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lunedì 25 dicembre 2017

Babbo Natale esiste, purtroppo

Consiglieri regionali e santi in paradiso – Pablo Sole

Appena un mese fa, l’assessorato regionale alla Sanità ha pubblicato la lista delle associazioni di promozione sociale che per il prossimo anno potranno contare su un contributo pubblico. In media, circa 7mila euro. Spiccioli. Certamente agognati, ma pur sempre spiccioli, arrivati dopo le forche caudine di una burocrazia implacabile. Che si può evitare senza colpo ferire: basta convincere un consigliere regionale. Meglio se di maggioranza. Hanno il potere, gli onorevoli di via Roma, di trasformare le poche righe di un emendamento in un assegno circolare che va a pescare nei conti correnti della Regione per riversare centinaia di migliaia di euro nelle casse delle varie compagnie di giro. Ed è esattamente ciò che è successo negli ultimi giorni con la discussione della Finanziaria 2018, come ha puntualmente raccontato la collega Alessandra Carta, quando i consiglieri regionali hanno ‘devoluto’ ad personam – o meglio ad consociationem – un tesoretto di oltre otto milioni di euro.
Dove sono finiti, è stato scritto. Ma val la pena ricordare qualche caso. Duecentomila euro ad esempio, grazie all’intercessione del consigliere Pd Valter Piscedda, serviranno a dare gambe alla “fondazione per un nuovo umanesimo” voluta dal neo arcivescovo di Sassari Gian Franco Saba. Laddove non bastano i santi in paradiso, arrivano quelli di via Roma. A ‘sfondo ecclesiastico’ anche i 236mila euro che con un emendamento del dem quartese Gigi Ruggeri arriveranno alla parrocchia San Giovanni Evangelista di Quartu. Ploaghe invece la prossima stagione turistica si prevede caldissima grazie ad un ‘assegno’ di 150mila euro staccato dopo un emendamento di Alessandro Unali (Partito dei sardi), mentre nel Basso Sulcis già si tolgono le ragnatele dai vecchi aratri in ghisa per rispolverare “le antiche vocazioni pre-industriali”, riesumate con 250mila euro messi a disposizione dal capogruppo Pd Pietro Cocco,natali gonnesini. E ancora, si rinsalderanno i rapporti tra sardi e israeliani per il tramite dell’associazione Chenabura, con 50mila euro garantiti dall’interessamento del dem Antonio Solinas, si giocherà a football grazie a 75mila euro voluti da Roberto Desini (Partito dei sardi) e ad Aritzo il Cagliari Calcio potrà allenarsi senza l’assillo delle spese: 40mila euro li mette la Regione con un emendamento di Roberto Deriu (Pd). A Iglesias potranno seriamente pensare di fare concorrenza alla Sartiglia di Oristano con 50mila euro messi a correre da Gigi Rubiu (Udc) per la rievocazione della ‘Sortilla’, mentre grazie a Fabrizio Anedda (Misto) l’associazione cagliaritana ‘Intrepidi monelli’ potrà organizzare spettacoli per un bel po’ di mesi (120mila euro di contributo) e nel Sarcidano grandi feste con i 60mila euro per ‘S’incungia’ – ovvero la raccolta del grano, ma evidentemente pure di contributi – organizzata dalla ‘Confederatzione autonoma sindacaos cummerciantes’.
Saranno soldi impiegati indubbiamente per il bene delle comunità. Ci si deve fidare. Perché non è previsto alcun riscontro futuro, nessuna valutazione, niente di niente. Sono soldi a fondo perduto. Ma sono soldi pubblici e i consiglieri hanno il dovere politico – oltre che morale – di spiegare in che modo hanno individuato le cause da perorare, soprattutto quelle ad personam. Perché ci sono anche provvedimenti generali – Paolo Truzzu (Fratelli d’Italia)ad esempio ha chiesto di destinare 100mila euro ai microbirrifici artigianali della Sardegna, non del quartiere cagliaritano dove è nato – ma la maggior parte dei famosi otto milioni generosamente regalati dalla Regione sono stati spalmati in modo del tutto arbitrario, a consiglier piacendo. Rispondano dunque, gli onorevoli, ai maliziosi che parlano di mancette elettorali e non offrano il fianco ai populisti che parlano di uso privato di risorse pubbliche. Ruggeri ad esempio dice: “Ho presentato quell’emendamento in favore della parrocchia per recuperare dei finanziamenti già assegnati che però, per motivi burocratici, non erano stati spesi”. Attendiamo ora gli interventi degli altri consiglieri. Si potrebbe iniziare, ad esempio, dedicando una seduta del consiglio regionale ad illustrare i risultati ottenuti dalla distribuzione a pioggia delle milionate degli anni scorsi. Certi che sarebbe un Magnificat in lode ad uno sviluppo tangibile del quale oggi raccogliamo i frutti.

giovedì 2 marzo 2017

Saras e militari contestati: 17 studenti condannati a pagare 200mila euro - Pablo Sole

Una “estemporanea manifestazione di protesta” che l’accusa traduce in “violenza privata”, chiedendo perciò l’emissione di diciassette decreti penali di condanna destinati ad altrettanti studenti universitari, appartenenti al Comitato contro l’occupazione militare. E il conto è salato: in totale, 200mila euro di ammenda. In media, 12mila euro a testa, con l’aggravante del concorso perché “il reato è stato commesso da più di dieci persone”, si legge nei decreti che in questi giorni stanno arrivando nelle case degli studenti che il 6 luglio scorso si sono presentati alla Cittadella universitaria di Monserrato e, dopo aver esposto uno striscione – “Tutelare l’ambiente: cacciare Saras e basi militari” – hanno “scandito slogan dal contenuto antimilitarista” interrompendo di fatto un convegno su inquinamento e protezione del mare. Tra gli ospiti, i rappresentanti di Saras e Marina militare. A fare gli onori di casa, la Rettrice dell’Università di Cagliari Maria Del Zompo, costretta a interrompere momentaneamente i lavori, poi ripresi in un’altra sala.
“Contestare i militari e la Saras per noi non ha prezzo – si legge in una nota del Comitato studentesco contro l’occupazione militare -. Per la Questura di Cagliari evidentemente sì: 200mila euro.  In quella giornata una trentina di persone avevano contestato rumorosamente la presenza di relatori che sono la causa principale della grave situazione ambientale della Sardegna e dei suoi mari; contestarli in uno spazio e in luogo che viviamo quotidianamente dovrebbe essere qualcosa di assolutamente normale nella vita dell’università, mentre evidentemente con questo provvedimento la Questura di Cagliari ha voluto dirci chiaramente: i militari sì, gli studenti no”.
E ancora: “Per la Rettrice invece, in mancanza di una presa di posizione ufficiale nei confronti del provvedimento poliziesco, gli studenti non allineati devono essere multati e/o cacciati dalle facoltà, mentre i militari e le aziende che finanziano l’università sono le uniche con diritto di cittadinanza. Chi ci rimane però se eliminate gli studenti dall’università? Ci rimanete voi che ve la cantate e ve la suonate fra istituzioni che nessun rapporto hanno con la realtà, se non quando la realtà ve la sbattiamo in faccia”.
Gli studenti hanno già annunciato il ricorso contro i decreti penali e rilanciano con nuove iniziative: il 5 marzo assemblea generale a Bauladu, il 28 aprile manifestazione al Poligono di Salto di Quirra per ‘Sa die de sa Sardigna’ e il 2 giugno, il corteo ‘A foras day’.

venerdì 17 febbraio 2017

Giochi di guerra 2017, l’Isola sotto tiro. Quando (e cosa) si sparerà nei Poligoni – Pablo Sole




Sei mesi di fuoco. Letteralmente. Tra missili aria-terra, sviluppo e sperimentazione di nuovi armamenti, cacciabombardieri e droni, giusto per elencare le attività principali. Contenuto in una serie di documenti riservati in possesso di Sardinia Post, il calendario delle esercitazioni militari in programma nel primo semestre del 2017, fotografa un’Isola sotto tiro. E non solo da parte delle stellette Nato: nei documenti compaiono anche le grandi aziende private che sborsano decine di migliaia di euro per testare gli ultimi prodotti, dai materiali ultraresistenti agli apparecchi senza pilota. Da Capo Frasca al Salto di Quirra, passando per Capo Teulada, Capo San Lorenzo e S’Ena Ruggia, a Macomer, saranno sei mesi molto intensi. Da annotare un particolare: a differenza degli altri documenti trapelati gli anni scorsi, il calendario 2017 non riporta in modo preciso il tipo di armamenti che sarà utilizzato.
Poligono di Salto di Quirra (Perdasdefogu)
Tra attività a fuoco e ‘in bianco’, vale a dire con munizionamento a salve, nel poligono ogliastrino le attività vanno avanti senza sosta dal primo gennaio e termineranno il 30 giugno (in attesa del calendario luglio-dicembre, non ancora stilato). Nel semestre sono 143 (su un totale di 181) i giorni in cui saranno effettuate attività a fuoco, mentre a giugno, come da norma, saranno impiegate esclusivamente munizioni a salve, così come è stato fatto nella prima settimana di gennaio. In ambito strettamente militare, nei primi quattro mesi è prevista un’intensa attività missilistica ‘convenzionale’ (in sigla Csm, dall’inglese Conventional strike missile). In campo anche il Comaves (Comando aviazione dell’Esercito) tra marzo e aprile. Sono attualmente in corso le operazioni di sviluppo e sperimentazione di vari armamenti, che termineranno il 12 maggio e fino al 30 marzo è in programma la ‘certificazione Caew’. In merito non ci sono ulteriori indicazioni, ma è probabile che si faccia riferimento all’aereo-radar Gulfstream-550 Caew (nella foto a sinistra) fornito nel dicembre scorso all’Aeronautica militare dalla Israeli aerospace industries. Si tratta di un mezzo in grado di gestire il controllo dello spazio aereo, marittimo e terrestre a lungo raggio fino a 370 chilometri, a 360 gradi e in qualunque condizione meteo. In calendario ci sono anche esercitazioni aeree in ambito Nato, una simulazione di attacco in notturna in modalità Sead (Suppression of enemy air defenses), test sull’utilizzo di missili terra-aria e la sperimentazione di contromisure elettroniche per la protezione di veicoli. Tra le attività senza munizionamento, i test sperimentali per la valutazione dei missili antiradar Arrgm, sviluppati dall’americana Orbital Atk su input del Dipartimento della difesa Usa e del ministero della Difesa italiano. Pensati per annientare la contraerei nemica, saranno in dotazione ai caccia Tornado. Non mancano i privati: presenti Piaggio Aerospace e diverse società legate alla ‘holding’ Leonardo (nuova denominazione di Finmeccanica) come Alenia. Quanto pagano? 50mila euro all’ora, ovvero 1,2 milioni al giorno, fece sapere il Comando del Poligono interforze nel 2003. 
Poligono di mare di Capo San Lorenzo
Escluso l’intero mese di giugno, le attività prevedono l’utilizzo di munizioni ‘armate’. Anche in questo caso il calendario riporta l’utilizzo dei Gulfstream-550 Caew, lo sviluppo e la sperimentazione di armamento, esercitazioni di tiro tattico e sparo missili (come i Marte), operazioni composite in ambito Nato, l’impiego di missili aria-aria, di artiglieria antiaerea e test vari sulla strumentazione utilizzata nel combattimento aereo. Previsto l’uso del Mirach 100/5 (nella foto a sinistra), un drone realizzato dalla friuliana Galileo Avionica usato sia come aerobersaglio, sia per testare le capacità di missili in via di sviluppo. Saranno inoltre testati sistemi di protezione per i veicoli della Marina militare e proseguirà l’attività senza munizionamento sui missili Arrgm dell’Orbital Atk. Nel poligono opereranno, al pari di Salto di Quirra, diverse imprese private.
Poligono di Capo Teulada
A differenza dei poligoni di Salto di Quirra e Capo San Lorenzo, tutte le attività saranno svolte esclusivamente dai militari con le brigate di manovra e dagli uomini del Comando aviazione dell’Esercito. Esclusa la prima settimana di gennaio e l’intero mese di giugno, le attività sono a fuoco. Sono previste esercitazioni dell’Aeronautica militare e della Marina per un’ora al giorno, ma c’è anche la possibilità che si addestrino sul campo anche gli uomini della Brigata Sassari, a seconda della disponibilità del poligono.
Poligoni di Capo Frasca (Arbus) e di S’Ena ruggia (Macomer)
Settantasei (su 181) i giorni dedicati alle attività a fuoco a Capo Frasca. L’area viene utilizzata per l’addestramento e le esercitazioni con munizionamento ‘armato’ dalla Marina e dall’Aeronautica militare italiana, ma non sono rari i casi in cui il poligono ha ospitato operazioni in ambito Nato, con la partecipazione di militari tedeschi, inglesi e americani. Il 3 e il 4 settembre del 2014, durante un’esercitazione, all’interno dell’area militare scoppiarono due incendi che ridussero in cenere 33 ettari di macchia. Più blanda l’attività nel poligono di S’Ena ruggia a Macomer, in uso al 5° Reggimento del Genio guastatori, dove si sparerà 29 giorni tra gennaio e maggio. Seppur marginale rispetto ai grandi poligoni isolani, sull’area macomerese si accesero i riflettori due anni fa, quando venne rinvenuta una discarica abusiva di bombe (nella foto), a poche centinaia di metri dal sito archeologico di Tamuli.

lunedì 24 novembre 2014

Nei poligoni sardi i danni dei tedeschi li paga l’Italia

Circa un mese fa Die Linke, il partito della sinistra tedesca, ha presentato un’interrogazione al governo guidato da Angela Merkel sull’incendio che il 4 settembre scorso ha mandato in fumo 26 ettari di macchia mediterranea a Capo Frasca. “Un fatto inconcepibile”, l’aveva definito il presidente della Regione Francesco Pigliaru, chiedendo la chiusura del poligono. Pochi giorni dopo, una grande manifestazione popolare aveva radunato di fronte all’ingresso della base migliaia di persone.
Il documento firmato tra gli altri dal segretario di Die Linke Gregor Gysi e dalla parlamentare Inge Höger, è articolato in 14 precise domande che sono state formulate a partire dall’esame di notizie di stampa provenienti da testate sarde. Si tratta esclusivamente di testate on line: Sardinia Post (di cui vengono citati due servizi), Cagliaripad (di cui viene citato un video), Videolina.it e il sito de la Nuova Sardegna.
Nell’interrogazione si chiede conto non solo del rogo ma pure dei problemi di salute riscontrati nelle zone sottoposte a servitù militare, da Quirra fino a Teulada e, appunto, Capo Frasca. Inoltre, la sinistra domandava qual è il tipo di armi utilizzato dall’esercito tedesco. Ora sono arrivate le risposte. E sono abbastanza interessanti, a partire dal fatto che il 4 settembre nel poligono c’erano esclusivamente caccia tedeschi. Quindi, la responsabilità dell’incendio è chiara. Ma c’è dell’altro.
Quando ad esempio i rappresentanti di Die Linke chiedono al governo quali provvedimenti siano stati presi “per la rimozione dei residui bellici e di quelli inesplosi dopo l’esercitazione”, la risposta è molto semplice: nessuno. E si spiega anche il motivo: tutto deriva dagli accordi tecnici tra il ministero della Difesa italiano e quello tedesco per l’uso del poligono di Capo Frasca, in base ai quali gestione, funzionamento e manutenzione, servizi di supporto, logistica e responsabilità della sicurezza sono in capo all’Aeronautica italiana. “Questo – svela il governo tedesco – comprende anche la bonifica dei terreni dalle munizioni”. Quindi, quando le forze Nato utilizzano i poligoni, gli eventuali effetti collaterali come decine di ettari di vegetazione in fumo, sono compresi nei ‘diritti di utilizzo’.
OVVIO! La pulizia di una palestra o campo da tennis o camera d’albergo non è carico dell’utente, è compresa nel prezzo (Gettiamo le Basi)
La conferma ulteriore arriva da una seconda risposta, in merito ad eventuali “risarcimenti” proposti dal governo tedesco “per indennizzare la Sardegna e il popolo sardo – scrivono i parlamentari di Die Link nell’interrogazione – per i danni subiti al proprio territorio e ai propri beni culturali”. La posizione del governo tedesco è semplice: non sono previsti indennizzi, anche perché “non esistono richieste in tal senso”. E non sembra che questo punto rappresenti per la Germania una priorità.
ANOMALO! Se l’utente manda a fuoco la palestra o l’albergo di norma deve  pagare il danno!
INCREDIBILE che il gestore/proprietario del bene rovinato, in questo caso il ministro italiano della Difesa,  non chieda il risarcimento danni e ancora peggio se si è impegnato formalmente a non richiederlo (Gettiamo le Basi)
Nessuna posizione sull’eventuale chiusura dei poligoni – in capo al governo italiano – e nemmeno sui problemi di salute riscontrati in prossimità delle servitù militari, se non una precisazione: “Su questo tema, le informazioni in nostro possesso non vanno al di là di ciò che si apprende dai media”. E in ogni caso, le forze armate tedesche “non hanno mai usato uranio impoverito”.
Infine, sul tipo di armi usato durante le esercitazioni, con particolare riferimento all’uso di sostanze tossiche, il governo precisa che si tratta di munizionamento conforme agli accordi internazionali. Nello specifico, per quanto riguarda l’esercitazione del 4 settembre scorso a Capo Frasca, sono stati impiegati proiettili uguali a quelli utilizzati dalle forze militari italiane, a basso rischio di incendio. Meno male.
Pablo Sole (qui)

(Nel testo sono inserite in corsivo due brevissime note di ‘Gettiamo le Basi’)