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lunedì 16 marzo 2026

Dove non mi hai portata. Mia madre, un caso di cronaca - Maria Grazia Calandrone

una bambina di otto mesi viene lasciata in un parco di Roma, appena viene trovata i genitori si allontanano e vanno incontro al loro destino.

quello che sorprende del libro è la ricerca, come in un noir, che la bambina lasciata nel parco, autrice del libro, come Pollicino,  racconta la vita della madre, Lucia Galante, seguendo le tracce del suo passaggio sulla terra, e ricostruendo quello che manca, in maniera verosimile e convincente.

non c'era il divorzio allora e le donne potevano parlare solo perchè avevano la voce.

qualche anno dopo le cose sono migliorate, ma ormai troppo tardi per Lucia e Giuseppe, braccati dalla legge (allora una legge di merda).

memoria viva, e dolorosa, Maria Grazia Calandrone scrive un libro imperdibile.

ps: se qualcuno ha letto L'arminuta, di Donatella Di Pietrantonio, troverà che la protagonista, Adriana, e Lucia sono due bambine gemelle, e capirà quanto sia vera la frase di Fabrizio De André "dai diamanti non nasce niente, dal letame nascono i fior",



 

Un libro che trascende i generi letterari. Non è prosa, non è poesia, non è un giallo, non è una biografia. È vita. Pura vita. Un libro da leggere e rileggere.

da qui

 

…Come una detective, Maria Grazia Calandrone ricostruisce la sequenza dei movimenti di Lucia e Giuseppe, enumera gli oggetti abbandonati dietro di loro, s’informa sul tempo che impiega un corpo per morire in acqua e sul funzionamento delle poste nel 1965, per capire quando e dove i suoi genitori abbiano spedito la lettera a l’Unità in cui spiegavano con poche parole il loro gesto. Dopo Splendi come vita, in cui l’autrice affrontava il difficile rapporto con la madre adottiva, Dove non mi hai portata esplora un nodo se possibile ancora più intimo e complesso. Indagando la storia dei genitori grazie agli articoli di cronaca dell’epoca, Calandrone fa emergere il ritratto di un’Italia stanca di guerra ma non di regole coercitive. Un Paese che ha spinto una donna forte e vitale a sentirsi smarrita e senza vie di fuga. Fino a pagare con la vita la sua scelta d’amore.

https://www.newitalianbooks.it/it/dove-non-mi-hai-portata-mia-madre-un-caso-di-cronaca/

 

…Ma all’orizzonte c’è Giuseppe, l’amore vero e l’amore passionale. Travolto dalla passione per Lucia, Giuseppe si dimentica di moglie e figli, perché Lucia per lui è il primo, vero amore. Una moglie vergine di un altro che non la merita perché non riesce nemmeno a toccarla. Questa convinzione lo lega sempre più a Lucia Galante che presto darà alla luce la loro bambina, Maria Grazia.

Giuseppe, per non mettere la giovane Lucia in una posizione di scandalo per lei insostenibile, la porta con sé a Milano. È la fuga di due innamorati, ma anche un gesto disperato.
La grande città non fornisce più occasioni di lavoro come una volta. Lontani dal paese, i due muoiono letteralmente di fame con i pochi lavori a giornata che Giuseppe riesce a rimediare. Il viaggio dei due amanti si trasforma infine in un’odissea, da Milano a Roma in una peregrinazione senza requie. La scrittrice dà conto delle inique leggi dell’epoca in materia di divorzio e intreccia parecchi scenari per dare contezza di un finale estremo: l’abbandono della bambina, che è poi lei, Maria Grazia. Nulla tuttavia sarà lasciato al caso, perché l’intento di Giuseppe e Lucia è quello di promettere alla piccola una nuova vita, una vita migliore della loro.

I genitori capiscono che la bambina non può vivere in quella casa dove manca tutto, quindi decidono di lasciarla in un posto dove non passa troppa gente, ma non è nemmeno isolato: accanto alle imponenti colonne di Villa Borghese. La decisione estrema di Giuseppe e Lucia è frutto della mancanza di cibo e di conforto, ma soprattutto della scarsità di leggi e tutele. A ucciderli è la stanchezza di non trovare un proprio posto nel mondo.
Ma il finale è in fondo una promessa di futuro e la parte più intensa di un libro che è bellezza pura, perché dentro c’è tutto: la vita e la morte. Ci siamo anche noi lettori in questa poesia in prosa.

https://www.sololibri.net/Dove-non-mi-hai-portata-Maria-Grazia-Calandrone.html

 

 

 

 

Mia madre, un caso di cronaca   podcast

https://www.raiplaysound.it/programmi/miamadreuncasodicronaca

mercoledì 1 novembre 2023

Mia madre è un fiume – Donatella di Pietrantonio

Opera prima di Donatella di Pietrantonio, una storia familiare, con la quale occorre fare i conti. Una mamma ormai vecchia è seguita da un figlia, che ritrova la madre, i loro rapporti sono stati freddi, lontani, dolorosi.

La mamma faceva parte di una famiglia contadina, poverissima, ai limiti della sussistenza, a volte sotto quei limiti.

Quando Esperina partorisce la bambina i ritmi della vita contadina costringono la mamma a un rapporto minimo e superficiale.

La bambina cresce, soffrendo della mancanza di amore materno, alla fine andrà via, e si farà la sua vita.

Ma quando la madre ha bisogno la figlia riappare, per aiutarla, per quanto possibile, la madre è diventata come una bambina.

E per la figlia sarà l’occasione di fare i conti, di capire, di spiegare le ragioni di entrambe.

Il racconto della vita della madre, della sua famiglia di origine, è quello di una famiglia poverissima, di una comunità ai margini dell’economia, quella contadina e di sussistenza, come in quasi tutta l’Italia, che ha fornito i milioni di migranti (economici) che hanno popolato il mondo*.

Il libro non vi lascerà indifferenti, se siete ancora vivi.

 

*trovate e guardate anche questo film (Manodopera – Interdit aux chiens et aux italiens), se potete, per sapere qualcosa di quel nostro mondo antico, ma non troppo.

 

 

 

Una donna, ormai anziana, mostra i primi segni della malattia che le toglie i ricordi, l’identità, il senso stesso dell’esistenza. È tempo per la figlia di prendersi cura di lei e aiutarla a ricostruire la sua storia, la loro storia. Inizia così il racconto quotidiano di piccoli e grandi avvenimenti, a partire dalla nascita della mamma, Esperia, e delle sue cinque sorelle, nate da un reduce tornato comunista dalla Grande Guerra e da una contadina dritta ed elegante, malgrado le fatiche della campagna. I fili delle loro esistenze si svolgono dagli anni Quaranta fino ai nostri giorni, in un Abruzzo “luminoso e aspro”, che affiora tra le pagine quasi fosse una terra mitologica e lontana. Giorno dopo giorno sfilano i personaggi della famiglia, gli abitanti del piccolo paesino ancora senza acqua né luce; personaggi talmente legati a una terra avara, da tollerare a malapena trasferimenti a breve distanza – la ricerca di un lavoro, l’occasione di poter frequentare una scuola “in città” – partenze che si trasformano in vere emigrazioni con il solo scopo del ritorno. Sono ricordi dolcissimi e crudeli, pieni di vita e di verità, che ricostruiscono la storia di un rapporto e di un’Italia apparentemente così lontana eppure ancora presente nella storia di ognuno di noi.

da qui

 

…ne esce una confessione, quasi un’elaborazione di sentimenti presenti in età adulta in una donna che si trova a invertire il suo ruolo da figlia a madre-badante della sua genitrice anziana ammalata. A complicare la situazione c’è un prerequisito: il loro rapporto è andato storto da subito, ossia fin dalla nascita. La scrittura adoperata, in più, non è sempre sciolta e scorrevole. Ci son diverse metafore che danno una certa poeticità al romanzo e nello stesso tempo in antitesi vi son frasi d’impatto – mia madre sa di morte, l’amore per lei è colpevole di non aver saputo trovare le vie del suo – se non addirittura interi periodi in cui pensieri e sentimenti forti vengono fuori in maniera pungente. Allora bummm un colpo violento allo stomaco scatena la domanda: perché proprio con chi dovremmo avere un rapporto amorevole, di gratitudine per antonomasia, siamo molto intransigenti e giudici? Perché è così difficile perdonare? Lo si può capire dai flash-back molto esaudenti presenti, nei quali oltre che essere narrazione di vita soggettiva con liberazione di emozioni della protagonista e soprattutto della voce narrante della figlia, descrivono un paesino montano della regione abruzzese agli inizi del secolo…

da qui

 

…Quando il libro mi è stato regalato, non l’ho letto subito, ma l’ho tenuto in serbo come qualcosa di prezioso. La scrittura di Donatella Di Pietrantonio mi cattura. Sempre. Già dalla prima pagina ho riconosciuto sentimenti provati, sensazioni nebulose che fatichiamo ad estrapolare dal profondo, qualcosa che rimane lì, molto ben conservato.
E’ un’esplorazione audace che si libera attraverso espressioni che raspano dentro, grattano, non si accontentano della superficie, in uno stile secco e fluido.

Certe volte la odio. Odio il tempo che mi costa. Non riesco ad usarle dolcezza. Non la tocco mai. Immagino solo di poterla accarezzare, sulle braccia, le mani deformate dall’artrosi. Non mi avvicino, se ci provo sento la forza che si oppone quando accosti i poli dello stesso segno di due calamite. Non le ho perdonato niente.


Consapevole di un’eredità che non si può scrollare, la figlia cura la madre, ma è incapace di prendersene cura.
Grazie davvero a quest’autrice che, mentre infonde stilettate alle nostre coperture, ai tentativi di celare sofferenze mai dipanate, ci quieta nel momento in cui riconosciamo le nostre imperfezioni.

da qui