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domenica 9 giugno 2024

Provano a zittire Scott Ritter


Gli USA impediscono la partecipazione di Scott Ritter al Forum di San Pietroburgo

L'ex ufficiale dell'intelligence dei Marine degli Stati Uniti e ispettore ONU per le armi, Scott Ritter, ha denunciato che gli è stato impedito di imbarcarsi su un volo da New York a Istanbul, scalo intermedio per raggiungere la Russia e partecipare al Forum Economico Internazionale di San Pietroburgo. Ritter ha riferito all'agenzia TASS che, durante l'imbarco, tre agenti della dogana e protezione delle frontiere (CBP) degli Stati Uniti gli hanno sequestrato il passaporto su ordine del Dipartimento di Stato, senza fornire ulteriori spiegazioni. Gli agenti hanno anche rimosso i suoi bagagli dal volo e lo hanno scortato fuori dall'aeroporto. Ritter ha aggiunto che intende appellarsi contro questa decisione.

Il Dipartimento di Stato ha rifiutato di commentare l'episodio, dichiarando all'agenzia RIA Novosti: "Non possiamo commentare lo stato del passaporto di un cittadino privato degli Stati Uniti". L'incidente è avvenuto mentre Ritter si preparava a partecipare al Forum Economico Internazionale di San Pietroburgo, che si terrà dal 5 all'8 giugno. L'evento, organizzato dalla Fondazione Roscongress, è uno dei principali appuntamenti economici annuali in Russia e quest'anno è dedicato al tema "Le Fondamenta di un Mondo Multipolare - La Formazione di Nuove Aree di Crescita".

Ritter, noto per le sue opinioni difformi dal mainstream lberale e quindi etichettate come 'filo-russe', ha spesso criticato l'operato degli Stati Uniti, in particolare le ingenti forniture di aiuti militari all'Ucraina, e ha previsto il fallimento dell'esercito ucraino nella sua guerra per procura contro la Russia. Ha anche criticato il presidente ucraino Volodymyr Zelensky. L'ex giudice e ora conduttore del podcast "Judging Freedom", Andrew Napolitano, non parteciperà al forum, ma Ritter ha sottolineato che la cancellazione del viaggio di Napolitano è dovuta a motivi completamente diversi.

Il Ministero degli Esteri russo, tramite la portavoce Maria Zakharova, ha commentato sarcasticamente l'incidente, chiedendosi se l'azione fosse conforme al Primo Emendamento della Costituzione degli Stati Uniti, che garantisce la libertà di parola e di assemblea, o al Quarto Emendamento, che proibisce perquisizioni e detenzioni irragionevoli.

Il Forum Economico Internazionale di San Pietroburgo è un evento di rilevanza mondiale che attira politici e imprenditori da tutto il globo. Ritter ha espresso il suo disappunto per l'accaduto, affermando che le autorità statunitensi temono la sua partecipazione all'evento.

da qui

 

 

Prove di autocrazia: fermato Scott Ritter 

L’aria della sconfitta che ormai pervade l’atmosfera delle cancellerie occidentali  sta facendo perdere la testa a tutta la catena di potere che via via abbandona ogni ritegno nel mostrarsi qual è, ovvero dedita a incubi autoritari. Ieri l’ultimo episodio che costella questa inquietante crescita: il governo degli Stati Uniti ha sequestrato il passaporto di Scott Ritter dopo che si era imbarcato su un volo che lo avrebbe portato in Turchia e poi in Russia: era stato invitato a parlare al Forum economico internazionale di San Pietroburgo, al quale parteciperanno 25 mila persone di  tutto il mondo.

Insomma la scena si è svolta come in quei film di Hollywood nei quali questi episodi vengono collocati nella Russia sovietica o nei Paesi satelliti: ma è ormai palese che tutto questo fa parte dei sogni bagnati dell’élite americana e di quella europea allevata e lanciata da essa. Così la racconta il protagonista: “Mi stavo imbarcando sul volo. Tre agenti della polizia mi hanno preso da parte e hanno preso il mio passaporto. Quando ho chiesto loro il motivo, mi hanno detto ordini del Dipartimento di Stato”. Ancora non si conosce il pretesto con cui a Ritter è stato impedito di parlare all’assemblea di San Pietroburgo, ma è probabile che il potere di Washington temesse che il personaggio potesse togliere ancora qualche velo sul potere americano. Ex ufficiale dei marines aveva partecipato alla prima guerra del golfo come aiutante del comandante in capo Schwarzkopf e in seguito si era occupato degli armamenti in Iraq come ispettore Onu sotto il mandato dell’Unscom. La sua carriera di dissidente cominciò tra il  2002 e l’inizio del 2003, quando George Bush e Tony Blair preparavano la guerra in Iraq: Ritter in base alla sua esperienza affermò più volte che nel Paese non esistevano le armi di distruzione di massa e che i due leader usavano questa favola come principale argomento bellico. Con dichiarazioni di questo tipo, Ritter divenne sempre più impopolare agli occhi dei politicanti alla Casa Bianca, dei neoconservatori di Washington, degli strateghi di guerra del Pentagono e dell’intero corpo della stampa americana che è culo e camicia col potere.

Da allora ha continuato ad essere una spina nel fianco dell’establishment di Washington con articoli e libri che svelano le ipocrisie e le menzogne delle amministrazioni americane. Questa spina è diventata più acuminata con la guerra in Ucraina visto che Scott Ritter ha messo in luce le carenze in fatto di armamenti e di pensiero tattico e strategico del Pentagono e proprio negli ultimi giorni  aveva anche realizzato un video nel quale esaminava le capacità dei missili ipersonici russi dopo la distruzione di un enorme bunker segreto ucraino – Nato dove si trovavano piloti, pianificatori e addestratori che preparavano l’arrivo degli F16.

Nei giorni scorsi si era diffusa la voce che la Homeland Security avesse pianificato di impedire la partenza per  San Pietroburgo anche ad altri americani invitati a parlare al Forum di San Pietroburgo e in particolare al giudice Andrew Napolitano (nessuno è perfetto) che è un noto critico della guerra in Ucraina. Ma ci si è resi conto che il contraccolpo di immagine in questa sorta di Casablanca invertita e moltiplicata sarebbe stato troppo forte e ci si è limitati al solo Scott Ritter che peraltro viene diffamato continuamente dalla stampa mainstream ed è stato trasformato in un agente di propaganda russa. Troppe persone fermate agli aeroporti avrebbero rischiato di svelare l’animus e il retropensiero  dell’amministrazione Biden e avrebbe messo in luce l’agonia democratica del Paese. Perciò si è scelto di colpirne uno per avvertirne mille.

da qui

 




martedì 26 marzo 2024

La CIA legge nel futuro, altro che il mago Otelma

articoli e video di Douglas MacGregor, Paolo Selmi, Nicolai Lilin, Giuseppe Masala, Maria Melania Barone, Elena Basile, Juan Antonio Aguilar, Maria Zakharova, Scott Ritter, Jafar Salimov, Pepe Escobar, Giacomo Gabellini, Gian Andrea Gaiani



Ecco i primi 5 minuti di Tenet, di Christopher Nolan:





Colonnello Douglas MacGregor: “Pochi dubbi sul coinvolgimento di Cia e MI6”

Pubblichiamo la traduzione del breve ma intenso e significativo messaggio del Colonnello Douglas MacGreogor su X, in relazione all’attentato di Mosca e i suoi responsabili.

Gli autori dell’attacco terroristico in Russia sono fuggiti dalla Russia in Ucraina vicino a Belgorod e sono direttamente legati a elementi musulmani che combattono per conto degli UA. 

Sono originari dell’ISIS o di qualcos’altro? 

Non ne ho idea, ma ci sono pochi dubbi sul coinvolgimento dell’MI-6/CIA.

da qui





QUANDO SI DICE IL CASO… – Paolo Selmi

Era un caso che uno dei quattro terroristi, il SETTE MARZO, visitasse il centro KROKUS, ripreso da un passante che, dopo quanto accaduto, è andato a recuperare la foto e la ha pubblicata.
https://t.me/ZeRada1/18832

Certo, così come è un caso che con ogni probabilità non fosse stato da solo in questo SOPRALLUOGO.

Ed è altrettanto un caso che LO STESSO GIORNO AMBASCIATE USA E GB in Russia avessero messo in guardia i loro concittadini da possibili attacchi terroristici a Mosca.

C’è una cronologia intera di casualità che Zerada mette in fila nel suo pezzo appena citato:

25 febbraio: articolo sul NYT circa le cellule CIA in Ucraina

28 febbraio: la Nuland parla di finanziamenti all’Ucraina e promette a Putin “risposte asimmetriche” e, in particolare “sorprese spiacevoli” (Nasty Surprises)

5 marzo: la Nuland è costretta a dimettersi

7 marzo: almeno un terrorista ispeziona il luogo dove avrebbe compiuto la strage

7 marzo notte: le ambasciate USA e GB in territorio russo mettono in guardia i loro concittadini su possibili attacchi a Mosca, in particolare in occasione di concerti, nelle successive 48 ore.

9 marzo: al Krokus si esibisce il cantante russo Shaman (probabile primo obbiettivo)

Qualcosa, MOLTO PROBABILMENTE, va storto. Nel frattempo le elezioni, che probabilmente c’entrano con tutto il discorso, si svolgono e Putin stravince.

22 marzo: attentato al Krokus.

Zerada parla, senza mezzi termini qui, di DEEP STATE+
https://t.me/ZeRada1/18835
Un Deep State che vede aggiungersi alla tradizionale struttura statunitense anche i servizi segreti britannici, che controllano a loro volta il GUR ucraino, ridotto a loro filiale. Fantascienza? I russi sono riusciti nel frattempo a trovare anche un telefonino appartenuto a uno dei quattro terroristi. Dal quale riusciranno ad accedere a ulteriori, preziosi, dati investigativi.

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martedì 5 dicembre 2023

Il contatore dei morti palestinesi gira, senza pietà

 

articoli, video, disegni di Alberto Negri, Scott Ritter, Alessandro Orsini, Miguel Martinez, Chris Hedges, Gianni Lixi, Davide Malacaria, Giacomo Gabellini, Paolo Barnard, Max Blumenthal, Amanda Gelender, Roberto Iannuzzi, Zena Al Tahhan, Alastair Crooke, Ted Rall, Jonathan Cook, Alessandra Ciattini, Raniero La Valle, Triestino Mariniello, Christian Elia, Francesca Albanese, Ilan Pappé, Chiara Cruciati, Carlos Latuff, Francesco Masala, Notangelo


Alberto Negri – Netanyahu non si ferma: c’era una volta Gaza

SECONDO ATTO. Deve finire presto, con un cessate il fuoco permanente, ma i nostri governi qui in Italia e in Europa (e tanto meno gli Usa) non hanno il coraggio di chiederlo

Ma che sorpresa… Alla fine spunta il documento che aspettavamo: come riportava ieri il New York Times il governo israeliano da oltre un anno sapeva dei piani di Hamas persino nei dettagli (40 pagine esaustive denominate “Muro di Gerico”). Ma li hanno ignorati.

È così particolareggiato da sembrare fabbricato ex post. In sintesi: la guerra ad Hamas Netanyahu poteva farla prima ma hanno lasciato che cominciassero gli altri. E ora, come ci informa il Wall Street Journal, inizierà anche la campagna all’estero per uccidere i leader di Hamas ospitati in Qatar, Libano, Turchia, così come sono stati eliminati in questi decenni leader dei palestinesi, dei libanesi Hezbollah e ufficiali dei pasdaran iraniani. Useranno tutti i mezzi, da quelli più sofisticati ad altri tradizionalmente insidiosi: nel 1997 il Mossad, ad Amman, tentò di far fuori con il veleno il capo Hamas Khaled Meshal. «Hanno i giorni contati», aveva avvisato il premier Netanyahu il 22 novembre riferendosi a loro e anche ai tre capi di Hamas a Gaza (Yahya Sinwar, Mohammed Deif e Marwari Issa).

Cosa significa questo? Che il futuro di Gaza e del Medio Oriente potrebbe essere ancora peggiore di questo tragico presente.

In mezzo alle tregue, l’offensiva israeliana ora riprende – « la guerra deve continuare», insiste il gabinetto di guerra a Tel Aviv – puntando decisamente su Gaza Sud dove sono affluiti capi e militanti di Hamas insieme a oltre un milione e mezzo di profughi dal Nord della Striscia.

Significa, scrive il Financial Times, citando fonti israeliane, che continueranno le operazioni militari – un eufemismo per dire i bombardamenti – almeno fino all’inizio del 2024, se non oltre.

Sarà una strategia «flessibile», sostengono i vertici militari di Tel Aviv, dettata da molteplici condizionamenti: l’andamento delle operazioni sul terreno, i negoziati per la liberazione degli ostaggi, le pressioni internazionali, soprattutto americane perché le altre contano ben poco.

E anche le pressioni di Washington sono accompagnate dalla usuale e mortale ambiguità: nelle ultime settimane il Pentagono ha inviato un flusso costante di armi e munizioni a Israele, cui la Casa Bianca ha promesso 14 miliardi di dollari di aiuti.

Insomma siamo alle solite: qui si prendono lupi per agnelli. «Niente ci fermerà», ha detto il premier Netanyahu, alle prese con i suoi guai giudiziari, nel suo ultimo incontro con il segretario di stato Usa Antony Blinken.

La guerra sarà lunga, secondo i generali israeliani, perché non sono stati raggiunti «neppure la metà degli obiettivi». Ma alla fine, tentano di rassicurare, arriverà una fase di «transizione e stabilizzazione» i cui obiettivi non sono ben chiari ma tra questi ci potrebbe essere anche una pulizia etnica di Gaza su larga scala, oltre allo sbandierato «sradicamento» di Hamas, un piano che l’ex capo del Mossad Efraim Halevy ha definito «mal consigliato» e che potrebbe ulteriormente radicalizzare Gaza e la Cisgiordania con scenari ancora peggiori degli attuali.

Mentre a Gaza Nord si prevede nei documenti israeliani una sorta di «fascia di sicurezza» senza entrate e uscite, lo «svuotamento» del sud della Striscia, almeno dei militanti e delle famiglie, dipende dai negoziati dietro le quinte con l’Egitto che finora ha respinto ufficialmente e con forza l’insediamento di una parte dei gazawi in Sinai…

da qui

 

 

Usa e Israele, nazioni gemelle – Francesco Masala *

Quando Israele fu creato dall’Onu il vero motivo, da parte di Usa e GB, era quello di avere un controllo su quel mare di petrolio che stava sotto i deserti del Medio Oriente (o Proche-Orient, come lo chiamano i francesi). Pensavano di controllare quello stato nato terrorista, cresciuto colonialista, invecchiato genocida, tutto il cursus honorum dell’Occidente concentrato in un unico stato, in così poco tempo.

In realtà, come dice Scott Ritter, sono gli (ebrei) israeliani quelli che controllano il parlamento degli Usa.

Quando gli Usa hanno imparato la lezione Israeliana, i sei milioni di morti della Shoah che gli davano il via libera per fare quello che avessero voluto, qualche Think Tank neocon avrà pensato che con le Torri gemelle in diretta tv in tutto il mondo avrebbero conquistato il diritto, al modico costo di tre o quattromila morti e due grattacieli, di conquistare il Mondo (poi le cose non sono andate al meglio, ma qualche milione di morti e qualche stato in macerie gli Usa e la Nato, i volenterosi per la libertà li hanno lasciati sul terreno), Adesso è stato il turno di Israele, con un’operazione stile Torri Gemelle, il Muro di Gerico l’hanno chiamato, al prezzo di qualche centinaio di civili israeliani ammazzati avrebbero conquistato il diritto di espellere tutti i Palestinesi da quella terra che il loro padrone aveva promesso ai loro antenati tremila anni prima, dicono loro.

Cossiga fra qualche anno ci avrebbe raccontato la verità, era sempre Kossiga, ma di Gladio, Ustica e delle Torri gemelle era stato lui a parlarne.

Ridateci Cossiga!

 

Alessandro Orsini – “L’Occidente non è un’orrenda civiltà razzista e criminale?”

Vorrei spiegare, precisamente, le ragioni per cui reputo che i media italiani siano stracorrotti e in che senso.

Ursula von der Leyen, Stoltenberg e Biden, che insieme prendono il nome di “blocco occidentale”, hanno causato la distruzione dell’Ucraina con le loro politiche sciagurate. Il numero degli ucraini morti inutilmente in guerra è spaventoso e la controffensiva è stata un fallimento colossale. Mi fa rabbia che il blocco occidentale si vanti delle sue politiche in Ucraina anziché scusarsi.

Penso che i media italiani siano stracorrotti perché dovrebbero svolgere una funzione di controllo e di critica del potere politico. Dovrebbero incalzare i potenti affinché si scusino per le loro politiche in Ucraina, ma non possono perché gli stessi media italiani le hanno promosse. Il che dà un’idea della compenetrazione tra potere politico e potere mediatico in Italia che produce tutta la corruzione del sistema dell’informazione. Quando utilizzo l’espressione “corruzione”, come ho spiegato nei miei articoli, mi riferisco non alle “bustarelle”, bensì al comportamento di una categoria professionale che viola le proprie regole di condotta etica. I conduttori televisivi e i direttori di giornali non dovrebbero parlare come se fossero un’agenzia della Nato diffondendo la sua propaganda, né dovrebbero distorcere i fatti per creare consensi intorno alle politiche mortifere del blocco occidentale. In questo senso affermo che il sistema dell’informazione in Italia è “corrotto”. A giudicare dal modo in cui stanno coprendo il massacro a Gaza – “coprendo” in tutti i sensi – direi che i media italiani sono diventati ancora più corrotti.

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Ostaggi di noi stessi

Scusate se non sono bravo a fare i calcoli. Mi pare che la vita di un uomo bianco occidentale valga la vita di circa 1000 palestinesi con la pelle più scura e musulmani. L’Occidente non è un’orrenda civiltà razzista e criminale?

Lo è, lo è.

Hitler è ancora tra noi.

I valori politici che hanno consentito l’ascesa del nazismo sono ancora vivi nell’Unione europea.

Un tempo i Paesi dell’Unione europea sterminavano gli ebrei.

Oggi sterminano i palestinesi.L’Europa passa da uno sterminio all’altro, ma non perde il vizio di sterminare i popoli.

*Post Facebook del 28 novembre 2023

da qui

 

 

“E i bambiniiii?!!!!” – Miguel Martinez

…In tutto il Medio Oriente, esiste un’unica Democrazia. E avrà pure qualcosa da insegnarci.

Qui vediamo uno Sfratto Esecutivo in corso in questi giorni a Gaza:

Tra la notifica di sfratto (peraltro comunicata impeccabilmente sui telefoni privati degli inquilini, mica con raccomandate che si perdono) e l’esecuzione, non passano i lunghi mesi, se non gli anni, cui siamo abituati in Italia.

Il calvario dei ricorsi, che fanno perdere anni di reddito a un aspirante affitta-Airbnb, si evita del tutto.

Poi guardate bene questa foto: vedete cartelli di protesta, gente che si mette provocatoriamente davanti ai poliziotti?

No.

Quando una Democrazia agisce con mano ferma, gli inquilini, anziché lamentarsi, partecipano attivamente al proprio sgombero.

E mentre in Italia, frignano subito “perché c’era un bambino“, nell’Unica Democrazia del Medio Oriente, i bambini li rimuovono gli stessi inquilini.

Vivi o morti.

Il ministro della cultura del nostro paese, Gennaro Sangiuliano, l’altro giorno, ha dichiarato:

“Israele è l’avamposto della democrazia e dell’Occidente, è la patria del meraviglioso popolo ebraico. Difendere Israele equivale a tutelare i nostri principi di civiltà.”

Facile applaudire a un paese in guerra, dalle retrovie dell’Occidente.

Vorremmo invece che il ministro iniziasse a seguire l’esempio dell’avamposto della democrazia, applicando i “nostri principi di civiltà” anche ai recalcitranti che non vogliono andarsene per fare posto alla Firenze del Futuro.

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martedì 7 novembre 2023

Dimenticare l’Ucraina?

 



articoli e video di Giacomo Gabellini, Roberto Buffagni, Sandra Russo, Fabrizio Poggi, John Mearsheimer, Miguel Ruiz Calvo, Juan Antonio Aguilar, Fabrizio Poggi, Scott Ritter, Ennio Bordato, Jeffrey Sachs, Francesco Masala

Gli Stati Uniti e l’Ucraina, uno sguardo più profondo – Jeffrey Sachs

Nel 2022 gli Stati Uniti hanno avuto un ruolo decisivo nel bloccare le potenziali negoziazioni di pace tra Russia e Ucraina, ma questo è solo l’ultimo tassello di una strategia di potere che dura da anni e che potrebbe scatenare una guerra nucleare

Saluti a tutti i partecipanti a questa importante conferenza. Penso che non ci sia un’attività più importante per noi del perseguimento della pace. Mentre parliamo, sappiamo che l’Ucraina sta soffrendo e che decine, centinaia di migliaia di persone moriranno nelle prossime settimane e nei prossimi mesi, se la guerra continuerà su questa traiettoria. Del resto, l’intero globo è una minaccia, perché la guerra attuale potrebbe degenerare in una guerra nucleare tra gli Stati Uniti e la Russia. Non c’è dubbio che stiamo andando incontro a una continua escalation.

La pace attraverso la negoziazione non solo è possibile, ma era stata quasi ottenuta, anche se, ahimè, i nostri media tradizionali, negli USA e in Europa, non riportano più i fatti essenziali. La pace attraverso la negoziazione era stata quasi ottenuta nel marzo 2022, appena dopo l’invasione della Russia, perché nel marzo 2022 il governo ucraino e quello russo si sono scambiati dei documenti e hanno stipulato un accordo con la mediazione ufficiale del governo turco e quella informale dell’allora Primo Ministro d’Israele Naftali Bennett. Questo accordo fu quasi raggiunto e firmato e, anche se non si trovano queste cose sulla stampa, gli Stati Uniti fermarono le negoziazioni. È molto importante ed è molto difficile capirlo attraverso il muro di falsità e inganni che in Occidente circonda per intero la guerra. Gli Stati Uniti non hanno voluto che si negoziasse la fine della guerra, e se da marzo 2022 facciamo un passo indietro, a tre mesi prima, scopriamo che intavolare un negoziato prima della guerra era assolutamente possibile, anche se, nuovamente, ciò non è stato comunicato sui media. Il 17 dicembre 2021 Vladimir Putin mise sul tavolo una bozza, “U.S. – Russia security agreement” (“trattati di sicurezza tra Stati Uniti e Russia”). Al centro dell’accordo stava la promessa che la NATO non si sarebbe espansa verso l’Ucraina e verso il confine di 2000 km con la Russia. Questa non era solo una concessione che gli Stati Uniti avrebbero dovuto fare per evitare la guerra, ma era anche nell’interesse dell’America, dell’Ucraina, della Russia, del mondo intero. L’idea che gli Stati Uniti dovrebbero spingere la loro Alleanza militare, le loro armi, le loro basi fino al confine russo è sbalorditiva nella sua sconsideratezza. Putin mise una proposta sul tavolo. Chiamai la Casa Bianca appena dopo e li assillai perché negoziassero su queste basi. Spiegai alla Casa Bianca come si sarebbero sentiti gli Stati Uniti se la Russia avesse avuto delle basi in Messico o se la Cina avesse avuto delle basi in Messico. L’ultima volta che qualcuno ci ha provato gli Stati Uniti hanno invaso il Paese in questione: era Cuba, 60 anni fa. Dalla Casa Bianca mi dissero “gli Stati Uniti non negozieranno con la Russia sull’allargamento della NATO”. Io dissi “senza una diplomazia adeguata ci sarà la guerra”. La Casa Bianca non voleva evitare questa guerra con la diplomazia, ma pensava o di poter smascherare il bluff di Putin oppure di avere la guerra e portare a compimento quello che il nostro Segretario della Difesa (o, per meglio dire, Segretario della Guerra) Lloyd Austin ha dichiarato pubblicamente, e cioè che l’obiettivo di questo conflitto è indebolire la Russia. Se gli ucraini muoiono, se l’Ucraina viene distrutta nel mezzo, questo è quello che si chiama una guerra per procura. Ho A 68 anni posso dire di aver assistito alle guerre per procura degli USA in Vietnam, Laos, Cambogia, Nicaragua, Iraq, Afghanistan, Siria, Libia, e adesso in Ucraina. Gli Stati Uniti non stanno pensando all’Ucraina, stanno pensando all’indebolimento del loro avversario o del loro avversario percepito, la Russia. Per questo la diplomazia fu bloccata dagli Stati Uniti nel marzo 2022, fu rifiutata dagli Stati Uniti nel dicembre 2021 e tra il 2014 e il 2021. Perché quando il Trattato di Minsk I e il Trattato di Minsk II furono firmati gli Stati Uniti supportarono il governo dell’Ucraina nel non onorare l’accordo che questa aveva firmato. L’obiettivo degli accordi di Minsk II era di salvaguardare il linguaggio e i diritti culturali del popolo del Donbas o dell’Ucraina Orientale, in grande maggioranza di etnia russa, con un sistema di autonomia che il governo dell’Ucraina aveva accordato, di cui Francia e Germania sarebbero state le garanti e che l’intero Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite avrebbe appoggiato. Il governo ucraino disse “no, noi non vogliamo implementare quello che abbiamo firmato” e allora gli Stati Uniti dissero “bene, vi invieremo le armi, non dovete implementarlo anche se il Consiglio di Sicurezza dell’ONU lo ha firmato”. In realtà, il rifiuto della diplomazia risale alla fine del 2014 e all’inizio del 2015, e forse a un momento ancora precedente, al febbraio del 2014, perché in quel momento, di nuovo mai esplorato nei nostri media tradizionali ma assolutamente ovvio per chiunque presti attenzione, gli Stati Uniti cospirarono per rovesciare il governo di Viktor Yanukovych, che stava perseguendo la strada della neutralità in Ucraina.

E se questo vi sembra scioccante, per favore, tornate indietro e ascoltate la conversazione tra l’allora Assistant Secretary of State (assistente del Segretario di Stato) Victoria Nuland e l’allora ambasciatore USA in Ucraina, Geoffrey Pyatt, che si svolse tre settimane prima del violento rovesciamento del regime di Yanukovych. In quella telefonata, Victoria Nuland descrisse quale sarebbe stato il governo post-Yanukovych. Di nuovo, ho 68 anni e ho visto dozzine di operazioni di cambio regime manovrate dagli Stati Uniti in tutto il mondo, ne ho viste alcune con i miei occhi e questa, in particolare, l’ho vista da vicino. Ovviamente, ci fu un’insurrezione violenta tre settimane dopo la chiamata intercettata e il governo che fu instaurato era esattamente quello che Victoria Nuland, come assistente del Segretario di Stato, aveva descritto nella telefonata con l’ambasciatore USA. Ero a Kiev appena dopo, ho appreso in prima persona come i fondi USA dalle cosiddette ONG avessero pagato per buona parte la cosiddetta Rivoluzione di Maidan. Questo fu l’innesco della guerra, che è cominciata proprio nove anni fa. Di nuovo, fu un rifiuto della diplomazia da parte statunitense, perché il presidente ucraino in carica voleva la neutralità, mentre il governo USA voleva l’espansione della NATO. Questo significa che il conflitto in realtà risale a un tempo ancora più lontano, possiamo andare fino al 2008, perché nel 2008 George Bush mise sul tavolo la proposta che la NATO si allargasse all’Ucraina e alla Georgia. Se guardate sulla mappa il piano degli USA è assolutamente chiaro e segue una linea che era stata spiegata per filo e per segno una decina d’anni prima da Zbigniew Brzezinski, il Consigliere per la Sicurezza Nazionale di Carter e uno dei massimi strateghi geopolitici statunitensi. L’idea era di circondare la Russia nella regione del Mar Nero perché, con Ucraina e Georgia nella NATO, la Russia sarebbe stata circondata da Ucraina, Romania, Bulgaria, Turchia e Georgia nel Mar Nero. L’idea, chiaramente esposta, era di inghiottire la Russia, così che non rappresentasse più alcun problema per la politica USA.
Dove volevano carta bianca gli USA? Volevano poter rimpiazzare i governi a loro piacimento nel Medio Oriente. Per esempio, rovesciando Saddam Hussein nel 2003, Muammar Gaddafi nel 2011 – un esercizio della NATO, tra l’altro, non solo un esercizio degli USA -, Bashar al-Assad nel 2011. Questo è un altro punto mal compreso: Bashar al-Assad e la cosiddetta guerra civile siriana sono un’operazione di cambio regime degli USA che ha avuto pessimi esiti. L’idea era che la CIA lavorasse con i governi regionali per rovesciare Bashar al-Assad, ma fallì. Diversi anni dopo la Russia corse in aiuto del suo alleato e poi i nostri media puntarono il dito contro l’intervento russo, ignorando il precedente intervento USA. Non è stato riportato nulla di questo fatto essenziale dell’operazione Timber Sycamore, e cioè che il presidente Obama ordinò alla CIA di rovesciare Assad. Ho saputo tutto questo direttamente da persone che erano assolutamente coinvolte e che tentavano di fermare la guerra, ma gli Stati Uniti si opponevano alla diplomazia.

Possiamo continuare a spostare le lancette indietro per capire davvero di cosa si tratta. Gli Stati Uniti in ogni fase hanno rifiutato la diplomazia, e questo atteggiamento risale, a dire il vero, al 1990. Nel 1990 ero, tra l’altro, consigliere nel team economico del presidente Mikhail Gorbachev. Gorbachev voleva la pace in Europa, voleva una casa europea comune. In quel momento gli Stati Uniti e la Germania promisero, promisero esplicitamente che la NATO non si sarebbe mossa di un dito verso Est. Quella era una bugia e una falsa promessa. Gorbachev smobilitò l’alleanza militare guidata dai sovietici, la Germania venne riunificata ed entro il 1992 gli Stati Uniti stavano già pianificando la massiccia espansione della NATO in direzione dell’Ucraina. Guardando negli archivi, gli storici hanno scoperto che il piano di espandere la NATO fino all’Ucraina risale al 1992. A proposito, Zbigniew Brzezinski scrisse nel 1997, negli affari esteri, un articolo molto chiaro che traccia esplicitamente la linea temporale dell’espansione della NATO, dicendo che tra 2005 e 2010 l’Ucraina si sarebbe unita alla NATO; ovviamente, l’invito lanciato dagli Stati Uniti arrivò nel 2008, proprio come nella linea temporale di Brzezinski. E notate che tutto questo è successo molto prima di Putin, molto prima di qualsiasi supposta minaccia proveniente dalla Russia. Questa era l’espansione militare USA, pianificata per una trentina d’anni fino, e nulla può fermarla, né la diplomazia né la negoziazione né il tentativo di evitare la guerra né alcuna verità riportata sui giornali. E mentre l’informazione di massa potrebbe definire questo un evento di propaganda, accoglierei volentieri un dibattito pubblico con il responsabile di questa informazione in qualsiasi momento per discutere tali questioni.

Perché questi sono fatti, questa è la storia. Questo non è ciò che viene riportato dai nostri media tradizionali adesso. I nostri media tradizionali producono una falsa narrazione, secondo cui questa guerra è cominciata con “un’invasione ingiustificata il 24 febbraio 2022 da parte di Putin”, questa è la narrazione occidentale ufficiale. Il New York Times ha ripetuto questa affermazione 26 volte nei suoi editoriali e nei suoi articoli op-ed, ma non permette mai a nessuno di raccontare sulle pagine la vera storia ai lettori, e questo è ciò che sta accadendo negli Stati Uniti e in Europa. Stiamo parlando a noi stessi, stiamo causando la distruzione dell’Ucraina, perché non c’è modo nel mondo di avere una vittoria militare sulla Russia con l’allargamento della NATO come risultato, perché la Russia continuerà ad inasprire il conflitto secondo necessità. Forse la Russia sconfiggerà semplicemente l’Ucraina sul campo di battaglia – questo è abbastanza probabile – ma se non ci riuscirà intensificherà le ostilità; la Russia ha 1600 armi nucleari dispiegate. Il presidente Obama, sebbene abbia contribuito al rovesciamento di Yanukovych, nel 2014 è stato anche molto chiaro su questo, chiedendo di non entrare in guerra per questo problema, perché, come lui stesso ha posto la questione, la Russia avrebbe il potere di provocare un’escalation, ovvero può sempre alzare la posta in gioco fino ad includere una guerra nucleare. Siamo su una strada spericolata basata su falsità. Questa guerra avrebbe potuto essere evitata in innumerevoli fasi negli ultimi 30 anni. Questa guerra non sarebbe mai dovuta scoppiare nove anni fa, perché gli Stati Uniti non avrebbero mai dovuto partecipare a violenti rovesciamenti di altri governi. Ma è una brutta abitudine degli USA.

L’Europa avrebbe dovuto far rispettare gli accordi di Minsk II – sostenuti dal Consiglio di Sicurezza dell’ONU, firmati dall’Ucraina -, invece di ignorarli e deriderli. Ma gli Stati Uniti dissero “no, non sei costretto a seguirli, noi ti daremo le armi”. Gli Stati Uniti avrebbero dovuto negoziare alla fine del 2021, avrebbero dovuto applaudire invece che bloccare le negoziazioni nel marzo 2022. Quindi, fino ad oggi, c’è stato un percorso di negoziazioni sul tavolo, che ha al centro la neutralità dell’Ucraina per tenere le due superpotenze nucleari lontane l’una dall’altra. È buon senso, è ciò che gli Stati Uniti hanno chiesto per due secoli nell’emisfero occidentale. Se i neoconservatori americani non fossero così’ arroganti, incoscienti e ciechi questo sarebbe stato deciso tanto tempo fa. È ancora possibile. Tuttavia, la NATO, che è un’alleanza militare statunitense, insiste sul fatto che nessun terzo Paese, che sia la Russia o chiunque altro, ha il diritto di esprimere un’opinione su dove s’installa l’alleanza militare americana. Questa è pura incoscienza e porta alla guerra. E adesso non ci sono dubbi sull’irresponsabilità degli USA, che sta cercando di piazzare gli uffici della NATO in Asia, penso senza neanche ricordarsi che non è l’Organizzazione del Trattato dell’Asia del Nord, ma l’Organizzazione del Trattato dell’Atlantico del Nord; non è un Corpo di spedizione per l’egemonia USA, ma è nata per difendere l’Europa occidentale dall’Unione Sovietica, che non esiste più. Eppure ora gli Stati Uniti stanno cercando di espandere la NATO all’Asia per combattere la Cina.

Gli europei sono inorriditi, ma i media non spiegano di cosa si tratta e di sicuro non stanno dicendo la verità, e cioè che la guerra in Ucraina è un disastro che viene dall’inarrestabile arroganza degli Stati Uniti nel continuare a spingere, provocare e ancora provocare, nell’evitare qualsiasi possibilità di una via d’uscita diplomatica. Quindi lasciate che aiutiamo le persone a capire che le negoziazioni condotte fino a questo momento sono praticabili e che il Presidente Biden deve fare un passo avanti e dire “la NATO fermerà la sua espansione se la Russia si arrende e smette di combattere” e queste saranno le basi per la pace. Lasciatemi concludere ricordando che oggi è esattamente il sessantesimo anniversario del più grande discorso mai tenuto da un presidente americano sulla pace: il discorso sulla pace di John F. Kennedy, pronunciato il 10 giugno 1963 al culmine della Guerra Fredda.

Quello che disse il Presidente è perfettamente pertinente per noi oggi. Nel momento di massima tensione della Guerra Fredda, ebbe la lucidità, l’onestà, l’eloquenza, l’autorevolezza di dire che l’Unione Sovietica non voleva la guerra, che gli Stati Uniti non volevano la guerra, che “possiamo negoziare la pace” e si appellò agli americani, perché riconsiderassero il loro atteggiamento verso la Guerra Fredda e l’Unione Sovietica. Disse “dovremmo acclamare il popolo russo per le sue enormi conquiste nella scienza, nell’industria e nella cultura”. Al culmine della Guerra Fredda osò dire questo. Sapeva che il comparto militare e industriale l’avrebbe osteggiato, che i generali si sarebbero risentiti per l’iniziativa di pace, ma la stragrande maggioranza del popolo americano la supportò. Cinque settimane dopo il brillante discorso di Kennedy, che tutti possono ascoltare online, Kennedy e Khrushchev firmarono il Trattato sulla messa al bando parziale degli esperimenti nucleari e Kennedy fece una campagna negli Stati Uniti, tra i capi del comparto militare e industriale, per parlare direttamente con il popolo americano e dirgli che la pace era possibile, che gli Stati Uniti e l’Unione Sovietica avevano un reciproco interesse per la pace, che un trattato di pace sarebbe stato nell’interesse di entrambe le parti e fatto rispettare da entrambi. Kennedy trionfò quando il Senato votò 80 a 19 per la ratificazione del Trattato sulla messa al bando parziale degli esperimenti nucleari. Questa è autorevolezza, questa è espressione del vero bene comune, questo è ciò che possiamo fare oggi. Grazie mille.

 

Note: Traduzione di Maria Caldini

Fonte: Jeffrey Sachs Of Fans https://www.youtube.com/watch?v=YUifh-Wud4g

 

da qui

 

Ordini dall’alto – Francesco Masala

-La Nato ordina che non si dica più che i russi uccidono i bambini e che fanno strage di civili, che Putin ruba i bambini, ordini dall’alto.

 

-La statista Giorgia Meloni (chissà se scherza), a sua insaputa:

«Vedo che c’è molta stanchezza, devo dire la verità, da tutte le parti». Quindi, auspica un momento «in cui tutti capiscano che abbiamo bisogno di una via d’uscita. Il problema è trovare una via d’uscita che possa essere accettabile per entrambe le parti senza distruggere il diritto internazionale. Ho alcune idee al riguardo, su come gestire questa situazione, ma sto aspettando il momento giusto per provare a metterle sul tavolo» (da qui)

Ma non spiega quale diritto internazionale, quello delle promesse del non allargamento della Nato in cambio della riunificazione tedesca, quello degli accordi di Minsk, quello di fottere la Russia, quelli di “facciamo come cazzo ci pare”?

 

-La strategia degli Usa è chiara, dicono:

1) Prendi un paese, come l’Ucraina popolato dai tuoi nemici, quelli che parlano russo, la Russia sarà smembrata e ci divideremo le spoglie, noi della Nato, lo dicevano da prima. Purtroppo i russi hanno vinto, ma non lo vogliamo ammettere, non possiamo capirlo. Se qualche libro scriverà che per i russi è stata una guerra di difesa, preventiva, per la propria sopravvivenza, bruceremo quei libri.

La verità è menzogna. La menzogna è verità.

2) Facciamo scatenare gli assassini d’Israele, su Gaza facciamo un genocidio, tutti i palestinesi spariranno, davanti a Gaza, in mare, ci sono immensi giacimenti di gas, fottuti i palestinesi, e Gaza sarà il punto d’uscita di un canale israeliano attraverso il mar Rosso, da far impallidire il canale di Suez, fottuta la Cina della Rotta della Seta.

E poi il colpo di genio, oltre a comprare i paesi arabi, sarà la proposta di usare a Gaza bombe più piccole, ammazzano uguale, ma ci fanno sembrare molto compassionevoli, e poi riusciamo a venderne di più, giusto per non dimenticare come fare soldi.

3) Il passo successivo sarà una guerra fra la Serbia e il Kosovo (quel piccolo stato nato dal niente, a dimostrazione che le frontiere valgono per i nemici, ma noi ce ne fottiamo). Il Kosovo ha alcune piccole province serbe, al nord, e, come per i russi, far scoppiare una guerra sarà un giochetto da ragazzi. I servi kosovari aspettano un nostro ordine, direttamente dalla nostra supermega base militare che abbiamo lì (alcuni parlano di una base militare con un paese intorno). Fuck Europe!

4) E poi toccherà alla Cina, Amerika über alles.

 

 

La verità sui bambini “rubati” dalla Russia – Ennio Bordato

Fra le immense falsità della propaganda di guerra dell’Occidente “collettivo”, quella che disgusta di più, che fa rovesciare lo stomaco, è la costruzione dell’immenso falso sui bambini “rubati” dalla Russia in Ucraina. Questa “notizia” artatamente costruita a tavolino dagli esperti della comunicazione dei servizi occidentali è stata motivo dei mandati di arresto internazionali della Corte penale internazionale per il Presidente Putin e per Marija L’vova-Belova, Difensore civico dei Diritti dell’infanzia della Federazione Russa.

In due recenti conferenze stampa la L’vova Belova ha demolito, con documenti, dati e fatti l’immensa massa di menzogne sui bambini “rubati”.

Innanzitutto, nel contesto dell’Operazione militare speciale, il Difensore dei diritti dei bambini ha osservato che subito dopo l’inizio dell’operazione militare speciale, l’assistenza di emergenza ai bambini è stata una assoluta priorità:

“Nell’aprile 2022 abbiamo lanciato la campagna “Nelle mani dei Bambini” per fornire assistenza mirata alle famiglie con minori. Sono stati organizzati 27 convogli umanitari e circa 13.000 persone hanno ricevuto assistenza mirata. Nei nuovi territori della Federazione Russa si stanno costruendo e ristrutturando le scuole, attrezzando le scuole d’arte, si stanno riprendendo le lezioni di musica e danza classica a Mariupol e si stanno costruendo campi sportivi. Dall’altro lato, l’aggressione in corso da parte dell’Ucraina sta portando a nuovi ferimenti e morti tra i bambini. Pertanto sono ancora necessarie cure, riabilitazione, ricovero dei bambini nelle cliniche federali e l’acquisto delle attrezzature mediche necessarie”.

Nel corso della campagna russofoba dei mass media occidentali sono sorte molte speculazioni sulla presunta “esportazione” illegale di bambini ucraini in Russia. Marija L’vova-Belova si è soffermata su questo problema specificatamente.

La questione del ricongiungimento dei bambini evacuati dalla zona delle operazioni militari speciali in Ucraina con le loro famiglie è una priorità istituzionale per il Difensore civico. La Russia, attraverso i canali ufficiali, sta ricevendo informazioni dai parenti che desiderano ricongiungersi ai bambini. Si sta facendo tutto il possibile per garantire il ricongiungimento dei bambini ai loro parenti.

Il Difensore civico ha riportato i dati reali: su 2.365 bambini e ragazzi ucraini inviati dai genitori in vacanza in Crimea, a partire dall’ottobre 2022, uno solo è ancora presente nelle strutture di accoglienza, mentre diciassettenne sono rimasti nella penisola per frequentare l’università e, su richiesta dei genitori, rimangono sul territorio della Russia.

Una particolare situazione, per il numero dei minori coinvolti, è stata rappresentata dalla città di Mariupol’. Nella primavera del 2022 il personale militare russo si è trovato di fronte un numero molto elevato di bambini abbandonati e li ha consegnati ai servizi sociali della città. Successivamente i bambini sono stati collocati in un centro sociale per bambini a Donezk, come bambini senza cure parentali. A maggio, un gruppo di 31 bambini con il consenso del loro rappresentante legale, il responsabile del centro sociale per bambini, è stato inviato in un sanatorio nella regione di Mosca per un periodo di recupero psicofisico.

LE 7 “FAKE” DELL’OCCIDENTE…

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Secondo l’agenzia di stampa satellitare russa del 7, Scott Ritter, ex ispettore delle Nazioni Unite in Iraq e analista militare statunitense che ha studiato gli eventi in Ucraina, ha affermato che i residenti della città di Bucha, nello stato di Kiev, sono morti per mano dell’esercito ucraino…

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Espulsi migliaia di pensionati di origine russa. In Lettonia (UE) è persecuzione delle minoranze – Fabrizio Poggi

In queste ore, in cui il cosiddetto diritto internazionale sembra non solo sospeso, ma completamente soppresso per milioni di persone che non hanno diritto nemmeno alla pietà, massacrate dai tagliagole di quello che le “democrazie” liberali hanno decretato essere “l’unica democrazia” del Medio Oriente, degna del completo sostegno europeista nelle sue pratiche hitleriane, può certo apparire riduttivo parlare di minoranze nazionali che rischiano “semplicemente” l’espulsione dal paese in cui risiedono. Tanto più che si tratta di espulsione non a suon di bombe e cannonate, ma di semplici “lettere della felicità”.

Ci sembra però che la questione sia indicativa del modello di “democrazia” cui si ispirano, nella propria realtà interna, quelle “civiltà liberali” che, all’esterno, sostengono quella “unica democrazia” assediata da “regimi fondamentalisti e sopraffattori”.

E così: Riga ha imposto ad alcune migliaia di pensionati di origine russa di lasciare la Lettonia nel giro di novanta giorni. Si tratta di poco meno di quattromila (per ora) russi etnici, dei circa ventimila che, se finora erano qualificati come “non cittadini”, privi del diritto di voto e di alcuni elementari diritti, ora sono diventati, di fatto, “non persone”.

Privati di documenti, esclusi dalla pensione, dalle agevolazioni sociali e dall’assistenza sanitaria, alcuni letteralmente alla fame, vengono espulsi dal paese in cui vivono, nella stragrande maggioranza dei casi, sin dai tempi dell’URSS, se non addirittura nati nella Lettonia sovietica. Nulla di straordinario, per carità: per “democrazie” che inneggiano ai veterani delle Waffen SS e gettano in galera comunisti, tale è l’ordinaria consuetudine europeista…

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Questo paga l’Italia per la guerra della NATO – Leonardo Mazzei

Fin dal febbraio 2022 l’Italia è di fatto in guerra con la Russia. Cosa sono infatti le sanzioni se non una forma di guerra? Si aggiunga a questo la campagna russofobica, la propaganda dispiegata dei media di regime e, ancor più, l’invio di armi all’Ucraina e il quadro è fatto.

A più di un anno e mezzo dall’inizio del conflitto molti si chiedono quale sia il costo economico di questo sostegno del nostro Paese al governo di Kiev. Posto che il costo principale – stimabile in almeno 250 miliardi di euro – risiede nel maggior prezzo dei prodotti energetici causato dalla rinuncia al gas russo e nelle conseguenze che ne sono derivate, proviamo qui a rispondere alla domanda su quanto costa l’appoggio diretto (armi e finanziamenti) al burattino Zelensky.

Prima, però, vediamo come si arriva alla cifra monstre di cui sopra. Duecentocinquanta miliardi possono sembrare un’esagerazione, ma così non è visto che per il solo 2022 è stata comunemente accettata la stima di un costo sui 180 miliardi. Solo in quell’anno, secondo uno studio della Cgia, le famiglie e le imprese italiane hanno speso 91,5 miliardi in più soltanto per le bollette di luce e gas.

Ma l’incremento per queste forniture è proseguito anche nel 2023 (ed è attualmente in fase di ripresa), mentre altre decine di miliardi se ne sono andati per l’aumento del prezzo dei combustibili alla pompa e per il calo del Pil che ne è derivato. Quindi, forse, la nostra stima è probabilmente fin troppo prudente.

Dopo gli esorbitanti costi indiretti, passiamo ora a esaminare la consistenza di quelli diretti. Questi si suddividono sostanzialmente in due voci: le armi e gli aiuti finanziari (in particolare quelli attraverso l’UE).

Partiamo dalle armi. In questi giorni il governo Meloni sta definendo l’ottavo “pacchetto” da inviare a Kiev. I primi cinque li ha approvati il governo Draghi, il 6° e il 7° l’esecutivo in carica. Il contenuto di questi pacchetti è segreto, e ogni documento a essi relativo è stato secretato. Si sa tuttavia che con i primi 5 pacchetti sono state fornite munizioni di diverso calibro, mezzi Lince, sistemi anticarro (Panzerfaust), sistemi antiaerei Stinger, lanciarazzi Milan, mitragliatrici leggere e pesanti, artiglieria trainata (Fh70) e semoventi Pzh2000, visori notturni ed equipaggiamenti vari.

Nel 6° pacchetto (febbraio 2023) sono stati forniti sistemi di difesa missilistica Samp-T, Skyguard Aspide e Spada, gli ultimi due basati su missili a guida radar. Per quel che se ne sa con il settimo pacchetto del maggio scorso, l’Italia ha fornito all’Ucraina altri veicoli, obici, lanciamissili, mitragliatrici e armi leggere, oltre al solito stock di munizioni varie.

Nel pacchetto in preparazione ci sarebbero altre armi letali, ma non solo. Si deciderà sulla base della lista della spesa recapitata da Zelensky, ci informano i solerti ministri di un’Italia ridotta a repubblichetta al servizio della Nato.

Ma quanto sono costati questi aiuti militari? Anche su questo vige il più assoluto riserbo ufficiale. Si tratta, tuttavia, del segreto di Pulcinella. E in diversi, compresi alcuni organi di informazione specializzati nel settore degli armamenti, hanno fatto i conti. Conti che arrivavano attorno al miliardo di euro già alla fine del 2022. Un ordine di grandezza confermato dallo stesso ministro degli Esteri Tajani, che a gennaio ha dichiarato al Corriere della Sera che i primi cinque pacchetti avevano avuto un valore complessivo di circa un miliardo.

Queste cifre fanno ipotizzare un valore medio di 200 milioni a pacchetto, il che ci porterebbe a un totale di 1,6 miliardi a fine 2023. Questo il valore delle armi consegnate direttamente dall’Italia. Ma il nostro Paese contribuisce ad armare l’Ucraina anche attraverso un fondo dell’UE orwellianamente denominato “Strumento europeo per la pace”. Attraverso questo fondo l’Unione Europea arma direttamente Kiev. E nel 2022 – unico dato di cui disponiamo – questo è avvenuto per un importo di 3,6 miliardi. Poiché l’Italia contribuisce al bilancio europeo nella misura del 12,8%, possiamo calcolare questa ulteriore spesa italiana in 460 milioni di euro all’anno, per un totale di 920 milioni a fine 2023.

Ma, lo abbiamo detto, non ci sono solo le armi. Ci sono pure gli aiuti finanziari diretti al governo di Kiev. A quanto ammontano questi ultimi?

Qui la parte più consistente è quella erogata attraverso il pacchetto di assistenza finanziaria (Amf) “Plus”, che prevede il finanziamento dello stato ucraino per un totale di 18 miliardi nel 2023. Il tutto versato in comode rate di 1,5 miliardi mensili, al fine di “garantire la stabilità macroeconomica” dell’Ucraina. In questo caso la quota a carico dell’Italia per il 2023 è di 2 miliardi e 304 milioni di euro. A questa cifra bisogna aggiungere almeno altri 60 milioni concessi direttamente da Roma a Kiev, portando dunque il totale del finanziamento a 2 miliardi e 364 milioni di euro.

Tirando adesso le somme in base ai dati fin qui esposti arriviamo a un versamento totale di 4 miliardi e 884 milioni. Visto il ginepraio dei tanti rivoli di finanziamento, nonché la segretezza sulle armi, abbiamo scelto di calcolare la spesa italiana con il criterio della massima prudenza. Proprio per questo è probabile che la somma effettivamente spesa sia in realtà più alta, presumibilmente superiore ai 5 miliardi. Una cifretta niente male. Alla faccia degli interessi nazionali, si tratta della metà dell’importo del taglio del cuneo fiscale di cui il governo si vanta tanto. E tutto questo potrebbe tranquillamente proseguire nel 2024…

D’altra parte, il finanziamento totale dell’occidente all’Ucraina è stato stimato dall’Economist agli inizi di agosto in circa 200 miliardi di dollari. Tra i “donatori” l’Italia sarebbe al 10° posto, mentre ai primi quattro posti ci sarebbero gli Usa, la Gran Bretagna, la Germania e la Polonia.

Duecento miliardi sono solo lo 0,4% del Pil del cosiddetto “occidente collettivo”, ma rappresentano invece il 100% del Prodotto interno lordo dell’Ucraina prima della guerra. Di fronte a queste cifre c’è ancora qualche dubbio sul fatto che quella in corso sia al 100% una guerra per procura della Nato?

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Occidente nazi-friendly – Sandra Russo

Algunas casas de las afueras de París, esta semana, aparecieron marcadas con estrellas de David. La prolijidad con la que fueron estampadas en las fachadas aleja la idea del impulso y hace pensar en una suerte de instalación perversa, tan perversa como en poco tiempo se volvió esta parte del mundo a la que no somos ajenos.

La iconografía nazi comenzó a circular globalmente asimilada con atributos positivos, cuando la Otan decidió jugar su ajedrez expansivo usando a Ucrania. Aguilas, serpientes, cabezas rapadas, tipografía goebbeliana. Todo un campo semántico visual que hasta entonces masivamente causaba rechazo comenzó a regresar, pero en una escena invertida.

Ucrania a la sazón estaba gobernada por un comediante que actuaba de manera muy parecida a como actúa como presidente. De hecho, su partido político se llama como su serie, Servidor del Pueblo. La gira mundial de Zelensky, las notas a los comandos ucronazis, la legitimación no ya ucraniana sino otantista de Stephen Banderas, la ropa de fajina, las armas y los tatuajes nazis.

Zelensky y su esposa posando a las órdenes de Annie Leiwovicz para Vogue, estetizando la guerra. El campo semántico cambió: ya esos tatuajes y esos símbolos no se asociaban con los campos de concentración del Holocausto, ni con las pilas de cadáveres raquíticos de las fosas comunes nazis, sino con la lucha anticomunista. Eran presentados como víctimas, o como “luchadores por la libertad contra la invasión rusa”.

Cuando pensamos cómo es posible en la Argentina este zafarrancho de mafiosos y fascistas tan cerca del poder político que dicen detestar, cuando los vemos instalados en los medios, cuyos periodistas se acomodan a absolutamente todo y han perdido toda narrativa racional, hay que abrir el foco. Todo lo que describí más arriba, y que no suelo ver que se asocie en los análisis que circulan, me parece interesante. Porque el proyecto de las incubadoras de ultraderechas es parte de la puja por el nuevo orden mundial, y ese proyecto incluye reflotar los totalitarismos del siglo XX pero en un clímax inédito de daño. Están dispuestos a ir a la guerra contra todas las especies. Hoy Hitler para ellos fue un tipo con coraje que “exterminó lo que había que exterminar”. (“Bajó la inflación”, acotan economistas desinhibidos).

Es paradójico, porque son tiempos de paradojas, pero parte del mismo proyecto de orden mundial es Israel. Y es atroz, pero en Gaza se aplica la lógica de odio y exterminio de todas las ultraderechas de una manera insoportablemente literal. Una masacre terrorista abominable como la de Hamas se contesta con una masacre mucho más grande todavía, y a cargo no de un grupo terrorista sino de un Estado. Pero otra vez: la dialéctica del odio llevado a su grado extremo y ahora con los niños como blanco obvio. La espiral de crueldad es ascendente…

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