giovedì 11 giugno 2020

Kafka sulla spiaggia – Haruki Murakami



Nel libro ci sono tanti temi, mistero, amore, morte, viaggio, cibo, pianto, musica, sesso, spavento, commozione, gatti, riso, libri, amicizia, tra gli altri, e tutti al loro posto.
Ci sono diverse storie, sembrano parallele, in realtà è come una clessidra, la metà superiore ce la racconta Murakami, vanno a incontrarsi in un punto che è come un buco nero, che attrae tutte le energie, e le vite dei protagonisti.
Una volta passati per il punto stretto della clessidra Tamura Kafka continua la sua vita, la parte bassa della clessidra esiste, ci dice Murakami, ma mica può fare tutto lui.
Chi legge, alla fine, avrà fatto la conoscenza di tante belle persone (una per tutte, il signor Nakata, un Forrest Gump giapponese) che diventeranno amiche del lettore. Si arriva all’ultima pagina e dispiace. Cosi sono i libri, e la vita, e il mondo, che, se non lo si sapeva prima, è una metafora.
Cosa c’entra Kafka?, si chiede il lettore.
Ognuno ha la sua risposta, la mia è qui.
Se non si fosse capito, è un libro da non perdere, se uno si vuole po’ di bene.




…L’ultimo romanzo di Murakami è di meravigliosa complessità: l’intreccio ammalia il lettore e gli eventi sembrano dispiegarsi davanti ai nostri occhi quasi come se l’autore li scoprisse insieme a noi per la prima volta. Tamura Kafka diviene la nostra coscienza, i nostri pensieri. La sua inumana sensibilità e maturità lo presentano al lettore come un personaggio fuori dagli schemi, dalla realtà, un ragazzo proveniente da una dimensione altra, lontana dalle convenzioni e dai luoghi comuni. Questo senso di estraniamento si avverte nel corso di tutto lo sviluppo narrativo: ogni situazione è sospesa tra sogno e realtà, in un limbo onirico dai contorni sfumati, difficile da credere ma impossibile da negare. I destini di Tamura Kafka e di Nakata – così come di tutti i personaggi coinvolti – si incontreranno, risolvendosi l’uno nell’altro affinché ogni cosa sia al suo posto, così come la profezia ha predetto e così come deve essere. “È tutto un sogno”, fa dire a un certo punto a Tamura Kafka l'autore, e seguendo le orme di Yeats prosegue citandolo nella sua celeberrima affermazione: “Nei sogni comincia la responsabilità”. Ecco perché questo sogno deve essere portato a termine, destandosi o addormentandosi per sempre, ma facendo quadrare il cerchio, ristabilendo un nuovo ordine. Una scrittura perfetta ed emotiva e figure poetiche di estrema fragilità abitano le pagine di Haruki Murakami, talvolta in punta di piedi, altre volte con fragore ma sempre al momento giusto, quando la sorte lo richiede e l’uomo deve rispondere. Imperdibile.

Kafka sulla spiaggia è uno dei romanzi più surreali di Haruki Murakami, un romanzo intriso di tanta simbologia e diversi significati che, in qualunque modo vengano interpretati dal lettore, riescono a fare sognare. E come scrive nell’incipit il traduttore italiano, Giorgio Amitrano, “sembra scritto in risposta a un imperativo altrettanto misterioso e categorico, con rigorosa precisione di dettagli, eppure al di fuori di ogni logica convenzionale, come obbedendo agli ordini dell’inconscio. Mentre ci addentriamo incantati nel suo labirinto e ci perdiamo nei vertiginosi meandri della vicenda, abbiamo l’impressione che Murakami stia scoprendo la storia insieme a noi, viaggiando sulle tracce di Kafka e Nakata con la stessa nostra curiosità, stupore e sete di avventura.” È uno di quei romanzi che si può leggere “con la sensazione di entrare ad occhi aperti in un sogno visionario e ricoperto di profezie, dove le scoperte e le rivelazioni si susseguono, ma il cuore più profondo resta segreto e inattingibile.” Un piacevole mistero da scoprire, insomma…

Qua e là affiora il Murakami intellettuale affascinato dalla cultura occidentale alla quale ammicca con un certo autocompiacimento. Il nome del protagonista ed il mito edipico stesso che è alla base del racconto cosi' come i frequenti riferimenti a certa raffinata musica classica (il trio dell arciduca di Beethoven in primis) ed alla filosofia Greca sono soltanto alcuni esempi tra tanti.

Da segnalare alcuni capitoli di grande suggestione evocativa. Penso in particolare alle descrizioni del bosco soprattutto quelle relative al primo soggiorno di Kafka nella casetta rifugio dell'amico Oshima. Qui lo stile raffinato di Murakami, ritmico e scorrevole, riesce ad esprimersi al meglio e si ha l’impressione di attraversare, quasi fossimo personaggi di un film di Kurosawa, quelle selve oscure che celano forze primigenie ostili o nel migliore dei casi indifferenti alla nostra debole condizione umana.

A conti fatti, io sono estremamente contenta di averlo letto perché a me interessa maggiormente il piano intellettuale che quello relativo all'intrattenimento e, sotto questo punto di vista, Kafka sulla spiaggia mi ha dato qualcosa che non trovavo da tempo. Non penso, però, che questo possa essere vero per tutti. Lo consiglio solo a chi ama particolarmente l'autore (Kafka sulla spiaggia sembra la sintesi di tutto ciò che ha scritto in altri volumi, compreso anche la sua ultima uscita L'assassinio del commendatore, i riferimenti sono talmente tanti ed evidenti da sembrare più un libro compendio scritto appositamente, che un romanzo scritto prima ancora di 1Q84 ), a chi una trama inconcludente ma ricca di fantasia e ben raccontata può piacere e a chi ricerca un libro che lo stimoli intellettualmente. Non è adatto come lettura di intrattenimento, a chi non ama i libri che uniscono la realtà al soprannaturale, o a chi è in cerca di messaggi filosofici semplici ed immediati…



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