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venerdì 12 dicembre 2025

Resistere e disertare - Franco Berardi Bifo

 

Nelle numerose occasioni di discussione pubblica che hanno accompagnato la presentazione dei miei due libri recenti (Disertate, del 2023 e Pensare dopo Gaza del 2025), qualcuno mi ha rivolto una domanda: che rapporto c’è tra resistenza e diserzione? È una questione che ho aggirato in varie maniere, cui non ho mai veramente risposto. Ma ero del tutto consapevole del fatto che prima o poi dovevo giungere al cuore della questione. Ora ci siamo: durante il genocidio ho dovuto chiedermi mille volte: come si può suggerire ai palestinesi di disertare, visto che l’aggressione israeliana consiste in un accerchiamento che dura da decenni?

I palestinesi resistono, non accettano di disertare, e comunque non possono. Si può consigliare la diserzione a una persona, a una famiglia, a un popolo che da decenni è rinchiuso in un campo di concentramento? Avrei potuto rivolgere l’invito a disertare a una persona rinchiusa dietro i cancelli di Auschwitz? Sappiamo che Gaza è una riproduzione di Auschwitz in cui le tecniche dello sterminio e della tortura sono state dosate in un tempo più lungo. Nessuno poteva né può entrare nella striscia di Gaza, nessuno può né poteva uscirne. Che significa allora in quel caso disertare? Niente.

D’altra parte da molti decenni i palestinesi hanno fatto della resistenza la speranza di riscatto, la condizione per mantenere dignità e per riaffermare la propria esistenza come popolo.

Quando pubblicai quel libro non intendevo la parola Disertate come una consegna, come un suggerimento politico. La intendevo piuttosto come riconoscimento di un comportamento che molti praticano in modo individuale o collettivo. Intendevo riconoscere che, venuta meno ogni possibilità di alternativa di lungo periodo, la resistenza è perdente, e se si può è opportuno o disertare.

Ma in quel libro ho dimenticato di dire che disertare è un privilegio. Chi ha la possibilità di disertare si trova in una condizione di privilegio rispetto a chi non può fare altro che resistere. O soccombere.

Non intendo affatto contrapporre la diserzione alla resistenza, perché nella realtà di milioni di donne e di uomini questi due comportamenti, pur essendo molto diversi, non sono i due corni di un’alternativa, non sono le due possibilità tra le quali scegliere. Chi può scegliere di disertare lo faccia. Ma chi non può allontanarsi dal luogo e dalla condizione di violenza in cui è intrappolato, cosa può fare se non resistere, nell’attesa che il mostro si disintegri?

da qui

mercoledì 4 dicembre 2024

L’Ue ci porta alla terza guerra mondiale nucleare: va organizzata la diserzione di massa - Fabio Marcelli

E’ davvero triste e sconcertante che un Paese dotato di una civiltà millenaria come il nostro sia oggi rappresentato da una classe politica formata da personaggi di bassissimo livello sia intellettuale che morale, e non mi riferisco solo alle destre al governo. Mentre costoro battibeccano su questioni di infimo rilievo, come l’ammontare del canone Rai, si stanno buttando, in modo solo parzialmente consapevole, nell’abisso della guerra nucleare. E il guaio che non ci si buttano solo loro ma trascinano con sé la totalità del popolo italiano.

Le radici della catastrofe sono tuttavia proprio nel luogo che avrebbe dovuto costituire la soluzione ed è invece divenuto il problema, e cioè l’Unione europea sempre più strettamente avvinta alla Nato e, per colmo di paradosso, innanzitutto quel Parlamento europeo che dovrebbe essere la rappresentanza del popolo, un popolo, quello europeo, che in realtà non esiste e mai è esistito. La risoluzione recentemente adottata da questo Parlamento rilancia in modo forse irrimediabile lo scontro frontale con la Russia e in prospettiva il resto del pianeta – eccettuati Stati Uniti, Giappone, Corea del Sud e ovviamente il governo razzista, terrorista e genocida israeliano – autorizza gli attacchi in profondità sul territorio russo, incentiva le esportazioni di armi all’Ucraina e vieta ogni negoziato di pace, spingendosi a censurare i timidi approcci del cancelliere tedesco uscente Scholz. Pone insomma le premesse della Terza Guerra Mondiale che, come le due che le hanno precedute, avrà per teatro principale proprio il continente europeo, oltre al Medio Oriente e probabilmente anche Africa, America Latina ed Estremo Oriente. Armageddon si avvicina e i folli di Bruxelles fanno di tutto per accelerare il fatale impatto.

Quale che sia il retroterra ideologico effettivo di questa pazzia lo si capisce facilmente notando come tutti i Paesi europei, nessuno escluso, abbiano votato, insieme agli Stati Uniti e pochi altri, poco tempo fa all’Assemblea generale Onu contro una risoluzione russa sulla lotta all’esaltazione del nazismo, approvata peraltro a stragrande maggioranza – a conferma del fatto inoppugnabile che i residui pervicaci dell’Occidente coloniale e imperiale costituiscono ormai un fenomeno del passato e si ammantano senza vergogna delle peggiori ideologie. E’ inoltre sicuro che da questa guerra sanguinosa costata finora centinaia di migliaia di vittime russe e ucraine abbiano tratto enorme giovamento le peggiori lobby statunitensi, quella delle armi e quella energetica, così come appare per il momento allontanato l’incubo strategico dei neocon anglosassoni che è costituito dalla necessaria saldatura economica tra Europa, Cina e Russia, che deve costituire l’asse fondamentale su cui costruire l’alternativa del governo multipolare e del futuro condiviso dell’umanità, unica possibile alternativa alla distruzione nucleare.

L’avvento di Trump alla Casa Bianca rappresenta a sua volta la base di nuove escalation, in Medio Oriente e in America Latina, mentre del tutto illusoria appare ogni prospettiva di pace che non preveda la neutralità dell’Ucraina.

Dietro questa Europa totalmente asservita a Stati Uniti e Nato, si nasconde la parte peggiore della classe politica italiana, pronta a sacrificare il nostro popolo gettandolo nell’inceneritore della guerra mondiale. E’ utile vedere uno per uno questi personaggi che hanno votato la menzionata risoluzione del Parlamento europeo e vanno quindi ritenuti responsabili, sia sul piano politico che su quello giuridico, di un vero e proprio attentato alla pace, del tradimento della nostra comunità nazionale e dell’affossamento della Costituzione repubblicana colpita in uno dei suoi principi fondamentali, quello del ripudio della guerra. Si tratta di Crosetto, Fidanza, Fiocchi, Gemma, Magoni, Mantovani, Nesci, Picaro, Polato, Procaccini, Razza, Sberna, Squarta, Torselli, Ventola, Vivaldini (FdI); Chinnici, De Meo, Falcone (FI); Dorfmann (SVP); Annunziata, Benifei, Bonaccini, Corrado, Decaro, Gori, Laureti, Lupo, Maran, Moretti, Picierno, Ricci, Ruotolo, Tinagli, Topo, Zan, Zingaretti (PD). Nomi da non votare mai più, neanche come amministratori di condominio, a meno che non si sia dei decerebrati masochisti vogliosi di sacrificare se stessi e le proprie famiglie sull’altare degli interessi immediati e strategici dell’imperialismo occidentale.

Occorre invece muoversi alacremente e con tempestività per saldare la rivolta sociale resa inevitabile dalle sempre più palesi iniquità di classe del governo Meloni col boicottaggio della macchina bellica che si sta mettendo in movimento in Italia come nel resto d’Europa. Si tratta di una macchina spietata, dotata di meccanismi economici (la spesa militare) ma anche sociali (la leva di massa e la mobilitazione bellica in genere) e ideologici (la stampa mentitrice e asservita che vuole assuefare l’opinione pubblica alla prospettiva della guerra inevitabile). Disertare subito da questo annunciato suicidio di massa è oggi salutare e rappresenta la principale garanzia per la salvaguardia della nostra sopravvivenza e della nostra dignità individuale, sociale, nazionale ed europea.

da qui

lunedì 23 settembre 2024

Ho firmato questo appello inutile ma doveroso - Franco Berardi

 

Un appello contro il decreto sicurezza di un governo fascista che si prepara alla guerra

  

Ho ricevuto (e firmato) un appello contro il cosiddetto decreto sicurezza che mira a trasformare compiutamente l’Italia in un paese autoritario.

 

Ecco il testo dell’appello:

La democrazia, così come la cultura, sono fondate sulla possibilità di dissentire. Solo il dissenso permette la diversità delle posizioni e delle idee, solo il dissenso mette al vaglio la verità e la giustizia, solo il dissenso è alla base del pensiero. 

L’itinerario che l’attuale governo sta perseguendo fin dal primo giorno e che culmina con una legge che proibisce in tutte le sue forme, attiva e passiva, disarmata e non violenta, ogni dissenso, manda oggi al macero la democrazia e la cultura che il dopoguerra ha pazientemente costruito, con il sostegno della Costituzione della Repubblica Italiana, proclamata da Enrico De Nicola il 27 dicembre 1947.

Noi, cittadine e cittadini italiani ci riconosciamo in questa Costituzione, nei principi e nelle libertà che ci ha fino a oggi garantito, e ci rifiutiamo di rinnegare 77 anni di democrazia e di cultura, compiendo l’orribile salto indietro in a una stagione che credevamo sepolta.

Noi cittadine e cittadini italiani ci riconosciamo nella libertà di pensare e di esprimere il nostro pensiero sotto ogni forma, parlata e scritta, stampata e diffusa con qualsiasi mezzo, di riunirci e associarci pacificamente, di informare ed essere informati, di insegnare ed essere istruiti, di scegliere liberamente la nostra occupazione, il nostro domicilio e liberamente viaggiare; e riconosciamo queste libertà per noi, gli stranieri e gli apolidi, i rifugiati e i richiedenti asilo, e intendiamo esercitare i nostri diritti inviolabili, a cominciare dal diritto di solidarizzare con chi si oppone, sia con lo sciopero che con l’occupazione pacifica o con manifestazioni pubbliche di dissenso, e con chi reclama dallo Stato leggi che permettano alla nostra terra di difendersi da catastrofi climatiche o dagli orrori delle guerre e infine con chiunque risponda al richiamo della giustizia e della pietà: e se questi sono reati, ci autodenunciamo responsabili di questi reati, tutti e ciascuno, consapevoli che solo così facendo possiamo proteggere la democrazia e la cultura che da 77 anni ci appartengono e di cui andiamo fieri.

Vi invito a firmare questo testo ed a mandare la vostra adesione a 

democraziaedissenso@gmail.com

Ho firmato questo appello con la consapevolezza di compiere un atto doveroso e inutile: è necessario non lasciare nulla di intentato quando il pericolo della guerra si fa concreto, ma è inutile rivolgere parole ragionevoli a chi è accecato dall'ignoranza, dall'odio, e dalla furia omicida, cioè a coloro che detengono il potere in questo paese dove la maggioranza vota per i discendenti di Mussolini.

Il decreto sicurezza sancisce pene inverosimili per chiunque si sogni di manifestare dissenso nei confronti di qualsiasi cosa decida il potere economico e poliziesco.

Punizioni per chi protesta in carcere dove negli ultimi mesi il suicidio è un evento quotidiano.

Carcere per chi protesta contro un’opera pubblica (inutile, dannosa, non importa).

Carcere per chi blocca una strada per protesta.

Punizione per chi si azzarda a salvare vite umane che annegano nel mediterraneo.

Carcere, punizione, violenza contro un corpo sociale stremato, silente, moribondo. 

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Il genocidio che lo stato nazista di Israele ha scatenato contro il popolo palestinese sta diventando dovunque il paradigma del potere.

Dovunque i fanatici e i razzisti si accaniscono contro una società che non ha più l’energia per ribellarsi in maniera efficace, e di tanto in tanto emette flebili lamenti, o firma appelli ragionevoli.

Nel frattempo a Bologna,

“Sabato 21 settembre ci riverseremo nelle strade di Bologna per rifiutare l’uso sistematico della repressione delle forze dell’ordine. Alla violenza istituzionale noi opponiamo le nostre azioni dirette e la nostra immaginazione affinché in futuro essere realiste significhi prendersi cura degli altri e di un mondo in comune. Lo stato delle cose deve cambiare, e l’azione diretta ci permette di farlo.”

Esistono dunque persone pronte all’azione diretta contro il fascismo, ma sappiamo che sono una piccola minoranza.

La società sembra incapace di solidarietà, di intelligenza, e soprattutto di energia.

Quando il nazismo hitleriano aggredì la società europea negli anni trenta e quaranta esistevano le energie per reagire. Esisteva una società giovane che poteva credere in un futuro di democrazia e di pace, e poteva dire “Mai più guerra mai più nazismo mai più barbarie”.

La società del nostro tempo, dopo quaranta anni di guerra economica contro l’uguaglianza e di guerra psichica contro l’autonomia di pensiero - è una società di vecchi smemorati e di giovani invecchiati anzitempo e depressi, incapaci di reagire alla violenza. E sappiamo che la violenza (come l’anfetamina) può essere una cura devastante per la depressione. Una cura suicida.

L’Unione europea arma gli ucraini perché si facciano ammazzare in una guerra che rischia presto di coinvolgere l’intero continente.

Ma gli europei camminano lungo il precipizio come sonnambuli, reduci da decenni di competizione e precarizzazione, incapaci di amicizia e di solidarietà, abituati allo sterminio allo schiavismo e alla deportazione.

Possiamo ripetere “mai più nazismo”, ora che il nazismo è tornato con la stella di Davide al posto della svastica,  e gli europei si voltano dall’altra parte come si voltarono dall’altra parte quando sei milioni di ebrei venivano eliminati?

 

Ma allora, se nessun gesto è all'altezza della barbarie, che dobbiamo fare? Adeguarci alla barbarie, trasformare noi stessi in mostri fanatici?

No.

Forse la cura, come spesso accade, sta proprio là dove sta la malattia, e la forza sta proprio là dove vediamo debolezza, l’energia sta proprio là dove vediamo depressione.

Dovremmo riconoscere che tutto è perduto, che solo la disperazione è vera, che solo la disperazione può diventare una forza inarrestabile.

Solo la disperazione può vincere.

Fin quando ci aggrappiamo a parole come democrazia, dissenso,  protesta, non faremo che subire questa violenza e lo scherno degli infami.

Un’ondata di disperazione dichiarata, organizzata, praticata potrebbe fermare finalmente tutto: migliaia di corpi immobili distesi per terra nelle strade delle metropoli.

La disperazione è la risorsa più potente.

Un’ondata di diserzione silenziosa: diserzione da ogni atto di guerra, da ogni discorso di guerra, diserzione dal consumo, diserzione dal lavoro.

E diserzione dalla procreazione, come sanno a fare le donne che in tutto il nord del pianeta sembrano aver deciso di non mettere al mondo le vittime della guerra nucleare che si prepara.

L’esperimento umano è fallito, la civiltà è annegata nelle acque del mediterraneo, annegata nel sangue di diecimila bambini palestinesi.

Se il sintomo di cui soffriamo è la depressione, la cura sta nel prescrivere il sintomo: la debolezza è un’arma pacifica ma inflessibile, se sappiamo trasformarla in diserzione attiva.

Disertiamo.

da qui