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lunedì 9 giugno 2025

L'Eternauta – scritto da Héctor Oesterheld e disegnato da Francisco Solano López

ho letto l'Eternauta (I) e l'Eternauta II, pubblicati da 001 Edizioni, dopo aver visto la serie con Ricardo Darin.

ero curioso e allora ho preso i volumi in biblioteca.

una grande sorpresa!

la storia è coinvolgente e non riesci a staccarti, la serie tv di Netflix è povera cosa.

 il fumetto di Héctor Oesterheld e Francisco Solano López è molto più ricco e più profondo.

chi si vuol bene lo cerchi e sarà sorpreso della grandezza di questo fumetto (in realtà letteratura e fantascienza insieme).

buona (straordinaria) lettura.

  


qui una bella (più che) recensione di Marco Sommariva.

 



In Italia è stato pubblicato nel 1977 sul numero 27, anno III, del settimanale Lanciostory e successivamente su una rivista omonima.[3] Per l'edizione pubblicata sul settimanale Lanciostory le tavole vennero rimontate con l'approvazione di López per essere adattate al formato della rivista. Si è anche intervenuto nel dare a qualche oggetto un aspetto più moderno (per esempio la radio così com'era stata disegnata da Solano López è diventata una a transistor) e a dare un'ambientazione più attuale alla vicenda (all'inizio della storia, ad esempio, il disegnatore dice a Khruner, quando gli chiede in che epoca si trova, di trovarsi verso la fine del XX secolo, anziché a metà di esso, mentre, riguardo ad una rivista sulla scrivania, dice che in copertina vi è la foto del lancio di un missile, invece di una di Chruščёv).[20]

Nel 1979 è stata pubblicata, in versione integrale, dall'editore Comic Art. Negli anni 1990 venne ristampato dalla Eura Editoriale in tre volumi nella collana Euracomix (nn. 55-56-57) e nei primi tre volumi della collana Fantacomix Day.

Nel 2003 ebbe larga diffusione, come allegato al quotidiano La Repubblica nella serie I classici del fumetto di Repubblica, la prima versione con i disegni di Solano Lopez.

In seguito, per lungo tempo non è stato possibile ristampare in Italia nuove edizioni per problemi sui diritti:[21] una nuova edizione si ebbe nel 2011 edita dalla 001 edizioni effettuando nuove scansioni dalle tavole originali recuperate. L'Eternauta II nel 2012 è stato ristampato dalla 001 con il titolo L'Eternauta - Il ritorno.[22] L'ultimo Eternauta venne pubblicato in 5 volumi da 001 Edizioni, 2016-2017[23]; noto anche come L'Eternauta, il ritorno pubblicato incompleto su i Giganti dell’Avventura n. 63, Editoriale Aurea[18].

L'Eternauta III è stato pubblicato nel 2019 da 001 Edizioni[24].

A partire da aprile 2024 Panini Comics ha iniziato a ristampare l'intera saga, in volumi cartonati di pregio:

·         L'Eternauta (aprile 2024),

·         L’Eternauta – Parte seconda (settembre 2024),

·         L'Eternauta: Il ritorno (aprile 2025)…

da qui 

 

 

…Il Narratore-scrittore: metanarrazione e memoria

Il personaggio del narratore — l’autore stesso? — introduce un livello metariflessivo. Egli è l’ascoltatore, il cronista, colui che riceve e trasmette. Rappresenta la funzione civile dello scrittore, ma anche il lettore ideale: colui che ascolta per ricordare, che ricorda per agire. Il racconto diventa così atto politico e dispositivo memoriale.

In sintesi, i personaggi de L’Eternauta non sono semplici pedine della trama, ma portatori di senso. Essi traducono, attraverso la narrazione, le grandi domande dell’umanità: come si resiste? Per cosa si lotta? Cosa significa essere comunità? La loro forza è nella semplicità apparente, nella capacità di incarnare, nel quotidiano, l’epica della dignità.

L’Eternauta: struttura narrativa, stile grafico e innovazioni formali

La struttura narrativa de L’Eternauta è uno degli elementi più distintivi dell’opera, rendendola non solo un classico del fumetto argentino ma anche un laboratorio formale di avanguardia. Il racconto, pubblicato a partire dal 1957 su Hora Cero Semanal, si articola secondo una doppia temporalità e una complessità strutturale che anticipano molte tecniche narrative della graphic novel contemporanea.

Struttura a cornice e metanarrazione

La storia si apre nel presente narrativo, con l’apparizione di Juan Salvo nello studio di un autore (alter ego di Oesterheld). Da qui si dipana il racconto principale, che è già memoria, testimonianza, documento. Questo dispositivo a cornice introduce una riflessione metanarrativa: chi racconta? Perché racconta? A chi? Il fumetto si fa così racconto del racconto, e la narrazione diventa strumento di trasmissione intergenerazionale della memoria.

Uso del tempo e ritmo narrativo

Oesterheld e Solano López manipolano il tempo con grande consapevolezza: alternano ellissi, flashback, tempi lenti e accelerazioni drammatiche. La sequenza della nevicata letale è esemplare nella sua dilatazione temporale, che permette al lettore di interiorizzare la catastrofe. Il ritmo, modulato anche dalla disposizione delle vignette, costruisce una suspense che deriva più dalla costruzione formale che dal colpo di scena.

Stile grafico e composizione della tavola

Il disegno di Francisco Solano López è parte integrante della narrazione. Il suo realismo non è mai neutrale: è selettivo, espressivo, drammatico. Gli ambienti domestici, le strade deserte, i dettagli urbani di Buenos Aires sono resi con precisione documentaria, ma sempre carichi di tensione. Le tavole alternano griglie regolari a soluzioni dinamiche, sfruttando lo spazio bianco come elemento drammaturgico.

Inquadrature e linguaggio cinematografico

Le scelte di inquadratura ricordano lo storyboard cinematografico. Plongée, contre-plongée, dettagli ravvicinati e campi lunghi si susseguono in funzione della tensione emotiva. Questo linguaggio visivo permette al lettore di muoversi nello spazio del racconto come se fosse un osservatore in soggettiva. L’effetto è una lettura immersiva, quasi sensoriale…

da qui

 

…La forza e il coraggio di L’Eternauta non sono solo narrativi: sono anche esistenziali. Héctor Oesterheld pagò con la vita il suo impegno politico e umano. Negli anni ’70, l’autore si avvicinò sempre più alla sinistra rivoluzionaria e aderì al movimento dei Montoneros. Questo lo rese un bersaglio della giunta militare argentina, che prese il potere con il golpe del 1976 e instaurò un regime di terrore.

Nel 1977 Oesterheld fu rapito dalla polizia militare. Morì torturato in un centro clandestino di detenzione. Non fu mai ritrovato il suo corpo. Ma la tragedia non finì con lui.

Anche le sue quattro figlie, Estrela Ines, Diana, Marina e Beatriz, furono rapite e uccise. Estrela Ines fu uccisa con il marito. Una di loro, Marina, era incina di 8 mesi. Come molte delle vittime del regime, anche lei è oggi considerata tra i cosiddetti “desaparecidos“, le decine di migliaia di persone scomparse sotto la dittatura.

L’Eternauta, dunque, non è solo una grande storia: è una testimonianza, una denuncia, un atto di resistenza. L’opera e la biografia del suo autore si intrecciano in un nodo inseparabile, che trasforma il fumetto in memoria viva, necessaria.

Il segno di Solano López

I disegni di Francisco Solano López contribuiscono in modo essenziale all’atmosfera del fumetto. Il suo tratto realistico, espressivo e dettagliato immerge il lettore in una Buenos Aires cupa, paralizzata dal silenzio e dalla paura. Non si tratta di un mondo astratto, ma di una città reale: le strade esistono davvero, gli edifici sono riconoscibili, le espressioni dei personaggi sono quelle di persone comuni, sopraffatte dalla tragedia.

Il bianco e nero, lontano da ogni effetto spettacolare, amplifica il senso di isolamento e di imminente catastrofe. Ogni vignetta è carica di tensione, e il ritmo visivo accompagna perfettamente la narrazione incalzante di Oesterheld.

Eredità e attualità

L’Eternauta è stato ripubblicato più volte, tradotto in numerose lingue e reinterpretato da vari artisti. In Italia uscì per la prima volta nel 1977 su Lanciostory. Nel 1976 Oesterheld ne scrisse una seconda versione, più apertamente politica, che fu pubblicata postuma. L’opera è diventata simbolo della memoria collettiva argentina, ed è oggi studiata nelle scuole, oggetto di mostre e omaggi, nonché riferimento per riflessioni sulla storia e sui diritti umani.

Nel suo viaggio senza fine, Juan Salvo, l’Eternauta, continua a camminare nel tempo, portando con sé la voce di chi non c’è più, e quella di chi continua a lottare per ricordare.

L’Eternauta è un’opera imprescindibile. È fumetto, sì, ma anche romanzo filosofico, manifesto politico e tragedia esistenziale. È una storia di fantascienza che diventa cronaca della realtà. È l’urlo silenzioso di un’intera generazione, inghiottita dalla dittatura, ma che ha lasciato dietro di sé una scintilla di speranza e dignità.

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mercoledì 7 febbraio 2024

Melvill(e) – Rodrigo Fresán

Melville è proprio un miracolo della letteratura. Rodrigo Fresán racconta una storia che riguarda Herman Melville e suo padre Allan Melvill (della e che si aggiunge al cognome saprete leggendo, se siete curiosi).

si tratta di un dialogo fra padre e figlio, o, meglio, dei monologhi di Allan e Herman, a volte quasi dei flussi di coscienza inarrestabili, ed è denso di riferimenti e citazioni, anche del futuro (troverete persino Battiato, fra gli altri) e il miracolo di Rodrigo Fresán è di incastrarli così bene da non pesare un grammo nel flusso della storia (merito anche della traduzione di Giulia Zavagna).

all’inizio sembra difficile leggere il libro, ma appena si entra nel flusso di Allan e Herman non ti stacchi più, e quel delirio dell’attraversamento del fiume ghiacciato ti sembra di averlo visto davvero.

buona (melvilliana) lettura.

 

 

 

A prescindere dal fatto che i fan di Moby Dick e di Melville potrebbero impazzire per un testo del genere, come dicevo, le pagine centrali narrate dal padre sono - non ho paura di affermarlo - quanto di più bello, elegante ed evocativo letto negli ultimi anni. All'interno c'è tutto: la follia, la poesia, la speranza, la consapevolezza della morte, il mare e la terra, l'ignoto e persino il fantasioso, incarnati nella persona di Nico C. Vero è che si potrebbe attribuire il parto di questo personaggio al Delirio Bianco di Allan, ma a me piace pensare (e anche a Herman, come vedrete) che sia davvero esistito.

Si tratta di un testo che va centellinato, letto con calma, se è possibile riletto più volte. 

Melvill è un "romanzo" colto, anche snob se vogliamo, dedicato a quei lettori (per ammissione stessa dell'autore) che non leggono solamente libri "facili" o romanzi "normali". 

Una nota: splendida la traduzione di Giulia Zavagna che ha fatto un lavoro eccellente.

Lo consiglio, ovviamente, a chi è fan di Herman Melville o a chi non conosce nulla dell'autore: mi sembra un buon punto di partenza se siete lettori allenati.

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Melvill è allo stesso tempo una biografia, spesso inventata, un romanzo gotico popolato di fantasmi e un'evocazione dell'amore filiale, che racchiude tutto il talento, l'umorismo e l'immensa cultura del grande scrittore argentino.

Un padre morente, in preda alla febbre e al delirio, racconta la sua giovinezza, il suo Grand Tour, i palazzi veneziani popolati da figure affascinanti e malvagie, la sua rovina e il suo viaggio più bello: la traversata a piedi del fiume Hudson ghiacciato. Un figlio, ancora bambino, siede ai piedi del letto, ascoltando attentamente queste ultime parole allucinate. L'opera di Herman Melville, un autore magistrale che fu incompreso, troppo avanti rispetto al suo tempo e giudicato pazzo e pericoloso da alcuni critici dell'epoca, potrebbe avere la sua origine in questo ultimo lascito del padre? Rodrigo Fresán getta uno sguardo nuovo sull'enigma della vocazione letteraria, esplorando i meandri della narrativa, che oscilla costantemente tra realtà e immaginazione.

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Il libro è costruito a due strati, c’è una parte di testo narrativo in cui c’è la storia del padre, il suo racconto, i suoi ricordi, il suo delirio, la sua voce che dice il vero e dice il falso, ovvero non li distingue, non ne ha bisogno. Perché la storia che leggiamo è vera ma è pure inventata, e sentiamo l’eco di Fresán che nel precedente romanzo ci ricorda che "La parte inventata non è mai la parte disonesta", ma è quella che rende possibile il racconto di un fatto (ovvero la sua trasformazione) da come si è svolto a come avrebbe dovuto essere. La spiegazione tecnica e romantica del senso della letteratura. Il secondo strato sono le note corpose a piè di pagina, che sono un romanzo nel romanzo, che in un primo momento puntualizzano, commentano, chiosano, tentano di capire, attraverso la voce di Herman, ma via via che il libro prosegue entrano nel testo principale, prendendone la stessa forma e carattere. A raccontare sono così tre entità: Allan, Herman e il narratore. Nessuna di queste tre è Fresán, nessuna di queste tre non lo è.

"E, sì, è uno di quei momenti, fra tutte le strane occasioni di questa faccenda che chiamiamo vita, in cui non si può che prendere l’intero universo per un’enorme burla, con il sospetto che a farne le spese tocchi proprio a noi". Melvill è diviso in tre parti: Il padre del figlio; Glaciolocia; Il figlio del padre. Nella prima e nella terza parte si manifestano un interrogativo e anche un grande tentativo, lo scrittore che tenta la comprensione e la traduzione del padre, ovvero di scrivere l’inscrivibile. Eppure, il padre vivo e morente e fantasma e i suoi fantasmi attraversano il letto e arrivano al figlio, sciolgono i ghiacci del fiume Hudson. Allan racconta viaggi europei, storie di palazzi veneziani, avventure, incontri, personaggi misteriosi, salti nel buio, tentativi, miserie, fortune. Sogni, infine, vissuti e sognati. Rodrigo Fresán ama Melville, e coltivava l’idea di scrivere di lui da molti anni, usa il padre per andare alle origini di uno scrittore di grande talento, un incompreso del suo tempo, giudicato pericoloso, matto, strambo. Scrive di nuovo per fare letteratura e cerca il luogo, la parola, l’istante in cui nasce la vocazione letteraria di Melville e quindi di ogni grande scrittore.

Biografia inventata, racconto gotico, storia densa di humor, di commozione, di visione e di capacità di sguardo, di vedere oltre le cose. Narrazione scritta da chi non si accontenta della prima immagine o memoria disponibile, scritta per lettrici e lettori che sono pronti a rischiare qualcosa, a lasciare un po’ di sé tra le pagine per prendere qualcos’altro, di indimenticabile. Il ricordo più bello di Allan è la traversata a piedi del fiume Hudson ghiacciato, questo libro va letto con lo stesso spirito e disponibilità, pronti al freddo e a quello che si troverà dall’altra parte.

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Melville afferma inoltre che «non facciamo altro che vivere riscrivendo, veramente, le storie inventate delle nostre vite reali». In queste parole non possiamo che riconoscere il pensiero di Fresán, la cui intromissione è evidente all’interno del libro, come spiega nei ringraziamenti: «buona parte dei nomi e dei luoghi e delle persone e delle date sono reali, ma NON lo sono molte delle loro azioni e dei loro pensieri».

Questa affermazione la si capisce, ad esempio, dai commenti che Allan e Herman fanno a livello metanarrativo sulle note a piè di pagina – qui è evidente l’influenza di autori come David Foster Wallace e Manuel Puig, dove le note a piè di pagina danno alla finzione parvenza di realtà – «che rendono ancora più evidente la vostra impossibilità di capire ogni cosa», oppure sulla falsità dei racconti di viaggio…

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giovedì 23 marzo 2023

Lingua Madre - Maria Teresa Andruetto

Maria Teresa Andruetto ha ricevuto nel 2012 il premio Hans Christian Andersen, (considerato il piccolo Nobel della letteratura), il che basterebbe a farne un monumento.

e però Maria Teresa Andruetto ha scritto e scrive anche romanzi "per adulti", come Lengua Madre.

il libro racconta la storia di una famiglia di origine italiana (come quella dell'autrice), a partire dagli anni '70, e di un piccolo mondo di umiliati e oppressi.

è in qualche modo un romanzo epistolare, nel quale le lettere sono scritte, fra gli altri, da Ema, la nonna, Julia, la figlia, Julieta, la nipote, e Nicolás, il padre di Julia.

Julia e Nicolás, erano dei ribelli e clandestini, durante la dittatura, Julia ha avuto una bambina, Julieta, lasciata dai nonni e da loro cresciuta.

Julia è sempre rimasta nascosta e un camionista faceva da messaggero. 

Julieta si è sempre sentita abbandonata, piena di dolore e anche di rabbia, poi legge le lettere e capisce la sofferenza di tutti.

e noi con lei.

un libro bello e terribile, da non perdere.


ps 1: il libro, del 2010, è stato pubblicato da Bompiani, nel 2017.

ps 2: "Mirta, de Liniers a Estambul", di Jorge Coscia y Guillermo Saura (1987), citato nel libro, a p.129, si può vedere qui.


 

Lengua Madre è un libro di Maria Teresa Andruetto del 2010 che racconta la complessa storia di una famiglia argentina attraverso gli anni '70 fino ad arrivare ai giorni nostri. Il libro inizia con il ritorno di Julieta, dottoranda di 30 anni, residente a Monaco, alla sua città natale, Trelew, piccolo insediamento della Patagonia argentina. Julia, sua madre, è morta di cancro. Prima di morire ha chiesto alla figlia di leggere tutte le lettere contenute in una cassa. Julieta inizia, anche se controvoglia, un viaggio. Un viaggio nella storia dell'Argentina, della sua famiglia, di sua madre, nella propria. Ripercorrendo la propria infanzia, passata tra l'amore e l'affetto dei nonni e degli zii, rivive l'assenza dei genitori. Infatti suo padre, militante durante la dittatura argentina, fuggì a Stoccolma dove chiese asilo . La madre, anch'essa militante, fu costretta a fuggire, a: desaparecer per non desaparecer e a nascondersi in un seminterrato. Lì nacque Julieta, registrata solo quattro anni dopo a Trelew come figlia di madre nubile. Scopriamo quindi un padre assente, “diluido”, una madre presente solo in parte e solo quando non era troppo pericoloso. Per anni Julieta ha provato la vergogna e il dolore di non avere la madre a fianco, non comprendendo le scelte dei genitori, considerandoli invece solamente degli egoisti. Grazie alle lettere, scritte dalla nonna Ema e da altri familiari (come il nonno Stefano e la zia Lina), vengono svelati segreti e zone d'ombra, che aiutano Julieta a capire meglio la madre e a inserirsi così in una genealogia tutta al femminile molto complessa e problematica. Lengua Madre delinea un percorso di ricerca, con una narrazione frammentata che si serve di diversi tempi, di diversi scenari, ma anche di numerosi elementi extratestuali (tra cui fotografie, disegni e testi di canzoni), fotografando così un momento di storia argentina attraverso diverse prospettive. Le protagoniste quindi sono tre donne –nonna, madre, figlia- diverse tra loro, ma unite da un vincolo di sangue, che risulta essere più forte di qualsiasi idea politica. Lengua Madre parla di un processo di autoscoperta e di identificazione con un passato difficile e doloroso, fino ad arrivare alla consapevolezza di un'appartenenza fisica ed emotiva a una famiglia e ad un Paese, l'Argentina, dilaniato dalla dittatura. Un paese che Julieta non ha mai sentito suo, come la madre. Una terra che è: “Tierra suelta. Madre tierra. Lengua madre.” Un legame con la madre terra spezzato dalla violenza. Infine Julieta riesce a conciliarsi con il proprio passato, ricostruendo la memoria, non solo la sua, ma quella di molti, di tutto un Paese.

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Julieta vuelve a Argentina tras la muerte de su madre, a la que no quiso despedir. Viene a ordenar sus cosas, entre las que se encuentra una caja de cartas que su madre pidió que leyera. Más allá del enojo, ahora que Julia no está, Julieta cumplirá su última voluntad.

Las cartas tienen un mismo destinatario: Julia, su madre, con la que nunca pudo vivir. Pero los remitentes son varios: sus abuelos maternos, Ema y Stefano, quienes la criaron desde los dos meses; Lina, su tía y hermana de su madre; amigos y compañeros de lucha, a los que Julieta no conoció; Nicolás, su padre a quien solo ha visto en una foto; y ella misma, Julieta.

A través de estas cartas, Julieta repasará la vida de su madre: el escape de su pueblo en Córdoba, en medio de la noche y del terror, en el 76; los años que vivió en un sótano, protegida por desconocidos; el dolor de entregar a su hija para que la criaran los abuelos, más segura; y el deseo de recuperarla, siempre demorado, dilatado, postergado.

En este descubrir a su madre, Julieta irá uniendo los trazos que la memoria infantil desdibuja, pero no borra. Llegará a comprender ese recorrido personal del que viene escapando y que finalmente se impone como identidad e historia familiar y, tal vez, logre reconciliarse y despedirse de su madre.

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giovedì 1 dicembre 2022

Distanza di sicurezza (Distancia de rescate) - Samanta Schweblin

Samanta Schweblin è una scrittrice che non lascia indifferenti, non è semplice, ma quando riesci a entrare nel suo mondo resti stregato, sia nei racconti che nei romanzi.

in Distanza di sicurezza c'è un continuo e misterioso dialogo fra una donna e un bambino.

la storia è ambientata in campagna e la natura lì è mortale (non si parla di glifosato, ma è probabile che di quel veleno assassino si tratti).

Amanda parla racconta, a volte allucinata, non serena, David è lì, dice poco, è molto preoccupato.

la distanza di sicurezza è quella di Amanda con la figlia, stanno sempre abbastanza vicine, non è troppo sicuro allontanarsi.

muore un cavallo, avvelenato, l'acqua e l'aria sono una minaccia per la vita di tutti, la malattia, la maledizione, la mortalità passa da un corpo a un altro, tutto è precario, malato, la morte è lì fuori.

un libro che merita, bello e terribile. 

ps: nel 2021 Claudia Llosa ha girato un film tratto dal libro, con lo stesso titolo.

 

 

Una giovane donna di nome Amanda è febbricitante in un letto d'ospedale. Ai piedi del letto c'è un bambino, David. Non è suo figlio, e continua a fare domande. Cosa vuole sapere? E qual è la storia di David, colpito all'improvviso, all'età di sette anni, un mattino in riva a un ruscello, da un'intossicazione che per poco non l'ha ucciso? Amanda era partita qualche giorno prima da Buenos Aires con la figlia Nina per una breve vacanza nella campagna argentina. Lì aveva fatto amicizia con Carla, la madre di David, che le aveva raccontato un'orribile storia dai contorni soprannaturali sul figlio e la sua anima, costretta a «migrare» in un altro corpo. «Perciò questo è il mio nuovo David» le aveva detto Carla, «questo mostro». Tra la donna e il bambino fluisce una conversazione surreale, disturbante, all'interno della quale i limiti della paura prendono spazio, sempre più vasti, e dove la realtà e il sogno, qui nella forma di incubo, si alternano alla ricerca della verità.

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Questo romanzo mi ha colpito in pieno, in modo implacabile. Il modo di scrivere di questa autrice ci fa restare inevitabilmente attaccato alla storia e sommersi in un universo scioccante, sconvolgente. L' ho letto in un pomeriggio, non riuscivo a staccarmi dalla storia. Molto bello! Scritto in un modo particolare.

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Samanta Schweblin, inserendosi a pieno titolo nel filone del realismo magico, confeziona in realtà anche una minuziosa radiografia della maternità e delle sue paureDistanza di sicurezza è in alcuni momenti una favola horror, in altri una parabola al femminile che tocca corde quasi impossibili da affrontare a mente lucida. Con l’andamento del thriller, la scrittrice conduce il lettore in un abisso male illuminato; lo porta, senza che lui neanche se ne renda conto, a porsi delle domande scomode, a proiettarsi delle immagini potenti e antichissime, come quella di una madre che ha il terrore di perdere sua figlia, o di un branco di vermi che strisciano da qualche parte, dentro di noi.

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…Una donna inizia un monologo, ma non è sola. Vicino a lei c’è un bambino, un’entità, un essere. I due iniziano a raccontare parti oscure del loro passato dove si incrociano superstizione, malattia, angoscia. Angoscia per la morte, angoscia per la sensazione di non poter controllare esattamente il susseguirsi degli eventi che ci toccano.

La distanza di sicurezza e quel legame che la madre protagonista del racconto crede essere indissolubile fra sé e la propria bambina. Una sorta di cordone ombelicale invisibile che trascina e rassicura le due donne nel tempo, oltre gli eventi.

Poco importa definire i nomi e i ruoli nel libro, certo ci sono, ma la cosa più importante da cogliere sono i racconti riemersi che continuamente si rincorrono durante tutto la narrazione.

Cosa è importante in un racconto o in un fatto che ci accade? È importante riconoscerlo prima di tutto, sapere che quello che sta accadendo è esattamente il “momento”. “Il momento esatto è in un dettaglio, bisogna capire quale” dice ad un certo punto David, il bambino con metà anima che interloquisce con la protagonista, ed è qui che riconosciamo, tra la sfilza di immagini, un senso che è quello proustiano della ricostruzione a posteriori.

Certo nelle pagine di Distanza di sicurezza si trova molta letteratura argentina, con inserti al limite del magico e del surreale, ma non può non saltare agli occhi una certa propensione per i fantasmi e le presenze-non presenze tipiche del teatro di Ibsen.

Si potrebbe dire che è un thriller dove non c’è un omicidio, oppure un dialogo psicanalitico a cui manca la struttura, ma non è importante dare una definizione alla letteratura di Samanta Schweblin. L’importante è godersi l’inferno di emozioni in cui riesce a trascinarci.

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…Perché leggere questo libro (che è meglio leggere quando la luce è ancora accesa).

1Perchè ti inchioda alle pagine. Quando inizierete a leggerlo non potrete fare altro che una cosa: finirlo. Subito. Certo, è breve, ma non è solo questo. La Schweblin ha un controllo perfetto dei tempi narrativi e un senso dell’intensità e del ritmo da fuoriclasse. E la distanza media sembra proprio quella giusta per l’autrice, quella dei grandi della short story.

2Perchè fa paura. Far paura scrivendo è difficile quanto far ridere. Quando non ci sono le immagini e la colonna di sottofondo, la suspence è tutta nei dialoghi, nella descrizione delle situazioni, nei detti e, ancor più, nei non detti delle inquietudini. In questo libro Samanta Schweblin riesce a rendere la penombra per iscritto. E lo fa davvero bene: la tensione sarà così insopportabile che spererete che duri.

3Perchè dopo averlo finito avrete molte domande aperte di cui amerete discutere. Il cuore di questo libro è un enigma (composto di altri enigmi), ma la risposta è tutt’altro che facile. Non è un libro ‘dal finale aperto’, ma con diversi livelli interpretativi. Il finale lascia sospesi ma non frustrati, e sia che vi poniate di più verso il lato sovrannaturale che verso quello di fantascienza sociale (a sfondo ecologico) o verso quello più metaforico sul rapporto tra madri e figli, la cosa bella è che vi verrà voglia di parlare con altri che l’hanno letto per parlarne.

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mercoledì 23 marzo 2022

Parlare da soli – Andrés Neuman

una famiglia in difficoltà, Mario sta morendo, Lito è un bambino che non capisce tutto, Elena una mamma e moglie in grande difficoltà.

Mario fa l'ultimo viaggio della vita con Lito, Elena aspetta e le succede qualcosa, niente è facile e scontato.

il libro racconta i pensieri di ciascuno, morire sapendo che succederà a breve non è una passeggiata per nessuno.

Andrés Neuman merita, non ci si annoia mai, promesso.


 

La letteratura diventa, quindi, il quarto personaggio di questo bellissimo romanzo, quasi a ricordarci che, per quanto grande possa essere la nostra gioia, per quanto acuto e triste il nostro dolore, noi non siamo mai soli; già qualcuno lo ha vissuto e condiviso attraverso le pagine di un libro e queste pagine giungono a noi nel momento più opportuno, sempre. Basta saper leggere sè stessi tra le righe.

Marìas, tra gli altri, è uno degli autori di cui si sente di più l’influenza, il suo voler dare un senso ad ogni cosa, incastrare le vite di tutti in un disegno universale, raccontare la vita, ma anche il dolore, senza restrizioni.

Neuman, però, fa un passo avanti e supera la vergogna di solito legata al racconto del lutto e della morte, abbatte il muro del tabù emotivo legato a questo momento così intimo e ci mette davanti allo specchio, con tutte le nostre imperfezioni, senza filtri, nudi e crudi, e ci insegna ad amarci e ad accettare che siamo fatti di bene e di male, di vita e di morte, di gioia e di dolore.

E fino alla fine saranno le pagine scritte a salvare Elena, che, rimasta da sola, sente che ha ancora molto da dire e, se la morte ha interrotto il dialogo, le lettere postume a Mario riusciranno a restituirle una parte di lui. Perché in fondo scrivere è anche questo: mandare un messaggio a qualcuno che non c’è, per fare in modo che sia di nuovo con noi.

E Lito, il bambino?

Beh lui è la vita che va avanti, nonostante tutto, il figlio che impara a immaginare la parte mancante del suo papà, l’allegria che sfacciata irrompe involontaria in una stanza buia, come il sole su un viso stanco di pianto.

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Parlare da soli è il più strano e complesso romanzo di Andrés Neuman, perché la trama è secondaria, due dei tre protagonisti non altererebbero l’epilogo anche se scomparissero e tutta l’opera si sostiene grazie al potente monologo di Elena, che riflette sulla vita e la morte, i libri e il piacere, la colpa e il sesso, e  itre uomini dei suoi pensieri: il figlio, l’amante e il marito, malato terminale.

E tuttavia, il vero tema di Parlare da soli trafigge e inquieta: cosa ci succede quando accudiamo una persona amata che sta per morire? Com’è la convivenza con qualcuno che ogni giorno ci guarda da un luogo sempre più remoto? Quando iniziano e finiscono le pene delle persone che amiamo? Le malattie terminali di padri, coniugi e figli non hanno nessuna somiglianza fra di loro, perché alcune presuppongono più tenerezza, altre consentono la nausea e altre ancora producono perfino rancore. Così, Parlare da soli è un lungo soliloquio sulla morte del partner e, per essere più esatti, il monologo di una donna che sa che Mario, suo marito, sta per morire, che il suo corpo le ispira ripugnanza e che scopre che la sua sessualità è postuma.

Pertanto, una delle grandi abilità del romanzo è la scelta della morte del partner come tema, perché solo così acquistano senso la colpa, l’abnegazione, il desiderio, la compassione, il risentimento e il piacere che producono altri corpi più sani e più giovani. «Più vedo Ezequiel, più mi sento in colpa», scrive Elena nel suo diario. «E più mi sento in colpa, più mi ripeto che anch’io mi merito qualche soddisfazione». IN realtà, Elena ha accudito Mario fino alla fine perché era suo dovere, perché era moralmente obbligata e perché in questo modo proteggeva un passato stemperato nel presente e senza alcuna possibilità di futuro: «La compassione distrugge a modo suo» annota Elena. «È un rumore che interferisce in tutto ciò che Mario dice o non mi dice. Di notte, accanto al suo letto, non riesco dormire a causa di quel rumore. Quando si spegne la luce, una specie di chiarore circonda, o forse opprime, ogni cosa che lui ha fatto. Il passato sta già venendo manipolato dal futuro. È un ribaltamento che dà le vertigini. Una fantascienza intima»…

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martedì 31 luglio 2018

Il sogno degli eroi – Adolfo Bioy Casares

Emilio Gauna, il protagonista del romanzo, sembra uscito, come tutti i suoi amici, da I vitelloni.
la storia si trascina pigramente donne, gioco e bevute.
stranamente Gauna vince per due volte, a distanza di tre anni, e ogni volta vuole che lui e suoi amici spendano tutti i soldi in tre giorni pazzi.
come ne L'invenzione di Morel anche qui la ripetizione è protagonista della storia, ma la storia è un po' lunga e ripetitiva, e la fine è improvvisa.
non è il suo miglior libro, Morel e le storie con Borges sono di un altro livello.





Con Il sogno degli eroi (1954), il suo altro grande romanzo, la natura degli enigmi subisce un ribaltamento, posizionando l’esperienza dello straniamento nel cuore del quotidianità. Secondo Aira, «inaugura la sua modalità definitiva, una combinazione di genere fantastico e costumbrismo plebeo dominata dall’ironia paternalista e dallo sdegno». Ci sono ragioni precise alla base di questo ribaltamento. «I miei romanzi sono praticamente privi di digressioni, ed è attraverso le digressioni che la vita entra nei racconti», rifletteva Bioy, diagnosticando ciò che considerava un difetto dei suoi primi libri. La necessità di far entrare la vita nella narrazione motiva il cambio di scenari e di situazioni. Non ci sono più isole, macchine prodigiose né invenzioni pseudoscientifiche. Da questo momento in poi, la classe medio-bassa è protagonista di accadimenti straordinari avvenuti nei quartieri di Buenos Aires…

…Ma quali capolavori! E soprattutto quale letteratura fantastica! ma che sta addì?… come si esprimerebbe il mio caro amico arciprete cardinalizio monsignore di là dal Tevere col quale ce la spassiamo a scopone scientifico e vinello allegro… ma che sta addì Bompiani? Questo Il sogno degli eroi è letteratura fantastica come 2000battute è un barone siciliano disalaparuta notarbartolato o giù di là.
No, no, no… non diciamo corbezzolerie o capezzolerie, se posso osare un linguaggio porteño in onore all’autore; questo libro non ha né capo né coda, come i lombrichi, che infatti se con un morso li si spezza a metà, provate, provate… io lo faccio sempre per diletto puerile e spirito speculativo… le due metà se ne vanno lombricando ognuna per proprio conto, senza capo né coda, come volevasi dimostrare.
È una storia… come posso dire?… dove trovare i termini, le parole, la prosopopea adatta a definirla?… guardo la nuvolaglia di polvere negli angoli della camera, osservo le frasche stantie, le crepe nell’intonaco, i cadaveri di coleotteri sopra l’armadio, le ditate di unto sul vetro, le scaccolate nell’asciugamano, odoro dentro al cesto della biancheria sporca alla ricerca della luce opaca dell’ispirazione necessaria per declamare l’inconsistenza di questo libro…
Bioy adorato, perché hai scritto questo libercolo, perché? Dopo quelle meraviglie dei racconti di Un leone nel parco di Palermo e le sublimi burle architettate con Borges in Sei problemi per don Isidro Parodi e Cronache di Bustos Domecq
La caduta di un maestro, sì, un inciampo, anche i maestri inciampano talvolta, non ne facciamo una tragedia, vero che non la facciamo una tragedia? ma ora… ora? I miei libri dispersi? Cosa dico di questo [Libro disperso], come lo giustifico, come… no! no! e no!… non lo giustifico, è disperso, ben gli sta, come finiranno dispersi tanti altri nuovi e meno nuovi e ben gli starà anche a loro… però Bioy, mio adorato… Tu quoque?

venerdì 16 marzo 2018

La fantascienza, il fascismo e l’Eternauta - Fabrizio Melodia




Casa vostra, una tranquilla serata di briscola con i pochi amici di sempre, compagni fedeli che non vi abbandonano mai neppure quando la vita somiglia a una nave in burrasca. Vostra moglie porta bibite e stuzzichini poi si unisce a voi per la partita. Vostra figlia gioca nell’altra stanza con il sottofondo della televisione. A un tratto, come se si fosse strappata una corda, tutto si fa silenzio e fuori dalle finestre nevica in modo sostenuto. In strada non c’è anima viva. All’apparenza tutto normale, ma vedete una persona aprire le finestre e affacciarsi, per poi stramazzare di colpo. La neve è letale – o così sembra – e ha già ricoperto i corpi di coloro che si trovavano all’aperto.
Ecco lo scenario che si presenta a ti si presenta… se tu sei Juan Galvez, con moglie, figlia e intorno gli amici: un evento inspiegabile che ha reso la città di Buenos Aires – in Argentina – un vero e proprio cimitero a cielo aperto. Le sorprese non erano finite. Juan Galvez, uscito in esplorazione con una rudimentale tuta protettiva costruita con materiali di fortuna, intende la gravità della situazione solo in seguito, fino all’epilogo della vicenda che lo avrebbe reso uno dei più famosi viaggiatori del tempo forse della storia e di certo del fumettocon la fantascienza al suo massimo grado.
Scritto da Hector German Oesterheld con i disegni ruvidi e sanguigni di Francisco Solano Lopez, “L’ Eternauta”  uscì a partire dal 1957 e sembra precorrere tragicamente il colpo di stato in Argentina del 1976 ad opera di Jorge Videla dove anche Oesterheld morirà fra quei “desaparecidos” invisi al regime e fatti scomparire in silenzio, spesso buttati da un aereo nell’oceano. Prima ancora la stessa sorte era toccata alle figlie di Oesterheld, come a migliaia di altre persone.
Ridisegnata da Alberto Breccia nel 1969, fu la versione che arrivò per prima in Italia, pubblicata da “Lanciostory”, anche se l’originale di Lopez è tuttora considerato il vero Eternauta.
Esiste in Argentina una forte scuola di illustratori e di sceneggiatori e il fumetto è considerato un’opera d’arte sullo stesso piano della letteratura e del cinema: all’epoca non c’era un quotidiano argentino che non avesse la sua brava striscia di fumetti o il supplemento domenicale dedicato alla “letteratura disegnata” (come la definiva Hugo Pratt, grande amico di Oesterheld e per molti anni emigrato in Argentina) .
Con questo sostrato culturale, ad Oesterheld venne naturale creare una storia che arrivasse a scuotere con potenza la coscienza del grande pubblico. Ai dittatori, ai militari, ai fascisti e alle loro squadre della morte “L’Eternauta” – cosi vibrante, intelligente, ricca di democrazia e libertà – risultò indigeribile.
Quest’opera di Oesterheld può essere letta a più livelli: azione e avventura, ma anche analisi sociale, politica e di costume. L’autore descrive con maestria gli alieni schiavizzati con un marchingegno impiantato direttamente nel cranio, chiaro riferimento ai suoi connazionali colpevoli di essersi resi burattini del potere. I misteriosi Loro come metafora dei poteri occulti che manovrano dietro le quinte i generali: erano – e sono – le multinazionali, i servizi segreti, i governi (quasi tutti) degli Stati Uniti.
La fantascienza sembra essere il veicolo migliore per rendere queste accuse una grande metafora dei nostri tempi, con le guerre guidate dalle democrazie “buone” e i loro cittadini tranquilli e ciechi, per godersi l’orticello, plagiati dao media e talora da un certo benessere. Benessere solo fittizio rammenta Oesterheld: i poteri occulti possono renderci schiavi e distruggerci a loro comodo.
Insieme a “L’Eternauta” l’America Latina ci ha donato altri fumetti fantascientifici di grande spessore. Da ricordare “La città” di Antonio Barreiro (disegnata sapientemente da Juan Gimenez) nato in seguito all’emigrazione forzata dei due autori nella sicura Parigi dopo il golpe di Videla. Entrambi fortemente segnati da tale esperienza, ne tradurranno l’angoscia e la disperazione in questa serie a fumetti. La storia segue la vita di un giovane che viene catapultato brutalmente dalla vita di tutti i giorni in un incubo a occhi aperti: una città sconosciuta e ostile, dove altri disperati come lui sono gli uni contro gli altri, nel quotidiano tentativo di sopravvivere. E’ una città da cui non esiste via d’uscita, fuori dal tempo e dallo spazio: il giovane dovrà imparare presto a difendersi per racimolare un pasto, arrivando poi a scoprire una sconvolgente verità. Per leggerla, dovrete recuperare i numeri di “Lanciostory” a partire dal 1982, oppure cercare “Euracomix n° 16” della Eura Editoriale, che raccoglie tutta la prima parte, ma le tavole sono state colorate e rimontate per compattare la storia in un volume di 126 pagine. Sarebbe dunque meglio recuperare “Fantacomix-Day n. 1”, sempre Eura Editoriale: preferibile perché in bianco e nero con tutta la prima parte, più la continuazione disegnata da Luis Garcia Duran e la serie “Robin delle Stelle” di Carlos Trillo e Enrique Breccia.
Bisogna ricordare anche “Peter Kampf lo sapeva” di Carlos Trillo e Domingo Mandrafina, singolare storia di fantapolitica, ambientata in una realtà alternativa degli USA negli anni ‘50. Gli autori immaginano un Adolf Hitler emigrato in USA prima degli avvenimenti che lo avrebbero portato nel partito nazista. E nel Nuovo Mondo quel tale Adolfo sarebbe diventato un bravo autore di fumetti, evitando quindi lo scoppio della Seconda Guerra Mondiale. Purtroppo anche in quel caso il destino ci mette la mano: infatti i fumetti di Hitler andranno a ispirare i fanatici razzisti. Ciliegina sulla torta, si scopre che il candidato presidente per i Repubblicani è John Wayne e il direttore dell’agenzia di stampa che cura la sua campagna elettorale è  Joseph Goebbels. Un fumetto coinvolgente e dal ritmo serrato, con un finale tanto amaro da essere un violento pugno nello stomaco. Purtroppo questo albo è difficilissimo da ritrovare, consiglio una ricerca approfondita nel mercato collezionistico: uscì per la prima volta sulla rivista “Skorpio” e fu ristampato una sola volta in un albetto a parte spillato e allegato alla rivista “Skorpio Più” nel 1992.
E arriviamo a “Perramus” di Juan Sasturain e Alberto Breccia, uscito per la prima volta nel 1985, una potente denuncia contro i dittatori argentini e il colpo di stato. E’ la storia di un uomo che si ritrova a vivere senza memoria nel proprio Paese, sottomesso alla dittatura militare. Non ricorda niente, neppure il suo nome. Si fa chiamare “Perramus”, leggendo l’etichetta dell’impermeabile che indossa. Ha l’ncarico di far sparire i corpi dei desaparecidos, Perramus fugge rocambolescamente con l’aiuto dell’amico Canelones, finendo sull’isola del Guano. Situazione assurde si parano ai loro occhi: un bombardiere abbandonato insieme al suo pilota, politici statunitensi che si godono il fascino del Paese tropicale, cineasti che vendono solo trailer cinematografici di film mai realizzati. Incontrano casualmente lo scrittore argentino Jorge Luis Borges, di ritorno da Stoccolma in seguito alla consegna del Premio Nobel per la Letteratura. Lo scrittore argentino scampa per miracolo a un attentato orchestrato dai “Marescialli di Santa Maria”, in seguito alle pesanti dichiarazioni rilasciate al momento della consegna del premio. Lo strano trio composto da Perramus, Canelones e Borges s’infila in una avventura dietro l’altra, arrivando a ritrovarsi sull’isola di Mr. Whitesnow, dove faranno altre scoperte inquietanti. Tale isola è una metafora della dittatura, in cui l’economia è basata letteralmente sul guano: con molta ironia e irriverenza, si fa presente come gli abitanti, per vedere risollevate le proprie sorti economiche, debbano attendere con speranza che piovano escrementi. Mai come in questo caso “il problema non è la merda, al contrario è la soluzione” (così affermano gli scagnozzi di Mr. Whitesnow). Questo fumetto lo trovate raccolto in volume nella recente ristampa da parte di 0001 Edizioni.
Per concludere segnalo “Mort Cinder”, sempre del buon Oesterheld e disegnato da Alberto Breccia, uscito per la prima volta nel 1962. Un antiquario compra oggetti antichissimi e il suo amico li riconosce per averli posseduti nel suo passato, in quanto egli è immortale. Non è propriamente fantascienza, dato che non si fornisce una spiegazione all’immortalità del protagonista, ma è una storia estremamente struggente, dove Mort Cinder, l’uomo eterno, ripercorre con la memoria la Storia umana, dalla Torre di Babele, alle Termopili, alla tratta degli schiavi in Africa, alla Prima Guerra Mondiale. Il racconto diventa un affresco appassionato ed emozionante dell’umanità e dei suoi drammi corali, resi dalla vivida memoria dell’ Immortale.
Sempre dobbiamo raccontare, come l’autore di fumetti a cui Juan Galvez narrerà la Storia Futura (che è destinata tragicamente a ripetersi) nella speranza che le coscienze si risvegliano e la catena dell’Eterno Ritorno Temporale sia finalmente spezzata.

mercoledì 2 agosto 2017

A mio figlio - Juan Rodolfo Wilcock

Abbi fiducia nella vita
e non nelle ideologie;
non ascoltare i missionari
di quest’illusione o quell'altra.

Ricorda che c’è una sola cosa
affermativa, l’invenzione;
il sistema invece è caratteristico
della mancanza d’immaginazione.

Ricorda che tutto accade
a caso e che niente dura,
il che non ti vieta di fare
un disegno sul vetro appannato,
né di cantare qualche nota
semplice quando sei contento;
può darsi che sia un bel disegno,
che la canzone sia bella:
ma questo non ha certo importanza,
basta che piacciano a te.
Un giorno morirai; non fa niente,
poiché saranno gli altri ad accorgersene.
da qui