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martedì 8 ottobre 2024

Lettera aperta di Yanis Varoufakis e Brian Eno ai giudici della Corte Penale Internazionale

  

Cari Giudici della Corte Penale Internazionale,

Quando abbiamo saputo, a gennaio, che la Corte di cui fate parte aveva deciso di esaminare il caso riguardante la situazione in Israele-Palestina, ci siamo sentiti incoraggiati. L’umanità ha bisogno di una Corte Penale Internazionale che difenda lo stato di diritto e sia disposta a indagare sulle più gravi violazioni del diritto internazionale.

Oggi, 7 ottobre 2024, esattamente un anno dopo l’inizio della più recente e brutale fase del conflitto israelo-palestinese, vecchio di settantasei anni, sentiamo il bisogno di rivolgerci direttamente a voi. Non solo a causa della crescente crudeltà di ciò che sta accadendo a ovest del fiume Giordano, ma anche per il pericoloso precedente che si creerebbe se uno Stato potesse operare così lontano dal consenso internazionale su un comportamento accettabile in tempi di conflitto. Se tali violazioni non verranno sanzionate da una corte come la vostra, in futuro gli stati commetteranno crimini di guerra con maggiore impunità.

Ormai è incontestabile: il governo di Israele ha deciso di eliminare sistematicamente ogni aspetto della vita palestinese a Gaza. Abbiamo già visto:

  1. Il più intenso bombardamento di un’area urbana densamente popolata nella memoria vivente;
  2. La più deliberata carestia di una popolazione dalla Seconda Guerra Mondiale;
  3. La distruzione sistematica delle strutture sanitarie;
  4. Un numero senza precedenti di giornalisti e personale delle Nazioni Unite uccisi.

Il governo israeliano ha attaccato scuole, università, biblioteche, archivi, centri culturali, siti del patrimonio, moschee e chiese. Professori e insegnanti sono stati uccisi, insieme ai loro studenti e spesso alle loro intere famiglie. Nel frattempo, sotto la copertura del conflitto a Gaza, i coloni israeliani, protetti dai soldati dell’IDF, stanno sfrattando i palestinesi dalla loro terra ancestrale in diretta violazione di ogni principio del diritto internazionale.

Queste non sono semplici violazioni da parte di un governo. La comunità internazionale non ha motivo di aspettarsi che un cambio di governo riporti lo Stato di Israele all’interno del rispetto del diritto internazionale. Il 19 luglio 2024 la Corte Internazionale di Giustizia ha dichiarato illegale l’occupazione israeliana della Cisgiordania, di Gaza e di Gerusalemme Est. Cinque giorni dopo, la Knesset israeliana ha votato 65-9 per ignorare la sentenza di quella Corte e ha provocatoriamente descritto la Cisgiordania, Gaza e Gerusalemme Est come parte della “Terra di Israele”. Per dimostrare ulteriormente il suo disprezzo per il diritto internazionale e per le istituzioni che l’umanità ha creato dopo la Seconda Guerra Mondiale per sostenerlo, mercoledì scorso il governo israeliano ha vietato l’ingresso nel Paese al Segretario Generale delle Nazioni Unite Guterres.

Ecco quindi la domanda: Quando possiamo aspettarci che la vostra Corte emetta accuse formali?

Oggi è l’anniversario dell’inizio del capitolo più cupo di una tragedia per la quale la nostra generazione dovrà rispondere alle generazioni future. Oggi, più che mai, l’umanità ha bisogno di una corte come la vostra, in cui menti legali imparziali provenienti da tutto il mondo possano raggiungere un consenso sugli standard di legittima condotta in guerra e nel suo seguito. Il vostro ruolo è vitale e vi imploriamo di agire immediatamente.

 

Grazie, Brian Eno e Yanis Varoufakis

 

da qui

domenica 1 dicembre 2019

Lettera a sostegno di Jeremy Corbyn


 firmata da Roger Waters, Noam Chomsky, Naomi Klein, Angela Davis, Brian Eno e molti altri


Le prossime elezioni nel Regno Unito sono davvero una pietra miliare, come testimoniano i firmatari di una recente lettera. Tuttavia, siamo indignati dal fatto che Jeremy Corbyn, un antirazzista impegnato da tutta la vita, sia stato calunniato e definito antisemita da persone che dovrebbero sapere come stanno davvero le cose L’antisemitismo è un problema sociale ed è presente in tutti i partiti e movimenti politici, compresi i laburisti. Deve essere affrontato e sradicato. Nessun partito o leader politico hanno fatto di più per affrontare questo problema di Jeremy Corbyn e del Partito Laburista. Negli ultimi due anni, la velocità delle indagini è quadruplicata, il personale impegnato ad affrontare la questione è raddoppiato, sono stati redatti pareri legali e le regole sono state modificate per accelerare le sanzioni. L’evidenza però parla da sola: gli oppositori politici dei laburisti e gran parte dei media hanno banalizzato e usato la questione come un’arma per fini ideologici.
I progressisti di tutto il mondo guardano a queste elezioni e al Partito Laburista come un faro di speranza nella lotta contro l’emergente nazionalismo di estrema destra, la xenofobia e il razzismo in gran parte del mondo democratico. Non è mai stato così importante che gli elettori siano informati della verità su ciò che rappresenta il Partito Laburista di Jeremy Corbyn: lo sradicamento di tutte le forme di razzismo, compreso l’antisemitismo, ovunque si manifestino.
Firmatari:
Noam Chomsky
Naomi Klein
Yanis Varoufakis
Brian Eno
Angela Davis
Steve Coogan
Pook Jocelyn
David Graeber (London School of Economics), ecc. ecc.

giovedì 28 febbraio 2019

Non si deve permettere a Israele di usare Eurovision come strumento di propaganda - Brian Eno



Quelli di noi che per vivere fanno arte e cultura prosperano su una comunicazione libera e aperta. Quindi cosa dovremmo fare quando vediamo la cultura diventare parte di un’agenda politica? “La musica unisce”, afferma Michael Rice, concorrente britannico di Eurovision. Cosa succede quando uno stato potente usa l’arte come propaganda per distrarre dal suo comportamento immorale e illegale? Tutti i partecipanti al concorso canoro Eurovision di quest’anno dovrebbero capire che è questo ciò che sta accadendo.
Emittenti europee, inclusa la BBC, vanno avanti con i piani per tenere il concorso a Tel Aviv a maggio, come se trasmettere uno spettacolo di intrattenimento estremamente costoso da uno stato di apartheid attivamente repressivo non fosse affatto un problema. Eurovision, afferma l’European Broadcasting Union, è un evento “non politico”. È impossibile conciliare ciò che l’EBU sta dicendo con la realtà. Israele è uno stato che considera la cultura uno strumento politico: il suo primo ministro, Benjamin Netanyahu, ha elogiato Netta Barzilai, vincitrice israeliana di Eurovision 2018, come una che ha fatto “un lavoro di relazioni eccezionali all’estero”.
Poi c’è la guerra di Israele contro i palestinesi e la loro cultura. A marzo e aprile dello scorso anno, i cecchini israeliani hanno preso di mira e ucciso giornalisti che stavano filmando le proteste pacifiche a Gaza. Ad agosto i suoi jet F16 hanno distrutto il Said al-Mishal Center di Gaza, un luogo di musica, teatro e danza. Agli artisti palestinesi, attori e musicisti, viene regolarmente negato da parte delle autorità di occupazione israeliane il permesso di viaggiare, o, come nel caso della poetessa Dareen Tatour, sono imprigionati per “incitamento al terrorismo”. Nel frattempo la ministra israeliana della cultura accusa le organizzazioni culturali israeliane dissidenti di sovversione e minaccia di tagliare i finanziamenti a meno che non modifichino i loro programmi per soddisfare i gusti del governo. Nel 2017, ad esempio, il festival teatrale di Acri ha ritirato un’opera teatrale sui prigionieri palestinesi di Israele piuttosto che affrontare la vendetta finanziaria della ministra; da allora gallerie e festival cinematografici sono stati minacciati allo stesso modo.
Queste minacce alla produzione culturale sono parte di uno schema più ampio che mina l’affermazione che Eurovision 2019 incarnerà valori di inclusione, diversità e amicizia. Il codice etico dell’EBU promuove Eurovision come uno spazio sicuro, in cui ” diritti umani, libertà di espressione, democrazia, diversità culturale, tolleranza e solidarietà” possono prosperare. Se questa è davvero l’intenzione, avere Israele come ospite è assurdo: anche l’indagine più sommaria mostrerebbe alle emittenti che questi principi lì da tempo sono stati abbandonati.
Reporters Without Borders osserva che giornalisti israeliani sono soggetti a “censura militare” – obblighi di riservatezza. E per quanto riguarda ‘l’inclusione’ – una miriade di restrizioni israeliane sul movimento dei palestinesi faranno in modo che quasi tutti siano esclusi dai festeggiamenti di Eurovision.
L’anno scorso l’acclamato attore-regista teatrale israeliano, Itay Tiran, ha lasciato Israele per sollecitare il sostegno internazionale al crescente movimento di Boicottaggio, Disinvestimento e Sanzioni (BDS), richiesto dalla società civile palestinese; e decine di migliaia di persone in tutta Europa, fan e musicisti, hanno comunicato che porteranno avanti una campagna perché i loro paesi non partecipino dagli eventi di Tel Aviv. Comprendo la gioia di Rice per essere stato selezionato come rappresentante della Gran Bretagna per Eurovision. Ma quando ritiene che “non spetta a me dire” se il trattamento israeliano dei palestinesi significa che Eurovision dovrebbe essere trasferita, penso che stia sottovalutando il suo potere. Potrebbe contribuire a garantire che Eurovision 2019 venga ricordato come un’occasione di protesta morale, non un altro episodio di imbiancatura culturale.

Brian Eno è un musicista, compositore, produttore e artista visivo. È un sostenitore di Artists for Palestine UK

(Traduzione: Simonetta Lambertini-invictapalestina.org
Fonte: https://www.theguardian.com/commentisfree/2019/feb/18/israel-eurovision-propaganda-oppression-palestinians?CMP=share_btn_fb&fbclid=IwAR1c7dB-NDClhKKJoPZgNax2WYc4t6dsM396CTiYevf2zk6D16pCYVOadx4)


martedì 12 dicembre 2017

Gli artisti rispondono ai commenti di Nick Cave


Nick Cave ha tenuto una conferenza stampa in Israele, in cui ha spiegato di aver deciso di suonare in Israele per rispondere fermamente a "chiunque tenti di censurare e ridurre al silenzio i musicisti". Secondo il NME (New Musical Express, N.d.T.), il musicista ha spiegato che la modifica del suo atteggiamento è avvenuta quando tre anni fa Brian Eno gli ha chiesto di iscriversi ad una lista denominata Artisti Per la Palestina. "Su un piano molto istintivo, [Io] non volli sottoscriverla", ha detto. "C'era in quella dichiarazione qualcosa che mi puzzava."
"Quindi, dopo un sacco di riflessioni e considerazioni, ho telefonato ai miei collaboratori e ho detto: “Stiamo per fare un tour in Europa e Israele”. Perché è diventato molto importante per me prendere posizione contro quelle persone che cercano di bloccare i musicisti, intimidire i musicisti, censurare i musicisti e ridurre al silenzio i musicisti. In fin dei conti, ci sono forse due ragioni per cui sono qui. Una è che io amo Israele e amo gli Israeliani, e la seconda è per prendere una posizione di principio contro chiunque tenti di censurare e ridurre al silenzio i musicisti.””
Oggi, oltre a una dichiarazione di Artists for Palestine UK, pubblichiamo una serie di risposte ai commenti di Cave da parte dei singoli artisti.

Brian Eno
Io ammiro Nick Cave come artista e so che è stato generoso nel sostenere le cause umanitarie palestinesi. Penso che abbia tutto il diritto di giungere alle sue conclusioni sul supportare o meno personalmente il BDS. Tuttavia, penso di avere anche il diritto di presentargli un altro aspetto di questa discussione, che ho condotto - privatamente, con la massima cortesia e discrezione possibile. Dato il contenuto della sua conferenza stampa, penso che ora la discussione debba essere riformulata pubblicamente.
L'argomento del BDS è abbastanza semplice: Israele ha costantemente - e smisuratamente - usato lo scambio culturale come una forma di "hasbara" (propaganda) per migliorare l'immagine del paese all'estero e per "mostrare il volto più bello di Israele" nelle parole di un funzionario del ministero degli esteri. La campagna del BDS sta semplicemente chiedendo agli artisti di non far parte di quella campagna propagandistica.
Sto basando questi commenti sui comunicati stampa riguardo ciò che Nick ha detto. Possono essere inaffidabili. La mia risposta a ciò che ho letto è questa: questo non ha nulla a che fare con artisti “ridotti al silenzio”, un’accusa che trovo piuttosto irritante quando usata in un contesto in cui alcuni milioni di persone sono permanentemente e grottescamente messe a tacere. Israele spende centinaia di milioni di dollari per l'hasbara, e le sue argomentazioni vengono trasmesse in maniera forte e chiara. Insieme alla tattica intimidatoria che etichetta qualsiasi forma di critica della politica israeliana come "antisemita", ciò crea un'immagine molto disomogenea di ciò che sta accadendo.
Chi espone le argomentazioni dei palestinesi? Se glielo chiedi, diranno il "BDS". È l'unica sola speranza che percepiscono, visto che vedono il loro paese sempre di più occupato illegalmente dai coloni e guardano le nuove generazioni della loro stessa gente crescere dietro i muri di cemento pattugliati dai soldati.
Capita che condivido un compleanno con Israele: anch'io sono nato il 15 maggio 1948. È una coincidenza, ma forse è in parte la ragione per la quale provo simpatia e ammirazione per il paese e le sue conquiste tecnologiche, intellettuali e sociali. Ammiro ancora tutte queste cose, ma, mentre imparo di più sulla spregevole situazione che le ambizioni israeliane hanno creato per i palestinesi, provo un crescente terrore. A me sembra che Israele si stia scavando una buca profonda e oscura, dove senza dubbio troverà compagnia con Trump e vari altri nazionalisti in tutto il mondo.
Quindi, parallelamente a ciò che sta accadendo ai palestinesi, c'è un altro disastro in corso. Israele, almeno quell' Israele dei valori umani in cui così tante persone, ebrei e non, riponevano le loro speranze, sta scomparendo.

AL Kennedy
Alla luce dei concerti di Nick Cave in Israele, direi che un tale impegno è moralmente pericoloso. Molti israeliani e molti di noi all'estero, di tutte le fedi, sono profondamente preoccupati per le azioni politiche, sociali e militari di Benjamin Netanyahu, del Likud e di forze che sembrano intenzionate a distruggere l'intera esistenza della Palestina e del popolo palestinese, mentre corrompono la vita pubblica israeliana. Questo atteggiamento ha prodotto una sequenza di crimini e comportarsi come se niente fosse non sembra essere una risposta valida. Di fronte a molteplici tentativi di mettere a tacere il popolo palestinese e di sopprimere la protesta a loro nome, il riferimento di Cave al tacitare il dissenso sembra, per lo meno, ingenuo.

Roger Waters
Ho letto le dichiarazioni della conferenza stampa di Nick Cave con un misto di tristezza, rabbia e incredulità. Non c'è da meravigliarsi che abbia evitato una conversazione con qualcuno del BDS prima di andare avanti con i suoi spettacoli a Tel Aviv.
Prima, incredulità. Nick pensa che si tratti di censura della sua musica? Che cosa? Nick, con tutto il dovuto rispetto, la tua musica è irrilevante rispetto a questo problema, come lo è la mia, come anche quella di Brian Eno, come quella di Beethoven, non si tratta di musica, ma di diritti umani.
Poi, rabbia. Si tratta di bambini, come i ragazzini fatti a pezzi mentre giocavano a pallone sulla spiaggia di Gaza. Ragazzi uccisi da Israele. Ragazzi che simboleggiano le migliaia e migliaia di bambini sacrificati nella "falciatura del prato" di Israele. Terminologia israeliana, non mia.
Noi, centinaia di migliaia di noi, sostenitori del BDS e dei diritti umani nel corso della storia in tutto il mondo, ci uniamo in memoria di Sharpeville e Wounded Knee e Lidice e Budapest e Ferguson e Standing Rock e Gaza e alziamo i pugni in segno di protesta. Scagliamo i nostri bicchieri nel fuoco della tua arrogante noncuranza e distruggiamo i nostri braccialetti sulla roccia della tua implacabile indifferenza.
Infine, tristezza? E se fosse stata tua la casa demolita?  Tuo il paese invaso? Tuoi i villaggi rasi al suolo per costruire stadi per gli invasori dove promuovere concerti pop? Tuoi gli ulivi sradicati? Tuoi i sette milioni di fratelli e sorelle che vivono nei campi profughi? Vittime di pulizia etnica? La tua tristezza sconfiggerebbe la tua ossessione per le preoccupazioni sulla censura della tua musica?
A proposito, su uno dei siti di informazione israeliani sono stato indirizzato su un tuo video di YouTube. Verso la fine ho raccolto il seguente testo:
"Sediamoci insieme al buio fino a quando giunga il momento."
Nick, il momento è giunto e se n'è andato fratello, te lo sei perso, se ad un certo punto nel futuro vorrai uscire dal buio, tutto ciò che dovrai fare è aprire gli occhi, noi, nel BDS, saremo qui per darti il benvenuto alla luce.
Con affetto
Roger Waters and Co.

Ken Loach
Nick Cave si trova di fronte ad una scelta, o stare con i palestinesi oppressi o con lo stato israeliano che nega loro i loro diritti umani. Lui sceglie di stare con l'oppressore. Coloro che sostengono il boicottaggio non vengono messi a tacere. Semplicemente si rifiutano di essere usati da Israele per promuovere la sua politica di apartheid.
Aki Kaurismäki
Siamo tutti liberi tranne quelli che sono schiavi.
Traduzione di BDS Italia 

mercoledì 28 dicembre 2016

Chomsky e Brian Eno: perché abolire l’accordo con la Turchia sui migranti





Pubblichiamo l’appello di DieM25 alle più alte cariche europee affinché venga interrotto l’accordo con la Turchia, definito “un meccanismo perverso e surrettizio con cui gli stati membri negano le proprie responsabilità verso i rifugiati”. Tra i firmatari Noam Chomsky, Brian Eno, Yanis Varoufakis e Slavoj Žižek.
Lo scorso 29 novembre è stato presentato alla Corte di giustizia europea un ricorso per annullamento per conto di Shabbir Iqbal, un rifugiato che dopo un pericoloso viaggio è al momento in Grecia, dove rischia di essere deportato.
Si è chiesto alla Corte di controllare la legalità dell’Accordo tra l’Unione europea e la Turchia dello scorso 18 marzo, ivi comprese le disposizioni sul “ritorno” in Turchia di tutti “i clandestini e richiedenti asilo” arrivati sulle “isole greche” dopo il 20 marzo 2016. L’azione mira ad annullare l’atto nella sua interezza.
Noi, i sottoscritti, crediamo che la Corte di giustizia debba pronunciarsi a favore di questo ricorso, non solo sulla base della sua solidità giuridica e delle prove a suo sostegno, ma anche affinché i membri della più alta corte dell’Unione facciano sì che tutte le leggi e i trattati siano pienamente conformi con il diritto europeo ed internazionale, sia nella forma che nella sostanza.
Con questo ricorso è stata chiesta alla Corte una domanda molto semplice: l’accordo tra l’Unione europea e la Turchia riesce a realizzare il suo presunto obiettivo di “porre fine all’immigrazione clandestina dalla Turchia all’Unione europea”? Oppure è un meccanismo perverso e surrettizio con cui gli stati membri negano le proprie responsabilità verso i rifugiati e richiedenti asilo che arrivano sulle nostre coste, volgendo le spalle a queste vite umane e tradendo – sia nella forma che nella sostanza – ciò su cui è stato fondato questo spazio comune?
Vogliamo porre lo stesso interrogativo a voi, rappresentanti delle più alte istituzioni dell’Unione Europea, chiedendovi di fare un passo avanti e di fermare una volta per tutte questo infame accordo.
Tra i numerosi procedimenti su cui la Corte di Giustizia è chiamata a intervenire, questo potrebbe essere uno dei più cruciali di sempre: la vostra decisione avrà delle conseguenze di vasta portata per il futuro della nostra Unione e per la credibilità delle sue istituzioni.
Vi esortiamo dunque ad agire immediatamente e a fermare questo accordo. Facciamo appello a voi affinché facciate nuovamente vostre le radici umaniste dell’Unione europea, rispettiate l’obbligo di proteggere tutti i diritti umani dei migranti – a prescindere dal loro status – e mettiate fine a delle inutili sofferenze agendo prima che la Corte di Giustizia annulli il vostro patto con la Turchia.

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martedì 6 settembre 2016

Brian Eno: Israele non danza con me

Caro Ohad Naharin, cara Batsheva Dance Company,
sono venuto recentemente a conoscenza del fatto che state utilizzando un pezzo della mia musica in un’opera chiamata Humus. Ho saputo di questo utilizzo solo la scorsa settimana, e, anche se in un certo senso sono lusingato che avete scelto la mia musica per la vostra opera, purtroppo crea un grave conflitto per me. Da quello che so, l’ambasciata israeliana (e quindi il governo israeliano) è sponsor dei prossimi spettacoli, e, dato che sostengo la campagna Bds da ormai diversi anni, questa è una possibilità inaccettabile per me. Spesso chi si oppone al Bds dice che l’arte non dovrebbe essere utilizzata come arma politica.
Tuttavia, dato che il governo israeliano ha reso piuttosto evidente di utilizzare l’arte esattamente in tal senso – per promuovere il ‘Brand Israele’ e per distogliere l’attenzione dall’occupazione delle terre palestinesi – ritengo che la mia decisione di negare l’autorizzazione è un modo per togliere questa particolare arma dalle loro mani. Solo un paio di giorni fa un ufficiale dell’esercito israeliano ha assassinato il quindicenne Mahmud Badran e non è neanche chiaro se verrà accusato di un crimine, e tantomeno punito. E centinaia di migliaia di palestinesi in Cisgiordania dovranno passare un’altra estate senza servizi idrici affidabili, mentre la demolizione di case palestinesi e la confisca di terre palestinesi va avanti senza tregua, come ormai da molti anni. Non vi è nessun segno di un qualsiasi tentativo di limitare l’attività dei coloni in alcun modo.
Sto cercando di capire le difficoltà che dovrebbe affrontare qualsiasi artista israeliano – e in particolare, quelli come voi che hanno dimostrato alcune simpatie per la causa palestinese. Ritengo che il vostro governo utilizzi artisti come voi e, sfruttando il vostro naturale desiderio di continuare a lavorare – anche se vuol dire diventare parte di una strategia propagandistica. Potrebbe essere che la vostra compagnia di danza non possa ufficialmente prendere le distanze dal governo israeliano, ma io posso e lo farò: non voglio che la mia musica sia concessa in licenza per qualsiasi evento promosso dall’ambasciata israeliana. Ho discusso di tutto ciò con la mia amica Ohal, un’artista israeliana e un’altra sostenitrice del Bds, e so che lei e i suoi colleghi israeliani del Bds capiscono la necessità di un boicottaggio. Come artisti dovremmo essere liberi di scegliere di rispondere alle ingiustizie dei governi, il tuo o il mio che sia.
Cordialmente, Brian Eno



appello di bdsitalia

venerdì 1 agosto 2014

Gaza e la sconfitta della civiltà – Brian Eno

Cari tutti,
ho la sensazione di infrangere una qualche regola non scritta, con questa lettera, ma non posso più tacere.
Oggi ho visto una foto di un uomo palestinese in lacrime con in mano una busta di plastica con dentro della carne. Era suo figlio. Il bambino è stato triturato (questa è stata la parola usata dall’ospedale) da un attacco israeliano, apparentemente portato avanti con questa nuova fantastica arma, le “flechette bombs“. Probabilmente sapete di cosa si tratta: centinaia di piccoli chiodi appiccicati attorno all’esplosivo, così da fare a pezzi i corpi. Il bambino era Mohammed Khalaf al-Nawasra. Aveva quattro anni.
Improvvisamente mi sono trovato a pensare che dentro quella busta avrebbe potuto esserci mio figlio, e quel pensiero mi ha fatto arrabbiare come niente mi faceva arrabbiare da molto tempo a questa parte.
Poi ho letto che secondo le Nazioni Unite Israele potrebbe essere colpevole di crimini di guerra a Gaza, e che avrebbero voluto aprire un’apposita commissione d’inchiesta. Gli Stati Uniti non sosterranno la richiesta.
Che succede in America? Io so bene quanto la vostra informazione sia tendenziosa, e quanto poco si parli dell’altra parte di questa storia. Ma – per l’amor di Dio! – non è così difficile scoprirlo. Perché l’America continua a sostenere ciecamente questo esercizio unilaterale di pulizia etnica? PERCHÉ? Davvero, non lo capisco. Non posso credere che sia solo per il potere della lobby israeliana… se fosse questo il caso, allora il vostro governo sarebbe fondamentalmente compromesso. No, non credo sia quella la ragione… ma non ho idea di quale possa essere.
L’America che conosco e che mi piace è compassionevole, aperta, creativa, eclettica, tollerante e generosa. Voi, miei cari amici americani, siete per me il simbolo di queste virtù. Ma quale America sta sostenendo questa orribile guerra colonialista? Non riesco a capirlo: so che ci sono molte persone come voi, ma perché queste voci non si sentono e non pesano? Perché quando la gran parte del mondo sente la parola “America” non pensa subito al vostro spirito, ma a un altro tipo di atteggiamento? Quanto è brutto che il paese che più di ogni altro definisce la sua identità sulla base della Libertà e della Democrazia finanzi e sostenga una rabbiosa e razzista teocrazia?
Sono stato in Israele l’anno scorso con Mary. Sua sorella lavora per le Nazioni Unite a Gerusalemme. Abbiamo fatto un giro insieme a un palestinese – Shadi, suo cognato, una guida professionista – e Oren Jacobovitch, un ebreo israeliano, un ex militare che ha lasciato l’esercito perché non voleva più uccidere palestinesi. Insieme a loro abbiamo visto cose terribili: case palestinesi circondate di filo spinato e assi di legno per evitare che i coloni gettassero merda, piscio e carta igienica verso gli abitanti; bambini palestinesi picchiati da ragazzini israeliani con mazze da baseball, coi loro genitori che applaudivano, mentre andavano a scuola; un intero villaggio sfrattato nelle caverne mentre tre famiglie di coloni occupavano la loro terra; un insediamento israeliano in cima a una collina che ha installato uno scarico fognario nella terra dei palestinesi a valle; il Muro; i checkpoint… e tutte le infinite umiliazioni quotidiane a cui sono sottoposti i palestinesi. E continuavo a pensare: “Davvero gli americani tollerano tutto questo? Davvero pensano sia tutto ok? O forse non sanno quello che succede?”.
Per quel che riguarda il “processo di pace”: a Israele interessa il processo e non la pace. E per “processo” si intende la continua sottrazione di terra da parte dei coloni… e quando i palestinesi finalmente insorgono con i loro patetici fuochi d’artificio, vengono massacrati e maciullati con missili all’avanguardia e munizioni all’uranio perché “Israele ha il diritto di difendersi” (i palestinesi evidentemente non ce l’hanno). Le milizie dei coloni sono sempre felici di prendere a pugni qualcuno o sradicare un albero mentre l’esercito guarda dall’altra parte. Molti di loro etnicamente non sono nemmeno israeliani – grazie alla legge sul “diritto al ritorno” sono ebrei russi, ucraini, moldavi, sudafricani o di Brooklyn, che sono arrivati in Israele di recente sulla base del loro diritto inviolabile alla terra (gliel’ha dato Dio!), e sulla base del fatto che “arabo” per loro vuol dire “verme”. Razzismo vecchia scuola, rivendicato con la stessa arroganza con cui circolava un tempo in Louisiana. Questa è la cultura che i soldi dei vostri contribuenti difendono. È come finanziare il Ku Klux Klan.
Ma a parte questo, quello che davvero mi preoccupa è il quadro generale. Che vi piaccia o no, agli occhi di gran parte del mondo, l’America rappresenta “l’Occidente”. Quindi l’Occidente è visto come favorevole a questa guerra, nonostante tutti i nostri alti discorsi sulla moralità e la democrazia. Temo che le grandi conquiste civili frutto dell’Illuminismo e della Cultura Occidentale vengano screditate – con grande gioia dei mullah matti – da questa flagrante ipocrisia. La guerra non ha alcuna giustificazione morale, per quel che mi riguarda, ma in questo caso nemmeno pragmatica. Non ha senso nemmeno da un punto di vista realista, kissingeriano; ci fa solo apparire come i cattivi.
Mi dispiace di annoiarvi con tutto questo. So che avete da fare e che siete in modo diverso allergici alla politica, ma questa storia va oltre la politica. Siamo noi che dilapidiamo il capitale di civiltà che abbiamo costruito nel corso di intere generazioni. Nessuna delle domande di questa lettera è retorica: davvero non capisco e mi piacerebbe capirlo.