Il caso degli insulti di Soloviev a Giorgia Meloni è molto interessante ai fini dei miei studi sulla manipolazione dell’opinione pubblica nelle democrazie occidentali. Definisco la manipolazione dell’opinione pubblica come segue: la manipolazione dell’opinione pubblica è l’estrazione del consenso dalla classe governata da parte della classe governante mediante l’inganno. Detto più semplicemente, la manipolazione dell’opinione pubblica è la classe governante che induce i cittadini a credere il falso per ricavare consensi elettorali mediante l’inganno e la menzogna.
Meloni ha
stretto un accordo con Zelensky per costruire droni e Soloviev l’ha insultata.
È intervenuto persino il presidente Mattarella in difesa di Giorgia
Meloni.
Apparentemente,
è incredibile e surreale che in Italia scoppi un putiferio istituzionale perché
un giornalista russo offende il presidente del Consiglio. I giornalisti
italiani che insultano e offendono Putin sono moltissimi. Nel mio libro Casa
Bianca-Italia, ho raccolto alcuni degli insulti violentissimi dei
giornalisti italiani contro Putin. Eppure, le massime cariche dello Stato russo
non sono mai intervenute per difendere Putin dagli insulti dei giornalisti
italiani perché quegli insulti non hanno alcuna importanza per la classe
politica russa.
La domanda
che dobbiamo porci, in sede di analisi della manipolazione dell’opinione pubblica,
è la seguente: se la classe politica russa non attribuisce nessuna importanza
agli insulti dei giornalisti italiani contro Putin, perché la classe politica
italiana attribuisce un’importanza enorme agli insulti dei giornalisti russi
contro Meloni?
La risposta
richiede di andare oltre l’apparenza.
Tutto è
radicato nelle relazioni internazionali tra l’Italia e la Russia e nella natura
di Stato satellite dell’Italia.
Le relazioni
Italia-Russia sono state ottime, fino al 24 febbraio 2022, giorno dell’invasione
russa dell’Ucraina L’Italia era un Paese talmente amico della Russia che, il 3
giugno 2017, Carlo Calenda, all’epoca ministro, si recò in Russia a stringere
le mani di tutti i gerarchi di Putin alla ricerca di intese economiche e
commerciali, nonostante la Russia fosse già sotto sanzioni per l’invasione
della Crimea del 2014. Tutti potranno trovare in rete la foto di Calenda che
stringe la mano del ministro dell’energia russa. Nel governo Renzi dell’epoca,
Calenda era il capo della componente più filo-russa del governo, come dimostra
il suo atteggiamento ossequioso verso Putin e il ministro dell’energia russo.
Ma poi è scoppiata la guerra in Ucraina. Biden decise di sconfiggere la Russia
sul campo di battaglia e la classe politica italiana ebbe improvvisamente
bisogno di cancellare alcuni decenni di storia per convincere gli italiani che
la Russia odia l’Italia. Il modo migliore di persuadere gli italiani a odiare
la Russia consiste nel convincere gli italiani che la Russia odia
l’Italia. Il problema è che la Russia non odia l’Italia e, infatti, la
Russia non ha mai assunto atteggiamenti ostili verso il popolo italiano. I
grandi media italiani, non riuscendo a trovare prove dell’odio dei russi verso
gli italiani, devono inventarle, ingigantendo qualunque cosa accada, ad
esempio, Soloviev che insulta Meloni.
Riassumo il
mio pensiero in tre punti.
1) La
Russia non promuove politiche ostili nei confronti dell’Italia.
2) Siccome
l’Italia promuove politiche di guerra contro la Russia, i grandi media devono
indurre gli italiani a credere che la Russia odia l’Italia.
3) Siccome
non esistono prove dell’odio della Russia contro l’Italia, queste prove devono
essere inventate, ingigantendo avvenimenti di nessuna importanza come gli
insulti di un giornalista russo contro Meloni.
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