domenica 16 settembre 2018

contro l'Isis, in Kurdistan, perquisizioni in Sardegna, che strano!






Gli indipendentisti sono terroristi? - Francesco Casula
La stampa, ieri 15 settembre, ha dato questa notizia: ”In Sardegna sono scattate delle perquisizioni nei confronti di un foreign fighter italiano e di altri due soggetti, sempre italiani, tutti residenti in Sardegna, nell’ambito di un’indagine dell’Antiterrorismo della Polizia e della Digos di Nuoro sulle attività di combattimento all’estero.
Il foreign fighter è Pierluigi Caria e ha combattuto con le milizie curde: nei suoi confronti è scattato anche il sequestro preventivo del passaporto in quanto dalle indagini, coordinate dalla Dda di Cagliari, è emerso che l’uomo stava per ripartire per l’Iraq per poi raggiungere la Siria”.
A Caria indipendentista e sardo (e non italiano, preciso io), viene contestato il 270 bis, l’associazione con finalità di terrorismo. La notizia ha dell’incredibile: siamo di fronte a un capovolgimento brutale della realtà: viene sospettato di terrorismo chi, con un atto di altruismo e generosità il terrorismo dell’ISIS, è andato a combatterlo, a fianco dei Kurdi.
Nel manifestare la piena vicinanza e solidarietà a Caria, voglio riportare, pressoché integralmente il Comunicato di Sardigna Natzione, – che condivido in toto – a firma del suo segretario Bustianu Cumpostu: “Pier Luigi Caria foreign fighter in Kurdistan ? SNI non ha elementi per confermarlo e non ci interessa neanche cercarli prima di manifestare la ferma solidarietà all’indipendentista Luiseddu Caria, figlio del compianto Angelo Caria, fondatore di Sardigna Natzione. Non ci interessa cercare verifiche in merito, perché riteniamo che per un indipendentista sardo sia normale appoggiare qualunque lotta di liberazione nazionale dei popoli oppressi come riteniamo legittimo che ogni indipendentista scelga la forma con la quale espletare tale dovere.
SNI è comunque solidale con Luiseddu Caria, siamo certi della sua buona fede, della sua onestà politica, della sua capacità di valutare le proprie scelte, della sua generosità, del suo impegno nella lotta per la libertà e per i diritti dei popoli e degli individui. Non ci sono dunque nè SE e nè MA, siamo a fianco di Luiseddu e lo sosterremo in tutto quello che sarà necessario perché non solo sia liberato da qualsiasi restrizione ma gli sia riconosciuto il merito per il suo alto impegno per la libertà e per la difesa dei diritti primari, dei popoli e delle persone. Anche nella guerra di Spagna la Sardegna era l’unica nazione senza stato con una propria brigata in difesa della democrazia, nulla di strano, anzi un onore, se nella guerra per la liberazione nazionale del Kurdistan ci fosse un novello Dino Giacobbe”.
Ciò premesso, mi domando: non saremmo di fronte al deja vu, ovvero alla vieta e trita equazione: Indipendentista =terrorista? Conosciamo infatti e non da oggi l’accusa di terrorismo rivolta, agli Indipendentisti sardi nel passato, anche recente. Rammento la farsa del “complotto separatista” del 1981. Una farsa però con risvolti drammatici per chi – come Bainzu Piliu e Oreste Pili, tanto per ricordare due miei amici – patirono, innocenti, la tragedia immane del carcere, insieme a Doddore Meloni, ahimè, “ucciso dallo Stato”, l’anno scorso.
Ricordo ancora che alla fine degli anni ’80, il nuovo gerarca dell’Italia, Ciriaco De Mita, etichettò come “mezzoterroristi” i Sardisti. E più recentemente, nel 2006 l’Operazione “Arcadia” con l’arresto di Bruno Bellomonte, un dirigente del Movimento indipendentista “A Manca” e altri 10 indipendentisti. Bellomonte, dopo circa due mesi di carcere fu rimesso in libertà, in quanto nel periodo incriminato si trovava all’estero, e quindi era estraneo ai fatti contestatigli.
Ma fu di nuovo arrestato nel 2009 e sconterà ben 29 mesi di carcerazione preventiva. Sarà assolto dall’accusa di terrorismo dalla prima Corte d’Assise di Roma perché “il fatto non sussiste”. Il Pubblico Ministero aveva addirittura chiesto 10 anni e 7 mesi di reclusione. Bene. Oggi la repressione statale colpisce nuovamente un indipendentista.
Lungi da me teorie complottiste. Ma è possibile che carsicamente, venga rivolta al Movimento indipendentista. senza uno straccio di prova, l’accusa infamante di terrorismo? Non sanno o, meglio, fanno finta di non sapere, evidentemente, che chi, come gli Indipendentisti sardi, si batte per la liberazione della Sardegna dall’oppressione coloniale e statale e dunque chi combatte per cambiare lo stato delle cose presenti, considera il terrorismo un nemico, di qui il rifiuto netto e inequivocabile della violenza: per una pluralità di motivi.
Il terrorismo, – tale è stato quello italiano – disumano e crudele nella sua barbara ferocia, con l’assimilazione di tratti tipici dello Stato (la violenza, il disprezzo della vita), espropria la gente delle decisioni e delle lotte. Vorrebbe sostituirsi a queste per combattere in una guerra privata lo Stato e le sue articolazioni o i suoi simboli. Non capendo che la lotta per bande, magari uguali e contrapposte, è la negazione di una battaglia civile contro lo Stato, centralista e colonialista.
Il terrorismo anzi, lungi dal colpire lo Stato, lo rafforza, e ne giustifica e ne sollecita la repressione e le campagne d’ordine, magari attraverso leggi speciali e liberticide: e non sto parlando di ipotesi ma di una realtà storica che abbiamo già vissuto alla fine degli anni ‘70. Quando uno poteva essere fermato, interrogato, intercettato, non per il sospetto di un reato ma, come sostenne allora un brillante e insigne giurista, il Prof. Luigi Ferraioli dell’Università di Camerino, per il “reato di sospetto” E c’è di più: come e più dello Stato, il terrorismo cerca di liquidare ogni dissenso e ogni opposizione democratica, pacifica, non violenta, di massa: esso infatti con la sua logica di distruzione semina paura, panico, disorientamento, tensione. Spingendo alla passività, alla rinuncia, alla delega, alla privatizzazione della politica.
Il movimento indipendentista, nazionalista e sardista non vuole indossare alcun elmetto: perché l’elmetto è fuori e contro la cultura e la civiltà sarda, pacifica e pacifista. L’elmetto e le armi, gli eserciti e i terroristi – che non a caso giocano la loro partita sul terreno militare – appartengono alla civiltà dell’ordigno e della morte.
Appartengono alla civiltà urbana e metropolitana, non a caso si chiamavano «Br-guerriglia metropolitana». Duncas, andade-bo-che a su corru de sa furca e limbas malas apazis, terroristas de cale-si-siat ispessia e zenia! E Istadu italianu, lassa-nos in paghe!

Questa mattina in Sardegna sono scattate perquisizioni nei confronti di un foreign fighter nuorese e di altri due sospetti, tutti residenti in Sardegna – tra Cagliari e Nuoro-  nell’ambito di un’indagine dell’Antiterrorismo della Polizia e della Digos di Nuoro sulle attività di combattimento all’estero. Il nuorese Pierluigi Caria (noto Luisi Caria e Luiseddu), 33 anni, che ha combattuto con le milizie curde è considerato il foreign fighter. Nei suoi confronti è scattato  il sequestro preventivo del passaporto in quanto dalle indagini, coordinate dalla Dda di Cagliari, è emerso che l’uomo stava per ripartire per l’Iraq per poi raggiungere la Siria. Si tratta dell’unico provvedimento preso nei sui confronti insieme al divieto di espatrio. Non vi sarebbe nessuna fattispecie di cellula eversiva e viene solo ipotizzato ma non ancora contestato il reato di partecipazione ad organizzazione terroristica. Una delle altre perquisizioni è stata effettuata nei confronti del presidente dell’Asce (Associazione Sarda Contro l’Emarginazione), Antonello Pabis. Lo fanno sapere in una nota i portavoce del movimento indipendentista ‘Caminera Noa’ parlando  di Pabis come di un “sostenitore” della loro formazione politica.
Il riconoscimento dalla foto con la bandiera dei 4 mori.  Le indagini nei confronti dei tre sono partite dalla diffusione in rete di una foto in cui si vedono due miliziani, in tuta mimetica e con il volto travisato, uno armato di kalashnikov l’altro con il pugno sinistro alzato, dietro a due bandiere. Una della Bretagna antifascista l’altra con il simbolo dei quattro mori della Sardegna. I due militanti sono stati identificati e sono il bretone Olivier Francois Jean Le Clainche (conosciuto col nome di battaglia Kendal Breizh), morto in combattimento il 18 febbraio scorso e, appunto, Caria. Quest’ultimo era già stato in Siria e Iraq per combattere con le Ypg, le Unità di protezione del Popolo curde, e l’International Freedom Battalion, la brigata composta da militanti stranieri che affianca i curdi nella lotta all’Isis. Entrambe le sigle sono vicine al Partito dei lavoratori del Kurdistan, il PKK – ritenuto dalla Turchia e anche dalla Ue un’organizzazione terroristica ma da sempre in prima linea contro l’Isis. A Caria viene contestato il 270 bis, l’associazione con finalità di terrorismo. 
Le indagini e le perquisizioni su due cagliaritani. Le altre perquisizioni riguardano due giovani (uno è Antonello Pabis) che potrebbero essere collegati alla rete dei foreign fighter (soprattutto nello scenario Siria-Iraq). La prima perquisizione è scattata alle 6, seguita da un altro intervento in un altro appartamento. Ora le indagini e i controlli si sono allargate a tutta l’isola, e riguarderebbero le persone che negli ultimi mesi sono state in contatto con Caria, considerato una figura centrale. Un’operazione estesa – al di là dei due casi cagliaritani – anche a diversi paesi della Sardegna.
La solidarietà su Facebook, dagli indipendentisti e dal Manifesto sardo. Sul profilo Facebook del giovane Caria attivista indipendentista, figlio di Angelo Caria (fondatore di Sardigna Natzione) dal momento della diffusione della notizia si sono diffusi numerosi messaggi di solidarietà. Alcuni in sardo lo definiscono “patriotu sardu” e fanno riferimento alla sua lotta in supporto dei curdi. E molti chiedono: “Ma i terroristi non erano quelli dell’Isis?”. Anche la redazione de Il Manifesto sardo esprime vicinanza a Caria e attacca il modo in cui è stata diffusa la notizia. Così si legge in un post, sempre sui social: “Come redazione de Il manifesto sardo sappiamo riconoscere chi difende l’umanità dalla barbarie attraverso la solidarietà internazionale e non abbiamo nessuna intenzione di delegare la ricerca della verità e della giustizia ai comunicati stampa delle questure”. Il riferimento è alla militanza di Caria contro l’Isis, organizzazione terrorista di matrice islamica. Ancora più dure le parole di Liberu,  Lìberos Rispetados Uguales che diffonde attraverso Pier Franco Devias una nota di solidarietà incondizionata al “compagno indipendentista” (leggi qui). Stessa posizione per Sardigna Natzione che, attraverso le parole del leader Bustianu Cumpostu non ha dubbi sulla posizione di Caria: “Foreign fighter in Kurdistan? Non ci interessa cercare verifiche sull’ipotesi, perché riteniamo che per un indipendentista sardo sia normale appoggiare qualunque lotta di liberazione nazionale dei popoli oppressi come riteniamo legittimo che ogni indipendentista scelga la forma con la quale espletare tale dovere”. Da qui solidarietà a vicinanza a Luiseddu Caria, figlio del compianto Angelo, cresciuto in una famiglia di fede indipendentista (anche i suo fratelli Ines e Efis sono attivisti). “Siamo certi della sua buona fede, della sua onestà politica, della sua capacità di valutare le proprie scelte, della sua generosità, del suo impegno nella lotta per la libertà e per i diritti dei popoli e degli individui – aggiunge -. Non ci sono dunque né se e né ma, siamo a fianco di Luiseddu e lo sosterremo in tutto quello che sarà necessario perché non solo sia liberato da qualsiasi restrizione ma gli sia riconosciuto il merito per il suo alto impegno per la libertà e per la difesa dei diritti primari, dei popoli e delle persone”.
da qui


C’è anche il nome di Antonello Pabis, 72 anni, cagliaritano, attivista molto noto in Sardegna per il suo impegno per i diritti umani e presidente dell’Asce Sardegna (associazione contro l’emarginazione), tra i nomi delle persone coinvolte nell’indagine dell’Antiterrorismo della Polizia e della Digos di Nuoro sulle attività di combattimento all’estero. Ieri mattina le forze dell’ordine avevano perquisito la casa di Pierluigi ‘Luisi’ Caria, indipendentista e figlio di Angelo, fondatore di Sardigna Natzione. Nella stessa mattina è stata perquisita anche la casa di Pabis, a Selargius, ed è scattato il sequestro del suo telefono cellulare.
Nei confronti di Caria e di Pabis, per ora, non è stato notificato nessun atto di accusa. La Polizia è ancora alla ricerca di prove nell’ambito di un’inchiesta sui combattimenti di italiani all’estero in forze al Ypg, le Unità di protezione del popolo curdo. Il Ypg è legato al partito Pkk, considerato da Turchia, Stati Uniti e Unione Europea un’organizzazione terroristica nonostante dal 2014 i militanti di Ypg stiano combattono in Siria l’avanzata dell’Isis e siano riusciti a fermare i terroristi dello Stato islamico nella loro avanzata in Siria.
Da ieri sono tantissimi i movimenti, le associazioni, i gruppi e gli esponenti politici che hanno manifestato solidarietà a Luisi Caria e Antonello Pabis: tra tutti Il Manifesto sardo, Liberu, Bustianu Cumpostu.
Tra le ultime note, quella del Cagliari Social Forum, che ricorda l’attività dei combattenti curdi nella lotta all’Isis: “Organi di informazione ci fanno sapere che un ‘indipendentista sardo’ è stato fermato, perquisito e gli è stata negata la possibilità di recarsi oltre i confini nazionali. Nell’ambito della stessa operazione è stata perquisita l’abitazione di un nostro caro compagno, Antonello Pabis, di cui conosciamo l’impegno e la dedizione che ha prodigato e continua a prodigare nei confronti dei soggetti più deboli quale presidente dell’Asce e l’impegno che dimostra per la causa kurda. Non sappiamo se le motivazioni che vengono rivolte verso ‘l’indipendentista sardo’ siano veritiere o meno, non sappiamo cioè se corrisponde al vero che egli abbia combattuto a fianco delle brigate Ypg, una cosa balza, comunque, agli occhi: qualora egli lo abbia fatto non potrebbe essere additato come ‘Foreign fighter’ visto che questo termine viene usato per indicare i mercenari che si recano in Siria (e non solo) per combattere a fianco dei terroristi dell’Isis. Il compagno in questione, invece, ha scelto di stare dalla parte di chi l’Isis lo combatte, e combatte per la liberazione dei popoli. Pensiamo che questa operazione, e la sua tempistica, non siano frutto del caso ma rispondano ad una precisa logica: tenere buoni rapporti con la Turchia e Erdogan, per il quale, non dimentichiamo il Pkk continua ad essere una ‘associazione terroristica’ e che in virtù di leggi antiterrorismo fatte ad hoc continua a tenere in carcere migliaia di persone oltre che il leader riconosciuto del Popolo kurdo Ocalan e l’Arabia Saudita e il Qatar sponsor e finanziatori, nemmeno tanto occulti, dell’esercito Isis. Dimostrando noi la nostra solidarietà ai compagni, chiediamo che l’agenda dei pubblici ministeri non venga dettata da ‘difensori dell’ordine pubblico’ alla Erdogan, che l’Italia tolga dalla lista nera del terrorismo il Pkk, che si adoperi per la liberazione del leader Ocalan e di tutti i prigionieri politici in Turchia. Che si attui un serio embargo, militare, politico, commerciale, culturale nei confronti di nazioni che finanziano, armano e sostengono organizzazioni terroristiche come l’Isis, Turchia, Qatar ed Arabia Saudita in testa. Chiediamo – conclude la nota di Cagliari Social Forum – che l’attenzione della stampa si rivolga con correttezza e puntualità anche alle operazioni repressive che la magistratura e le forze dell’ordine attuano, ingiustamente, da molti anni nei confronti delle compagne e dei compagni che si impegnano sul campo dell’antimilitarismo, della difesa delle minoranze e dei popoli oppressi, contro il fascismo dilagante anche istituzionale e non si limitino alla diffusione di notizie farraginose e confusionarie prodotte in altri luoghi”.
Sconcerto sull’inchiesta e le perquisizioni verso Luisi Caria e Antonello Pabis anche dalla rete antimilitarista A Foras: “Rimaniamo quanto meno basiti nell’apprendere di un’azione antiterroristica eseguita nei confronti di chi quel terrore, arrivato sino in Europa, si presume lo abbia combattuto sul campo al costo della propria vita. Se aggiungiamo che la Turchia è nota finanziatrice delle bande di jihadisti tutt’ora presenti in Siria e che parallelamente stringe solidi rapporti economici e politici con l’Italia e l’Unione Europea (soprattutto per quanto riguarda i migranti) allora il quadro ci sembra molto più chiaro. Per questo portiamo solidarietà a tutti gli indagati ed in particolare a due di essi impegnati con A Foras nella lotta contro l’occupazione militare della Sardegna, un’occupazione per mano dello stato italiano che negozia con i veri terroristi”.
Solidarietà anche dal movimento Caminera Noa: “Non ci interessa verificare la veridicità delle accuse mosse dalle veline diramate dalle questure perché riteniamo legittima la lotta ai fanatici fascisti di Daesh che dal 2012 hanno insanguinato il nord della Siria, condannando migliaia di persone alla fuga e alla disperazione, distruggendo le loro case e strappandole alle loro terre. Sono stati proprio i curdi dell’Ypg, perdendo centinaia se non migliaia di uomini e donne, ad aver contribuito più di tutti alla disfatta dell’Isis in Siria. Riteniamo dunque che l’accusa di terrorismo vada non solo respinta con sdegno e preoccupazione in quanto del tutto infondata ma che rappresenti l’ennesima operazione repressiva nei confronti di chi da sempre si batte per affermare il diritto alla libertà, alla democrazia e all’indipendenza del Kurdistan.Non ci sorprende affatto che simili accuse vengano fatte alla vigilia delle elezioni regionali poiché è chiaro l’intento di inquinare il dibattito politico e nascondere ai sardi la natura dei loro problemi, a cominciare dall’occupazione militare, dalle devastazioni ambientali e dalla produzione e il traffico d’armi che interessa l’isola e che vede da sempre contrapposti coloro che si battono nelle file del movimento per l’emancipazione nazionale e sociale del popolo sardo. Caminera Noa ribadisce quindi il suo sostegno e la sua vicinanza ai combattenti per la libertà e la democrazia che, con estrema generosità e anche a rischio della propria vita, si sono battuti contro i terroristi dell’Isis ed ogni forma di fascismo e fanatismo, condannando con forza la natura intimidatoria delle perquisizioni che hanno colpito in queste ore oltre che Luisi Caria, il presidente dell’Asce e sostenitore di Caminera Noa”.
Nella mattinata di domenica arriva anche la solidarietà di Claudia Zuncheddu, di Sardigna Libera. “Gli indipendentisti sardi non possono essere, ancora una volta, criminalizzati con l’alibi di ‘presunto terrorismo internazionale’ solo perché lottano per la giustizia e la libertà dei popoli oppressi e contro i terroristi dell’Isis in Medio Oriente. Sardigna Libera esprime la propria solidarietà a Luigi Caria e ad Antonello Pabis, perseguiti ingiustamente da azioni poliziesche tendenti a creare confusione ed intimidazione nella scena politica sarda. Con l’accusa di “partecipazione a organizzazioni internazionali terroriste” si vorrebbe mettere sullo stesso piano chi lotta in Kurdistan contro l’Isis alla stessa stregua dei reali terroristi dell’Isis. E’ come dire che le truppe americane, che hanno appoggiato le organizzazioni del popolo Kurdo sostenendole contro il terrorismo jihadista dell’Isis, siano anch’essi terroristi. Non vorremo che questi “interventi pasticciati” da parte degli organismi dello Stato, siano frutto del clima sociale e politico che si sta creando volutamente in Italia. Il Ministro dell’Interno Salvini, leader del cosiddetto “governo del cambiamento” Lega-M5S, ha promosso una feroce campagna razzista e xenofoba contro tutti i diversi, dai migranti agli occupanti di case per necessità, giustificando tutto con l’alibi della Sicurezza. Gli avvenimenti di razzismo e di fascismo di questi ultimi tempi, hanno generato un clima di odio razziale e di violenza tanto che gli stessi organismi dell’ONU hanno messo sotto osservazione la situazione antidemocratica creatasi in Italia. L’antifascismo che è alla base della Costituzione italiana, a cui i governi si dovrebbero attenere, è stato il principio della lotta contro la dittatura fascista e nazista che privava della libertà ed opprimeva con la violenza armata il popolo dell’Italia, della Sardegna e di tutta l’Europa”.


Dalla sigla indipendentista Liberu (Lìberos Rispetados Uguales) arriva piena solidarietà a Pierluigi Caria, il giovane nuorese al centro di un’inchiesta per terrorismo internazionale considerato un foreign fighter. Oggi è scattato il sequestro preventivo del passaporto e alcune perquisizioni tra Cagliari e Nuoro su altri due sospetti (indagini della Polizia e della Digos di Nuoro, coordinate dalla Dda di Cagliari). Così si legge in una nota diffusa su Facebook: “Liberu esprime sdegno e preoccupazione per l’ennesima azione repressiva della polizia politica italiana a danno di indipendentisti e di antimperialisti. Nello specifico, come si apprende da fonti giornalistiche, un indipendentista sardo, Pierluigi Caria, sarebbe stato accusato assieme ad altre due persone di aver sostenuto i combattenti curdi dell’YPG”. Liberu contesta la ricostruzione della Polizia e della Digos di Nuoro che segue l’inchiesta con il coordinamento della Dda di Cagliari: “Ma in Sardegna si conoscono bene i sommari metodi investigativi della polizia politica e l’abitudine di spacciare le ipotesi per “prove”, per cui innanzitutto dubitiamo fortemente della stessa fondatezza dell’accusa ed esprimiamo sconcerto per l’imputazione di “terrorismo” che viene mossa. Noi crediamo che sia assurdo accusare una persona, chiunque essa sia, di “terrorismo” per l’ipotesi che abbia potuto aiutare i curdi che a migliaia hanno perso la vita combattendo contro i terroristi dell’Isis”. Da qui addirittura, secondo il partito “lo sconfinamento nell’assurdo”. In chiusura: “A questo punto pare di capire che la repressione politica sposti l’asse dalla consueta pratica dell’illazione, a quella dell’assurdo: si accusano di terrorismo i nemici dei terroristi, si colpisce chi colpisce i terroristi”.

L’opinione di Claudia Zuncheddu
Gli indipendentisti sardi non possono essere, ancora una volta, criminalizzati con l’alibi di “presunto terrorismo internazionale” solo perché lottano per la giustizia e la libertà dei popoli oppressi e contro i terroristi dell’Isis in Medio Oriente.
Sardigna Libera esprime la propria solidarietà a Luigi Caria e ad Antonello Pabis, perseguiti ingiustamente da azioni poliziesche tendenti a creare confusione ed intimidazione nella scena politica sarda.
Con l’accusa di “partecipazione a organizzazioni internazionali terroriste” si vorrebbe mettere sullo stesso piano chi lotta in Kurdistan contro l’Isis alla stessa stregua dei reali terroristi dell’Isis.
E’ come dire che le truppe americane, che hanno appoggiato le organizzazioni del popolo Kurdo sostenendole contro il terrorismo jihadista dell’isis, siano anch’essi terroristi.
Non vorremo che questi “interventi pasticciati” da parte degli organismi dello Stato, siano frutto del clima sociale e politico che si sta creando volutamente in Italia.
Il Ministro dell’Interno Salvini, leader del cosiddetto “governo del cambiamento” Lega-M5S, ha promosso una feroce campagna razzista e xenofoba contro tutti i diversi, dai migranti agli occupanti di case per necessità, giustificando tutto con l’alibi della Sicurezza.
Gli avvenimenti di razzismo e di fascismo di questi ultimi tempi, hanno generato un clima di odio razziale e di violenza tanto che gli stessi organismi dell’ONU hanno messo sotto osservazione la situazione antidemocratica creatasi in Italia.
L’antifascismo che è alla base della Costituzione italiana, a cui i governi si dovrebbero attenere, è stato il principio della lotta contro la dittatura fascista e nazista che privava della libertà ed opprimeva con la violenza armata il popolo dell’Italia, della Sardegna e di tutta l’Europa.
Il movimento indipendentista Sardigna Libera, notoriamente antifascista, pacifista, antirazzista ed internazionalista, ribadendo la propria solidarietà a Luigi Caria e ad Antonello Pabis, esprime preoccupazione per il clima di repressione che si vuole adottare forzatamente contro ogni forma pacifica di dissenso.
Non vorremo che in prossimità delle elezioni Regionali, ancora una volta, si creassero provocazioni contro i movimenti indipendentisti ed identitari sardi, che non sono né agli ordini, né allineati con i blocchi vecchi e nuovi dei partiti italiani.

2 commenti:

  1. Devo dire che anche a me questa notizia e quelle che di seguito hai riportato, mi hanno lasciato molto perplesso per non dire altro...

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    1. bisogna stare attenti e informati, non solo in Danimarca c'è del marcio...

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