mercoledì 19 settembre 2018

“TERRITORIO COMANCHE” (perchè erdogan non vuole testimoni) - Gian Luigi Deiana



“TERRITORIO COMANCHE” è una espressione di fantasia che indica concretissimi teatri di guerra, in particolare i luoghi di fronteggiamento nelle guerre civili della modalità più recente; naturalmente si tratta di finte guerre civili, in quanto più propriamente esse sono guerre in grande stile pianificate da governi e lobby industriali e realizzate prendendo in ostaggio per mesi o per anni le popolazioni civili e procedendo per bombardamenti, rappresaglie, stragi e fosse comuni;
l’espressione, “territorio comanche”, pur essendo utilizzata
con una sorta humor nero dai cronisti di guerra, è diventata nota all’opinione pubblica come titolo di un piccolo libro scritto meno di vent’anni fa da un reporter spagnolo, arturo perez-reverte, nella sarabanda delle guerre balcaniche e dei fronti mediorientali: ma kabul, beirut, grozny o mogadiscio erano la stessa cosa, sempre il medesimo territorio comanche infestato di odore di morte, ovattato dal silenzio delle macerie in attesa del prossimo sparo su qualcosa che si muove;
le guerre della globalizzazione, quelle degli ultimi trent’anni, hanno dato un contributo incredibile al computo di morti del secolo definito “il più violento della storia dell’umanità”; esse funzionano sempre come una bomba a grappolo: una guerra ne partorisce altre, e ogni territorio comanche ne genera altri ancora; in realtà questo non funziona a caso, ma in modo razionale e pianificato; è chi sta sotto le bombe che non sa cosa succederà domani;
il territorio comanche è tale se vi sono dei testimoni che lo descrivano; è per questo che è denominato così proprio dai reporter di guerra; naturalmente ci sono anche i finti reporter, gli “embedded” al servizio dei comandi militari e alloggiati in sicurezza con le truppe: ma questo non è territorio comanche, anzi per la professione di un giornalista o di un fotografo o di un medico non arruolato è tradimento;
ora, se vogliamo limitarci anche solo allo yemen o al rojava, cioè alla guerra saudita e alla guerra turca, la campagna avviata in questi mesi dalle diplomazie sembra essere non quella di trovare una via per la pace, o almeno per la tregua, o almeno per ridurre l’esposizione delle popolazioni civili, quanto piuttosto la via per la soluzione finale senza testimoni; ripeto: LA VIA PER LA SOLUZIONE FINALE SENZA TESTIMONI;
è per questa ragione che dobbiamo sostenere con tutte le nostre forze gli uomini e le donne del “territorio comanche”, in quanto essi sono la nostra stessa coscienza sui luoghi di quel dolore senza senso, e dobbiamo contrastare con ogni mezzo l’azione denigratoria o intimidatoria condotta da governi comunque complici di genocidio contro questi uomini coraggiosi e queste donne fedeli al proprio giuramento per la verità;
mi è capitato ieri di leggere, a proposito del rapporto tra la coscienza e la guerra, un editoriale scritto da ernesto galli della loggia tre anni fa, sul corriere della sera (16 febbraio 2015, si trova ancora in internet e ne raccomando la lettura); costui lamentava il fatto che da troppo tempo l’europa è sopraffatta dal senso della colpa e di conseguenza non è all’altezza della nuova necessità della guerra; l’articolo si intitola “cattiva coscienza europea”, con allusione a una espressione del filosofo hegel e al fatto che la storia è un banco di macelleria; e chi sono i generatori di questa coscienza della colpa, di questa malefica fede nella pace che disturbano tanto i macellai e i professori come galli della loggia? sono loro, i testimoni; ecco perché essi, i testimoni del territorio comanche, nelle disposizioni di polizia di un pubblico ministero qualunque diventano dei foreign fighters, e di qui dei terroristi; terroristi, sic!;
bene, la conseguenza di una guerra sui civili portata a termine senza testimoni è il negazionismo; e la conseguenza del negazionismo è che quella guerra a grappolo si automoltiplica in altre guerre, e a sua volta questa incessante automoltiplicazione rigenera di continuo la necessità di (cito dall’ultima domanda della RWM al comune di iglesias in ordine al progetto di ampliamento dell’area produttiva di bombe d’aereo a domusnovas) “far fronte alle sfide del mercato internazionale e consolidare il ruolo strategico della rwm italia nel settore della difesa nazionale e internazionale”: difesa, sic!;
— domani 19 settembre ci sarà un presidio di fronte all’ambasciata dell’arabia saudita, a roma (via pergolesi ore11); so che andrà qualcuno anche da qui e io tra questi; come tutti penso a quanto siano emblematiche oggi le vicende che stanno interessando luiseddu e antonello pabis, pensando ai quali ho scritto queste righe e ho inteso trarre una lezione da tutto questo; difendiamo il territorio comanche

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