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lunedì 5 settembre 2022

L’immigrato – Olav Hergel

una corsacontro il rempo, la giustizia, il razzismo, la scuola, gli immigrati di seconda generazione, i pregiudizi, la coscienza, il giornalismo, la politica che cavalca il razzismo, ma a volte miracolosamente no, l'amore di una madre, l'amicizia e altre cose del genere sono gli ingredienti di questo romanzo, una volta iniziato non ti stacchi più, promesso.

 

 

Un bel romanzo inchiesta, sul tema dell'integrazione dei giovani stranieri di seconda generazione in Danimarca, che vivono il difficile rapporto tra le proprie radici, sempre più lontane, e una società di arrivo in cui, nonostante la cittadinanza, sono e saranno sempre di serie B. È anche un interessante ritratto di un paese europeo in cui il partito populista, cavalcando le aspettative della "pancia" della popolazione, raggiunge i vertici della scena politica.

da qui

 

…Il romanzo è incalzante, i colpi di scena si susseguono, vengono alla ribalta uomini politici, lo stesso primo ministro, i membri del suo governo, gli oppositori, tutti alla ricerca di visibilità e di consensi, mentre i più innocenti pagano per ristabilire la verità e la giustizia prezzi altissimi. Un romanzo etico, una volta in più, e grazie alla casa editrice Iperborea conosciamo pezzi di società nordeuropea che difficilmente sono raccontati dai nostri quotidiani e ci rendiamo conto di condividere problemi irrisolti, nodi inestricabili, difficoltà di convivenza in un mondo dove è più facile far circolare le merci che gli uomini e la loro dignità. Il personaggio di Rikke si conferma davvero riuscito, le sue coraggiose inchieste ci raccontano un giornalismo militante che per fortuna non è ancora morto.

da qui

sabato 30 giugno 2018

Il fuggitivo - Olav Hergel

in Danimarca hanno paura dell'invasione dei poveri, la storia è quella di una giornalista che sta in Iraq e torna a casa diversa da come è partita.
un ragazzo carnefice e salvatore riesce ad arrivare a Copenhagen, e poi si scatena il circo mediatico e razzista.
ma non sono tutti così, per fortuna.
chi cerca un romanzo d'evasione provi da un'altra parte, gli altri non si staccheranno se non  all'ultima pagina.
a me è piaciuto molto.





…la storia passa dalle vicenda romanzesca alla cronaca della vita politica della civilissima Danimarca. L’odio per gli immigrati, la paura che la loro presenza danneggi il benessere raggiunto dal piccolo fortunato regno, l’alleanza con gli Usa di Gorge Bush spingono la maggior parte dei giornali e dei partiti politici ad una politica xenofoba, razzista, discriminatoria nei confronti degli immigrati e dei rifugiati, anche se ammantata da affermazioni solo formalmente “politically correct”; ne esce un quadro di egoismo nazionalista contrastato solo dalla Svezia, che soprattutto nella parte finale del romanzo, la più coinvolgente, sembra voler dare una lezione di democrazia solidale a chi, al contrario, sembra averla del tutto smarrita. Il dubbio che coglie i protagonisti, incerti se seguire leggi severissime che il paese scandinavo si è dato o la voce insistente della propria coscienza, attraversa gran parte della narrazione, stringata e fluente, anche se molto articolata e problematica. Una bella lezione anche per noi, che negli ultimi anni ci siamo trovati ad attuare la politica dei “respingimenti” e che in queste ore, per venire incontro agli enormi problemi che la Storia ci sta improvvisamente proponendo, chiediamo aiuto all’Europa: quale Europa, mi chiedo dopo aver letto questo durissimo romanzo-verità?

Trovato per caso in biblioteca. Semplicemente bellissimo e scritto benissimo. Leggetelo.

…Hergel è un noto giornalista danese, vincitore del premio Cavling nel 2006 per un’inchiesta sui centri d’accoglienza in Danimarca. Il premio riappare in maniera preponderante nelle ultime pagine del libro, tanto da divenire il set delle vicende conclusive dell’intera storia. I meccanismi occulti del Quarto Potere, invece, vengono sezionati scrupolosamente pagina dopo pagina e offerti allo sguardo attonito del lettore per permettergli di crearsi un personalissimo Giudizio Finale.
Non stento a dubitare che il libro abbia scatenato un vespaio di polemiche, come afferma la quarta di copertina. Tra l’analisi spietata sul ruolo, le finalità e il modus operandi della stampa e della televisione, le decisioni politiche prese in materia di immigrazione dal paese che un paio di decenni fa era stato in grado di salvare migliaia di ebrei, e la gestione spietata dei profughi iracheni, per quasi 400 pagine la coscienza del lettore viene sbatacchiata come una bandiera al vento…