990 persone col cognome Di Maio, 6535 italiani col cognome Conte.
Delle due l’una: o quei salvinidimaioconte erano tutti rifugiati e perseguitati politici come Pertini, i fratelli Rosselli, Gobetti oppure erano, udite, udite, che SCANDALO, che ORRORE, erano MIGRANTI ECONOMICI.
I salvinidimaioconte che governano l’Italia dovrebbero chiedere l’espulsione, e il rimpatrio in Italia di tutti i salvinidimaioconte (e i loro discendenti) che popolano il mondo, indegni migranti economici.
Se non lo faranno mi viene in mente quel pensiero sintetico ed efficace di Boris Vian (lo indirizzava al dottor Schweitzer), che con mio nonno migrante economico (morto da molti anni, ma sarebbe d’accordo, lo so) potremo indirizzare ai signori salvinidimaioconte (e a tutti quelli che disprezzano i migranti economici), parole semplici e chiare: CI FATE CACARE!


giovedì 16 marzo 2017

Quando il nonno (migrante) di Trump chiedeva di non essere espulso dal suo Paese – Giulio Cavalli

su http://libertyellisfoundation.org/passenger-result risultano essere passati 277 Trump, di cui molti tedeschi, per Ellis Island, di cui uno, Friedrich, nonno di Donald, risulta registrato.

ecco cosa ne scrive Giulio Cavalli:

Quando il nonno (migrante) di Trump chiedeva di non essere espulso dal suo Paese – Giulio Cavalli

Alla fine la Storia (quella maiuscola) ritorna. Sempre. E quando riemerge smutanda i potenti anche se sono seduti sui troni più alti del mondo. Così succede che Donald Trump, l'uomo che alla guida dell'America si ostina a volere catalogare le persone in base all'etnia, oggi venga smentito addirittura dal nonno.
La scoperta l'ha fatta il quotidiano tedesco Bild e il Washington Post l'ha subito rilanciata: è il ritrovamento della lettera con cui Friedrich Trump (nonno del Presidente USA) nel 1905 implorava il principe reggente Luitpold di Baviera per non vedersi revocata la cittadinanza tedesca e non essere espulso verso gli Stati Uniti. Le parole, per ironia della storia, risuonano terribilmente contemporanee.
Friedrich Trump nasce a Kallstadt, città bavarese, nel 1869 e decide di emigrare per l'America all'età di 16 anni. Il suo trasferimento verso gli USA gli evita di prestare il servizio militare obbligatorio. Pur avendo fatto fortuna in America il nonno di Trump viaggiava spesso verso la Germania e quando conobbe e sposò Elisabeth; decise, nel 1904, ormai arricchito, di tornare definitivamente in terra tedesca.
Il mancato servizio di leva però si rivelò un imprevisto ostico: secondo la legge tedesca il mancato compimento del servizio militare obbligatorio comportava l'automatica decadenza della cittadinanza e l'espulsione.  Friedrich Trump le tentò tutte per riuscire a cavarsela fino a impugnare carta e penna per scrivere al principe reggente
Nella lettera (che inizia con un barocco "Serenissimo, potentissimo principe reggente! Reggente e Signore pieno di grazia!") Trump racconta di essere cresciuto in una famiglia semplice e onesta educato fin da piccolo "alla diligenza e alla pietà, alla regolare frequentazione delle scuole e alle funzioni di chiesa, all’obbedienza assoluta verso l'alta autorità". Racconta del suo apprendistato presso un barbiere e delle iniziative imprenditoriali in USA ("ho portato avanti la mia attività con diligenza, discrezione e prudenza. La benedizione di Dio era con me, e sono diventato ricco. Ho ottenuto la cittadinanza americana nel 1892"), fino all'incontro con la moglie e la decisione di ritornare in Germania ("Purtroppo, lei non tollera il clima di New York, e quindi sono tornato con la mia amata famiglia a Kallstadt"). "Ma d'improvviso, come un fulmine a ciel sereno, – scrive Trump – ci è arrivata la notizia che il Ministero aveva deciso che dovessimo lasciare la nostra residenza qui nel Regno di Baviera. Siamo rimasti immobilizzati dalla paura; la nostra vita familiare felice è stata offuscata. Mia moglie è stata presa dall’angoscia, e la mia amata bambina si è ammalata. "Perché dovremmo essere espulsi?", scrive Trump, "è troppo difficile per una famiglia. Che diranno i nostri concittadini se persone oneste si trovano ad affrontare un tale decreto – oltre alle grandi perdite materiali in cui anche loro incorrerebbero? Vorrei diventare di nuovo un cittadino bavarese". La lettera si conclude con: "Il vostro umile e obbediente, Friedrich Trump”
Basterebbe cambiare l'anno, il luogo e la firma perché questa lettera fosse una delle tante richieste di comprensione che arrivano in queste settimane da chi, residente da anni in USA, è diventato improvvisamente "straniero" per una firma del presidente Trump. Basterebbe leggere la paura, l'angoscia e l'offuscamento della felicità descritti da nonno Trump per comprendere senza troppa fatica che gli errori (e i dolori) sono gli stessi. I diritti, del resto, sono quasi sempre quelli degli altri ma quando ci toccano da vicino, chissà perché, siamo tutti pronti a considerarle tragedie. E oggi, Friedrich Trump, forse è messicano.

E chissà che ne dice, rileggendola, suo nipote Donald.

martedì 25 ottobre 2016

gli eroi di Gorino

non sanno che frugando nel sito http://www.ellisisland.orgnel quale sono registrati gli ingressi, solo negli Usa – tralasciando dunque il Sudamerica – nell’isola di Ellis Island (per ricordare, o sapere, si può iniziare dal bel film di Emanuele Crialese «Nuovomondo», del 2006), fra il 1892 e il 1924, nei molti milioni di emigranti (allora avevano la e davanti) italiani ci sono 399 Bossi, 128 Salvini, 196 Maroni.
oggi i loro discendenti affonderebbero volentieri le navi nelle quali gli emigranti con il loro nome viaggiavano in terza classe o li rimanderebbero indietro, a casa loro, a morire di fame, senza neanche perdere qualche minuto a parlarci. 
gli eroi di Gorino fanno le barricate per non ospitare 11 donne di un altro colore.
chissà se qualche illustre abitante di Goro e Gorino nel secolo scorso è stato in Libia, Etiopia, Eritrea o Somalia a portare la civiltà.