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sabato 13 maggio 2023

Verso la sesta estinzione (suicidio) di massa? - Fabio Ercolani

È inutile e dannoso girarci intorno. Mentre il governo italiano si impegna su questioni al limite del demenziale (sostituzioni etniche, proibizione delle parole straniere, difesa dell’identità nazionale, cavilli rispetto all’antifascismo etc.), la nostra umanità si trova di fronte al più grande rischio per la sua incolumità da quando essa esiste. La quinta estinzione di massa, cioè l’ultima fino ad oggi, risale a oltre cinquanta milioni di anni fa, quando, sembra a causa della collisione con un asteroide, il nostro pianeta visse un’era glaciale che condusse alla sparizione dei dinosauri, in quel momento la specie dominante.

Il nostro presente è quello in cui siamo di fronte a una possibile sesta estinzione di massa, come la chiamava un paio di decenni fa il biologo statunitense Edward Wilson. Sì, l’homo sapiens – la specie più evoluta comparsa su questo pianeta – rischia di estinguersi. Ma non per una disgrazia esterna, bensì per suicidio. La specie più evoluta e ottusa al tempo stesso.

Non è solo una questione ambientale – un’umanità la cui produzione massiva e sfrenata sta creando le condizioni per la distruzione dell’ecosistema in cui è possibile la vita umana – su cui gli scienziati ci dicono esserci tutti i segnali per temere il disastro. Ma è anche, e forse soprattutto, una questione di intelligenza. Quella facoltà che distingue l’uomo da tutte le altre specie e che, già dai tempi di Platone, era considerato lo strumento principale con cui l’uomo stesso poteva costruire un futuro di sviluppo e benessere. Tutto questo a patto che l’essere umano seguisse una sola regola fondamentale: la misura. Andare oltre questa misura significava abbandonarsi alla tracotanza, delitto capace di aprire le porte al peggio.

Oggi siamo a quella tracotanza, a quell’eccesso di superbia che può condurre l’umanità all’autodistruzione. Essa ha un nome specifico: intelligenza artificiale. Si badi bene: non una specie di mostro comparso da una scena fantascientifica o comunque extra-umana, come a volte sembrano descriverla alcuni intellettuali (per esempio Harari), o anche i nostri media quando – è il caso di questi giorni – danno la notizia che Geoffrey Hinton (padre della tecnologia da cui è nata l’IA autogenerativa) si è dimesso da Google per denunciare i pericoli insiti in un’intelligenza in grado di soppiantare quella umana.

Occorre essere molto chiari su tre questioni nodali, infatti. La prima: questa tecnologia è un prodotto dell’uomo, che però sta sviluppando in maniera direttamente proporzionale alla diminuzione e all’impoverimento dell’intelligenza umana (si vedano i dati sconfortanti sull’aumento dell’analfabetismo funzionale e sulla degradazione del quoziente intellettivo medio della popolazione). La seconda: se è vero che questa tecnologia può distruggere l’umano, asservendo e poi incorporando l’intelletto dell’uomo, sostituendosi agli umani in moltissime attività lavorative e, perfino, superando le capacità umane nella produzione di contenuti creativi, culturali e artistici, è anche vero che dobbiamo all’Intelligenza artificiale per esempio la velocità con cui si sono elaborati dei vaccini di nuova generazione contro il Covid, così come grazie alla stessa stanno per essere prodotti dei vaccini contro alcune delle forme tumorali più gravi.

Terza questione: ad oggi questa tecnologia è in mano o a soggetti esclusivamente privati (e quindi votati esclusivamente al profitto) nel mondo occidentale, oppure a stati autoritari come nel caso della Cina. Le prime tre società al mondo che lavorano sull’Intelligenza artificiale sono cinesi, si occupano di riconoscimento facciale e in genere di monitorazione dell’umano e vendono i loro prodotti a governi autoritari (compreso quello cinese), che li usano per tenere sotto controllo le rispettive popolazioni e limitare al massimo le libertà individuali.

Non c’è dubbio che siamo di fronte a un cambiamento epocale. Non è più soltanto dal sistema di produzione economico che possiamo comprendere il nostro tempo, ma oggi è la tecnologia a dirci che direzioni stiamo prendendo. A noi uomini, se vogliamo sopravvivere, spetta il compito di governare e limitare gli sviluppi tecnologici affinché siano funzionali all’umano e non distruttivi. L’alternativa è che a governarli e orientarli siano soggetti votati esclusivamente al profitto o al potere politico, quindi incuranti del bene generale.

Il grande dubbio, semmai, è come pensare di fare tutto ciò, per esempio in un paese come l’Italia, in cui il 15% della popolazione pensa che la Terra sia piatta, il 17% che l’Olocausto non ci sia stato, il 18% che i rettiliani siano tra noi, il 29% che lo sbarco sulla Luna non sia avvenuto stato e il 32% che l’attentato contro le Torri gemelle sia stato organizzato dagli Usa (fonte: SWG).

I più intelligenti e competenti dovrebbero essere coloro che ci governano, ma considerando i notevoli problemi che manifestano anche loro con l’intelligenza biologica non c’è molto di che sperare rispetto alla loro capacità di governare quella artificiale.

 

* Filosofo, Università di Urbino "Carlo Bo"

 

da qui

giovedì 7 aprile 2022

Il coraggio della paura: UE e guerra nucleare - Giorgio Ferrari


L’Unione europea si predispone alla guerra nucleare. Non è un modo di dire, ma un dato di fatto. Ieri, 6 aprile 2022, a mezzo di un contorto comunicato stampa, la Commissione europea ha reso noto di aver attivato “riserve strategiche per 540,5 milioni di euro destinati a fronteggiare le minacce chimiche, biologiche, radiologiche e nucleari (CBRN) che comprenderà attrezzature e medicine, vaccini e altri trattamenti che consentano di curare pazienti esposti ad agenti CBRN in emergenza, come pure una riserva di decontaminazione “rescEU” composta da attrezzature di decontaminazione ed équipe di risposta specializzate. Come primo passo immediato, l’UE ha mobilitato la sua riserva medica “rescEU” per l’approvvigionamento di compresse di ioduro di potassio che possono essere utilizzate per proteggere le persone dagli effetti nocivi delle radiazioni. Quasi 3 milioni di pillole allo iodio sono già state consegnate all’Ucraina attraverso il meccanismo di protezione civile dell’UE con l’aiuto di Francia e Spagna.”

Quasi a voler anticipare la domanda che sorge spontanea: di quali radiazioni nucleari stiamo parlando? il comunicato precisa quanto segue: “L’esposizione ad agenti CBRN può essere provocata da catastrofi involontarie (ad esempio una perdita in un impianto chimico, un incidente in una centrale nucleare, la diffusione di una malattia infettiva), oppure da atti intenzionali (ad esempio un attacco terroristico).

Trattasi, evidentemente, di palese menzogna dato che, da alcuni decenni, operano in Europa più di 120 reattori nucleari e non si è mai visto né previsto in sede europea di predisporre simili misure per un eventuale incidente in una centrale nucleare. Dunque è in previsione di una guerra nucleare che si approntano oggi, minaccia che implicitamente si addossa alla Russia dal momento che la riserva di decontaminazione per le radiazioni (personale e attrezzature), come spiega il comunicato “sarà sviluppata e ospitata da Croazia, Germania e Spagna” cioè in paesi che hanno poche o nulle centrali nucleari, ma che affacciano, esclusa la Spagna, sul fronte orientale dell’Europa dove è già in corso una guerra.

L’Europa, ancora una volta, si appresta a varcare la soglia dell’inferno lasciandone fuori ogni speranza per le genti che la abitano. E non c’è da farsi illusioni che chi sta in alto si volga indietro, per un momento, a ripensare agli anni bui in cui precipitò l’Europa per l’ignominia delle sue classi dirigenti che nel mentre facevano professione di pace, si preparavano alla guerra. Oggi neanche più di pace parlano, ma solo di riarmo, di economia di guerra e di sacrifici a cui dovremo andare incontro.

Il dooms-day clock (**) segna 100 secondi alla mezzanotte nucleare e il fatto che la Commissione europea, invece di adoperarsi per disinnescare la miccia Ukraina, si predisponga alla guerra atomica, ne sposta le lancette ancora più avanti.

Se non è la ragione, l’amore per la vita o la pietà per i nostri figli a smuoverci da questo soporifero benessere che crediamo di meritarci, che sia almeno il “coraggio della paura”, di cui tante volte ci parlava Dario Paccino, a farci scendere in piazza per scongiurare la prossima e forse definitiva guerra.

da qui