finalmente il ministro del demerito con la tara cancella Spinoza, Gramsci e Marx, poco moderni (non hanno mai usato facebook, instagram e tiktok), e poi sono troppo conflittuali, di origine ebraica, e comunisti, perdipiù.
era ora che a scuola si studiassero i grandi pensatori della destra, dal prossimo anno si studieranno i grandi Lammerda e Laffogna.
speriamo che gli insegnanti facciano obiezione di coscienza e che Spinoza, Gramsci e Marx siano studiati più di prima - Francesco Masala
Oltre la
polemica sul Manzoni, l'appello dei docenti accusa il Ministero di aver escluso
autori cruciali dal nuovo canone scolastico per i licei. Sotto accusa il metodo
verticistico e la svolta "tematica" che impoverisce il pensiero
critico dei giovani
Una critica
aperta al ministro dell’Istruzione Valditara sulle “Indicazioni nazionali per i Licei” che,
oltre a posticipare lo studio dei Promessi Sposidal
secondo al quarto anno, alleggeriscono o escludono lo studio di
autori imprescindibili dai programmi di filosofia, come Spinoza e Marx.
Una critica che si è materializzata in una petizione pubblicata su Change.org e
che finora ha raccolto oltre 3mila adesioni. E, soprattutto, le firme di 60
professori da tutta Italia, incluso Massimo Cacciari, già
sindaco di Venezia, professore di Cà Foscari e
preside della facoltà di Filosofia dell’Università Vita-Salute San
Raffaele di Milano. Nell’appello degli accademici, si
contesta la drastica riscrittura del canone degli autori, la riduzione dello
studio di Kant e la scomparsa di Fichte e Schelling, mentre la
complessità del pensiero politico moderno di Hobbes, Locke e Rousseau viene
liquidata con un approccio superficiale. Dall’altra parte, viene però inserita
una generica “filosofia italiana dell’Ottocento” e il recupero del
neo-idealismo di Croce e Gentile, isolato però dalle sue radici storiche. Il
tutto senza avere consultato il mondo della scuola. Al centro della critica dei
docenti anche l’ulteriore compressione dello studio del Novecento. Ecco il
testo della petizione:
Il problema
In questi giorni è esploso il caso dell’insegnamento dei Promessi sposi a
scuola. Molti hanno gridato allo scandalo perché seguendo le nuove “Indicazioni
Nazionali per i Licei”, emanate il 23 aprile scorso dal Ministro
dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara, il grande romanzo manzoniano smetterebbe
di essere studiato al secondo anno di Liceo. Ma le Indicazioni Nazionali
contengono scelte molto gravi anche per quanto riguarda l’insegnamento della
filosofia nelle scuole superiori, finora passate per lo più inosservate. Si
tratta di questo: dovendo indicare, anche se a titolo esemplificativo e non
vincolante, quali sono i filosofi e le filosofe che appartengono al canone
degli autori meritevoli di essere studiati, le “Indicazioni nazionali”
procedono alla temeraria esclusione di alcuni grandi classici della tradizione
moderna e contemporanea, veri e propri giganti della filosofia razionalista e
materialista e, più in generale, del pensiero critico.
Per
limitarsi ai casi più sconcertanti, con riferimento a quest’ultimo aspetto: le
linee guida escludono dalla lista degli autori addirittura Spinoza, Leibniz (a
parte un riferimento al solo Leibniz “logico” – circostanza che parla da sé! –
nelle Linee guida per il Liceo Classico) e Marx; non risolvono il vulnus (già
presente nelle indicazioni precedenti) che indica di studiare “almeno uno” tra
Hobbes, Locke e Rousseau, suggerendo implicitamente di non approfondire le
diverse opzioni che hanno determinato niente di meno che la costituzione della
razionalità politica moderna; limitano lo studio di un autore decisivo come
Kant alla sola “idea (sic!) di critica”, rimaneggiando profondamente lo studio
del criticismo in tutti i suoi aspetti (non ultimi quelli morali e
storico-politici); ignorano Fichte e Schelling, dunque la stessa filosofia
classica tedesca, sradicandola dal panorama del pensiero moderno. Si potrebbe
continuare a lungo, se non che ciò che rileva evidenziare è che tali inopinate
esclusioni non sono innocenti, giacché si trova il modo di sostituire gli
autori appena menzionati con una non meglio specificata “filosofia italiana
dell’Ottocento” (davvero così rilevante al cospetto dei classici fatti
rimuovere?) e con il riferimento al “neo-idealismo crociano e gentiliano”
(astratto dalle sue radici nella tradizione del marxismo italiano e dalla critica
che ne ha fatto Gramsci).
Pare
evidente che la composizione – quantomeno bizzarra – di questa lista sconti più
di un debito nei confronti di quel fantasioso progetto di “egemonia culturale”
che un governo in ritirata tenta di lasciare, a legislatura quasi conclusa,
come polpetta avvelenata al mondo della scuola, ai docenti e, soprattutto, alle
nuove generazioni. Ma c’è di più. La montagna ha partorito il topolino anche
perché la proposta Valditara è l’esito di consultazioni che hanno coinvolto un
numero limitatissimo di esperti, nominati – secondo logiche non del tutto
perspicue, peraltro – dal Ministero. Nessuna vera discussione – che avrebbe
dovuto essere ampia e diffusa – ne ha accompagnato la genesi. Un metodo
verticistico per un risultato regressivo.
Preoccupa,
inoltre, che questa operazione “culturale” si sposi – non casualmente – con il
tentativo di aggredire il sapere storico e la ricchezza delle sue
articolazioni, proponendo il suo ridimensionamento metodologico in favore di
una nuova “modalità” di insegnamento della filosofia, definita “tematica”, ma
dietro la quale si nasconde la precisa volontà – perseguita da qualche solerte
membro della Commissione di esperti nominata dal Ministero – di diluire
l’inquadramento storico-critico delle problematiche filosofiche con una pseudo-metodologia
di importazione del tutto estranea alla nostra tradizione nazionale e
funzionale unicamente a obliterare la storia e neutralizzare la profondità
critica della filosofia.
Desta
sconcerto, peraltro, il dilettantismo con il quale si tenta di dare soluzione
al problema, pure da più parti sentito e riconosciuto, di uno studio meno
impressionistico del “secolo breve”, spesso sacrificato da programmi scolastici
incapaci di ricomprenderlo (quantomeno nei suoi tratti caratterizzanti e
decisivi): le nuove linee guida riescono nella non facile impresa di peggiorare
anche questa situazione, poiché la malcelata fretta di spingere l’insegnamento
della filosofia sino al ventunesimo secolo – che ben si accorda con la
provinciale attitudine a nominare di sfuggita temi “alla moda” che però non
vengono adeguatamente svolti – è raggiunta a discapito dell’approfondimento del
diciannovesimo e soprattutto del ventesimo secolo. Quest’ultimo, fino ad oggi
praticamente dimenticato, verrebbe ora incomprensibilmente compresso in favore
di uno sguardo approssimativo sulla più stringente attualità.
Un vero
disastro, dunque, le cui articolazioni non vanno viste come la casuale
coincidenza di sfortunati interventi, ma piuttosto come le parti organiche di
un progetto unitario e coerente: consegnare a una nuova generazione di
studenti, già pesantemente svantaggiata dalla condizione di inesorabile declino
a cui il nostro Paese sembra consegnato, una formazione debole, priva di
respiro, incapace di fornire gli strumenti necessari per comprendere la
complessità del mondo contemporaneo, i suoi fenomeni più recenti, il quadro
delle trasformazioni che ne governano il vorticoso divenire.
In qualità
di docenti universitari delle diverse aree filosofiche invitiamo i colleghi,
gli studenti, le società di settore a favorire l’apertura di una discussione
autenticamente democratica su questo delicato tema. È necessario impegnarsi,
ciascuno nel suo ruolo e in base alle sue possibilità, per chiedere il ritiro
delle linee guida e giungere a una proposta alternativa realmente condivisa da
tutti gli attori del mondo della scuola e dell’università.
Nessun commento:
Posta un commento