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martedì 17 giugno 2025

Il nazismo dentro di noi - Francesco Coniglione

 

Il nazismo non è solo quello che si manifesta in modo chiassoso con bandiere e slogan, ispirate a simboli e idee tipiche di quel periodo funesto in cui esso esercitò la sua malefica azione. Ve n’è anche uno, spesso nascosto, che alberga nell’animo di molti che si sentono “liberali” e in linea con i “valori” dell’Occidente da loro difesi: esso si dispiega in quel sentimento – a volte persino in una teorizzazione (e non sono mancati i filosofi e teorici di ciò) – che non riconosce nell’altro la medesima umanità che viene attribuita a se stessi e al proprio gruppo socio-culturale: è la sub-speciazione – come l’avrebbe chiamata Konrad Lorenz –, il principio che rende moralmente non onerosa l’uccisione di chi ha sì le sembianze di un essere umano (due braccia, due gambe, un volto e così via), ma nella sua sostanza non è un umano, ma una specie animale di categoria inferiore e quindi impunemente violentabile, sino alla uccisione. Era il sentimento posseduto da chi colonizzava il West nei confronti dei pellerossa, di chi faceva la tratta dei negri per renderli schiavi nelle piantagioni di cotone, di chi riteneva gli orientali (cinesi, indiani o quant’altro) degli esseri inferiori e quindi bisognosi di guida ed educazione, punibili ed eliminabili ad libidum qualora non accettassero tale superiore imperio; e così via, essendo la storia ricca di episodi del genere.

Un esempio di questo atteggiamento m’è capitato di osservare quando ho fatto un commento ironico-sarcastico a chi si mostrava soddisfatto per legge sulla tutele degli animali approvata in via definitiva dal governo su iniziativa della Brambilla: «I palestinesi sono compresi (visto che sono stati definiti animali da qualche ministro israeliano)?». Era un modo per mettere in luce lo strabismo di chi si preoccupa per gli animali e non profferisce parola neanche di semplice carità umana verso donne e bambini uccisi da una indiscriminata rappresaglia. Al che l’ineffabile autore del post che lodava la suddetta legge – intellettuale, scrittore e storico – ha risposto che «i membri di Hamas e coloro che hanno solidarizzato con loro […] sono meno degli animali ai quali ho portato sempre rispetto», ricevendo persino dei like di altri che si sentono anche loro intellettuali illuminati.

Un’affermazione del genere va – a mio avviso – al di là di ogni principio giuridico e umanitario, perché è il presupposto di uno sterminio indiscriminato di gente che non ha commesso direttamente alcun delitto od omicidio: a solidarizzare con Hamas, infatti, è stato ed è (tranne poche eccezioni) l’intero popolo palestinese di Gaza, che vede in tale gruppo politico (liberamente eletto in contrapposizione all’OLP e sostenuto ai suoi esordi persino da Israele, che così voleva delegittimare la principale organizzazione politica palestinese) un modo per reagire alla decennale oppressione subita da Israele. Ma lo sono anche – per estensione – tutti coloro che in Occidente hanno espresso condanna verso la politica israeliana a Gaza, non a caso tacciati di antisemitismo e di fiancheggiamento dei terroristi. Così, in base a tale principio, l’opera di sterminio in corso a Gaza viene derubricata da genocidio di esseri umani a eliminazione di capi di bestiame, di esseri sub-umani che non meritano di vivere, perché meno degli animali (per questi ultimi, vale almeno la legge di tutela appena approvata). E la censura verso coloro che esprimono dissenso verso quanto sta accadendo a Gaza diventa pienamente giustificabile: bisogna metterli a tacere, se proprio non li si può eliminare. Vale molto di più, per chi sostiene un tale punto di vista, il gattino intrappolato su un albero o il cane picchiato dal padrone, che dei bambini bruciati vivi dalle bombe o colpiti alla testa da cecchini dell’esercito israeliano.

Siamo qui al di là di ogni principio di civiltà giuridica, al di là di ogni considerazione illuministica sulla pari dignità di tutti gli uomini e dei principi in difesa della sacralità della vita umana – che appunto valgono per coloro che vengono definiti uomini, non certo per chi è meno degli animali; al di là del principio di Beccaria per cui la pena di morte deve essere abolita, anche per i più feroci criminali; siamo al di là del principio per cui non può esserci una punizione collettiva di un’intera etnia o gruppo sociale sulla base del crimine commesso da alcuni dei loro appartenenti (una volta si chiamava rappresaglia): la responsabilità è comune e tutti sono chiamati a risponderne, anche donne e bambini, che ancora nemmeno sanno dell’esistenza di Hamas.

Ecco quindi il nazismo che alberga in noi: tale svalutazione dell’umanità nell’Altro, tale considerazione che esso appartenga a una sotto-razza, è stato il cemento ideologico che ha alimentato lo sterminio nazista del popolo ebraico, appunto ritenuto “razza inferiore”; era il modo in cui le singole persone – che volenterosamente appoggiavano o si facevano interpreti di tale politica di sterminio – giustificavano il proprio operato, alleggerendo la propria coscienza e rendendola indifferente a quanto stava avvenendo. Ma, ahimè, è oggi lo stesso sentimento nutrito dalla grande maggioranza della popolazione israeliana verso i palestinesi, di cui è interprete il governo di Nethanyau, come dichiarato apertamente da molti suoi ministri, per non parlare dei coloni.

È di questo sentimento, di questo grumo di odio misto a giustificazione pseudo-antropologica sulla inferiorità o non umanità dell’Altro, del suo essere meno degli animali, che si alimenta la pratica nazista. È questo il nazismo che sta dentro di noi, anche nelle persone più insospettabili e civili, e sul quale bisogna vigilare, molto più che sui chiassosi e pittoreschi assembramenti di braccia tese.

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venerdì 18 aprile 2025

"Qualcosa in Italia sembra essersi rotto". Maria Zakharova commenta così il premio “Per la libertà di stampa 2025”

Zakharova: “Libertà di stampa” in italiano oggi è la libertà di chiamare i nazisti eroi e di ricevere premi in nome delle loro vittime? Nell'anno dell'80° anniversario della Grande Vittoria in Italia, non ci sono forse una dozzina di giornalisti antifascisti che scriverebbero del neonazismo in Ucraina?

 

La portavoce del Ministero degli esteri, Maria Zakharova, ha definito "un baccanale" l'assegnazione del premio "Libertà di stampa" all'inviata speciale italiana Battistini per i suoi materiali sulla copertura dei crimini del regime di Kiev. "Libertà di stampa" in italiano oggi: è la libertà di chiamare eroi i fascisti e di ricevere onorificenze in nome delle loro vittime?", ha scritto. E ancora: "È davvero vero che nell'anno dell'80° anniversario della Grande Vittoria in Italia non ci saranno ancora una dozzina di giornalisti antifascisti che scriveranno del neonazismo in Ucraina?"



IL TESTO COMPLETO E TRADOTTO DEL SUO POST SU TELEGRAM:

L'11 aprile 2025 nella città italiana di Fossoli, nell'ex campo di concentramento, l'inviata speciale della RAI Stefania Battistini ha ricevuto in pompa magna il Premio Odoardo Focherini “Per la libertà di stampa 2025”. Per i materiali provenienti dall'Ucraina e dalla regione di Kursk.

Si potrebbe pensare che sia stata premiata per i suoi coraggiosi reportage antifascisti che denunciano la natura neonazista del regime di Kiev, che raccontano della mobilitazione forzata nell'AFU, della rinascita del culto degli scagnozzi di Hitler in Ucraina, che glorificano i banderiti e che erigono loro monumenti in tutto il Paese.

Ma qualcosa in Italia sembra essersi rotto. Perché dal febbraio 2022 Battistini gira regolarmente materiale esclusivamente propagandistico, il cui scopo è spostare la responsabilità dei crimini di guerra commessi dalle Forze Armate ucraine sulla parte russa, oltre a diffondere massicciamente la disinformazione sulla Russia. Inoltre, nell'agosto 2024, si è recata con i combattenti dell'AFU a bordo di attrezzature militari nella Sudzha occupata, dove ha filmato una serie di servizi nello spirito dei video “Wochenschau” di Goebels che esaltavano i combattenti ucraini che avevano invaso il territorio russo.

Contro Batistini e il cameraman che l'accompagnava è stato aperto un procedimento penale per aver attraversato illegalmente il confine di Stato russo. Poco dopo, entrambi i colpevoli sono stati inseriti nella lista dei ricercati internazionali. 

Il luogo in cui è stato assegnato il premio rende ancora più surreale l'intera situazione. Il campo di prigionia della città di Fossoli, istituito nel 1942, fu utilizzato dai fascisti italiani della Repubblica di Salò e dai nazisti delle SS come campo di concentramento. Per oltre 5.000 persone (di cui 2.800 ebrei) fu l'ultima tappa prima di essere inviati al campo di sterminio di Auschwitz.

La storia di questo luogo criminale comprendeva esecuzioni pubbliche di massa dei prigionieri. È degno di nota il fatto che le guardie del campo fossero costituite da 40 italiani, ai quali nell'estate del 1944 si aggiunsero cinque ucraini (!) per rinforzo. A quanto pare, queste guardie di Bandera supervisionavano anche il sacerdote italiano Odoardo Focherini, di cui il premio ora citato porta il nome. Durante gli anni della guerra aiutò gli ebrei a nascondersi dai nazisti, fu arrestato e detenuto nel luglio 1944 nel campo di concentramento di Fossoli. Nel 2013 è stato beatificato dalla Chiesa cattolica.

“Libertà di stampa” in italiano oggi è la libertà di chiamare i nazisti eroi e di ricevere premi in nome delle loro vittime? Nell'anno dell'80° anniversario della Grande Vittoria in Italia, non ci sono forse una dozzina di giornalisti antifascisti che scriverebbero del neonazismo in Ucraina? I premi per la libertà di parola andranno solo ai “propagandisti in camicia nera”? Il prossimo servizio di Battistini riguarderà, a quanto pare, gli sgargianti ragazzi italiani e ucraini “costretti a sorvegliare gli untermenschen” nel campo di Fossoli, e la necessità di assegnare loro medaglie “per l'esemplare servizio d'ordine”.

Tutta questa storia è un vero e proprio baccanale, niente di meno che un grossolano e imperdonabile insulto alla memoria delle vittime del fascismo italiano e del nazismo tedesco, una presa in giro dei loro ideali, commessa letteralmente sulle loro tombe.

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lunedì 24 marzo 2025

Genocidio inarrestato

L’Ultimo Capitolo del Genocidio - Chris Hedges


Israele ha iniziato la fase finale del suo Genocidio. I palestinesi saranno costretti a scegliere tra la morte o la deportazione. Non ci sono altre opzioni.


Questo è l’ultimo capitolo del Genocidio. È l’ultima, sanguinosa spinta per cacciare i palestinesi da Gaza. Niente cibo. Niente medicine. Niente riparo. Niente acqua pulita. Niente elettricità. Israele sta rapidamente trasformando Gaza in un Girone dantesco di miseria umana dove i palestinesi vengono uccisi a centinaia e velocemente, di nuovo, a migliaia e decine di migliaia, o saranno costretti ad andarsene per non tornare mai più.

L’ultimo capitolo segna la fine delle bugie israeliane. La bugia della Soluzione dei Due Stati. La bugia che Israele rispetta le leggi di guerra che proteggono i civili. La bugia che Israele bombarda ospedali e scuole solo perché vengono usati come rifugi da Hamas. La bugia che Hamas usa i civili come scudi umani, mentre Israele costringe sistematicamente i palestinesi prigionieri a entrare in tunnel e edifici potenzialmente pieni di trappole prima delle truppe israeliane. La bugia che Hamas o la Jihad Islamica Palestinese sono responsabili (l’accusa è spesso quella di lancio di razzi) della distruzione di ospedali, edifici delle Nazioni Unite o Uccisione di Massa di palestinesi. La bugia che gli aiuti umanitari a Gaza sono bloccati perché Hamas sta dirottando i camion o contrabbandando armi e materiale bellico. La bugia che i bambini israeliani vengono decapitati o che i palestinesi hanno compiuto stupri di massa di donne israeliane. La bugia che il 75% delle decine di migliaia di persone uccise a Gaza erano “terroristi” di Hamas. La bugia che Hamas, poiché si presumeva stesse riarmando e reclutando nuovi combattenti, è responsabile della rottura dell’accordo di cessate il fuoco.

Il volto Genocida di Israele è a nudo. Ha ordinato l’evacuazione della parte settentrionale di Gaza dove palestinesi disperati sono accampati tra le macerie delle loro case. Ciò che sta per arrivare è una Carestia di Massa: l’Agenzia delle Nazioni Unite per il Soccorso e l’Impiego dei Rifugiati Palestinesi nel Vicino Oriente (UNRWA) ha dichiarato il 21 marzo di avere ancora sei giorni di scorte di farina, morti per malattie causate da acqua e cibo contaminati, decine di morti e feriti ogni giorno sotto l’implacabile assalto di bombe, missili, fuoco di carri armati e proiettili di artiglieria. Niente funzionerà, panetterie, impianti di trattamento delle acque e fognature, ospedali (Israele ha fatto saltare in aria l’Ospedale Turco-Palestinese danneggiandolo il 21 marzo), scuole, centri di distribuzione degli aiuti o cliniche. Meno della metà dei 53 veicoli di emergenza gestiti dalla Mezzaluna Rossa Palestinese sono funzionanti a causa della carenza di carburante. Presto non ce ne sarà più nessuno.

Il messaggio di Israele è inequivocabile: Gaza sarà inabitabile. Andatevene o morite.

Da martedì, quando Israele ha rotto il cessate il fuoco con pesanti bombardamenti, sono stati uccisi oltre 700 palestinesi, tra cui 200 bambini. In un periodo di 24 ore sono stati uccisi 400 palestinesi. Questo è solo l’inizio. Nessuna potenza occidentale, compresi gli Stati Uniti, che forniscono le armi per il Genocidio, intende fermarlo. Le immagini da Gaza durante i quasi sedici mesi di attacchi incessanti erano orribili. Ma ciò che sta arrivando ora sarà peggio. Rivaleggerà con i Crimini di Guerra più atroci del ventesimo secolo, tra cui la Carestia di Massa, il Massacro, e la distruzione del Ghetto di Varsavia nel 1943 da parte dei Nazisti.

Il 7 ottobre ha segnato la linea di demarcazione tra una politica israeliana che sosteneva la Brutalizzazione e la Sottomissione dei palestinesi e una politica che ne richiedeva lo Sterminio e l’allontanamento dalla Palestina Storica. Ciò a cui stiamo assistendo è l’equivalente storico del momento innescato dall’annientamento di circa 200 soldati guidati da George Armstrong Custer nel giugno 1876 nella Battaglia di Little Bighorn. Dopo quella sconfitta umiliante, i nativi americani erano destinati a essere uccisi e i superstiti costretti nei campi di prigionia, in seguito denominati Riserve, dove migliaia di persone morirono di malattia, vissero sotto lo sguardo spietato dei loro occupanti armati e caddero in una vita di miseria e disperazione. Aspettatevi lo stesso per i palestinesi di Gaza, abbandonati, sospetto, in uno degli inferni del mondo e dimenticati.

“Abitanti di Gaza, questo è il vostro ultimo avvertimento”, ha minacciato il Ministro della Difesa israeliano Israel Katz:

La prima guerra del Sinwar distrusse Gaza e la seconda guerra del Sinwar la distruggerà completamente. Gli attacchi dell’Aviazione Militare contro i terroristi di Hamas sono stati solo il primo passo. Diventerà molto più difficile e ne pagheranno il prezzo per intero. L’evacuazione della popolazione dalle zone di combattimento ricomincerà presto. Restituite gli ostaggi e rimuovete Hamas e altre opzioni si apriranno per voi, inclusa la partenza per altri posti nel mondo per coloro che lo desiderano. L’alternativa è la distruzione assoluta”.

L’accordo di cessate il fuoco tra Israele e Hamas è stato progettato per essere implementato in tre fasi. La prima fase, della durata di 42 giorni, avrebbe visto la fine delle ostilità. Hamas avrebbe rilasciato 33 ostaggi israeliani catturati il ​​7 ottobre 2023, tra cui donne, persone di età superiore ai 50 anni e persone malate, in cambio di oltre 2.000 uomini, donne e bambini palestinesi imprigionati da Israele (circa 1.900 prigionieri palestinesi sono stati rilasciati da Israele al 18 marzo). Hamas ha rilasciato un totale di 147 ostaggi, di cui otto morti. Israele afferma che ci sono 59 israeliani ancora trattenuti da Hamas, 35 dei quali Israele ritiene siano deceduti.

L’esercito israeliano si avrebbe dovuto ritirarsi dalle aree popolate di Gaza il primo giorno del cessate il fuoco. Il settimo giorno, ai palestinesi sfollati sarebbe stato consentito di tornare nel Nord di Gaza. Israele avrebbe consentito a 600 camion di aiuti con cibo e forniture mediche di entrare a Gaza ogni giorno.

La seconda fase, che si prevedeva sarebbe stata negoziata il sedicesimo giorno del cessate il fuoco, contemplava il rilascio degli ostaggi israeliani rimanenti. Israele si sarebbe ritirato da Gaza mantenendo una presenza in alcune parti del Corridoio Filadelfia, che si estende lungo il confine di otto miglia tra Gaza ed Egitto, rinunciando al suo controllo del valico di frontiera di Rafah verso l’Egitto.

Nella terza fase si sarebbero avviati negoziati per una fine permanente della guerra e la ricostruzione di Gaza.

Israele firma abitualmente accordi, tra cui gli Accordi di Camp David e gli Accordi di pace di Oslo, con calendari e fasi. Ottiene ciò che vuole, in questo caso il rilascio degli ostaggi, nella prima fase e poi viola le fasi successive. Questo schema non è mai stato interrotto.

Israele ha rifiutato di onorare la seconda fase dell’accordo. Ha bloccato gli aiuti umanitari a Gaza due settimane fa, violando l’accordo. Ha anche ucciso almeno 137 palestinesi durante la prima fase del cessate il fuoco, tra cui nove persone, tre delle quali giornalisti, quando i droni israeliani hanno attaccato una squadra di soccorso il 15 marzo a Beit Lahiya nel Nord di Gaza

I pesanti attacchi di bombardamento di Gaza da parte di Israele sono ripresi il 18 marzo mentre la maggior parte dei palestinesi dormiva o preparava il suhoor, il pasto consumato prima dell’alba durante il mese sacro del Ramadan. Israele non fermerà i suoi attacchi ora, anche se gli ostaggi rimanenti verranno liberati, presunta ragione di Israele per la ripresa dei bombardamenti e dell’assedio di Gaza.

La Casa Bianca di Trump applaude al Massacro. Attaccano i critici del Genocidio come “antisemiti” che dovrebbero essere messi a tacere, criminalizzati o deportati mentre incanalano miliardi di dollari in armi verso Israele.

L’assalto Genocida di Israele a Gaza è l’inevitabile epilogo del suo Progetto Coloniale di Coloni e dello Stato di Apartheid. La conquista di tutta la Palestina Storica, con la Cisgiordania che presto, mi aspetto, sarà annessa da Israele, e lo sfollamento di tutti i palestinesi è sempre stato l’obiettivo Sionista.

I peggiori eccessi di Israele si sono verificati durante le guerre del 1948 e del 1967, quando vaste parti della Palestina Storica furono conquistate, migliaia di palestinesi uccisi e centinaia di migliaia furono sottoposti a Pulizia Etnica. Tra queste guerre, il furto di terre progressivo, gli assalti omicidi e la costante Pulizia Etnica in Cisgiordania, inclusa Gerusalemme Est, sono continuati.

Quella danza calibrata è finita. Questa è la fine. Ciò a cui stiamo assistendo eclissa tutti gli attacchi storici ai palestinesi. Il folle Sogno Genocida di Israele, un incubo palestinese, sta per realizzarsi. Distruggerà per sempre il mito che noi, o qualsiasi nazione occidentale, rispettiamo lo Stato di Diritto o siamo i protettori dei Diritti Umani, della Democrazia e delle cosiddette “virtù” della civiltà occidentale. La Barbarie di Israele è la nostra Barbarie. Potremmo non capirlo, ma il resto del mondo sì.

 

Traduzione: Beniamino Rocchetto – Invictapalestina.org

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Genocidio lento - Enrico Campofreda

Israele, non Netanyahu, ne ammazza quattrocento in un colpo solo. Non gliene bastavano cinquantamila, che invece sono molti di più, perché di tanti i cadaveri non sono conteggiati. Si stanno decomponendo sotto i pilastri di cemento abbattuti coi supercolpi, simili a quello di stanotte. Armi letali, armi bestiali come chi le usa, chi le comanda, chi le giustifica, chi a casa nostra e nel mondo - fra le anime belle del politicamente corretto e oggettivamente corrotto - ha venduto l’anima all’unico Dio riconosciuto: lo sterminio. Parlano degli attuali demoni della geopolitica i Soloni della comunicazione, omettendo, tralasciando, dimenticando volontariamente l’infinita scia di sangue dietro cui si parano tanti ‘incorporati’ della notizia. Scrivendo e descrivendo tutto il bene della Civiltà e tutto il male del Terrore. Categorie che stanno fra i civili d’Israele, parenti delle vittime del raid del 7 ottobre e fra i civili della Striscia resi incivili da chi decide per loro di combattere, tenendoli bloccati fra le macerie, rendendoli presto cadaveri. Le bombe piovono sui diseredati di Gaza: la colpa è di Hamas che non restituisce i prigionieri. Davanti a una telecamera un padre, né giovane né vecchio, urla: Ci stanno massacrando, cosa fa il mondo? E’ un già sentito, un già vissuto. Il mondo non vuole fare nulla, chi è debole deve soccombere. Non ha speranze. Con l’ipocrisia che gli appartiene, il mondo che comanda il mondo decide dove spegnere le bocche di fuoco, chi salvare e quando, dopo aver bruciato vite per un po’. In quella fetta di Terra ch’era la Palestina, questa formula non vale. Si vuole continuare a sterminare, non c’è America rossa o blu a differenziare. C’è il nero d’Israele, da ottant’anni padrone di buio e lutti.

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I vampiri di Tel Aviv e la loro (miserabile) corte - Patrizia Cecconi


A Gaza è strage indifferenziata di uomini donne vecchi e bambini, cosa che ricorda le stragi di Marzabotto o di Sant’Anna di Stazzema che i nazisti commisero in Italia. Ma a dirlo ci vuole onestà intellettuale, quella che manca alla miserabile corte di politici e operatori mediatici proni allo 0,04% che governa il mondo e che calpesta, fino a distruggerlo, il Diritto internazionale.

 

Cinque giorni fa ricevevo dalla tendopoli di Al Mawasi un brevissimo video, dieci secondi di allegra, vitale euforia infantile che solo chi ha passato molto tempo tra la gente di Gaza è in grado di capire che quei secondi di risate, volteggi e passi di danza in mezzo alla devastazione non sono incoscienza infantile, ma la rappresentazione più vicina allo spirito dei gazawi, adulti compresi. Quell’incredibile, addirittura folle capacità di trovare vita in mezzo alla morte e guizzi di allegria in mezzo al dolore. I bimbi che uscivano ballando dalla tenda andavano all’iftar, il pasto che durante il mese sacro del Ramadan si fa dopo il tramonto e chiude il digiuno diurno.

Poi, sempre durante il Ramadan, prima dell’alba si fa una colazione il più possibile abbondante e poi più nulla, né acqua, né cibo e neanche fumo fino al successivo tramonto. Quella notte, mentre i bambini dormivano prima di essere svegliati per la colazione, sono entrati in azione i vampiri di Tel Aviv e, forti dell’autorizzazione del criminale che siede alla Casa Bianca e che ha sostituito con fiero bullismo il criminale che lo ha preceduto, in poche ore hanno assassinato 412 palestinesi tra cui 130 bambini ai quali si sarebbero aggiunti altri circa 400 martiri di ogni età nei giorni successivi.


L’intesa tra mostri ha funzionato e la Striscia di Gaza si è impregnata di altro sangue palestinese.

Via libera anche alla totale demolizione dell’unico ospedale oncologico ancora parzialmente funzionante e via libera all’operazione di terra, locuzione ipocrita la cui traduzione è “strage indifferenziata di uomini donne vecchi e bambini”, cosa che ricorda le stragi di Marzabotto o di Sant’Anna di Stazzema che i nazisti commisero in Italia. Ma a dirlo ci vuole onestà intellettuale, quella che manca alla miserabile corte di politici e operatori mediatici proni allo 0,04% che governa il mondo e che calpesta, fino a distruggerlo, il Diritto internazionale.

Tace o addirittura approva, la corte dei potenti, come del resto si addice a ogni fedele cortigiano. Chiunque sia in grado di intendere sa che lo Stato terrorista guidato dalla banda Netanyahu, senza l’enorme quantitativo di micidiali armi degli USA e dei suoi vassalli, non avrebbe potuto compiere il genocidio di Gaza e sa anche che senza il placet USA di poche notti fa il vampiro di Tel Aviv sarebbe stato costretto a fingere di rispettare la tregua e limitarsi solo a qualche assassinio quotidiano che i suoi supporter mediatici e politici neanche hanno degnato di attenzione perché tanto il sangue palestinese fa notizia – relativa, s’intende – solo quando scorre a fiumi. 


Quindi, quando il bullo della Casa bianca, assecondando le lobby sioniste che indirizzano la politica USA in senso pro Israele, ha dato il nulla osta al nuovo sterminio, l’esercito più accanito del mondo si è scatenato su adulti e bambini ancora addormentati tempestandoli vigliaccamente di bombe dal cielo, senza correre neanche il rischio di sporcarsi l’uniforme.

Dei tre bambini che ridevano e ballavano nel video di poche ore prima dell’infame raid non c’è più traccia. I media nostrani asserviti a Israele, cioè quasi tutti tranne  rare e pregevoli eccezioni, usano tattiche diverse per ridurre o addirittura nascondere l’essenza terroristica, disumana, illegale, razzista e coloniale dell’entità sionista cui offrono i loro servigi. Alcuni scelgono la via del silenzio totale tipico degli omertosi; altri quella del silenzio degli infami, cioè tacere una parte dell’accaduto e amplificarne un’altra spacciando in tal modo per verità una menzogna ben costruita. 

Altri ancora, soprattutto tra i media televisivi, scelgono la tattica della notizia asettica per di più non citata tra i titoli e relegata dopo l’ultimo caso di cronaca. La notizia asettica non crea empatia, per cui 50.000 morti palestinesi sono solo un numero, figuriamoci 500! mentre nel servizio di pochi minuti prima 2 morti ucraini creavano commozione almeno quanto il racconto del tormento dei familiari di 59 ostaggi israeliani verso  i quali i vari inviati, scegliendo avverbi, aggettivi e toni tutt’altro che asettici, creano ben più empatia dello sterminio di intere famiglie palestinesi di 10, 15 o più persone schiacciate durante il sonno o durante l’ennesima evacuazione imposta con sadismo e crudeltà dai vampiri di Tel Aviv.


E’ ben più che doppio standard questa abituale tecnica comunicativa, è la manifestazione di un male oscuro difficile da ammettere da parte di chi ne è portatore, ma indiscutibilmente chiaro ad un’osservazione minimamente attenta. Non è neanche solo servilismo, è miserabile razzismo.  

Lo stesso razzismo che a politici di cui non andar fieri, come ad esempio il ministro Tajani, fa dire di essere sempre e comunque dalla parte di Israele (ma perché?) o che non fa percepire al presidente Mattarella l’indecenza di accogliere con tutti gli onori il presidente israeliano Herzog, quello che firmava orgogliosamente i missili destinati a smembrare adulti e bambini palestinesi. Lo stesso Mattarella che, evidentemente privo del senso del ridicolo, mentre non ha nulla da eccepire rispetto a orrendi crimini e continue violazioni della legalità internazionale commessi dall’entità sionista, rivolgendosi alla Russia esclama con solenne severità: “la Russia rispetti il diritto internazionale!” Lo stesso razzismo che impedisce a politici e giornalisti di vedere i segni delle torture sui corpi dei prigionieri politici palestinesi, ma che induce gli stessi a stringersi intorno a Israele “sconvolto” per la magrezza di alcuni degli ostaggi rilasciati, senza però  sconvolgersi della morte per fame di bimbi palestinesi causata consapevolmente e scientemente da Israele. Lo stesso razzismo che si palesa nel silenzio che accompagna le violazioni dei luoghi di culto palestinesi, sia cristiani sia, soprattutto, musulmani distrutti per disprezzo e per umiliare un popolo fin nel suo credo religioso. Lo stesso razzismo che fa accettare a questa miserabile corte il suprematismo israeliano e che fino a poco tempo fa gli faceva disprezzare gli ebrei non sentendoli come membri a tutti gli effetti dell’occidente.


E mentre Israele bombarda ovunque voglia, dal Libano alla Siria, da Gaza alla Cisgiordania forte del consenso, della complicità e delle armi fornitegli dai suoi protettori e dai suoi valletti, le famiglie degli ostaggi manifestano contro le decisioni governative sapendo bene che ogni bomba è una possibilità di morte anche per i loro cari. Ma Bibi il vampiro sa che a mantenerlo vivo sul suo scranno è solo il sangue palestinese e quindi ordina al suo lugubre esercito di procedere col genocidio intensificandolo con operazioni di terra, tanto l’esercito mediatico internazionale seguiterà a sostenerlo senza vergogna, al pari dei politici eticamente corrotti che gli assicurano fedeltà e che non si scompongono neanche davanti alle minacce del criminale ministro Katz di distruggere ogni forma di vita gazawa se non gli verranno consegnati insieme agli ultimi ostaggi anche i membri di Hamas.

Quanti italiani – e non solo – sono morti durante l’occupazione nazi-fascista per non aver consegnato i partigiani al nemico? E quanti ne sono morti per aver nascosto gli ebrei allora perseguitati da quello stesso nemico? Inutile ricordarlo ai vigliacchi e agli opportunisti che si riempiono la bocca di “antifascismo” e intanto sostengono il fascismo sionista. Direbbero che non è paragone pertinente. Inutile anche ricordare loro che i combattenti per la libertà sono sempre stati sviliti dal nemico con l’attribuzione dell’appellativo di banditi o di terroristi per evitare che l’opinione pubblica li consideri per quel che realmente sono: resistenti da onorare per la loro lotta contro l’occupazione.


Ma ai cortigiani non importa neanche che i dati ufficiali dell’ONU abbiano rilevato che in Cisgiordania in quest’ultimo periodo siano stati assassinati circa 1.000 palestinesi, feriti oltre 7.000, rapiti e tratti in arresto senz’altra accusa che quella di essere palestinesi, centinaia e centinaia di inermi di ogni età, né  che ne siano stati forzatamente evacuati circa 40.000 per soddisfare le mire annessionistiche di “Eretz Israel”. All’entità sionista tutto è concesso e se c’è un colpevole, per i cortigiani, non è certo l’IDF, non è certo Netanyahu che viene accolto con tutti gli onori ignorando il mandato d’arresto della Corte Penale Internazionale;  non è nemmeno il fascista Smotrich o il neonazi Ben Gvir. Il colpevole, ci dicono perfino le sedicenti femministe di Trieste, è uno solo. Ha un nome astratto che però sciocchi, opportunisti e cortigiani non pronunciano: “resistenza”, e un nome proprio che viene regolarmente seguito o preceduto dall’aggettivo “terrorista”: Hamas. E la coazione a ripetere funziona: ometti da bar dello sport e donnine da “la politica è una cosa sporca” fanno l’eco ai cortigiani che appaiono in Tv e per la logica del gregge va bene così.


Ma se si è fuori dal gregge e soprattutto fuori dalla sua logica, la resistenza palestinese la si vede  per quel che è, e le sue azioni, comprese quelle armate, vanno contestualizzate e analizzate senza invertire i tempi tra azione e reazione. Erano azioni di resistenza armata quelle compiute dal braccio militare di Fatah o dal Fronte popolare quando Hamas era ancora un’associazione benefica che si occupava di asili e di ospedali, così come lo sono quelle compiute in seguito dal braccio armato di Hamas. Si potrebbero citare pensatori religiosi cristiani oltre che pensatori laici per ricordare che amare la giustizia comporta combattere l’ingiustizia, e cos’è se non l’essenza dell’ingiustizia l’occupazione israeliana della Palestina con tutto il corollario di crimini che si susseguono da quasi un secolo? Di conseguenza, chiedere ad Hamas di consegnare le armi equivale a chiedergli di consegnare Gaza a Israele. O direttamente o per interposta persona, come invita a fare il partito di Abu Mazen che intima ad Hamas di cedere il potere e abbandonarsi all’occupante. Saranno le capacità e i rapporti di forza tra i  palestinesi a stabilire cosa fare per avere una possibilità, sebbene remota, di vittoria e di riscatto del popolo palestinese, ma di certo la divisione tra le due forze maggiormente rappresentative fa gioco all’oppressore, ce lo insegna la storia. Dalle antiche guerre tra greci e persiani fino ad oggi l’unico dato immutabile è stato il divide et impera, e chi impera – o direttamente o con un re fantoccio –  è sempre chi ha diviso e non chi si è lasciato dividere. Lo sanno sia i vampiri di Tel Aviv che i loro finanziatori e i loro cortigiani e le leadership palestinesi non possono davvero ignorarlo.

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venerdì 31 gennaio 2025

È davvero deplorevole che milioni di cittadini vivano in una Ue così sottomessa agli Usa - Fabio Marcelli

L’arrivo di Trump al potere sta notevolmente aumentando il tasso di marasma mentale e demenza più o meno senile dei cosiddetti governanti europei e dei loro sottopancia nazionali. Costoro oscillano fra l’ansia di sottomissione servile al nuovo padrone, l’evidente invidia per i suoi progetti devastanti e la comprensibile stizza dovuta al fatto che il furbo Donald ha deciso di scaricare sull’Unione Europea buona parte dei suoi problemi, sia sotto forma di dazi, che di sganciamento dagli impegni Nato, all’ombra della quale erano abituati da tempo immemorabile a vegetare.

Si alternano quindi velleitari proclami guerreschi, come quelli lanciati ad ogni piè sospinto da Kallas, Rutte, von der Leyen, ecc., e intenzioni per nulla nascoste di imitare le ricette che Trump vorrebbe propinare alla popolazione statunitense e al mondo intero. È davvero deplorevole che 446.735.291 cittadini europei, un numero ben superiore alla popolazione degli Stati Uniti, debbano sottostare alle pericolosissime fanfaluche di una responsabile della politica estera, tale Kallas appunto (ma non Maria, dato che invece di armoniosi gorgheggi emette stridule urla bellicose) che proviene da un minuscolo staterello baltico, ha un conto personalissimo aperto con la Russia e blatera a ogni piè sospinto della necessità di prepararsi alla guerra. La stragrande maggioranza della popolazione in Italia ma anche nel resto d’Europa è assolutamente contraria a questa roulette russa che favorisce e fa ingrassare solo i trafficanti di armi e le lobby energetiche statunitensi, mentre colpisce duramente, oltre che le tasche dei cittadini colpite dal caro-energia e dalla destinazione alle spese militari di quelle sociali, le industrie italiane e di altri Paesi che da sempre hanno intrattenuto rapporti di mutuo beneficio con la Russia, così come con la potenza economica cinese con la quale vanno intensificati i rapporti di cooperazione su tutti i piani.

Crosetto e, sia pure con minor cognizione di causa come gli è abituale, Salvini – e altri – mugugnano senza costrutto. Né si può sperare che abbiano il coraggio di dire apertamente, una volta tanto, qualcosa che vada a vantaggio del popolo italiano che vuole la pace (e anche i condizionatori, nei limiti del possibile). Il Pd dal canto suo oscilla in modo schizoide tra l’appoggio al riarmo sfrenato e il sorprendente voto contrario sulla risoluzione maccartista del Parlamento europeo che inaugura una nuova stagione di caccia alle streghe equiparando dissennatamente nazismo e comunismo, senza tenere conto del fatto che la falce e il martello sono stati e continuano ad essere in moltissimi casi simboli di civiltà e di progresso, e che il nazismo fu sconfitto proprio grazie al sacrificio immenso del popolo sovietico, come riconosciuto di recente perfino da Donald Trump.

La nostra Giorgia Meloni è data unanimemente in pole position nei rapporti tra il nuovo imperatore dai capelli tinti e l’Europa, date le affinità ideologiche e i rapporti amichevoli che ha saputo costruire sia con Trump che con Musk. Ma occorre chiedersi a cosa le servirà questa corrispondenza di amorosi sensi quando si parlerà, e già se ne parla, di dazi da infliggere o di spese militari da scaricare, dato che Donald è persona estremamente concreta e pragmatica e da quell’orecchio non ci sente proprio.

Nel frattempo, l’Italia è sicuramente in prima fila dal punto di vista dell’imitazione servile dei peggiori aspetti del trumpismo. Si veda l’approccio al tema dei migranti, che le destre vorrebbero relegare in eterno nel limbo dei senza-diritti, destinati solo ad essere sfruttati selvaggiamente o spinti alla disperazione e alla delinquenza per avere modo di riaffermare le proprie politiche repressive e liberticide, nei confronti degli stessi migranti ma anche di un numero crescente di indigeni italiani. Oppure l’ostilità nei confronti della Corte penale internazionale: dopo l’immunità preventiva concessa a Netanyahu nonostante il mandato di cattura che lo ha raggiunto, il governo ha toccato nuovi livelli di inaccettabile antigiuridicità col rifiuto di ottemperare all’ordine di arrestare il criminale libico Almasri, probabilmente per evitare che facesse nomi e cognomi di politici o funzionari italiani che, sotto il tetto degli Accordi italo-libici, sono stati suoi complici nella commissione dei crimini contro l’umanità, comprensivi di sequestri, uccisioni, torture e stupri che gli vengono addebitati.

L’ostilità nei confronti dello Stato di diritto e della magistratura non servile costituisce in effetti un sicuro aspetto di convergenza tra Meloni e Trump, entrambi impegnati nel tentare di travolgere ogni ostacolo di ordine normativo e giudiziario alle loro azioni e progetti più o meno folli, si tratti di muro alla frontiera con il Messico o di lager albanesi. Meno zelante appare invece Meloni nel promuovere la pace con la Russia, dato che in tal caso decide di subordinarsi alla von der Leyen, a Rutte e alla suddetta Kallas. In fondo ci ricorda un po’, da brava sottonista, l’Arlecchino servitore di due padroni di goldoniana memoria, favorita, in questo suo sforzo di saltimbanco della politica, dell’appoggio tacito e palese di buona parte del Pd.

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venerdì 31 maggio 2024

Il nazismo non è mai tramontato

 


di Francesco Masala

L’illusione della libertà continuerà fino a che è vantaggioso che continui. Nel momento in cui la libertà diventerà troppo costosa, tireranno giù la scenografia e il sipario, toglieranno i tavolini e le sedie e potrai vedere il muro di mattoni in fondo al teatro. (Frank Zappa)

 

Nel romanzo La svastica sul sole, a volte intitolato L’uomo nell’alto castello, Philip K. Dick racconta di un mondo nel quale, alla fine della seconda guerra mondiale, i vincitori sono stati i nazisti (qui e qui se ne parla in bottega, qui una recensione); un romanzo distopico, dicono alcuni, in realtà oggi si può leggere come un romanzo d’anticipazione.

I nazisti non se ne sono mai andati, non si sono estinti, sono in ottima salute.

E godono di ottima stampa, quanto sono simpatici i nazisti del battaglione Azov che leggono Kant, mentre “Il cancelliere tedesco Olaf Scholz si è scagliato contro il presidente russo Vladimir Putin, colpevole, secondo lui, di aver citato l’iconico filosofo tedesco Immanuel Kant”, scrive qui Declan Hayes.

Il 22 settembre del 2023 il Parlamento canadese ha celebrato Yaroslav Hunka, un combattente contro i russi, durante la seconda guerra mondiale (qui).

Tutti sanno che un combattente contro i russi, durante la seconda guerra mondiale, poteva essere solo un nazista.

 

Il nazismo non è mai tramontato

Da secoli la Gran Bretagna (e non solo) cerca di invadere la Russia, adesso per mezzo dell’Ucraina, fino all’ultimo ucraino, dicono a Londra (e a Washington).

Anche nei tre paesi baltici (i paesi chihuhua, li chiamano) non mancano quelli che vogliono invadere la Russia.

Durante la seconda guerra mondiale ci provò attraverso l’esercito nazista (un altro proxy degli anglosassoni?).

Adesso il presidente del Consiglio Europeo Charles Michel, senza vergogna, apre all’Europa nazista (qui)

 

 

 

 


Lo storico Ariel Umpierrez ricorda un po’ di cose poco conosciute.

Per esempio si può scoprire che bastarono qualche centinaio di migliaia di soldati Usa per sedersi al tavolo dei vincitori (fra soldati e civili in Unione Sovietica morirono fra 25 e 27 milioni durante la seconda guerra mondiale).

Il ritardo ad intervenire in guerra da parte di inglesi e Usa fu dovuto all’attesa della sconfitta sovietica?

I sovietici sconfissero i nazisti da soli.

È interessante ascoltare ¿Quién ganó la Segunda Guerra Mundial? La version de Hollywood (QUI)

 

 

Il fascismo e il nazismo sono uno strumento dell’Occidente collettivo.

Tutto parte dal Colonialismo, il peccato originale dell’Occidente collettivo.

Il Colonialismo, l’Imperialismo, il Suprematismo bianco usano il razzismo, il fascismo e il nazismo per portare avanti i disegni malati di un Occidente collettivo (che speriamo tiri le cuoia in fretta), fascismo e nazismo non sono corpi estranei, ma ben integrati, al bisogno.

Quando vediamo le foto dei presidenti dei paesi della Nato, tutti d’accordo come un sol burattino, neonazisti nell’anima, in un coro diretto dalla CIA, per distruggere con un genocidio la Palestina e per distruggere con una guerra la Russia, sembra di vedere quella conferenza di Berlino, del 1884, quando quei pochi e maledetti vampiri si dividevano il mondo.

Ma il mondo è cambiato, adesso molti resistono, per fortuna ci sono la Russia e la Cina, e i Brics.

 

 

QUI la sintesi delle guerre degli Usa, per la democrazia e la pace, naturalmente, fra il 1775 e il 2020.

 

 

Qui o qui si può leggere qualcosa sul ruolo della CIA nella nascita dell’Unione Europea.

 

Le porte girevoli

Chissà come s’incazzerebbero De Gaulle e Pertini sapendo che Pompidou e Macron (tra gli altri) sono stati dirigenti della Banca Rothschild, e Draghi e Sunak sono stati (tra gli altri) dirigenti di Goldman Sachs.


sabato 14 ottobre 2023

Il fascismo arriva in America - Chris Hedges

 

di Chris Hedges* - Scheerpost

 

Il fallimento della classe liberale nel fermare l’assalto delle multinazionali ai lavoratori ha generato un fascismo cristiano in ascesa, pronto a prendere il potere e a rimodellare radicalmente l’America.

Il regalo d'addio, mi aspetto, del liberalismo fallito del Partito Democratico sarà uno Stato fascista cristianizzato. La classe liberale, creatura del potere corporativo, prigioniera dell'industria bellica e dello Stato di sicurezza, incapace o non disposta a migliorare la prolungata insicurezza economica e la miseria della classe lavoratrice, accecata da un'ideologia woke moralista che puzza di ipocrisia e insincerità e priva di qualsiasi visione politica, è il fondamento su cui i fascisti cristiani, che si sono riuniti in folle simili a culti attorno a Donald Trump, hanno costruito il loro terrificante movimento.

Trump, come sottolinea lo scrittore Jeff Sharlet, si è trasformato dall'imbroglione Elmer Gantry della politica - con l'illusione di poter diventare tutti ricchi come lui - al venditore di oscure cospirazioni sullo Stato profondo e sui pedofili che gestiscono il Partito Democratico, fino al fascismo in piena regola. Se tornerà al potere, la violenza nichilista che affligge il Paese, con oltre 500 sparatorie di massa solo quest'anno, esploderà. I teorici della cospirazione minacceranno e uccideranno impunemente "nemici" e "traditori". Il sistema giudiziario, le forze dell'ordine e gli organi legislativi - attualmente in uno stato di paralisi - si trasformeranno in organi di vendetta personale e politica. La censura furtiva praticata dalla Silicon Valley e dai Democratici diventerà cruda, palese e pervasiva. Le forze armate, già infestate da cappellani cristiano-fascisti di tipo commissariale, saranno guidate da da veri credenti come il generale in pensione Michael Flynn. Può succedere qui, come  aveva previsto Sinclair Lewis.

Incolpare la Russia , o i candidati di terzi che non hanno mai votato in numero significativo per l’elezione di Trump e l’ascesa del fascismo cristiano, è infantile. Il Partito Libertario  ha ricevuto  l’1,2% dei voti nelle ultime elezioni presidenziali. I Verdi,  0,26 per cento . Il colpo mortale alla democrazia non viene da chi vota per i partiti marginali, ma dall’apatia. Ottanta milioni di elettori aventi diritto  non hanno  votato alle ultime elezioni presidenziali, senza dubbio perché non si aspettavano grandi cambiamenti nelle loro vite, chiunque fosse al potere. E probabilmente avevano ragione.

La causa principale del nostro disagio politico risiede in una classe liberale che pone  il profitto aziendale e personale al di sopra del bene comune. I liberali hanno cospirato, sin dalla presidenza di Bill Clinton, per privare il paese del settore manifatturiero e, con esso, dei posti di lavoro che sostenevano la classe operaia. Sono stati partner nella trasformazione delle istituzioni democratiche in strumenti per consolidare il potere e la ricchezza delle multinazionali e degli oligarchi al potere. Hanno dimenticato la lezione fondamentale del fascismo. Il fascismo è sempre il figlio bastardo del liberalismo fallito. Questo era vero nella Germania di Weimar. Era vero in Italia. Era vero nell’ex Jugoslavia con le sue fazioni etniche in guerra. Ed è vero negli Stati Uniti. 

E ora pagheremo tutti. 

"Il nostro tempo assomiglia più agli anni '30 che agli anni '90",  scrive Benjamin Carter Hett nell'introduzione al suo libro “The Death of Democracy: Hitler’s Rise to Power and the Downfall of the Weimar Republic.”

I miliardari e le multinazionali, la cui unica ossessione è una maggiore accumulazione di ricchezza e potere, si adatteranno ai fascisti cristiani, come fecero gli industriali tedeschi con il partito nazista. Il fascismo, dopo tutto, è un falso populismo. Si tratta di un meccanismo efficiente per abolire i sindacati e utilizzare la paura e la coercizione, compresa la violenza, per prevenire movimenti di massa rivali. Trump, tornato al potere, chiederà che lui, la sua famiglia e la sua cerchia ristretta traggano profitto dal potere. La classe dei miliardari e le multinazionali ricopriranno di ricchezza lui e la sua corte buffonesca in cambio della capacità di sfruttare impunemente e demolire le normative e la supervisione del governo. I leader fascisti, compreso Trump, non provano altro che disprezzo per i loro seguaci. Condividono questa caratteristica con i titani del business.

Siamo stati avvisati. I semi del fascismo, come l’emergenza climatica, erano evidenti decenni fa. I principali studiosi del fascismo ci hanno detto che, a meno che la società americana non arrestasse la sua scivolata verso livelli sempre maggiori di disuguaglianza sociale e restituisse il potere democratico a una popolazione tradita, il fascismo metastatizzerebbe e consumerebbe lo stato. La classe dirigente, accecata dall’avidità, dalla brama di potere e dall’ostinata ignoranza, era sorda a questi avvertimenti come lo era a quelli degli scienziati del clima.

Robert O. Paxton , che insegnava storia europea alla Columbia Unhiversity, nel 2004 scrisse “The Anatomy of Fascism”. ha spiegato che “il linguaggio e i simboli dell’autentico fascismo americano” “avrebbero poco a che fare con i modelli europei originali. Dovrebbero essere familiari e rassicuranti per gli americani leali, così come il linguaggio e i simboli del fascismo originale erano familiari e rassicuranti per molti italiani e tedeschi, come suggeriva Orwell”.

I leader fascisti si appropriano sempre del linguaggio, dei simboli e dei miti nazionali e religiosi. Il fascismo tedesco affondava le sue radici nelle leggende teutoniche. Il fascismo italiano affonda le sue radici nell'antico Impero Romano. Il fascismo di Francisco Franco si fuse con la Chiesa cattolica. I fascisti non cercano di essere esotici. Cercano di avere familiarità.

"Nel fascismo americano non ci sono svastiche, ma stelle e strisce (o stelle e sbarre) e croci cristiane", scrive Paxton. “Niente saluto fascista, ma recitazione in massa del giuramento di fedeltà. Questi simboli non contengono in sé alcun sentore di fascismo, ovviamente, ma un fascismo americano li trasformerebbe in cartina di tornasole obbligatoria per individuare il nemico interno”.

Fritz Stern, rifugiato dalla Germania di Hitler e uno dei principali studiosi del fascismo tedesco,  un anno dopo, nel 2005, mise in guardia  dal pericolo incombente rappresentato da un fascismo cristiano quando gli venne  assegnato  un premio dall'Istituto Leo Baeck.

"Vent'anni fa, ho scritto un saggio intitolato 'Il nazionalsocialismo come tentazione', su ciò che ha indotto così tanti tedeschi ad abbracciare lo spettro terrificante", disse Stern al suo pubblico. “C'erano molte ragioni, ma al primo posto si collocava lo stesso Adolf Hitler, un brillante manipolatore populista che insisteva e probabilmente credeva che la Provvidenza lo avesse scelto come salvatore della Germania, un leader incaricato di eseguire una missione divina. Dio era già stato arruolato nella politica nazionale, ma il successo di Hitler nel fondere il dogma razziale con il cristianesimo germanico fu un elemento immensamente potente nelle sue campagne elettorali. Alcune persone riconobbero i pericoli morali derivanti dal mescolare religione e politica, ma molte altre ne furono sedotte. Fu la trasfigurazione pseudoreligiosa della politica ad assicurare in gran parte il suo successo, in particolare nelle aree protestanti”.

Stern, che ha scritto “The Politics of Cultural Despair: A Study in the Rise of the Germanic Ideology” ed è stato professore universitario emerito alla Columbia University, ha dedicato la sua carriera all’analisi di come il fascismo tedesco sia stato reso possibile. Capì intimamente dalla sua esperienza cresciuta nella Germania nazista e dalla sua borsa di studio, come le democrazie si disintegrarono. Ha visto i segnali di pericolo mortali. Conosceva la seduzione che il fascismo esercitava sui diseredati. 

"C'era un desiderio in Europa per il fascismo prima che il nome fosse inventato", mi disse in un'intervista nel 2005 per il New York Times. “C’era il desiderio di un nuovo autoritarismo con una sorta di orientamento religioso e soprattutto una maggiore appartenenza comunitaria. Ci sono alcune somiglianze nell’umore di allora e in quello di adesso, sebbene ci siano anche differenze significative”.

Stern, morto nel 2016, ha affermato che i movimenti fascisti sono stati fecondati da una diffusa disperazione, sentimenti di esclusione, inutilità, impotenza e deprivazione economica. Coloro che si sentivano abbandonati erano facili bersagli per i demagoghi che spacciavano il pensiero magico e che avevano affinato l’arte della “manipolazione di massa dell’opinione pubblica, spesso mista a menzogna e forme di intimidazione”.

Anche Noam Chomsky, in un’intervista  che ho fatto con lui nel 2010, ha visto il percorso inquietante che stavamo percorrendo.

“È molto simile alla tarda Germania di Weimar”, mi ha detto Chomsky quando l’ho chiamato nel suo ufficio a Cambridge, Massachusetts. “I paralleli sono sorprendenti. C’era anche una tremenda disillusione nei confronti del sistema parlamentare. Il fatto più sorprendente di Weimar non fu che i nazisti riuscirono a distruggere i socialdemocratici e i comunisti, ma che i partiti tradizionali, conservatori e liberali, furono odiati e scomparvero. Ha lasciato un vuoto che i nazisti sono riusciti a colmare in modo molto astuto e intelligente”.

Jeff Sharlet, che per due decenni ha riferito sull’estrema destra, sottolinea lo stesso punto riguardo al volto americanizzato del fascismo nel suo libro  “The Undertow: Scenes from a Slow Civil War”.

Sharlet nota che “il progetto di purificazione del vecchio fascismo si è anche 'dimostrato' troppo estremo per essere pratico per una nazione in cui l'ascendente della destra può contendersi la lealtà di un terzo degli elettori Latinx. Il tempo, la supremazia bianca dà il benvenuto a tutti. O, almeno, una patina sufficiente di "tutto" per rassicurare i suoi sostenitori più timidi che i muri di confine, i "divieti musulmani", la "kung influenza", la "criminalità nera" e la "teoria della sostituzione" in qualche modo non si sommano alla temuta parola con la r, che comunque di questi tempi, nel nuovo immaginario autoritario, avviene solo al 'contrario', contro i bianchi".

E come definiscono i fascisti il ??nemico interno?

Il nemico interno, scrive Paxton, è accusato di voler revocare “il Primo Emendamento, la separazione tra Chiesa e Stato (asili nido sui prati, preghiere nelle scuole), tentativi di imporre controlli sul possesso di armi, profanazioni della bandiera, minoranze non assimilate, licenza artistica, dissenso e comportamenti insoliti di ogni genere che potrebbero essere etichettati come antinazionali o decadenti”.

I movimenti fascisti traggono la loro giustificazione per la violenza indiscriminata dal sangue dei martiri. Ashli ??Babbitt, uccisa a colpi di arma da fuoco durante le proteste del 6 gennaio da un agente di polizia di Black Capitol Hill, è una versione aggiornata del primo santo martire nazista, Horst Wessel. Trump, sotto processo per frode, è, agli occhi dei suoi sostenitori, un martire dei tribunali.

“È la prima morte che trasmette a tutti il ??sentimento di essere minacciati”, scrive Elias Canetti  in “Folle e potere”. “È impossibile sopravvalutare il ruolo svolto dal primo morto nello scoppio delle guerre. I governanti che vogliono scatenare la guerra sanno benissimo che devono procurarsi o inventare una prima vittima. Non è necessario che si tratti di qualcuno di particolare importanza e può anche essere qualcuno del tutto sconosciuto. Niente conta tranne la sua morte, e bisogna credere che il nemico ne sia responsabile. Ogni possibile causa della sua morte viene soppressa tranne una; la sua appartenenza al gruppo al quale si appartiene”.

Quando ho terminato due anni di reportage in tutto il paese nel 2006 per il mio libro “American Fascists: The Christian Right and the War on America”, ero convinto che il nazionalismo cristiano fosse fascista e una minaccia esistenziale per la nostra democrazia. La chiesa liberale, invece di definire eretici i cristiani fascisti, ha abbracciato stupidamente il dialogo, conferendo ai cristiani fascisti una legittimità religiosa. È stato un errore disastroso. Questo fallimento, unito al rifiuto da parte della classe dominante di affrontare la dislocazione e le difficoltà finanziarie dei lavoratori e delle loro famiglie che accorrevano nelle mega chiese, assicurarono l’ascesa del nostro fascismo locale. Avremmo reintegrato la classe operaia nella società, il che significava posti di lavoro stabili ben retribuiti e la fine dello sfruttamento mercenario da parte delle multinazionali, scrissi allora, oppure avremmo continuato sulla strada del fascismo. Ora eccoci qui.

“La destra cristiana radicale invoca l’esclusione, la crudeltà e l’intolleranza in nome di Dio”, ho scritto nel capitolo finale di American Fascists. “I suoi membri non commettono il male per amore del male. Commettono il male per creare un mondo migliore. Per ottenere questo mondo migliore, credono, alcuni devono soffrire ed essere messi a tacere, e alla fine dei tempi coloro che si oppongono a loro devono essere distrutti. Le peggiori sofferenze della storia umana sono state provocate da coloro che predicano tali grandiose visioni utopistiche, coloro che cercano di impiantare con la forza la loro versione ristretta e particolare della bontà”. 

Traduzione de l’AntiDiplomatico

*Giornalista vincitore del Premio Pulitzer che è stato corrispondente estero per quindici anni per  il New York Times,  dove ha ricoperto il ruolo di redattore capo per il Medio Oriente e per i Balcani. In precedenza ha lavorato all'estero per The Dallas Morning News,  The Christian Science Monitor e NPR. È il conduttore dello Show  The Chris Hedges Report.

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