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mercoledì 16 settembre 2026

Grazie a pagamento, insider trading e memecoin: così la Casa Bianca è diventata un’azienda di famiglia - PierGiorgio Gawronski

 

 

Donald Trump ha trasformato la Presidenza degli Stati Uniti in una holding d’investimento a conduzione familiare; casualmente dotata di un arsenale nucleare, dell’accesso primario ai mercati finanziari, e della facoltà di concedere la grazia ai propri partner d’affari. Il trucco? Produrre un volume tale di scandali, conflitti d’interessi e favoritismi quotidiani da trasformare la corruzione nel ‘picchiettio costante della pioggia’ [1]: così l’indignazione cede il passo all’assuefazione.

Il listino prezzi dell’amministrazione opera con trasparenza quasi commerciale. Il 30 aprile 2025 il Dipartimento dell’Agricoltura ha revocato la norma che limitava i livelli di salmonella nelle carni avicole destinate al consumo. La revoca è giunta puntuale dopo che il colosso del settore, Pilgrim’s Pride, ha versato una donazione da 5 milioni di dollari al comitato inaugurale presidenziale [2]. Il copione si è ripetuto con Big Tobacco: assegno analogo, pranzo privato col presidente e immediata imposizione alla Food and Drug Administration di ritirare le restrizioni sui liquidi aromatizzati per sigarette elettroniche, con le dimissioni per protesta del commissario dell’agenzia [3]. Lo schema del pay-to-play non risparmia la sanità: nel dicembre 2025, a seguito di un incontro a pagamento con i vertici delle cliniche private, la Casa Bianca ha cancellato con effetto immediato i requisiti minimi di personale infermieristico nelle case di riposo [4]. In ciascuno di questi casi, il costo del lobbismo non è stato un investimento a fondo perduto, ma un moltiplicatore istantaneo di profitti a scapito diretto della salute pubblica.

Laddove il contante non compra una deregolamentazione, acquista l’impunità giudiziaria. La grazia presidenziale, concepita dai Padri Fondatori come estremo rimedio umanitario contro le rigidità della legge, è divenuta una fonte di ricavi per intermediari d’affari. Nel maggio 2025, Paul Walczak — condannato per aver sottratto milioni di dollari ai fondi pensione degli infermieri delle sue strutture per acquistare uno yacht — ha ottenuto il perdono presidenziale incondizionato e la cancellazione dell’obbligo di risarcire 4,4 milioni alle vittime; la decisione è arrivata tre settimane dopo che sua madre aveva pagato un milione per un incontro privato con Trump [5]. Pochi mesi dopo, il medesimo beneficio è toccato a Joseph Schwartz, magnate delle RSA responsabile di colossali evasioni fiscali e gravi negligenze sanitarie, liberato dopo soli tre mesi di detenzione in seguito al versamento di parcelle a lobbisti legati all’entourage presidenziale [6]. Nell’ottobre 2025 Trump ha graziato Changpeng Zhao, fondatore di Binance, a coronamento della collaborazione tecnica offerta da Zhao per il lancio delle piattaforme crypto della famiglia Trump [7].

Il comparto delle attività crypto e dei mercati finanziari rappresenta l’innovazione più redditizia del biennio. Attraverso token proprietari, stablecoin e memecoin prive di un efficace filtro sugli acquirenti, la famiglia presidenziale ha aperto un canale inedito di raccolta fondi: denunce parlamentari e analisi su dati on-chain hanno fatto emergere transazioni per oltre 50 milioni di dollari finite su wallet riconducibili a entità collegate a regimi sanzionati come Russia, Iran e Corea del Nord [8]. Nei mercati convenzionali, l’asimmetria informativa della carica è stata monetizzata senza dissimulazioni. La mancata collocazione del patrimonio presidenziale in un blind trust ha consentito a Trump di eseguire compravendite azionarie: nel maggio 2026, l’acquisto personale di oltre un milione di dollari in azioni Dell è stato seguito, a stretto giro, da elogi pubblici alla compagnia e dall’assegnazione alla stessa di una commessa da 10 miliardi di dollari da parte del Pentagono [9]. Lo stesso schema avrebbe riguardato le scommesse speculative: nell’aprile 2026, poche ore prima che la Casa Bianca annunciasse a sorpresa il cessate il fuoco nel conflitto iraniano provocando un crollo immediato del 15% del greggio, sui mercati dei derivati si registrava un anomalo afflusso di circa 950 milioni di dollari in posizioni ribassiste sul petrolio [10].

La tutela degli affari familiari ha visto inoltre il Pentagono impegnare 50 milioni di dollari di fondi pubblici e stanziare un prestito da 620 milioni a favore della Vulcan Elements, startup mineraria partecipata da Donald Trump Jr., la cui valutazione è decuplicata dal giorno alla notte [11]. Parallelamente, il Dipartimento di Giustizia si è adoperato per dichiarare incostituzionali i divieti secolari sulla spedizione postale di armi da fuoco, aprendo un mercato multimilionario a una società partecipata dal primogenito [12].

Nell’estate del 2026, il gruppo Trump Media ha promosso sul mercato finanziario la cosiddetta Truth API: un servizio commerciale da 100.000 dollari al mese destinato a fondi hedge e operatori di Wall Street per garantire loro l’accesso algoritmico istantaneo ai post e agli annunci presidenziali frazioni di secondo prima della diffusione al pubblico [13]. L’insider trading è stato trasformato in un canone in abbonamento regolarmente fatturato dalla società di famiglia del presidente.

Di fronte a un siffatto apparato, la promessa avanzata da Trump in vista delle elezioni di Midterm — un assegno di 5.000 dollari destinato a ogni cittadino adulto in caso di vittoria repubblicana — assume un significato limpido. Non una nuova interpretazione del reddito universale, ma l’estensione del modello aziendale all’intero corpo elettorale. Per diciotto mesi la sovranità statale è stata frazionata e venduta all’ingrosso a miliardari, petrolieri, colossi del tabacco e intermediari di criptovalute. Ora si propone la vendita al dettaglio. Il voto di scambio cessa di essere un reato consumato nell’ombra per farsi programma di governo: oltre 1,2 trilioni di dollari distribuiti ai cittadini sotto forma di mancia a debito pubblico, con l’unico scopo di farsi rinnovare la concessione a saccheggiare lo Stato per il biennio successivo.

 

Note
[1] Sen. Chris Murphy, discorso al Senato degli Stati Uniti (“500 Days of Corruption”), 23/06/2026.
[2] Dati Federal Election Commission / USDA.
[3] Atti interni FDA, aprile 2026.
[4] Registri lobby / Centers for Medicare & Medicaid Services, dic. 2025.
[5] Atti di grazia Department of Justice, 27/05/2025.
[6] Registri DoJ, 14/11/2025.
[7] Decreto presidenziale 07/10/2025; inchieste The Wall Street Journal.
[8] Analisi on-chain Accountable.US / Esposto Sen. Warren e Reed, nov. 2025.
[9] Dichiarazioni finanziarie Office of Government Ethics / Contratti DoD, maggio 2026.
[10] Dati mercati futures / Sen. Murphy, 07/04/2026.
[11] Contratti Defense Production Act, 04/11/2025.
[12] Memorandum DoJ / Proposta regolamento USPS, aprile 2026.
[13] Esposto commissioni parlamentari Sen. Warner e Murphy, estate 2026.


da qui

sabato 29 agosto 2026

Si è rotta internet - Marco Trotta

 

Da qualche ora i siti ed i servizi riconducibili ad Autistici/Inventati “sono giù”. Si è rotta internet direbbe la mamma di Zerocalcare. Provando a navigare si ottiene l’avviso che il sito non è sicuro e qualsiasi programma o app di navigazione attuale chiede di tornare indietro o di accettare “il rischio”. Quale rischio? Senza entrare troppo nel tecnico, quello di una navigazione non sicura perché il certificato che fino ad ora serviva a identificare univocamente che il sito al quale si cercava di accedere era proprio quello che si era digitato, non è più valido. E non è più valido perché è statunitense l’ente che gestisce questi certificati. Del resto è USA anche ICAN il gestore dei domini “.org” (come nel caso di www.inventati.org ed www.autistici.org). E soprattutto sono statunitensi i servizi più diffusi (DNS) che permettono di associare il dominio, quell’indirizzo web che si digita nella barra dei programmi per navigare, ad un indirizzo IP. Ovvero quella serie di numeri che, senza essere rigorosi, hanno la stessa funzione delle targhe: sulla strada identificano di quale auto si tratta (e di chi è), in rete identificano un server, come arrivarci e a nome di chi è registrato

E perché sta succedendo? Sono in corso verifiche ma è più che probabile che questo sia l’effetto dell’inserimento di Autistici ed Inventati nelle liste dei soggetti “antifa” e quindi terroristi da parte del Dipartimento del Tesoro degli Stati Uniti d’America. C’è qualche (ancora) modo per aggirare il blocco. Ma il punto non è questo. Il punto è politico. Perché tutta l’internet mondiale funziona in questo modo da quando è nata, quasi 60 anni fa. E fa in modo che chiunque utilizzi la rete non debba preoccuparsi di digitare correttamente indirizzi, inserire impostazioni tecniche di cui ignora il significato o sapere su quale server sta accedendo per ottenere quello che cerca. Almeno fino ad oggi. Perché quello che è successo è l’ennesimo colpo all’internet libera come l’abbiamo conosciuta. Quella dei pionieri insofferenti a stati e confini che hanno costruito una infrastruttura come bene comune dove non ci fossero filtri. Quella dove DNS, server, nodi internet fossero neutrali. Perché non dovevano occuparsi di sapere chi li utilizzava e per cosa. È grazie a questa infrastruttura che per anni si è potuto aggirare barriere e censure. E che piaceva negli USA e tra gli accoliti fin quando gli stati che censuravano erano gli altri. E quindi da tempo datata. Ma che, per dire, ancora dieci anni fa Stefano Rodotà ha voluto ribadire nella “Dichiarazione dei diritti in Internet” presentata in parlamento quando cominciavano le prime avvisaglie della forte pressioni finanziarie e commerciali (i social erano agli inizi, l’AI di là da venire) e degli interessi di stato.

Per essere chiari: nulla di nuovo sotto il sole recente. Già oggi in Italia se si vuole far sparire un sito si utilizza lo stesso meccanismo. Succede con i siti di scommesse, quelli dello streaming pirata, ecc. Ma appunto è confinato al nostro paese, per chi vuole accedervi da una connessione in Italia. Qui c’è un salto di qualità determinato dalla dipendenza dai monopoli di fatto, dalla concentrazione dei servizi essenziali in un unico luogo: gli USA. Una situazione che ha molte analogie con quello che succede ancora oggi a Francesca Albanese a cui si impedisce di avere un conto corrente perché sanzionata dall’amministrazione Trump o quello che è successe quando il governo USA decise di fare la guerra a Julian Assange e Paypal impedendo di fare donazioni a Wikileaks. Paypal fondata da Elon Musk e Peter Thiel, giusto per la cronaca.

Se questa è la premessa le conseguenze sono più importanti. Di fronte a questa escalation non è più possibile pensare che partiti, sindacati, movimenti progressisti, soggetti della società civile possano continuare a utilizzare in rete servizi dei quali dipendono da soggetti esterni che possono decidere di spegnere o chiudere semplicemente con un click. E se questo ora è conclamato anche per quello che pensavamo al riparo, i siti web, da tempo dovrebbe essere evidente per i social sui quali tra algoritmi tarati su interessi sovranisti, bot, censure e rimozioni è in corso una partita a carte truccate.

Insomma oggi è toccato ad Inventati ed Autisti e a qualcuno/a potrà interessare poco perché magari neanche sa che ruolo hanno avuto nei movimenti degli ultimi venticinque anni. Ma quanto tempo ancora potrebbe passare dal prossimo giro di vite per un servizio ed un diritto alla rete e alla sicurezza dei nostri dati che in mano ad altri che non possiamo più dare per scontati?

https://comune-info.net/2026/08/28/si-e-rotta-internet/

domenica 16 agosto 2026

Don Corleone Trump - Chris Hedges

 

La Casa Bianca di Trump gestisce un sistema di estorsione in stile mafioso che porterà il paese alla bancarotta, proprio come Trump ha fatto con i suoi casinò.

Ho visitato il Taj Mahal Casino di Donald Trump ad Atlantic City il giorno prima della sua chiusura, nell'ottobre del 2016. Il casinò aveva due enormi cancelli bianchi fiancheggiati da elefanti bianchi in pietra artificiale da due tonnellate. L'ingresso era sormontato da una serie di 70 minareti in fibra di vetro turchese e verde acqua e da una dozzina di cupole con punte dorate. Un'insegna al neon con scritte rosse e dorate recitava: "Trump Taj Mahal Casino and Resort". Una fontana illuminata di fronte alle porte a vetri del casinò era decorata con due file di sei urne bianche e dorate.

Il Trump Taj Mahal, l'edificio più alto del New Jersey e il casinò più grande del mondo, è costato 1,2 miliardi di dollari. Le sontuose suite, al momento dell'inaugurazione, prendevano il nome da personaggi storici: Alessandro Magno, Michelangelo, Napoleone e Cleopatra. Il costo di una suite si aggirava intorno ai 10.000 dollari al giorno. Trump, il cui nome e la cui immagine erano onnipresenti nel casinò, usò la sua consueta iperbole per definirlo "l'ottava meraviglia del mondo". Gli operatori del casinò ricevettero istruzioni di rispondere alle chiamate in arrivo con le parole: "Grazie per aver chiamato il Trump Taj Mahal, dove le meraviglie non finiscono mai". Le cameriere indossavano abiti da "ragazza dell'harem".

Il casinò ha dichiarato bancarotta per ben cinque volte.

Trump sta facendo al Paese quello che ha fatto al Taj Mahal. La sua amministrazione sta operando ben oltre le proprie possibilità, con un bilancio di 7.400 miliardi di dollari per l'anno fiscale 2026, a fronte di entrate previste di soli 5.600 miliardi di dollari. L'idiozia di Trump ha trascinato gli Stati Uniti in una guerra infinita e persa in partenza con l'Iran, che potrebbe mandare in rovina l'economia globale. Si appresta a tagliare la copertura sanitaria per 15 milioni di persone, insieme agli aiuti alimentari e ad altri programmi di assistenza di base. Ha licenziato migliaia di dipendenti pubblici. Ha chiuso l'USAID, l'Istituto statunitense per la pace e il Kennedy Center.

Ha smantellato Voice of America e promette di chiudere il Dipartimento dell'Istruzione. Si è ritirato dall'Organizzazione Mondiale della Sanità e dall'Accordo di Parigi sul clima ( due volte ). Ha continuato la sospensione dei finanziamenti all'Agenzia delle Nazioni Unite per il soccorso e l'occupazione dei rifugiati palestinesi nel Vicino Oriente (UNRWA), iniziata sotto l'amministrazione Biden. Ha cancellato migliaia di progetti di sviluppo internazionale finanziati dagli Stati Uniti. Ha eliminato database governativi e pagine web relative al clima . Ha tagliato drasticamente i fondi destinati alle iniziative per le energie rinnovabili, abrogando al contempo le normative federali in materia di emissioni di carbonio e inquinamento.

Le sue politiche di terra bruciata, che stanno facendo saltare in aria le fondamenta della repubblica, sono accompagnate da una cultura di corruzione e inganno senza precedenti nella storia americana.

Trump, i cui funzionari sono accusati di insider trading e la cui famiglia ha guadagnato più di 1,4 miliardi di dollari da attività legate alle criptovalute da quando si è insediato, trae spudorato profitto dalla fusione tra mercati di previsione non regolamentati basati sulle criptovalute e politica, un fenomeno inaugurato da app di gioco d'azzardo come Polymarket.

La società di venture capital di Donald Trump Jr., 1789 Capital, è un importante investitore in Polymarket, dove Trump siede nel consiglio consultivo. Il suo patrimonio netto è stimato in 400 milioni di dollari. Ricopre inoltre il ruolo di consulente strategico presso Kalshi, società che gli ha conferito una partecipazione azionaria del valore di circa 300.000 dollari, ora stimata in milioni di dollari. Kalshi ha recentemente annunciato che permetterà agli utenti di scommettere sull'approvazione da parte della FDA (Food and Drug Administration) di singoli farmaci in termini di "sicurezza ed efficacia".

Truth Social, l'azienda di Trump, sta sviluppando un mercato di previsioni chiamato Truth Predict. La sua amministrazione ha intentato causa contro Connecticut, Arizona e Illinois nel tentativo di impedire a questi stati di regolamentare i mercati di previsioni. Truth Social ha anche lanciato un servizio da 100.000 dollari al mese che offre un accesso più rapido ai post di Trump volti a manipolare il mercato, una forma appena mascherata di insider trading.

La Casa Bianca, replicando le estorsioni in stile mafioso della cultura dei casinò di Atlantic City, esige ingenti somme di denaro da aziende e miliardari in cambio di favori politici e deregolamentazione. Il Wall Street Journal scrive che Trump ha accumulato un fondo nero di 800 milioni di dollari per progetti personali, tra cui la sua sala da ballo, la biblioteca presidenziale, i super PAC e i comitati per le questioni politiche.

La principale responsabile della raccolta fondi di Trump, Meredith O'Rourke, soprannominata "la principessa delle tenebre", riscuote i pagamenti con la schietta affermazione "Il capo vuole questi soldi".

La richiesta non negoziabile è ripresa dal manuale di Nicodemo " Little Nicky " Scarfo , il capo della famiglia criminale Bruno-Scarfo, il cui racket di estorsione ha fruttato milioni di dollari a imprese edili, aziende, bar, ristoranti, sindacati – i cui fondi sanitari e previdenziali sono stati saccheggiati – e casinò di Atlantic City. E, proprio come per la mafia, una volta non è mai abbastanza per il sindacato criminale di Trump.

Torna sempre a chiederne ancora.

Trump, che come la maggior parte dei mafiosi è accompagnato da un braccio destro molto più giovane – l'ultima è la sua assistente esecutiva Natalie Harp – ha una lunga storia di ritorsioni degne della mafia. Ha emesso decreti presi di mira gli studi legali che in precedenza avevano impiegato avvocati che lo avevano indagato. Gli studi hanno perso le autorizzazioni di sicurezza e l'accesso ai tribunali federali. Nel tentativo di placare Trump, hanno ceduto docilmente alle sue richieste.

Quando sono arrivato al casinò di Trump, il terminal per gli autobus turistici, con i suoi 22 posti, era vuoto. La maggior parte dei 12 ristoranti del casinò erano chiusi. Anche l'arena del casinò, con una capienza di 5.500 persone, aveva chiuso i battenti.

Il Taj Mahal di Trump, come la nostra repubblica, stava per morire.

"Quando sono entrato nel Taj Mahal, scintillanti lampadari di cristallo austriaco, del valore di 14 milioni di dollari ciascuno, pendevano sopra l'interno illuminato da una luce soffusa", ho scritto in America: The Farewell Tour . “A molte perline mancavano le collane. Le pareti erano ricoperte di specchi. Guardavo fuori e vedevo file di tavoli da gioco, tavoli da blackjack, roulette e tremila slot machine che scintillavano di luci colorate. Le slot machine emettevano bip, ronzii e squilli di varie tonalità. Si estendevano su un'area grande quanto tre campi da calcio. La sala da gioco era quasi vuota. I croupier stavano in piedi davanti a tavoli vuoti ricoperti di feltro. La maggior parte dei giocatori che si accasciavano sulle poltrone imbottite davanti alle slot machine erano anziani e dall'aspetto emaciato. Tiravano meccanicamente leve o premevano pulsanti quadrati. Fissavano con sguardo perso gli schermi rotanti davanti a loro. Una sola slot machine genera tra i 200 e i 300 dollari al giorno per il casinò. Ai giocatori più assidui vengono offerti drink di cortesia. Le addette alle pulizie a volte entrano nelle stanze e scoprono i cadaveri di anziani che hanno trascorso ore a bere più alcol di quanto i loro corpi potessero assorbire. Non è raro che i giocatori di slot si bagnino e si sporchino.”

«Le diciassette postazioni computerizzate per il check-in vicino all'ingresso erano vuote», continuai. «Un impiegato solitario era in piedi dietro il lungo bancone, di fronte alle file di persone che si mettevano in fila. I bagni, rivestiti in marmo di Carrara, erano coperti da sacchetti di plastica e recavano cartelli con la scritta "Fuori servizio". Camminai lungo i lunghi corridoi deserti e scarsamente illuminati dei piani superiori, su una moquette sporca e consumata. Applique semicircolari beige, alcune con lampadine bruciate, erano disposte a intervalli di pochi metri su entrambi i lati del corridoio. Le applique erano sporche e screpolate. Il soffitto presentava macchie marroni di umidità. L'aria odorava di muffa. Tre quarti delle 1.250 camere erano state messe a riposo. Il casinò sembrava una nave fantasma.»

Il gioco d'azzardo, come la finta università di Trump e la sua criptovaluta $TRUMP , si basa sulla vendita di fantasie di evasione. Si tratta di sfruttare la disperazione delle persone. I rulli delle slot machine, ad esempio, sono un'illusione. Non perdono lentamente slancio. Sono programmati per apparire tali. I chip del computer determinano l'esito nel momento stesso in cui si preme il pulsante o si tira la leva. La mappatura virtuale dei rulli garantisce che il simbolo del jackpot appaia sopra o sotto la linea di pagamento. Il giocatore ha l'impressione di essere sul punto di vincere, il che lo spinge a scommettere più denaro.

Fin dai suoi esordi come immobiliarista, Trump era invischiato con la mafia, incluso il suo spietato avvocato Roy Cohen. Cohen rappresentava Anthony "Fat Tony" Salerno, il boss della famiglia criminale Genovese, e Carmine Galante della famiglia Bananno. Trump ha imparato da Cohen e da altri l'arte dell'estorsione, del ricatto, delle minacce e della corruzione. Nel corso della sua carriera, si è sempre circondato di mafiosi , truffatori e adulatori.

Joseph Weichselbaum , un criminale con tre condanne alle spalle, infine incarcerato per traffico di marijuana e cocaina, gestiva la flotta di elicotteri di Trump. Gli elicotteri trasportavano clienti facoltosi da e verso i casinò di Trump. Questi clienti potevano ottenere qualsiasi cosa desiderassero, dal sesso con escort alla cocaina. Il facile accesso di Weichselbaum alla droga era probabilmente un vantaggio. Quando Weichselbaum era in attesa di sentenza, Trump scrisse al giudice che era "un vanto per la comunità". Il trafficante ricevette una condanna a tre anni, sebbene ne scontò solo 18 mesi. I corrieri che consegnavano fisicamente la droga per Weichselbaum furono condannati fino a 20 anni. Una volta uscito di prigione, Weichselbaum si trasferì nella Trump Tower con la sua ragazza.

Il casinò di Trump aprì nel 1990 con un concerto di Michael Jackson. Fu un'opera sfarzosa costruita con 820 milioni di dollari di debiti insostenibili, tra cui l'emissione di obbligazioni spazzatura per 675 milioni di dollari a un tasso di interesse del 14%.

Marvin B. Roffman, analista di casinò presso la società di investimenti Janney Montgomery Scott di Filadelfia, ha dichiarato al Wall Street Journal che il Taj Mahal avrebbe bisogno di guadagnare 1,3 milioni di dollari al giorno per far fronte al pagamento degli interessi. Nessun casinò aveva mai incassato una cifra simile.

"Il Taj Mahal era condannato fin dall'inizio", scrissi. "Trump si trovò presto a dover pagare interessi per 95 milioni di dollari all'anno. Riuscì a ottenere nuovi prestiti per un po', poi fallì. Fu un breve e vertiginoso momento di folle eccesso. Ma fu un bene per il suo marchio smisurato, anche se dimostrò una terribile mancanza di senso degli affari. Trump aveva preso in prestito denaro a tassi di interesse elevatissimi e aveva mentito sui tassi alle autorità di regolamentazione. Trump scaricò le perdite sugli azionisti e sugli obbligazionisti, che furono derubati di oltre 1,5 miliardi di dollari. Numerosi appaltatori e fornitori locali, mai pagati da Trump, fallirono."

Trump ha fatto un affare d'oro. Ha investito pochissimo del suo patrimonio personale. Ha scaricato i suoi debiti personali sul casinò e ha incassato milioni di dollari in stipendi, bonus e altri pagamenti. I suoi dipendenti del casinò hanno perso collettivamente milioni di dollari di risparmi previdenziali, oltre al lavoro. I debiti della sua attività sono stati scaricati sui suoi investitori.

Trump possedeva tre casinò ad Atlantic City e uno a Gary, nell'Indiana. I casinò Trump Plaza e Trump Taj Mahal sono stati chiusi. Il Trump Marina, il suo terzo casinò, è stato venduto al miliardario texano Tilman Fertitta . Fertitta, attualmente ambasciatore di Trump in Italia, lo ha ribattezzato The Golden Nugget. Il casinò di Trump in Indiana, un'imbarcazione di 104 metri chiamata Trump Princess, ha dichiarato bancarotta nel 2004.

Tutto è fallito a causa dell'insaziabile avidità e della cattiva gestione di Trump.

Trump sta facendo alla nazione quello che ha fatto al Taj Mahal. Sta sfruttando ed estorcendo denaro alle organizzazioni che supervisiona per profitto personale, mentre il resto di noi è abbandonato tra le rovine.

(Traduzione de l’AntiDiplomatico)

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domenica 2 agosto 2026

C’è una sola risposta possibile all’arroganza di Donald Trump: boicottare i prodotti Usa - Marco Aime


Di fronte all’arroganza, alla tracotanza e al disprezzo di Donald Trump, che impone dazi assurdi e, violando ogni diritto internazionale, non ammette ritorsioni; di fronte alle pavide reazioni delle autorità europee, una risposta popolare è necessaria. Abbiamo accettato tutti supinamente il sistema di mercato, allora invece di subirlo passivamente, proviamo a girarlo a nostro favore. Tale sistema ha fatto di noi dei “consumatori”, è vero, ma possiamo scegliere cosa consumare. Riprendo allora una vecchia idea di Umberto Eco (sviluppata in un contesto tutto italiano): prendiamo nota dei prodotti che importiamo dagli Usa, facciamo circolare le informazioni, condividiamole e iniziamo a non acquistare quei prodotti. Visto che l’unica lingua che il magnate statunitense sembra parlare è quella del denaro, proviamo a rispondergli nel suo idioma.

Non è facile, me ne rendo conto, ma quale alternativa abbiamo se le nostre autorità sono pronte a inchinarsi a ogni sfuriata del presidente Usa, se non quasi a ringraziarlo. Sembra di essere tornati ai film western degli anni Quaranta-Cinquanta, dove i cattivi erano gli indiani e Custer un eroe. Oggi i cattivi sono i cinesi, il buono è lui.

Il boicottaggio della Tesla, dopo le prime sparate demenziali del suo inventore hanno lasciato il segno. Perché non continuare?
Lo so, occorre informarsi, prendere coscienza, non cadere nelle trappole delle fake news, ma è l’unica strada possibile. Il Mahatma Gandhi riuscì a piegare il colonialismo britannico con il boicottaggio dei prodotti provenienti dall’Inghilterra. Per carità, nessuno di noi, credo, voglia e possa paragonarsi a Gandhi, ma nel nostro piccolo…

Narra una leggenda, che un giorno nella foresta scoppiò un grande incendio. Di fronte all’avanzare delle fiamme, tutti gli animali scapparono terrorizzati mentre il fuoco distruggeva ogni cosa senza pietà. Leoni, zebre, elefanti, rinoceronti, gazzelle e tanti altri animali cercarono rifugio nelle acque del grande fiume, ma ormai l’incendio stava per arrivare anche lì. Mentre tutti discutevano animatamente sul da farsi, un piccolissimo colibrì si tuffò nelle acque del fiume e, dopo aver preso nel becco una goccia d’acqua, la lasciò cadere sopra la foresta invasa dal fumo. Il fuoco non se ne accorse neppure e proseguì la sua corsa sospinto dal vento. Il colibrì, però, non si perse d’animo e continuò a tuffarsi per raccogliere ogni volta una piccola goccia d’acqua che lasciava cadere sulle fiamme.

Vedendolo, il leone lo chiamò e gli chiese: “Cosa stai facendo?”. L’uccellino gli rispose: “Cerco di spegnere l’incendio!“.
“Non ci riuscirai mai!”
“Forse, ma intanto faccio la mia parte.”

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sabato 18 luglio 2026

Trump contro ‘Antifa’ a difesa dei fascismi. Vertice rivelazione - Ennio Remondino


L’ipocrisia del linguaggio. ‘Antifa’ come movimento di opposizione sociale agli autoritarismi: palestinesi, immigrati, lavoratori emarginati. Insomma, l’antifascismo della Costituzione italiana, l’esempio più nobile. All’Antifa di Trump, l’argentino Milei -quello della motosega-, partecipa con entusiasmo, mentre gli europei si nascondono. L’Italia che tifa per quella destra, partecipa sperando di non farsi vedere troppo. Mentre il Segretario di Stato Usa Rubio completa il quadro attaccando la Corte penale internazionale.

Bandiera issata, voce abbassata

Mentre altre cancellerie europee lo snobbano, Roma presta la propria presenza a un evento che non discute una minaccia, ma all’opposto la certifica. Questo è infatti il punto politico: trasformare una categoria decisamente controversa di polizia in un fatto diplomatico.

Facciamo finta che…

Antifa, nuova piroetta del governo. «Vertice anti-Antifa, Contrordine camerati: non sarà più il leghista Molteni ma il sottosegretario agli Interni Prisco a rappresentare l’Italia». Andrea Colombo osserva come da un diplomatico, osservatore per cortesia, al vertice di Rubio sulla lotta al terrorismo rosso andrà il sottosegretario agli Interni Emanuele Prisco, di assoluta fede meloniana. Obiettivo dichiarato: «allargare al mondo la crociata anticomunista annunciata sin da ottobre da Trump». Negli Usa se ne occuperà Sebastian Gorka, già spalla di Bannon con legami stretti con l’estrema destra ungherese, Paese da cui proviene. Ma la ‘piovra antifa’ è ovunque e rappresenta una minaccia per l’America. Quindi intromissioni americane di ogni tipo ovunque. Anche per questo l’intera Europa che ancora ragiona frena e prende le distanze.

Con gelo, salvo Argentina e Italia

Tra i 60 paesi destinatari dell’invito solo due hanno per ora annunciato adesione e rappresentante del governo: l’Argentina di Milei e l’Italia di Meloni. I grandi Paesi europei non hanno fatto sapere niente. È possibile che alcuni, debitamente pressati, mandino alla fine un rappresentante, probabilmente un diplomatico in veste di osservatore. La stessa postazione defilata, trattandosi esplicitamente di «vertice ministeriale», sulla quale fino a sabato era deciso ad attestarsi anche il governo italiano. Poi è arrivata la telefonata di Meloni, forse dovuta a un suo ripensamento, più probabilmente perché messa alle strette dal Dipartimento di Stato americano, ed è cambiato tutto. In entrambi i casi il significato del cambio in corsa è identico.

Piroette e ipocrisie

Accusa dalle opposizioni: «Il governo italiano resta legato a doppio filo all’Internazionale nera capeggiata da Trump. La scelta di considerare sospetti di terrorismo “gli antifa”, definizione estensibile a volontà, permetterà agli agenti di Trump di prendere di mira qualsiasi opposizione, in una specie di resurrezione grottesca del maccartismo, stavolta senza più i comunisti da mettere all’indice». «Se l’Italia, come sembra probabile, sarà il solo Paese europeo presente a pieno titolo al summit, allora la scelta di restare comunque quanto più vicini possibile all’America di Trump sarà palese. E sarà significativo anche che tra i grandi paesi occidentali solo quelli in cui la destra è al governo accreditino una crociata contro il dissenso travestita da lotta contro un terrorismo fantasma», il severo Andrea Colombo.

Si salvi chi può

Il tempo è scaduto e Washington ha chiuso la lista dei partecipanti al summit contro la «rinascita del terrorismo di estrema sinistra». Un vertice «anti-Antifa», contro un gruppo che non esiste formalmente come organizzazione, per costruire una risposta globale alla «minaccia comunista» su cui il presidente statunitense Donald Trump ha così tanto insistito nei suoi ultimi discorsi pubblici. Una «minaccia esistenziale» come lo Stato islamico e al Qaeda. Ma gli scettici sul summit sono molti. Dentro e fuori l’Europa si parla di scarso preavviso, di agenda poco chiara, di più urgenti impegni diplomatici. Profilo basso, e diversi tentennamenti per evitare di irritare Washington, denuncia Enrica Muraglie

«La legge è una, quella della giungla»

Ieri Rubio allo scoperto ha reso ancora più chiaro l’obiettivo del summit con un messaggio sui social in perfetto stile trumpiano: «C’è un’istituzione che si chiama Corte penale internazionale, stanno facendo una guerra al nostro paese non con proiettili e missili ma con il cosiddetto ‘diritto internazionale’».

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venerdì 10 luglio 2026

La Casa bianca è un affare: Trump e 972 pagine di guadagni

 

Tutti i redditi del presidente. Ogni mese Donald Trump, 80 anni, incassa 6.484 dollari di pensione dalla Screen Actors Guild, il sindacato degli attori da cui ha dato le dimissioni nel 2021 dichiarando di non volervi più essere associato. Una pensione guadagnata grazie a una comparsata del 1992 in “Mamma, ho perso l’aereo 2” e ad alcuni camei televisivi. Questa pensione sindacale compare nel suo bilancio insieme a oltre due miliardi di dollari di entrate provenienti da altre fonti.

Office of Government Ethics

A rivelarlo è la divulgazione annuale obbligatoria dei redditi presidenziali, pubblicata dall’Office of Government Ethics, che copre il 2025, primo anno del secondo mandato di Trump, e si estende su 927 pagine: la più lunga mai presentata da un presidente americano. La lunghezza da sola è già una storia: la disclosure di Barack Obama era di 8 pagine, quella di Joe Biden di 11. Il dato chiave del documento è la ‘svolta crypto’ del 47° presidente, sottolinea Marina Catucci. Trump, che fino al 2024 aveva definito le criptovalute «una truffa», ha cambiato idea e nel 2025 ha incassato oltre 1,4 miliardi di dollari dal mondo digitale. Il singolo accordo più redditizio è stato un contratto di licenza con “Celebration Coins” per il suo «$TRUMP», lanciato tre giorni prima del suo insediamento che gli ha portato 635 milioni di dollari. A questi si aggiungono oltre 526 milioni dalle vendite legate a World Liberty Financial, la società crypto co-fondata dai figli Eric e Donald Jr. Le sole entrate da criptovalute del 2025 hanno più che raddoppiato l’intero patrimonio netto che, nel 2024, gli era stato attribuito da Forbes. Oggi Forbes stima il suo patrimonio netto a 6 miliardi di dollari.

6 miliardi, ma sempre ‘palazzinaro’

Il business tradizionale ha comunque continuato a girare: le proprietà immobiliari, i golf club e i resort hanno generato complessivamente oltre 500 milioni, con un aumento del 15% rispetto all’anno precedente. La sola Mar-a-Lago ha incassato 77 milioni, contro i 50 del 2024. Ai profitti immobiliari si sommano 52 milioni in diritti di licenza per l’uso del nome Trump su proprietà estere, soprattutto in Medio Oriente, un business che Trump aveva congelato durante il primo mandato ma non nel secondo. Tra le voci minori, ci sono 4,7 milioni in royalties per i “Trump Watches”, 208mila dollari per la Bibbia a marchio presidenziale e oltre 86 milioni in accordi stragiudiziali con aziende mediatiche come Abc, Cbs, Meta e YouTube.

Conflitti di interesse

Richard Painter, già consigliere etico alla Casa Bianca sotto George W. Bush, ha dichiarato che «questo è il primo presidente dai tempi precedenti alla Guerra Civile con un conflitto di interessi sostanziale rispetto ai propri doveri ufficiali», sottolineando che il presidente è esentato per legge dalle principali norme sui conflitti di interesse. Il problema strutturale è evidente: mentre decideva le politiche Usa sulla crypto, Trump deteneva partecipazioni enormi nel settore. Quando ha firmato il Genius Act, la legge sulle stablecoin, ovvero una criptovaluta a valore fisso, la sua famiglia ne controllava già una, l’Usd1, emessa da World Liberty Financial. Uno dei maggiori investitori di World Liberty Financial è Justin Sun, un miliardario cinese della crypto che all’epoca era sotto indagine federale: il caso è stato poi archiviato.

Il sospettabilissimo insospettabile

Il 18 agosto 2025 il documento registra tre operazioni consecutive su Apple, Microsoft e Nvidia, ciascuna tra 5 e 25 milioni di dollari. L’acquisto di azioni Nvidia è arrivato esattamente una settimana dopo che Trump aveva annunciato l’accordo che ha permesso all’azienda di vendere chip H20 alla Cina, riaprendo un flusso di ricavi fondamentale per il titolo. La Casa bianca ha risposto con una dichiarazione della portavoce Anna Kelly: «Né il presidente né la sua famiglia si sono mai impegnati, né mai si impegneranno, in conflitti di interesse». Trump, interrogato dai giornalisti, ha risposto scrollando le spalle: «Ho dei fondi che gestiscono i miei soldi. Non mi occupo dei miei affari personali». E ha aggiunto: «Sto guadagnando perché il mercato azionario sale. Tutti stanno guadagnando. Grazie, presidente Trump». Amen.

La minaccia comunista

«Siamo il Paese più forte e potente della terra e, per grazia di Dio, gli Stati Uniti sono la nazione di maggior successo, dai risultati più straordinari e più apprezzati che siano mai esistiti nella storia dell’umanità. Ed è un onore essere vostro presidente». Donald Trump, al Mount Rushmore, in South Dakota, per i 250 anni della Dichiarazione d’Indipendenza. E il richiamo al patriottismo: «L’identità americana è sotto un nuovo attacco di radicali ed estremisti interni e, per questo, possiamo perdere le elezioni di metà mandato solo se ci comportiamo da stupidi».

«Il Partito Comunista è composto da immigrati clandestini, criminali e da chiunque non debba lavorare. Il comunismo è un fallimento. Lo è sempre stato e lo è tuttora». Per fortuna c’è la redenzione Usa tra qualche contraddizione: «Tutti gli uomini sono creati uguali e possiedono il diritto sovrano alla Vita, alla Libertà e al perseguimento della Felicità». Tutti ma con abbondanti eccezioni che Trump non si stanca mai di sottolineare.

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sabato 27 giugno 2026

Denazificare II – Sandra Russo

Quando l'Operazione Speciale in Ucraina iniziò nel 2022, Putin dichiarò che uno degli obiettivi era "denazificare" l'Ucraina. La parola scandalizzò. Era inaspettata. Quella caratterizzazione suonava ancora esagerata ed improvvisa. Putin continua a non gradire gli europei, che hanno una cattiva percezione storica della Russia. Georgy Zukov, maresciallo nella battaglia di Stalingrado, l'aveva avanzata: "Abbiamo liberato l'Europa dal fascismo, ma non ci perdoneranno mai." Ecco perché, a causa di quella vecchia tirannia, ci fu gioia e risentimento quando Cechov fu bandito, non era un grande sostenitore di Putin (Checov morì molto prima), ma catturò l'anima russa che l'Europa non può sopportare. Quella cosa sanguinosa, ancestrale, che non attraversa la brutalità ma la profondità. Un enorme paese ancorato alla fede. Religioso, esistenziale, politico.

Nel primo decennio del secolo scorso, Lou Andreas Salomé viaggiò attraverso la Siberia con suo marito, il signor Andreas, e il suo amante, Reiner Maria Rilke. Andavano a incontrare Tolstoj. Lei era un'aristocratica russa che fin da giovane visse in Germania come studentessa, e la sua famiglia sarebbe stata espulsa dalla Rivoluzione a venire. E scrive nella sua autobiografia che in quel lungo viaggio capì che nell'intensa fede dei contadini russi, nella loro ostinazione di fronte al clima, nel loro stoicismo, nella loro gioia, il colpo di frusta rivoluzionario che aveva portato alla fine del mondo in cui era nata era latente.

Oggi l'Europa considera ancora Putin un tiranno. Ma si lascia abbindolare da Trump, che è un fascista. Che usa algoritmi per far cadere il suo missile Tomahawk con precisione su una scuola femminile. È l'Europa che sta diventando nazista. Sta iniziando a vedere il vero volto di Israele, ma non fa nulla e si rifiuta di vedere il volto del suo squilibrato partner transatlantico.

Chi avrebbe mai pensato che, nel suo declino, nella sua agonizzante caduta, l'Occidente avrebbe indossato un'ultima maschera, e che questa sarebbe stata quella nazista?

 

La mappa politica dell'America Latina sta andando in quella direzione. Non è un caso che la scorsa settimana l'UE abbia approvato il proprio ICE per deportare gli immigrati, e che questa settimana in Colombia ci siano state elezioni palesemente truccate che hanno proclamato vincitori un fascista, un fan di Milei, un avvocato dei narcotrafficanti, un tizio che sostiene che il cervello delle donne sia troppo debole per ricoprire cariche pubbliche. C'è già un intero cast di personaggi con i baffetti. Milei, Kast, Bukele, Paz, Noboa, De la Espriella, costituiscono il realismo sadico di un suprematismo autoctono che si articola con i nazisti, i quali a loro volta sono superiori, ovviamente, a quest'ultimo Occidente.

Per quanto riguarda questo Paese (l’Argentina), questa settimana la ripugnante maggioranza ha giocato la sua parte anche al Congresso. Nessuno degli enormi danni che Milei ha causato e continua a causare dal dicembre 2023 sarebbe stato possibile senza il sostegno dei sostenitori di Macri, dei radicali e dei peronisti traditori. Lo hanno accompagnato in tutto. Milei è l'inferno alimentato da tutto il purgatorio.

Questa settimana hanno ceduto il nostro territorio, la nostra sovranità e la nostra indipendenza. Letteralmente. È questa intera banda di mascalzoni, gangster e ladri, insieme a giudici, pubblici ministeri e ai media mainstream, che sta gestendo, in modo caotico ma inarrestabile, la macchina della nostra distruzione.

Questa è la vera divisione che dovrebbe essere inevitabile se fossimo sani di mente.

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mercoledì 24 giugno 2026

Da Gramsci ai cabaret nazisti: l'inganno della risata che ci sta portando alla dittatura - Chris Hedges

 

I buffoni che orchestrano il fascismo – con la sua pseudoscienza, la sua idiozia, la sua propensione alla violenza e la sua grottesca ipermascolinità – sono un terreno fertile per la satira. È fin troppo facile, come fanno i comici dei late-night show o come facevano i cabaret berlinesi con i nazisti, mettere alla gogna i teppisti, gli inetti e i mediocri che detengono il potere. Tuttavia, questa forma di satira finisce per accecare gli oppositori, impedendo loro di vederne il nucleo omicida e il potere distruttivo. Ignora i veri centri di potere. Non genera resistenza, ma disprezzo e cinismo, acuendo la faglia sociale e politica tra noi, l'élite "illuminata e colta", e loro, il "cesto di deplorevoli" da deridere e disprezzare.

Esistono due forme di satira. Quella delle élite istruite, che domina i media commerciali, si limita a ridicolizzare le debolezze e le pretese di Trump e dei suoi sfortunati seguaci. Questa satira non attacca mai i colossi multinazionali o l'industria bellica. Ignora il degrado e la corruzione strutturale delle nostre istituzioni politiche – incluso il Partito Democratico – che hanno creato il fenomeno Trump, fingendo che viviamo ancora in una democrazia sana. Caratterizzata da una ripugnante superiorità morale e intellettuale e da una spietata umiliazione delle classi inferiori, questa comicità alimenta proprio le divisioni sociali e l'alienazione che nutrono il fascismo.

Antonio Gramsci avvertiva che la satira elitaria è controproducente. Invocava invece un "sarcasmo appassionato" capace di prendere di mira i reali meccanismi del potere. La satira, scriveva, deve fustigare i miti e le ideologie dominanti che sostengono il capitalismo e il fascismo. Deve smascherare la bancarotta morale dell'autoritarismo, ma anche riconoscere le legittime rimostranze di coloro che ne sono vittime, concentrandosi sulle istituzioni che perpetuano l'ingiustizia e la disuguaglianza sociale.

"Trump è stato necessario anche per smascherare i progressisti di plastica", scrive l'analista Nate Bear. "Gli imperialisti liberali anti-Trump, nella loro opposizione all'accordo con l'Iran, appaiono come psicopatici guerrafondai. Dai democratici che denunciano l'accordo sui social ai comici come Jimmy Fallon che attaccano Trump per aver restituito a Teheran i fondi che gli Stati Uniti avevano congelato, non esiste alcuna alternativa al bombardamento incessante dell'Iran. Non c'è rabbia da parte dei liberali per le vittime iraniane, o verso lo stato imperialista, il sionismo e la macchina di morte che rende possibile questa violenza. No, sono solo imbarazzati per le crepe dell'impero, di cui non vogliono riconoscere i limiti."

La satira elitaria, che vada in onda al Saturday Night Live o nei programmi notturni, finisce per accanirsi contro i più deboli. Induce i liberali a credere che i delinquenti e gli imbroglioni al potere siano troppo stupidi e inetti per durare. Milioni di esuli politici sanno bene come questa autoillusione – l'incapacità di prendere sul serio i fascisti – sia il principale motore del fascismo stesso. Anche loro, un tempo, liquidavano come ridicoli i teppisti che oggi governano i loro paesi d'origine.

La scrittrice turca Ece Temelkuran, costretta all'esilio dal regime di Erdogan, nel suo libro Nazione di stranieri descrive un modello preciso:

Tutto inizia con un movimento che spacca la società in due: il "vero popolo" contro l'"élite corrotta", guidato da un leader che pretende di essere l'unico rappresentante dei giusti. Il passo successivo è la dissoluzione della verità e la priorità della fedeltà sulla decenza. Poi viene smantellata la vergogna: il leader infrange il consenso politico e morale con una spietatezza senza precedenti. Più a lungo rimane al potere, più i limiti di ciò che è accettabile si allargano. Ciò che un tempo sembrava impensabile o spregevole diventa gradualmente la normalità. Mentre le istituzioni democratiche vengono svuotate dall'interno, i valori universali – la dignità umana e lo stato di diritto – vengono sostituiti da un nazionalismo feroce, da un fiero vittimismo e da una riscrittura della storia. La crudeltà diventa una virtù, infiltrandosi nella vita quotidiana. La cerchia del "noi" si restringe, mentre milioni di concittadini vengono etichettati come sospetti permanenti.

Come avverte Temelkuran, gli americani placano le loro paure ripetendo la stessa illusoria frase: "Le istituzioni reggeranno". Non osano guardare in faccia il proprio futuro, e presto non saranno più riconosciuti come cittadini a meno che non si conformino alle nuove regole dell'America di Trump.

I comici di oggi funzionano un po' come Fritz Grünbaum, la star del cabaret che durante il nazismo, quando mancò la corrente durante uno spettacolo, disse ironicamente: "Non vedo niente, proprio niente; devo essere finito nella cultura nazionalsocialista". Grünbaum finì i suoi giorni nel campo di concentramento di Dachau, dove morì di tubercolosi insieme ad altri artisti e satirici.

I nazisti si mossero rapidamente per chiudere i cabaret e tutte le istituzioni che sfidavano il loro controllo, sostituendoli con spettacoli di varietà insignificanti. Detestavano la derisione tanto quanto Trump, che dopo una puntata dello show di Stephen Colbert ha definito il conduttore un "idiota totale", condividendo un video generato dall'intelligenza artificiale in cui lo gettava in un cassonetto, scrivendo che quella era "l'inizio della fine" per i talk show notturni.

Nei regimi totalitari, le battute sui dittatori sono un reato. La satira è ammessa nello Stato fascista solo quando serve a deridere gli oppositori politici e le minoranze demonizzate, mai quando è diretta contro i veri centri di potere. Come sottolineava Gramsci, il consolidamento del potere richiede di vincere la "battaglia culturale", dominando il discorso pubblico, controllando il linguaggio e ridefinendo le norme sociali.

La satira elitaria non è altro che una valvola di sfogo. Rifiutandosi di affrontare le radici della degenerazione politica, sociale e culturale – che ha preceduto la presidenza Trump – consolida il progetto autoritario che finge di combattere. Riduce la catastrofe a uno spettacolo circense: i ministri servili, le nomine grottesche o la guerra di Robert F. Kennedy Jr. contro la scienza medica. Non affronta il fallimento sistemico delle istituzioni democratiche: l'accademia, le elezioni, i tribunali, il Congresso o i media. Distoglie l'attenzione dai miliardari e dalle multinazionali che hanno imposto l'austerità e la deindustrializzazione, facilitando il più grande trasferimento di ricchezza verso l'alto nella storia degli Stati Uniti. Ignora la micidiale industria bellica e l'apparato di sorveglianza interna che ci rende la popolazione più monitorata e spiata della storia umana.

Questa satira elitaria semplifica forze complesse, sminuendo le correnti sotterranee che hanno generato Trump. Il "sarcasmo appassionato" di Gramsci è troppo rivoluzionario e troppo veritiero per essere trasmesso dai colossi mediatici.

"La risata è la nostra reazione alle incongruenze immediate e a quelle che non ci riguardano direttamente", osservava il teologo Reinhold Niebuhr in Umorismo e fede. "La fede è l'unica risposta possibile alle incongruenze ultime dell'esistenza, che minacciano il senso stesso della nostra vita. Nel Santo dei Santi non c'è spazio per le risate: lì sono soffocate dalla preghiera e l'umorismo trova compimento nella fede".

Quando la satira diventa il punto di arrivo, è deleteria, perché maschera la realtà. Deve essere, come comprese Niebuhr, solo il punto di partenza. Deve spingerci, come aveva capito Gramsci, verso un'analisi rigorosa e l'organizzazione di movimenti di massa, gli unici in grado di salvarci dalla tirannia. Deve smettere di fare il gioco di una nazione polarizzata. Data la gravità della situazione, la risata non basta più.

(Traduzione de l’AntiDiplomatico)


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mercoledì 10 giugno 2026

“Mi hanno interrogato per tutta la notte e poi messo in cella. I Mondiali erano il mio sogno”: il racconto dell’arbitro somalo Artan, sbattuto fuori dagli Usa - Daniele Fiori

“Avevo i documenti giusti”. Omar Abdulkadir Artan racconta così, al telefono con il New York Times, la notte che ha cancellato il suo sogno mondiale. L’arbitro somalo, scelto per partecipare ai Mondiali di calcio di quest’estate, non potrà prendere parte al torneo dopo che gli è stato negato l’ingresso negli Stati Uniti al suo arrivo a Miami, su un volo proveniente da Istanbul. La sua vicenda è diventata il simbolo dell’intolleranza che sta caratterizzando questi Mondiali, tra visti negati e perquisizioni alle Nazionali.

Artan ha spiegato di essere arrivato negli Usa convinto di avere tutto in ordine: “Avevo i documenti e tutto il resto in regola”. Secondo il suo racconto, una volta sbarcato è stato portato in una piccola stanza dell’aeroporto, dove gli agenti lo hanno interrogato per tutta la notte. Undici ore di domande, durante le quali gli sarebbe stato chiesto il motivo del viaggio negli Stati Uniti e anche della politica somala. L’arbitro ha detto di aver mostrato i documenti della Fifa e alcune foto della sua carriera da direttore di gara.

Il passaggio successivo è stato ancora più duro. Dopo l’interrogatorio, Artan ha riferito di essere stato trasferito in una cella di detenzione, dove è rimasto per altre ore, prima di essere imbarcato su un volo di ritorno verso Istanbul e poi rientrare a Mogadiscio. “Sono molto, molto deluso. Sono semplicemente un arbitro che cerca di vivere il suo sogno, il più grande sogno della mia vita, venire ai Mondiali”, ha detto al New York Times.

Artan sarebbe potuto diventare il primo arbitro somalo a dirigere una partita dei Mondiali. Nel 2025 era stato nominato miglior arbitro maschile dell’Africa ed era stato scelto dalla Confederazione Africana di Calcio per partecipare al torneo. Ma dopo il respingimento negli Stati Uniti, la Fifa se n’è lavata le mani e ha confermato che non prenderà parte alla competizione.

Il direttore di gara ha dichiarato di non essere stato informato del motivo preciso per cui gli è stato negato l’ingresso nel Paese. La spiegazione ufficiale fornita dalle autorità statunitensi resta generica. Un portavoce della dogana e della protezione delle frontiere aveva dichiarato alla CNN che Artan era stato sottoposto a un controllo aggiuntivo, una procedura definita di routine per verificare le informazioni o stabilire l’ammissibilità del viaggiatore. Al termine dell’ispezione, era stato ritenuto inammissibile “a causa di problemi di verifica”.

“Penso che abbiano un problema con il mio paese”, ha aggiunto Artan. La Somalia rientra infatti tra i Paesi colpiti dalle restrizioni di viaggio introdotte nell’ambito della stretta sull’immigrazione dell’amministrazione Trump. Il caso ha provocato la protesta del governo somalo, che ha chiesto spiegazioni agli Stati Uniti e alla Fifa. Che, da parte sua, ha dichiarato di non avere competenza diretta sulle procedure migratorie del Paese ospitante. “La FIFA non è coinvolta nei processi di immigrazione del Paese ospitante, comprese le procedure di rilascio dei visti, ed è stata informata dalle autorità che lo status del signor Artan non subirà modifiche al momento”, ha dichiarato un portavoce.

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Mondiali 2026, i peggiori di sempre? Intolleranza e prepotenza sotto i nostri occhi - Stefano Boldrini

S’intuiva che sarebbe stato il mondiale dell’intolleranza, della prepotenza spacciata come sicurezza, delle paranoie sull’immigrazione, dello strapotere della parte peggiore dell’America, ma le prime immagini che viaggiano sul web in tempo reale ci hanno descritto nelle ultime ore, quando ancora il torneo deve iniziare, uno scenario ancora più oscuro. L’arbitro somalo Omar Artan – il migliore della confederazione africana – rispedito a casa dalla polizia di Miami dopo lunghissimi controlli. Le delegazioni di Senegal e Uzbekistan sottoposte a ispezioni minuziose, con tanto di cani antidroga e al limite dell’umiliante – coinvolti anche Fabio Cannavaro ct della nazionale asiatica e star mondiali come l’ex Liverpool Sadio Mané e l’ex Napoli Koulibaly -. Il giocatore iracheno Ayman Hussein bloccato in aeroporto e sottoposto a sette ore di interrogatorio. Persino il Belgio di De Bruyne costretto a fare i conti con i metal detector sotto le scarpe. L’Iran è un caso a parte: appare già surreale la presenza della squadra con il fronte di guerra aperto con gli Usa e non sorprende quindi se sia stato concesso di entrare negli Stati Uniti poche ore prima delle partite e di uscire subito dopo.

Il mondiale della prepotenza, del trionfo della cultura – cultura? – MAGA, del trumpismo appare già lanciato verso il titolo del peggiore di sempre. Peggio sicuramente di Italia 1934 in salsa mussoliniana, di Qatar 2022 e dei divieti imposti alle comunità LGBTQ+, di Russia 2018 e del rinascimento putiniano. L’unico per ora accostabile a quello che andrà in scena in Canada, Messico e Usa dall’11 giugno al 19 luglio, il primo a 48 squadre e con un totale di 104 partite, è quello di Argentina 1978 e dei generali macellai, con la caserma ESMA a poche centinaia di metri dallo stadio Monumental di Buenos Aires dove vennero torturate e uccise migliaia di persone, anche durante le gare. Quarantotto anni fa non esisteva internet. Il regime di Videla eresse un muro di fronte alle sue vergogne. Solo la nazionale olandese cercò di scuotere le coscienze, nell’indifferenza generale. Gli Oranje arrivarono a giocarsi il titolo nella finale contro i padroni e la persero ai supplementari, dopo aver colpito un palo all’89’ quando il match viaggiava sull’1-1: se un ciuffo d’erba avesse deviato il tiro di Rensenbrink, forse la storia dell’Argentina sarebbe stata diversa e la dittatura sarebbe caduta prima del 1983.

Chiariamo subito: non sono paragonabili la giunta argentina figlia di un golpe e il trumpismo americano. Donald è stato rieletto dal voto presidenziale. Ha ottenuto la maggioranza dei voti in una consultazione democratica. Ma il modello MAGA (Make America Great Again) sta producendo un attacco violento alle libertà e alla libertà. Si alimenta di nazionalismo ottuso, di sovranismo, di suprematismo bianco, di lotta all’immigrazione, di autoritarismo che dà carta bianca ai metodi brutali delle forze dell’ordine. I controlli severissimi alle frontiere, in un paese che è insieme a Israele il bersaglio numero uno del terrorismo internazionale, erano annunciati, ma le immagini di questa vigilia sono state un colpo di frusta. Sembrava fantasia la caccia agli immigrati negli stadi durante le partite da parte dell’ICE, ma a questo punto, sarà la conseguenza logica di quanto sta avvenendo.

Uno scenario brutale, di cinque settimane pesanti, nelle quali spicca il silenzio della Fifa e del suo presidente, Gianni Infantino, contro il quale si è rivolto in tribunale Michel Platini, dopo i fatti e misfatti che portarono alla caduta dell’ex fuoriclasse della Juventus nel 2015, all’epoca numero uno dell’Uefa e lanciato verso il trono del football mondiale. Infantino è un sodale di Trump. Si vanta di essere amico del presidente statunitense e con una pagliacciata in pieno stile americano gli ha consegnato, lo scorso dicembre, un surreale premio della pace. Infantino è amico dei potenti, da Putin ai reali delle monarchie arabe, ma è ancora più amico di Trump. Affinità ideologiche e amore viscerale per gli affari sono il collante con King Donald. Il mondiale 2026, secondo la propaganda di Infantino, “sarà il più grande evento di sempre”. Il sito della BBC, che non rappresenta un mondo ultra dell’informazione, suggerisce questa descrizione del torneo: “Il più politicizzato, per esempio. E il più costoso. Potenzialmente il più caldo, o il più inquinante. Certamente, il più redditizio per la FIFA. A prescindere dal punto di vista, sembra certo che, al di là dello spettacolo in campo, questa Coppa del Mondo in formato gigante potrebbe essere tra le più controverse di sempre. Dai costi per i tifosi all’impatto della geopolitica, dalle politiche sull’immigrazione fino alla sicurezza, alle condizioni meteorologiche estreme, alla sostenibilità e al ruolo del presidente Donald Trump, questo mondiale suscita apprensione ed entusiasmo”.

E’ vietata anche la critica sportiva, vedi quella dell’allenatore argentino Marcelo Bielsa, ct dell’Uruguay, che ha definito pessima l’organizzazione del torneo parlando dei campi di allenamento. La Fifa ha aperto un procedimento disciplinare nei suoi confronti. “Ci proibiscono di parlare. Chi prova a criticare viene sanzionato”, il suo atto d’accusa. A questo punto siamo arrivati con Infantino: un allenatore non può dire che una struttura tecnica non è degna di un mondiale.

Dall’11 giugno, con il match Messico-Sudafrica che aprirà il torneo, detterà legge il calcio giocato: quarantotto squadre, 1248 giocatori pronti a scendere in campo, tre nazioni, tre fusi orari, distanze enormi da percorrere e una montagna di gol in arrivo. Questa sbornia collettiva riuscirà ancora una volta a oscurare le coscienze? La vera sfida è questa. Noi italiani, costretti per la terza volta di fila a vivere il mondiale da semplici spettatori, abbiamo la possibilità di sottrarci a questo delirio, anche se, visti i fatti dell’ultima giornata di campionato, il livello della nostra classe politica e il liquame che scorre abitualmente nei social, non c’è da essere ottimisti.

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