arriva La città e le sue mura incerte, di Haruki Murakami, e, come sempre, si resta stregati.
inizi a leggere lentamente per cercare di entrare nella storia, e appena ci riesci, dopo dieci o cinquanta pagine non importa, sei intrappolato. e poi continui a leggere lentamente, per non perdere niente di quello che lo scrittore racconta, e per non arrivare troppo presto alla fine del romanzo.
il protagonista sceglie di restare fedele alla sua ragazza di quando erano adolescenti (o alla sua ombra?), la perde, non la dimentica più, e fa di tutto per trovarla.
è una storia d'amore, di libri e bibliotecarie e direttori di biblioteca, di corpi e ombre, di fantasmi e passaggi da una realtà a un'altra, con regole diverse, dove il tempo scorre in altri modi, e un Guardiano apre e chiude il portone della città (dalle mura incerte).
nelle note finali Haruki Murakami informa che l'idea della storia era già stata pubblicata in un libro, all'inizio della sua carriera, che per l'autore era insoddisfacente, ha ripreso in mano la storia e l'ha riscritta, ne è uscito La città e le sue mura incerte che, in confronto ai romanzi precedenti, è quasi un tascabile, solo 500 pagine (certamente tutte necessarie per la comprensione della storia).
buona lettura!
ps: un po' (ma solo un poco) mi ha ricordato La città & la città, di China Miéville(qui)
Tutti i temi cari a Murakami Haruki quali lo scorrere del
tempo, la provvisorieta' delle cose umane o di quelle che siamo capaci di
sognare, la forza della lettura e della cultura tutta sono racchiuse in questo
scrigno, intessute attraverso la sua scrittura. Più che un romanzo questo è un
incanto.
Un'elegia sul doppio, come le due lune, qui assenti, di 1Q84:
due città; i vivi e i morti; il sogno e la realtà. E poi Koyasu con il benevolo
alter ego che se ne va in giro dopo la sua morte; il Lui protagonista e il suo
giovane doppio Yellow Submarine, un doppio interiore con cui incontrarsi nella
"piccola stanza quadrata in fondo alla coscienza"; la persona e
l'ombra. E tanta poesia. Tra tutto, i sogni da custodire, accarezzare, far
parlare. Con delicatezza, prendendoli tra le mani.
…Questo romanzo è
la storia di un amore che non si è compiuto e che impedisce al
protagonista di amare di nuovo. Perché per lui nessun sentimento può
essere pieno come quello che ha provato a 17 anni. Ma quello che noi
occidentali interpretiamo come rimpianto o perdita,
nel pensiero orientale è la ricerca di preservare un’idea perfetta dall’usura
del tempo. Noi rimpiangiamo quello che non è stato, Murakami racconta un uomo
che vuole rispettare per sempre e non infrangere quello che avrebbe potuto
essere.
Dove noi ci rammarichiamo
per una perdita, il protagonista custodisce quella perdita: accettare un’altra
relazione sarebbe rinunciare a quella perfezione che non si è
compiuta e che rimane intatta solo nella città dalle mura
incerte, dove il tempo è bloccato e le persone sono senza ombra. Murakami non
ci racconta quindi la storia di una malinconia, ma la battaglia di un uomo
contro questa trappola. Laddove la malinconia è ripiegarsi, Murakami ci parla
delle strade che si possono percorrere per risollevarsi e accettare le meravigliose
possibilità dei cambiamenti…
…Con una prosa nostalgica, dolorosa, sognante, intrisa
di simbolismi, Murakami accompagna il lettore in una narrazione costellata di
frammenti di sogno e riflessioni profonde. In tal senso, la scrittura diventa
così uno strumento per indagare la psiche umana
e le sue contraddizioni, creando un mondo dove le parole sembrano perdersi in
mondi stratificati. La città e le sue mura
incerte è un romanzo che non offre risposte, ma invita il
lettore a interrogarsi sul significato delle sue stesse barriere interiori e a
riscoprire il potere della letteratura come mezzo per sondare i misteri più
profondi dell’animo umano. Se la realtà è dunque un luogo mutevole, non ci è
dato saperlo. Questo, per Murakami, potrebbe dipendere da una scelta da
compiere tra infinite possibilità…
…Un’altra
caratteristica di questo romanzo è il tema della lettura, della biblioteca, dei
libri, della scrittura, della storia e dei loro significati. Questo romanzo è
una storia di lettura, trattamento, gestione e creazione di una storia o di
storie. Il primo lavoro del narratore è stato quello di agente librario e il
secondo quello di bibliotecario capo di una piccola biblioteca, nella Città il
suo compito era quello di leggere vecchi sogni. La città è creata dalla storia
creata dalla ragazza e le persone non hanno ombra. La Biblioteca della Città Z
è il luogo dei sogni del signor Koyasu, che amava i libri e voleva diventare
uno scrittore. Era un luogo di lettura ideale per il narratore e per M. E la
storia si sviluppa intorno alle biblioteche, ai libri e alle storie. Una storia
è l’idea e il mondo o il microcosmo di ogni persona, ma la storia è anche il
mondo, l’universo o la nazione. Una grande domanda e un tema principale di
questo romanzo è la connessione e il significato tra di loro.
Leggere un libro o
una storia è un modo per curare la mente e mantenere la sanità mentale, un
metodo per vivere nel mondo e per comunicare con le persone perdute. Questo
motivo è lo stesso di Kafka sulla riva. Quasi tutti i personaggi di questo
romanzo amavano i libri e la lettura, quindi volevano passare il tempo leggendo
e basta. La lettura è il modo per fuggire dal mondo, è anche il metodo per
risolvere i problemi di questo mondo reale, tuttavia immergersi nella lettura o
in una storia è un atto felice ma pericoloso…
Il
libro raccoglie alcuni racconti tra cui Drive
my car (che ha ispirato un gran bel film, premio Oscar).
Tutti
i racconti sono belli, ça va sans dire, e uno mi ha colpito più degli altri,
Samsa innamorato.
È (come)
un seguito dalla Metamorfosi, di
Franz Kafka
Gregor
Samsa un giorno si sveglia, e scopre che la porta della sua stanza non è chiusa
a chiave, non sa perché, la casa è deserta, si muove a fatica, in cucina il
tavolo della colazione è apparecchiato, devono essere usciti di fretta.
Gregor
ha dei ricordi confusi, non capisce cosa succede, chi è, dove è, è preoccupato,
non capisce cosa succede fuori, è angosciato, indebolito, impaurito, indifeso, si
sdraia su un letto, e riesce a prendere sonno.
Suona
il campanello della casa, con difficoltà Gregor va ad aprire e…
Buona
murakamiana-kafkiana lettura
…Murakami Haruki con la sua nuova raccolta di racconti – sette per
l’esattezza – sintesi dei suoi temi principali. “Uomini senza donne”, come tutte le opere di Murakami, è edito da Einaudi e
tratta dei rapporti fra uomo e donna, dove solo la perdita dell’amore o
qualcosa di incompiuto fa sì che il protagonista giunga alla consapevolezza di
sé. La nostalgia per quello che non è stato e la spasmodica ricerca della
felicità, in un rapporto a due, si sovrappongono a temi surreali, dove il
fantastico irrompe nella vita quotidiana. La costante del tradimento e il
racconto di “storie nella storia" sortiscono l’effetto di un perenne
sogno, dal quale l’autore sembra risvegliarsi annotando i minimi particolari.
Ogni personaggio beve una determinata marca di birra o whisky; ascolta una
musica di cui sono citati i titoli; legge un particolare libro. Nulla è posto a
caso. Sono caratteristiche ben definite che ancorano quest’atmosfera da sogno
ad una realtà fatta d’amore e di mistero, così come del resto è la vita.
Una storia misteriosa, sul mistero della letteratura e sui percorsi delle storie, sui pericoli e le scoperte, su connessioni e guide.
La prima cosa che deve fare il
lettore è dimenticarsi, sin dalla prima pagina, che questo sia un romanzo o un
racconto; è più sensato dire che questa è una vera e propria
favola. Qui, più che parlare di trama o di personaggi, sarebbe più giusto
parlare di un viaggio psicologico che un estraneo può fare dentro la mente di
un lettore. Uno studente, un ragazzo, che si reca nella biblioteca e a cui
piace moltissimo leggere: questa non è l’esatta descrizione di qualunque
persona che ama la lettura? Certo che sì! Ed è da questo concetto di base che
bisogna partire, per poter comprendere fino in fondo ciò che Murakami vuole dirci.
L’autore, semplicemente, con un racconto fantastico
tenta di mettere nero su bianco ciò che succede a tutti i lettori dal momento
in cui aprono un libro e iniziano una nuova avventura. Cosa succede allora nella mente di un lettore mentre legge? Questa
considerazione cambia da lettore a lettore. Nel caso del protagonista di questa
opera, la voglia di leggere e di “isolarsi” ha un riscontro drammatico che però
spetta al lettore capire.
La cosa certa è che questo meccanismo, nonché la
voglia con cui il protagonista cerca e legge libri, addirittura in un momento
di pericolo, rinchiuso dentro una cella, chi più e chi meno, interessa ogni
appassionato di libri...
La recensione de
La strana biblioteca di Haruki Murakami del Washington Post è
senz’altro positiva Joseph Peschel la giudica una divertente novella per
ragazzi, perfetta per giovani tra i 10 e i 13 anni, ma anche accattivante per
gli adulti amanti dei libri fantasiosi.
Nella
recensione de La strana biblioteca Peschel definisce il nuovo libro come una
storia surreale e ammaliante, che si legge rapidamente. “A volte Murakami si
lascia prendere da attacchi di eccessiva giocosità”, commenta Peschel, “ma che
scriva per gli adulti o per i ragazzi, rimane un fantastico e avvincente
scrittore”.
La
recensione de La strana biblioteca di Alan Cheuse per NPR è
parimenti molto positiva. Per Cheuse il libro stesso si trasforma nel
corso della lettura, diventando una dimostrazione “di come sia possibile
sublimare se stessi fuori dal reame dell’ordinarietà permettendo alle frasi di
trasportarci in un universo alternativo”. Questo “misterioso piacere” che si
genera nel leggere Murakami, “forse sarà spiegato da qualche studioso, un
giorno”, con schemi che permettano di comprendere le varie influenze presenti
in Murakami, dalla tradizione narrativa giapponese agli “effetti speciali”
importati dalla letteratura americana, ma Cheuse sottolinea come questo sia di
importanza secondaria rispetto al piacere immediato che si ottene durante la
lettura dell’ultimo, ipnotico lavoro dello scrittore giapponese.
A metà fra un
racconto dell’orrore e una fiaba stile Grimm, anziché parlare del “potere della
lettura” – come millanta il retro di copertina – o invogliare le persone ad
andare in biblioteca – come ipotizzavo potesse fare un libro con un tale titolo
– trasforma la biblioteca (anzi, tutte le biblioteche) in un luogo dell’orrore,
in cui succhiano il cervello alle persone per acquisire conoscenza.
Il tono è
onirico, la morale poco chiara, le illustrazioni inquietanti quanto il testo.
Vi è, nella
narrazione, un sicuro intento metaforico (forse addirittura filosofico), che
però mi è completamente oscuro.
Una sorta di
fiaba noir, horror, in cui non è chiara quale sia l’oggetto del desiderio né le
motivazioni dell’antagonista o degli aiutanti.
Sono molto
confusa: il libro non mi ha aiutato a formulare un giudizio sull’autore e avanzo
l’ipotesi (impietosa, lo so) che se un libro simile fosse stato proposto
all’editore da un autore non altrettanto famoso non sarebbe mai stato
pubblicato.
D’altro canto,
ora sono quasi “costretta” a leggere qualcos’altro di questo rinomato autore,
se non altro per capire le ragioni di tanta fama.
i gatti ci sono all'inizio e alla fine del racconto, ma non sono i protagonisti.
si parla dei rapporti fra lo scrittore e il padre, su quanto non si sono parlati, sul dramma della guerra, per i morti e per i vivi.
e della curiosità e paura sulla (possibile) partecipazione dwl padre al massacro di Nanchino.
Malinconia.
Ci sono tanti non detti in questo libro. C’è la frustrazione di un figlio che
non può più fare le domande a un genitore, c’è il rimpianto di non essere stato
in grado di compiacere il padre e tantissime di quelle sensazioni che chi ha
perso un genitore ha provato.
Pensiamo
sempre di avere tempo per sistemare le cose, crediamo faremo in tempo a
correggere, indagare, conoscere i genitori… ma non è così.
Il
mio primo incontro con Murakami è stato piacevole e non ho trovato quella
freddezza che mi sarei aspettata. Certo, lo stile è molto asciutto ma in questo
caso, forse anche per la brevità del racconto, non mi ha infastidito.
Consigliato
per chi vuole conoscere questo autore, per chi non rinuncia a una storia a
colori, per chi ha voglia di uscire dalla propria “comfort zone”.
…Capita a molti di non aver fatto le domande giuste quando i
genitori erano in vita. Dopo è troppo tardi. Lui avrebbe voluto chiedergli
qualcosa sulla sua attività militare. Ad esempio se aveva preso parte al
massacro di Nanchino nel 1937, all’inizio della guerra sino-giapponese. Fu una
delle pagine più bestiali della storia dell’umanità con trecentomila cinesi
massacrati quasi per divertimento. Una ricostruzione a posteriori dello stato
di servizio del padre avrebbe escluso, se non altro, la partecipazione a
quell’episodio, con grande sollievo di Haruki. Murakami Chiaki salvò la
pelle e si congedò nel 1944 a guerra in corso. Il peggio per il Giappone doveva
ancora venire. Fu un ufficiale a rispedirlo a casa, dove si iscrisse
all’università imperiale di Kyōto, salvo poi essere richiamato nel 1945. Era un
grande appassionato di haiku che componeva assiduamente. I rapporti tra i due si sono interrotti quando
Murakami aveva trent’anni ed era già uno scrittore di successo: Non ho intenzione di dilungarmi su questi attriti tra padre e
figlio – rischierei di andare per le lunghe e di fare un discorso troppo intimo
-, basterà l’avervi accennato. Solo negli ultimi giorni di vita, al
capezzale del padre, si è riaperto un dialogo impacciato e i due sono arrivati
a qualcosa di simile a una riconciliazione. Raccontando la vita del padre e le ricerche
postume che aveva fatto, Murakami Haruki ha compiuto un atto d’amore nei suoi
confronti. Il messaggio che ci vuole lasciare è che tutto è sempre frutto del
caso e che noi esseri umani consideriamo sempre un destino eventi che dipendono
solo dal caso. Comunque sia, quello che volevo dire con questo
testo è una cosa sola: sono il figlio qualunque di un uomo qualunque. Abbandonare un gatto è anche, e forse soprattutto, un libro illustrato,
grazie ai colorati disegni di Emiliano Ponzi, artista visuale tra i più
apprezzati al mondo. Le sue illustrazioni danno un senso a tutto il libro.
1 Perché
non è un romanzo, è un breve memoir. È un Murakami
inedito che parla di suo padre, della sua storia, del suo rapporto con lui, di
come si sono interrotti lentamente i contatti, un modo per omaggiarlo dopo la
sua scomparsa, nonostante tanti anni di silenzio. Tutti questi ricordi,
sostiene lo scrittore, gli sono rimasti a lungo come una spina in gola. Fino a
quando, per caso, si è rammentato un aneddoto relativo a un gatto: allora
qualcosa si è sbloccato, e gli ha permesso finalmente di esprimere su carta i
propri sentimenti in un racconto toccante e sincero.
2 Ma
perché leggere un libro che, tutto sommato, parla degli affari dell’autore?
Ovviamente per come viene raccontato: le riflessioni di
Murakami – intrise di quella delicatezza tipica della letteratura giapponese –
partono dalla sua storia privata ma finiscono per diventare universali,
a ogni capitolo c’è qualche spunto per pensare alla storia (e al dovere di
proseguirla), alla famiglia, alla guerra, al destino.
3 Si
legge davvero in pochissimo tempo, qualche ora, e parla
di episodi diversi: è una lettura facile e ideale per quando si va in giro,
poco più di 70 pagine rese fresche anche dalle illustrazioni di Emiliano Ponzi,
uno degli illustratori italiani più premiati al mondo.
sarebbe più veloce dire di cosa non parla 1Q84, ma una recensione, per quanto piccola, deve dire di cosa parla il libro.
allacciate le cinture di sicurezza, la storia è un contenitore che raccoglie diverse storie che poi si incontrano, ma la parola fine ogni lettore deve pensarla da sé.
chi ancora non ha letto il libro non sa che è una storia che parla di fantascienza, di potere, di scuola, d'amore, di esercizi fisici, di omicidi, di violenza, di bambine abusate, di investigazioni, di vecchi che aspettano di morire, di segreti, di sesso, di bullismo, di musica classica, di libri, di quadri, di matematica, di cibo, di jazz, di viaggi, di solitudine, di dislessia, di sette pseudoreligiose, di un concepimento a distanza, di canoni tv, e di mille altre cose, mescolate insieme come solo un grande maestro può fare.
e come farai a non affezionarti a Tengo, Aomame,
Fukaeri, Ogata, Tamaru, fra gli altri?
sono solo un migliaio di pagine, ma mai e poi mai ti pentirai di aver letto 1Q84, promesso.
…Inscatolarlo in
un genere? E quale sarebbe? Fantascienza, visto che nel cielo ci sono due lune,
dalle bocche di capre e bambine escono i Little People, degli strani omini
che “erano grandi più o meno come il suo dito mignolo, ma una volta
che si trovarono definitivamente all’esterno, eseguendo una torsione, come
degli strumenti pieghevoli, raggiunsero la lunghezza di circa trenta
centimetri. Erano tutti vestiti con gli stessi abiti, privi di qualsiasi
caratteristica specifica” , e i protagonisti vivono in 1Q84, una
sorta di realtà parallela al 1984? O thriller, visto che Aomame, in fin dei
conti, è una killer professionista? Forse non è possibile neanche così.
E allora l’unica è
di consigliarlo, ripensando alla forza delle pagine di Murakami, a come ti
trascina in una storia così evidentemente surreale, ma nello stesso tempo così
reale e travolgente, alle nottate che ho fatto sveglia senza riuscire a
staccarmi dal libro, perché un capitolo tira l’altro (e lo stratagemma di
narrare la storia con gli occhi di uno dei protagonisti a vicenda, rende la
narrazione ancora più avvincente).
1Q84 è
un capolavoro, il più bello del libri di Murakami (che peraltro mi sono
piaciuti direi praticamente tutti, e alcuni molto); ancora oggi, dopo qualche
settimana dalla lettura, ogni tanto mi scopro a ripensarci.
… Da cosa dipende la fortuna di Murakami? Direi che uno
dei fattori è questo: il Giappone in cui sono ambientate le sue
narrazioni non esiste.Non esiste, nel senso che non
è il Giappone, ma un paese possibile, chiamato con quel
nome. Potremmo dire – adattando le osservazioni di Roland Barthes sui simboli
della cultura nipponica (L’empire des signes, 1970) – che il Giappone
di Murakami è un “sistema” composto da un insieme di tratti realistici (in
certi casi, di un realismo immediato: penso alla presenza di marchi commerciali
e simboli pubblicitari, su cui tornerò) prelevati da un contesto di realtà e
organizzati in funzione di un ambiente alternativo, con forti tinte fantastiche
o mitiche…
… In Italia, “La Lettura” del “Corriere della
Sera” (11 dicembre 2011) ha ospitato e messo a confronto le impressioni
divergenti di due lettori di generazioni diverse: Franco Cordelli e Tommaso
Pincio. Per Cordelli, Murakami è uno scrittore furbo: la furbizia consiste nel
saper intercettare i gusti midcult di un pubblico globalizzato
(“dall’ammirazione e dall’interesse si passa a un senso di saturazione e infine
all’odio per uno degli scrittori più furbi dei nostri anni”). Per Pincio, al
contrario, 1Q84 è un “romanzo che rimane appiccicato
all’anima”, proprio perché “è libero e sincero”.
Chi
ha ragione? Probabilmente nessuno dei due, se ci limitiamo a porre la questione
nei termini assiologici di odiata furbizia e amata sincerità. 1Q84 è
un ‘romanzo mondo’, nel senso che Vittorio Coletti, parlando di altri autori,
ha dato alla formula nel suo recente saggio dedicato alla Letteratura
nel villaggio globale (2011): ‘romanzi mondo’ sarebbero quelli
“ricevibili da tutte le culture”, o addirittura “programmati per un lettore
mondiale”. Ora, il criterio della ricevibilità sta proprio all’incrocio
tra furbizia (perché richiede un alto grado di costruzione e di conoscenza
delle tecniche di coinvolgimento del lettore) e sincerità (intesa come
autentico desiderio di narrazione), superandole entrambe. Il sospetto è che
dietro al pregiudizio d’inautenticità che investe l’opera di Murakami ci sia
soprattutto una pretesa di autenticità che confina con l’orientalismo…
… Lo stile, non mi stancherò mai di
dirlo, è fantastico. Ci sono alcuni scrittori che possono scrivere quello che
gli pare ma, se me lo scrivono così, io salto di gioia. Vietato dire "a me
sicuramente non piace perché le lettura di giapponesi che ho fatto non mi sono
piaciute". Prima di tutto io concordo con il fatto che libri proveniente
da una stessa area geografica spesso e volentieri hanno caratteristiche comuni,
però è anche necessario dire che i libri di autori distinti, sebbene provengano
dallo stesso luogo, non sono certamente intercambiabili e per quanto riguarda
la mia esperienza personale ho trovato lo stile di Murakami molto più
interessante di quello di altri scrittori giapponesi. Lo "stampo"
giapponese ovviamente c'è, il modo di pensare, specialmente quello degli
uomini, è diverso dal nostro. Trovare personaggi maschili così focalizzati
verso la loro interiorità è raro, questo lo ammetto, ma questo non significa
che siano inverosimili. In tutti e tre i libri lo stile è assolutamente
identico, perciò se lo amerete nel primo lo amerete sempre e se lo odierete lo
odierete fino al terzo.
I personaggi, infatti,
sono particolarissimi ma molto vividi. Li conosciamo così bene che, pensando ai
normali rapporti che abbiamo ogni giorno nella vita "reale" viene da
chiederci quanto davvero sappiamo delle altre persone. Ammetto che non tutti
gli esseri umani hanno tante sfaccettature come i personaggi di questo libro,
però è altrettanto vero che quelli che hanno la profondità interiore di una
pozzanghera sarebbero veramente noiosi da leggere in un libro. Con l'andare
avanti della storia (e quindi dei libri) acquistano una profondità sempre
nuova, arrivati alla fine li conosciamo perfettamente.
La struttura cambia
leggermente nel terzo libro perché i punti di vista che ci vengono forniti
diventano 3; si aggiunge anche quello di Ushikawa. L'idea di Murakami di
scrivere la storia in questo modo mi è piaciuta da subito. Da quanto ho capito
i lettori in genere si dividono in due parti; ci sono quelli che adorano
leggere libri divisi in punti di vista diversi e quelli che, invece, lo odiano
profondamente; io faccio parte dei primi. L'autore, però, è stato furbo; ben
sapendo che nel terzo libro, avendo ormai scoperto gran parte del succo, il
lettore avrebbe potuto perdere un po' di interesse nella lettura, ha deciso di
aggiungere anche il punto di vista di un "cattivo" per far sì che
l'attenzione del lettore rimanesse sempre alta. Questa struttura permette
infatti a chi ama il libro (e se non lo amate vi sconsiglio di arrivare fino al
terzo) di provare una grande suspense per quello che capiterà ai due
protagonisti. Assolutamente geniale. In più il nuovo punto di vista è reso
talmente bene che dispiace un po' averlo solamente nel terzo libro e non prima.
Il punto
di vista che ho apprezzato di più, questa volta, è stato proprio quello di
Ushikawa, forse per la novità, o forse perché mi viene sempre istintivamente da
parteggiare per i cattivi di questo tipo.
Il ritmo di
lettura è puramente soggettivo. Se devo considerare il ritmo del libro in sé
allora dovrei considerarlo un elemento negativo perché ci sono tantissime pause
riflessive e i fatti veri e propri sono molto pochi. Io, però, considero anche
le riflessioni e le pause in cui si racconta se il personaggi ha fame o no un
momento importante del libro, anche questi elementi danno ritmo alla lettura,
tu vai avanti sempre di più per leggere cosa succederà. Quindi mi limiterò ad
inserirlo tra gli elementi indifferenti.
La trama è
l'unico elemento che, andando avanti con la lettura, ho apprezzato meno. Nel
libro 1 c'è la novità, il non capire moltissime cose, la curiosità di vedere
cosa succede e la trama mi è sembrata fantastica. In più tutti i collegamenti
con 1984 sono stati apprezzatissimi da me, che amo il classico di Orwell. Nel secondo
libro l'elemento fantasy è decisamente più rilevante e la trama prende una
forma diversa da quella che mi aspettavo all'inizio del libro 1 e molte cose
non si capiscono, si attende il libro 3 per decidere cosa pensare. Infine c'è
il libro 3. Ero molto preoccupata per la chiusura di questa storia perché di
elementi da spiegare ce n'erano moltissimi e temevo che l'autore non riuscisse
a trovare il modo di dare una spiegazione convincente ed esaustiva. In realtà
la prova di Murakami è stata superata, anche meglio di quanto mi potessi
aspettare, però.. non mi ha convinta del tutto.
La credibilità della
trama non salta assolutamente, anzi, anche dove può sembrare forzato che
qualcuno si comporti in un certo modo l'autore spiega sempre con dovizia di
particolari il perché sta succedendo e questo mi è piaciuto molto e mi ha fatto
capire che c'è del lavoro dietro a questo romanzo.
D'altro
canto, però, ci sono alcune cose successe durante il libro, che non trovano
spiegazione e, anche se il fato, l'amore e il destino le possono spiegare quasi
tutte io avrei gradito una maggiore analisi di ogni accadimento raccontato. Ci
sono poi anche elementi secondari che non vengono più ripresi e sarei stata,
invece, curiosa di saperne di più.
Per tutto
quello che ho detto nell'introduzione della mia recensione, consiglio 1Q84
inteso come libro totale solamente a chi ama i libri
introspettivi e il libro 3 in particolare solo a chi ha letto gli altri due;
ciò che è successo viene ripetuto ma non è assolutamente possibile godersi il
libro come se si fossero letti i precedenti due.
…1Q84 è permeato
da una religiosità facilmente adattabile alla modernità, in grado di
trasfigurare Aomame in una Madonna impura e matura, che
rimane incinta senza avere un legame fisico con l’altro sesso e il suo
utero pare svolgere la funzione di un contenitore in grado di custodire
il nuovo messia. Come Maria e S. Giuseppe, anche Aomame e Tengo
si mettono in viaggio nell’oscurità della notte, con la speranza di
raggiungere un mondo sicuro, in cui i Little People non avranno alcun
potere. Non viaggiano su un asino, ma Aomame è costretta a indossare abiti
primaverili (è fine dicembre), a portare con sé un’arma, e a camminare su
una scala di emergenza con ai piedi scomodissime scarpe dai tacchi a
spillo. Tengo, dal canto suo, accetta la creatura che
Aomame custodisce dentro il suo ventre e si lascia guidare da quella donna.
Il loro intento è stare uniti contro il mondo che li circonda e proteggere
quella piccola cosa che si agita nel grembo di lei. Tra tutte le cose da
portarsi dietro, Tengo sceglie il romanzo che sta finendo di scrivere, come se
si trattasse di un insegnamento da seguire e tenere a mente. A sorvegliare
tutto e ad accertarli che le cose stiano andando per il verso giusto, c’è
sempre la luna. Nel passaggio dall’1Q84 al 1984 le due lune si uniscono in
una sola, come a voler rimarcare l’unione tra i due innamorati e il creato.
Che
dire? Rimangono punti in sospeso come sassolini lasciati a marcire
nell’infinito, anzi, come milioni di mondi impossibili da
narrare poiché avvolti in un’altra dimensione. Eppure una certezza si
impianta
decisamente nella nostra coscienza: il Grande Fratello è stato sconfitto grazie
alla volontà di una donna. Aomame conosce il proprio destino
ed esercita una serie di scelte affinché esso si compia. Un
inaspettato e banale lieto fine: lui, lei, una nuova vita in viaggio e la luna
che splende romanticamente in cielo. Tutto questo ingarbugliarsi di
fili mi fa giungere alla conclusione che 1Q84 non sia un semplice libro da
leggere tutto d’un fiato, ma un modo complicato e geniale di esaminare il
mondo.
…Molti hanno rintracciato in 1Q84 una trama fuori
dal mondo, con elementi privi di coerenza: come fa ad apparire universale una
storia in cui compaiono esserini chiamati Little People che
creano crisalidi d'aria e che possono essere ascoltati da una setta di
fomentati? Come fanno ad essere coerenti situazioni in cui si parla di mother e daughter,
di receiver e perceiver?
Inizialmente perplessi, abbiamo poi avuto una sorta di illuminazione: e
l'illuminazione è arrivata grazie ad una certa conoscenza degli anime e dei
manga. In un primo tempo, avevamo accostato 1Q84 ai
film di Miyazaki, almeno per una certa componente soprannaturale.
Leggendo il terzo libro, ci siamo accorti che la trama è quella ideale per
creare una breve serie animata d'autore; gli elementi tipici ci
sono tutti. Non solo un film, non semplicemente un romanzo. Se 1Q84 fosse
trasposto in serie animata, i dubbi sulla sostanza della trama verrebbero via
di colpo; anzi, diverrebbe un anime di successo, in grado di farsi realmente
universale e necessario. Diciamo questo perché siamo convinti che l'unico modo
per analizzare un libro e fare critica letteraria sia farlo attraverso
l'immagine. AndréBazin è stato un grande
teorizzatore di questo approccio, Stanley Kubrick è stato tra
i più grandi maestri di critica letteraria.
Perché, in fondo, un romanzo può piacere o non piacere, ma per analizzarlo
correttamente serve farlo scontrare con un altro linguaggio – o non se ne
vedrebbero forse mai pregi e limiti.
…Leggere 1Q84 vuol
dire farsi accompagnare da Murakami nel disvelamento di alcune (non tutte)
delle numerose, intricate e a tratti spaventose questioni, che compongono
questo mastodontico testo di oltre mille pagine nella sua interezza. Bisogna
chiudere gli occhi, abbandonare ogni freno dettato dal raziocinio e tuffarsi in
quel 1Q84, anno distopico, in cui tutto può accadere. Può succedere per esempio
che sei piccoli omini che parlano in coro e cantano «hoo-hooo», nati dal
cadavere di una capra in stato di decomposizione, costruiscano una crisalide
d’aria per generare l’erede del leader spirituale di una misteriosa e potente
setta di ex intellettuali, che si sono dati all’agricoltura biologica. Come è
possibile concepire figli senza rapporti sessuali e che un esattore in pensione
della NHK, l’emittente di Stato, continui il suo giro di riscossione del canone
nonostante sia in coma. Un mondo, un universo parallelo, in cui in cielo
brillano due lune e le civette danno saggi consigli.
Questi sono alcuni degli elementi satellitari di quella che è la storia
principale. O meglio, le storie, perché la trama è scissa e procede come binari
paralleli che sembrano destinati a non incontrarsi mai. I personaggi principali
sono due: un uomo ed una donna di circa trent’anni. Il primo è Tengo,
insegnante di matematica, aspirante scrittore, che accetta di riscrivere un
romanzo di fantascienza scritto da un’enigmatica diciassettenne dislessica. E
poi c’è Aomame…
Nel
libro ci sono tanti temi, mistero, amore, morte, viaggio, cibo, pianto, musica,
sesso, spavento, commozione, gatti, riso, libri, amicizia, tra gli altri, e
tutti al loro posto.
Ci
sono diverse storie, sembrano parallele, in realtà è come una clessidra, la
metà superiore ce la racconta Murakami, vanno a incontrarsi in un punto che è
come un buco nero, che attrae tutte le energie, e le vite dei protagonisti.
Una
volta passati per il punto stretto della clessidra Tamura Kafka continua la sua
vita, la parte bassa della clessidra esiste, ci dice Murakami, ma mica può fare
tutto lui.
Chi
legge, alla fine, avrà fatto la conoscenza di tante belle persone (una per
tutte, il signor Nakata, un Forrest Gump giapponese) che diventeranno amiche
del lettore. Si arriva all’ultima pagina e dispiace. Cosi sono i libri, e la
vita, e il mondo, che, se non lo si sapeva prima, è una metafora.
Se
non si fosse capito, è un libro da non perdere, se uno si vuole po’ di bene.
…L’ultimo romanzo di Murakami è di meravigliosa
complessità: l’intreccio ammalia il lettore e gli eventi sembrano dispiegarsi
davanti ai nostri occhi quasi come se l’autore li scoprisse insieme a noi per
la prima volta. Tamura Kafka diviene la nostra coscienza, i nostri pensieri. La
sua inumana sensibilità e maturità lo presentano al lettore come un personaggio
fuori dagli schemi, dalla realtà, un ragazzo proveniente da una
dimensione altra, lontana dalle convenzioni e dai luoghi comuni.
Questo senso di estraniamento si avverte nel corso di tutto lo sviluppo
narrativo: ogni situazione è sospesa tra sogno e realtà, in un limbo onirico
dai contorni sfumati, difficile da credere ma impossibile da negare. I destini
di Tamura Kafka e di Nakata – così come di tutti i personaggi coinvolti – si
incontreranno, risolvendosi l’uno nell’altro affinché ogni cosa sia al suo
posto, così come la profezia ha predetto e così come deve essere. “È tutto un
sogno”, fa dire a un certo punto a Tamura Kafka l'autore, e seguendo le orme di
Yeats prosegue citandolo nella sua celeberrima affermazione: “Nei sogni
comincia la responsabilità”. Ecco perché questo sogno deve essere portato a
termine, destandosi o addormentandosi per sempre, ma facendo quadrare il
cerchio, ristabilendo un nuovo ordine. Una scrittura perfetta ed emotiva e
figure poetiche di estrema fragilità abitano le pagine di Haruki Murakami,
talvolta in punta di piedi, altre volte con fragore ma sempre al momento
giusto, quando la sorte lo richiede e l’uomo deve rispondere. Imperdibile.
…Kafka sulla spiaggiaè uno
dei romanzi più surreali diHaruki Murakami, un romanzo
intriso di tanta simbologia e diversi significati che, in qualunque modo
vengano interpretati dal lettore, riescono a fare sognare. E come scrive nell’incipit
il traduttore italiano, Giorgio Amitrano, “sembra scritto in risposta a un
imperativo altrettanto misterioso e categorico, con rigorosa precisione di
dettagli, eppure al di fuori di ogni logica convenzionale, come
obbedendo agli ordini dell’inconscio. Mentre ci addentriamo
incantati nel suo labirinto e ci perdiamo nei vertiginosi meandri della
vicenda, abbiamo l’impressione che Murakami stia scoprendo la storia insieme a
noi, viaggiando sulle tracce di Kafka e Nakata con la stessa nostra curiosità,
stupore e sete di avventura.” È uno di quei romanzi che si può
leggere “con la sensazione di entrare ad occhi aperti in un
sogno visionario e ricoperto di profezie, dove le scoperte e le rivelazioni si
susseguono, ma il cuore più profondo resta segreto e inattingibile.” Un
piacevole mistero da scoprire, insomma…
…Qua e là affiora il Murakami intellettuale
affascinato dalla cultura occidentale alla quale ammicca con un certo
autocompiacimento. Il nome del protagonista ed il mito edipico stesso che è
alla base del racconto cosi' come i frequenti riferimenti a certa raffinata
musica classica (il trio dell arciduca di Beethoven in primis) ed alla
filosofia Greca sono soltanto alcuni esempi tra tanti.
Da segnalare alcuni capitoli di grande
suggestione evocativa. Penso in particolare alle descrizioni del bosco
soprattutto quelle relative al primo soggiorno di Kafka nella casetta rifugio
dell'amico Oshima. Qui lo stile raffinato di Murakami, ritmico e scorrevole,
riesce ad esprimersi al meglio e si ha l’impressione di attraversare, quasi
fossimo personaggi di un film di Kurosawa, quelle selve oscure che celano forze
primigenie ostili o nel migliore dei casi indifferenti alla nostra debole
condizione umana.
…A conti fatti, io sono estremamente
contenta di averlo letto perché a me interessa maggiormente il piano
intellettuale che quello relativo all'intrattenimento e, sotto questo punto di
vista, Kafka sulla spiaggia mi ha dato qualcosa che non trovavo da tempo. Non
penso, però, che questo possa essere vero per tutti. Lo consiglio
solo a chi ama particolarmente l'autore (Kafka sulla spiaggia
sembra la sintesi di tutto ciò che ha scritto in altri volumi, compreso anche
la sua ultima uscita L'assassinio del commendatore, i riferimenti sono talmente
tanti ed evidenti da sembrare più un libro compendio scritto appositamente, che
un romanzo scritto prima ancora di 1Q84 ), a chi una trama inconcludente ma
ricca di fantasia e ben raccontata può piacere e a chi ricerca un libro che lo
stimoli intellettualmente. Non è adatto come lettura di intrattenimento, a chi
non ama i libri che uniscono la realtà al soprannaturale, o a chi è in cerca di
messaggi filosofici semplici ed immediati…
non è il migliore che leggo di Murakami (uno pessimo come "L'arte di correre" è un delitto pubblicarlo), ma lui è un grande scrittore, e anche nelle prove meno felici, poche, e questa è una, ci sono tanti spunti e molte pagine che ne rendono la lettura consigliabile - franz
Un altro inquietante libro del
romanziere giapponese, pubblicato nel 1999, incentrato sul personaggio di Sumire, la aspirante scrittrice che la vita la vuole descrivere e poi ci cade
letteralmente dentro, la sua amata Myũ che invece la vita sensuale l'aveva
rifiutata da tempo, ed il giovane e anonimo maestro ed io narrante, che pare orientato a
guardare la vita degli altri, entrandovi solo occasionalmente.
La vicenda è semplice e ruota
attorno a due eventi ai limiti della comprensione razionale, e ad un elemento
insolito (l'innamoramento per un'altra donna da parte di Sumire che mai aveva
avuto queste inclinazioni), e si può suddividere in sei fasi…
…L'idea,
dunque, è davvero ottima. Azzeccatissime risultano le immagini scelte ed
efficace la cura psicologica dei personaggi.
Tuttavia, mi viene difficile giudicarlo un buon romanzo, a causa di una serie
di scelte narrativi che mi sono sembrate assolutamente sbagliate, fuori luogo,
insensate e fondamentalmente inefficaci.
Il romanzo è breve, ma la lettura è affaticata da una narrazione lenta e
noiosa, almeno per tutta la prima parte. Improvvisamente, poi, il ritmo
accelera, la narrazione cambia tono, e il lettore spaesato si ritrova a
viaggiare fino in Grecia: e mentre il surreale avanza - ma in queste atmosfere,
tipiche di Murakami, c'è qualcosa di troppo macchinoso ed artificioso - il
lettore si sta ancora interrogando sulla plausibilità dei primi eventi
descritti, sul colpo di fulmine di Sumire, sul rapporto incomprensibile che
improvvisamente nasce con la donna matura. Finché tutto diventa troppo assurdo,
e le trovate surreali finiscono addirittura con l'apparire più plausibili del
comportamento dei personaggi.
Mi dispiace, ma questa volta Murakami non mi ha proprio convinto.
un po' di anni fa ho visto "Ghost dog", di Jim Jarmusch, con Forest Whitaker, e dopo ho letto "Hagakure", mi è capitato in mano adesso e l'ho riletto. sempre interessante (e chi non l'ha visto cerchi il film, non se ne pentirà) - franz Hagakure e' una delle opere piu' significative tramandate dalla tradizione giapponese, e' composto da brevi aforismi che trasmettono l'antica saggezza dei samurai e dai quali emerge lo spirito del Bushido: la via dei samurai.
La parola Hagakure e' composta due ideogrammi che significano foglia e nascondere quindi puo' essere tradotto con l'espressione "nascosto dalle foglie".
Qualcuno ritiene che la via dei samurai equivalga alla via della morte ma se letto e interpretato nel modo corretto, Hagakure rivela un pensiero complesso e positivo che non ha nulla a che vedere con l'esaltazione della morte e del suicidio. La via del samurai non si radica ne nella violenza ne nella ricerca del profitto personale, il suo fine non e' quello di vincere gli altri, ma se stessi.
L'Hagakure e' un libro antico ma attuale , uno stimolo, uno strumento, un invito per la ricerca interiore di tutti noi. da qui