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lunedì 4 dicembre 2023

Milano: la solitudine dei minori non accompagnati e delle persone migranti in transito

 

 

Sono uomini, donne, famiglie con bambini piccoli, adolescenti soli. Arrivano dopo chilometri di imprevisti, violenze, disinformazione, alcuni con i piedi piagati, altri feriti nel corpo e nell’anima, con abiti inadeguati all’inverno, in un luogo sicuro che finalmente credono civile e attento ai diritti umani. Purtroppo nella maggioranza dei casi non è così. Ad oggi chi arriva a Milano in modo autonomo dall’Afghanistan, dall’Iran, dal Marocco, dalla Nigeria, dal Pakistan, dalla Tunisia, dall’Egitto, dall’Eritrea, dall’Etiopia, dal Sudan o dalla Somalia, trova ascolto e cura solo da parte delle associazioni che operano in strada.

Nel solo mese di ottobre sono state accolte fuori dal circuito istituzionale dell’accoglienza quasi 150 persone, ma almeno 550 sono quelle che hanno dovuto passare la notte all’addiaccio. La precarietà di tale condizione aumenta i rischi per la salute fisica e mentale, producendo ulteriori fenomeni di marginalità in una città che sta diventando sempre più inospitale e che rende irrisori gli sforzi delle associazioni, che non possono che offrire pasti caldi, visite mediche, indumenti puliti, sacchi a pelo e coperte termiche, nonché un limitatissimo numero di posti letto per le persone più vulnerabili.

Fino al mese di settembre, c’era in via San Marco una struttura dedicata alle persone in transito con una trentina di posti (poi ridotti a venticinque). Un numero assolutamente insufficiente, ma che almeno rappresentava il segnale di un interesse da parte del Comune rivolto a persone di cui tutte le istituzioni nazionali, europee ed internazionali conoscono la presenza. “Riaprirà a breve” aveva rassicurato l’assessore al Welfare del Comune di Milano Lamberto Bertolè il 26 ottobre, dopo un mese dalla chiusura per lavori di ristrutturazione di piccola entità. A oltre due mesi dalla chiusura, l’unica informazione fornita è che forse la struttura riaprirà a metà dicembre – temiamo per essere destinata a persone senza dimora nell’ambito del “Piano Freddo”, quindi verosimilmente non fruibile da persone in transito.

Rimane poi irrisolta la situazione gravissima dei minori non accompagnati che per legge dovrebbero essere immediatamente accolti e tutelati, mentre la loro accoglienza è diventata da tempo una specie di lotteria. Si tratta di minori di età tra i 14 e i 17 anni, che incontriamo quasi sempre di sera, quando i servizi per minori sono chiusi e ci viene detto di accompagnarli la mattina dopo.  Viene dato per scontato che almeno la prima notte debbano arrangiarsi, abbandonandoli quindi a sé stessi, quando maggiori sono i pericoli e più alto il rischio che si perdano o incontrino persone malintenzionate; l’indomani però molti verranno poi invitati a ripresentarsi il giorno dopo, o a tentare la sorte in altre città, naturalmente sempre senza alcun accompagnamento. Impossibile affidarli alla Forze di Pubblica Sicurezza come vorrebbe la legge: Polizia, Carabinieri, Vigili dichiarano di non avere spazi idonei (come se la strada invece lo fosse!).

Sappiamo che a Milano giunge un numero elevato di minori non accompagnati. Risulta che ne siano stati accolti 1300, di cui 400 poi collocati in strutture sul territorio comunale. La tutela dei diritti dei minori però è prioritaria e non ammette numero chiuso.

L’unico impegno assunto dall’Assessore è quello di un incontro a metà dicembre con la Responsabile dell’Unità Politiche per l’Inclusione e l’Immigrazione. Abbiamo ovviamente raccolto l’invito, ma ci domandiamo quali concrete azioni il Comune intende intraprendere.

A Milano esistono spazi e risorse per l’accoglienza, anche se alcuni sono da ristrutturare, tra cui alcuni sottratti alle mafie, mentre altri sono solo in attesa di assegnazione. La città dunque può e deve dimostrare di essere ospitale non solo per coloro che arrivano per “week” ed eventi.

Intanto il freddo ha raggiunto lo zero termico e le persone in transito ed i minori non accompagnati continuano ad arrivare in numero crescente, a prescindere dalle strutture che le Istituzioni mettono o non mettono a disposizione.

Il continuo rimpallo di responsabilità tra Comune, Questura e Prefettura rende questa situazione intollerabile e denota l’assenza di politiche pubbliche basate su dati di realtà. Le cittadine e i cittadini e le associazioni che si occupano di minori non accompagnati e di persone migranti in transito necessitano di Istituzioni credibili e capaci di svolgere – ciascuna per quanto di propria competenza e tutte insieme – i compiti che sono loro propri, adottando con urgenza soluzioni adeguate e tempestive per il bene della collettività.

Chiediamo al Comune di Milano e alle Istituzioni competenti di assicurare in tempi celeri un contesto dignitoso e sicuro, con personale competente, alle persone migranti, alle famiglie con bambini piccoli e agli adolescenti soli; un luogo in cui possano restare per il tempo necessario ad orientarsi, curarsi e definire un proprio progetto di vita.

da qui

lunedì 21 maggio 2018

Lo spirito del «contratto»: ognuno per sè



un commento del NAGA di Milano

È stato reso pubblico ieri il contratto di governo Lega – 5stelle che verrà sottoposto all’approvazione dei rispettivi elettori questo weekend.
Quello che colpisce al di là dei singoli provvedimenti è l’idea di società che ne emerge. Una società frammentata, divisa, spezzata, impoverita, vecchia, triste e arrabbiata composta da tanti portatori d’interesse individuali senza un interesse comune collettivo. Un’idea antica ma, forse, anche contemporanea. Una semplificazione della complessità in singole istanze che fanno accantonare l’idea che al di là di quelli singoli rilevino gli interessi generali. Una società dove le fragilità, le vulnerabilità, le povertà, le disuguaglianze non sono condizioni da tutelare, ma colpe da punire o ignorare.
L’occhio del Naga cade sul capitolo a pagina 26 dedicato a IMMIGRAZIONE: RIMPATRI E STOP BUSINESS. Basta il solo titolo per capire che il fenomeno, complesso, dell’immigrazione viene ridotto a questione di ordine pubblico e di malaffare; già dal titolo si comprende che non si parlerà di persone, ma di un problema, una grana, da risolvere. Rapidamente e in modo risoluto.
Scopriamo così una prima parte dello svolgimento che apparentemente propone azioni che noi stessi sosteniamo da tempo: il superamento del regolamento di Dublino, la condivisone a livello europeo dell’accoglienza e una gestione pubblica coordinata dell’accoglienza stessa. Le proposte sono, tuttavia, in salsa acida; l’obiettivo è quello di scaricare il “peso” dei migranti il più possibile sugli altri paesi europei -un mero trasferimento di quote- non certo quello di introdurre un approccio pragmatico e di legittimità dell’immigrazione.
Proseguendo nella lettura ecco che si arriva all’impianto ideologico che regge lo schema; è chiaro, è il solito: gli stranieri sono un problema, vi diciamo noi come risolverlo; un po’ li diamo ad altri paesi, i restanti li rimpatriamo (e i fondi li prendiamo da quelli per l’accoglienza).
Anzi, meglio ancora, non li facciamo nemmeno arrivare perché istituiamo delle commissioni nei paesi di transito che valutino se possono proseguire o se devono tornarsene indietro. Insomma un bel container nel deserto nigerino o libico dove, con “sicura” attenzione ai diritti umani, verranno selezionati i salvati, gli abbandonati, i sommersi.
Nessun accenno, nessuna idea, su come rivedere il meccanismo di ingresso in Italia che crea proprio quell’irregolarità tanto odiata. Perché in Italia essere irregolari è inevitabile, non esiste -di fatto- un modo per accedere regolarmente; ma questo non conta, perché, appunto, non stiamo parlando di persone, non stiamo riflettendo sulla complessità del fenomeno, bensì su come annientare coloro che rappresentano di per sé il problema, solo per il fatto di aver osato lasciare il paese dove sono nati.
Per quelli che poi, nonostante tutto, ce l’hanno fatta sono previsti ricongiungimenti familiari molto più complicati perché è noto che la famiglia è un elemento destabilizzante, a meno che la famiglia non sia italiana e in quel caso va bene, anzi.
Infine, dulcis in fundo, una vigorosa stretta sull’Islam, inteso come minaccia assoluta e d’altra parte antico cavallo di battaglia leghista rafforzato dai recenti, odiosi, attentati. E anche qui non una parola sulle migliaia di persone che fuggono proprio da quel fanatismo di cui sono imputati a priori.
Ci prendiamo un rischio e scommettiamo, da oggi, che gli intendimenti della prima parte del programma rimarranno lettera morta così come gran parte di quelli della seconda.
Tuttavia siamo certi di una cosa: la vita dei migranti diventerà ancora più difficile e, insieme, quella di tutti noi. E ciò, non solo e non tanto, per i singoli provvedimenti, peraltro coerenti con l’approccio fallimentare degli ultimi anni, ma per lo spirito che ribadiscono: ognuno per sé.
La solidarietà è espunta dal corpo sociale. Chissà se mai la ritroveremo.
Noi andiamo avanti, controvento.