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martedì 24 febbraio 2026

Torino, i dubbi dei poliziotti sugli scontri al corteo Askatasuna in una lettera al questore: “Scelte di ordine pubblico incomprensibili” - Vincenzo Bisbiglia e Giulia Marchina

 

Violenti lasciati agire senza contromisure adeguate. E poi blocchi posizionati male, comunicazioni radio ignorate e misure investigative fallimentari. È il senso di alcuni stralci di una lettera non ufficiale – che Il Fatto ha potuto visionare – circolata internamente alla polizia di Torino, da dove emerge malcontento e sconcerto da parte di una nutrita fetta di poliziotti torinesi per la gestione dell’ordine pubblico durante la manifestazione del 31 gennaio scorso. Missiva fatta arrivare al nuovo questore Massimo Gambino, che da quando l’ha ricevuta ha dovuto riprendere il dialogo per provare a riportare la calma nell’ufficio. Al termine del corteo in solidarietà al centro sociale Askatasuna, infatti, la frangia più violenta di antagonisti ha messo a ferro e fuoco la città della Mole. Il bilancio è stato di 96 poliziotti feriti, tra cui Alessandro Calista e Lorenzo Virgulti, che il giorno dopo hanno ricevuto la visita della premier Giorgia Meloni. Il pomeriggio di violenze ha portato all’accelerazione decisiva per l’approvazione in toto, il 5 febbraio, del decreto Sicurezza voluto dal ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi, provvedimento che si era incagliato nelle pieghe dei dubbi di altri ministri e del Quirinale.

Eppure i poliziotti torinesi autori della missiva al questore lasciano intendere che gli scontri sarebbero stati favoriti dall’inerzia della linea di comando, “responsabile – si legge – dei gravi fatti verificatisi”.

Il passaggio principale riguarda i 200 antagonisti “organizzati in modo compatto e coordinato” entrati in azione “un’ora e mezza dopo l’inizio delle violenze, fornendo di fatto un supporto determinante a soggetti che avevano già duramente impegnato e stremato gli operatori”. Nonostante questo gruppo si fosse posizionato, travisato, a circa 50 metri dallo sbarramento all’imbocco di Corso Regio Parco, “non risulta – scrivono gli agenti – essere stata diramata alcuna segnalazione in merito” alla loro presenza e alla loro “pericolosità”. Soprattutto, notano i poliziotti, non “risultano adottate misure idonee a prevenirne l’azione”.

Affermazioni molto dure, come per il fatto che “non sono state prese in considerazione da nessuno” le comunicazioni radio che chiedevano “un intervento risolutivo alle spalle del corteo” lasciando “i colleghi in balia di violenti attacchi”. Non solo. Si chiedono gli agenti come mai sia stato “consentito al corteo di percorrere corso Regina Margherita per un tratto così esteso, senza predisporre uno sbarramento più arretrato”. Circostanza rilevata dal Fatto lo stesso giorno.

Alcuni agenti del Reparto mobile ci hanno riferito in forma anonima – non poteva essere altrimenti, viste le ferree policy interne – che il sentimento di malcontento è comune. “C’erano colleghi che mi chiamavano in lacrime perché non sapevano cosa fare”, ci racconta uno di loro. Il questore Gambino, insediatosi appena 19 giorni prima del corteo, ha dovuto prendere atto delle lamentele. Al Fatto risulta siano state svolte riunioni di debriefing coinvolgendo le sigle sindacali. D’altronde sono mesi che serpeggiano dubbi sulla gestione dell’ordine pubblico a Torino. Il blitz dei pro Pal alle Ogr il 1° ottobre, innanzitutto. E poi il gravissimo assalto alla redazione della Stampa, del 28 novembre. “A Torino gli obiettivi sensibili sono pochi, si sapeva che avrebbero cercato di colpire la redazione: sarebbe bastato posizionare un blindato”, dice una fonte sindacale. Fatto sta che dopo il blitz al quotidiano torinese arrivò lo spunto decisivo per lo sgombero di Askatasuna.

Disordini che vanno avanti da mesi, dicevamo. Ma che, alla fine, ieri hanno prodotto l’ennesima operazione spot per il governo: 18 misure cautelari (5 arresti domiciliari, 12 obblighi di firma e un divieto di dimora) nei confronti di altrettanti militanti di Askatasuna e di altri gruppi antagonisti per gli incidenti provocati durante tutta la stagione delle proteste pro Pal, dall’occupazione dell’A4 a quella di Porta Susa, passando per Ogr e assalto alla Stampa. Obiettivo raggiunto: centro sociale prima sgomberato e ora, forse, decapitato.

da qui

giovedì 15 gennaio 2026

Garante della Privacy, vertici indagati per peculato e corruzione. Ecco tutte le spese nel mirino della Procura - Thomas Mackinson e Vincenzo Bisbiglia

 

Blitz della Guardia di Finanza presso la sede del Garante della Privacy in piazza Venezia. Su mandato della Procura di Roma coordinata dal procuratore aggiunto Giuseppe De Falco le Fiamme Gialle hanno eseguito sequestri di tabulati, telefoni cellulari, computer e documentazione sui rimborsi e sulle spese. Tutti i membri del collegio sono ufficialmente indagati: il presidente Pasquale Stanzione, Ginevra Cerrina Feroni, Agostino Ghiglia e Guido Scorza. L’accusa per loro è tripla: peculato, uso privato di beni pubblici, e corruzione.

Hotel, parrucchiere, macelleria
Dal 2021 al 2024, le spese per organi e incarichi istituzionali crescono da 851mila a 1 milione e 247mila euro. Come? Nel dettaglio: hotel a cinque stelle, cene pagate con carta dell’ente, parrucchiere (rimborsato a Cerrina Feroni), “pasti pronti” da macelleria per oltre 6mila euro in tre anni intestati a Stanzione, palestra, fitness e cure della persona. I costi di rappresentanza e gestione salgono da 20mila euro nel 2021 a 400mila nel 2024, in parallelo all’innalzamento del tetto mensile (da 3.500 a 5.000 euro) deciso dal Collegio nel 2020. L’accusa della Procura: “Avendo per ragioni del loro ufficio la disponibilità di denaro pubblico se ne appropriavano attraverso richiesta di rimborsi per spese compiute per finalità estranee all’esercizio del mandato”.

L’auto blu per FdI e i viaggi in business class
Agostino Ghiglia usa la Citroën C5X il 22 ottobre 2025 per recarsi alla sede di Fratelli d’Italia in via della Scrofa. Vigilia del voto sulla sanzione contro Report, nella sede avrebbe incontrato Arianna Meloni. Stanzione si fa accompagnare presso la casa di cura Santo Volto (27 novembre 2025). Per il G7 Tokyo (2023), costo ufficialmente comunicato 34mila euro, in realtà oltre 80mila (40mila solo voli). “Alcuni componenti hanno viaggiato in business class pur in assenza dei presupposti previsti dalla regolamentazione (durata superiore alle 5 ore senza interruzioni)”. Analogo per Georgia e Canada.

Il presidente Stanzione accampa rimborsi per “pasti pronti” alla macelleria Angelo Feroci: 1.551 euro (2023), 3.318 euro (2024), 1.750 euro (2025). Il segretario generale Angelo Fanizza testimonia che sono stati trovati “2-3 documenti con spese di circa 70 euro cadauno”, non fatture vere.

Stanzione, l’affitto anomalo e il B&B delle figlie
Un caso a parte, l’affitto di piazza della Pigna scoperto dal Fatto. Per il Presidente Stanzione il garante nel 2020 ha affittato un appartamento da 142 metri quadri al n. 56. Ma il Fatto scopre che lui stesso al 53, il portone accanto, aveva comprato un appartamento per le figlie che è adibito a B&B senza titolo né licenze. “Sulla stessa via insiste un altro immobile, sito al numero civico vicino, nel quale risulta insistere una struttura ricettiva nella forma di B&B, riconducibile a società facente capo alle figlie del Presidente Stanzione, i cui rapporti con i rimborsi da parte dell’Autorità sono in corso di accertamento”. La Procura sottolinea questa contiguità come “meritevole di ulteriore approfondimento investigativo”. L’affitto al 56 sale da 2.900 a 3.700 euro mensili “dopo rinegoziazione privata”, non comunicata formalmente all’ente.

Gli alberghi e i rimborsi degli altri tre
Cerrina Feroni alloggia solitamente presso il Sina Bernini Bristol in piazza Barberini. Nel fascicolo: “Una cena per sei-sette persone” e “una spesa dal parrucchiere pagata con la carta dell’ente, salvo poi successivo rimborso”. Ghiglia alloggia presso l’hotel Parco dei Principi. Nelle sue fatture compaiono voci per “bevande e fiori”. Scorza, unico residente a Roma, chiede rimborsi per alloggi e trasporti come pendolare.

Le tessere Volare e l’accusa di corruzione
Il capo di imputazione riferito alla corruzione è legato all’ipotesi di emissione di provvedimenti in ritardo o con sanzioni più leggere di quanto inizialmente previsto dagli uffici. In particolare nei confronti di Ita Ita Airways, che come responsabile della protezione dei dati aveva un legale dell0 studio E-Lex fondato da Guido Scorza, membro del Garante e nel quale ancora lavora moglie. La contropartita ipotizzata: a Marzo 2023 (stesso mese in cui ITA aderisce a “Finalmente un po’ di privacy”) i quattro ricevono da Ita tessere “Volare Executive” da 6mila euro l’una senza requisiti di chilometraggio.

Ombre anche sul procedimento sugli smart glasses Ray-Ban di Meta, la sanzione ipotizzata inizialmente pari a 44 milioni di euro viene progressivamente ridotta: prima a 12,5 milioni, poi a 1 milione, fino a essere annullata per intervenuta scadenza dei termini. Guido Scorza ne parla in termini positivi sui social, mentre Agostino Ghiglia avrebbe manifestato l’intenzione di “smontare” la relazione tecnica.
La Procura annota che i vertici dell’Autorità sapevano che il protrarsi dei tempi avrebbe fatto decadere il termine legale. In procedimenti paralleli, l’ASL Abruzzo 1, assistita sempre dallo studio E-Lex, si è vista comminare un semplice ammonimento, mentre l’ASL Napoli 3, in un caso analogo, è stata sanzionata per 30 mila euro.

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