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domenica 3 giugno 2018

dice Pino Cabras Deputato del Movimento Cinquestelle


Come può una persona con una formazione di sinistra sostenere un governo di cui fa parte una forza politica di estrema destra? Il quesito è stato posto ieri dalla sociologa, e collaboratrice di Sardinia Post, Lilli Pruna. E’ arrivata la risposta del deputato del Movimento 5 stelle Pino Cabras.Che pubblichiamo volentieri, con l’auspicio che su questo problema cruciale,  si apra un confronto franco e rispettoso dei diversi punti di vista .
Ho ricevuto molti messaggi in privato o pubblicamente, in questi giorni. Sono tanti gli elettori di partiti di sinistra che conoscono il quadro dei valori con cui mi sono formato e a cui mi dichiaro fedele e pertanto mi chiedono: «Come fai a stare in una maggioranza parlamentare e di governo con una forza politica fascista e razzista?». Così indicano la Lega.
Qualche settimana fa, mentre era in corso il tentativo di formare una maggioranza parlamentare e di governo con il Pd, erano tanti gli elettori che non votavano a sinistra che conoscevano le mie posizioni contro l’austerity e pertanto mi chiedevano: «Come farai a stare con una forza politica complice della macelleria sociale e delle guerre occidentali degli ultimi vent’anni e dei loro stermini?». Così indicavano il Pd.
Rispondo a tutti mentre trovo ancora la mia navigazione sollevata da una marea di voti che fanno del M5S una forza abbastanza vasta da essere imprescindibile per un governo, ma non bastevolmente autosufficiente. Gli unici governi possibili richiedono una negoziazione in cui si trovino punti comuni tra soggetti molto diversi e si accettino mediazioni lontane dalla propria storia. Inevitabile per chi sottoscriva un accordo di governo non essere contento di alcuni punti della negoziazione. Anche perché l’unica alternativa a un accordo come questo sarebbe stata l’ennesimo governo tecnico, cioè un governo pericolosissimo che avrebbe aggiunto sofferenze enormi alle sofferenze già inflitte al popolo dai precedenti governi tecnici.
Ho votato quindi in favore del “Contratto di governo” senza farmi impressionare dalle poche bandiere subite o imposte, dalle poche cose che avrei cambiato se avessi da solo il 51%. Ho guardato alla sostanza vera, grande e importante di questo storico documento.
In cosa consiste dunque il «radicale cambiamento politico»? Credo che il tutto si possa interpretare con il vero centro del programma: restituire alla Repubblica italiana i mezzi, i metodi, gli istituti occorrenti a fare autonomamente Politica Economica, ossia tutti gli strumenti per i quali la Repubblica è stata invece da molti anni esautorata dall’attuale struttura istituzionale europea, che ha favorito un impoverimento sempre più grave dei cittadini e della cosa pubblica, con un progressivo svuotamento della sovranità popolare.
A tutti coloro che poi insistono per farmi notare le contraddizioni e i difetti della maggioranza di governo cui ora diamo inizio, dico una cosa molto semplice: non affannatevi, le vedo già da me, e so che occorre una capacità di mediazione (e se del caso di durezza negoziale) che non sarà affatto scontata per correggere o interpretare importanti dettagli del contratto, sotto l’ombrello della Costituzione.
Il governo nuovo, finalmente un governo politico che rappresenta la maggioranza degli elettori, ha giurato sulla Costituzione. Chi parla di un nuovo fascismo alle porte esagera e si fa impressionare da un pericolo inesistente che lo mette fuori gioco e fuori fuoco. Ogni atto concreto del governo, ogni suo provvedimento farà i conti con la Costituzione, che ha un passo più lungo delle bandiere di partito.
Pino Cabras
Deputato del Movimento Cinquestelle


mercoledì 30 aprile 2014

I suicidi e la distorsione cognitiva della classe politica - Lilli Pruna

Non credo che uccidersi sia un gesto inspiegabile. Inspiegabile è la distorsione cognitiva della classe politica che ci governa, che a fronte di un milione e mezzo di persone in cerca di lavoro che ha più di 35 anni e un altro milione (quasi) che è tra i 25 e i 34 anni, parla solo dei 655 mila giovani senza lavoro, che sono ragazze e ragazzi con un’età compresa tra i 15 e i 24 anni. Per un inspiegabile fenomeno, i governanti e governatori di questo strano Paese sembrano vedere e ragionare solo del 20 per cento circa della disoccupazione complessiva, costituito appunto dai giovani tra i 15 e i 24 anni, mentre non danno segno di accorgersi dell’80 per cento della massa di disoccupati e disoccupate, costituito da due milioni e mezzo circa di adulti, che hanno superato i 25 anni e in larga parte anche i 35: in Italia ci sono 770 mila persone disoccupate che hanno più di 45 anni.
Al di sopra dei 35 anni di età si tratta in larga parte di genitori disoccupati. Genitori con figli piccoli o con figli adolescenti, che vanno a scuola – o dovrebbero andarci – e stanno attraversando una fase della vita cruciale per il loro futuro. Qual è il danno che viene causato alle loro opportunità e alla qualità della loro esistenza dalla disoccupazione e dalla precarietà dei genitori, dall’insicurezza economica della famiglia, dalle preoccupazioni e dall’ansia che nascono dalla mancanza di un lavoro e di un reddito sicuro? Qual è la misura del danno e quanto può essere accettabile? Al milione e mezzo di persone disoccupate che hanno più di 35 anni si aggiungono più di 500 mila lavoratori e lavoratrici in cassa integrazione: nessuno di loro è giovane e neppure vecchio, tutti hanno una famiglia, molti hanno figli, una casa, un mutuo o un affitto da pagare…