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giovedì 5 giugno 2025

Università di Torino, 48 prof congelano le carriere per l’assunzione dei precari: “Prima dare un futuro a chi tiene in piedi la didattica” - Youssef Taby

Per la prima volta un dipartimento accademico sospende gli avanzamenti professionali per destinare le risorse alle assunzioni. Con i contratti in scadenza, si rischia l'emorragia del personale

 

All’Università di Torino succede qualcosa che potrebbe segnare un precedente nazionale: per la prima volta, un dipartimento ha deciso di sospendere i passaggi di carriera da professore associato a ordinario per destinare le risorse disponibili alla stabilizzazione del personale precario. Accade nel Dipartimento di Culture, Politica e Società (CPS), dove il 20 maggio una mozione in tal senso è stata approvata dal Consiglio di Dipartimento. Una decisione netta, nata dalla proposta di 48 professori associati su 68, che si sono detti pronti a rinunciare – almeno per ora – alla propria progressione di carriera, pur di accendere i riflettori su un sistema che esclude.

“È un atto politico quello di noi associati. Un gesto di solidarietà, ma anche un segnale forte contro una riforma che, insieme ai tagli strutturali, sta devastando l’università italiana. Non possiamo continuare a far finta di niente mentre tutto crolla” spiega Sandro Busso, professore associato di Sociologia dei fenomeni politici.

Contro il precariato cristallizzato dalla riforma Bernini – Concretamente, la mozione blocca due passaggi alla prima fascia (su cinque previsti) che erano stati programmati dalla precedente direzione. Ma dietro c’è molto di più. La riforma voluta dalla ministra Anna Maria Bernini ha introdotto nuove figure contrattuali, eliminandone altre, senza però modificare il meccanismo dei punti organico. Il risultato, denunciano in molti, è un sistema che cronicizza il precariato invece di superarlo. E in un dipartimento come il CPS, dove tra il 2024 e il 2027 andranno a scadenza numerosi contratti, la prospettiva è quella di una vera emorragia di competenze. “Questa non può essere la soluzione e non deve esserlo. Ma è un modo per dire che non ci rassegniamo. È una misura provvisoria, uno strumento per richiamare l’attenzione su una questione che non riguarda solo i precari, ma tutta la comunità accademica” spiega Busso.

La rinuncia dei professori associati per aiutare i precari e l’università – La proposta nasce proprio dai docenti interessati alla progressione. Sono loro, gli associati, a firmare una lettera che chiede di rinviare i passaggi di carriera e di usare invece i punti organico per assumere e stabilizzare. “Abbiamo detto chiaramente: siamo disposti a sospendere le nostre carriere, a patto che si garantisca un futuro a chi oggi tiene in piedi la didattica e la ricerca in condizioni di incertezza permanente” racconta Busso. Il documento è stato portato al Consiglio di Dipartimento come linea di indirizzo. Dopo una discussione intensa, è stato approvato a larga maggioranza, pur con alcune posizioni contrarie.

La prossima scadenza sarà a luglio, quando si dovrà procedere alla programmazione definitiva: in quella sede, se la linea di indirizzo sarà confermata, le progressioni verranno congelate e le risorse saranno destinate ai precari.

Pochi docenti, troppi precari – Una battaglia data anche da una contraddizione evidente per chi vive l’università. I docenti sono pochi, i precari tantissimi. Attualmente ci sono 121 docenti per circa 7.800 studenti, ovvero uno ogni 65. Un rapporto che in passato ha toccato anche punte di uno su 80. Eppure, malgrado la carenza, molte figure fondamentali – ricercatori, assegnisti, collaboratori alla didattica – rischiano di uscire dal sistema senza alcuna prospettiva di stabilizzazione. “È anche un modo per interrogarci su un sistema che ha troppo spesso premiato l’appartenenza e la protezione accademica, penalizzando invece chi ha costruito percorsi scientifici validi ma meno allineati” sottolinea Busso. “Il nostro gesto vuole rompere con certe logiche. Non è facile, ma necessario”.

Un segnale che non è passato inosservato. L’Assemblea Precaria Universitaria ha definito la decisione “un primo atto concreto che rompe con le logiche di categoria”. E ora l’attesa è tutta per le prossime mosse: “Ci auguriamo che altri dipartimenti, a Torino e altrove, abbiano il coraggio di seguire questa strada” scrivono in una nota. Nel vuoto di risposte strutturali e in un sistema sempre più toccato dalle riforme, il CPS prova a invertire la rotta, perché come ricorda ancora Busso “non possiamo restare fermi mentre l’università viene smantellata, pezzo dopo pezzo”.

Il precedente: No alla collaborazione a accademica con Israele – Il gesto del CPS non è isolato nella storia del dipartimento, già noto per scelte nette e controcorrente. È stato tra i primi in Italia a esprimere dissenso pubblico sugli accordi accademici con le università israeliane, alimentando il dibattito sul boicottaggio. Oggi, la battaglia si sposta su un piano diverso, più interno ma altrettanto politico.

da qui

martedì 21 aprile 2020

Bella ciao, cantano i vigili del fuoco inglesi




Salviamo le persone, non le banche







El Sindicato Profesional de Bomberos de FSP-UGT manifiesta su absoluta repulsa a la intención de expedientar a los compañeros de La Coruña que se negaron a colaborar en el desahucio de una vivienda, por entender que no entra en nuestra competencia, por ser éste un asunto de orden público en el que no existía peligro ni riesgo para las personas, ni para los bienes.
De la misma forma, rechazamos ser instrumentos de una maquinaria injusta que deja en la calle a una persona de 85 años, solamente por impago de un mes de alquiler. “Nosotros solo abrimos la puerta de una vivienda cuando existe un peligro cierto contra la integridad de las personas o los bienes, pero nunca para rescatar un banco”.
Los bomberos siempre estaremos del lado de la Ley y de los ciudadanos, de nuestras competencias, pero nunca de aquellos que quieran desnaturalizar nuestro trabajo en aras de una pretendida justicia y del cumplimiento de una Ley que no contempla el sufrimiento, la angustia, la desesperación de las personas ante la inminente perdida de su vivienda, un derecho que recoge nuestra Constitución.
El Sindicato profesional de bomberos de FSP-UGT manifiesta su total apoyo a los compañeros de La Coruña, en su negativa al requerimiento ante un desahucio de una mujer de 85 años e instamos a todos los compañeros de los diferentes Cuerpos de Bomberos del estado a cumplir de forma estricta nuestras competencias, es decir, actuar en caso de existencia real de peligro para personas o bienes, extremos que no se cumple en los desahucios.




mercoledì 3 giugno 2015

solidarietà turca


Girate, spalle a Erdogan, le donne turche protestano contro le ultime dichiarazioni del capo di Stato, giudicate sessiste. "Vi prego di perdonarmi, ma la mia decenza non mi permette di dirvi cosa significa voltare le spalle a me e fare il segno di vittoria", ha detto Erdogan il primo giugno, commentando il gesto fatto da alcune donne al passaggio del bus sul quale viaggiava il presidente (VIDEO). E' successo nella provincia di Igdir, nella Turchia orientale, protagoniste un gruppo di sostenitrici del partito filo curdo Hdp. "Se avete un pò di gentilezza, onore e capacità, allora il posto per la politica è il Parlamento", ha aggiunto il premier, affermando che solo le deputate hanno il diritto di protestare contro il presidente turco. E la protesta corre anche sui social network con l'hashtag #sirtimizidonuyoruz.



Erdogan "smetta di fare il bullo con i giornalisti solo perché non gli piace quello che scrivono". La tensione tra il presidente turco e i media alla vigilia dell'importante tornata elettorale del 7 giugno è altissima, dopo le minacce rivolte ieri dal presidente Erdogan a un giornale "colpevole" di aver rivelato il coinvolgimento della Turchia nelle forniture di armi alla Siria. L'avvertimento arriva dall'osservatorio internazionale con base a New York 'Committee to Protect Journalists'. Ma decine di giornalisti in tutto il Paese si sono ribellati, mettendo letteralmente la faccia per difendere Can Dundar, direttore del quotidiano Cumhuriyet. Riferendosi allo scoop con cui venerdì il giornale aveva rivelato la presenza di armi su alcuni camion dei servizi segreti di Ankara diretti in Siria lo scorso anno, Erdogan aveva avvisato che Dundar "pagherà un caro prezzo", accusandolo di "spionaggio".

Oggi giornalisti, intellettuali e artisti hanno espresso la loro solidarietà sulla prima pagina del quotidiano. Sotto la frase "io sono responsabile", decine di personalità hanno fatto pubblicare foto e nomi stampati per non lasciare solo Dundar...

Un pm turco ha chiesto una condanna l'ergastolo per il direttore del quotidiano di opposizione Cumhuriyet, Can Dundar, minacciato dal presidente Recep Tayyip Erdogan dopo che venerdì aveva pubblicato le immagini di armi destinate a gruppi armati islamici in Siria a bordo di camion scortati dai servizi segreti del Mit, riferisce Hurriyet online....