«Brigata Ebraica» e
corteo 25 aprile: i fatti e le manipolazioni
Alessandro Lanzani (fotoreporter) –
testimonianza ripresa dai social.
Io, al corteo del 25 aprile a Milano, c’ero:
dall’inizio fino all’uscita della Brigata Ebraica.
Ci sono 4 video qui puntuali; vedi sotto Credo che di fronte alle distorsioni
propagandistiche e manipolazioni che stanno emergendo in queste ore valga la
pena di riferire alcuni fatti
A questo punto in pochi minuti prima centinaia poi
qualche migliaio di persone che arrivavano da San Babila per andare al corteo
hanno visto la scena e si sono fermati costruendo spontaneamente un muro di
persone.
Il 99% di queste persone si è fermato spontaneamente quando ha capito cosa
stava succedendo e ha visto
– Bandiere di Israele
– Bandiere statunitensi
– Bandiere iraniane dello Scià
– Bandiere georgiane
– Cartelli favorevoli a Trump che ringraziavano per il bombardamento dell’Iran.
I militanti organizzati di movimenti associazioni o
partiti erano avanti come nel caso dell’Anpi o erano indietro come nel caso
della Cgil, di altri sindacati e movimenti.
La marea umana è cresciuta spontaneamente in pochi
minuti: una marea popolare e non gestita da nessuno .
Nonostante tre accordi di strada con le forze
dell’ordine per l’uscita della Brigata Ebraica (e aggregati) i soggetti in
questione non uscivano. Che si fosse raggiunto un accordo lo si desume dai
video e dal fatto che la Digos ordinava alla Mobile di aprire un varco verso
via Senato
Questi tentennamenti della B.E. hanno messo in
difficoltà le forze dell’ordine e ha rischiato di far salire
ulteriormente la tensione .
Nessun coro ha mai cantato oscenità
sulle “saponette mancate ” o simili; se a Fiano uno glielo ha detto era
uno e vale per uno; le altre migliaia possono dire no .
Le forze dell’ordine, nonostante le critiche degli
strateghi da tastiera, sono riusciti a gestire una situazione estremamente
complicata: non è volato un manganello, nonostante ci fossero continui tentennamenti
e false partenze da parte della B.E.
La volontà popolare non eterodiretta da
partiti o movimenti è riuscita in modo sostanzialmente pacifico ad
evitare la solita sceneggiatura che abbiamo visto in questi anni e a segnare
una pagina storica nella storia di Milano.
Uno spunto di riflessione per tutti
dirigenti militanti e semplici cittadini
Alessandro Lanzani
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Antisemitismo
(con polemica) al 25 aprile di Milano? La versione diversa del Laboratorio
Ebraico Antirazzista: “Noi accolti con applausi e affetto”
Da Delrio a Crosetto. Fioccano da ore sulle agenzie di stampa accuse di antisemitismo per la pesante contestazione alla Brigata Ebraica avvenuta al corteo del 25 aprile a Milano. Un fuoco incrociato proveniente da diversi schieramenti. Si parla di razzismo, estremismo e odio verso la stella di David. La versione però traballa di fronte a un altro racconto, quello degli esponenti del Laboratorio Ebraico Antirazzista e della rete Mai indifferenti-Voci ebraiche per la pace. Il loro cordone, che non ha fatto certo mistero dell’identità ebraica, non solo non ha ricevuto critiche ma è stato accolto con entusiasmo e serenità da chi era in piazza.
I due gruppi
erano presenti alla manifestazione con due striscioni. “Ebree ed ebrei contro
il fascismo in ogni tempo e in ogni luogo”, e “Cessate il fuoco, voci ebraiche
per la pace”. Nessuna bandiera nazionale. I partecipanti assicurano di non
essersi mai sentiti minacciati o a rischio. Ieri come gli anni
precedenti. “Questa è stata la nostra terza partecipazione al corteo del 25
aprile” racconta al Fattoquotidiano.it Eva Schwarzwald della
rete Mai indifferenti-Voci ebraiche per la pace. “Abbiamo sfilato con i nostri
striscioni con assoluta tranquillità, ricevendo un sacco di applausi dai
cittadini che stavano sui marciapiedi, anche più degli anni scorsi. Dissentiamo
fortemente da quanto continua a dire il presidente della Comunità ebraica Walker
Meghnagi che sappiamo essere di destra e vicino al presidente La
Russa. Se tu non provochi, come ha fatto la Brigata ebraica con le bandiere
israeliane, la gente capisce. Io sono ebrea al 100% ma non voglio
che lui parli a mio nome” aggiunge, spiegando di aver abbandonato la Comunità
ebraica di Milano. “Mio nonno era un socialista picchiato dai fascisti, mia
madre non ha potuto insegnare per colpa delle leggi razziali e mio padre è
scappato da Dachau. La mia storia è questa, non è che ci siano
tanti dubbi. Eppure non sento il bisogno di appellarmi a Mattarella per
l’antisemitismo. Semmai sento il bisogno di chiedere un mondo diverso, più
umano. L’antisemitismo esiste, è sempre esistito e continuerà a esistere. Ma
non si blocca così, si blocca seguendo la linea del dialogo come abbiamo fatto
con i palestinesi. Il problema è che oggi viene considerato antisemita qualsiasi
attacco al governo israeliano e a Netanyahu”.
La
rete Mai indifferenti-Voci ebraiche per la pace, nata nel
2024, lavora spesso accanto al Laboratorio Ebraico Antirazzista,
una realtà che riunisce giovani ebrei italiani fortemente
critici verso le politiche del governo israeliano nei confronti della
popolazione palestinese in Cisgiordania e a Gaza. Non negano la presenza nella
società dell’antisemitismo ma rifiutano la strumentalizzazione
politica fatta per silenziare e squalificare le proteste contro Netanyahu e dei
suoi alleati. Negli ultimi due anni, come altri gruppi di ebrei per la pace
sorti soprattutto negli Stati Uniti, hanno promosso eventi e
manifestazioni per chiedere il cessate il fuoco nella Striscia e
denunciare i crimini di guerra dell’esercito di Tel Aviv. Una delle ultime
campagne vuole denunciare la “complicità e l’indifferenza del governo italiano
e dell’Unione Europea nei confronti del genocidio del popolo palestinese di
Gaza”.
Entrambe le
realtà, che si ispirano ai valori dell’antirazzismo e dell’uguaglianza, si sono
trovate più volte in contrasto con le dichiarazioni delle Comunità
ebraiche, in particolare quella di Roma e Milano. Le posizioni sono molto
distanti. Dopo la manifestazione di ieri il presidente della Comunità milanese, Meghnagi,
ha accusato l’Associazione di partigiani di aver “organizzato l’allontanamento
della Brigata perché sin dall’inizio aveva detto no agli ebrei al
corteo”. E ha
aggiunto: “Le bandiere di Israele? Nessuno aveva detto di non portarle”. Erano
accompagnate da una gigantografia di Trump e i vessilli del
principe iraniano Reza Pahlavi. Nel gruppo della Brigata ebraica
c’era anche Eyal Mizrahi, il presidente dell’associazione Amici di
Israele, finito al centro delle polemiche per la famigerata frase “definisci
bambino” rivolta a Enzo Iacchetti in diretta tv.
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