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giovedì 3 luglio 2025

L’obiettivo della destra: l’impunità per le forze dell’ordine - Lorenzo Guadagnucci

C’è un metodo nella pervicace avversione delle destre per le leggi che puniscono la tortura. E ci sono almeno due chiari obiettivi politici: il primo, accattivarsi una volta per tutte le simpatie (e i voti) degli appartenenti alle forze dell’ordine; il secondo, la progressiva demolizione della dottrina dei diritti umani.

Il ministro dei Trasporti Matteo Salvini, da leader della Lega, ha promesso (cioè minacciato) un intervento normativo che “circoscriva” il reato di tortura, introdotto faticosamente nel nostro ordinamento solo nel 2017, con circa trent’anni di ritardo rispetto agli impegni presi dall’Italia in sede internazionale. «Bisogna permettere alla polizia penitenziaria di fare il suo lavoro», ha detto il ministro, ripescando il capzioso argomento sempre opposto contro i progetti di legge sulla tortura: l’idea che gli agenti, per paura di incorrere nel reato, finirebbero per autolimitarsi, al punto di non poter svolgere i loro compiti ordinari. Argomento capzioso, perché il crimine di tortura è tale in caso di violenze fisiche e psicologiche di grande intensità, che non si compiono certo per caso o per sbaglio o in un semplice e involontario eccesso nell’uso della forza. E tuttavia le forze dell’ordine italiane hanno una tradizione professionale così radicata nella cultura predemocratica, che tale argomento, pur così ambiguo, è stato ripetuto fino all’ultimo, nel 2017, da tutti i maggiori rappresentanti sindacali e istituzionali, sia nel dibattito pubblico sia nelle audizioni parlamentari. Ora Matteo Salvini annuncia il ritorno all’ancien régime, sia pure senza specificare in che modo il reato di tortura sarà circoscritto, e lo fa durante una conferenza stampa convocata per lodare il recente decreto sicurezza, un provvedimento chiave del Governo Meloni, perché vi è condensata l’ideologia autoritaria e post costituzionale che sta guidando la sua azione (https://volerelaluna.it/in-primo-piano/2025/05/02/237-professori-di-diritto-pubblico-il-decreto-sicurezza-viola-la-costituzione/).

Il decreto sicurezza, ormai legge, ha già introdotto nell’ordinamento alcune norme “in favore” delle forze dell’ordine, come il sostegno alle spese legali per eventuali cause giudiziarie o l’inasprimento delle pene per il reato di resistenza a pubblico ufficiale, un “crimine” dai confini incerti spesso contestato durante le manifestazioni pubbliche. Altre misure sono state annunciate da ministri e sottosegretari, tanto che si è parlato, nell’insieme, di uno “scudo penale” per le forze dell’ordine, che verrebbero quindi sottratte – in determinate circostanze – alle leggi ordinarie. I sindacati di polizia sembrano gradire e lo stesso si può dire di quei commentatori e opinion leader che normalmente formano e indirizzano la percezione pubblica dei fatti politici. Nessuno che sollevi dubbi sulla deriva in corso, nonostante siamo il paese del G8 di Genova, più volte condannato alla Corte europea per i diritti umani per la diffusa pratica della tortura durante le giornate del luglio 2001 e per l’inadeguata punizione dei responsabili; il paese con le carceri che scoppiano per il sovraffollamento, con i detenuti e gli stessi agenti sottoposti a condizioni di vita insopportabili (con altissimi e trascurati indici di suicidio https://altreconomia.it/il-silenzio-assordante-che-avvolge-i-suicidi-nelle-forze-in-divisa-italiane/); il paese nei cui tribunali si stanno celebrando numerosi processi per tortura, in testa il clamoroso caso delle violenze compiute nel 2020 nel carcere di Santa Maria Capua a Vetere e riprese dalle telecamere interne.

L’Italia, in verità, è il paese della tortura, nel senso che l’abuso di potere e la violenza su manifestanti e oppositori, su arrestati e detenuti accompagnano la storia delle nostre forze dell’ordine da tempo immemorabile, senza che l’avvento della Repubblica abbia prodotto un’autentica discontinuità. La tortura – il più ignobile dei crimini compiuti da persone al servizio dello Stato – fa parte della nostra storia ed è ancora fra noi: i libri di Mimmo Franzinelli, Donatella Di Cesare, Marina Lalatta Costerbosa, Patrizio Gonnella sono lì a dimostrarlo. In un paese così, una legge sulla tortura (oltretutto imperfetta) non poteva, da sola, imprimere una vera svolta, che infatti non c’è stata. Per avviare un cambio di passo radicale e concreto, servirebbe una vasta operazione di verità sulle culture professionali delle nostre forze dell’ordine e una conseguente azione formatrice e riformatrice. È quanto, peraltro, chiedeva all’Italia la Corte europea per i diritti umani nella nota sentenza Cestaro sul caso Diaz. Ma niente del genere è mai stato messo all’ordine del giorno.

All’opposto, la destra oggi sente di avere campo libero e punta a serrare i ranghi, a blandire le pulsioni più oscure e violente, a circoscrivere, con il campo d’applicazione del reato di tortura, anche il raggio d’azione dei diritti umani fondamentali. È questo il progetto politico, non più nascosto, dell’estrema destra di governo, in Italia come nel resto d’Europa. Il decreto sicurezza, nel suo piccolo, ma non troppo piccolo, è il codice Rocco del governo Meloni, con la sua forte impronta repressiva e incostituzionale. E l’attivismo della presidente del consiglio sulla questione dei migranti non può ingannare: il progetto generale è una rivisitazione della dottrina dei diritti umani, superando la sua pretesa universalistica. Nel maggio scorso Meloni e la premier danese Mette Frederiksen (socialdemocratica, ahinoi), sostenute da altri sette premier europei, hanno chiesto al Consiglio d’Europa di aprire una discussione su come la Corte di Strasburgo interpreta la Convenzione europea sui diritti umani, lasciando intendere che occorre una radicale revisione dei criteri di valutazione dei diritti umani alla luce del fenomeno migratorio.

Il disegno, nell’insieme, è molto chiaro: meno diritti per immigrati e disturbatori vari, differenziando i livelli di cittadinanza e limitando gli spazi della protesta e dell’esercizio dei diritti civili, con le forze dell’ordine che tornano a essere – rigidamente – il braccio armato del potere. Questo è il “nuovo” corso immaginato dalle destre – ma non solo dalle destre – per un’Europa che si prepara a definire un assetto istituzionale postdemocratico, com’è inevitabile che sia quando si decide di investire il proprio futuro nella costruzione di un’economia di guerra.

da qui

giovedì 31 ottobre 2024

Quanti errori grossolani a furia di considerare intoccabili e non criticabili le forze dell’ordine - Lorenzo Guadagnucci


(da Altreconomia)


Giorgia Meloni sdegnata (“Le forze dell’ordine meritano rispetto, non simili ingiurie”), Matteo Salvini indignato (“Se a questi signori piacciono tanto rom e clandestini, se li portino a Strasburgo”), il presidente Sergio Mattarella perfino “stupito”.

A giudicare dalla reazione dei vertici istituzionali, il meno che si possa dire del nuovo rapporto della Commissione europea contro il razzismo e l’intolleranza (Ecri), è che la Repubblica italiana ha dimostrato di avere davvero un serio problema con sé stessa e in particolare con le sue forze dell’ordine, che difende con cieco ardore, ma a prescindere dalla realtà.

L’Ecri ha messo nero su bianco, forte di una documentazione che nessuno ha osato mettere in discussione, ciò che già sappiamo, ossia che le forze dell’ordine italiane praticano forme di razzismo istituzionale, specialmente verso persone immigrate (specie se africane), famiglie rom, persone non eterosessuali. E c’è davvero da stupirsi che sia così?

Viviamo nel Paese in cui il discorso d’odio è pratica quotidiana di leader politici di primo piano (è ancora fresco il truce e francamente ignobile commento del ministro Salvini dopo l’uccisione di un giovane immigrato da parte di un agente: “Con tutto il rispetto, non ci mancherà”). Viviamo nel “Paese dei campi”, l’unico in Europa che da decenni segrega le famiglie rom e sinti fuori dai centri urbani e così le espone alla diffidenza e riprovazione sociale, accusandole poi di non volersi integrare.

Nel Paese che mantiene una tardo-ottocentesca legge sulla cittadinanza e nega la carta d’identità, fino ai 18 anni, perfino a chi nasce, vive e cresce sul suolo patrio, se i genitori sono stranieri. Nel Paese che contrasta l’immigrazione con tutti i mezzi: dal divieto d’ingresso generalizzato, ai centri di detenzione (ora anche delocalizzati), fino alla guerra alle navi di soccorso impegnate nei salvataggi dei naufraghi nel Mediterraneo. Nel Paese che chiama “clandestini” i rifugiati e i richiedenti asilo, e “immigrati di seconda e terza generazione” chi immigrato non è, se figlio o nipote di persone straniere (specie se di pelle nera).

Nel Paese che oltre vent’anni fa mostrò all’Europa e al mondo ciò che le sue forze dell’ordine possono arrivare a fare: era il 2001, Genova ospitava il G8 e ai torturati di Bolzaneto capitò di sentire gruppi di agenti intonare un coro che faceva così: “Uno-due-tre viva Pinochet; quattro-cinque-sei morte agli ebrei; sette-otto-nove il negretto non commuove”.

No, non c’è da stupirsi, e tanto meno da indignarsi, se la Commissione del Consiglio d’Europa segnala casi di “profilazione razziale” da parte delle polizie italiane e fa notare che queste “non sembrano essere consapevoli della gravità del problema”. Non c’è da stupirsi se “si rammarica del fatto che negli ultimi anni poco o niente sia stato fatto per garantire una maggiore responsabilità nei casi di abusi razzisti o LGBTI-fobici commessi da agenti della polizia di Stato, carabinieri e altri agenti delle forze dell’ordine”.

Non c’è nulla di cui stupirsi, nel Paese in cui i vertici politici e delle forze dell’ordine non hanno mai rinnegato e “sanato” nemmeno gli enormi abusi commessi al G8 di Genova, e semmai ci sarebbe da ringraziare la Commissione, perché il suo sguardo esterno consente di vedere ciò dall’interno resta invisibile, a causa dell’incapacità delle istituzioni italiane di essere oneste con sé stesse.

A furia di considerare le forze dell’ordine intoccabili e non criticabili, errori e abusi si sono accumulati senza mai essere affrontati, e ora si pretenderebbe di avere -o di far credere di avere- apparati di polizia immuni dal discorso d’odio, dal razzismo strisciante, dall’antiziganismo, dall’omotransfobia che circolano largamente nella società, nei media, nel discorso politico corrente.

Le parole spese da vari ministri, dalla presidente del Consiglio e dal capo dello Stato purtroppo non sorprendono, semmai avviliscono, perché i “consigli” indicati dal rapporto Ecri vanno nella direzione giusta, avendo un unico difetto: per essere considerati e accolti, è necessario che vi sia nelle istituzioni la consapevolezza di avere un problema. Senza indignarsi e tanto meno stupirsi.

da qui

lunedì 26 aprile 2021

i fatti separati dalle domande

*


a proposito della Val di Susa e di Genova 2001, arrivando anche in Palestina e in Amazzonia



A proposito della Val di Susa

Scrive la Corte d’Appello di Torino:

…le Forze dell’Ordine in alcuni casi utilizzarono i gas lacrimogeni fuori dalle direttive ricevute, quantomeno con riguardo alle traiettorie di lancio ed agli obbiettivi individuati, giungendo inoltre a lanciare sassi dal cavalcavia autostradale sui manifestanti sottostanti” (pag.164-165 della sentenza)…

https://www.notav.info/post/la-cassazione-conferma-dalla-polizia-sassi-e-lacrimogeni-ad-altezza-duomo-contro-i-notav/

 

scrive Riccardo Noury, di Amnesty

I gas lacrimogeni non possono essere sparati ad altezza uomo. Lo scopo del loro utilizzo deve rimanere quello di disperdere la folla e non di ferire persone”, ha dichiarato Riccardo Noury, portavoce dell’organizzazione.

Come richiesto dai Princìpi base delle Nazioni Unite sull’uso della forza, inoltre, il dispiegamento di armi cosiddette non letali dovrebbe essere attentamente valutato al fine di ridurre al minimo il rischio di mettere in pericolo persone non coinvolte e l’uso di tali armi dovrebbe essere attentamente controllato.

“Dispositivi che hanno effetti indiscriminati e un alto potenziale di danno, come i gas lacrimogeni, devono essere utilizzati solo quando tutti gli altri mezzi non siano riusciti a contenere minacce o violenza. Inoltre, le persone devono essere avvisate sull’imminente uso di tali armi e autorizzate a disperdersi. Le cartucce, contenenti sostanze chimiche irritanti, non possono mai essere sparate direttamente contro le persone”, ha concluso Noury…

https://www.amnesty.it/attivista-ferita-da-una-cartuccia-di-gas-lacrimogeno-durante-manifestazione-no-tav/

 

i legali no Tav ricordano che:

“I lacrimogeni sono considerati, anche dal diritto, armi chimiche.

Il loro uso è vietato negli scenari bellici dalla Convenzione di Parigi del 1995 sulle armi chimiche. Qualora utilizzati in particolari contesti, devono essere sparati con modalità di lancio a parabola, e non con lancio teso verso chi si intenda contrastare, proprio per impedire o ridurre il pericolo di danni dovuti al lancio di una granata a forte energia cinetica.

In altre parole, non possono essere utilizzati come proiettili destinati a colpire gli avversari (o i nemici).”

https://www.notav.info/post/appello-dei-legali-no-tav-sul-ferimento-di-giovanna/

 

a proposito di Genova 2001

continuano le promozioni dei macellai della “macelleria messicana”

(leggi qui e qui)

 

Come non farsi qualche domanda?

il Parlamento deve approvare il Piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR).

“La resilienza è la capacità di una comunità o di un sistema ecologico di ritornare al suo stato iniziale, dopo essere stata sottoposta a una perturbazione che ha modificato quello stato”, scrive wikipedia)

Quindi il governo e il Parlamento sostengono la lotta noTav?

 

Nelle forze del (dis)ordine ci sono anche cecchini che agiscono in Val di Susa?

 

Come è possibile che alcuni condannati (fra le forze dell’ordine) PER GRAVISSIMI REATI vengano promossi come se fossero integerrimi funzionari (scuola Diaz e caserma Bolzaneto non hanno insegnato niente)?

 

Fra gli istruttori delle forze dell’ordine (quando sono ancora nelle scuole di formazione) ci sono militari che arrivano dai teatri di guerra (per esempio Afghanistan, Iraq o Somalia)?

 

Alle reclute (e non solo) si insegna che in Italia in piazza vanno cittadini che manifestano o nemici da abbattere?

 

Negli Usa anche il presidente Biden ha utilizzato parole chiare a sostegno dei giudici che hanno condannato il poliziotto assassino di Minneapolis (qui);

quando “la I Corte di assise di Roma ha riconosciuto i carabinieri scelti Alessio Di Bernardo e Raffaele D’Alessandro colpevoli di omicidio preterintenzionale, condannandoli a 12 anni di reclusione e all’interdizione perpetua dai pubblici uffici” (qui), il Presidente del Consiglio o il presidente della repubblica sono intervenuti in tv per sostenere i giudici e condannare gli assassini di Stefano Cucchi?

 

Fra i deputati e i senatori italiani CHI negli ultimi 10 anni ha criticato qualche volta, pubblicamente, le forze dell’ordine quando si trasformano in forze del disordine?

 

Avere una coscienza sotto la divisa… pare che sia rischioso e che si paghi caro denunciare i colleghi, almeno in termini di mancate promozioni (all’interno delle forze dette dell’ordine); perché invece non dare a chi denuncia tutte le protezioni in qualità di collaboratore di giustizia?

 

Si è capito che i noTav che lottano in Val di Susa sono i veri “conservatori”, come i palestinesi, d’altronde, o gli indios dell’Amazzonia, comunità e popoli che vogliono conservare le terre dove hanno sempre vissuto, proteggerle da espropri, rapine e devastazioni, mettendo in gioco i loro corpi tutti i giorni? E che quelli a favore della Tav sono invece gli eversori di un equilibrio fragile, alfieri di un disordine che chiamano crescita (velocità e crescita insieme ricordano più le cellule cancerogene che un sano sviluppo)?

E per cosa, poi? Perché le mutande che si producono in Cina, in India e in Bangladesh arrivino nei centri commerciali un giorno prima?

Infine, tutti gli amanti della TAV si sono fatti sentire quando le delocalizzazioni e la globalizzazione (pessimamente gestita) hanno creato e creano eserciti di disoccupati?

 

“Quante vicende, tante domande”, scrive(va) Bertolt Brecht.

 

*l’immagine nel post è quella di Rachel Corrie (chi non sa chi è, o non si ricorda, può leggere qualcosa qui)


da qui