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giovedì 9 gennaio 2025

Le lacrime dei nostri bambini - Vijay Prashad

 


Non solo lo sterminio subiscono, ma anche la cancellazione del nome. Le bambine e i bambini palestinesi hanno un nome, da vivi e da morti.

  

Il sottotitolo è mio. L’autore, intellettuale e attivista indiano di grande valore, come molte persone e molti popoli nel Sud Globale, considera l’umanità palestinese come propria umanità. Da qui “i nostri bambini”. L’immedesimazione e la compassione partecipe di chi viene dal mondo oppresso da secoli di colonialismo e di imperialismo del Nord Globale. Israele essendo un pezzo di Occidente, nato, foraggiato, armato, protetto dall’Occidente collettivo, Europa e Usa in testa.

E ricordiamo la testimonianza del medico chirurgo statunitense di origine ebraica Mark Perlmutter che ha operato a Gaza a proposito di bambini colpiti alla testa o nel petto a opera dei cecchini israeliani.

Nel mio articolo del novembre 2023 Israele, la questione palestinese e l’immane ipocrisia dell’Occidente scrivevo “Il sonno della ragione produce sempre mostri. Violenza per violenza, orrore per orrore. Ma con la netta differenza che i bambini palestinesi squartati sotto le bombe israeliane sono considerati formichine. Al pari delle formichine vietnamite, afghane, irachene, siriane, libiche, yemenite ecc. ecc. Non sono come i morti e i bambini uccisi, con tanto di nome e cognome, israeliani e occidentali in generale. Immane ipocrisia dell’Occidente” (Giorgio Riolo).

 

 

Nel dicembre scorso è uscito uno studio che mi ha fatto piangere. Intitolato Needs Study: Impact of War in Gaza on Children with Vulnerabilities and Families (Studio dei bisogni: impatto della guerra a Gaza sui bambini vulnerabili e sulle famiglie), è stato condotto dal Community Training Centre for Crisis Management (CTCCM) di Gaza. Scritto in uno stile medico-clinico, nulla del linguaggio usato avrebbe dovuto colpirmi nel modo in cui lo ha fatto. Ma i risultati dello studio sono stati scioccanti. Ecco alcuni dei fatti nudi e crudi:

Il 79% dei bambini di Gaza soffre di incubi.

L'87% di loro ha una forte paura.

Il 38% riferisce di aver fatto la pipì a letto.

Il 49% di chi si prende cura ha dichiarato che i loro bambini sentivano che sarebbero morti in guerra.

Il 96% dei bambini di Gaza sentiva che la morte era imminente.

Semplicemente, ogni singolo bambino di Gaza sente che sta per morire.

Questa newsletter, la prima del 2025, avrebbe potuto concludersi dopo l'ultima riga. Che altro c'è da dire? Ma c'è altro da dire.

Nel marzo del 2024, il Comitato delle Nazioni Unite per i diritti dell'infanzia ha rilasciato una dichiarazione molto netta sulla guerra in Sudan tra le forze armate sudanesi e i paramilitari delle Forze di Supporto Rapido, entrambe sostenute da un certo numero di potenze straniere. Quella dichiarazione riportava fatti molto pesanti:

24 milioni di bambini in Sudan - quasi la metà dei 50 milioni di abitanti del Paese - sono a rischio di “catastrofe generazionale”.

19 milioni di bambini non vanno a scuola.

4 milioni di bambini sono sfollati.

3,7 milioni di bambini sono gravemente malnutriti.

Il primo punto si riferisce alla totalità dei bambini del Sudan, tutti a rischio di “catastrofe generazionale”. Questo concetto, utilizzato per la prima volta dalle Nazioni Unite per descrivere i traumi e i contraccolpi subiti dai bambini a causa delle restrizioni del COVID-19, significa che i bambini del Sudan non si riprenderanno dal calvario che la guerra ha inflitto loro. Ci vorranno generazioni prima che nel Paese torni qualcosa di simile alla normalità.

Uno studio scientifico del 2017 ha rilevato che i traumi infantili profondi possono segnare una persona sia fisicamente che psicologicamente. I traumi riorientano il sistema nervoso in via di sviluppo dei bambini, rendendoli estremamente vigili e ansiosi anche a distanza di decenni. Questo processo, scrivono gli autori, genera un meccanismo chiamato “elaborazione potenziata della minaccia”. Non c'è da stupirsi che gli studi sui bambini che hanno vissuto guerre precedenti mostrino che soffrono in modo sproporzionato di condizioni mediche, tra cui disturbi cardiaci e cancro.

 

Nel marzo 2022, cinque medici provenienti da Afghanistan, India, Irlanda e Sri Lanka hanno scritto un'accorata lettera a The Lancet in cui ricordavano al mondo la situazione dei bambini afghani. Nel 2019, ogni bambino in Afghanistan era nato e cresciuto durante la guerra. Nessuno di loro ha conosciuto la pace. Gli autori hanno notato che “gli studi sugli interventi psicoterapeutici nei bambini e negli adolescenti afghani sono rari e le prove che hanno prodotto sono di bassa qualità”. Hanno quindi proposto un piano di assistenza sanitaria integrata per i bambini afghani che si basa sull'assistenza telematica e su professionisti non medici. In un altro mondo, il piano avrebbe potuto essere discusso. Alcuni dei fondi che avevano arricchito i mercanti di armi durante quella guerra sarebbero stati invece spesi per realizzare questo piano. Ma questa non è la strada che si segue nel nostro mondo.

L'affermazione sui mercanti di armi non è fatta a caso. Secondo una scheda informativa dell'Istituto Internazionale di Ricerca sulla Pace di Stoccolma (SIPRI) del dicembre 2024, le 100 maggiori aziende produttrici di armi e di servizi militari del mondo hanno aumentato le loro entrate combinate di armi del 4,2% nel 2023, raggiungendo l'incredibile cifra di 632 miliardi di dollari. Cinque aziende con sede negli Stati Uniti rappresentano quasi un terzo di queste entrate. Tra il 2015 e il 2023, queste 100 aziende hanno aumentato i loro ricavi totali da armamenti del 19%. Sebbene i numeri completi per il 2024 non siano ancora disponibili, se si osservano i documenti trimestrali dei principali mercanti di morte, i loro guadagni sono aumentati ulteriormente. Miliardi per i guerrafondai, ma niente per i bambini che nascono in zone di guerra.

Nel 2014, i bombardamenti di Israele su Gaza hanno causato la morte di bambini innocenti. Due incidenti nel luglio hanno colpito in modo particolare. In primo luogo, Israele ha lanciato un missile che ha colpito il Fun Time Beach Café (Waqt al-Marah) di Khan Younis alle 23:30 del 9 luglio. Nel bar, una struttura di fortuna a circa trenta metri dal Mar Mediterraneo, diverse persone si erano riunite per guardare la semifinale della Coppa del Mondo FIFA 2014 tra Argentina e Paesi Bassi. Erano tutti seri appassionati di calcio. Il missile israeliano ha ucciso nove giovani: Musa Astal (16 anni), Suleiman Astal (16 anni), Ahmed Astal (18 anni), Mohammed Fawana (18 anni), Hamid Sawalli (20 anni), Mohammed Ganan (24 anni), Ibrahim Gan (25 anni) e Ibrahim Sawalli (28 anni). Non hanno mai potuto assistere alla vittoria dell'Argentina ai rigori o alla vittoria della Germania in una partita molto tesa pochi giorni dopo.

I bombardamenti di Israele, nel frattempo, non si sono fermati. Tre giorni dopo, il 16 luglio, alcuni ragazzi stavano giocando a calcio - come se stessero rigiocando la Coppa del Mondo sulla spiaggia di Gaza - quando una nave della marina israeliana ha sparato prima contro un molo e poi, mentre i ragazzi scappavano dall'esplosione, contro i ragazzi. Israele ha ucciso quattro di loro - Ismail Mahmoud Bakr (9 anni), Zakariya Ahed Bakr (10 anni), Ahed Atef Bakr (10 anni) e Mohammad Ramez Bakr (11 anni) - e ne ha feriti altri.

Il bombardamento israeliano del 2014 su Gaza ha ucciso almeno 150 bambini in totale. Quando il gruppo per i diritti umani israeliano B'Tselem (nome completo B’Tselem – Il centro d’informazione israeliano sui diritti umani nei territori occupati) ha prodotto un messaggio pubblicitario per trasmettere i nomi dei bambini alla televisione israeliana, l'Israel Broadcast Authority lo ha vietato. Il poeta britannico Michael Rosen ha risposto alle uccisioni e al divieto con la bellissima poesia “Don't Mention the Children” (Non fare i nomi dei bambini).

 

    Non nominare i bambini.

    Non nominare i bambini morti.

    Il popolo non deve conoscere i nomi

    dei bambini morti.

    I nomi dei bambini devono essere nascosti.

    I bambini devono essere senza nome.

    I bambini devono lasciare questo mondo

    senza nome.

    Nessuno deve conoscere i nomi dei

    bambini morti.

    Nessuno deve pronunciare i nomi dei

    bambini morti.

    Nessuno deve nemmeno pensare che i bambini

    hanno un nome.

    La gente deve capire che sarebbe pericoloso

    conoscere i nomi dei bambini.

    Il popolo deve essere protetto dal

    conoscere i nomi dei bambini.

    I nomi dei bambini potrebbero diffondersi

    come un incendio.

    La gente non sarebbe al sicuro se conoscesse

    i nomi dei bambini.

    Non nominare i bambini morti.

    Non ricordare i bambini morti.

    Non pensare ai bambini morti.

    Non dire: “bambini morti”.

 

Sì, i bambini hanno dei nomi. Continueremo a nominare tutti quelli che riusciamo a ricordare. Non li dimenticheremo. Nel settembre 2024, il Ministero della Sanità palestinese ha pubblicato un elenco aggiornato dei nomi dei palestinesi uccisi nel genocidio Usa-israeliano dall'ottobre 2023 all'agosto 2024. Nell'elenco figurano 710 neonati la cui età è indicata come zero. Molti di loro avevano appena ricevuto il nome.

Sebbene l'elenco sia troppo lungo per essere riprodotto in questa sede, la storia di Ayssel e Asser Al-Qumsan è emblematica. Il 13 agosto 2024, Mohammed Abu Al-Qumsan ha lasciato il suo appartamento a Deir al-Balah, nella “zona sicura” centrale di Gaza, per registrare la nascita dei suoi due figli gemelli Ayssel e Asser. Ha lasciato i gemelli con la madre, la dottoressa Jumana Arfa (29 anni), che li aveva partoriti tre giorni prima all'ospedale Al-Awda di Nuseirat. La dottoressa Jumann Arfa era una farmacista formatasi all'Università Al-Azhar di Gaza. Pochi giorni prima di dare alla luce i suoi figli, aveva scritto su Facebook che Israele prende di mira i bambini, citando un'intervista con il chirurgo ebreo-americano Dr. Mark Perlmutter in un potente servizio di CBS News intitolato Children of Gaza (Bambini di Gaza). Quando Mohammed tornò dopo aver registrato i gemelli, scoprì che la loro casa era stata distrutta e che la moglie, i figli appena nati e la suocera erano stati uccisi in un attacco israeliano.

 

    Ayssel Al-Qumsan.

    Asser Al-Qumsan.

 

Dobbiamo dare un nome ai bambini morti.


https://consortiumnews.com/2025/01/03/vijay-prashad-tears-of-our-children/

giovedì 2 gennaio 2025

Sila, pallidula, rigida, nudula - Enrico Campofreda

 

Non c’è gioia né lieto fine nel recente Natale di Khan Yunis. E come potrebbe esserci se quello è diventato un angoscioso luogo di dolore e morte? Si muore, si muore continuamente in ogni modo, a ogni età, si muore a pochi giorni dalla luce sopraggiunta con un destino terribilmente segnato. Il filo vitale di madri che partoriscono alla maniera antica, col solo affanno,  non riesce a prolungarsi che di poche ore o di qualche giorno. Questo raccontano gli afflitti genitori di Sila che hanno cercato di offrirle il tepore dei propri corpi sotto il cielo di questi giorni comunque ghiacciato anche nella Striscia di Gaza. I loro fiati alla maniera degli animali della grotta di Betlemme, visto il periodo e i luoghi in cui la piccina nasceva, richiamano l’antica storia della cristianità. Ma per Sila l’avvìo è stato più crudele di quello del bambinello di Maria di Nazareth. Le tende del campo di sfollati di Al Mawasi riparano meno di inesistenti grotte, mentre le case, dopo più d’un anno di bombe, sono ammassi di macerie. E si deve stare lì, in quei lager di concentramento e sterminio, voluti da chi odia ogni famiglia del posto, decidendo che quelle dune devono rappresentare l’unico rifugio per un domani da trascorrere sotto la nuda terra. Un padre, che non è Jousef ma Mahmoud, dopo non averla sentita più piangere, poiché il poco latte del seno materno neppure riusciva a nutrirla, se l’è trovata pallida,  intirizzita,  praticamente nuda sotto i poveri panni gelati. Ha accompagnato il corpicino informe nella penosa inumazione, bianco fagotto, fra le sue braccia senza versare una lacrima e con la tragedia nel cuore.

da qui

domenica 16 giugno 2024

Il terrore e la tenerezza

Una mostra straordinaria, e racconti, testimonianze e resistenze dei bambini palestinesi sotto il terrore israeliano

Jeremy Lester e Claun Il Pimpa (in collegamento) all’ASCE

 

Lo scorso sabato 8 giugno al Centro ASCE di Selargius (Cagliari), all’interno di uno degli appuntamenti mensili col “Mercato contadino[i]”, si è svolto un incontro/dibattito attorno al dramma incommensurabile dei bambini in zona di guerra. In particolare, oggi, sull’osceno, deliberato, massacro dei bambini di Gaza[ii].

L’occasione è stata l’esposizione della mostra “Liberando l’immaginazione : Palestina 2023 – 2048”, dei disegni di bambini palestinesi del campo profughi Dheisheh, nei presi di Betlemme (wiki)

Lester e la sua mostra all’Asce

Disegni realizzati a conclusione di un progetto di arteterapia portato avanti fra dicembre 2023 e gennaio 2024 dal professor Jeremy Lester, che lo ha raccontato e illustrato. La mostra è stata presentata per la prima volta a Bologna (vedi qui in Bottega) lo scorso marzo[iii] e, grazie a Gian Luigi Deiana con l’Associazione per Antonio Gramsci di Ghilarza e COBAS Scuola Sardegna, è stata portata in Sardegna: a Oristano, Ghilarza e, appunto, a Selargius.

Deiana, Lester, Medda, Altieri

Oltre la testimonianza di Jeremy e della sua esperienza nel campo profughi di Dheisheh, sabato 8 sono state raccontate due altre storie lavoro coi minori in Palestina: quella di Marco Rodari-Claun Il Pimpa, che ha vissuto a lungo a Gaza ed era lì nell’estate del 2014, durante l’attacco israeliano detto  “Margine di protezione” (la disgustosa mania di dare dei nomi che dovrebbero rendere familiari i massacri), e dove mantiene amicizie e contatti coi clown della Gaza Circus School, che ha contribuito a fondare; e quella del Centro psico-pedagogico “La Casa dei Girasoli”[iv] di Quartu Sant’Elena, e del progetto “Territori Uniti 2023 – Sostegno ai centri per i diversamente abili nelle città di Yatta, Samou e Idhna”, raccontato dai Daniele Altieri e Ausilia Medda.

La mostra Liberando l’immaginazione sarà esposta in Scozia il prossimo settembre (a Glasgow e a Inverness), mentre in ottobre sarà portata in Grecia e in Turchia. Dopo sarà eventualmente a disposizione per essere mostrata, magari all’interno delle scuole. A Ghilarza i disegni sono stati esposti e raccontati in una scuola (presso l’IIS Mariano IV D’Arborea) suscitando un grande interesse da parte dei ragazzi. Anche per questo si sta pensando alla possibilità rendere la mostra disponibile anche in rete, in particolare per le scuole.

 

 

 

La Mostra

La raccontiamo con le parole dello stesso Lester e di Gian Luigi Deiana.

Liberando l’immaginazione

di Jeremy Lester

Esposizione dei disegni realizzati da bambini palestinesi tra il mese di dicembre 2023 e gennaio 2024.

“Per diverse settimane ho vissuto e lavorato in un campo profughi (Dheisheh), situato alla periferia della città di Betlemme. Quest’ultima collaborazione fa seguito a molti anni di lavoro in vari campi profughi in diversi paesi. In qualità di terapista psicologico specializzato con particolare attenzione alle situazioni dei rifugiati, quest’ultimo lavoro a Dheisheh mirava ad aiutare e sostenere i giovani che vivono nel campo.

 

 

 

Gli psicologi professionisti e accademici sostengono quasi sempre che la stragrande maggioranza dei bambini e dei giovani che sperimentano direttamente la vita dei rifugiati perdono quella capacità infantile “normale” di forme di immaginazione positive e creative. A causa di tutti i terribili orrori, le atrocità e le condizioni a cui sono stati sottoposti, semplicemente non riescono a immaginare un futuro che sia in alcun modo positivo. Per citare la prospettiva di uno di questi studi, ripetuta alla lettera in quasi tutti gli altri studi: “Osservare i bambini rifugiati mentre giocano è piuttosto interessante: i giochi sono più un’imitazione di ciò che vedono nella loro vita, piuttosto che una creazione della mente, dove le fantasie e i sogni possono sbocciare. Nel valutare la situazione, è stato piuttosto sorprendente vedere quanto fosse scarsa la loro capacità di proiettarsi in qualsiasi tipo di futuro.”

In breve, l’innocenza della loro infanzia è stata espropriata e di fatto distrutta. In effetti, è quasi come se la capacità della loro immaginazione fosse stata generata e distrutta. Invece di sogni positivi sul futuro, tutto ciò che hanno sono incubi terrificanti del passato e del presente, che vengono rivissuti più e più volte nella mente.

Come potenziale segno di questo fenomeno, molti bambini e ragazzi hanno preparato lettere di addio ai loro familiari e ai loro cari nella piena consapevolezza che ogni volta che si verifica un raid delle forze militari israeliane rischiano di essere uccisi. […]

Ciò che mi è stato quindi chiesto di fare a Dheisheh è stato di lavorare con un gruppo di giovani con l’obiettivo di cercare di ‘liberare’ la loro immaginazione dal pantano degli incubi di cui tutti soffrivano. L’approccio che ho adottato per questo compito è stato una forma di arteterapia.

Durante il periodo della mia permanenza, ho lavorato a stretto contatto con la principale organizzazione educativa del campo – LAYLAC – Centro d’Azione Palestinese per la Gioventù per lo Sviluppo Comunitario. La sua filosofia guida deriva da due scuole di pensiero: l’approccio alternativo/popolare all’istruzione e forme innovative e creative di servizio sociale.

Nelle settimane che ho trascorso con loro, li ho incoraggiati con successo a parlare degli orrori che avevano vissuto o a cui avevano assistito, dei loro incubi e della loro vita quotidiana nel campo. Partendo da queste basi, ho poi ideato modi in cui la loro immaginazione per un diverso tipo di vita potesse essere libera di perseguire percorsi molto più costruttivi e pieni di speranza. Il risultato finale di tutta questa collaborazione sono stati due quadri disegnati o dipinti da ciascun giovane. Il primo lavoro mirava a rappresentare o simboleggiare le loro vite e la loro condizione oggi. Inevitabilmente tutte queste prime rappresentazioni artistiche mostravano qualcosa di molto negativo. Per il secondo disegno, invece, sono stati incoraggiati a rappresentare o simboleggiare le loro speranze, sogni e desideri per una vita migliore nel futuro, non solo per sé stessi come futuri adulti, ma anche per i propri figli.

Sono state realizzate diverse bozze di ciascun disegno/dipinto e quando sono stati pronti per produrre le immagini finali, sono stati forniti fogli di carta artistica A3 di alta qualità. Anche se inevitabilmente alcuni disegni/dipinti sono piuttosto ingenui, molti di essi sono di notevole qualità artistica per ragazzi così giovani.

Tutto il tempo che ho trascorso con questi giovani è stata davvero un’esperienza che ha sollevato lo spirito. Dal punto di vista esterno, il campo potrebbe sembrare poco più di uno ‘slum’ grigio, squallido e disseminato di spazzatura, dove sicuramente nessuna felicità o contentezza potrebbe sopravvivere. Ma come il poeta irlandese W.B. Yeats, ha giustamente sottolinea: “Se guardi nel buio abbastanza a lungo, c’è sempre qualcosa lì”. O come ha acutamente osservato il mio grande amico e scrittore di fama internazionale John Berger: “… dalla spazzatura, dalle piume sparse, dalle ceneri e dai corpi spezzati, forse nascerà qualcosa di nuovo e bello”. In breve, una volta che si penetra all’interno, nel cuore della comunità, allora si scopre e si sente immediatamente il calore e il potere purificatore e curativo del vero spirito comunitario e della solidarietà.”

L’artista palestinese di Dheisheh Ahmed Hmeedat, i giorni scorsi ha mandato all’amico Jeremy un suo ritratto, accompagnato da queste parole: “Quando le persone lasciavano la Palestina dopo il 7 ottobre, tu, Jeremy, hai scelto di venire nonostante i rischi. Ti ringraziamo per tutto quello che hai fatto qui con noi.”

Ritratto di Jeremy, di Hamed Hmeedat

 

il ritratto di Jeremy sulla pagina Instagram di Ahmed

https://www.instagram.com/ahmedhmeedat/

Il terrore e la tenerezza: cielo e terra a Betlemme

di Gian Luigi Deiana

La crudeltà del rapporto tra la guerra e i bambini è comunemente intuibile, ma sostanzialmente trascurata: la percezione ne è effimera e rifugge dal pensiero riflesso; e del resto i bambini non rientrano nella vera contabilità della guerra: non hanno titolo a risarcimento, non hanno accesso alla diplomazia, e non hanno alcun peso nei libri di storia: loro malgrado, essi sono solo gli angeli inviati dal destino nell’inferno, quello in cui si sono trasformate le loro culle, i loro banchi di scuola e le loro strade.

Grazie a qualche fotografia, meravigliosa e rara, abbiamo imparato a conservare una memoria dei bambini delle riserve indiane, dei bambini delle deportazioni, della bambina vietnamita in fuga dal napalm, e di molti altri luoghi di catastrofe: ma solo una memoria fugace, che non abbiamo mai trasmesso ad altri, e che anche quando riportata sui libri, letteralmente, “non fa testo”.

Ma la guerra di Gaza, oggi in corso, è forse qualcosa di più: essa, forse per la prima volta, comincia a essere percepita come una guerra contro i bambini: “contro i bambini”, nella sua essenza. Pure, la percezione non è pensiero, non è riflessione, non è argomento, non è discorso: perché i suoi protagonisti sono sempre angeli muti; e allora, in questo loro mondo “indicibile”, come farli parlare?

Jeremy Lester, un vecchio professore inglese da anni impegnato in vari campi profughi del calvario mediorientale, nel contesto della tragedia palestinese oggi in corso si è dedicato a questa missione: convincere gli angeli a disegnare, per esprimere con immagini l’inesprimibile.

Ma come poter tradurre in immagine il caos del mondo in pezzi? Della casa sfracellata, del fratello mutilato, dei mattoni spezzati, della madre morta…? Come poter confidare di nuovo in una “trama”, una tessitura che possa dirsi propriamente umana? Jeremy ha proposto una condizione elementare, ovvero ancorare ‘due’ immagini su un ‘legame’: “come vedi il tuo mondo oggi, e come desideri il tuo mondo domani?”.

Se due immagini possono fare un legame, e dieci bambini possono fare ciascuno due immagini, il legame diventa già un argomento: si può radicare nel suolo, per quanto questo sia cosparso di macerie, e si può radicare nell’anima, per quanto questa sia ammutolita e persa; è una traccia che parla: l’angelo la esprime, e io, tu, lui e altri possiamo leggerla e conservarla.

Non è una stella cometa in un cielo di presepe: è una traccia in terra, segnata dai bambini del campo profughi di Deisheh, a Betlemme.

Jeremy Lester

Jeremy Lester è stato per circa trent’anni professore di filosofia e scienze politiche in Inghilterra, all’università di Reading. Per ragioni di famiglia e di lavoro risiede tra Bologna e Parigi. ‘Visiting Professor’ presso l’Università Ca’Foscari di Venezia, l’École des Hautes Études Internationales et Politiques a Parigi e l’Università degli studi Roma Tre.

Jeremy Lester

Autore di opere di argomento culturale, filosofico e politico, grande amante della Sardegna e studioso di Gramsci. Autore di opere di argomento culturale, filosofico e politico, ha già pubblicato Modern Tsars and Princes: The Struggle for Hegemony in Russia (Verso, 1995), The Dialogue of Negation: Debates on Hegemony in Russia and the West (Pluto Press, 2000) e, per i tipi di Verba Volant, Six Characters in Search of a Dialogue (2007), Stones of Resistance: A Tribute to Antonio Gramsci (2008), Unframed Pictures: Radical Tales from Latin America (2008), Que Viva Oaxaca! (2010), In Search of Caliban and the ‘Red Plague’: A Journey Through Latin America (2012), Spogliateci tutti Ignudi (2015).

Approfondimenti

Per chi volesse approfondire riportiamo anche due schede su Claun Il Pimpa (in Bottega ne abbiamo parlato  qui QUI e  e QUI);

e sul progetto Territori Uniti 2023.  patto-di-amicizia-tra-quartu-e-3-comuni-palestinesi     CentroPedagogico

Marco Rodari-Claun Il Pimpa e la Gaza Circus School

Clown Aloosh a Gaza

https://www.facebook.com/aloo300

Aloosh e Maroosh sono due clown della Gaza Circus School, una scuola di  clownerie e la giocoleria che, anche in questi terribili mesi di conflitto è riuscita a operare nella Striscia di Gaza, cercando di alleviare le sofferenze delle bambine e dei bambini di Gaza. Spostandosi al seguito del continuo esodo provocato dai dai bombardamenti israeliani e operando fra le macerie di scuole, ospedali e strutture di assistenza, anche grazie al coordinamento del CISS Cooperazione Internazionale Sud Sud, questi straordinari “operatori del sorriso”  cercano di portare qualche momento di fuga dal terrore continuo degli attacchi alla popolazione civile, che ha già visto un numero inaudito di bambini morti, feriti e mutilati.

Il Pimpa a Gaza nel 2014

Marco Rodari è l’operatore lombardo che ha contribuito a creare la Gaza Circus School, continua a tenere i contatti e continua a supportare i clown Aloosh, Maroosh e gli altri che son riusciti con coraggio a operare sotto le bombe. Marco Rodari era a Gaza nell’estate del 2014, ed ha vissuto in prima persone i quasi due mesi di bombardamenti israeliani che provocarono migliaia di vittime, fra cui quasi 600 bambine e bambini.

Rodari ha fondato nel 2015 l’associazione “Per far sorridere il cielo” e, nel 2023, è stato insignito da Mattarella del titolo di Cavaliere dell’Ordine al merito proprio per la sua attività nei teatri di guerra.

“Territori Uniti 2023 – Sostegno ai centri per i diversamente abili nelle città di Yatta, Samou e Idhna”.

Lo scorso mese di aprile, per una decina di giorni, il Centro psico-pedagogico “La Casa dei Girasoli” , in collaborazione con l’Associazione SpazioAcca Aps , , hanno tenuto a Quartu Sant’Elena un training avanzato per le operatrici e gli operatori delle città palestinesi di Yatta, Samou e Idhna in Cisgiordania.

Il training è parte di un progetto di cooperazione internazionale finanziato dalla Regione Sardegna e dal Comune di Quartu, con alcune municipalità del distretto di Hebron in Cisgiordania, “impegnate a fare rete e rafforzare le proprie competenze per la gestione delle disabilità legate ai disturbi dello spettro autistico”.

Gli operatori e le operatrici sono stati impegnati nell’apprendimento di tecniche per la gestione dei giovanissimi e dei giovani adulti con disabilità, attraverso seminari e laboratori orientati allo sviluppo delle capacità motorie, cognitive e comportamentali in ambiti sociali allargati e nel contesto scolastico, (…) anche con momenti di apprendimento frontale con primari specialisti della materia sia in presenza che in videoconferenza.

NOTE

[i] Il Mercato Contadino al Centro Asce si svolge la seconda domenica del mese (il sabato pomeriggio nei mesi estivi) al Centro ASCE sulla SS 387 al km 8’00 (Monserrato-Dolianova), prevede oltre all’esposizione di prodotti agricoli a km zero anche un pranzo sociale, l’organizzazione di presentazione di libri e dibattiti, spettacoli musicali e teatrali.

[ii] Bambini presi di mira deliberatamente dall’esercito israeliano, come ha affermato Marco Rodari -Claun Il Pimpa, proprio allo scopo di convincere la popolazione a fuggire da luoghi in cui appariva evidentemente non poter garantire la sicurezza dei bambini, in una fuga infinita e senza via di scampo.

[iii] In rete è possibile vedere la presentazione che ne fu fatta al Circolo della Pace al Pratello a Bologna, con la partecipazione di Bifo, Alberto Masala, Carlo Rovelli e Giuseppe Palumbo        https://www.youtube.com/watch?v=9hRVQHT68WI

[iv] https://www.spazioacca.org/associazione/


da qui