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mercoledì 16 febbraio 2022

Sardigna ruja – Gianfranco Pintore


Un libro pubblicato nel 1981, e poi scomparso.

È un libro scomodo, dipinge la realtà come è, mica solo in Sardegna, un libro così lo capiscono in tutto il mondo, in India, in Messico, in Val di Susa, in Nigeria, insomma tutti i paesi rappresentati all’Onu (ma anche quelli non rappresentati) sono coinvolti.

Una potente impresa petrolchimica vuole insediarsi in Sardegna (e volere è potere), compra politici, compra giornali, compra le persone, con la promessa dei posti di lavoro (cose così non succedono mai, robe da romanzo, vero?).

C’è chi prova a resistere, con mezzi legali e no, ma storie così è difficile, molto difficile, che finiscano bene, il Potere non fa prigionieri.

Gli esempi sono infiniti, attivisti, indigeni, politici e giornalisti non in vendita l’hanno sempre pagata, a volte con la galera, a volte con la vita.

 

I romanzi servono per evadere (che è un modo per fare politica) oppure per fare politica con altri mezzi, Sardigna ruja è di quelli del secondo tipo.

Abbiamo bisogno di libri che ci ricordino che il nostro non è il migliore dei mondi possibili.

 

Il romanzo inizia cosi:

I carabinieri spararono a raffica. Di tanto in tanto, nell’aria secca e pulita, rimbomba un colpo di moschetto. Due li hanno presi stamattina, quando la giustizia ha liberato Giacomo Lavini. Dicono che sono feriti: Pascale alla spalla e Chichissu a una coscia.
In piazza siamo rimasti solo una decina a sentire il conflitto a fuoco, laggiù. I vecchi dicono che un marzo così freddo non l’hanno mai conosciuto, colpa delle atomiche e dei razzi che bucano il cielo.
Molti sono seduti dentro il bar ed escono a ogni colpo di moschetto e interpretano che cosa sta succedendo.
Il vento si trascina giù il gelo dal monte. C’è una donna e ha gli occhi sbarrati; ha un fremito ogni volta che sente i mitra della giustizia. Aspetta, come tutti noi, che risponda il colpo secco del moschetto per sapere che l’uomo è ancora vivo. Due soli sanno con certezza a chi stanno sparando.
Una è la donna dalla grande pancia gonfia che allarga la sottana. L’altro sono io.
Dissenti ha una sola speranza. Che cali presto la notte. Con il buio è salvo. Conosce troppo bene SU Pradu perché lo possano prendere al buio. Dicono che anche il maresciallo Sanna conosca bene questo terreno. Ma per Dissenti è diverso: lui, lì, ci ha fatto il pastore. Difficile che l’altro conosca così come le conosce Dissenti le grotte, le nurre, le forre che si infilano nel ventre dei colli.
La gente è zitta. Ci appoggiamo al pullman fermo in piazza. È un riparo dal vento. Zia Mauredda, invece, è ferma davanti al muretto. Le folate le muovono di dietro il fazzoletto nero annodato sulla testa. Anche gli altri hanno capito. Mariangela Floris le si avvicina: “Venite, zia Maure’; vi accompagno a casa”.
Lei si volta, guarda la ragazza. È come se si fosse accorta solo ora della presenza di tanta gente: “Sì, andiamo”.
Ci passa vicino, tenendo Mariangela stratta per un braccio. Si aggiusta con l’altra mano i capelli sotto il fazzoletto. Ziu Jubanne Cossu le va incontro: “Coraggio, Maure’. Vedrete che ce la fa”.
“Chissà chi sarà quel meschinetto” risponde lei a voce alta. Poi stringe la mano sul braccio di Mariangela. “Beh, andiamo. Non mi volevi accompagnare a casa?”
Un’altra scarica di mitra. Ci rigiriamo a guardare zia Mauredda. No si volta neppure, ha solo un attimo di esitazione, poi continua a camminare, impettita. Ora la gente riprende a parlare, a dare consigli all’uomo braccato dai carabinieri. Qualcuno si dirige al bar. Ziu Jubanne Cossu mi si piazza davanti: “O Ma’, perché?”.
“Che cosa perché, ziu Juba’?”
“Perché sta succedendo tutto questo bordello?”
“Peggio per chi ha fatto la spia, ziu Juba’. Non vorrei esser lui neanche per tutto l’oro del Perù.”
Il vecchio mi guarda, fisso, scuote la testa. Si toglie il berretto e se lo riposa strisciandoselo sul capo. “L’ha fatta grossa, quel qualcuno, e la pagherà cara.”...

da qui

 

 

qui e qui si ricorda Gianfranco Pintore

 

 

  


 

mercoledì 9 febbraio 2022

Sardegna - Regione o colonia? – Gianfranco Pintore


Nel 1974 Gianfranco Pintore pubblicò per l’editore Mazzotta “Sardegna-Regione o colonia?”.

È un’inchiesta giornalistica, un saggio, un lavoro partigiano, con gli strumenti dei fatti e delle parole, per (di)mostrare come il Capitale e il Potere, nella loro necessità di uniformare e anonimizzare la realtà, condussero una guerra politica, militare, economica contro la Sardegna interna, e soprattutto contro quel simbolo e nodo di Resistenza che allora era Orgosolo.

Giornalismo esemplare, testimonianza di una lotta senza quartiere, fra oppressi e oppressori. avvincente come la letteratura, una storia di Resistenza, in tempi non lontani in cui “la Rivista dell’Arma dei Carabinieri pubblicava due articoli, uno nel 1967 e uno nel 1969, con soluzioni estreme contro i banditi: “Si adoperino gli stessi mezzi del maresciallo Graziani contro i ribelli in Cirenaica”, e “Vogliamo che nelle battute delle foreste del Supramonte si usino i lanciafiamme. si seguano razionali sistemi di caccia con squadriglie armate di mortai e di armi automatiche, come facevano i Tedeschi negli Appennini contro i partigiani” (https://www.sardiniapost.it/cronaca/quando-scrivevano-buttiamo-il-napalm-sui-sardi/)

Un libro da rileggere, per non dimenticare.

 


 


[…] Nel 1868, il Consiglio comunale di Nuoro, formato da non pochi grossi proprietari, decise di vendere ai privati i terreni di “Sa Serra” e il “comunale”, ancora aperti al pascolo libero. I pastori, nel giro di poco tempo, avrebbero dovuto ritirare le greggi che pascolavano in quei territori. Il “piano di lottizzazione” prevedeva la vendita “a rate”: chi avesse fatto domanda per ottenere in proprietà i terreni, avrebbe potuto pagare subito la metà del prezzo pattuito e l’altra metà, come si direbbe oggi, “in comode rate”. Il 26 aprile, avvenne la violenta rivolta de su connottu. Cominciarono una cinquantina di pastori e contadini poveri a manifestare sotto la sede della sottoprefettura di Nuoro. Gridavano a su connottu, vogliamo che si torni al conosciuto, alle terre in comune.

In poche ore i manifestanti diventarono alcune centinaia in marcia verso il comune. Vi fecero irruzione, si impadronirono delle armi della guarnigione e saccheggiarono; i piani di lottizzazione furono dati alle fiamme insieme ai registri dello stato civile. La sommossa cessò solo quando il sottoprefetto, il capo dei carabinieri e il procuratore del re promisero che a su connottu si sarebbe tornati e che il Consiglio comunale si sarebbe dimesso. I laici, anticlericali ma legati mani e piedi al colonizzatore, che se li era comprati con la terra sottratta ai contadini poveri e ai pastori, accusarono i nuoresi poveri di essersi lasciati strumentalizzare dal vescovo di Nuoro, Salvatore Angelo Demartis, intenzionato solo a screditare le autorità civili.

In effetti, sembra che Demartis abbia avuto una parte di primo piano in sa die ‘e su connottu (il giorno del già noto). Nel momento in cui si sentivano derubati dai “laici” e nel momento in cui il vescovo era, per fatti suoi, contro i “laici”, pastori e contadini poveri hanno saputo sfruttare con molta intelligenza politica questa potente alleanza. Né era la prima volta che i pastori si schieravano contro il re piemontese, trovando alleati persino nei feudatari. […]

– Tratto da “Sardegna: regione o colonia?” – di Gianfranco Pintore (1974).

da qui

martedì 1 febbraio 2022

Il grande inganno - Gianfranco Pintore

Gianfranco Pintore scrive un romanzo sempre attuale, ambientato fra Torino, Firenze e la Sardegna, a partire dalla storia e da quello che ci sta intorno.

Il passato è sempre misterioso, manipolato, usato e abusato, nascosto.

Austinu, un giovane studente ricercatore, scopre che la formazione dello stato in cui vive, con capitale Firenze, ha avuto un iter complicato, a dir poco.

Alcuni quaderni scritti da un antenato, a Torino, verso il 1860, che il nonno gli lascia in eredità prima di morire, gli fanno scoprire che cosa è successo al Regno di Sardegna.

Quelle carte, perché divengano pubbliche o perché non vedano mai la luce, sono oggetto del desiderio di politici, servizi segreti, separatisti, ognuno ha un suo progetto.

Il romanzo è avvincente e convincente, leggere per credere.

 

 

 

17 marzo 1861: il giorno del grande inganno! L´atteso passaggio del Regno di Sardegna in Regno d´Italia non avviene nonostante il disegno di legge fosse pronto. Centocinquant´anni dopo, tra le celebrazioni e le contestazioni contro lo Stato unitario, gli storici negano che un siffatto passaggio legislativo fosse mai stato predisposto. Sarà il giovane studioso Austinu Moro a scoprire che il mancato mutamento fu dovuto all´interferenza dello Stato Pontificio che intervenne per cambiare il corso della Storia. A guidarlo nella ricerca è non solo il relatore della sua tesi ma soprattutto il diario del suo trisavolo e omonimo, sbarcato a Torino, allora capitale del Regno, come insegnante. Un romanzo di fantapolitica che ci fa riflettere sugli avvenimenti storici che hanno determinato l´Unità d´Italia.

da qui