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venerdì 11 settembre 2020

Fermiamo la campagna d’odio contro i migranti rinchiusi a Monastir!


In questi ultimi mesi, sui media locali, così come negli organi istituzionali della Regione Sardegna, è stata lanciata una asfissiante campagna stampa, dal sottotesto incontestabilmente razzista, tesa ad alimentare la tensione intorno agli sbarchi degli algerini nel Sud Sardegna, statuendo il nesso algerini Covid-19. Questa campagna è stata messa in piedi nel chiaro tentativo di usare gli algerini come capro espiatorio per tutte le tensioni irrisolte determinate dalla pandemia, deviandole dal contesto dell’intoccabile economia turistica e dei trasporti, prima che, come era ovvio che fosse, questa dimostrasse la sua ben maggiore pericolosità.

Questa campagna ha avuto un effetto fortemente destabilizzante nel paese di Monastir, alimentando un clima di tensione sempre più esasperato intorno alla presenza degli algerini, internati dentro la struttura totalmente inadeguata e mal gestita del Centro di Prima Accoglienza, dando spazio ai gravissimi episodi di intolleranza di queste settimane.

La paura del Covid-19 agitata intorno agli algerini è propaganda pura e semplice: si tratta infatti degli unici viaggiatori provenienti da fuori Sardegna che sono sempre stati regolarmente sottoposti a tampone, sia in entrata che in uscita dal CPA, e posti in un regime di quarantena obbligatoria anche quando risultati negativi. Ricordiamo che si parla comunque di numeri piuttosto ridotti (una trentina di casi in tutta l’estate), e che in due mesi di campagna mediatica sull’”untore algerino”, non si ha notizia di un solo caso di trasmissione dai casi segnalati nel Centro alla comunità locale, nemmeno tra gli operatori del centro.

Inoltre, è chiaro da affermazioni rilasciate alla stampa dai sindacati di polizia che diversi degli immigrati algerini si possono essere contagiati all’interno del Centro di Monastir. É evidente che non si è stabilito un sistema di prevenzione adeguato per gli internati, e infatti la prefettura solo il 19 agosto fa sapere di avere elaborato un vademecum operativo per “evitare la commistione tra migranti negativi ed eventualmente positivi”, che comunque non sembra essere mai stato applicato.

La positività di alcuni migranti, quindi,può essere dovuta alla malagestione della azienda appaltatrice e, di rimando, della prefettura. Ciò non stupisce, considerando che la gestione è in capo alla ORS Italia, filiale locale di una multinazionale svizzera la cui unica ragione sociale è lucrare sulla pelle dei migranti, e che per la sua malagestione è già stata estromessa dal sistema dell’immigrazione austriaco.

La natura discriminante della quarantena per i migranti negativi al tampone è evidente: ai turisti provenienti da aree interessate da gravi focolai è stato consentito immediatamente di andarsene, una volta riscontrata la negatività al tampone (senza considerare i numeri altissimi di quelli che sono andati e tornati senza mai sottoporsi ad alcun controllo), a Monastir invece i migranti sono costretti a rimanere reclusi in spazi totalmente inadeguati da un punto di vista sanitario anche in una situazione ordinaria, e figurarsi ora. Stanti queste condizioni, perché ci si dovrebbe stupire che qualcuno tenti la fuga? Chi vorrebbe rimanere recluso in un posto dove non si riesce a garantire le più elementari norme di prevenzione sanitaria?

La propaganda paranoica contro gli algerini non è cosa nuova. In decenni che la rotta algerina verso la Sardegna è stata attiva, i problemi gravi dovuti al transito degli algerini sono sempre stati molto pochi, a fronte invece di una propaganda continua, tesa ad amplificare allo spasimo ogni minimo episodio di cronaca ricollegabile a questa presenza. In anni recenti, questa propaganda si è incistata nella retorica istituzionale dell’accoglienza, che contrapponeva il “buon richiedente asilo” al “cattivo clandestino algerino”, colpevole di non chiedere nulla se non un foglio di espulsione per squagliarsela in altri paesi europei.

Per gli algerini, la Sardegna è un puro e semplice luogo di transito, la loro presenza non ha mai costituito una questione socialmente rilevante. I problemi attuali nascono nel momento in cui, con la scusa del Covid-19, si improvvisa un regime coatto di trattenimento per persone che, da negative, sanno benissimo di rischiare il contagio all’interno della struttura di reclusione, e che si ritrovano così a rischiare una reclusione a tempo indeterminato in condizioni assolutamente non dignitose.

In questo clima di improvvisazione è ovvio che struttura, operatori, organizzazione siano inadeguati a gestire le tensioni determinate da una situazione paradossale e fortemente lesiva dei diritti delle persone, le quali ovviamente sono portate a reagire. La pretesa di risolvere questa situazione aggravando ulteriormente la segregazione, magari con l’uso di una “nave quarantena”, dimostra solo quanto i diritti e l’agentività delle persone migranti siano totalmente estranei alla mentalità dei vari enti e operatori implicati. Non è una novità, d’altronde, che la gestione dei campi di concentramento per migranti sia strutturata in maniera da ignorarne le aspirazioni e la dignità personale, e non ci si deve stupire se la reazione dei migranti possa essere la fuga o la rivolta: è quello che è avvenuto per anni ed anni nel CARA di Elmas, e più recentemente nel CPR di Macomer. Sotto questo aspetto, sorprende il modo in cui i sindacati di polizia diffondono video di “perquisizioni” in cui si sequestrano parti degli arredi del centro per impedire che i reclusi li possano utilizzare come strumenti di offesa, o delle tensioni tra migranti positivi e negativi al Covid-19: come se tutto questo non fosse prevedibile conseguenza di politiche migratorie discriminatorie, vessatorie ed umilianti, aggravate dalla gestione pessima dell’emergenza sanitaria.

Il clima di tensione generato da questa gestione scellerata e inumana è stato raccolto da speculatori politici e giornalisti privi di scrupoli, per alimentare nel paese di Monastir un contesto di paura generalizzata, tra voci incontrollate che si susseguono insistentemente, venendo rilanciate anche dalla stampa senza che nessuno si prenda la briga di verificarle, alimentando un ulteriore conflitto in una situazione di per sè già piuttosto difficile. Le elezioni comunali imminenti non fanno che aggiungere benzina sul fuoco, suggerendo ai politici locali di utilizzare la carta “algerini” come facile scorciatoia per mettere in opera manovre di piccolo cabotaggio politico; anche gli avvoltoi della politica razzista e fascista si affollano con grande foga su un abitato del quale nulla gli interessa, se non l’uso strumentale a scopo di propaganda. In questo clima, il fatto più preoccupante, è che dalle parole qualcuno abbia tentato di passare ai fatti, ed è molto grave la naturalezza assolutoria con cui si è dato notizia degli episodi di intimidazione avvenuti contro i migranti del Centro: le sassaiole, i danneggiamenti, le ronde, i tentativi di investimento con l’automobile, riversandone praticamente la colpa sugli immigrati stessi, invece che sugli esaltati che li eseguono.

Quello che sta succedendo è l’ennesimo esempio di come il sistema razzista e segregazionista della “gestione dei migranti” sia costruito solo per generare tensioni sociali, reinventando costantemente il “problema migranti” ad uso e consumo di una classe politica inadeguata e spregevole. Il gioco dell’estate trascorsa è ormai molto evidente: la campagna politica e di stampa sugli algerini serviva a nascondere la resa totale della Regione Sardegna sulla organizzazione di qualsivoglia forma di controllo sanitario riguardo ai flussi turistici. Mentre i nostri compaesani, carne da macello dei vari padroni dell’industria turistica, si ammalavano nei luoghi del lavoro stagionale, o negli alloggi sovraffollati e fatiscenti che in genere vi si concedono ai dipendenti, i lacché nostrani continuavano ad agitare lo straccio del migrante come distrazione, difendendo con arroganza la propria totale negligenza nella prevenzione sanitaria che, quella sì, sta producendo un rischio reale per la comunità sarda, soprattutto in prospettiva dell’autunno, considerando che da marzo ad oggi nulla si è fatto per riorganizzare e rafforzare il sistema sanitario regionale.

Siamo stanchi di questo gioco al massacro sulla pelle dei più poveri, stanchi degli imprenditori della paura che lucrano sulla guerra tra poveri, stanchi dell’irresponsabilità di una classe politica incapace che scarica sugli ultimi la propria inettitudine, stanchi di un giornalismo complice, che si rifiuta di riconoscere dignità ed umanità ai migranti, e si limita a fare da megafono alle campagne politiche d’odio e alle messinscene con cui le istituzioni dello Stato camuffano la propria inettitudine e irresponsabilità.

ASCE Sardegna

Campagna LasciateCIEntrare

da qui

domenica 12 marzo 2017

le parole sono importanti

a proposito di un articolo e di una vivace discussione
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Il primo marzo nel campo Rom di Monserrato sono intervenuti Carabinieri e Vigili Urbani
ecco cosa hanno fatto

Il due marzo appare un articolo sull’Unione Sarda:
"Una discarica di 350 metri cubi di rifiuti pericolosi e speciali.
È stata questa la brutta sorpresa che ieri mattina i vigili, i carabinieri e gli amministratori comunali hanno trovato nel campo rom di proprietà del comune di Monserrato.
Durante un normale controllo programmato da tempo nell'area sportiva dell'ex aeroporto destinata ai nomadi, le autorità si sono ritrovate davanti una montagna di rifiuti tra bici, sedie, fili di rame, ruote, cassettiere e tanto altro.
«Per questo si è proceduto al sequestro penale dell'area interessata e a segnalare gli autori dell'illecito ambientale all'autorità competente», fa sapere il sindaco Tomaso Locci attraverso una nota ufficiale.
Non è stato però questo l'unico illecito registrato al campo rom. Perché sono state individuate quattro persone non autorizzate che vivevano nel campo, le quali sono state identificate e poi subito allontanate."
(di Virginia Saba)


allora per la Comunità Rom di Monserrato
Dosta, ASCE, Maikon Sulejmanovic, Ratko Halilovic e Antonello Pabis
indicono una conferenza stampa:

Il 2 Marzo 2017 sull'Unione Sarda abbiamo letto “Rifiuti speciali e abusivi: sequestrato il campo rom.”
Ancora una cronaca meschina per criminalizzare un'intera comunità e un'intera etnia.
Si parla di una intera discarica di 350 metri cubi di rifiuti pericolosi e speciali”.
E' FALSO! Come non esiste alcun sequestro del Campo. Basta andare per vederlo.
E con un poco di avvedutezza chi conosce il campo può comprenderlo dalla sola lettura e attraverso un banale ragionamento. Infatti per contenere 350 metri cubi ci vorrebbe un immenso capannone di 10 metri di larghezza, 12 di lunghezza e tre di altezza. Davvero troppo per un campo di poco più di 2000 metri quadri.
I pericolosi rifiuti speciali sono nient'altro che il deposito, nell'attesa di essere conferiti, di materiali metallici raccolti, come attività finalizzata all'unica possibilità di sopravvivenza attraverso il lavoro regolare.
Si tratta di condizioni ben note e perciò nessuna “brutta sorpresa” possono aver avuto i vigili urbani che possono godere a tutte le ore del giorno e della notte delle immagini provenienti da un sistema di video sorveglianza sistemato abusivamente e illegalmente sull'intero campo rom.
Ma le notizie pervenute o comunque pubblicate dal giornale appaiono giustificate solo da un intento persecutorio e inutilmente minaccioso: imprudenti le parole del sindaco che afferma che gli alloggi dei rom appaiono assegnati senza alcun titolo.
Se così fosse sarebbe un problema da addossare all'Amministrazione Comunale e non certo agli abitanti.
L'intento persecutorio appare infine simboleggiato dal sequestro della statua apposta nella Piazza della Pace (non della Guerra), un'opera donata al Comune dallo scultore Armandino Lecca che rappresenta il Porrajmos, lo sterminio dei rom perpetrato nei campi di concentramento nazisti.
Uno sfregio dettato forse soltanto dall'ignoranza e tuttavia simbolico di un razzismo istituzionale che prevede, quando si parla di rom, della sospensione dei diritti con conseguente negazione di ogni opportunità.
Nessuna parola positiva tendente a trovare soluzioni, ma solo un oggettivo incitamento a diffondere un'idea negativa dell'intera etnia (compresi molti italiani) che ci preoccupa moltissimo, tanto più considerando il ripetersi di fenomeni di rigurgito fascista e razzista che restano spesso impuniti.
Nella speranza di poter rimediare quanto possibile, la comunità ha chiesto al Sindaco l'apertura di un tavolo di confronto da attivare con urgenza per favorire la conoscenza e la responsabilizzazione di tutte le parti interessate.
Per approfondire l'argomento la comunità rom di Monserrato, con l'Associazione Dosta e l'Asce, invitano a partecipare alla Conferenza stampa che si terrà lunedì 6 alle ore 16.00 alla quale seguiranno un'ASSEMBLEA PUBBLICA al Campo Rom di Monserrato, nello spiazzo antistante la statua sequestrata e ripresa nel video allegato.
per la Comunità Rom di Monserrato
Dosta, ASCE, Maikon Sulejmanovic, Ratko Halilovic e Antonello Pabis

ecco qui quello che è successo alla conferenza stampa