Castel Maggiore (BO) - 18/04/2026
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Art. 1 DM 29/26
Con il presente decreto si
provvede alla revisione dell’assetto ordinamentale dei percorsi degli istituti
tecnici, in attuazione degli artt. 26 e 26-bis del decreto legge 144/2022, al
fine di poter adeguare i curricoli alle esigenze in termini di competenze del
settore produttivo nazionale secondo gli obiettivi della Riforma 1.1 della
Missione 4, Componente 1, del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza che mira
ad allineare i curricoli degli istituti tecnici alla domanda di competenze che
proviene dal tessuto produttivo del Paese […].
È sufficiente l’incipit del
primo articolo del testo della riforma degli Istituti Tecnici a comprendere
come essa svilisca il ruolo costituzionale della Scuola Pubblica, appiattendo
la funzione del sapere alle necessità del mercato e limitando così nei fatti,
come è successo con la Riforma degli Istituti professionali, l’accesso
all’Università di chi, a 13 anni, sceglie un percorso che non dovrebbe
determinare il corso dell’intera esistenza, bensì indirizzare verso gli
svariati possibili che a quell’età dovrebbero ancora potersi aprire. Prima di
entrare nel merito di questa pessima Riforma il cui avvio si deve al governo
Draghi nell’estate del 2021, ci preme infatti sottolineare – come docenti e
come persone – che ciò che ci preoccupa di più al di là del taglio di alcune
materie, al di là del taglio dei posti di lavoro, al di là della limitazione
alla libertà d’insegnamento, è proprio la volontà di cristallizzare le
condizioni di partenza degli studenti limitandone la crescita culturale e
personale, quindi, all’atto pratico, di venire meno agli art. 3 e 34 della
nostra Costituzione. D’altronde lo scarso rispetto di questo governo per le
giovani generazioni si concretizza nell’avere avviato questa Riforma a
iscrizioni già avvenute, impedendo così una scelta consapevole visto che chi ha
optato per l’Istruzione tecnica a febbraio non è stato informato di ciò che
sarà posto in essere da settembre, ovvero un scuola che prepara solo alle
esigenze del mercato del proprio territorio in barba alla tanto decantata
internazionalizzazione inserita nell’art. 8 del medesimo decreto. Come si fa a
non vedere che, diminuendo drasticamente le ore di geografia e delle lingue, si
limita la capacità di comprensione del mondo? Come si fa a non comprendere che
il passaggio da Lingua e letteratura italiana a Lingua italiana -
con un approccio didattico per competenze e con la diminuzione di un’ora nelle
quinte- impedisce lo sviluppo dell’immaginario e dell’astrazione in favore di
un sapere utile solo al diventare flessibili? Come si fa ad avere la faccia
tosta di decantare a destra e a manca le discipline STEM per poi compattare le
diverse conoscenze di Scienze della terra, Biologia, Chimica e
Fisica in un’unica materia (Scienze sperimentali) passando da 528
ore complessive a 297? Come si fa a sostenere che si voglia incentivare, con
questo provvedimento, l’istruzione tecnica quando, ad esempio nell’indirizzo
AFM, si decurtano, al quinto anno, le ore di Economia aziendale? Come si
fa a non pensare che le tante ore di autonomia lasciate ai singoli Istituti non
pregiudichino il valore legale di un titolo di studio che dovrebbe
corrispondere a un sapere unitario e nazionale - come dimostra l’Esame di Stato
ancora uguale per tutte le tipologie di scuole - ma che, in questo modo,
diventa parcellizzato e territoriale? E, last but not least, come si fa a pretendere
che il Collegio Docenti si prenda la responsabilità di decidere a quali
colleghi tagliare i posti di lavoro in favore dello sviluppo «di competenze
coerenti con le esigenze e i fabbisogni formativi espressi dal territorio»
(art. 2)?
Noi docenti dell’IISS J.M. Keynes di Castel Maggiore, riuniti in assemblea sindacale il 9 aprile 2026, riteniamo che sia ora di dire basta e purtroppo l’esperienza ci suggerisce che, da sola, la strategia di approvare mozioni contrarie nei C.D., pubblicare documenti critici in merito o scioperare per un giorno possa non essere efficace. Servono anche azioni unitarie, trasversali e durature nel tempo che, partendo dal basso, abbiano come obiettivo mettere in crisi l’organizzazione di un sistema che da anni non ci rispetta più né come lavoratori, né come persone. Abbiamo dunque deciso di costituire un gruppo di lavoro che, facendo rete con tutte le scuole al cui interno ci sia un’opposizione alla Riforma, inceppi quella macchina che, dall’alto, ci ha designato come i pratici esecutori della distruzione della Scuola pubblica. Tra noi non ci sono soltanto insegnanti del Tecnico, ma anche del Liceo perché sappiamo benissimo che l’ultimo tassello di modifica della Riforma della Scuola a pezzi riguarderà quest’ultimi e le discipline considerate, ancora una volta, meno utili al mercato. I nostri obiettivi sono:
- Riuscire
a rimandare di un anno l’attuazione della Riforma nel rispetto di studenti e
famiglie che devono avere la libertà di scegliere a carte scoperte.
- Opporci
nel merito alla Riforma proponendo forme di lotta quotidiane, come ad esempio
le dimissioni da quegli incarichi che non facciano parte della funzione docente
(da decidere collettivamente secondo quali modalità): cosa succederebbe ai
gangli del sistema se nella maggior parte delle scuole, da maggio a giugno per
poi continuare a settembre, non collaborassimo più al suo funzionamento
burocratico?
- Pensare insieme (nodi diversi di una rete unitaria e trasversale a tutti i sindacati) possibili azioni volte a riaffermare il ruolo della nostra Costituzione, perché la scuola non è solo di chi la fa tutti i giorni bensì di ogni cittadino e cittadina che creda ancora che le persone non si esauriscano nel ruolo produttivo che svolgono ma in un’esistenza complessa e composita, non dettata soltanto dall’utile.
Proprio per questo auspichiamo
che chi di noi ha un incarico possa dimettersi nell’immediato e che, nel
Collegio Docenti di maggio, si voti in modo contrario all’approvazione dei
libri di testo. Invitiamo dunque chiunque condivida le nostre parole e sia
preoccupato per quanto sta avvenendo alla nostra Scuola Pubblica (Riforma dei
Licei, revisione degli organi collegiali e del Testo Unico) a manifestare il
proprio dissenso, a mobilitarsi e a partecipare alle prossime iniziative.
Diciamo
NO insieme!
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