lunedì 20 aprile 2026

Riforma degli Istituti Tecnici: deriva e paradossi del sistema scuola - Diciamo NO!

                                                     Castel Maggiore (BO) - 18/04/2026 

Docenticontrolariforma@proton.me


Art. 1 DM 29/26

Con il presente decreto si provvede alla revisione dell’assetto ordinamentale dei percorsi degli istituti tecnici, in attuazione degli artt. 26 e 26-bis del decreto legge 144/2022, al fine di poter adeguare i curricoli alle esigenze in termini di competenze del settore produttivo nazionale secondo gli obiettivi della Riforma 1.1 della Missione 4, Componente 1, del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza che mira ad allineare i curricoli degli istituti tecnici alla domanda di competenze che proviene dal tessuto produttivo del Paese […].

È sufficiente l’incipit del primo articolo del testo della riforma degli Istituti Tecnici a comprendere come essa svilisca il ruolo costituzionale della Scuola Pubblica, appiattendo la funzione del sapere alle necessità del mercato e limitando così nei fatti, come è successo con la Riforma degli Istituti professionali, l’accesso all’Università di chi, a 13 anni, sceglie un percorso che non dovrebbe determinare il corso dell’intera esistenza, bensì indirizzare verso gli svariati possibili che a quell’età dovrebbero ancora potersi aprire. Prima di entrare nel merito di questa pessima Riforma il cui avvio si deve al governo Draghi nell’estate del 2021, ci preme infatti sottolineare – come docenti e come persone – che ciò che ci preoccupa di più al di là del taglio di alcune materie, al di là del taglio dei posti di lavoro, al di là della limitazione alla libertà d’insegnamento, è proprio la volontà di cristallizzare le condizioni di partenza degli studenti limitandone la crescita culturale e personale, quindi, all’atto pratico, di venire meno agli art. 3 e 34 della nostra Costituzione. D’altronde lo scarso rispetto di questo governo per le giovani generazioni si concretizza nell’avere avviato questa Riforma a iscrizioni già avvenute, impedendo così una scelta consapevole visto che chi ha optato per l’Istruzione tecnica a febbraio non è stato informato di ciò che sarà posto in essere da settembre, ovvero un scuola che prepara solo alle esigenze del mercato del proprio territorio in barba alla tanto decantata internazionalizzazione inserita nell’art. 8 del medesimo decreto. Come si fa a non vedere che, diminuendo drasticamente le ore di geografia e delle lingue, si limita la capacità di comprensione del mondo? Come si fa a non comprendere che il passaggio da Lingua e letteratura italiana a Lingua italiana - con un approccio didattico per competenze e con la diminuzione di un’ora nelle quinte- impedisce lo sviluppo dell’immaginario e dell’astrazione in favore di un sapere utile solo al diventare flessibili? Come si fa ad avere la faccia tosta di decantare a destra e a manca le discipline STEM per poi compattare le diverse conoscenze di Scienze della terra, Biologia, Chimica e Fisica in un’unica materia (Scienze sperimentali) passando da 528 ore complessive a 297? Come si fa a sostenere che si voglia incentivare, con questo provvedimento, l’istruzione tecnica quando, ad esempio nell’indirizzo AFM, si decurtano, al quinto anno, le ore di Economia aziendale? Come si fa a non pensare che le tante ore di autonomia lasciate ai singoli Istituti non pregiudichino il valore legale di un titolo di studio che dovrebbe corrispondere a un sapere unitario e nazionale - come dimostra l’Esame di Stato ancora uguale per tutte le tipologie di scuole - ma che, in questo modo, diventa parcellizzato e territoriale? E, last but not least, come si fa a pretendere che il Collegio Docenti si prenda la responsabilità di decidere a quali colleghi tagliare i posti di lavoro in favore dello sviluppo «di competenze coerenti con le esigenze e i fabbisogni formativi espressi dal territorio» (art. 2)?

Noi docenti dell’IISS J.M. Keynes di Castel Maggiore, riuniti in assemblea sindacale il 9 aprile 2026, riteniamo che sia ora di dire basta e purtroppo l’esperienza ci suggerisce che, da sola, la strategia di approvare mozioni contrarie nei C.D., pubblicare documenti critici in merito o scioperare per un giorno possa non essere efficace. Servono anche azioni unitarie, trasversali e durature nel tempo che, partendo dal basso, abbiano come obiettivo mettere in crisi l’organizzazione di un sistema che da anni non ci rispetta più né come lavoratori, né come persone. Abbiamo dunque deciso di costituire un gruppo di lavoro che, facendo rete con tutte le scuole al cui interno ci sia un’opposizione alla Riforma, inceppi quella macchina che, dall’alto, ci ha designato come i pratici esecutori della distruzione della Scuola pubblica. Tra noi non ci sono soltanto insegnanti del Tecnico, ma anche del Liceo perché sappiamo benissimo che l’ultimo tassello di modifica della Riforma della Scuola a pezzi riguarderà quest’ultimi e le discipline considerate, ancora una volta, meno utili al mercato. I nostri obiettivi sono:

- Riuscire a rimandare di un anno l’attuazione della Riforma nel rispetto di studenti e famiglie che devono avere la libertà di scegliere a carte scoperte.

- Opporci nel merito alla Riforma proponendo forme di lotta quotidiane, come ad esempio le dimissioni da quegli incarichi che non facciano parte della funzione docente (da decidere collettivamente secondo quali modalità): cosa succederebbe ai gangli del sistema se nella maggior parte delle scuole, da maggio a giugno per poi continuare a settembre, non collaborassimo più al suo funzionamento burocratico?

- Pensare insieme (nodi diversi di una rete unitaria e trasversale a tutti i sindacati) possibili azioni volte a riaffermare il ruolo della nostra Costituzione, perché la scuola non è solo di chi la fa tutti i giorni bensì di ogni cittadino e cittadina che creda ancora che le persone non si esauriscano nel ruolo produttivo che svolgono ma in un’esistenza complessa e composita, non dettata soltanto dall’utile.

Proprio per questo auspichiamo che chi di noi ha un incarico possa dimettersi nell’immediato e che, nel Collegio Docenti di maggio, si voti in modo contrario all’approvazione dei libri di testo. Invitiamo dunque chiunque condivida le nostre parole e sia preoccupato per quanto sta avvenendo alla nostra Scuola Pubblica (Riforma dei Licei, revisione degli organi collegiali e del Testo Unico) a manifestare il proprio dissenso, a mobilitarsi e a partecipare alle prossime iniziative.

Diciamo NO insieme!

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