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mercoledì 24 novembre 2021

Totem e tabù

Sottotitolo: Decrescìta o barbarie

 

Crescita

Dice Antoine Lavoisier: “Nulla si crea, nulla si distrugge, tutto si trasforma”.

Tutti sono d’accordo, a parte i pazzi, che il petrolio, il ferro o il carbone non si creano (se non in milioni di anni), e che il loro consumo si trasforma in inquinamento (con conseguenze sul clima, ci dicono gli scienziati).

 

E tutti possono capire quest’altro concetto, in parole semplici: “La terra è un sistema chiuso, le risorse sono limitate, gli attuali ritmi di sviluppo dell'umanità stanno rapidamente distruggendo il capitale naturale e, se non verrà invertita la rotta, l'esito inevitabile sarà il collasso”. (da qui)

 

Proprio quando all’inizio degli anni ’70 del secolo scorso l’Earth Overshoot Day (QUI, in italiano Giorno del Superamento Terrestre, del sovrasfruttamento della Terra o dello sforamento) ha iniziato ad avere valori preoccupanti, sempre più preoccupanti, tanto che ormai si arriva ormai a consumare ogni quasi due volte le risorse disponibili sul pianeta, nel 1972 anche il Club di Roma (qui i dubbi sulle motivazioni dei loro lavori) scriveva “I limiti alla crescita” (in italiano, chissà perché, la parola crescita è stata sostituita con sviluppo).

 

Se spiegassi a uno che non capisce d’economia la crescita direi che è come un palloncino o un pallone che se viene gonfiato troppo scoppia, esattamente quello che sta succedendo al pianeta pallone Terra.

 

La crescita, oltre certi limiti, è una malattia, si pensi alla crescita di peso di chi mangia troppo (stile McDonald, grassi, grassi e grassi) o alla crescita delle cellule tumorali, per fare un paio d’esempi.

 

Se oggi volessimo trovare un’immagine che possa sintetizzare come siamo messi con l’Earth Overshoot Day in tempi di capitalismo - che se non è il pensiero unico, è comunque il sistema economico unico - sarebbe quella qui sotto.

 


 

Fino a che l’Earth Overshoot Day restava su valori “sostenibili” nessuno (o quasi) criticava la crescita, la crescita era (ed è ancora) il Totem dell’umanità, oggetto del desiderio di governi, imprese, sindacati, lavoratori, il numeretto che misura la crescita si chiama PIL.

Negli ultimi 50 anni tanti hanno criticato il Pil e la crescita che misura, proponendo altri indici per misurare il benessere delle persone e del pianeta, la felicità, la sostenibilità dell’economia (per esempio qui se ne trovano alcuni).

 

Ricordo il motto dei Giochi Olimpici, dal 1924, Citius altius fortius (è un'espressione latina che significa "più veloce, più alto e più forte"), elogio delle “magnifiche sorti e progressive”, di cui Leopardi già diffidava nel 1836.

 

Gli antichi Greci avevano una parola, hỳbris, che è la “personificazione della prevaricazione dell’uomo contro il volere divino: è l’orgoglio che, derivato dalla propria potenza o fortuna, si manifesta con un atteggiamento di ostinata sopravvalutazione delle proprie forze, e come tale viene punito dagli dèi direttamente” (qui)

 

Non c’è una parola più chiara per descrivere il comportamento economico dell’umanità da quando il capitalismo è la religione più diffusa urbi et orbi (leggi qui)

 

Se oggi volessimo trovare un’immagine simbolo della crescita, un totem a cui inchinarsi, oggetto del desiderio, potrebbe essere questa:

 


nave da crociera, a Venezia, un’imbarcazione citius altius fortius.

 

Se volessimo misurare il settore delle crociere non solo dai profitti di quelle imprese (cioè il mondo del PIL) sarebbe importante tenere in conto un dato come questo:

“…la flotta di 47 navi della Carnival Corporation,(prima compagnia di navi da crociera al mondo, che include tra le altre anche Costa Crociere) emette ogni anno una quantità di ossidi di zolfo (SOx) 10 volte superiore all'intero parco auto circolante in Europa (oltre 260 milioni di veicoli)...” (da qui)

 

Sarà chiaro che siamo messi male, o meglio, il pianeta per come lo abbiamo conosciuto, anzi, le popolazioni a rischio, soprattutto i poveri, sono e saranno messi male, NON siamo tutti sulla stessa barca, alcuni stanno sulla nave da crociera, molti su una barchetta in balia delle onde (leggine qui)

 

Lo capiscono anche i bambini, se si gonfia troppo un pallone alla fine scoppia, e il pallone Terra sta scoppiando.

Stiamo usando quasi due pianeti all’anno, da molti, troppi anni, vuol dire consumare le risorse naturali, che da beni comuni da rispettare e proteggere, da usare in modo sostenibile, sono diventate sempre più risorse economiche privatizzate, da usare in modo insostenibile (nel senso di consumo e distruzione irreversibile).

 

Decrescita

Esiste un’alternativa al motto olimpico, che Alex Langer (qui) ha pronunciato: lentius, profundius, suavius ovvero più lento, più profondo, più dolce, che dal punto di vista economico non è altro che la decrescita.

Per chi negli ultimo 50 anni era distratto rimando alla pagina di wikipedia, su cosa è la decrescita.

Chi l’ha messa al centro del dibattito economico, ignorato dal mainstream neoliberale, sostenitore a oltranza della crescita, è Serge Latouche, economista eretico, meriterebbe il premio Nobel per l’Economia, qui una scheda su di lui.

 

Come avete capito il tabù è la decrescita (qui ne parla Lorenzo Guadagnucci).

 

La differenza rispetto agli scorsi decenni (nei quali la decrescita veniva considerata un capriccio dei radical-chic europei) è che sempre più la decrescita viene vista come unica via d’uscita (cito cinque articoli che solo negli ultimi giorni sono stati pubblicati, a sostegno della decrescita)

https://jacobinitalia.it/ecosocialismo-e-decrescita-parliamone/,

https://comune-info.net/la-decrescita-necessaria-2/,

https://volerelaluna.it/in-primo-piano/2021/11/15/la-decrescita-e-possibile-e-necessaria/,

https://comune-info.net/chi-ha-paura-della-decrescita/

https://comune-info.net/leconomia-e-lultimo-giro-di-giostra/

 

Così come il rimedio all’essere grassi è dimagrire, il rimedio alla pazza crescita è la decrescita, ormai anche i giovani lo capiscono (o forse solo loro?)

 

 

Lo stato delle cose

Con Thatcher e Reagan, ma definitivamente dopo il crollo del muro di Berlino e lo scioglimento dell’Unione Sovietica il neoliberalismo la fa da padrone. In quasi tutte le università in quasi tutto il mondo da 30 anni si formano ormai solo economisti che si muovono all’interno del pensiero unico neoliberale, meno pubblico e più privato, privatizzazioni prima di tutto.

 

Contemporaneamente dal punto di vista politico i poteri degli stati, in Europa di sicuro, sono stati ridotti e svuotati, con una serie di trattati severissimi e spesso irreversibili, svilendo il valore delle Costituzioni, in Italia di sicuro, a pezzi di carta sempre più vuoti, e anzi cambiandone i contenuti (si veda l’introduzione del pareggio di bilancio).

 

Segnalo che nel 2004 fu pubblicato “Confessioni di un sicario dell’economia”, di John Perkins, libro nel quale l’autore spiega in dettaglio, in prima persona, come costringere gli stati a vendersi e svendersi (qui un documentario tratto dal libro di Perkins).

 

Dal punto di vista fiscale i poteri degli stati sono stati svuotati, con la possibilità di pagare le imposte (che per gli stati sono le risorse per finanziare la spesa pubblica) dove si vuole, naturalmente per (grandi) imprese e persone fisiche ricche. Quella che viene definita come una rivoluzione straordinaria, il fatto di pagare imposte al 15% per le multinazionali, in Europa è una misura regressiva, dal punto fiscale, visto che l’aliquota minima Irpef per i lavoratori italiani è il 23%, cioè i lavoratori più poveri sono gravati da un’aliquota molto superiore a quella che si applicherà alle multinazionali. (ricordo che l’art.53 della Costituzione italiana impone imposte progressive, articolo da cancellare a breve, troppo comunista, peccato d’invidia dei poveri contro i ricchi, si cancellerà anche questo, tanto si applica poco o niente, si legga qualcosa qui).

 

 

Che fare???

 

Come passare alla decrescita, senza perdere tempo (sapendo che questo passaggio non sarà un pranzo di gala)?

 

Non avverrà per un regalo di quei ricchi che stanno distruggendo il pianeta (qui), di quei ricchi che non pagano le tasse, sfruttano i lavoratori e nel tempo libero fanno viaggi nello spazio (misteri del plusvalore).

 

È necessaria una lotta fortissima.

Esistono tante lotte, in tutto il mondo, importanti, necessarie, eroiche, ammirevoli, da sostenere (faccio solo pochi esempi: Extinction Rebellion, NoTav, contro le basi militari, ci vorrebbe una lista lunghissima).

 

Ecco il modello di sviluppo perseguito dal sistema economico che si chiama capitalismo, un tempo i confini, adesso i muri:

 

 

Ormai i padroni del mondo hanno svuotato i poteri dei Parlamento sequestrando le vite degli esseri umani. È necessario far nascere strutture, partiti, movimenti, che siano universali, non solo per un unico obiettivo, con programmi davvero alternativi, che riescano ad entrare nelle stanze dei bottoni, con idee davvero forti, senza farsi comprare, come è successo troppo spesso, troppi nascono incendiari e muoiono pompieri.

Quello che sta succedendo è che le questioni ambientali e l’ambiente vengono gestiti da chi l’ha distrutto, che la decrescita verrà gestita dai sostenitori della crescita, senza regole è meglio.

 

Sarà necessario fare la conta di chi vuol cambiare lo stato di cose presente, il capitalismo, e poi iniziare il cambiamento, studiare strategie e tattiche per conquistarlo, non l’ennesimo PNRR concesso, con cavallo di Troia incorporato.

 

Serve gente molto antipatica, a loro, uno come Varouakis è il primo che mi viene in mente, ma ce ne saranno migliaia, milioni, ma occorre unirsi, è un’impresa da far tremare i polsi, ma non c’è altra scelta.

 

Qualche idea?

 

 

martedì 21 settembre 2021

Il capitalismo è insostenibile - considerazioni pessimistiche* sullo stato del mondo


1


L'IPCC avverte che il capitalismo è insostenibile (qui).

 

Intanto, ci hanno fatto una testa così con il PNRR.

 

Il nostro PNRR (Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza), la cui pronuncia appropriata potrebbe essere solo una pernacchia di Eduardo (qui), non prevede una misura che tutto il mondo dovrebbe adottare: mettere fuorilegge l’obsolescenza programmata, se solo si volesse dimezzare (almeno) il consumo delle materie prime.

 

Ci hanno sempre detto, col sorrisetto sotto i baffi, che a Cuba erano arretrati, con automobili di 50 anni, il frigorifero di 30 anni, ecc. ecc., ignoranti, comunisti, non sapevano cosa è il consumismo, è la sirena e il volano della Crescita .

Passata l'ubriacatura della Crescita (che molti, esseri finiti, hanno pensato fosse infinita) adesso noi sappiamo che i necessari interventi di manutenzione e riparazione degli oggetti sono utili anche per l’occupazione e per le relazioni sociali.

Ormai non si aggiusta quasi più niente, tutto nel mondo è diventato usa e getta.

Non ci sono più i mercatini con gli artigiani che aggiustano tutto, ci sono nei paesi più poveri, noi siamo moderni, le merci ci arriveranno col drone di Amazon.

Se ci fate caso spesso le leggi parlano di rottamazione di auto, elettrodomestici, tv, ecc., con l’idea che i nuovi prodotti che sostituiranno i vecchi saranno tecnologicamente più efficienti, consumeranno forse di meno, ma mai si considera il consumo di materie prime, energia, macchinari necessari per produrre i nuovi prodotti.

 

“…l'Occidente si regge solo sulla frenesia, sull'avidità, sul desiderio folle. Tutto il nostro immaginario è costruito ad arte per sedurre e farci sentire partecipi di una comunità che esiste finché può spendere. La ruota gira e non si può assolutamente fermare, e neppure rallentare. Gli adulti al comando gestiscono la fantasia nazionale, la spingono dove più conviene. Il Pil deve crescere, gli stipendi devono aumentare per rilanciare i consumi, le industrie devono incrementare i profitti per far guadagnare i padroni ma anche per non mandare a casa gli operai. Senza desideri assatanati l'Occidente precipita. Pubblicitari, creativi, uomini del marketing, belle ragazze in mutande, politici, televisioni, tutti soffiano a pieni polmoni nelle vele del desiderio, perché è da lì che vengono i soldi e il benessere. Magari poi la gente impazzisce, si perde, si indebita, i giovani si confondono, si viziano, diventano sempre più deboli, ma non c'è niente da fare, se il desiderio non pompa l'acqua non sgorga. Se il desiderio si blocca, si blocca tutto…”, dice un alunno di Marco Lodoli (qui)

 

Bisogna consumare, consumare, consumare, chi ha i soldi, naturalmente, e alla fine crepare, il ciclo della vita, nel capitalismo, è questo.

 

Chi tiene un’auto per 20 anni, un telefono cellulare per 10 anni è un asociale (https://www.youtube.com/watch?v=ZWBb9FJDPJo ).

 

È necessario che impariamo a tenere Le Cose (che casualmente è il titolo di un grandissimo libro di Georges Perec, che tratta, nel 1965, tra le altre cose, il tema del consumismo) il doppio, il triplo del tempo rispetto a quanto le abbiamo tenute finora, dobbiamo pretendere la morte dell’obsolescenza programmata, ma dobbiamo lavorare sull’obsolescenza “psicologica”, chiamiamola così, quella indotta dalla pubblicità, che non a caso è l’anima del commercio.

 

I veri motori che ci porteranno all’estinzione della specie umana, prima della fine "naturale", saranno il consumismo, l’obsolescenza programmata, le guerre, la pubblicità, la velocità (a cosa serve la Tav? a portare un po’ di bagna cauda da Torino a Lione? O le mozzarelle a Grenoble? Con i treni normali ci vuole mezz’ora in più? Forse i sostenitori della tav non sanno che hanno inventato i frigoriferi, a loro interessano i profitti, senza se e senza ma, a qualsiasi costo), qualcuno dice anche il turismo (quello usa e getta, soprattutto, che muove miliardi di persone, con enormi consumi di materie prime non riciclabili).

 

"No es más rico el que más tiene, sino el que menos necesita" – (Dicho de los abuelos zapotecos)

"Il più ricco non è chi ha sempre più cose, ma di chi ha bisogno di meno cose" – (proverbio)

 

Cos’altro è la decrescita?

 

 

 

2

 

Intanto veniamo a conoscenza che l’assemblea degli animali ha redatto un documento con la richiesta di cambiare l’espressione Animal spirits in Human spirits.

Ecco una sintesi:

“Dopo un’approfondita discussione l’Assemblea degli animali chiede la cancellazione dell’espressione Animal spirits (sdoganata da Keynes), per una serie di motivi che esponiamo.

Noi tutti riteniamo che negli ultimi secoli, da quando il capitalismo è diventato il modello economico dominante, il comportamento dell’homo economicus capitalista è diventato innaturale.

Gli animali non accumulano, se non alcune specie per un tempo limitato, non sono avidi, cacciano e raccolgono solo quello che possono mangiare, gli umani uccidono 150 miliardi di animali ogni anno (https://www.linkiesta.it/2015/08/ogni-anno-oltre-al-leone-cecil-uccidiamo-50-miliardi-di-animali/), in mattatoi inumani e inanimali.

Può bastare per capire perché vogliamo che si cambi animal con human?”

 

 

 

3

 

C’è un valore fisico ed economico, l’Earth_Overshoot_Day (rapporto tra la biocapacità del pianeta, ossia l'ammontare di tutte le risorse che la Terra è in grado di generare annualmente, e l'impronta ecologica dell'umanità, ossia la richiesta totale di risorse per l'intero anno) che tutti possono capire, senza far finta di non avere capito.

Da almeno 50 anni consumiamo molto di più, e sempre di più, di quanto il pianeta può tollerare.

È come se uno corresse la maratona alla stessa velocità dei 200 metri, o si ferma, o crepa.

È come se uno ingerisse 6000 calorie al giorno, crepa in fretta e malato (se non lo avete visto provate a guardare Super Size me)

Consumiamo quasi due pianeti all’anno, gli effetti di questo consumo, del cambiamento climatico, delle guerre e delle altre piaghe che affliggono il pianeta la gran parte dei cittadini del mondo li vivono sulla propria pelle, noi della Fortezza Occidente non li viviamo sulla nostra pelle, non li capiamo davvero, tiriamo a indovinare, direbbe Bukowski.

Qualche decina di migliaia di persone cercano di entrare nella nostra Fortezza Occidente, la risposta è: muri, muri e muri.

 

4


 

 

 

 

Scriveva un paio d’anni fa Oxfam dell’indecente distribuzione della ricchezza, nel 2019, nel mondo 2.153 miliardari detenevano più ricchezza di 4,6 miliardi di persone.

Qui Riccardo Petrella parla dei capitalisti come predatori.

 

Walter Benjamin, nel 1921 aveva scritto “Il capitalismo come religione”, un’opera non conclusa, dove si legge “Nel capitalismo va scorta una religione; cioè il capitalismo serve essenzialmente a soddisfare le stesse ansie, tormenti, inquietudini a cui in passato davano risposta le cosiddette religioni” (qui e qui)

 

Non sarà facile liberarsi del Capitalismo, con tanti sacerdoti e fedeli, spesso inconsapevoli. occorre decolonizzare le nostre menti, occorre uno sforzo titanico, quello di pensare e mettere in pratica un altro mondo possibile, se ci riusciamo.

 

 

*Gli unici interessati a cambiare il mondo sono i pessimisti, perché gli ottimisti sono contenti di quello che hanno. (José Saramago)